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sabato 24 marzo 2012

Volere volare

Questa settimana mia figlia Alessandra è andata in gita scolastica a Budapest. Prendeva per la prima volta l'aereo e così, il giorno della partenza, sono stato parecchio agitato. Solo dopo aver ricevuto il suo primo SMS dall'Ungheria ho sentito che la tensione si allentava. La sua partenza è stata per me una buona occasione per riflettere su come i figli crescono in fretta e noi, tutto sommato, fatichiamo a recidere quel cordone ombelicale che ci lega stretti a loro.

Due sere fa, forse anche per colpa della stanchezza, mentre rincasavo in auto dal lavoro, mi sono lasciato prendere dallo sconforto ed ho dato spazio a qualche lacrima. No, non me ne vergogno, anche se avrei fatto meglio a tenere questo momento tutto per me. Sapevo che era una cosa passeggera e di lì a poco mi sarei sicuramente sentito meglio. Ed infatti così è stato: non ero ancora giunto a casa che già l'umore volgeva al meglio, grazie anche ad un provvidenziale SMS di Ale che mi offriva un ennesimo sintetico ragguaglio circa le vicende della sua giornata.

Questa mattina sono andato a prenderla all'aeroporto di Orio al Serio, vicino a Bergamo. Mi aveva dato indicazioni abbastanza precise circa la sua compagnia di volo e l'orario della partenza. Non è stato difficile trovare in internet l'ora di arrivo. Chi mi conosce sa che non amo arrivare in ritardo e che preferisco portarmi avanti onde evitare possibili disguidi per eventuali imprevisti che potrebbero capitarmi lungo il tragitto. Giusto all'ora in cui lei avrebbe preso il volo per il viaggio di ritorno, mi sono messo tranquillamente in auto verso la stazione aeromobile che avevo finora visto solo transitando in autostrada. Ieri sera avevo pure dato una fugace occhiata sulle mappe di Google per farmi un'idea riguardo alle vie d'accesso.

Nonostante questo e nonostante le indicazioni stradali fossero abbastanza chiare, una volta giunto a destinazione, sono riuscito a sbagliare l'ingresso del parcheggio riservato alle soste brevi. Nessuna paura, non avevo i minuti contati e così senza agitazione son ritornato sui miei passi. Ma non era finita lì. Imboccata questa volta la corsia giusta del parcheggio, non sono riuscito a far emettere alla colonnina il biglietto per entrarvi. Pensando che fosse guasta oppure che fosse adibita all'accesso con qualche altro tipo di carta, ho fatto retromarcia per un piccolo tratto e, dopo aver visto che un'auto straniera si era infilata nella corsia accanto alla mia, con maggior decisione mi ci sono diretto anch'io. Stessa storia. Nonostante premessi uno dei tre pulsanti in riga proprio sotto al display, la colonnina non ne voleva sapere di sputare il biglietto. Poi mi scappa l'occhio un po' più in basso e vedo un altro pulsante con tanto di manina che ritira un ticket. Si può essere così imbranati? E pensare che per lavoro mi occupo proprio di queste cose: sistemi per parcheggi e controllo degli accessi. Mi consola il fatto che questi dispositivi non sono prodotti dalla nostra ditta.

Gironzolo un po' per le corsie e finalmente, molto distante dal terminal di arrivo, trovo un posto dove lasciare l'auto. Mi spiace solo per le ragazze che dopo dovranno farsela tutta a piedi con i bagagli. Oltre a mia figlia ci sono due sue compagne da riaccompagnare a casa. E' giusto. All'andata era stato il padre di una di loro a portarle in aeroporto ed ora mi fa veramente piacere poter essere d'aiuto io.

Entro nella sala degli arrivi che manca ancora una buona mezz'ora all'atterraggio. Non importa. Quale occasione migliore per prendere familiarità con l'ambiente e guardarmi un po' attorno? Stanno uscendo alcuni passeggeri che giungono da qualche località del nord Europa. Lo arguisco dall'abbigliamento pesante e dagli sci ben avvolti nel cellophane. Ma fa così caldo che le loro calzature di pelo mi sembrano fuori luogo, come i colbacchi di Totò e Peppino nel film in cui approdano a Milano.

Mollemente mi dirigo verso il terminal delle partenze, percorrendo questo lungo e ampio corridoio disposto parallelamente rispetto alla pista di atterraggio. Nel mio lento fluire a zig zag vengo a più riprese affiancato da altre persone in transito che mi colpiscono per il loro vestire strano. Soprattutto le donne dell'Est. Indossano abiti così vistosi che non si può proprio fare a meno di notarle. Mentre tengo informata mia moglie inviandole di tanto in tanto un SMS, non posso mancare di scherzare con lei su questo. E' come un porto di mare: si vede gente di ogni tipo, ma è quella in procinto di partire che attira maggiormente la mia attenzione.

In un attimo, tutte quelle valigie in fila al check-in mi fan venir voglia di partire. Vorrei quasi comperare un biglietto e spiccare il volo verso una destinazione a caso. Ma sono proprio io a pensare queste cose? Dov'è finita tutta la mia paura di volare? Più avanti m'intenerisco all'abbraccio di una giovane signora che si ricongiunge con il suo uomo e si attarda per un po' stringendolo fra le sue braccia e baciandolo discretamente sulla bocca. Ma ancora di più guardo con tenerezza quella signora con passeggino che, sbarcata da poco, va incontro al padre del piccolo. Il bimbo dice qualcosa all'uomo e mi sembra un po' meravigliato di rivedere un padre rimasto distante a lungo. Il mondo è piccolo e bastano poche ore d'aereo per riavvicinare un affetto rimasto lontano.

Ancora qualche distrazione ed è subito il tempo di vedere la dicitura "atterrato" accanto al volo proveniente da Budapest. Provo a chiamare Alessandra, ma ha ancora il cellulare spento. Poco dopo è lei a chiamarmi dicendomi che devono aspettare l'arrivo della valigia grossa che lei e le sue amiche hanno condiviso per stipare tutto il loro corredo. La tranquillizzo dicendole che non ho fretta. Mentre ho gia visto uscire dal varco alcuni dei suoi compagni di classe, finalmente individuo anche lei. Ha un bel viso sereno e soddisfatto e si lascia schioccare un bel bacio sulla guancia.

sabato 17 marzo 2012

Le ossa dei morti sorreggono la chiesa

 Domenica scorsa siamo partiti alla volta di Chiesuola di Pontevico per partecipare al ritiro quaresimale organizzato per le famiglie delle quattro parrocchie che compongono la nostra Unità pastorale. Per la partenza si era stabilito di ritrovarci nella parrocchia situata più a nord della nostra, ma Maria Luisa ed io abbiamo deciso di metterci in viaggio autonomamente con qualche minuto d'anticipo per procedere ad una velocità più blanda, come sono solito fare in autostrada. La percorro tutte le settimane per scendere a Cremona da mia moglie e quindi conosco bene i miei tempi di percorrenza ed anche l'orario in cui è giusto muoversi, se si vuole giungere puntuali.

La sera prima avevo dato un'occhiata su Google maps per avere informazioni sull'esatta ubicazione del posto. Immaginavo che non fosse troppo distante dall'uscita del casello autostradale che tante volte avevo attraversato per recarmi in visita a mamma, quando si trovava ospite nella casa di riposo di Seniga. Ed infatti il paesino è proprio lì dove mi sarei aspettato di trovarlo. Immediatamente si profilava ai nostri occhi come un tranquillo borgo di campagna. Tranquillamente ci dirigiamo in direzione della chiesa e parcheggiamo l'auto in una delle prime piazzole vuote che adocchiamo. Nonostante il nostro procedere lento, siamo giunti a destinazione con qualche minuto d'anticipo. Poco male; a me non dispiace per niente aspettare e così comincio a guardarmi intorno lasciando Maria Luisa ancora comodamente seduta in auto.

Mentre mi muovo verso il sagrato delle chiesa parrocchiale, scorgo nella loro macchina una coppia di signori anziani, ma con mio stupore è la donna ad essere seduta al posto di guida. Ritenendo che siano persone del posto, trovo strano che stiano in attesa lì fuori e non siano invece dentro per la Messa, di cui nel frattempo ho avuto modo di sentire che la celebrazione è in corso udendo i suoni che dal di dentro promanano verso l'esterno.

