Amore al mare
Amore in montagna
Amore in prigione
Amore in città
Amore vorticoso
Questo Blog nasce con l'intento di pubblicare il pensiero, anche quello più intimo, di una piccola anima.
Posti a loro riservati ai margini delle città per non dire ben lontani, tagliati fuori dal centro, se ti piace restare invece vicino ai luoghi da visitare. Adatto per l'avventura di certo sì, ma non devi aver paura di sostare in luoghi isolati quando la sera arriva il buio. Puoi far felice bambini piccolini e quell'io fanciullo che sempre ti porti appresso. Un fedele amico dell'uomo può farti compagnia quando la progenie ormai cresciuta vagabonda indipendente percorrendo vie diverse dalle tue.
Sì, non fa per me, non fa per noi. Ma sono felice per voi e per tutti quelli che danno sfogo al proprio sogno di libertà. Quando vi passo accanto in autostrada, Maria Luisa d'improvviso esclama: "Romano, compra il camper!" e subito emettiamo una fragorosa risata.
Penso a questo elaborato grafico da quasi una settimana, da quando ho ascoltato il commento al Vangelo fatto da uno dei nostri sacerdoti all'omelia dopo la lettura della risurrezione di Lazzaro. "Lasciatelo andare", dice Gesù nel testo di Giovanni. Per me la frase è risuonata come un "Lasciatelo in pace, non tormentatelo con le vostre domande!". Se fossimo stati contemporanei di Marta e Maria, chi ci avrebbe impedito di assalire il loro fratello con pressanti interrogativi per soddisfare ogni nostra curiosità sull'aldilà?
"Lavatelo bene, non fare come i gatti" mi diceva mio padre quando la mattina mi sciacquavo il viso per rimuovere la cispa notturna, la "sbesa" come la si chiamava in gergo dialettale.
Quando invece era lui il padrone del lavello, io gli restavo al fianco estasiato e pensavo che fosse inavvicinabile il suo modo di tergersi il volto perché passandoci sopra con le mani riusciva a fare un forte rumore che mai sarei riuscito ad eguagliare. Ed è appunto per questa mancanza di sonorità nelle mie abluzioni mattutine che ritenevo ben attribuita la comparazione ad un micio.
Qualche giorno fa, mentre facevo la doccia, ho provato a soffiare fuori l'aria mentre con le mani strofinavo energicamente le labbra muovento velocemente i palmi in alto ed in basso. Sono sicuro che se avessi avuto li attorno un figlio piccolino, avrebbe potuto esclamare: "Ora sì che ti stai lavando come il nonno".
Avete notato come periodicamente, ad intervalli sempre più ristretti, riusciamo a progredire e fare un balzo tecnologico in avanti? Se state leggendo questo post dal vostro smartphone, avete tra le mani una concreta testimonianza di uno di questi grandi salti.
Mi è capitato già qualche volta di soffermarmi a pensare ed immaginare quale possa essere il successivo ed in questo momento un'idea l'avrei avuta. È qualcosa di immateriale, come anni fa lo era stata la diffusione di internet.
Potrei sbagliarmi, ma credo che sarà l'intelligenza artificiale a scandire marcatamente il ritmo dei giorni a venire. Ed anche qui già se ne intuiscono i risvolti positivi e quelli negativi. Starà a noi farne buon uso.
Del resto, come col cellulare.
Sono andato a prendere a piedi i sacchetti della differenziata dove li distribuiva la municipalizzata, facendo una bella scarpinata. Costeggiando una vetrina, eccoti un variopinto divano a mo' di panchina. Preso il cellulare in mano, scatto una foto che pare un dipinto. E visto lo scatto non male, l'ho titolato: "Carnevale"!
Durante questa settimana mi son detto che è da un bel pezzo che non disegno una di quelle simpatiche vignette contenenti quei mostriciattoli che tanto mi avevano appassionato mesi addietro. Visto il lavoro intenso di questi giorni, non avevo proprio voglia di starmene al PC anche in tarda serata per dare concretezza a quanto avevo in animo di fare.
