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domenica 18 febbraio 2024

Lettera 7 da S. Giorgio a Cremano

 


Lettera numero 7, San Giorgio a Cremano ore 19:00 10 aprile 1983.

Cara Cicciolotta adorata, 

sono ben lieto di spedirti la prima lettera da questo posto particolarmente ospitale. Su un'area di 18 ettari si ergono numerosi edifici nei quali alloggiano tutti i militari della scuola. L'ambiente è reso particolarmente gradevole da alberi, giardini e panchine che conferiscono all'insieme un tono molto elevato... Tutto è organizzato in modo che funzioni alla perfezione al fine di rendere l'ambiente una vera e propria oasi di pace e pulizia.

Questa mattina (è domenica) non ci hanno concesso di partecipare alla santa messa perché stavamo facendo addestramento. Nel pomeriggio non me la sentivo di uscire ed andare in cerca di una chiesa. Così, dato che non assolvevo il precetto festivo, per non passare troppo barbaramente la domenica mi sono recato a fare una visita alla cappella.

Calava la sera (e sta ancora calando) e qualche uccello qua e là cinguettava. M'è venuto estremamente spontaneo ripensare agli anni trascorsi in seminario. Sono entrato nella chiesetta e respirando quel profumo ben noto di incenso e di cera bruciata mentre andavo recitando i vespri, m'è sembrato di tornare indietro di qualche anno. Mi ha preso un gran magone e l'unica spiegazione di ciò, dato che mi nasceva dentro una gran voglia di essere a casa vicino alle persone più care, a te specialmente, potrebbe essere quella che praticamente ho vissuto l'adolescenza in un ambiente ovattato, in un posto dove si è lontani dai pericoli del mondo, per cui si finisce con lo star bene come un pulcino nel nido.

Come ho detto altre volte non rimpiango di aver percorso quel sentiero che dopo tutto mi ha aiutato a formarmi (lo spererei) un animo cristiano disponibile al bene e non ai compromessi col male. Eppure sento che quegli anni rappresentano anche momenti di solitudine, di non contatto con le altre persone. Ricordi come ero chiuso e timido? Ricapitolando, penso che la sensazione provata, più che nostalgia sia angoscia per un tempo ormai lontano.

Mai come in questi momenti sento forte il desiderio di averti accanto e mai come ora comprendo chi tu rappresenti per me. Più di un'amica; quasi una sorta di madre e sorella per quanto concerne il legame e come un amico intimo o un confessore per il rapporto di dialogo e di reciproca fiducia. È vero che ci sono stati screzi imputabili alla nostra umana frallezza, ma alla fine l'amore e la comprensione reciproca hanno prevalso.

Tu comprendi bene come dicendo queste cose provi una gran pena per non esserti vicino. Sai cosa mi è capitato? Vedendo qualche scena di innamorati alla televisione o al cinema mi pareva di vivere nuovamente i momenti in cui ti ho abbracciato e baciato. Insomma, vedere due che si baciano non rappresenta più qualcosa del tutto normale, ma è fonte emotiva.

Scusa la confusione e l'incapacità di esprimere a parole ciò che sento in questi momenti, ma se anche tu l'hai provato, mi comprenderai benissimo. Con tutti questi discorsi l'unica cosa in cui non vorrei incappare, come a volte ho fatto, è di annoiarti. Se fossi stata presente, me lo avresti detto; ora devo io rendermene conto da solo.

Ti dicevo, appena arrivato, che sarei andato al cinema. Ma si è guastata la macchina e solo oggi pomeriggio son riprese le proiezioni. Ho visto "Visite a domicilio" . Ti confesso che il titolo mi faceva pensare ad un film porno, ma dopo ho avuto la smentita dalle locandine. La sala di proiezione sembra rispettabile e senza luci rosse. Una commedia piacevole che narra l'invaghimento di un chirurgo neo vedovo per una divorziata non disposta a tollerare le scappatelle dell'ex marito. Narra inoltre della situazione ospedaliera e medica americana che si prostituisce alla parcella e non fa i reali interessi del paziente.

