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sabato 3 marzo 2018

Le palline

I giochi sono fatti. Fra non molto svuoteranno l'urna. E così vedremo se son di più le palline bianche oppure quelle nere.

domenica 11 febbraio 2018

E l'ultimo spenga la luce

Mi sono sempre piaciuti gli ammonimenti di Seneca. Il suo invito a non sprecare il tempo e a considerarlo un bene prezioso è stato oggetto di vecchie riflessioni che oggi, in qualche modo, mi piace riprendere.

Lo sappiamo tutti che dal momento della nostra nascita l'unica cosa veramente certa è che dobbiamo morire. Però, finché siamo giovani, questo pensiero ci lascia abbastanza indifferenti, quasi non ci riguardi.

E poi la vita passa come un lampo.

Se siamo stati bravi, se abbiamo sfruttato bene tutte le carte che potevamo giocare, mentre avanziamo nell'età continuiamo a godere di una diffusa serenità per aver speso al meglio i talenti che ci erano stati affidati.

Così come si impara a vivere ogni giorno, anche morire è una cosa a cui dobbiamo arrivare preparati. E visto che non è facile, meglio farci un pensiero ogni tanto.

Se avessi di nuovo vent'anni, ma con la testa di adesso, saprei bene come comportarmi...
Se nascessi un'altra volta, imboccherei una strada diversa da quella percorsa a suo tempo...


A parte il fatto che non è mai troppo tardi per dare una sterzata decisiva se la direzione in cui ci stiamo muovendo non ci piace, forse ci siamo dimenticati le ragioni fondanti di alcune nostre scelte e pertanto ora non dovremmo essere troppo dispiaciuti di dove ci ritroviamo.

Non abbiamo fatto soldi abbastanza?
Non siamo diventati famosi?
Non abbiamo conquistato luoghi di potere?
Non abbiamo costruito qualcosa per cui meritarci un monumento alla memoria?

Se è questo ciò che volevamo, dobbiamo domandarci se abbiamo fatto abbastanza per raggiungere l'obiettivo oppure se siamo rimasti immobili in attesa che qualcuno ce lo calasse dall'altro, magari soltanto per la nostra bella faccia, come un ricco premio vinto alla lotteria senza neppure aver acquistato il biglietto.

Il sogno americano non è possibile solo oltre oceano, anche se ammetto che là possa essere un tantino più facile realizzarlo. Ma noi amiamo anche altro. Il buon cibo, rapporti autentici con le persone, essere generosi. Tutte cose che non sono necessariamente una scorciatoia nei nostri avanzamenti di carriera, ma indubbiamente contribuiscono ad elevare la qualità della nostra vita.

E così, quando ci viene voglia di fare i contabili e proviamo a tirare le somme della nostra esistenza, dobbiamo considere tutte le variabili in gioco.

Se era importante amare, e noi l'abbiamo fatto, la morte non dovrebbe farci paura. Non ci dovrebbe dispiacere farci da parte perché quello per cui eravamo veramente destinati noi l'abbiamo raggiunto.

domenica 28 gennaio 2018

Più giusto

E' più giusto fare quello che si deve oppure quello che si vuole? Dipende. Ci sono momenti in cui è necessario dedicarsi a ciò che in quell'istante reclama la nostra operosità e altri invece in cui si può tranquillamente lasciare che le cose restino come sono e fare un po' quel che ci pare.

Provo a lasciarmi andare un poco, senza farmi frenare da dubbi o ripensamenti. E nel farlo lascio perdere per un attimo il disegno introduttivo che mi piace sempre apporre, ma che poi finisce col togliermi la voglia di scrivere.

Ho rivisto due cose che mi han fatto tornare indietro negli anni. Ieri ha catturato la mia attenzione il vecchio porta ombrelli in rame di papà in cui mamma, probabilmente da sempre, ficcava dentro gli stracci utilizzati per spolverare casa. Sono rimasto un attimo a fissarlo, quasi lo vedessi in quel momento per la prima volta. Lo studiavo dall'alto e cercavo di richiamare alla mente qualche ricordo dell'infanzia in cui quelle scanalature e quelle sagomature a sbalzo mi si paravano davanti all'altezza degli occhi. Quasi non riuscivo a credere che vi possa essere stata un'età in cui, così piccino, mi potessi relazionare da pari a pari con quella specie di vaso che da sempre ha alloggiato in casa dei miei genitori. Dopo aver continuato a fissarlo per alcuni istanti non ho resistito alla tentazione e vi ho immerso la mano. Sì, uno straccio di lana era ancora lì dentro e con rassicurante continuità mi aveva ricollegato al mio passato.

