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domenica 30 giugno 2013

Indecisione

Mi trovo come fermo ad un bivio e non so quale direzione prendere.

Vorrei parlare di "Amore e necessità" e di come tutta la vita sembri dibattersi fra queste due pulsioni naturali. La prima che spinge al rispetto, al dono, al sacrificio di sé e la seconda che taglia corto con le esigenze di sopravvivenza e coniuga alla perfezione la frase "mors tua vita mea". Lo si vede nella natura o meglio nel regno animale: solo le piante sembrano esserne esenti. I vegetali non hanno bisogno di uccidere per sopravvivere. A loro basta trasformare la materia per trarne linfa vitale. Non è così per la fauna e per l'uomo stesso che ha bisogno di alimentarsi con piante o animali di ogni genere e specie.

D'altra parte mi piacerebbe parlare anche di "Elemosina e dignità" e di come spesso nelle nostre oblazioni dimentichiamo o non vediamo per nulla chi ci sta di fronte e tende la mano. Sentiamo dentro di noi l'impulso a staccarci da ciò che possediamo e farne dono a chi ne ha bisogno, ma il nostro diventa un gesto meccanico che non trasmette umanità. E' un'azione che cala dall'alto e non pone l'altro su un piano di uguaglianza. Vorrei raccontare di come una donna, col suo sorriso, con la sua dolcezza nel domandare, nel cercare da me una parola e non solo dei soldi, sia riuscita a farmi salire di un gradino su quella lunga scala che porta l'uomo ad incontrare l'uomo.

Vorrei parlare un po' più diffusamente di una di queste due cose, ma mi scopro ad essere come l'automobilista indeciso e smarrito che si ferma pericolosamente in prossimità del bivio, proprio lì sotto alla segnaletica stradale ed ha bisogno di un po' di calma per afferrare il senso di quelle indicazioni per poter finalmente imboccare la direzione giusta.


sabato 15 giugno 2013

Fallimento

Ultimamente sembra che io sia attratto dai titoli di una sola parola che invitano a concentrare la riflessione sull'essenza delle cose. Forse sarà anche perché il periodo economico è particolarmente sfavorevole e di debacle aziendali se ne susseguono in continuazione in un turbinio inarrestabile, come un fiume in piena che, dopo aver eroso l'argine, mina inesorabilmente la stabilità delle case che si erigono a fianco lungo il suo corso.

Questa settimana sono rimasto molto colpito da una frase pronunciata in un film dato in tv che poi non ho avuto la pazienza di vedere sino in fondo, vuoi perché abbastanza assonnato, vuoi perché la pellicola non mi sembrava avere eccessivo mordente da tenere completamente desta la mia attenzione. Orbene, in una sequenza si vedeva un islamico parlare a dei giovani ed affermare che il Capitalismo aveva fallito e pure anche il Cristianesimo.

Che il modello economico occidentale non goda più di ottima salute, credo che ne siamo tutti abbastanza consapevoli. Ma che non stia più tanto bene neppure un messaggio che avrebbe la pretesa di essere una parola definitiva nella vita dell'uomo, questo mi ha sorpreso non poco.

Dopo il fallimento delle ideologie di sinistra, sembrava inevitabile il trionfo dell'ultimo credo rimasto: l'affermazione dell'individuo, il successo personale, il trionfo di chi si è fatto da sé e si è elevato in alto sopra tutti così da divenire ben presto modello a cui guardare con invidia pensando vanamente che, se ce l'ha fatta lui, forse potremmo farcela anche noi.

Ma non è stato così. Chi ha denaro sta diventando sempre più potente e chi non lo ha sempre più miserabile. Non solo, nella corsa all'accaparramento, all'accumulo fine a sé stesso, si fanno proseliti sempre più numerosi verso il malaffare, perché tanto è così che va il mondo e se non arraffi tu, lo faranno altri al posto tuo e tu sei uno stupido se non ne approfitti.

Quindi, dal mio punto di vista, non è il Cristianesimo ad aver fallito, ma il trionfo di una filosofia di vita profondamente inumana ed ingiusta ad averne adombrato il valore. Certamente si deve credere ed è in base alla mia fede che posso ritenere immutabile e definitiva una parola di speranza arrivata al cuore dell'uomo ormai più di duemila anni fa.

Come un buon padre che sa dare solo cose buone ai propri figli, non convenite anche voi con me che se noi tutti fossimo figli dello stesso Dio, e lo siamo realmente, Lui non ci avrebbe lasciati soli e ci avrebbe indicato la via? Come una madre che non si dimentica di ciò che ha generato ed è uscito dal suo grembo. Ma se anche vi fosse una madre così sconsiderata, Lui non ci dimentica e si prende cura di noi.

Idee nuove per il futuro, per uscire dalla crisi? Son tutte lì in quei quattro libretti. Basta aprirli e lasciarsi ispirare.


sabato 25 maggio 2013

Immagine

Questo pomeriggio mi trovavo in cattedrale a Brescia per partecipare alla Cresima dei ragazzi della nostra Unità Pastorale. Eravamo entrati nel duomo con un certo anticipo, quando ancora molti banchi erano vuoti. Su ciascuno di essi vi era un fogliettino con l'indicazione della parrocchia assegnataria di quel posto. Dopo un breve zig zag sono riuscito ad individuare il luogo a noi assegnato. A fianco dei banchi vi erano pure delle seggiole con sopra un analogo foglietto, ma con l'indicazione che esse erano riservate ai catechisti.

Pensando che fossero destinate a noi, ho fatto cenno a mia moglie di sederci lì. Intanto la chiesa cominciava a riempirsi e gruppi sempre più folti di ragazzi, genitori e parenti confluivano dentro quella grande casa comune. Contando le seggiole però qualcosa non mi tornava. Erano soltanto quattro e mi sembrava strano che avessero previsto un posto anche per noi proprio lì vicino ai cresimandi.

Dopo qualche altro istante di attesa, ecco giungere anche il gruppo della nostra parrocchia. Li vedo un po' smarriti e confusamente trovano posto nei banchi affiancati dai rispettivi padrini e madrine. Nel gruppo scorgo anche la catechista e gli assisenti più giovani che hanno accompagnato i ragazzi in tutti questi anni. Sono quattro, come le seggiole riservate, di cui noi ne stiamo occupando due. Capisco che c'è un errore. O meglio, che abbiamo commesso uno sbaglio sedendoci lì in quel posto ed allora invito Maria Luisa ad alzarci e a spostarci più a lato dove nel frattempo han preso posto anche i genitori ed altri parenti.

Prima di abbandonare definitivamente le seggiole faccio un cenno agli assistenti ed indico loro dove possono sedersi. Poi noi ci ritiriamo in buon ordine cercando, se possibile, un altro posto dove metterci a sedere. Non è rimasto che l'ultimo banco in fondo. Sul lato dello schienale, invece del semplice inginocchiatoio, vi è anche un ripiano a mo' di panca che va benissimo per non dover assistere in piedi alla cerimonia.

A Maria Luisa pare strano di dover dare le spalle al centro della cattedrale. In effetti lo è un po' anche per me, ma non più di tanto perché lì siamo proprio di fronte all'altare del Santissimo e quando staremo seduti, in realtà volgeremo lo sguardo a Lui ed avremo il privilegio di stare proprio in prima fila.

Inizia la funzione ed i prelati, fuoriuscendo dalla sacrestia, in breve processione passano proprio davanti a noi. Lì in mezzo a loro c'è anche il Vescovo e pertanto possiamo vedere il suo passaggio da vicino e scambiare un sorriso con il sacerdote che ci ha aiutato nel preparare gli incontri in cui noi siamo stati gli accompagnatori dei genitori dei ragazzi.

