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venerdì 24 giugno 2022

L'amante

 

Mi aggiro per casa con gli occhiali da asciugare lavati di fresco per una nuova giornata di lavoro.

Collego il PC alla presa elettrica e lo accendo. Intanto che esegue il suo rollio, ripongo l'ampio asciugamano che ha assorbito il nostro sudore mentre svogliati guardavamo seduti sul divano l'ennesimo movie del network americano.

Le persiane sono socchiuse e la casa è in penombra. Una fitta rete ci separa dalle zanzare, ma non impedisce al brusio degli studenti convenuti a scuola per affrontare la seconda prova d'esame di sovrastare il silenzio di queste stanze.

Nella luce attenuata mi muovo ancora per un po' avanti ed indietro prima dell'approdo finale.

Negli occhi un flash d'immagini del film "L'amante" tenta invano di scuotermi dagli sterili screenshots che si susseguiranno uno dopo l'altro sino a tarda sera.

sabato 21 maggio 2022

Non solo arnesi

 


Questi che vedete nelle foto sono arnesi da cucina che ha fatto mio papà, assieme a tanti altri, durante lunghe sere d'inverno oltre trent'anni fa. Uso quello piatto, sottile e squadrato, per il risotto che a me piace rimestare per tutto il tempo della cottura, dal soffritto fino alla mantecatura. Non ha paragoni con quelli che potreste comperare in uno qualsiasi dei negozi di casalinghi o articoli da cucina. Nel rimestare il riso è formidabile per raschiarlo bene dal fondo della padella in acciaio che prediligo rispetto all'antiaderente. Quell'altro è per la polenta e non nasconde un uso più assiduo avendo la punta un po' smussata per l'uso. Trovo che anche questo sia particolarmente adatto e funzionale per la mia rimestatura continua da inizio a fine cottura. Se metti amore nel cibo che prepari, la qualità si sente. E buona parte di questa qualità si trasfonde dal buon lavoro di mio padre, attraverso i suoi attrezzi, fin nelle vivande che poi a tavola fan fiorire consensi e strappano sorrisi.

 

sabato 14 maggio 2022

Papà

 

Ormai sono quasi due mesi che te ne sei andato e mi sembra giusto fissare qualche ricordo così come a suo tempo feci con mamma.

Maria Luisa doveva completare qualche urgente incombenza per la scuola e così ci ha proposto di uscire a pranzo visto che secondo lei nel frigorifero non c'era granché da mangiare avendo rimandato la spesa settimanale. Ero sicuro che non avremmo patito la fame e che aprendo qualche mobiletto si sarebbe trovato di che sfamarci a sufficienza, che poi una gran fame per nostra fortuna non l'abbiamo quasi mai. Però l'idea di fare un salto in pizzeria mi piaceva alquanto e così le ho dato corda.

Verso la fine del pasto, a caffè già degustato, mia moglie e mia figlia mi fanno notare che sulla fronte ho un accenno di foruncolo che richiama quello avuto durante i giorni del lutto per mio padre. In quell'occasione ebbi a motivare quell'escrescenza cutanea in maniera alquanto originale astenendomi dall'incolpare qualche fetta di salume che avevo mangiato la sera prima.

Il giorno seguente il decesso di papà ci siamo recati in RSA per provvedere alle ultime pratiche e gestire il commiato. Il personale dell'agenzia funebre, prima di muovere la salma, chiese a mio fratello e a me se volevamo fargli una breve visita. Ero abbastanza impaziente di rivederlo perché il giorno precedente avevamo mancato l'occasione di dargli un ultimo saluto e credo che il personale medico possa attribuirsi qualche colpa per non aver saputo gestire al meglio la situazione e permetterci di correre al suo capezzale. Maledetto Covid! E' andata così, ma ad altre famiglie è successo anche di peggio nella fase più acuta della pandemia e quindi non voglio lamentarmi più di tanto perché qualche occasione di abbraccio in più per noi c'è stata mentre per tanti altri soltanto un tristissimo pianto a distanza.