Stasera dovrei andare a vedere un vecchio film dei Beatles. Forse l'ho già visto... Non fa niente perché tanto siamo costretti ad attendere alzati fino alle 23:15 il contrappello per i primi giorni; quindi sarà un modo meno noioso di passare le ultime ore di questa favolosa domenica soleggiata che ho gustato entro le mura in un paese da te lontano

Non ti vedo ma nel mio cuore e nella mente tu sei sempre presente e mi consola poter sapere che lo è anche per te.

Ti dedico volentieri una lacrima, Romano.

Lettera 1 da Salerno

 


Salerno 2 marzo '83 ore 19:30 - Lettera numero 1. 

Se ne sta andando questa, per tanti versi, turbinosa giornata. Dopo averti telefonato sono salito sull'automezzo militare e accompagnato da una pungente brezza, sono giunto in caserma. Dopo poco (in molti abbiamo rinunciato alla colazione) adunata in un'aula. Ci parla il capitano e ci divide in quattro compagnie. Ci ragguaglia che le prime tre andranno a Napoli per un corso di telecomunicazioni dopo il car e la quarta a Roma.

Io sono stato assegnato alla terza. Quindi, dopo questo primo periodo (forse dopo Pasqua secondo indiscrezioni dei caporali) mi trasferiranno a Napoli per addestramento, forse 10 settimane, e poi finalmente al corpo altrove; ma il capitano non ci ha nascosto che alcuni di noi si fermeranno qui per tutto l'anno (panico e triste malinconia). Ma sopraggiunge qualche voce confortante a dirci che qui non si è trattati male e sembra vero.

Il rancio, secondo alcuni pessimo, è a mio giudizio accettabile, anche se i recipienti, unti e bisunti, sembra non sappiano cosa sia il detersivo. Altro problema contingente è quello dei gabinetti: sembrano trespoli e noi "pappagalli' sopra di loro per tentare di risolvere i vari problemi che restano tali dato che non si vede ombra di carta igienica nel raggio di miglia. Forse coi tovaglioli di carta...

Allo spaccio mi sono procurato un lucchetto per il mio armadio così posso (spero) stare tranquillo. Ma non è che il primo giorno sigh! Alterno momenti di umore instabile a distensione e ottimismo. Non si sta male come nei lager, ma ciò che rende difficoltoso il passar del tempo è la lontananza dagli affetti e numerosi occhi lucidi che mi circondano, di reclute e di qualche giovane graduato, sembrano darmi un segno di assenso. 

Non vado oltre per non creare nodi alla gola qui e lì. A presto. Ti bacio. Tuo 000322 Scuri Romano "89° battaglione fanteria Salerno" 3^ compagnia, 2° plotone 8^ squadra. Caserma Cascino 84100 Salerno. Per urgenze gravi tel. 089 351349 (scusa)

mercoledì 7 febbraio 2024

Lettera alla mamma

 

Cara mamma,

Innanzitutto è doveroso che ti chieda scusa per non averti ancora scritto, ma ti assicuro che non l'ho fatto per cattiveria, piuttosto forse per pigrizia. È vero che a Matteo ho scritto già due volte... però la naia non è finita; c'è un bel po' di tempo, anche se un mese se ne è volato via, e ti prometto che recupererò. Comprendi poi che ci sono momenti in cui si ha una voglia matta di scrivere e purtroppo si è obbligati a far servizio o altre cose, e momenti in cui il tempo ci sarebbe, ma si rinuncia per svogliatezza o per stanchezza.

A casa è capitato mai che io sia andato a letto alle nove di sera? Qui sì! E anche se le luci sono ancora accese e gli altri (alcuni) continuano a parlare fra loro, la maggior parte comincia ad addormentarsi profondamente. Naturalmente le parole che ti mando sono rivolte anche per il papà. Siete i miei genitori cari e quando scrivo a uno s'intende che non dimentico l'altro.

Sono stato contentissimo della visita che il papà mi ha fatto per il giuramento. Diceva che quaggiù non ci sarebbe mai venuto e invece per me ha fatto anche questo: mi vuol proprio bene! M'avete detto che le fotografie son venute bene. Appena tornerò le vorrò vedere molto volentieri.