Durante l'omelia monsignor Vescovo ci parla di Giovanni, l'evangelista, che ha scritto le parole di Gesù riguardo all'amore del Padre. Chi vede Lui vede il Padre perché i due sono una cosa sola. E come in un libro bilingue possiamo capire il messaggio steso in un idioma per noi sconosciuto, così ora noi possiamo conoscere Dio, che non vediamo, per le opere e le parole di suo figlio che è venuto in mezzo a noi e ci ha mostrato il Padre.

Mentre il Vescovo seguita nell'esposizione della sua riflessione, usando immagini semplici per farsi comprendere bene dai più piccoli, senza per questo risultare banale o scontato per gli aduti, per un istante mi sfiora il pensiero d'incontrare Dio e di vederlo faccia a faccia. E la cosa mi pare sorprendente e sconvolgente al tempo stesso, così che tutto il resto ormai non conti più.


venerdì 17 maggio 2013

Io non sono come James Bond

Il titolo di questo post è una fin troppo facile parafrasi del film che mia moglie ed io abbiamo visto in settimana a Cremona. "Noi non siamo come James Bond" non è di certo una pellicola destinata al vasto pubblico, ma più propriamente può trovare la sua giusta collocazione in una rassegna cinematografica dedicata a spettatori dal gusto particolare che non disdegnano degustazioni di frontiera.

Fin dalle prime sequenze si ha l'impressione di assistere ad una sorta di documentario introduttivo all'azione filmica che dovrà svolgersi successivamente. In realtà ci si trova ben presto immersi nelle vicende personali dei due protagonisti - di cui uno è il regista stesso - che, riprendendo in mano un vecchio progetto, tentano di mettersi in contatto con Sean Connery, l'attore che sicuramente ha interpretato meglio e con più successo il ruolo di James Bond.

Attorno a questo debole filo conduttore, che si dipana come una sorta di auto intervista, emerge ben presto il tema della malattia e della prodigiosa guarigione di cui entrambi i protagonisti han fatto esperienza nella vita reale. Il film vien quasi a colmare un vuoto di senso dell'esistenza di cui improvvisamente si prende coscienza nel momento in cui una leucemia ed un cancro investono prima uno e poi l'altro dei due interpreti.

Come vien detto brevemente in alcune sequenze, in questa rappresentazione, più che tentare di dare delle risposte emerge tutta una serie di domande aperte al libero contributo individuale dello spettatore.

Il tentativo è lodevole, ma in alcuni passaggi - a mio modo di vedere - si procede fin troppo speditamente e i protagonisti perdono l'occasione per arrivare in maniera più profonda ed incisiva al nocciolo della questione. Come rapide pennellate che lasciano i contorni non ben definiti ed i tratti fin troppo sfumati. E così, dal crescendo iniziale denso di aspettative e ricco di filoni narrativi tutti equamente possibili, si arriva nel finale ad una sorta di tono minore che lascia in bocca il sapore dell'incompiuto.

domenica 28 aprile 2013

Tra inferno e paradiso

Chi resta ancorato ai ricordi, si sa, non può andare lontano. D'altra parte i ricordi sono l'ampio bagaglio di chi ha viaggiato tanto. Così, quasi in maniera aforismatica, mi veniva da chiosare un po' di tempo fa ad un amico su Facebook. Talvolta però ci si muove più con la mente che con il piede e, se la fantasia non fa difetto, le meraviglie da scoprire sono certamente più numerose di quelle che potremmo scorgere realmente con i nostri occhi.

Un buon libro è spesso il nostro biglietto di viaggio più caro, non economicamente parlando. Saliamo sul treno di una nuova lettura e non è infrequente scoprirsi dispiaciuti di essere ormai giunti a destinazione. Ora che eravamo entrati in sintonia con i nostri compagni di viaggio, ci tocca a malincuore di scendere da quel vagone che ci aveva tenuti ben al riparo per alcune ore dal mondo agitato che c'è là fuori intorno a noi.

A volte di un romanzo non sappiamo trattenere che una frase soltanto. Forse dell'intero scritto ne conserva il sapore intenso o magari siamo noi soltanto a darle un valore alto perché quel capoverso risuona e fa muovere le corde del nostro animo. E così per un attimo restiamo sospesi in quel limbo che è a metà strada fra l'inferno delle nostre preoccupazioni quotidiane ed il paradiso che custodisce i nostri sogni migliori.


domenica 7 aprile 2013

Aria nuova

Esco per un attimo sul balcone
 e sento dapprima sulle gote
 e poi su per le narici
una fresca brezza come d'aria nuova.

Ma non c'è il sole
 e tutt'attorno splende il grigio
in questo cambio di stagione
che forse non meritiamo
 e che pertanto seguita a non tornare.

Basta pioggia, che è benedetta sì,
 ma quando è troppa
mina la salute delle ossa fin al punto
che poi anche lo spirito ne risente.

Ma non s'odono gli uccelli cantare intorno?
 Dove saranno mai invece di far da sottofondo
nel lento fluire delle nostre giornate?

Mi dedicherò ancora un po' agli affanni di sempre
 e chissà se è giusto che io spenda così
il prezioso tempo che più non torna.

Dimmelo tu qual è il modo più opportuno
di venirti incontro amore
senza temere di aver preso la strada più lunga
come un navigatore configurato male.

Eppure non dovrei esitare ancora
 perché è lontana l'ora in cui imparai
come imboccare la diritta via.

Tienimi per mano perché il giorno presto muore
e se ti ho accanto
anche l'aria nuova di cui ho bisogno non manca.

Nella tremula luce di una candela
contemplo il tuo sorriso
e non c'è cena che mi possa dare
identica sazietà, come starti a guardare.


martedì 26 marzo 2013

L'ateo perfetto

Eravamo degli atei perfetti, di quelli che non si pongono più interrogativi sul loro ateismo. Gli ultimi militanti anticlericali che si scagliavano ancora contro la religione nelle riunioni pubbliche ci parevano patetici ed un po' ridicoli, quali lo sarebbero degli storici che s'impegnassero a confutare la favola di Cappuccetto rosso. Il loro zelo non faceva altro che prolungare inutilmente un dibattito chiuso ormai da lungo tempo dalla ragione.

L'ateo perfetto non era infatti ormai più colui che negava l'esistenza di Dio, ma colui per il quale non si poneva neppur più il problema dell'esistenza di Dio.

ANDRÉ FROSSARD
Dio esiste
io l'ho incontrato


SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE
TORINO

Ecco un altro libro letto tutto d'un fiato nel breve spazio di un pomeriggio passato in ospedale a fianco di Maria Luisa sottoposta ad intervento chirurgico per la ricostruzione del tendine del pollice sinistro.

sabato 23 marzo 2013

Meno di 75 minuti

Con l'avvento della Quaresima, mia moglie ed io avevamo espresso il desiderio di accostarci al Sacramento della confessione per tempo, ben prima della Settimana Santa. Ed invece, nonostante tutte le nostre buone intenzioni, non siamo riusciti a dare concretezza a questo proposito se non oggi pomeriggio soltanto, giusto alla vigilia della domenica delle Palme.

Dopo l'immancabile riposino pomeridiano, fonte di riconciliazione con le energie fisiche disperse durante la settimana lavorativa, abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso il centro cittadino. Lasciata l'auto in un affollato parcheggio ad accesso libero, ci siamo incamminati verso la chiesa di S. Francesco dove numerosi frati sono disponibili ad accogliere i penitenti di ogni età.