Sono entrato mestamente nel locale in cui mio padre era adagiato. Gli son girato intorno e mi son portato nei pressi del suo capo. Vedendolo dal fianco non ho potuto fare a meno di mettere in relazione il suo aspetto con quello di una delle mummie viste al Museo Egizio di Torino. Ti sei consumato come un lumicino. E mentre pensavo fra me queste cose, mi sono chinato come per darti un bacio sulla fronte. Ma poi ho reclinato il capo ed ho soltanto poggiato per un attimo la mia fronte sulla tua quasi a voler far passare, per breve circuito, un ultimo pensiero dalla mia alla tua testa. Ho resistito soltanto qualche istante e poi son dovuto uscire in fretta all'aperto perché ormai avevo gli occhi inumiditi di lacrime e così davo modo a mio fratello e a sua moglie di prendersi la loro parte di intimità con quel che restava di te.

Durante la celebrazione del lutto alla Casa del Commiato ho avuto modo di vedere sulla fronte quel piccolo bollino rosso nato esattamente nel punto di contatto che avevo avuto con papà. E così ho voluto alimentare questa estemporanea fantasia che voleva attribuire lo sfogo cutaneo non ad un temporaneo eccesso di sebo, ma a quella aderenza molto ravvicinata che c'è stata fra la mia e la tua fronte, lo ripeto ancora, quasi a voler travasare fra te e me un ultimo pensiero inespresso di cui in realtà non c'è stato bisogno perché tu avvertivi ben più di me di essere ormai arrivato al capolinea e soltanto non ti era chiaro se dovevi apprestarti a scender dall'autobus oppure sostare ancora qualche istante sul sedile, giusto perché ti pareva che potesse far piacere a me rimandare ancora di qualche momento il termine del tuo lungo viaggio.

Mi rendo conto ora che tu ti eri già congedato da tempo, soprattutto quando raccoglievi le dita nella mano e formando un pugno te lo portavi al petto e dicevi che eravamo nel tuo cuore. Ed io ti rispondevo che anche tu eri nel nostro. E più che un padre ormai fra me e me pensavo di avere un altro figlio vedendoti diventare ogni giorno sempre più fragile.

Prima di alzarci da tavola, ricordando esattamente questa cosa, sentivo irrefrenabile l'impulso alle lacrime e le ho trattenute a stento anche se sicuramente Alessandra e Maria Luisa han visto i miei occhi più lucidi del normale. Quasi a rassicurarle ho detto loro che andava tutto bene e che non avevo alcun rimpianto sapendo di essere stato vicino a papà, non  soltanto nell'ultimo periodo, ma quando più ne aveva bisogno, cioè una volta che anche lui era rimasto vedovo ed io per precedente esperienza ero sicuro che stare uniti poteva alleviare la pena del distacco dalle persone che amiamo.

Sulla tua lapide abbiamo posto la stessa frase che campeggia su quella di mamma.

GRAZIE PER IL DONO DELLA TUA VITA.


sabato 30 aprile 2022

L'oracolo

 

Alla scuola elementare la maestra ci dava talvolta delle ricerche da eseguire a casa. Penso che il suo scopo fosse quello di spronarci e renderci familiari nella consultazione di enciclopedie che tutti avremmo dovuto possedere. Noi invece non avevamo alcuna enciclopedia da cui attingere ulteriori informazioni rispetto ai testi scolastici. "Conoscere" andava per la maggiore in quel periodo ed io osservavo con un certo stupore tutte quelle illustrazioni di cui era corredata, quando qualche mio compagno portava in classe uno di quei volumi.

Alcuni anni più tardi i miei genitori acquistarono "Arcobaleno" composto da una decina di volumi monotematici. All'inizio mi era sembrato un bellissimo acquisto, ma in seguito non riuscivo a trovare il modo di effettuare agevolmente le ricerche che ci venivano affidate nei compiti a casa. In realtà un po' più grandicello riuscii a trarre grande profitto dalla lettura di questi libri che mi permettevano di fare approfondimenti su argomenti che non avrei di certo trovato su "Conoscere".

Ma in quel periodo, viste le mie perplessità e forse anche qualche esplicita lamentela, i miei genitori chiamarono un rappresentante e così comprammo "Capire" che voleva essere la naturale evoluzione dell'altra enciclopedia più datata che circolava da un sacco di tempo. Dopo questo secondo acquisto ed in seguito ad uno sguardo più approfondito, a me però era rimasta una sorta di delusione perché non mi sembrava ancora di cogliere nel segno quando dovevo effettuare una ricerca scolastica.