Nell'ultimo periodo si è tanto sentito parlare di viaggi nello spazio. Quindi mi è parsa una logica conseguenza far sperimentare al mio protagonista una di queste avventure. Poi ora è diventata di gran moda ChatGPT e quindi volete che il mio curioso tipetto non entrasse in un internet point per sperimentare di persona le sorprendenti meraviglie dell'intelligenza artificiale?
Come chiosa finale, non mi sembrava vero di non riportare e concludere con la frase che ripeteva spesso mia madre al ritorno da un viaggio o da una vacanza: "Dove andare a stare più male di casa propria?".
Cari genitori
"Ninni, vuoi un caffè?", mi dice Maria Luisa appena si accorge che mi sono alzato. Annuisco e la raggiungo in cucina. Prendo una tazzina e vi verso quanto aveva lasciato nella moka, pronto da bere perché non più bollente. Poggio la chicchera sul bordo del lavandino in attesa di sorseggiarmelo di lì a poco, dopo aver messo altra acqua che mancava al contenitore filtrante.
Vedendo la tazzina in potenziale pericolo di essere urtata inconsapevolmente da mia moglie che stava armeggiando attorno al lavello, decido di spostarla sui fornelli, in un anfratto piano. Fatto quel che dovevo, la riprendo e mentre sto per dare il primo sorso sporgendomi di lato verso l'acquaio, Maria Luisa si muove all'indietro e, urtando leggermente il mio gomito, mi fa versare sul ripiano buona parte della calda bevanda.
Ora ditemi voi se quel caffè non era destinato ad essere rovesciato. Il mio intervento, quasi premonitore, non è servito a nulla. Ne ho solo cambiato la modalità di esecuzione senza fermare il suo ineluttabile destino.
Con un piccolo aiuto grazie ad un semplice tool trovato online, ho dato corpo e forma alle trasformazioni dell'amore. Per oggi mi fermo qui, ma non è detto che in futuro non si possa pubblicare qualche altro elaborato. Non c'è limite alla creatività.
Tornando stamane dalla cena aziendale di ieri, m'è capitato di ascoltare alla radio una trasmissione che parlava di Intelligenza Artificiale. In particolare si discuteva di ChatGPT e delle sue sorprendenti risposte fornite alle domande che gli vengono poste in chat.
Incuriosito, oggi pomeriggio mi sono registrato ed ho cominciato a formulare alcune domande pure io. Il mio intento era quello di cercare di capire se questo programma può essere utilizzato in maniera fraudolenta dagli studenti di mia moglie che spesso ricorrono al web copiando di sana pianta i loro elaborati.
Ad alcuni quesiti l'interlocutore artificiale ha ribattuto, talvolta in maniera pedante, che non era in grado di rispondere, o perché non prova sensazioni come un essere umano oppure per il fatto che non ha accesso ad internet e quindi può attingere soltanto alla propria base dati.
Ho posto allora alcune domande di carattere scientifico spaziando dalla fisica alla matematica, dalla chimica all'informatica. E qui non mi ha deluso. Poi chiedendo di "Carneade, chi era costui?" ho avuto un bellissimo resoconto riguardo a questo filosofo greco.
Non contento, ho chiesto in quale capitolo de "I promessi sposi" viene citato Carneade. In maniera per me un po' piccata, ha sentenziato che fra Carneade ed I promessi sposi non vi è alcuna attinenza. Gli ho dato esplicitamente dell'asino e ha prontamente fatto ammenda per avermi dato una risposta insoddisfacente.
Allora ho concluso dicendo che mi sentivo rassicurato perché secondo me non dovrebbe costituire una minaccia di uso improprio in mano agli studenti di mia moglie. Infine mi domandavo il motivo per cui in futuro avremmo dovuto sborsare dei soldi per continuare a porgli delle domande. Secondo me, al più potrebbe diventare un sofisticato modo di intrattenere le persone.
Non ho avuto risposte: è andato in tilt. Un messaggio rosso, come potete vedere nell'immagine, mi rimanda al servizio di help.