Ho notato che ti metti a contare i giorni della mia assenza, quasi che fossi tu lontana e non io. Cerco di pensare il meno possibile al fatto di star via per un anno, perché tanto il tempo fluisce uguale ed inoltre non mi vengono magoni. Cerco di perdermi, distrarmi il più possibile stando in compagnia delle persone che ho conosciuto, però qualche volta, fortunatamente non in modo troppo evidente per chi mi è intorno, mi prende la nostalgia e mi vergogno gli occhi lucidi. Ti confesso che a questa commozione hanno contribuito in buona parte le tue lettere così schiette e piene anche di buoni consigli.

Mi dici anche che molti ti chiedono mie notizie, oppure mi salutano; questo mi provoca un immenso piacere: è bello sentire che tante persone si preoccupano mentre quand'ero a casa avevo l'impressione che gli altri non mostrassero particolare interesse. Credo che faccia piacere anche a te. In fondo far il soldato porta qualche vantaggio come quello di riscoprire e riapprezzare tutte quelle circostanze, tutte quelle persone di cui un po' ci dimentichiamo.

Mi fa piacere che Santina vi venga a trovare ogni tanto; l'ho detto anche a lei. Più vi vedete più vi apprezzate reciprocamente. Se diventerete, io me lo auguro di cuore, nuora e suocera, voglio che non sia vero il luogo comune secondo il quale queste due persone non vanno d'accordo. Eppoi diventerai, in un certo senso, anche la mamma di lei...

Come previsto questa parentesi di soggiorno a Salerno sta per chiudersi ed ora, guardandomi indietro, oserei dire che non è stata poi troppo deludente. Se non altro ho visto un po' questi posti e non saprei in quali altre occasioni avrei potuto farlo. Ho notato, purtroppo, che come militare non ho potuto godere completamente le bellezze locali perché non si è del tutto distesi e sereni.

È venuto il momento di chiudere per mancanza di ulteriore spazio. Ti saluto caramente e ti prego, com'è naturale, di rivolgere i miei sentimenti di affetto anche al papà (quando è venuto qui l'ho trascurato un po' e sono stato molto con Santina; spero non ci sia rimasto male e mi abbia compreso) e al caro Matteo.

Ciao, a presto, Romano.


sabato 3 febbraio 2024

La balconata


Una esposizione prolungata può rendere gradevole anche una foto scattata in controluce.

In realtà a me piace la metafora sottesa in questa inquadratura del maestoso Po.

Spesso ci ritroviamo ad osservare la vita, che scorre di fronte a noi lenta e silenziosa come le acque del grande fiume, restando sopra una balconata cinta da una robusta ringhiera che ci protegge e ci trattiene dal cadere in vorticosi flutti. 

venerdì 5 gennaio 2024

Il carillon

 

Nella fotografia si può vedere un carillon a forma di pianoforte verticale e che mostra ormai i segni del tempo. Di fatto rappresenta il primo regalino che ebbi a ricevere da Santina dopo essere diventati morosi o, come meglio piace a me definire, fidanzati.

Debbo confessare che a motivo dei tre cuoricini trafitti stampati su di esso, quest'oggetto, sebbene fosse stato acquistato dalla mia ragazza per manifestare concretamente con un dono tutto il suo affetto e la sua simpatia nei mie confronti, fin da subito mi lasciò un po' perplesso e non lo accolsi con altrettanto senso d'ironia e leggerezza con cui lei me lo aveva regalato.

Girando la manovella del simpatico balocco, si possono ancora udire le note della famosa melodia ripetuta più volte durante il film "Il dottor Zivago". Pertanto, vista la trama del romanzo che ebbi a leggere ancora durante gli anni del Liceo e poi riprodotta nelle sequenze cinematografiche che sono abbastanza note dato che ogni tanto un canale televisivo o l'altro si prende la briga di riproporne la visione, vedere raffigurati tre cuori trafitti dal dardo non dovrebbe apparire troppo fuori luogo. Ma a me, anche solo il velato accenno ad un terzo soggetto incomodo nell'orbita amorosa di una coppia, appariva come una situazione completamente da ricusare e pertanto non sono mai riuscito a nutrire un sentimento di completa simpatia per quest'oggetto.