Giunti là, vorrei trattenere Maria Luisa presso il confessionale che è collocato in fondo alla navata laterale, proprio lì a fianco del portale d'ingresso. Ma lei, nonostante non ci sia nessuno e si debba presumibilmente aspettare soltanto che esca chi ci ha preceduto, ne scorge un altro che si sta liberando più avanti e m'invita a seguirla. Con passo affrettato lo raggiungiamo e lascio che sia lei ad entrarvi per prima. Mentre mi guardo intorno per trovare un posto dove sostare, mi accorgo che è appena uscito un signore anche dal confessionale che avevamo abbandonato. Ritorno allora sui miei passi e con circospezione entro anch'io a chiedere perdono.

C'è decisamente meno ressa delle altre volte, nonostante ormai la Pasqua non sia più tanto lontana e così, a conti fatti, ci avanza più tempo del previsto. Propongo allora a mia moglie di arrivare fino in piazza Vittoria per visitare una stazione del nuovo metrobus. Nei giorni scorsi c'è stata l'inaugurazione. Saremmo voluti accorrere anche noi per dare un'occhiata a questa nuova grande opera della nostra piccola cittadina, ma dopo aver letto su facebook delle lunghe attese patite da alcuni amici per la gran folla di metroentusiasti, abbiamo deciso di rimandare la visita ad un momento più favorevole.

Mentre ci avviciniamo al centro della città, ci viene incontro una ragazza che ci domanda a bruciapelo qual è stato l'ultimo libro da noi letto. Quasi fosse passato ormai un decennio, non riesco a dirle nulla e la mia espressione smarrita la disarma totalmente e, non riuscendo più a chiederci nulla, ci lascia proseguire per la nostra strada. Mentalmente ripenso al libro di Gramellini che sono riuscito letteralmente a divorare nel ristretto spazio di un fine settimana. Possibile che non sia stato in grado di ricordarmi tempestivamente di quel romanzo? Fai bei sogni. Ecco, ora mi rammento il titolo e cerco subito di fissarmelo bene in testa per poter fornire una pronta risposta, casomai dovessimo essere bloccati nuovamente al nostro ritorno.

In direzione della chiesa di S. Agata noto un moderno ascensore che riporta in superficie alcuni viaggiatori. Noi decidiamo di girare l'angolo e di scendere a piedi giù per le scale che trovano sbocco su via Verdi. Una volta scesi di sotto, ci guardiamo un attimo in giro, ma in realtà non c'è granché da vedere. Non ho voglia di fare come quello che schiaccia il naso sulla vetrina della pasticceria e poi non entra a prendersi neppure una fetta di torta. Ed allora propongo a Maria Luisa di acquistarci un paio di biglietti e fare il nostro primo giro esplorativo in metropolitana.

Mentre armeggio un attimo impacciato di fronte al distributore automatico, mia moglie mi viene provvidenzialmente in soccorso e mi consiglia di selezionare sul touch screen il tipo di biglietto da acquistare senza che io continui ad insistere nel voler infilare le monete in quella che evidentemente non è la fessura adatta. Mi viene in mente lo stesso tipo d'impasse da me patito nella metropolitana di Parigi, quando vi portai i ragazzi nel 2002. Anche allora, dopo alcuni istanti di sconcerto, fui provvidenzialmente assistito da Alessandra che dall'alto dei suoi nove anni dimostrava di sapersi districare meglio di me davanti ad un dispositivo elettronico.

Con il nostro bel biglietto in mano, scendiamo altre due rampe di scale e subito approdiamo al punto d'imbarco. Questa stazione è situata esattamente a metà del tragitto. Noi ci muoveremo in direzione di S. Eufemia, lasciando l'esplorazione dell'altro tratto ad un'altra occasione. Il pannello a messaggio variabile ci avvisa che l'attesa si protrarrà per altri 6 minuti. Mi guardo intorno ed osservo le pareti ancora immacolate. Speriamo che non le insozzino troppo presto. La struttura è ancora nuova e temo che non resterà così a lungo.

Un rapido scambio di battute con Maria Luisa ed il convoglio è subito in arrivo. Salgo, quasi con lo spirito di chi non ha mai preso un mezzo pubblico di questo genere e, mentre mia moglie trova comodamente posto a sedere, nonostante vi sia ancora posto, preferisco restarmene in piedi. Intanto una gradevole voce registrata annuncia le varie fermate che man mano andiamo velocemente raggiungendo. Ben presto il metrò emerge dalle viscere della terra e dopo alcuni tratti in trincea eccoci ora a percorrere gli ultimi chilometri in viadotto sopraelevato.

Giunti alla stazione di fine corsa il piccolo treno di carrozze fa uno scatto di lato e si posiziona sul binario dell'opposto senso di marcia. Chiedo conferma ad un addetto dell'azienda di trasporto ed apprendo così che non siamo costretti a scendere per fare ritorno. Ha cominciato a piovere e non è il caso di sostare un attimo all'aperto. Invito Maria Luisa a portarci in testa al vagone da dove potremo meglio apprezzare la corsa del mezzo. La faccio sedere di lato mentre mi soffermo a guardare alcuni genitori che fanno accomodare i loro bambini proprio in prima fila. Mi viene spontaneo pensare che a loro tocca assecondare la curiosità dei propri piccoli mentre invece mia moglie deve dar retta al bambinone che s'è portata appresso.

E così in meno di 75 minuti ritorniamo al punto di partenza senza aver usufruito appieno del tempo concesso dal nostro biglietto. Questo breve viaggio esplorativo mi sembra quasi una metafora della vita. Talvolta si attraversano velocemente alcuni luoghi e non ci si ferma neppure un attimo per prendere visione con calma del posto, né per incontrare le persone che vi abitano.


sabato 2 marzo 2013

Sede vacante





Sul finire dello scorso anno, ricevuto l'annuncio che il Papa avrebbe aperto un account su Twitter, mi sono deciso anch'io a fare altrettanto. L'idea mi era balenata in testa un bel po' di tempo prima, forse giusto per esplorare anche questo angolo del web, ma poi mi aveva frenato una sorta di diffidenza ed avevo lasciato perdere. Con l'ingresso ufficiale di Sua Santità, scioglievo ogni riserva e facevo, per così dire mia, la scelta del Pontefice, con piena fiducia nelle buone possibilità offerte da questo ennesimo sistema di comunicazione di massa.

Creato un account personale, ho cominciato esordendo nel più classico dei modi, secondo lo stile prevedibile di ogni programmatore della vecchia scuola. "Hello world!" è stato il mio primo Tweet datato 3 dicembre 2012. Il 7 dicembre, vigilia dell'Immacolata e festa di S. Ambrogio, ho voluto ripetere l'esperienza ed ho proferito un altro cinguettio: "In trepidante attesa". Chiaramente indirizzato a colui che era stato l'ispiratore e mi aveva spinto ai primi gorgheggi. Quello stesso giorno, pieno di ardimento, mi sono cimentato anche in un breve saluto all'indirizzo di @Pontifex_it ed ho scritto "Resta con noi perché ormai si fa sera".

Anche se il Papa non aveva ancora iniziato a lanciare messaggi per questa via, tutti eravamo invitati a mandargli un saluto e questa citazione del vangelo, proferita dai pellegrini di Emmaus, sembrava per me il modo migliore per accoglierlo e farlo partecipe del mio desiderio di continuare a godere della sua presenza. Non ho la pretesa, con tutti i messaggi a lui indirizzati fin dai primi giorni, di essere arrivato direttamente agli occhi del Papa, ma chissà se avrebbe potuto sorprendersi di leggere qualcosa che - con il senno di poi - poteva anche riferirsi a quella difficile scelta che di lì a pochi mesi avrebbe annunciato e che sicuramente albergava con grande travaglio nel suo cuore?

