Ieri ho partecipato alla mia prima estemporanea di pittura 'en plein air' a Livemmo. Ero stato informato dell'esistenza del bando alcune settimane fa, quando ho portato a protocollare in Comune le stampe di un amico che si era iscritto al concorso parallelo di fotografia.
Nell'ultimo periodo mi sono occupato di diversi soggetti pittorici legati al territorio delle Pertiche, ma uno in particolare lo conservavo gelosamente in testa e solo i familiari più stretti erano a conoscenza del contenuto che avrei riversato su tela.
Mi sono procurato per tempo anche un cavalletto, forse un tantino esagerato come dimensione, ma non ho avuto scelta: quello o niente. E dato che non volevo girare a lungo fra vari centri commerciali, me lo sono portato a casa rientrando dal lavoro. Ci ho passato del bel tempo a montarlo. Da giovane mi sarei certamente divertito di più. Ho pensato a quanto ero più agile coi pezzi del Meccano. Fortunatamente sono riuscito a trarre profitto da qualche buon consiglio di Maria Luisa.
La sera avanti la manifestazione ho voluto provare a stendere un bozzetto su carta. Dovendo dipingere sul formato minimo accettato, un 40 x 50, ho ridotto il foglio da disegno alla dimensione di 24 x 30, così da avere lo stesso rapporto fra base e altezza e non rischiare poi che la composizione non rientrasse uguale nel quadro.
Del luogo ove mi sarei recato a dipingere nel borgo ero già andato in ricognizione in precedenza, ma qualche momento prima dell'orario d'inizio dell'estemporanea ho voluto ispezionare nuovamente il posto per vedere se fosse per caso già stato preso da un altro partecipante più mattiniero di me.
Era ancora libero e così ho avuto occasione di chiedere formale autorizzazione al proprietario del locale di cui sarei andato a occupare la pertinenza antistante, dato che in quel momento era giunto lì sul posto a innaffiare alcune pianticelle. Ho annunciato il mio proposito che è stato accolto con favore tale da indurlo a dare una pulitina con l'acqua sul pavimento di pietre.
Dopo la vidimazione della tela in Comune, ho dato fuoco alle polveri facendomi aiutare da mia moglie a portare tutto il materiale che ritenevo necessario. L'ingombrante cavalletto, una seggiola, un tavolino e un secchio. Coi colori acrilici ho bisogno di lavare spesso i pennelli e non volevo contaminare l'acqua della fontana imbrattandola con le tinte. Ho preferito farla scolare dentro al secchio per vuotarla poi, ben diluita, in un adiacente tombino di scolo.
Trovata la disposizione adatta, ho dapprima collocato la tela sul tavolino per tracciare a matita la bozza del soggetto. Guardando il foglio schizzato la sera prima, dovevo ricopiare le varie parti ingrandendole un poco. Ho fatto con calma perché ritenevo importante replicare per bene la composizione. Mi sono preso la libertà di qualche cambiamento dell'ultimo minuto rispetto alla bozza originale.
La posizione era adatta. Per tutta la giornata ho potuto godere dell'ombra delle case in quel piccolo anfratto. Ho scoperto che quella fontana, allungata come quelle adatte per l'abbeveramento del bestiame, è ben più frequentata di quel che pensassi. Ci si rende conto di ciò soltanto soffermandosi nei pressi per un'intera giornata come ho fatto ieri.
Gli operai che lavorano al cantiere lì vicino, fanno spesso la spola per venire a bere o prendere l'acqua che serve a ristorarsi in queste calde giornate di metà estate. Ci vengono a prendere l'acqua i locali per innaffiare le piante o le massaie per sciacquare cose che non possono finire in lavatrice. E i bambini, che nei loro andirivieni, si divertono a schizzare l'acqua.
Qualcuno, incuriosito dalla mia insolita presenza, s'è fatto più vicino chiedendo il permesso di visionare il quadro che stavo dipingendo. C'è sempre una sorta di timore reverenziale, o desiderio di non disturbare, nell'approccio di chi non si conosce. Per me è stata un'occasione di conversazione per diluire un po' la concentrazione.
Maria Luisa mi ha supportato portandomi sul posto generi di conforto ben apprezzati, proprio nel momento in cui la fame cominciava a farsi sentire. E ho potuto raccogliere le sue impressioni su come stesse procedendo l'opera. È grazie a lei se ora ho una foto del dipinto da pubblicare perchè nella frenesia della consegna in Comune mi sono dimenticato di fare lo scatto finale. Avevo un'immagine solo prima di un ritocco e dell'apposizione della firma.
Oggi pomeriggio ci sarà la premiazione, ma indipendentemente da come andrà, ritengo di essere già stato gratificato a sufficienza da chi, soffermandosi a osservare, ha lasciato un commento positivo, oppure anche dai bambini che, ronzandomi attorno, si sono lasciati andare a un entusiastico "Ma che bello!".