Girato l'angolo della chiesa, scorgo l'adiacente oratorio facilmente individuabile anche per la chiara scritta che campeggia a caratteri cubitali sulle sue pareti. Torno allora verso Maria Luisa e l'invito a scendere: gli altri del gruppo saranno qui a momenti. Mentre gironzoliamo per la piazzetta, baciati in fronte da questo timido sole che instilla in noi una sempre una maggior voglia di primavera, ecco che scende dall'auto il signore anziano che avevo notato poco prima e giunto presso di noi ci chiede se veniamo da Brescia per il ritiro quaresimale. Annuisco nascondendo lo stupore per la loro partecipazione.

Di lì a poco arrivano anche tutti gli altri ed allora entriamo nel locale che era stato messo a nostra disposizione. Apprendo che don Mauro aveva svolto in precedenza il suo ministero da queste parti ed è questo il motivo che lo ha condotto a scegliere questi luoghi come meta del nostro stare insieme oggi. Dopo una breve preghiera iniziale, don Mauro svolge il suo pensiero di riflessione in prospettiva pasquale. Per illustrare meglio l'argomento che ruota attorno all'ultima cena di Gesù, ha stampato per noi una riproduzione del cenacolo vinciano e fa anche accenno ad alcune differenze salienti rispetto ad opere analoghe di altri pittori. Il perno del suo discorso ruota però attorno al tema del tradimento: quello di Pietro e quello di Giuda. Entrambi hanno abbandonato Gesù, ma mentre il primo capisce e si pente, l'altro affonda nella disperazione. Cade così in basso da non credere più che l'amore del Padre, dimenticando tutte le nostre colpe, possa ancora avere il potere di salvarlo.

Al termine della riflessione comunitaria veniamo invitati a trascorrere un'oretta di silenzio in meditazione individuale. Possiamo disperderci dove vogliamo, lì attorno. Inizialmente decido di entrare in chiesa, anche per darvi un'occhiata, ma dopo qualche istante ne fuoriesco perché è troppo freddina e mi sembra un peccato non godere del clima più gradevole che c'è all'esterno. Mentre seguo la traccia scritta che il don ci ha lasciato, gironzolo in tondo per le varie piattaforme sportive dell'oratorio. Visto che ne ho la possibilità, mi spingo anche a calpestare il bordo del campo da calcio e così la mente rimanda il pensiero agli anni trascorsi in Seminario, quando nell'approssimarsi della stagione estiva pregustavo il termine della scuola ed il ritorno in famiglia.

Dopo il pranzo al sacco e qualche momento di relax passato insieme a chiacchierare e prendere il sole all'aperto, nel primo pomeriggio ci siamo diretti a piedi verso una non lontana chiesina di campagna. La strada da noi percorsa, dopo aver costeggiato l'adiacente zona industriale, attraverso un sottopassaggio ci porta al di là dell'autostrada. E così ho modo di visitare quella chiesetta che tante volte vedo passando in auto e che attira spesso la mia attenzione.

Appena entrati, don Mauro ci fa notare che quella chiesetta dedicata a S. Anna sorge su una collinetta. Questo perché in quel luogo venivano bruciati i corpi dei morti di peste, la stessa di cui parla il Manzoni nei Promessi Sposi. In seguito le ossa dei morti sono state ricoperte con un cumulo di terra ed in quel luogo è stata eretta questa chiesina. Per gli abitanti del posto è ancora oggi oggetto di devozione vivissima. Durante la preghiera dei fedeli mi viene spontaneo proferire che, come quelle ossa sorreggono fisicamente la chiesa di S. Anna, così anche noi, in senso spirituale, possiamo sorreggere la Chiesa universale.

sabato 25 febbraio 2012

Which side to stay

"When the Son of Man comes in his glory, and all the angels with him, he will sit upon his glorious throne, and all the nations will be assembled before him. And he will separate them one from another, as a shepherd separates the sheep from the goats. He will place the sheep on his right and the goats on his left. Then the king will say to those on his right, 'Come, you who are blessed by my Father. Inherit the kingdom prepared for you from the foundation of the world. For I was hungry and you gave me food, I was thirsty and you gave me drink, a stranger and you welcomed me, naked and you clothed me, ill and you cared for me, in prison and you visited me.' Then the righteous will answer him and say, 'Lord, when did we see you hungry and feed you, or thirsty and give you drink? When did we see you a stranger and welcome you, or naked and clothe you? When did we see you ill or in prison, and visit you?' And the king will say to them in reply, 'Amen, I say to you, whatever you did for one of these least brothers of mine, you did for me.' Then he will say to those on his left, 'Depart from me, you accursed, into the eternal fire prepared for the devil and his angels. For I was hungry and you gave me no food, I was thirsty and you gave me no drink, a stranger and you gave me no welcome, naked and you gave me no clothing, ill and in prison, and you did not care for me.' Then they will answer and say, 'Lord, when did we see you hungry or thirsty or a stranger or naked or ill or in prison, and not minister to your needs?' He will answer them, 'Amen, I say to you, what you did not do for one of these least ones, you did not do for me.' And these will go off to eternal punishment, but the righteous to eternal life."

sabato 18 febbraio 2012

Un ventesimo di millennio

Ho utilizzato questa frase diversi anni fa in occasione del compleanno del mio collega. Ultimamente l'ho rispolverata per il mio, visto che cinquant'anni, dieci lustri, mezzo secolo, sono quantificazioni scontate e forse fin troppo banali. L'amico Lorenzo mi ha detto che "un ventesimo di millennio" fa molto giurassico e secondo me calza a pennello per sottolineare l'importanza del traguardo raggiunto. Non sono forse tappe degne di nota cinquant'anni di carriera, cinquant'anni di matrimonio? In un certo qual modo credo che lo siano anche i nostri primi cinquant'anni. Anche se, a ben vedere, risulterebbe molto più rimarchevole poter festeggiare il compimento dei secondi cinquant'anni.

Nell'approssimarsi di questa scadenza, riflettevo su cosa fare per ricordare un po' più significativamente questa circostanza. Sicuramente non avrei fatto come la cugina di Maria Luisa e di cui ho parlato qui . Però mi stuzzicava l'idea di organizzare qualcosa di diverso dal solito. Dato che non mi trovo a mio agio con le feste a sorpresa, avevo intimato a Maria Luisa di non farsi nemmeno sfiorare dall'idea di organizzarne una per me. Però non c'è stato bisogno d'insistere troppo, sia perché lei è una buona moglie e mi ascolta e sia perché il nipote le aveva detto di lasciar perdere, perché è veramente faticoso organizzare una festa di compleanno in quel modo. Lui ne sapeva qualcosa avendo preso parte attiva in occasione del compleanno di mio cognato.

Ed allora, cosa meglio di un semplicissimo pranzo insieme in un ristorante della città? Detto, fatto! Dopo aver stilato una lista sommaria delle persone che mi sarebbe piaciuto avere intorno quel giorno, ho effettuato con sufficiente anticipo l'invito, intimando a tutti di non portare regali. Ma credete che mi abbiano ascoltato? Io ce l'avevo messa tutta ed avevo anche ingiunto minacce di esclusione a tavola, ma non è servito a nulla.

Mi sarebbe piaciuto che fosse stata presente anche la famiglia del fratello di Maria Luisa con la madre, ma con loro abbiamo festeggiato in casa il giorno giusto della mia nascita, in un clima di serenità ed allegria, senza uscire in esterno a prendere freddo dato che mia suocera non se lo sentiva. Poi, quasi un bis della festa si è tenuto a cena dall'ex collega Roberto che aveva deciso d'invitare il gruppo GMB  con tanto di consorti attuali e future, per inaugurare la sua nuova casa. Ed infine, il giorno successivo, si è tenuto l'ormai noto convivio.

Probabilmente anche il meteo voleva trasmettermi tutta la sua simpatia ed allegria facendo fioccare un po' di neve, anche se non del tutto convinta. Vedendomi leggermente preoccupato per parenti ed amici che avrebbero dovuto affrontare qualche chilometro in automobile, Alessandra ha pensato di stemperare la mia tensione dicendomi che non organizzavo mai nulla per il mio compleanno e quindi non le sembrava strano che ora nevicasse. Ma giusto il tempo della Messa domenicale in Parrocchia e la neve ha deciso di ritirarsi in buon ordine perché, in effetti, voleva soltanto dare un tocco di allegria e non guastarmi la festa.