Ora l'account Pontifex_it è stato chiuso, causa la sede vacante, e quindi le poche conversazioni con lui restano in un certo qual modo monche perché mancano del suo tweet originario che non riesco a riportare con precisione, ma soltanto citare a senso per inquadrare meglio la mia risposta.

All'invito di raccontare qualche nostro ricordo relativo al periodo natalizio dell'infanzia, ho così scritto: "Abitavamo in campagna e ricordo che mia madre mi portava a visitare i presepi nelle cascine vicine. Che meraviglia di colori!". All'invito a pregare per l'unità dei cristiani, con una certa sfacciataggine ho risposto: "Santità mi permetta un commento. Aggiungerei anche di andarsi reciprocamente incontro e non aspettare soltanto il passo altrui". Per una bella frase sull'amore di Dio che non viene mai meno: "Basterebbe questo a cancellare la disperazione di certi momenti. L'amore davvero basta a salvare una vita".

Appresa la notizia delle sue dimissioni ho scritto soltanto questo: "Grazie per il bene fatto". Avrei voluto scrivere semplicemente "Grazie", come ho fatto altre volte, convinto che questa parola di sole sei lettere sia così densa di significato che ogni altra sfumatura accessoria sia inutilmente ridondante. Avendo però appreso da un servizio televisivo che l'account del Papa in queste poche settimane di vita era stato fatto oggetto d'insulti e di messaggi negativi in percentuale così elevata da superare di gran lunga qualsiasi stato fisiologico, onde evitare di essere frainteso e che potesse essere male interpretato il mio messaggio, ho voluto far seguire esplicitamente anche la motivazione.

Ed ora, come tutti sappiamo, la sede è vacante. Ci vuole, molto, tanto coraggio a riconoscersi inadeguati a portare avanti l'alto compito di guidare la Chiesa, riconoscendo umilmente di non esserne più capace. Non così i nostri governanti che, perduta una poltrona, ne guadagnano subito un'altra altrove, prima ancora che riescano a freddarsi loro le terga. E forse, nonostante non ce ne siamo ancora accorti, la fine del mondo - almeno di quello che conoscevamo prima - è già iniziata e cambiamenti epocali sono già in atto.


sabato 9 febbraio 2013

Le parole degli altri son meglio delle proprie

In Fai bei sogni scrivo che non essere amati è una sofferenza grande, ma non la più grande. La più grande è non essere amati più. Assaggiati e sputati come una caramella cattiva. E' il timore di venire abbandonati che ci impedisce di abbandonarci.

Quando illustro in pubblico questi concetti mi capita di incrociare smorfie perplesse. Allora li attribuisco a Jung.

Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma, come diceva Jung, i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi.

Oggi riesco a pensare a mia madre senza più provare dolore perché ho accettato intimamente una verità indimostrabile: che tutto ciò che accade è sempre giusto e perfetto. Che il dolore è qualcosa che ci capita addosso non per sfortuna, ma per concederci l'opportunità di conoscere la parte irrisolta di noi.
 
(...)

Se da quando nasci a quando muori nella tua vita non è cambiato tutto o almeno qualcosa, significa che la vita non ti è servita a niente.


A SOGNI FATTI in Fai bei sogni di MASSIMO GRAMELLINI - LONGANESI


sabato 2 febbraio 2013

Altri organi





   Certo, accadono cose che un tempo la nostra ragione non avrebbe creduto possibili. Ma forse possediamo altri organi oltre alla ragione, organi che allora non conoscevamo, e che potrebbero farci capire questa realtà sconcertante.
 
Io credo che per ogni evento l'uomo possieda un organo che gli consenta di superarlo.
 
    Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare - se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e diventare fattori di crescita e di comprensione -, allora non siamo una generazione vitale.

Etty Hillesum

Lettere
1942 - 1943

GLI ADELPHI


sabato 19 gennaio 2013

La sconfitta

 Ho combattuto con le parole ed ho perso
 perché la mia lingua era affilata,
ma non abbastanza da penetrare fino al
 punto di divisione del corpo e dell'anima.

Ho lottato tenacemente oltre ogni
 possibilità di resistenza, tenendomi
in piedi anche quando sentivo le forze
 venir meno, quando il vigore finiva.

Ho amato ogni momento come se non
 ve ne fosse un altro, perché è giusto
bere fino in fondo il calice che
 ci vien servito, dolce o amaro che sia.

Ho pregato che venisse un giorno migliore
 dove ognuno potesse sorridere,
ma la cattiveria è stata superiore alla
 grazia e lo sconforto ha regnato sovrano.

Ho desiderato tornare indietro nel tempo
 per cambiare le scelte di un giorno,
ma una sola possibilità è data e quel che
 non si sceglie resta perduto per sempre.

Ho messo pace nell'animo perché ormai
 tutto era compiuto e non sarebbe servito
implorare un diverso destino.
 Più di ogni cosa ora conta accettare.


Dove ti porta il cuore

Ci sono pochissimi libri che io sia mai riuscito a leggere per intero nell'arco di una sola giornata. Certamente fra questi posso annoverare "Va' dove ti porta il cuore", il famosissimo romanzo scritto da Susanna Tamaro nel 1994. Qualche anno più tardi mi è capitato di ascoltare la scrittrice in un'intervista televisiva. Rimasi meravigliato per il giudizio totalmente negativo che lei stessa dava alla protagonista del suo libro, l'aziana signora che fa alla propria nipote una confessione in cui emerge silenziosamente una menzogna che ha travolto la sua famiglia. Per me non era stato così: non avevo dato questa interpretazione. Semplicemente avevo trovato nel libro un invito esplicito, rivolto prima alla nipote e poi anche al lettore stesso, a lasciarsi trasportare là dove il cuore ci suggerisce per non dover stilare, al termine della propria vita, un bilancio ricco di rimpianti.

Nello stendere di seguito un elenco dei miei post precedenti, sono ben conscio che quanto a me può apparire gradevole e significativo in realtà potrebbe non trovare un'eco altrettanto favorevole nel lettore, proprio perché differente è il vissuto di ciascuno di noi.
 

Quello che le donne non vogliono più 

Sabato italiano

L'uomo nuovo

Pane e sorriso

Rivelazione

Desideri realizzati 

L'umanità negata 

Il pettine sdentato

Ladri di biciclette

L'orchidea

Davanti al bar

Fragoline di bosco 

Solitudine 

Uniti per la vita 

Scene da un matrimonio

Non solo soldi

Il fiore più bello

Cinema di periferia 

L'eleganza del riccio

La croce

La bambolina di Anna

L'autostrada dei Rosari

Dormire 

Quanto dura l'amore

Morto che parla

Luce nelle tenebre

L'altro diario

Ciao Piera

La torre di Babele 

Livemmo centro del mondo

Mio nipote

Mio padre

La solita vita di sempre 

Crisi solidale

Straniero in patria

Le scarpe

Sette vite

Dietro quella porta

Chicchina

C'era una volta in Australia 

Troppa montagna può far male 

SMS

Al titolo ci penso dopo

Cara Santina

Uno sguardo a domani 

Passato che ritorna

Buon compleanno Ale 

Bontà d'animo

Matrimoni preziosi 

Summer time

Vita a due

Contro natura

Bozze di vita

La Serva di tutti

Maria, Lui sa 

Mentre il giorno muore

Aspettando l'autobus

Facebook mania

Come dimenticare?