Ho tanto amato questa vita da voler esserci ancora un po', anche quando non sarò più vivo. Ecco il senso di queste memorie.
Come l'immagine che appare nel post precedente, anche questa è in giro nel web già da un po' di tempo. Subito dopo aver realizzato il disegno "Metamorfosi" ed aver accumulato un certo grado d'insoddisfazione per non essere riuscito a partorire qualcosa di ben più accattivante, ho letteralmente visto danzare davanti ai miei occhi alcune matite, però meno arzigogolate di quelle che compaiono in un vecchio post che ho voluto realizzare in omaggio a Jacovitti.
Questa è una di quelle rare volte in cui un mio elaborato grafico viene pubblicato su altri social ben prima di apparire in testa ad un breve articolo su questo blog. Era da tempo che desideravo cimentarmi in un disegno ben più complesso e meno semplicistico di quanto fatto in altre occasioni. L'idea era quella di stendere qualcosa che facesse pensare ad una trasformazione da ammassi di forme metalliche, rovine o brandelli di oggetti non meglio definiti fino a perdersi in uno sfumato arboricolo dove la natura potesse fagocitare tutto il brutto imperversante per ricostituire su lande desolate un insieme meno caotico e più armonico. M'è rimasto in bocca un sapore amaro che sa d'incompiutezza. Andrà meglio un'altra volta.
2.6.83
SCUST 20.05.83
S. GIORGIO A CREMANO 4-5-83
S. GIORGIO A CREMANO (NA)
Ciao Romano
Sento spesso parlare di "zona di confort" da cui non amiamo distaccarci. A nessuno piace procurarsi il freddo per il letto e pertanto trovo abbastanza normale che ci piaccia permanere, almeno per quel che possa dipendere da noi, nello stato di gradevole benessere che pro-tempore ci ritroviamo a godere. Tuttavia, restare immobili può esporci a situazioni che mai avremmo pensato di dover affrontare.
E' praticamente ciò che a tanti sarà capitato di vedere in uno dei vecchi film di guerra dove le reclute sono tutte ben allineate di fronte al comandante. In quel momento viene detto che c'è un compito importante da svolgere, ma estremamente pericoloso; quindi serve un volontario che faccia un passo avanti. Tutti, tranne uno sprovveduto, fanno un passo indietro e così colui che non aveva assolutamente intenzione di candidarsi, pur rimanendo fermo, si ritrova ad essere in una posizione più avanzata rispetto a tutti gli altri e quindi scelto per l'impresa.
Similmente, anche se in questo caso il movimento è nel verso opposto, se tutti attorno a te avanzano di un passo mentre tu resti fermo dove sei, inesorabilmente finisci poi con l'apparire come colui che ha fatto un passo all'indietro. Bisogna sempre considerare il movimento relativo rispetto a chi ci sta attorno. Se è possibile, dobbiamo giocare d'anticipo per non ritrovarci poi ad inseguire con affanno le posizioni perse. Chi ha tempo, non aspetti tempo, recita un noto adagio. La vita è una lotta ed ogni volta bisogna essere pronti a partire, a ricominciare, ad affrontare a testa alta e con determinazione le nuove sfide che sempre si presentano sul nostro cammino.
A passeggio fra le vie del centro di una qualsiasi delle nostre città, non puoi fare a meno di notare che quasi tutti teniamo in mano uno smartphone, sia che si tratti di un ragazzino oppure di una persona adulta.
Abbiamo a disposizione un potente elaboratore personale che ci offre l'opportunità di chattare in tempo reale con un parente lontano che risiede al di là dell'oceano ed al contempo può indurci all'isolamento fino a farci trascurare il partner o l'amico che è seduto a tavola di fronte a noi.
Bisogna avere il coraggio di farne un uso più razionale, magari impostando più spesso la modalità aereo, oppure senza precipitarsi subito a sbirciare l'ultimo messaggio arrivato, come se temessimo di perdere la notizia più importante della nostra vita.
Il mondo sta scorrendo davanti a noi e se non alziamo lo sguardo rischiamo di perderci tutto il bello che nessun social ci potrà offrire.