Oggi invece stavo guardando fuori dalla finestra della cucina di mio padre ed una macchia sul marmo ha catturato di nuovo la mia attenzione e mi ha riportato ancora una volta indietro nel tempo. Quella macchia mi è sembrata insolitamente bassa, ben più di quel che avrei immaginato dato che non ricordavo di essere stato così piccino quando era stata spiaccicata lì sopra un po' di pasta gommosa che si poteva soffiare ad arte con una cannuccia per farne grandi bolle colorate. In verità io e mio fratello non siamo mai riusciti a forgiare niente di durevole ed un poco di pasta era finita sullo stipite da cui non siamo mai più riusciti a levarla via. Quell'impasto appiccicoso col tempo si è praticamente vetrificato ed oggi è ancora lì come un'anomalia fra le venature della pietra calcarea. Forse basterebbe un semplice pezzo di carta abrasiva per ridare all'infisso il suo originario splendore. Poi penso che se mio padre ha tollerato che vi restasse per così tanto tempo, allora posso pazientare anch'io e lasciare che questa specie di fossile resti lì dove si trova e possa continuare a solleticare i miei ricordi per molti anni ancora.

domenica 21 gennaio 2018

Lunga la strada

Mi sembra di essere tornato indietro agli anni del liceo quando sostavo diversi minuti davanti al foglio bianco per raccogliere le idee prima di partire con decisione nello svolgimento del componimento per la prova di italiano.

Altre volte le parole mi uscivano di getto e la mano faticava a star dietro ai pensieri che s'erano formati in testa con la rapidità di un lampo.

Non racconto una bella storia da molto, parecchio tempo. Poi ci sono momenti in cui senti inarrestabile il desiderio di tracciare qualcosa. La forma è lì dentro di te come un abbozzo, ma già compiuta e chiede solo di uscire ed essere riversata su qualcosa che le dia persistenza come un file di Paint ed arricchita con sfumature di colore secondo l'estro e l'inclinazione del momento.

Non sempre il risultato finale coincide esattamente con l'abbozzo originario. Man mano che il nostro elaborato prende corpo aggiungiamo questo o quel particolare che prima non avevamo nemmeno immaginato. Lo facciamo per puro piacere del tratto che la nostra mano va tracciando, ma anche come conseguente stimolo scaturito da una associazione di pensiero che spontaneamente viene forgiato dal nostro intelletto come un processo autonomo di cui non abbiamo piena coscienza, né padronanza.

E' l'inconscio che emerge una volta lasciato libero di affiorare e percorre vie inesplorate mai pago di quanto aveva raggiunto prima con sorprendente risultato.

sabato 20 gennaio 2018

Inafferrabile

Nell'approssimarsi della sera, quando pensieri malinconici affiorano sull'orlo di una giornata ormai compiuta ed arie di festa calano dall'alto come un mantello protettore, mi avvicino alla finestra e scosto per un attimo la tenda che m'impedisce di guardare lontano.

Dove sei intima essenza? Chi ti può afferrare?

sabato 6 gennaio 2018

Pensieri sciolti

Lasciami stare, non farmi parlare. Finirei col dire cose di cui mi potrei pentire poi.

Vorrei proferir parole che sgorgano dal di dentro come sintesi di un pensiero intimo, ma mi frena assai la tema dell'uso improprio che di essi verrà fatto.

Cercherò di tergiversare ancora un poco nella vana speranza che l'analizzatore automatico si scocci e rivolga altrove la sua indagine confuso dal periodare ermetico e contorto.

Peccato doversi prendere gioco dell'artificiale intelletto per fuorviare chi altra intenzione non ha se non quella di piazzarti un prodotto consumato già prima di essere giunto a compimento.

Quanta inutile opera che potrebbe esser meglio incanalata lontan dal profittevole guadagno che inutilmente ingrassa il cumulo di chi non riesce a goderne fino in fondo mentre tanti si dimenano dall'alba al tramonto tentando di affermare sé stessi nell'angustia di ogni giorno che passa.

Che sia l'astro in fase calante come l'estro che manca da diverse settimane ormai? Chi può dire quale sia il culmine della parabola per sancire la progressiva discesa dopo l'altrettanto momento di ascesa?