Un ventesimo di millennio

Le ossa dei morti sorreggono la chiesa 

Volere volare

Aperti a qualsiasi ipotesi 

Il piccolo seme

Il coro

Teoria del mondo imperfetto 

La settimana prima degli esami 

La montagna

Pazienza infinita

Verso la meta 

Fare un fioretto 

Il mio nome 

Incorrisposto amore

Pomeriggio di novembre

Passato il giorno

La difficoltà di essere se stessi

 
Concludendo questa sorta di indice, autoreferenziale per antonomasia, debbo convenire che avevi ragione tu, Alessandra. Stamane l'avrei passata davanti al computer e non in singolar tenzone per spazzar via da casa lo sporco e la polvere.


domenica 13 gennaio 2013

Le ultime parole

- "Riconosci questa mano?"
- "Certo! E' quella del mio Ciccio"
- "Se vuoi andare, io ti lascio andare"
- "Dove?"
- "Ovunque andrai, certamente starai meglio che qua"
- "Ah..."

mercoledì 26 dicembre 2012

La difficoltà di essere se stessi

Siamo appena rientrati dal breve viaggio per andare a portare a Giulio il nostro estremo saluto. Era da più di vent'anni ormai che non salivo a Livemmo durante il periodo invernale. Il freddo, la neve, il ghiaccio sembrano disagi troppo grandi per poter colmare le distanze e riassaporare per un breve istante il calore degli affetti estivi. Ma oggi è stato diverso. Mi sono scrollato di dosso la pigrizia e, bucando le nuvole che riempivano come candida ovatta l'incavo delle valli paterne, sono andato lassù a prendermi due affettuosi buffetti.

Il primo l'ho avuto da Giuditta, la moglie del fornaio, a cui mi ero accostato per porgere le condoglianze. Non sapevo cosa altro dirle e così me ne stavo ammutolito di fronte a lei senza pronunciar parola. Quel dolce schiaffetto è stato un invito esplicito a scrollarmi di dosso quel torpore che spesso mi frena e m'impedisce di avere un contatto significativo che va al di là delle circostanze oppure delle formalità del momento. L'altro buffetto l'ho avuto in chiesa, sull'altra guancia, poco prima della celebrazione eucaristica, mentre assorto nei miei pensieri tenevo lo sguardo rivolto verso il basso. E' così non ho fatto in tempo a ricambiare il saluto, né ad essere sicuro che fosse proprio Roberto a sfilare dietro di me dopo quel breve contatto.

Sono giunti in tanti a testimoniare i loro sentimenti di amicizia ed affetto, dai paesi vicini, ma anche da quelli un po' più lontani. E così la via che porta al cimitero era gremita di persone come non l'ho vista mai. Così grande la folla che il piccolo camposanto tutta non la poteva contenere e quindi i più hanno assistito alla tumulazione standosene sulla strada antistante. E poi, visto che papà cominciava ad aver freddo ai piedi, velocemente abbiamo raggiunto l'auto lasciata parcheggiata all'imboccatura del paese e ci siamo messi in marcia per far ritorno a casa.

Lasciata la Valle Sabbia, poco dopo essere entrati in Val Trompia, il cielo si squarcia un po' e vediamo il sole che va a posarsi sull'ampia coltre nebbiosa e la indora addobbando per noi a festa lo spettacolare paesaggio montano. Sotto la neve il pane. E così ne avremo ancora in abbondanza dalle generose spighe che matureranno nei campi l'estate prossima. Non sentiremo più il profumo del pane provenire dal forno di Giulio ormai spento da diversi mesi. Ma ogni volta che torneremo a riassaporare la fragranza di quell'impasto, il suo saluto discreto ed il suo sorriso ci torneranno alla mente.


sabato 15 dicembre 2012

Tanti auguri

Tanti auguri a mio figlio Andrea, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla sua fidanzata Maria, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla mamma di Maria, perché oggi è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maria Luisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandra, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Matteo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alfredo, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Carla, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filiberto, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maurizio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gabriella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Raffaele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Margherita, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Federico, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Licia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sofia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Benedetta, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Agnese, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mario, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fausto, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ilda, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giacomo, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Gianni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emanuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luca, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Lorenzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Manuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Pietro, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Arianna, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ludovica, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, , anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Marta, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Flavia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Susanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Carmen, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emilio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Tranquillo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Franco, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Junior, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elena, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filippo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lino, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandro, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Lucia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Zoe, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Renzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Adele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ornella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Enrico, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Battista, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bruna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ermanno, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mauro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gianna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Angelo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Paolo, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elsa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuliana, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giorgio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fernando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Armando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sandro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Claudia, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosangela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bonomo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Laura, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a chi non è stato nominato, anche se oggi non è il suo compleanno.