Vorrei rimanere umile pure io, ma questa mania espressiva che sta dilagando assomiglia tanto a quell'altra per cui si facevano le virgolette grattando l'aria un paio di volte con le mani a coniglietto di playboy.
Questa definizione usando la rivista sexy, fino a prova contraria, è mia perché la sto usando da tempi non sospetti. Ecco un altro termine diventato virale in maniera autoreferenziale.
Che sia colpa dei social? Ma sicuramente che lo è, anche se molti di voi penseranno trattarsi più di merito che di demerito dato che una volta, appena prima della comparsa dei veicoli elettrici da pista di ballo di cui sopra, normalmente era uno soltanto a leggere davanti alla luce fioca di un focolare, per lo più giovinetto, mentre tutt'attorno a lui una corona di sdentati sorrisi porgeva l'orecchio alle novità che arrivavano dal fronte.
Ora le novità ce le abbiamo di fronte e non sono per niente nuove. C'è la guerra mondiale, come allora, solo che questa volta hanno deciso di concentrarla tutta in un posto e mi sa tanto che, con la scusa di limitare il numero dei morti, dovranno terminarla nello stesso modo, appena avranno finito di mettere a punto l'arma che annichilisce l'atomica. Sì, perché un'arma è risolutiva soltanto se è in mano ad una sola delle due parti.
Mi aggiro per casa con gli occhiali da asciugare lavati di fresco per una nuova giornata di lavoro.
Collego il PC alla presa elettrica e lo accendo. Intanto che esegue il suo rollio, ripongo l'ampio asciugamano che ha assorbito il nostro sudore mentre svogliati guardavamo seduti sul divano l'ennesimo movie del network americano.
Le persiane sono socchiuse e la casa è in penombra. Una fitta rete ci separa dalle zanzare, ma non impedisce al brusio degli studenti convenuti a scuola per affrontare la seconda prova d'esame di sovrastare il silenzio di queste stanze.
Nella luce attenuata mi muovo ancora per un po' avanti ed indietro prima dell'approdo finale.
Negli occhi un flash d'immagini del film "L'amante" tenta invano di scuotermi dagli sterili screenshots che si susseguiranno uno dopo l'altro sino a tarda sera.
Ormai sono quasi due mesi che te ne sei andato e mi sembra giusto fissare qualche ricordo così come a suo tempo feci con mamma.
Alla scuola elementare la maestra ci dava talvolta delle ricerche da eseguire a casa. Penso che il suo scopo fosse quello di spronarci e renderci familiari nella consultazione di enciclopedie che tutti avremmo dovuto possedere. Noi invece non avevamo alcuna enciclopedia da cui attingere ulteriori informazioni rispetto ai testi scolastici. "Conoscere" andava per la maggiore in quel periodo ed io osservavo con un certo stupore tutte quelle illustrazioni di cui era corredata, quando qualche mio compagno portava in classe uno di quei volumi.
Sarà perché al lavoro sono coinvolto in nuovi progetti di sviluppo software che talvolta mi tengono impegnato fino ad ora tarda, sarà perché col tempo viene un po' meno la voglia di mettersi davanti allo schermo e fissare per sempre qualche pensiero, sarà perché la vita corre via col suo grande turbinio, sarà perché non si è fatto altro che parlare a lungo di una cosa e poi adesso di un'altra ancora più grave, ma a me, più che di scrivere, sembra sia venuta piuttosto la voglia di cacciare la testa sotto ad un bel mucchio di sabbia per tirarla fuori soltanto a tempo debito, quando tutto sarà passato, ma passato veramente.
Poi però, quasi come per incanto, giusto non più di un'ora dall'aver sentenziato di fronte alla moglie che forse è giunto il momento di lasciare andare questo progetto che mi vuole coinvolto ormai da diversi anni, ecco che ancora inaspettato torna il desiderio di sentir tamburellare le dita sulla tastiera, non per scriver linee di codice, ma per provare ancora una volta ad infilare i pensieri uno dietro l'altro per vedere, come cantava quel tale, l'effetto che fa.