Il ristorante mi aveva proposto di iniziare con un aperitivo a cui avevo dato assenso favorevole. Mi sembrava una buona idea per potersi intrattenere un attimo in piacevole conversazione fra i vari ospiti e, al contempo, attendere qualche inevitabile ritardatario. In effetti un piccolo contrattempo dovuto al gelo aveva messo in panne entrambe le auto di mio cognato e con una telefonata mi mettevano al corrente della loro temporanea difficoltà. Poi però il vicino di casa è stato di valido aiuto e, mentre stavo quasi per chiamarli e valutare se fosse il caso di andarli a prendere, li vedo sorridenti attraversare l'ingresso del ristorante e dirigersi verso la sala che era stata a noi riservata.

Voi adesso vi farete l'idea che io abbia organizzato un banchetto degno di un pranzo di nozze oppure di una prima comunione. Non era proprio così, ma ci andava abbastanza vicino. Però non mi andava d'imporre un menù fisso e quindi ho lasciato che ognuno ordinasse alla carta. Sicuramente ci sarebbe stato da attendere le varie portate un po' più del solito, perché in cucina non si potevano organizzare per tempo, ma il disagio credo non sia stato rilevante grazie ai numerosi assaggini serviti come diversivo ed alla certezza di degustare ciò che si era scelto liberamente e non imposto da altri.

Al momento del dolce è andata via la luce. Che strano, nelle sale accanto non era così. Un lieve attimo di smarrimento e poi ho intuito cosa stava per succedere. Una pirotecnica torta mi veniva repentinamente posta d'innanzi e tutti si prodigavano per farmi gli auguri. Sul dolce vi era una targhetta di marzapane con scritto "Auguri Romano". Quando prenoto in questo ristorante, lascio soltanto il cognome e quindi mi stupivo di come in cucina potessero essere al corrente del mio nome. Alessandra mi ha subito raccontato che, senza farsi notate, lo aveva domandato uno dei camerieri.

E così siamo arrivati in fondo con l'inevitabile rito dei regali a cui mi sarei voluto sottrarre, se solo mi avessero ascoltato. Ho esordito dicendo che sicuramente sarebbero stati belli ed apprezzabili, ma che dovevo dare a tutti, amici e parenti, una grande delusione perché nulla mi avrebbe reso felice quel giorno come aver avuto loro a pranzo insieme a me.

Per concludere mi piace parafrasare una vecchia e nota pubblicità della Kodak: ogni evento che non scriviamo è un ricordo che non abbiamo.


sabato 14 gennaio 2012

Come dimenticare?


Ho appena portato l'auto dal meccanico perché mi deve controllare i freni. Da quando mi ha sostituito le pastiglie è diventata man mano sempre più rumorosa, specialmente quando si tiene il piede leggero e si frena poco. M'ha detto di andarla a riprendere verso mezza mattina. Ed allora, nonostante avessi detto a Maria Luisa che me ne sarei tornato a letto a riposare ancora un po', preferisco aspettare in piedi.

Vizio sciagurato, questo qui di mettersi ogni poco con frenesia al PC. Le ore passano veloci che manco te ne accorgi e così, quando poi è ora di andare a letto veramente, non si riesce a prendere sonno perché la mente è ancora tutta arrovellata nei pensieri che abbiamo fatto davanti allo schermo. Durante la settimana lavorativa non c'è altro modo di recuperare: la sveglia suona implacabile all'ora in cui l'abbiamo impostata e non ci tocca far altro che uscire dalle calde coltri ed affrontare le miserie della giornata.

Ormai è volata anche questa prima settimana di lavoro e chi se lo ricorda più il lungo periodo di ferie che abbiamo fatto? Non sembra vero che abbiamo ripreso l'attività produttiva solo questo lunedì. Dicevo queste cose ieri sera al telefono a mio padre e lui, per tutta risposta, sentenziava che certe cose è bello anche dimenticarsele. Non so se vi fosse in lui qualche allusione, ma prontamente ho voluto replicare che certe cose, come quelle di quel giorno, non si possono dimenticare. Altre invece sì.

Chissà se avrà capito che mi riferivo all'ennesimo anniversario della morte di Santina. Come dimenticare? Finché dura questo bel dono di una buona memoria che mi porto appresso e che mi rende particolarmente agevole nel mio lavoro di programmatore, chi potrà dimenticarsi di ogni 13 gennaio che verrà?

Certo, il tempo ha fatto il suo corso e posso parlarne con serenità con mia moglie, quella attuale, e riceverne anche qualche attestazione di solidale e sincero affetto per una ricorrenza che potrebbe arrecare in sé qualche tristezza. Ma non è così. C'è ormai sufficiente distanza per non soffrire più del dovuto, ma gli eventi vissuti sono ancora lì davanti a me come se li avessi affrontati l'altro ieri. Quindi come dimenticare?

No, non voglio dimenticare, ma solo rendere lode a Dio per avermi preso per mano ed essere stato paziente con me. Maria Luisa è davvero un'altra persona meravigliosa che è entrata a far parte della mia vita. Certo, se le circostanze fossero differenti, potremmo godere più appieno della presenza quotidiana reciproca. Ma questa non è una limitazione, bensì un'occasione di crescita per me che rischio sempre di essere fin troppo attaccato alle persone che amo.

Qualche giorno fa papà ci ha confidato che s'intrattiene volentieri al parco conversando con coetanei vari della sua età. Una signora ha detto che desiderebbe trovare un uomo disposto ad assecondare il suo desiderio di viaggiare. Mio padre ha ascoltato, stando a guardare se altri si facevano avanti raccogliendo la proposta. Un signore ha confidato sconsolato a mio padre che poteva essere una cosa su cui riflettere, ma l'esiguità delle proprie finanze lo invitava a lasciar perdere.

Ho provato a "punzecchiare" papà dicendogli che, se gli andava, poteva benissimo rivolgere le sue attenzioni a qualche "dama di compagnia" di suo gradimento. Mi ha rammentato che glielo avevo già detto poco tempo dopo la morte di mamma, che se lui voleva mettersi assieme a qualche altra donna, per me non c'era nulla di ostativo. Lui, però, era stato perentorio nell'escludere questo fatto come un'eventualità presente ed anche futura e me lo ribadiva ancora adesso. Non se la sente di dividere il suo affetto e così rischiare che gli venga meno quello dei figli perché ormai s'è rivolto ad una nuova compagna.

Ho tenuto a dirgli che in un rapporto d'amore non è così che funziona. Non è che se lui volesse bene ad un'altra persona verrebbe meno l'amore che ha dato a mamma nel corso di quasi cinquant'anni di matrimonio. E neppure sentirei che lui mi voglia per questo meno bene. Quando si ama una persona davvero, si desidera il suo bene e la sua felicità e si cerca di trovare occasioni sempre nuove affinché lei raggiunga questo stato. Quindi, come dimenticare? Il bene che abbiamo imparato a conoscere non possiamo fare altro che trasmetterlo e, se nella nostra vita siamo attraversati da seconde occasioni, non dobbiamo fare altro che coglierle al volo, esserne grati e meritarcele.

lunedì 9 gennaio 2012

Facebook mania


Ieri pomeriggio ho avuto l'occasione di vedere in DVD, comodamente seduto sul divano di casa, il film the social network. Nonostante la visione possa risultare piacevole per la possibilità di conoscere diversi retroscena riguardo alla nascita di Facebook, il mio giudizio complessivo è abbastanza negativo ed in controtendenza rispetto alle critiche mirabolanti riportate sulla confezione. Cito di seguito, in rigoroso ordine di lettura, senza riportarne la fonte. Per chi è interessato, credo che non dovrebbe essere difficile ricostruirne l'origine effettuando qualche oculata ricerca on-line.

UN FILM GENIALE

UNA PIETRA
MILIARE

RIVOLUZIONARIO
ASSOLUTAMENTE UNO
SPECCHIO DEI NOSTRI TEMPI

SENSAZIONALE
IL FILM DI UNA GENERAZIONE

UN PEZZO RARO
DEL CINEMA CONTEMPORANEO

COLOSSALE
ED ESILARANTE

Non riesco a capacitarmi - o forse sì - di come si sia riusciti a sciorinare una quantità così sterminata di lodi pompose per una proiezione che altro non è se non un resoconto ben dettagliato di molteplici liti e controversie. Sono sicuro che, a mente serena, tanti di voi potrebbero trovare ben più interessante e divertente un film di Perry Mason. Ma tantè.