sabato 1 dicembre 2012

Una vecchia lettera da Livemmo

LIVEMMO 5 Agosto 1981 ore 22 circa

Cara Santina,

visto che questo è il secondo giorno che non ci vediamo, sento proprio il bisogno di parlarti. Per telefono non mi trovo troppo comodo; ecco allora che mi servo di carta e penna. Eppoi avrai a tua disposizione le mie parole per un tempo maggiore, se è tua abitudine rileggere i miei scritti come faccio io con i tuoi. Non scrivo in stampatello perchè sono sdraiato sul letto e mi viene più scorrevole il corsivo. Faticherai in alcuni punti a capire l'esatta grafia, ma per il resto andrà tutto bene. Non ho particolari comunicazioni da farti. Potrei terminare qui dicendoti arrivederci a presto... ma preferisco continuare a parlare del più e del meno, convinto che anche tutta la vita è fatta di cose apparentemente insignificanti, ma che in realtà, intimamente connesse formano un qualcosa di organico tutt'altro che insignificante. AH! Lo sai che si suda anche qui? Sento tuonare. Forse pioverà durante la notte così il clima si farà più mite. Ieri mio fratello ha letto un articolo su una rivista. Ne è rimasto commosso e me lo ha fatto leggere. Forse ho dato a Matteo qualche delusione dicendo che per me era "roba" scontata, normale amministrazione. Comunque ho pensato bene di riportartene uno stralcio. Sono cose che tonificano pur con le dovute riserve da fare dato la tragica situazione di chi le ha dette. Eccotele:
<< Ho un tumore e so che prima o poi me ne dovrò andare. Non voglio soffermarmi sul mio male, voglio solo dire che nella vita non bisogna mai lamentarsi per la solitudine, per la mancanza di denaro, per un amore andato a male o per altre fesserie. Dico fesserie, perchè adesso tutto quello per cui ho sofferto e che credevo importante nella vita, in effetti conta poco. Le uniche cose importanti sono la salute, la fede, le persone care. Purtroppo solo adesso me ne rendo conto e ne sono amaramente pentito >>.
E' proprio vero che le cose veramente essenziali sono tanto poche, ma la loro mancanza pregiudica tutta un'esistenza. Pensavo: ho smesso di fumare, mi controllo nel bere. Ben volentieri mi sottopongo ad un pò di privazioni per non essere privato in futuro di qualcosa che mi è assai più caro. Nonostante tante cure la nostra vita resta tuttavia appesa ad un filo cui poco basti a spezzarlo. Meglio essere preparati per quel giorno. Seneca (probabilmente te ne ho già parlato) invitava a riflettere sulla brevità della vita e a preoccuparsi di spendere bene il proprio tempo che tanti spendono e spandono come fosse la cosa meno pregevole di questo mondo. Ti dico queste cose perchè trovo in te la persona adatta ad ascoltarle. Inoltre fa bene anche a me cibarmi ogni poco o ogni tanto di qualche frase, di qualche pensiero o fatto che possono rendermi l'animo più nobile poichè diversamente si degrada con estrema facilità. Se pur ti appaio difficilmente riprovevole in qualche atteggiamento, analizzandomi dal di dentro mi scopro mediocre alquanto. Ma sono contento perchè non credendomi per nulla un arrivato e tendendo piuttosto ad un continuo perfezionamento mi sento impegnato e non mi lascio andare alla noia di vivere.
Ieri mattina mi sono iscritto all'università!!!
Vuoi sapere il mio numero di matricola?
Te lo scrivo subito -> A65168 <-
Francamente non so cosa possa fartene ma a me serve per tirare in lungo il discorso per la voglia disperata di superare le due facciate, sperando che Matteo non chieda di spegnere la luce, dato che si è infilato testè sotto le coperte. Mi sono interrotto un momento per il fatto che si è abbattuto vicinissimo un fulmine forse sul campanile della chiesa che è di fronte alla finestra della nostra camera ad una cinquantina di metri. Per qualche secondo è andata via la luce poi è tornata. Se riaccadesse per un periodo più lungo sarei costretto a proseguire l'opera di scrivano a lume di candela. Romantica la cosa, ma scomodo dato che dovrei alzarmi dal letto. Piove. C'è afa. Ti sto facendo la cronaca degli attimi che sto vivendo. Non dirmi che ti sei già stufata di leggermi anche se la mia calligrafia è proprio inclemente. Vorrei tanto leggere qualcosa di tuo. Ma non ti invito a scrivermi perchè una tua lettera potrebbe giungermi più tardi del previsto, dato il clima di ferie che investe probabilmente anche le Poste.
Ho speso, per la telefonata di ieri sera L. 1900. O mi hanno imbrogliato, e sarebbe possibile, oppure sono stato attaccato veramente tanto. Mi dispiace, sinceramente, un pò per i soldi, ma solo per quelli perchè non ne ho da buttar via e mi vedo costretto a razionarli anche per le cose importanti. Comunque non è per questo che non ti telefono tutte le sere... Ma è solo un progetto. Può darsi che da domani riprenda contatti vocali telefonici sol'anche per dirti ciao, sapere che stai bene e testimoniarci così semplicemente il nostro affetto. Mi duole, ma forse è giunta l'ora di chiudere. Sono le 23,05. Non ho eccessivamente sonno. Domani comunque sarà un altro giorno. Alcuni dicono che ogni giorno vissuto è uno in meno che ci separa dalla morte. Io, ottimisticamente, sostengo che ogni giorno che passa è uno in più di VITA con tutti i risvolti coreografici positivi o meno, felici o poco.
A presto per dirmi tu tante belle cose, 'chè se no va veramente a finire che io esercito esclusivamente la parte dell'oratore e tu quella della paziente, cara, dolce, ma anche affettuosa ascoltatrice. Mentre anche a te piacerebbe tanto invertire le parti ogni tanto, visto che ogni poco non è possibile.
Saluti
Baci
Un tenero abbraccio
A presto insieme
Tuo Romano

P.S. Anch'io non rileggo, ma non per gli stessi tuoi motivi. Per mancanza di tempo.

domenica 25 novembre 2012

Passato il giorno

E' passato il giorno, ma non mi sembra giusto procedere oltre senza intrattenermi un poco con te in breve conversazione.

Lo sai che Maria Luisa mi dice spesso che le dispiace di non averti potuto conoscere più a fondo, quando ancora eri nel pieno delle tue forze? "Chissà se le sarei piaciuta?" mi domanda ogni volta che le racconto qualcosa di te oppure che ti prendo a modello per questa o quella cosa. Eh sì, ne sono convinto. Vi sareste volute bene come vien facile alle persone buone fatte della vostra stessa pasta.

Ed a proposito di pasta, oggi che eravamo a tavola tutti assieme per festeggiare la Cresima di Raffaele, di fronte ad un ottimo piatto di tagliatelle, nonna Maria ci ha ricordato di quando impastavi le tue e gliene portavi un po' affinché lei le potesse cucinare per i suoi e tuoi nipoti, Andrea ed Alessandra. Di cose ne avevi tante da fare, ma riuscivi sempre a trovare un po' di tempo per qualche buon piatto che dispensavi con generosità.

Come quando facevi gli gnocchi là su in montagna a Livemmo e poi, una volta cotti ed uniti al tuo impareggiabile ragù, mi spedivi giù per il paese a portarne un piatto fumante per la tua amica Lisa. Con generosità dispensavi, con gratitudine accettavi quanto gli altri donavano a te e mi dicevi: "A star si secca, ad andar si lecca". Proverbio che non ho mai udito altrove, se non sulle tue labbra.

Ma di certo tu non andavi incontro agli altri per un tornaconto immediato. Ti bastava portar loro un sorriso e ricevere in cambio il loro. "En piàt de bùna cera" era quanto ti bastava come gesto di ospitalità, se passavi a salutare qualcuno dei tuoi fratelli e lo sorprendevi ancora a tavola.

Non hai mai pensato che la vita fosse facile. Presto ti alzavi la mattina e tardi andavi a letto la sera. E non senza aver sistemato tutto quello che avevi in animo di fare. Ma come facevi mamma? Quante energie avevi, sia fisiche che mentali. Sapevi piangere nel dolore, ma non per questo ti scoraggiavi e guardavi sempre con fiducia al tuo domani. Il tuo scopo era tutto qua: fare il tuo dovere per il bene di tutti e per te prendevi quel tanto che ti bastava e solo dopo aver servito gli altri.

L'abbiamo scritto sulla tua lapide, ma è bene rammentarcelo ancora. Grazie per il dono della tua vita.


sabato 17 novembre 2012

Pomeriggio di novembre




Sono appena rientrato a casa dopo una breve uscita per andare dal mio barbiere a farmi sistemare i capelli. Di solito li lascio crescere anche di più, senza farmi troppo infastidire dai ricciolini che si formano sopra le orecchie. Questa volta però ho voluto anticipare un po' i tempi perché domani dovrò partecipare ad una messa con mio nipote che mi ha scelto come padrino per la cresima. Celebrerà i sacramenti settimana prossima, ma questa domenica c'è un incontro preliminare con seguito conviviale in oratorio.

In realtà nel pomeriggio me ne sarei andato ben più volentieri a fare due passi con Maria Luisa approfittando del tiepido sole di oggi. La mia capigliatura avrebbe anche potuto aspettare settimana prossima per un intervento di sfoltita. Ma ahimè la pigrizia ha prevalso e così sono uscito di casa rinunciando a quel poco di attività fisica che il mio corpo ormai cinquantenne reclama insistentemente ed io puntualmente disattendo. E non credo possa valere come esercizio fisico il cambio della lampadina del fanale anteriore dell'auto di mia moglie oppure le poche faccende domestiche di cui mi sono occupato stamane.

E' vero che a novembre le giornate sono già abbastanza corte, ma se l'ardore fosse stato sufficiente avremmo potuto fare una passeggiata al mio ritorno. Ed invece quando sono uscito dalla bottega del mio barbiere il cielo si era ormai già tutto ingrigito. Addirittura sembrava montare un po' di nebbia, ma l'inequivocabile odore di legna bruciata mi ha fatto pensare che in realtà si trattasse di fumo piuttosto che di condensa. E mentre torno lentamente a recuperare l'auto parcheggiata qualche via più in là, la mente mi fa tornare bambino quando abitavamo da queste parti e per venire a tagliarmi i capelli bastava muovere quattro passi fuori casa.