In uno di questi volumi mi era capitato di leggere una antica profezia secondo la quale l'umanità sarebbe stata turbata da continue guerre ancora per alcuni anni all'inizio del XXI secolo, ma poi ci sarebbe stata una lunga e duratura era di pace e concordia fra tutti popoli. Dopo le grandi devastazioni dei due conflitti mondiali i cui racconti avevano angosciato anche noi piccoli, sebbene ormai lontani negli anni da quegli orrori, non mi sembrava vero di poter sperare in un avvenire decisamente più tranquillo.

Ho sempre tenuto presente questa sorta di oracolo ed ogni volta che sul finire del ventesimo secolo si annunciava un conflitto di una certa rilevanza, pensavo che fosse il naturale percorso profetizzato per arrivare poi a quello stato di pace duratura di cui avrebbero goduto le generazioni a venire ormai lontane per sempre dagli incubi e dai disagi patiti dai nostri genitori.

Quando l'11 settembre del 2001 sono state attaccate e distrutte le torri gemelle, vedendo quelle immagini sul piccolo televisore in bianco e nero che era stato acceso nel laboratorio della nostra ditta, ho pensato che Santina, morta nel gennaio di quello stesso anno, si era risparmiata l'orrore di quei tragici eventi. Proprio oggi avrebbe compiuto sessant'anni e quando morì non era arrivata neppure a quaranta, ma di voglia di vivere ne aveva tanta nonostante il futuro avesse potuto riservare a tutti altre sgradite sorprese.

Qualche giorno fa Maria Luisa, dopo avermi chiesto un ragguaglio sulla odierna situazione in Ucraina, mi ha detto che era quasi contenta che a sua mamma ed a mio padre fossero stati risparmiati questi ulteriori motivi di angoscia che si sono aggiunti al paio di anni travagliati a causa del Covid e prima ancora alle brutalità perpetuate dall'ISIS.

Non ci sembrava vero di poter voltare pagina e cominciare a pensare che la pandemia fosse ormai in stato di remissione dopo averla contrastata con efficaci vaccini che abbiamo saputo approntare velocemente mettendo a frutto gli studi iniziati alcuni decenni fa. Ed ecco che a qualcuno è venuto in mente di turbare i nostri sonni per dare contro a quel desiderio di europeizzazione che sta inesorabilmente dilagando e che rappresenta una terribile minaccia per chi non vuole che le cose stiano nel modo in cui amiamo viverle noi.

Non so se l'oracolo di cui ho letto quand'ero bambino resti ancora valido. Però penso che le scaramucce ad inizio del ventunesimo secolo ormai dovrebbero essere già terminate da un pezzo affinché quella benevola profezia possa risultare vera.

sabato 26 marzo 2022

Parlar di tutto e scrivere di niente

 

Sarà perché al lavoro sono coinvolto in nuovi progetti di sviluppo software che talvolta mi tengono impegnato fino ad ora tarda, sarà perché col tempo viene un po' meno la voglia di mettersi davanti allo schermo e fissare per sempre qualche pensiero, sarà perché la vita corre via col suo grande turbinio, sarà perché non si è fatto altro che parlare a lungo di una cosa e poi adesso di un'altra ancora più grave, ma a me, più che di scrivere, sembra sia venuta piuttosto la voglia di cacciare la testa sotto ad un bel mucchio di sabbia per tirarla fuori soltanto a tempo debito, quando tutto sarà passato, ma passato veramente.

Poi però, quasi come per incanto, giusto non più di un'ora dall'aver sentenziato di fronte alla moglie che forse è giunto il momento di lasciare andare questo progetto che mi vuole coinvolto ormai da diversi anni, ecco che ancora inaspettato torna il desiderio di sentir tamburellare le dita sulla tastiera, non per scriver linee di codice, ma per provare ancora una volta ad infilare i pensieri uno dietro l'altro per vedere, come cantava quel tale, l'effetto che fa.

Mi sarebbe piaciuto allietare, capoverso dopo capoverso, qualche lettore paziente che, per caso o per oculata ricerca, si è imbattuto nelle trame dei miei pensieri. In passato m'è pure capitato di ricevere complimenti ed approvazione perfino da qualche collega di lavoro che si era ritrovato a leggere alcuni dei miei pezzi e di essere stato lodato per il periodare fluido e scorrevole. Ogni tanto sono andato io stesso a rileggermi alcuni pensieri che non ricordavo completamente e di essermene meravigliato. Davvero sono stato io a scrivere quelle cose?