Anche se ho espresso un parere abbastanza sfavorevole riguardo a questo film, lo sono un po' meno per il vero protagonista di questa pellicola, che è Facebook stesso. Vi confido che pure io non sono riuscito a sottrarmi al fascino discreto (?) di questo social network, ma sono ben conscio del fatto che questo strumento può risultare oltremodo invasivo e devastante ai fini della nostra privacy.

Per accedere viene richiesto di fornire un nostro indirizzo di posta elettronica ed una password. Sono sicuro che a tanti sprovveduti non è nemmeno venuto il dubbio di dover fornire un codice diverso e per facilità di memorizzazione hanno inserito lo stesso dell'email. Così facendo hanno consegnato a terzi la chiave per accedere al proprio account.

Sulla pagina di login campeggia bene in evidenza la frase: "È gratis e lo sarà sempre". Ammiccante e disarmante, scioglie come neve al sole ogni nostra riserva e, prendendoci per mano, ci convoglia verso la registrazione. Eh sì, perché gli introiti per mantenere ben efficiente e performante questo servizio vengono raccolti, senza troppe difficoltà, attraverso altri canali e raggiungono cifre davvero stellari ed in questo caso non così gonfiate come mi paiono invece i giudizi riportati sopra.

La fortuna degli azionisti di Facebook la fanno i colossi della pubblicità e delle ricerche di mercato che possono contare su un pubblico veramente sterminato ed eterogeneo. Siete proprio sicuri che quando con un semplice click voi convalidate un "Mi piace", in realtà non state indirettamente pagando quell'obolo che con una certa leggerezza confidavate di non dover corrispondere mai?

Basterebbe fare un uso più oculato dello strumento che abbiamo fra le mani per far crollare di colpo i proventi di Mark Zuckerberg e soci. Forse corro troppo con la fantasia e non sarà proprio cosi, ma se ci pensate bene, chi è disposto a spendere quantità ingenti di denaro per pubblicità oppure per effettuare sondaggi, come minimo si aspetta poi di ricavarne un lauto guadagno. Se le cose non vanno come atteso, quanto credete che ci si metta a dirottare le finanze su qualcosa di più redditizio?

sabato 7 gennaio 2012

Giocare alla vita


In India non si vedono i bambini giocare con i giocattoli. Magari fanno girare una vecchia ruota di bicicletta con un bastone. O prendono gli scarabei, quelli verdi smaltati con le corna lunghe, gli legano un filo a una gamba e li portano in giro, li fanno svolacchiare. Ho visto addirittura un padre catturare uno scorpione lungo come una mano, togliergli la coda velenosa, legargli un filo e darlo al suo bambino. Lo scorpione camminava, tic-tic-tic, e il bambino lo seguiva col filo. Sembrava una macchinetta di quelle telecomandate! Così i bambini si fanno la conoscenza delle cose della natura che li circonda, no?

Mentre se tu guardi i bambini in occidente, ultimamente hanno carretti pieni di giocattoli di plastica, a cui poi non restano nemmeno troppo interessati. Giocano finché si sposano. In India invece li responsabilizzano molto presto. A un certo punto giocano alla vita.

FOLCO TERZANI
A piedi nudi sulla terra
MONDADORI

Aspettando l'autobus


E' successo nuovamente, ma ora ho modo di scriverne con tutta calma. Ho di nuovo provato quella strana sensazione da "Deserto dei Tartari", quella per cui mi sembra di vivere in lunga e perenne attesa di qualcosa alla Fortezza Bastiani ma dove tutto si compirà solo quando ormai me ne sarò andato via.

Sono le inquietudini che oserei dire salutari perché ci spingono all'azione, a scrollarci di dosso quel torpore che appiattisce il lento fluire dei nostri giorni. Più avanziamo negli anni, però, meno coraggio abbiamo di prendere decisioni per dare una svolta decisiva alla nostra vita. E non sono neppure sicuro che questo sia effettivamente il momento giusto per affrontare grandi cambiamenti. Fuori c'è burrasca e con un minimo di saggezza bisognerebbe convenire che è meglio restare fermi in luogo sicuro e ben riparato. E poi non ci sono solo io. Dalle mie scelte dipendono forse i destini di altre persone e quindi sento gravare la responsabilità e rifuggire l'azzardo.

Continuando nella riflessione, mi son reso conto che, in precedenti analoghe situazioni, a questo mio desiderio di cambiamento faceva poi seguito un dischiudersi di possibilità che m'incoraggiavano all'azione. Ora invece nulla. Niente che possa costituire appiglio o pretesto per spiccare il salto su un altro naviglio, lasciando quello vecchio in balia delle sue onde.

E allora farò così. Continuerò a starmene fermo sulla panchina alla fermata dell'autobus e lo guarderò passare. Non ho fretta di salirci anch'io e di stiparmi tra la folla che sa bene dove andare ed ha fretta di arrivarci. Nel frattempo tenderò l'orecchio per sentire bene se qualcuno chiama ed ha voglia d'indicarmi la via.

lunedì 2 gennaio 2012

La conoscenza


L'uomo ha perso più conoscenza negli ultimi cento anni di quanta ne ha acquistata. Nel senso che la conoscenza della natura, dei cicli naturali delle piante è nata con l'umanità. Era una conoscenza abbastanza complessa perché non è che mangiando una foglia uno capisce subito cos'è nutrimento, cos'è medicina. Bisogna mangiarla più volte, concentrarsi sugli effetti, discuterne in gruppo. Non credi?

Per migliaia di anni il pianeta è rimasto a un certo livello, coi buoi, i cavalli e le cose di campagna. Si sapeva quali foglie, quale medicina prendere per stare bene, cosa mangiare d'inverno, cosa mangiare d'estate. Negozi prima ce n'erano pochi, al massimo vendevano attrezzi per lavorare la terra.

Poi, nel dopoguerra, è nato questo boom della tecnologia per cui nel Novecento, cioè nell'ultimo secolo, hanno inventato tutto. E il bagaglio di conoscenze notevoli che veniva tramandato da genitori a figli è stato dimenticato. C'è chi pensa che è una cosa buona perché abbiamo imparato a mettere i pomodori nelle scatolette, abbiamo i computer, gli aerei e tutto quello che vuoi. Ma guarda le controindicazioni che si creano! C'è un'overdose di tecnologia, e si vedono già gli effetti: l'immondizia che non si riesce a smaltire, l'inquinamento, i gas e non gas. Addirittura sembra che abbia portato a un surriscaldamento del pianeta per cui si sciolgono i ghiacciai. Ma vuoi scherzare?! Cos'è che ci si guadagna? C'è solo da perdere.

Gli animali in giungla sono organizzati comodamente per nutrirsi sul pianeta, mentre l'uomo deve lavorare per vivere. Ma adesso sembra che non gli basti mai. E' stressatissimo. Si sono create tutte queste necessità fittizie per cui uno si deve sbattere un casino per i vestiti, per la televisione, per la macchina, per la benzina. Ci hanno catturato proprio tutti con la storia dei consumi, delle proposte di mercato. "Il mio", "il tuo", lo impacchettano, lo imbottigliano, lo contengono... Cosa sono tutte queste proposte di mercato? E' il diavolo che ha preso posizione. Più che il bene o il male, il diavolo cos'è? Diaballein in greco significa "dividere", perciò il diavolo è quello che divide. Dio unisce e il mercato divide. Ecco il diavolo!

Invece, a grandi linee uno può pensare che tutto è la creazione, è il tempio di dio, quindi che mercato bisogna farci dentro? E' tutta terra, arriva tutto dalla terra. Basta che uno si sieda su un fazzoletto di terra, dia due zappate e crescono le cose, l'insalata, le patate. E le mangia. Hai capito? Il vero mercato è questo. Guarda come è già tutto organizzato. Se ci metti un seme ne vengono cento. Cosa vuoi di più?

Non ci vuole tanto per stare bene. Una manciata di riso e lenticchie. Niente di che, no? Se uno si accorge di aver sbagliato strada dovrà ritornare al bivio e riprendere quella giusta.