Poi però l'altra mattina, mentre raccontavo in sogno questi pensieri ad un gruppetto di giovani che avevano fra le mani questo carillon, ho avuto come un sussulto improvviso convenendo che il disegno con i tre cuori trafitti potesse essere in qualche modo una sorta di premonizione nelle vicende amorose che mi riguardano.

domenica 24 dicembre 2023

Che fine ha fatto Gesù Bambino?

Sia chiaro che questa mia non vuole essere una contestazione, ma soltanto un differente modo di vedere le cose.

Non approvo i presepi senza Gesù Bambino fino alla notte di Natale. Gesù è già nato più di duemila anni fa ed è sempre con noi.

Con gli allestimenti non stiamo infatti perpetuando una situazione in divenire come facciamo invece con la Liturgia dell'Avvento. Col presepe stiamo inquadrando l'ultimo fotogramma della natività.

Se così non fosse, cosa ci fanno Maria e Giuseppe con lo sguardo perso nel vuoto? A chi rivolgono i loro occhi tutti i pastori accorsi all'invito dell'angelo? Se proprio si vuole omettere qualcuno, i Re Magi sono buoni candidati, ma - date retta a me - in adorazione del piccolino, come impazienti nonni, ci stanno bene pure loro fin dal primo giorno.

Buon Natale.

mercoledì 13 dicembre 2023

Santa Lucia

 

Le mie prime notti di Santa Lucia le ho vissute alla cascina Rocchetta. Dato che siamo emigrati a Brescia agli inizi di ottobre del 1968, ho avuto i miei ultimi doni nella casa di campagna l'anno precedente, quando ancora avevo cinque anni. Con un buono sforzo di memoria, riesco a tornare indietro alla prima Santa Lucia di cui ho ancora qualche ricordo. Di lì a non molti mesi avrei compiuto tre anni, ma in quel di dicembre ne avevo ancora due e per sentirmi più grande, se avessi saputo contare, a chi mi avrebbe chiesto l'età di certo ne avrei addizionato uno.

Orbene, in quella mattina di quel mio primo 13 dicembre ricordo che ero tenuto in braccio da mio padre che si aggirava intorno al tavolo della cucina su cui vi era un trenino di legno. Una locomotiva ed un vagone con sopra un'arancia e qualche caramella di zucchero. Mi appariva tutto abbastanza strano e non ero ancora stato investito da quelle sensazioni di desiderio ed aspettativa che venivano alimentate dai genitori nei giorni che precedevano l'evento e spesso usavano quest'ultimo come velato ricatto per indurre ad un comportamento migliore. L'anno seguente ricordo di avere ricevuto invece in dono un fucilino a tappi corredato anch'esso da un essenziale repertorio di dolciumeria.

La Santa Lucia dei miei quattro anni fu invece più abbondante e generosa. Forse ora mamma e papà potevano permettersi di fare qualche regalo in più. Oppure ora loro figlio era in grado di apprezzare maggiormente la sorpresa di quella magica notte. Sul tavolo della cucina vi erano più giocattoli che in passato. Credo che ci fosse qualcosa pure per mio fratello Matteo che era nato l'anno precedente. Trovai una scatola con svariati pezzi di legno. Prendendo a modello la figura che vi era sul coperchio, si poteva costruire la facciata di una casetta disponendo i pezzi uno sull'altro. Velocemente arrivai al tetto e mio padre non si poté trattenere dall'esprimere tutta la sua meraviglia. E pertanto non smetteva di complimentarsi continuamente con me perchè ero riuscito velocemente in quella che lui reputava di certo una piccola impresa, ma per me era sicuramente stato un gioco da ragazzi.

E così arriviamo ora alla Santa Lucia dei 5 anni, l'ultima in quel luogo. Avevo vissuto i bei momenti dell'attesa. Avevo spinto papà a realizzare una piccola fascinetta di fieno da lasciare fuori dall'uscio per l'asinello su cui cavalcava la prodiga latrice di doni. Ero andato a letto forse prima del solito per accelerare l'arrivo del lieto evento. Nel cuore della notte mi sono svegliato e sono sceso in cucina muovendomi al buio come da sempre amo fare nelle ore notturne. Da basso, sul tavolo, ho trovato quella che per me doveva essere una cosa portentosa. Ho preso fra le mani la grossa e pesante scatola e sono risalito al piano superiore per precipitarmi in camera dei miei genitori e condividere con loro la mia incontenibile gioia. Mia madre allungò la mano ed accese la luce posta sul suo comodino. Io ero in ginocchio sul suo tappetino scendiletto e stringevo fra le mani quella meraviglia. Avevo ricevuto in dono una confezione del Meccano. Faticai non poco a dar retta a mia madre e tornarmene così a letto perché era ancora notte fonda. Le sere seguenti, con l'abile guida di mio padre, ci sarebbe stato tempo di dilettarci nella costruzione di quei modelli che venivano illustrati sommariamente nel manualetto pieghevole a corredo.