Percorrevo queste strade anche per recarmi alla scuola elementare. Il grande palazzo con le arcate a vela proprio sulla sommità del tetto è ancora lì che domina la via in cui ho lascito l'auto di Maria Luisa. Una recente ristrutturazione lo ha riportato al suo antico splendore come tante villette lì intorno che sono state riammodernate e così la città, pur restando sempre uguale a se stessa, in realtà vive una seconda giovinezza.

Quanti anni ormai sono passati da quelle rapide corse all'uscita di scuola per tornare in fretta a casa dove la mamma ci attendeva con la pappa pronta. Qualche volta però si sostava un attimo in più davanti alla vetrina di un negozio dove veniva esposta in questo periodo, fra le altre cose, anche la farina di castagne che a me in verità non è mai piaciuta granché. Le castagne vere, specialmente le caldarroste, quelle invece sì che riscuotevano il mio favore. Come pure le biglie colorate che sul finire dell'anno scolastico comparivano in mostra nello stesso negozio e che ora sfilo passandovi accanto velocemente in automobile e di esso mi resta soltanto uno sbiadito ricordo.

Il semaforo è ancora verde in fondo alla via. Con un colpetto deciso all'acceleratore riesco a passare anch'io prima che diventi giallo. Gli pneumatici da neve della C3 di Maria Luisa sembrano letteralmente incollati all'asfalto. Chissà se avremo tanta neve quest'anno ed io mi dovrò pentire di non averne ancora acquistato un paio per la mia auto. Già mi par di sentire le risate dei colleghi, casomai dovessi restar bloccato da qualche parte a causa del ghiaccio oppure, peggio ancora, se sarò andato a sbattere contro qualcosa.

Se avessi un camino, questo sarebbe il momento adatto per accendere il fuoco e trarne compagnia e consolazione. Ed invece eccomi qui alla scrivania di Alessandra e, approfittando della sua momentanea assenza, non ho altro di meglio da fare che mettermi ancora una volta davanti allo schermo di un PC e ricordare. Scrivi Romano, racconta qualcosa. Parlaci ancora di te e così un giorno, quando la tua memoria sarà un po' sfilacciata qualcuno potrà sottrarti un poco all'oblio rileggendoti queste parole.

venerdì 2 novembre 2012

La prova



Per aiutarvi propongo alcune riflessioni conclusive sul tema della prova.

1. La prova c'è e c'è per tutti, anche per i migliori. (...)
2. Dio è misterioso. Egli sa benissimo se l'uomo vale o non vale, lo sa prima di provarlo, eppure lo prova. (...)
3. L'atteggiamento a cui tendere nella prova è la sottomissione, l'accogliere e non il domandare. (...)
4. Nella prova corriamo anche il rischio della riflessione. L'uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere l'atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo sopravviene il momento della riflessione che è la prova più terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, autentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concreta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro, con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso l'accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto questo dà adito allo sviluppo drammatico del Libro.

Talora noi sperimentiamo qualcosa di simile: di fronte ad una decisione difficile, a un gesto grave, li accogliamo presi dall'entusiasmo e dal coraggio che ci viene dato nei momenti duri della vita. Dopo un poco di riflessione, però, si fa strada un tumulto di pensieri e sperimentiamo la difficoltà di accettare ciò a cui abbiamo detto di sì. Questa è la prova vera e propria.

Il primo "sì" detto da Giobbe è proprio di chi istintivamente reagisce al meglio; la fatica è di perdurare per una vita in questo "sì" sotto l'incalzare dei sentimenti e della battaglia mentale.

La prima accettazione, dunque, che spesso è una grande grazia di Dio, non è ancora rivelativa completamente della gratuità della persona. Occorre che sia passata per il vaglio lungo della quotidianità.

La prova di Giobbe non è tanto l'essere privato di ogni bene e l'essere piagato, ma il dover resistere per giorni e giorni alle parole degli amici, alla cascata di ragionamenti che cercano di fargli perdere il senso di ciò che egli è veramente. Da questo punto la prova comincia a snodarsi dentro l'intelletto dell'uomo e la vera e diuturna tentazione nella quale anche noi entriamo e rischiamo di soccombere è quella di perderci nel terribile travaglio della mente, del cuore, della fantasia.

Carlo Maria
MARTINI

LA FORZA DELLA DEBOLEZZA
La risposta della fede nel tempo della prova
PIEMME


sabato 27 ottobre 2012

Lustri matrimoniali

Ho già speso un sacco di parole nel post di ricordo per il nostro 5° anniversario di matrimonio e quindi è giusto ora, come compensazione, pubblicarne uno molto più stringato e lasciare spazio a qualche immagine correlata.

Domani qui da noi in Parrocchia si festeggiano i "Lustri matrimoniali" e questa è la nostra prima volta. Data l'età sarebbero state ben più appropriate le nozze d'argento. Con la grazia di Dio, forse un giorno festeggeremo anche quelle. Ma non c'è fretta, ci arriveremo con calma.





lunedì 22 ottobre 2012

Il campanile

T.T. Lei è cresciuto in Italia, ha studiato in America ed ora si appresta a guidare la FIAT. Sulla scena internazionale le pare un peso l'essere italiano?

AGNELLI Il problema non è nell'essere italiani, anzi. E' nel non avere alle spalle un sistema credibile. Come italiani, tutti ci trovano simpatici, tutti ci vogliono bene, ma quando si tratta di fare quello che abbiamo promesso di fare deludiamo tutti, sia sul piano personale sia su quello politico. Gli indiani incantatori di serpenti? I veri incantatori siamo noi!

T.T. Magnifici incantatori. Viaggiando in Asia, mi capita spesso d'incontrare degli straordinari italiani, uomini d'affari, piccoli imprenditori, originari di qualche paesino di provincia, che da soli, senza nessun apparato di sostegno, senza farsi vedere nelle ambasciate, vanno a giro a inventar cose e traffici nuovi. Gente che salta senza paracadute, bravi, ma cani sciolti. L'Italia è una delle grandi potenze industriali del mondo, produciamo quanto o forse più dell'Inghilterra, eppure internazionalmente siamo più defilati, siamo meno presenti di tutti gli altri europei.

AGNELLI Certo, siamo anche una nazione molto giovane... Non abbiamo un senso di unità, le scuole non c'insegnano ad essere fieri di essere italiani. Quando ero negli Stati Uniti e giocavo a calcio per la mia scuola, prima di ogni partita ci facevano mettere la mano sul cuore, si ascoltava l'inno nazionale, si stava sull'attenti all'alzabandiera e tutti, con una mezza lacrimuccia negli occhi, eravamo fieri di essere americani. Io ho fatto le elementari al San Giuseppe di Torino, ma la semplice idea di mettersi la mano sul cuore e di ascoltare l'inno di Mameli prima di un qualsiasi incontro sportivo era inconcepibile.

T.T. Forse siamo più pronti di altri a essere i veri cittadini del mondo!

AGNELLI Forse sì. Perché le identità nazionali vanno progressivamente sfumandosi, anche se la gente riscopre sempre di più il proprio attaccamento territoriale. Il toscano sarà sempre più toscano e sempre meno italiano.

T.T. Torniamo tutti al campanile?

AGNELLI Sì, campanilisti, e davvero a livello micro. Probabilmente nel futuro ci saranno grandi agglomerati di Stati con macroregole di comportamento uguali per tutti, ma con un'enorme autonomia campanilistica nella loro applicazione: una sorta di federalismo di fatto, con leggi dettate al limite più da Bruxelles che dalle Nazioni Unite. Le regole stabiliranno i metodi, ma la gestione pratica avverrà là dove le cose succedono.