Prima leggevo tanto, poi ho determinato che dal leggere non ti viene la vera informazione. L'informazione è esperienza, è vedere. Quando passi le giornate in un libro dimentichi di vivere la realtà. Per questo ho letto sempre di meno. Perché l'informazione che leggi è passata, è l'idea che un altro si è fatto di un certo soggetto, fatto o posto. Invece è la tua idea che devi realizzare, no? Creati una conoscenza tua, individuale.

FOLCO TERZANI
A piedi nudi sulla terra
MONDADORI

lunedì 26 dicembre 2011

Mentre il giorno muore

Esco sul balcone e, mentre vedo che il giorno muore lontano, penso al grande giorno di festa che ormai se n'è andato.

Non desideravo nulla di speciale, se non di esser vicino anche a chi mi era lontano. Ma il mio augurio di bene e serenità si spegne senza raggiungere anche tanti che mi sono vicini. Può bastare chiedere perdono?

Abbiamo ascoltato la tua Parola, nella Notte Santa, circondati da uomini e donne di cui non conoscevamo il volto. Staremo alla Tua presenza, se ne saremo degni, sommersi da una moltitudine di visi stranieri ed avremo tutto il tempo dell'eternità per sorriderci e stringere legami di amicizia.

Chissà se cercheremo ancora un volto noto, un viso che ci è familiare o finiremo per confonderli tutti, man mano che i nostri ricordi sbiadiscono nella notte della vita.

domenica 11 dicembre 2011

Caro carburante

Egregio sig. greggio,

siamo in prossimità delle festività natalizie e, come a Gesù Bambino, m'è venuta voglia di scrivere anche a lei per manifestarle tutto il mio disappunto e rincrescimento per essere aumentato così tanto in quest'ultimo periodo.

Lo so, non è da me. Solitamente sono uno che apprezza notevolmente la crescita degli altri, ma questa volta devo dissentire e, se possibile, indignarmi anche un poco per questo suo grande balzo in avanti.

Dicono che c'è la crisi e che non si poteva fare diversamente. Delle due l'una: o non è vero e la gente continuerà ad acquistare mezzi sempre più dispendiosi e, come sempre, non perderà l'occasione di andare di qua e di là senza grandi pretesti, ma solo spinta dalla noia o dal dovere oppure comincerà a pensarci su bene e le verrà meno voglia di venire a fare il pieno da lei, se non costretta da necessità o altra causa di forza maggiore.

Penso anche che lei sia fortunato perché c'è tanta gente che non potrà subito fare a meno di lei. Ha troppo bisogno di spostare questo e quello, da qui a là e non sa farlo se non con un automezzo che brucia un sacco di carburante. Ci sono poi tanti altri che non hanno necessità di muovere nulla, ma semplicemente devono recarsi al lavoro che, per loro sventura, non hanno trovato certamente sotto casa. Vorrà dire che se proprio non riescono a fare car sharing oppure ad inforcare una bicicletta, qualora la distanza ed il meteo lo consentono, se ne faranno una ragione e rinunceranno ad una gita fuori porta nel fine settimana.

Che poi si sa, andare a zonzo fa venir voglia di spendere e di questi tempi non è di certo il caso. Meglio una passeggiata a piedi verso il vicino parco oppure lungo le vie del quartiere. Come l'ultima volta, quando abbiamo avuto l'occasione di notare un sacco di alloggi in vendita, facendo il giro largo di ritorno dal verde pubblico. Anche questa cosa non l'ho compresa bene e forse me la potrà spiegare lei. Come mai i prezzi delle case non calano o, almeno, non in maniera così significativa? Non sono un economista, ma mi sembrava di aver capito che doveva essere il mercato a regolare i costi delle cose: meno richiesta, maggiore accessibilità.

Caro carburante, forse non tutti i mali vengon per nuocere e lei saprà fornirci l'occasione di regolare meglio il modo di gestire il nostro vivere quotidiano.

sabato 3 dicembre 2011

Maria, Lui sa

Quando ho detto a mia moglie che il suo nome poteva essere scandito così come compare nel titolo, s'è un po' meravigliata per non averci mai pensato.

Domani sarà il suo compleanno e, vinto dalla pigrizia, mi presenterò a lei con le mani vuote e senza un dono particolare per sottolineare la circostanza. Nonostante la giornata uggiosa, oggi mi sento un po' euforico e quindi le ho già detto che, invece dei regali, proverò a dispensarle qualche sorriso in più. Non so voi, ma a me si riempie il cuore di gioia vedendo sorridere chi mi sta dinanzi. La mia massima aspirazione è riuscire a far sorridere sempre di gioia chi ha scelto di camminare al mio fianco.

Ieri sera in TV ho rivisto assieme a mia moglie il film "L'ultimo sogno", con Kevin Kline. Lei non l'aveva mai visto e quindi l'ho preferito ad altre trasmissioni. Non voglio raccontarvi la trama e così facendo guastarvi la possibilità di goderne a pieno la visione, casomai ve ne capitasse l'occasione. Però posso tranquillamente riportare una battuta che viene detta in una delle ultime scene del film. Il figlio domanda ad un certo punto al padre cosa la madre avesse fatto per farlo innamorare. Egli risponde in tutta semplicità che lei gli aveva sorriso.

Maria Luisa ed io, girandoci di scatto l'un verso l'altra, ci siamo profusi simultaneamente in una fragorosa risata di approvazione perché è stato così anche per noi.

Qualche volta lei si rammarica perché le sembra di non vedermi così felice come vorrebbe e si sente per questo un po' sconfitta. In quelle circostanze le dico che non deve dare troppo peso al mio aspetto esteriore che risente del mio vissuto recente ed anche di quello passato. Ma dentro mi sento contento di poter dare e ricevere in reciproco scambio.

Anche se l'ho già detto, mi piace riportarlo ancora. Quando rimasi vedovo, chiesi a Dio di farmi incontrare un'altra donna da amare così da dimostrare concretamente che, se Santina fosse vissuta più a lungo, ne sarei stato capace.

La mia preghiera non è rimasta inascoltata e ben presto le nostre vite han trovato modo d'intrecciarsi. Sì Maria, perché Lui sa.


Il Natale che vorrei

Quand'ero ragazzino, come tanti miei coetanei, amavo leggere i fumetti.

Un giorno mi sono imbattuto in un breve racconto ambientato nel deserto del Sahara. Due beduini, sotto il sole cocente, per passatempo decidono di giocarsi quanto hanno di più caro: un po' della loro acqua. Il primo dice all'altro: "Vuoi scommettere una goccia d'acqua che riesco a spostare quel grosso sasso laggiù?". Il secondo accetta, ma perde perché l'amico riesce nell'impresa. Intinge quindi il dito nella propria fiaschetta e lascia poi cadere una goccia d'acqua in quella dell'amico.

Il primo beduino rilancia e dice ancora: "Vuoi scommettere due gocce d'acqua che riesco a spostare anche quel masso ancora più grosso?". L'altro acconsente nuovamente. Seppure a gran fatica, il primo riesce a smuovere il masso come si era riproposto. Quindi nuovamente lo stesso rito per trasferire ora due gocce d'acqua dalla fiaschetta di uno in quella dell'altro.

Il secondo beduino, preso da brama di rivincita, si fa avanti con intraprendenza e dice al primo: "Scommetti tre gocce d'acqua che riesco a spostare quell'enorme macigno laggiù, ben più grosso dei due che hai spostato tu?". Il primo accetta ed ha così inizio la sfida. Il secondo beduino sembra non riuscire nell'impresa, ma alla fine, con grande sforzo, riesce a spostare il pietrone spingendo di schiena. Ora è a lui che, con l'intinzione del dito, devono essere versate nella fiaschetta di pelle tre gocce d'acqua.

I due riflettono un po' e poi convengono sconsolati di aver faticato tanto per nulla.

I movimenti di capitali in questi tempi di profonda crisi economica mi sembrano ricordare tanto le inutili fatiche dei due beduini protagonisti del fumetto letto molti anni fa: un grande affanno per un effimero guadagno.