sabato 2 dicembre 2023

Passaggio a livello

 

In questa cupa, umida e fredda giornata del primo weekend di dicembre il clima sembrerebbe ideale per proseguire la lettura di "Passo falso" di Marco Varvello, il libro che ho acquistato, con tanto di dedica dell'autore, alla libreria dove il noto giornalista era ospite per la presentazione della sua pubblicazione e dove, la settimana seguente, avrei presenziato pure io per l'esposizione della mia.

Invece temporeggerò ancora un istante per dedicarmi alla stesura di qualche capoverso, nel tentativo di imbrigliare definitivamente il sogno che ho fatto stamane, poco prima di decidermi ad uscire dal letto in orario più prossimo alla pausa pranzo che alla prima colazione.

Come credo capiti a tutti, in una situazione onirica che di punto in bianco passa da un ambiente all'altro, dopo aver viaggiato per un po' in auto seduto sul sedile posteriore, mentre mia moglie era al volante, e dopo aver fatto repentinamente marcia indietro presso un passaggio a livello per evitare che il muso dell'autovettura venisse investito dal convoglio che ormai era prossimo all'attraversamento, come fosse un naturale cambio di scena in una proiezione cinematografica, mi trovavo ora a percorrere solitario a piedi la via del centro storico della nostra città.

In quel mentre, una coppia di persone stava attraversando in direzione perpendicolare rispetto al mio senso di marcia, quasi scendesse dalle pendici del colle Cidneo. E mentre la giovane ragazza mi sfilava accanto dietro la schiena, ha finito con l'urtarmi un poco sulla scapola. Inizialmente ho proseguito, come se quel contatto non ci fosse stato, ma poi, avendo riconosciuto lei ed intuito che quell'altro fosse il suo uomo, non volendo continuare a fare la figura dell'indifferente che prosegue con noncuranza nonostante l'involontario urto, là dove invece altri si sarebbero potuti irritare o, quantomeno, avrebbero lanciato un inequivocabile sguardo reclamando scuse, mi sono fermato e, rivolgendomi a loro, li ho invitati a proseguire il cammino insieme disponendomi nel mezzo fra loro due.

Poco prima avevo percepito dai loro discorsi che ci fosse in atto una sorta di bisticcio di cui avevo compreso pienamente le motivazioni. Volli rassicurare l'uomo dicendo che di quella giovane donna ero soltanto amico e perciò non doveva nutrire sentimenti di gelosia. D'altra parte, la mia non era una frequentazione così assidua da giustificarla. Ci conoscevamo appena e questo principalmente era dovuto al fatto che è un'amica di mia figlia. Se non fosse a motivo di questo, neppure potrei considerarmi un amico. Ma il mio sentimento richiedeva di essere ben inquadrato. Ed in quel momento mi rivolsi ad una quarta persona che ci aveva affiancato e sembrava seguire con attenzione il mio discorso.

Dissi ai due che ero amico della ragazza, ne più ne meno che di quell'allampanato signore che, col suo sguardo rivolto verso l'alto ed il suo sorriso, instillava in me il medesimo sentimento di amicizia provato per lei.

Dopo questa affermazione, d'improvviso mi sono destato dal sonno. Sono certo che gli elementi e le situazioni vissute nel mio sogno possano avere avuto un punto di contatto con recenti eventi di cronaca - mi riferisco al disastro ferroviario visto in TV l'altra sera - o situazioni di vita non esattamente sovrapponibili con quanto ho appena raccontato. Però mi piace immaginare che, per la mia affermazione finale ed il mio modo di sentire, ci sia una corrispondenza pressoché totale.