Mi sarebbe piaciuto allietare, capoverso dopo capoverso, qualche lettore paziente che, per caso o per oculata ricerca, si è imbattuto nelle trame dei miei pensieri. In passato m'è pure capitato di ricevere complimenti ed approvazione perfino da qualche collega di lavoro che si era ritrovato a leggere alcuni dei miei pezzi e di essere stato lodato per il periodare fluido e scorrevole. Ogni tanto sono andato io stesso a rileggermi alcuni pensieri che non ricordavo completamente e di essermene meravigliato. Davvero sono stato io a scrivere quelle cose?
Altre volte la stesura è stata decisamente più difficoltosa. Sono tornato a limare il primo periodo a più riprese senza capire bene come sarebbe stato l'incipit del successivo. Il più delle volte, soprattutto agli inizi, avevo così tante cose da dire, soprattutto a me stesso, che non mi son curato troppo della forma e le frasi si accumulavano quasi da sole una dopo l'altra. Pensavo che una successiva rilettura sarebbe stata sufficiente per eliminare qualche svarione grammaticale, qualche imprecisione sintattica facendo largamente tesoro delle brevi lezioni di stile che Maria Luisa ha generosamente dispensato in questi anni a mio beneficio, anche se lei tende a minimizzare dicendo che il suo apporto è stato minimale e che scrivevo già bene di mio.
Ne abbiamo parlato giusto qualche momento fa. E' così che si deve scrivere. Di getto, senza curarsi troppo della forma. Ci sarà un secondo passaggio, una limatura finale atta a rimuovere con cura tutte le sbavature rimaste sul campo. Anche se, a onor del vero, a me sembra che talvolta possa essere ben più efficace la scrittura originale rispetto a quella revisionata. Poi però convengo che le ripetizioni di termini vadano abolite, che la lettura debba essere il più scorrevole possibile, evitando di incespicare in capoversi o frasari poco chiari, rispettando il plurale del verbo quando vi è più di un soggetto. Lo confesso, questa è una mia debolezza, ma col tempo sto imparando e faccio più attenzione a questi particolari che possono apparire di poco conto e per lo più tollerati.
E mentre allontano un attimo i polpastrelli dai tasti per brandire la tazza della fumante tisana che Maria Luisa ha testé posto al mio fianco sulla scrivania, provo a vedere se riesco a lasciarmi andare ad una riflessione non banale, ad un pensiero intimo che meglio calzino e possano motivare lo sforzo di essermi seduto ancora una volta davanti al PC per pubblicare un nuovo post su Piccola anima, il blog che ha raccolto in passato tante mie riflessioni ed a cui invece oggi tendo un po' a distaccarmi, sia per scarso desiderio di lanciare nel web altre sfumature della mia vita privata, ma di più perché forse non ho più tante cose da dire. O, quantomeno, non ho più la velleità di pensare che quel che scrivo possa essere un contributo significativo nella costruzione di un mondo migliore.
S'è rotto l'incanto. Mi sembrava di aver voglia di parlare
di tutto ed invece son finito con lo scrivere di niente. Se vi sentite un poco
presi in giro dal momento che eravate giunti fin qui ed un po' di aspettativa
l'avevate pure accumulata ripensando ai miei tempi migliori, allora meritate le
mie scuse. Il tempo è prezioso. E' infinito, ma purtroppo noi ne godiamo
soltanto una porzione infinitesimale e dobbiamo valutare per bene le scelte che
facciamo, specialmente come lo impieghiamo. Il tempo non va sciupato.
Dietro questa maschera c'è un uomo e tu lo sai
Dietro questa maschera c'è un uomo e tu lo sai
Con le gioie, le amarezze ed i problemi suoi
E mi trucco perché la vita mia
Non mi riconosca e vada via
Dietro questa maschera, lo sai ci sono io
(Sono io soltanto, io)
Quel che cerco, quel che voglio, lo sa solo Dio
(E lo sa soltanto Dio)
Tratto da "La favola mia" di Renato Zero