Le soluzioni che si vorrebbero attuare per rimettere in funzione il sistema produttivo sembrano ormai tentativi vani. Chi ha accumulato ingenti quantità di denaro, in teoria, sembrerebbe disposto a cedere qualcosa per far ripartire il meccanismo che s'è inceppato. Come se poi la crescita ed i consumi potessero salire nuovamente in alto e correre ancora con gli stessi ritmi vertiginosi del passato. Son pie illusioni e questo resterà vero, almeno per un po', soltanto per i mercati cosiddetti emergenti. Successivamente anche loro si troveranno a dover fronteggiare gli stessi problemi che noi tutti stiamo già patendo oggi.

Se tornassi piccino, con la voglia di scrivere a Gesù Bambino, prenderei carta e penna e gli direi di non venire quest'anno da noi. Continuando a scrivere, aggiungerei che Lo stiamo aspettando ogni anno ed ogni volta, di nuovo, ci sembra di tornare un poco più buoni o, almeno, c'impegnamo per esserlo.

Ma il lieto annuncio che Tu ci hai portato un giorno, ora non fa più al caso nostro. Quello che ci hai detto, va bene solo se siamo in tanti ad accoglierlo. Se restiamo in pochi, sono sicuro che a Te non importa, ma non funziona così bene per tutti.

Caro Gesù Bambino, fa che gli uomini tornino ad essere un po' più intelligenti e lungimiranti, così come tu li hai creati.

Ecco, questo è il Natale che vorrei. Non solo i pastori e gli angeli a cantare "Gloria nell'alto dei Cieli", ma anche tutto il resto del paese.


giovedì 24 novembre 2011

La Serva di tutti

Sono appena tornato dall'incontro di Magistero per i Catechisti e, nonostante dovrei, non voglio andarmene a letto senza soffermarmi brevemente con te, mamma, in questo quarto anniversario della tua morte.

Papà, quando l'ho sentito al telefono mentre rientravo dal lavoro, mi ha detto che ha nuovamente mal di schiena. Mi sembrava un poco rattristato per non essere potuto andare al cimitero in occasione di questa ricorrenza. Ho cercato di confortarlo dicendogli che non è di certo un delitto il non aver avuto modo di realizzare questo proposito che aveva confidato anche a Maria Luisa. Sono sicuro che non ne hai a male perché erano ben altre le cose a cui tenevi. Più di una volta ti ho sentito dire che per te era stato più importante aver voluto bene ai tuoi genitori mentre ancora erano in vita e non ti davi pena se non potevi andare tanto spesso al cimitero a pregare sulle loro tombe.

Come te, così anch'io. Ma non so se sono riuscito ad amarti a sufficienza come tu avresti desiderato. Un giorno - sì, proprio quel giorno in cui mi comportai così male con Santina - tu mi dicesti che non pensavi che io fossi così cattivo. Cosa potevo controbattere? Avevi ragione. Però la cosa non mi stava bene e negli anni a seguire ho cercato di rimediare sperando che prima o poi tu potessi cambiare quel giudizio e dirmi invece che ero buono, come avrei sempre voluto essere.

Non sei mai riuscita a dirmelo. Però mi piace pensare che in fondo in fondo tu lo pensassi e solo la tua malattia ti ha impedito di pronunciare quelle parole. Se ho fatto e sto facendo qualcosa di buono, sappi, mamma, che questo è anche merito tuo e dei tuoi insegnamenti. Quando agisco, il Vangelo mi è dinanzi ed in te ne rivedo l'interprete fedele ed instancabile.

Come non essere orgogliosi di te, o madre? Se non ho pianto troppo dopo la tua morte è anche per questo. Non ti sei mai risparmiata per nessuno e nei tuoi momenti liberi non facevi altro che spronare papà affinché ci portasse a far visita a conoscenti vari oppure a questo o quel parente. A te non importava che loro ricambiassero. Anche se gli altri non venivano da noi, tu ugualmente desideravi andare incontro a loro per tenere ben saldi i legami di affetto e di amicizia.

Ricordo che, quando sei stata ricoverata in ospedale all'inizio del tuo progressivo degrado, il medico ti chiese che lavoro tu avessi fatto nella vita. Nonostante la tua dubbia lucidità rispondesti che avevi fatto la Serva di tutti.


sabato 12 novembre 2011

Il problema della sofferenza

La cosa che può mandarci più in crisi quando pensiamo all'Assoluto, al Dio buono e misericordioso, è il problema della sofferenza ed il mistero del dolore.

Di fronte alle meraviglie del Creato non possiamo fare a meno di pensare che esista Qualcuno al di sopra di noi che sia la fonte e l'origine di tutto ciò che vediamo. E probabilmente ci sfugge il fatto di essere ancor più meravigliosi di tutte le cose che ci circondano proprio perché di Lui noi siamo impronta ed immagine.

Però questa estasi e beatitudine quasi cessa per incanto quando facciamo esperienza diretta della sofferenza. Non tanto quando ne siamo colpiti noi direttamente, ma nel momento in cui a patirne è un nostro genitore, il coniuge, il fratello, il figlio oppure un amico caro.

Non è infrequente vedere che la Fede non è salda tanto quanto noi credevamo ed il dubbio ci porta ad avere una certezza: Dio non esiste! Se Dio esistesse, non avrebbe permesso che noi fossimo separati da quell'affetto così vitale per noi.

Ed è in quel momento che ci domandiamo che senso può avere la sofferenza ed il dolore, soprattutto quello innocente di chi si è appena affacciato alla vita e subito, senza ragione, ha dovuto lasciarla.

Io credo che questa non è una delle possibili vie, ma la sola via affinché le cose siano. Se lo guardiamo in questa prospettiva, non possiamo fare a meno di pensare che il mondo sia davvero perfetto così e non c'era davvero nessun modo migliore di concepirlo.

martedì 1 novembre 2011

Credibilità della rivelazione cristiana


In fatto di fede c'è chi si contenta di un sottile pragmatismo: afferma di credere semplicemente perché lo trova bello, significativo, gratificante. Non basta però che un messaggio sia funzionale ai nostri bisogni, perché sia vero. La fede cristiana è risposta motivata e ragionevole a Dio che ci viene incontro e in qualche modo lascia trasparire la sua presenza nella storia. Ma cosa ha di così rilevante la vicenda di Israele e della Chiesa, perché si possa vedere in essa una speciale manifestazione di Dio? Non presenta forse luci e ombre come ogni altra vicenda umana?
E' vero: in questa storia,  per chi non vuol vedere, c'è abbastanza oscurità; ma c'è anche abbastanza luce per chi vuol vedere.

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
LA VERITA' VI FARA' LIBERI
CATECHISMO DEGLI ADULTI

sabato 22 ottobre 2011

Bozze di vita

Sono uscito dal lavoro un'ora prima, come ogni venerdì. Ero intenzionato a fare un salto dal meccanico per cambiare il contrassegno dell'assicurazione dell'auto ormai scaduto da quasi un mese. Dovevo farlo anche prima, ma non c'è pericolo che torni in strada tanto presto da quando ho rotto la cinghia della distribuzione e di conseguenza anche il motore. I guai per l'alluvione del garage patiti l'anno scorso non erano terminati con le successive rotture dell'alternatore e del servosterzo. Mentre andavo da Maria Luisa in autostrada all'altezza dell'uscita di Pontevico, m'è capitato all'auto quest'ennesimo guaio. Con il carro attrezzi l'ho portata fin davanti al concessionario Peugeot di Cremona dove, il giorno seguente, mi hanno confermato ciò che temevo.

L'ho lasciata là per un po' di giorni, ma poi, visto che l'onere per la riparzione sarebbe stato eccessivo, ho deciso di andarmela a riprendere con l'autocarro del mio meccanico di fiducia. Memore della trafila precedente, non ho indugiato molto nel comprare una nuova automobile. Con Andrea, il mattino del sabato seguente all'appiedamento, ho passato in rassegna i vari concessionari della città facendo tesoro anche dei suoi buoni consigli di giovane appassionato di motori. E così, già lo stesso pomeriggio, concretizzavo l'acquisto di una nuova autovettura disponibile in pronta consegna. Mia moglie, quando l'ha vista esposta in vetrina, ha esclamato che era fin troppo bella. Dato che quasi nessuno era disposto a ritirarmi il veicolo danneggiato o che non ne avrei comunque ricavato un grande sconto nonostante non abbia raggiunto ancora i cinque anni di vita, mi son deciso a tentarne la riparazione, sperando che la spesa non superi il paio di migliaia di euro. Ma ci vuole pazienza, finché il meccanico riuscirà a trovare nell'usato i pezzi di ricambio in sostituzione di quelli rotti.