Altre volte la stesura è stata decisamente più difficoltosa. Sono tornato a limare il primo periodo a più riprese senza capire bene come sarebbe stato l'incipit del successivo. Il più delle volte, soprattutto agli inizi, avevo così tante cose da dire, soprattutto a me stesso, che non mi son curato troppo della forma e le frasi si accumulavano quasi da sole una dopo l'altra. Pensavo che una successiva rilettura sarebbe stata sufficiente per eliminare qualche svarione grammaticale, qualche imprecisione sintattica facendo largamente tesoro delle brevi lezioni di stile che Maria Luisa ha generosamente dispensato in questi anni a mio beneficio, anche se lei tende a minimizzare dicendo che il suo apporto è stato minimale e che scrivevo già bene di mio.

Ne abbiamo parlato giusto qualche momento fa. E' così che si deve scrivere. Di getto, senza curarsi troppo della forma. Ci sarà un secondo passaggio, una limatura finale atta a rimuovere con cura tutte le sbavature rimaste sul campo. Anche se, a onor del vero, a me sembra che talvolta possa essere ben più efficace la scrittura originale rispetto a quella revisionata. Poi però convengo che le ripetizioni di termini vadano abolite, che la lettura debba essere il più scorrevole possibile, evitando di incespicare in capoversi o frasari poco chiari, rispettando il plurale del verbo quando vi è più di un soggetto. Lo confesso, questa è una mia debolezza, ma col tempo sto imparando e faccio più attenzione a questi particolari che possono apparire di poco conto e per lo più tollerati.

E mentre allontano un attimo i polpastrelli dai tasti per brandire la tazza della fumante tisana che Maria Luisa ha testé posto al mio fianco sulla scrivania, provo a vedere se riesco a lasciarmi andare ad una riflessione non banale, ad un pensiero intimo che meglio calzino e possano motivare lo sforzo di essermi seduto ancora una volta davanti al PC per pubblicare un nuovo post su Piccola anima, il blog che ha raccolto in passato tante mie riflessioni ed a cui invece oggi tendo un po' a distaccarmi, sia per scarso desiderio di lanciare nel web altre sfumature della mia vita privata, ma di più perché forse non ho più tante cose da dire. O, quantomeno, non ho più la velleità di pensare che quel che scrivo possa essere un contributo significativo nella costruzione di un mondo migliore.

S'è rotto l'incanto. Mi sembrava di aver voglia di parlare di tutto ed invece son finito con lo scrivere di niente. Se vi sentite un poco presi in giro dal momento che eravate giunti fin qui ed un po' di aspettativa l'avevate pure accumulata ripensando ai miei tempi migliori, allora meritate le mie scuse. Il tempo è prezioso. E' infinito, ma purtroppo noi ne godiamo soltanto una porzione infinitesimale e dobbiamo valutare per bene le scelte che facciamo, specialmente come lo impieghiamo. Il tempo non va sciupato.

sabato 12 febbraio 2022

Il clown

 

Dietro questa maschera c'è un uomo e tu lo sai
L'uomo d'una strada che è la stessa che tu fai
E mi trucco perché la vita mia
Non mi riconosca e vada via

Dietro questa maschera c'è un uomo e tu lo sai
Con le gioie, le amarezze ed i problemi suoi
E mi trucco perché la vita mia
Non mi riconosca e vada via

Dietro questa maschera, lo sai ci sono io
(Sono io soltanto, io)
Quel che cerco, quel che voglio, lo sa solo Dio
(E lo sa soltanto Dio)

 Tratto da "La favola mia" di Renato Zero

 

sabato 22 gennaio 2022

Sul filo di lana

 

In molte situazioni ci si ritrova a fare la cosa giusta proprio nel momento in cui il tempo sta quasi per scadere.

Le occasioni non sono mancate per provvedere con largo anticipo. Eppure, pensavamo che non avesse molta importanza e che non ci si dovesse affannare più di tanto perché - ci dicevamo in cuor nostro - tanto non c'è bisogno di correre.

Chi ha tempo non aspetti tempo, recita il noto adagio. Chi ben comincia è a metà dell'opera, giusto per rispolverare una variante che mi è particolarmente cara. Tuttavia abbiamo indugiato più del dovuto e così ci stiamo ammassando ora in lunghe file quando invece, se avessimo agito per tempo, avremmo potuto condurre a termine la cosa senza correre il rischio di arrivare proprio sul filo di lana.