Nuova Delhi, gennaio 1996. Tiziano Terzani intervista Giovanni Alberto Agnelli.
Tiziano Terzani - In Asia - TEA


sabato 29 settembre 2012

Incorrisposto amore


Viaggiando sarà capitato anche a voi d'imbattervi in qualche esternazione amorosa scritta a caratteri cubitali sopra il pilone di un viadotto ferroviario, sul muretto che costeggia la strada che state percorrendo, dipinta su un telo e appesa al cavalcavia sotto cui state transitando. "Patatina perdonami", "Musino ritorniamo insieme", "Senza di te non so stare". Ecco alcuni dei tanti slogan che innamorati disperati, e probabilmente insonni, vanno apponendo nel vano tentativo di recuperare un rapporto che risulta ormai compromesso in maniera definitiva e sortirà solamente l'effetto d'imbrattare ed imbruttire ulteriormente edifici o costruzioni spesso già fatiscenti.

E pensarci prima? A mio modo di vedere il cammino a due è un percorso di scoperta continua e di reciproco dono di sé. Il "Ti amo" sbandierato con eccessiva disinvoltura può apparire falso se poi non porta chi lo pronuncia a compiere gesti quotidiani di affetto, tenerezza, condivisione, servizio, rinuncia, pazienza, perdono. E non ho la pretesa di aver elencato proprio tutte le azioni che possono contribuire ad arricchire un rapporto d'amore fra due persone.

Sto dicendo queste cose così come la mia sensibilità mi permette di esprimerle. Non ho la pretesa di dar lezioni a nessuno, sia perché in questo campo, ne sono convinto, nessuno mai può dire di aver imparato a sufficienza, sia perché con i miei studi non ho avuto modo di confrontarmi con chi ha steso su questo argomento ampie riflessioni che possano avere un carattere di validità più generale.

Sono convinto che il percorso di una vita insieme condotto da due persone possa inizialmente ricevere impulso da uno soltanto dei due. Non sempre ci si innamora contemporaneamente. Talvolta capita che sia uno solo ad essere interessato all'altro e da spingerlo a dichiararsi apertamente. Qualche volta succede che il germe di una vita nuova stava già nascendo in entrambi ed aveva bisogno del gesto coraggioso di uno dei due per manifestarsi e venire alla luce.

Ma come appena detto, altre volte capita che non ci sia una iniziale corrispondenza in chi è oggetto di una proposta d'amore, sconvolgente così come lo è la vita in tanti suoi momenti. In quest'altro caso ci si può approcciare in maniera possibilistica oppure rifiutando con decisione. Per parte mia, se vi è un minimo di presupposto, bisognerebbe sempre dischiudere il cuore a qualcosa di buono per noi, anche se in quel momento ci parrebbe piuttosto di dover rifiutare con risolutezza perché ciò è troppo lontano dai nostri pensieri oppure perché semplicemente non sta avvenendo secondo le nostre aspettative o consuetudini.

Quello che non dovrebbe succedere però è che al rifiuto segua uno stare insieme ad ogni costo, per il solo desiderio morboso di chi lo vuole. Quando si ama veramente si è disposti ad accettare di buon grado il ritiro dell'altro, se preferisce smettere di camminare con noi oppure non ha nemmeno voglia di cominciare a farlo. Ovviamente non così al primo colpo perché, se c'è del sentimento, il primo no potrebbe non bastare. Figuriamoci poi dopo molti anni di vita condotta insieme. In quel caso è doveroso lottare e qualche volta è giusto che l'amore di uno soltanto riesca dapprima a salvare e poi a recuperare un rapporto così importante come quello che ha portato alla nascita di nuove vite.

Quando invece le cose stanno ancora in embrione, l'azione di conservazione dev'essere più limitata ed in ogni caso sempre nel rispetto dell'altro. Certamente si dovrebbero contenere impulsi di spettacolarizzazione che difficilmente sortiscono l'esito sperato. Se apriamo veramente la porta del nostro cuore, un'altra persona è già lì ad attenderci e porgerci a piene mani quella felicità a cui noi aspiravamo. Il buon Dio non è stato così avaro: di persone adatte a noi, e noi per loro, ce ne sono un sacco, anche se poi, fra tutte quelle, ne sceglieremo una soltanto.


sabato 22 settembre 2012

Stereotipo

Lo spunto per questa breve riflessione è nato da un vivace scambio di battute avvenuto qualche giorno fa su Facebook con un'amica. Il tutto traeva origine dalla condivisione di un'immagine in cui vi era una scena domestica con madre sconsolata, con tanto di capelli in piedi, e figli seduti sul pavimento intenti a giocare, mentre la casa versava nel più completo disordine. Al ritorno del marito la risposta della moglie per giustificare tutto quel guazzabuglio era stata lapidaria. Non si era curata di fare le solite cose "irrilevanti" di tutti i giorni e quindi in cucina regnava il caos e la cena non era pronta.

Osservando con cura la scena, mi era parso di poter sottolineare che l'unica cosa fondamentale sarebbe stata soltanto quella di richiudere il frigorifero lasciato completamente spalancato. Per il resto, a mio giudizio, poteva anche essere "normale disordine" procurato dai figli in assetto da gioco e che poteva essere annullato in breve tempo.

L'intento dell'immagine doveva probabilmente essere quello di richiamare l'attenzione su tutto il lavoro sommerso che le casalinghe conducono e che non viene mai riconosciuto a sufficienza e quindi era stato mostrato esplicitamente cosa potrebbe trovare l'indolente maritino di ritorno dal lavoro, se la moglie avesse smesso per una volta di occuparsi delle solite cose.

Senza voler negare che possano ancora sussistere numerosi casi di schiavitù domestica, mi premerebbe ora evidenziare che oggi come oggi la situazione famigliare è profondamente cambiata e certi stereotipi non hanno più una gran ragion d'essere. Restando sul personale, durante il mio recente passato di vedovanza non ho disdegnato di rimboccarmi le maniche e fare in casa quanto farebbe una buona madre, sia pure con un provvidenziale aiuto da parte dei suoceri nel tenere i figli finché a tarda sera non ero rientrato dal lavoro. Quindi, senza richiedere un part-time, ho cercato di gestire al meglio l'economia domestica, occupandomi direttamente di tutte le faccende: cucinare, lavare, stirare e tenere pulita la casa. Ovviamente tutto questo senza il conforto di una persona affettuosa che poi la sera a letto desse ancora maggior senso a tutto il mio faticare.

E non è da meno neppure mio padre che dalla morte di mamma, ma in verità ancor prima, si occupa pure lui di badare in autonomia a se stesso e a tutto quello che ne consegue. Credo che avendo visto me stirare abbia pensato, se c'è riuscito mio figlio, posso tentare anch'io. In tutta onestà, non sono mai riuscito a stirarmi una camicia così bene come invece riesce a fare lui con le sue. Se penso che quando c'era mamma, impareggiabile donna tuttofare d'altri tempi, lui non era neppure capace di rifarsi il letto... Tra poco nonno Luigi compirà 85 anni ed ogni tanto si lamenta per un po' di mal di schiena. Ma se mettiamo in conto tutto il pesante lavoro fatto da giovane ed ora anche questo, come potrebbe essere diversamente?

Non credo però che possiamo essere bravi solo noi. Secondo me, se solo riuscissimo a varcare la soglia di casa di tante famiglie italiane, non ci stupiremmo di ritrovare l'identica scenetta ovvero marito con l'aspirapolvere in mano o quant'altro per condividere reciprocamente la fatica del vivere quotidiano.