E così, mentre rincasavo per prendere il nuovo contrassegno da esporre sull'autovettura, vedo nella cassetta delle lettere uno scontrino lasciato in seguito ad una mancata consegna di atti giudiziari. Cosa potrà mai essere? Forse una multa? M'è sembrato di essere sempre stato abbastanza rispettoso del codice della strada. Forse un altro accertamento fiscale? Dopo l'ultima notifica, credo di essere diventato molto più attento e non dovrei aver commesso altri errori nelle mie recenti dichiarazioni dei redditi. Beh, c'è tempo:  non sono ancora le diciannove e posso fare subito un salto all'ufficio postale che si trova vicino a casa e soddisfare immediatamente la mia curiosità. Una volta uscito, mentre mi dirigo, sempre a piedi, verso l'officina del meccanico, comincio ad aprire il plico che mi arriva dall'Agenzia delle Entrate. E' una notifica di pagamento sanzioni per la successione di mamma effettuata in ritardo.

Avendo già fatto esperienza di queste cose, quando nonna Celina morì, rammentai a mio padre di regolare entro sei mesi gli adempimenti di legge. Lui però non si ricordava di un acquisto fatto anni addietro e quindi pensava di essere esente da qualsiasi atto di successione che riguardasse mia madre. Questa primavera però è finalmente riuscito a trovare un accordo con la nipote, mia cugina, e quindi le ha venduto l'ultimo appezzamento di terreni che ancora possedeva. In quest'occasione è emerso che di una piccola parte, a motivo della comunione dei beni, ne era proprietaria anche mamma e quindi ha dovuto regolare il tutto con il notaio, il quale non mancò di avvisarci riguardo alle successive verifiche fiscali in cui saremmo incorsi. Quattrocentoquattro euro per non aver dichiarato in tempo un cinquantaduesimo di proprietà mi sembrano un buon introito per l'erario. In questi periodi di magra per lo Stato, ben vengano anche le tasse extra. Però basterebbe perdere il lavoro per incassare gl'imprevisti con decisamente minore allegria.

Per fortuna che oggi in ditta c'è stato motivo di gioia per una grossa commessa che è andata in porto. La attendavamo da mesi e finalmente è arrivato l'ordine formale che dà un certo conforto in questo periodo di crisi. La cosa mi rallegra particolarmente, considerando che la quasi totalità del lavoro di mia competenza è già stato realizzato a luglio, giusto perché in precedenza avevo promesso alla ditta che si sarebbe occupata di sviluppare il programma di gestione che l'avrei messa in grado di andare avanti con le proprie attività, sviluppando in anticipo rispetto all'ordine esecutivo la libreria per la gestione delle nostre centraline.

Quando sono rientrato in casa, ho scorto sulla tavola le varie lettere che Alessandra aveva recuperato prelevandole dalla cassetta della posta. Fra queste noto una busta inviata da Cuore Amico, la Onlus che mi permette di sostenere alcune adozioni a distanza. La apro e vi trovo la fotocopia della pagella di Sofia, una ragazzina Eritrea che presto compirà tredici anni. C'è anche una fotografia che la ritrae molto sorridente, vestita con cura, ma così slanciata e magra come le modelle anoressiche dalle improbabili taglie per la gente comune. C'è anche una breve nota di ringraziamento da parte della suora a cui è affidata. Mi commuovo, forse più per la stanchezza del fine settimana, che per la speranza di essere veramente d'aiuto a qualcuno. Il pensiero di offrire qualche opportunità in più anche ad altri ragazzi che non siamo solo i miei figli mi consola e quindi più tardi mi addormento felice stringendo fra le braccia mia moglie. Così vicina e stretta a me da sentire rimbalzare il mio cuore sul suo petto.

Mentre sto terminando queste brevi bozze di vita, arriva l'SMS di Alessandra che annuncia con un numero interminabile di 'a': "Patentataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!". Congratulazioni. Ora l'auto in più ci farebbe veramente comodo.

lunedì 26 settembre 2011

Contro natura

Ogni volta che imbocco la tangenziale sud di Brescia per recarmi al lavoro, non posso fare a meno di notare in controluce una piccola pianticella che si fa largo tra le lamiere del guardrail posto alla sinistra del mio senso di marcia. Evidentemente l'abbondante cemento ed i vari strati di asfalto non hanno impedito al seme di germogliare ed alimentare la pianticella che ora spicca rigogliosa ben oltre il metro di altezza. A giudicare dalle foglie potrebbe trattarsi di una piccola robinia (almeno così mi pare). Più avanti si può scorgere un'altra giovane pianta che contende lo spazio alle ancora lucenti lamiere: forse in questo caso si tratta di un piccolo pioppo.

A questa vista, è stato quasi naturale ricordare che anche sul nostro tetto di casa, a ridosso della grondaia, vi è una specie di giardino pensile. Esso è cresciuto spontaneamente nel guano lasciato dai piccioni che vengono a trovare riparo dalle piogge battenti oppure dalla calura estiva. Un giorno mi sono sporto dalla finestra della veranda per cercare di rimuovere con una zappa quella specie di zolla erbosa. Con una certa meraviglia ho notato che gli escrementi dei volatili si erano trasformati in terriccio di buona qualità. Ce n'era in abbondanza tale da riempire per intero un secchio che ho poi vuotato in giardino sotto ad un pino.

In altre circostanze m'è capitato di notare che anche sulla sommità di certi campanili è riuscito ad attecchire un alberello che ha raggiunto dimensioni ragguardevoli considerando l'insolita ubicazione in cui si trova.

Riesce ancora a stupirmi la straordinaria forza vitale che può scaturire da un piccolissimo seme così da farlo germogliare e crescere fino al punto da diventare un albero maestoso dove gli uccelli possono venire a costruire il nido fra i suoi rami.

Nulla sembra contravvenire a questa legge che porta a far nascere dal seme una nuova pianta ed essa, a sua volta, produrrà altri semi. Il ciclo si ripete in maniera sempre uguale e le variazioni non fanno altro che alimentare la ricchezza della diversità.

Anche noi non sfuggiamo a questa regola di natura: nasciamo, cresciamo e giungiamo all'età matura in cui dal nostro seme può nascere un nuovo figlio.

L'uomo però, esercitando la sua libertà, è in grado di sottrarsi a questo ordine precostituito che lo chiama alla fecondità. Là dove manca il desiderio di formare una famiglia e di avere dei figli trova spazio una forma di sterilità che è contro natura.

lunedì 19 settembre 2011

Me ne vado

Non volevo proprio farlo. No, almeno non adesso. Ma ho deciso e me ne vado. Non è mica perché sono stufo delle solite cose, del fatto che si fa sempre un gran chiacchierare in giro, ma poi non cambia mai nulla. No, non è per questo. E non è nemmeno che mi sia stancato di continuare a sentirle le solite cose. Pur con tanti che dicono tutto ed il contrario di tutto. Anche se a loro non va mai bene niente.

Così, perché se n'è presentata l'occasione. E non m'importa di sapere che potevo restare ancora un po', magari a dare una mano. Forse anche solo per dire la mia. E per cosa poi? Come se quel che avrei da dire io non fosse già venuto in mente a tanti altri. Il bello è proprio questo. Non c'è più molto spazio per l'originalità. E' già stato detto tutto, gridato da più parti. Ormai è un disco rotto che nessuno ha più voglia di sentire.

Ho già la valigia pronta. Ma questa volta non faccio come le altre. Non la riempio di cose inutili, che poi tanto non mi servirebbero se non a farmi tornare il mal di schiena per il peso di dovermele portare appresso. Giusto l'essenziale, perché mica si può uscire di casa con null'altro che i quattro stracci che portiamo indosso. Quello va bene per una fuga di breve durata. Io invece voglio andarmene per sempre. O almeno per un bel pezzo.

Spero di non dovermene pentire. Quando si prende una decisione bisogna esserne convinti. Mica si può tornare indietro sui propri passi con tanta leggerezza. Se si deve fare, allora che sia fatto con la massima convinzione, senza indugio alcuno, senza titubanza, senza timore di lasciare il certo per l'incerto. Senza la paura di perdere le nostre quotidiane certezze. Per non doverci poi chiedere continuamente se abbiamo fatto bene. Altrimenti sarebbe stato meglio lasciar perdere e restare fermi dov'eravamo. Sopportando pazientemente anche tutto il resto.

Perché si fa presto a dire che noi non siamo come loro. Che non ne possiamo più. Che è sempre la solita storia... Ma basta, non ne voglio più parlare. Ho deciso di voltare pagina e sia così. L'ho già detto anche prima. Il motivo non è questo.

Certo, mi sarei aspettato che le cose fossero andate diversamente. Ognuno un po' più attento. Talvolta anche un tantino più generoso, senza timore di sembrare stupido o ingenuo. Ma non l'ho fatto io. Perché allora dovrebbero farlo gli altri? Filantropia d'altri tempi che ormai non ha più ragion d'essere. S'è guastato il meccanismo e gl'ingranaggi non girano più. O meglio, non più per quegli stessi motivi.

Non vedo l'ora di arrivare. Il luogo che mi sono scelto come meta, dove vorrò spendere il resto delle mie energie, mi pare azzeccato. Non sono il solo a dirlo. In tanti ci hanno già pensato. Tant'è che, se mi sono deciso al grande passo, è anche perché molti altri l'hanno già fatto prima di me e pare che ora stiano proprio bene.

Ora non vorrei che fosse venuta anche a voi una gran voglia di seguirmi. Così, solo per spirito d'emulazione. Se l'ha fatto lui, possiamo farlo anche noi. Non datemi questa responsabilità. Non voglio trascinare nessuno. Sentitevi liberi però. Se volete seguirmi, fate pure. Posto ce n'è. E di certo non sarò io a respingervi. Solo una cosa. Badate bene a quello che fate. Anch'io sono stato avvisato e vi giro il medesimo consiglio.

Per chi poi volesse capirne un po' di più, spiegazioni non ci sono. Ci si deve fidare e basta. Ma non è un obbligo. Se vi va, accettate. Altrimenti lasciate perdere ed amici come prima. Senza rancore alcuno e senza giudizio. Tutti hanno diritto di fare la propria scelta. Prima o poi.

sabato 27 agosto 2011

Vita a due

 Da quando ho deciso di aprire questo blog, mi sono assunto l'impegno personale di essere presente su queste pagine con almeno un contributo mensile. In questi ultimi giorni di agosto, lasciate ormai le ferie alle spalle, di tanto in tanto andavo pensando a cosa scrivere, a quali argomenti toccare nel mio prossimo trafiletto.

Come accennato anche in altre precedenti occasioni, Alessandra è andata a Madrid per partecipare alle Giornate Mondiali della Gioventù. Stavo considerando l'idea di stendere qualche riflessione sulla GMG 2011 vista da fuori, sfiorandola dall'esterno per comunicare più le mie sensazioni invece che riportare quelle di mia figlia. Mi sembrava però di non individuare spunti sufficientemente interessanti da condividere con i miei pochi lettori e quindi avevo finora rinunciato ad accendere il PC.

Mentre ancora indugiavo nel letto, più per insistenza di mia moglie che per reale stanchezza, stavo considerando che ormai manca solo una settimana al matrimonio del nostro collega di lavoro. Perdurando questo caldo che ci sfianca con punte di calore ben al di sopra della media stagionale, chi ha voglia di mettersi in abito da cerimonia per partecipare ad un evento che, secondo una diffusa opinione, è ritenuto abbastanza "pizzoso" e viene visto come una pesante costrizione da subire per divere ore? E' così che mi sono alzato ed ho aperto il portatile per iniziare a scrivere, fra lo stupore di Maria Luisa che mi avrebbe voluto a riposo ancora per un po', mentre lei era in piedi già da un pezzo e si stava preparando ad uscire di casa per le spese settimanali.

Voglio tornare indietro con il pensiero all'anno 2005. In quel periodo sembravano aprirsi per me le prospettive di un nuovo cammino a due. La mia attenzione si era soffermata su una donna dalle indubbie qualità che avrebbe potuto farsi spazio nel mio cuore e a cui speravo di dare quell'amore che la morte di Santina non aveva spento. Mi sono fatto avanti e mi sono dichiarato, ma non c'è stato verso. Nonostante fossi preparato ad una non immediata reciprocità, mi sono sentito annichilito oltre modo per quel rifiuto così perentorio e laconico. Questo stato emotivo ha gravato su di me più del dovuto anche per il fatto che in quel periodo mia madre cominciava a manifestare evidenti sintomi di quella che poi sarebbe stata la sua malattia ed io, privato di un affetto su cui contare, rischiavo di cadere in un baratro profondo.

Ricordo che durante l'estate ero salito in montagna con i miei ragazzi per trascorrere un po' di tempo in compagnia dei miei genitori. Dopo pochissimi giorni, non riuscendo a sopportare la pena per mamma che si perdeva nelle normali faccende di casa, a malincuore, quasi sentendomi un vigliacco, presi la decisione di tornarcene a casa. Lo facevo per me stesso e per i miei figli, pur sapendo di causare una grave sofferenza ai miei genitori con la mia improvvisa dipartita. Così vulnerabile, temevo di cadere in depressione. Quello stato di prostrazione dell'animo che tanto avevo combattuto dopo la perdita di Santina, ora poteva tornare più acuto e farmi commettere qualcosa d'irreparabile.

Bisogna sapersi leggere dentro e trovare sufficiente lucidità per imboccare la via giusta e sottrarsi con decisione al proprio annullamento. In quel momento ho ritenuto che fosse più importante voltare le spalle a chi mi aveva messo al mondo e tornarcene nella nostra abitazione per ripristinare un equilibrio psichico che si stava compromettendo. E così è stato. Non rimpiango la scelta fatta, ma la pena per la mia defezione è ancora grande. Avrei tanto voluto aver modo di potermi comportare diversamente.

Poi con l'autunno una nuova speranza. Ma non ho intenzione di dire molto in merito a questa seconda occasione perché ne ho già parlato con diffusione nel post "L'orchidea" e, se siete interessati, potete andare a rileggerlo premendo sull'apposito link (gennaio 2007).

Dopo quest'ennesimo fallimento sentimentale ho come avuto uno scatto dell'animo. Non riuscivo a rassegnarmi all'idea di vivere questa seconda parte della mia vita senza una compagna accanto che potesse condividere con me le gioie ed anche i momenti meno lieti. Ora però sentivo dentro come un freno. Non mi sarei più rivolto attivamente a nessuna donna, ma sarei stato ad aspettare con fiducia e speranza. La mia vita sarebbe tornata ad avere un senso così denso e pieno come solo mi sembrava potesse avere con accanto una compagna da amare, anche con difficoltà, giorno per giorno.

E' passato l'inverno ed è stato per me come il seme sotto la neve. Le potenzialità di un nuovo germoglio c'erano già tutte, ma non si vedevano ancora. Con gennaio 2006 è partita l'avventura di "Piccola Anima" che mi sta tenendo impegnato in tutti questi anni e che davvero raccoglie il mio pensiero, anche quello più intimo. Meditavo di trascorrere la successiva Pasqua in maniera differente dalle altre e quindi mi sono iscritto per tempo ad un pellegrinaggio a Lourdes con i ragazzi. Non ci andavo da ammalato o per accompagnare qualcuno con problemi di salute. O meglio, se una pena c'era, più o meno inconsciamente me la portavo dentro e non sapevo che là in quel posto, sotto la protezione della Vergine Maria, avrei sperimentato la Grazia più che in altri luoghi.

La mia fede ne è tornata rinsaldata. Ma non solo. In quel viaggio c'è stata l'occasione d'incontro con una persona speciale che dapprima avrebbe voluto trascorrere la Settimana Santa da qualche altra parte in un soggiorno di villeggiatura. Ma poi, venendo a mancare il numero minimo di partecipanti per organizzare il viaggio verso la destinazione prescelta, quasi fosse un ripiego, aveva scelto di venire a Lourdes con l'amica Flavia.

Oh Signore, quanto sono imperscrutabili i tuoi sentieri. Quanto le tue vie sovrastano le nostre vie. Non hai lasciato le mie ossa ad imputridire nella tomba, ma mi hai risollevato dagli inferi. Per questo ti rendo grazie e ti lodo, mio Dio.