Mentre i giorni si sovrappongono identici come lo furon dopo sei e lo saranno ancora fra altrettanti quando il totale raggiungerà ventitré.

sabato 23 dicembre 2017

Le due metà s'incontrano alla meta

Così vorrei titolare le povera riflessione che in un breve momento di attesa mi è concesso di fare.

Ho una fortissima nostalgia di quei Natali che non si vedeva l'ora che arrivassero e poi, una volta passati, ti lasciavano una specie di vuoto per tutta la gioiosa pienezza che era stata con te in quei giorni di festa.

Adesso il Natale mi sembra quasi un intralcio nel vorticoso nulla che ogni giorno riempiamo d'inutile affanno. E non vediamo l'ora che arrivi presto l'Epifania per ristabilire il solito tran-tran.

Ma quest'anno lo voglio perdere quest'autobus che va al capolinea. Voglio scendere in centro anch'io là dove tutti si tengono per mano, girano la testa l'un verso l'altro, si sorridono ed hanno pure voglia di darsi un bacio ed un abbraccio stretto.

La metà del solco è tracciata ed attende che anch'io completi l'opera e porti il vomere fino al punto stabilito. Poi si potrà gettare il seme e se buono sarà, raccoglieremo con gioia.

sabato 25 novembre 2017

Le radici

Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.

Cade la goccia dalla gronda rotta sul fondo di latta di un vecchio bidone capovolto.
Quando il pelo dell'acqua di quel ristagno è gonfio al punto giusto, l'invisibile argine costituito dalla tensione superficiale si rompe ed un filo continuo riversa a terra la piccola pozza in una più grande.

Il figlio del fattore se ne sta accovacciato sull'angolo di casa e con la mano spinge dentro e fuori dalla pozzanghera un pezzo di mattone immaginando che sia un mezzo anfibio che entra ed esce da un fiume in piena.

Ancora assonnato è sceso dalle scale di legno dopo il sonnellino pomeridiano e prima ancora di tornare completamente in sé, l'amorevole madre gli ha chiesto cosa voleva per merenda. Pane, burro e zucchero nella mano e fra un boccone e l'altro è uscito fuori a guardare il temporale ormai scappato lontano.



sabato 4 novembre 2017

Le quattro mura

Ci sono quattro mura, alte, poderose, che circondano la nostra vita. Questi bastioni non sono per noi di ostacolo, ma son lì a proteggerci.

Queste quattro mura sono i genitori, i fratelli, il coniuge ed i figli. Se uno di essi viene meno ci sentiamo indifesi e vulnerabili come se una grande breccia fosse stata aperta nel castello in cui noi ci sentivamo sicuri.

sabato 14 ottobre 2017

To be and to have

Essere o avere? Sembra questo il dilemma su cui dibattersi per una vita intera. Meglio alimentare lo spirito o ingozzare il corpo?

Qualcuno risponde silenzioso con la propria personalissima interpretazione. Altri fanno un gran clamore della scelta intrapresa. E non vale soltanto per i singoli, ma per un insieme più ampio come i popoli e le nazioni.

Chi non ha, può trovare facile consolazione nella propria supposta affermazione interiore. Chi possiede in sovrabbondanza certamente pensa di aver raggiunto una considerevole affermazione di sé.

Ma io cosa penso di me stesso? Ho dichiarato altre volte che non contano i beni materiali e di provare per essi un certo distacco e svestito da un pezzo la brama di avere di più.

La verità, come sempre, sta forse nel mezzo. Probabilmente fra essere o avere è sbagliata la vocale e sarebbe meglio considerare questi apparenti opposti come complementi di un tutt'uno che meglio ci completa.

domenica 1 ottobre 2017

Un segno dal cielo


Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: "Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione".


Settimana l'altra ho ricevuto una telefonata dal parroco il quale mi chiedeva se ero disposto a fare da "chierichetto grande" alla messa di accoglienza della statua della Madonna Pellegrina di Fatima.

Preso alla sprovvista mentre ancora stavamo cenando, ho preferito prendermi del tempo ed ho risposto che mi sarei rifatto vivo l'indomani.

Avevo sentito distrattamente parlare di questo evento che di lì a poco sarebbe capitato nella nostra comunità e non ero per niente coinvolto nelle iniziative che in quei giorni evidentemente si stavano intensificando e a cui, se non fossi stato interpellato direttamente, probabilmente non avrei partecipato.

L'indomani mattina ho inviato al parroco un messaggio in cui davo il mio assenso alla sua proposta e così nel fine settimana ho ricevuto istruzioni per passare in sacrestia a prendere la veste da indossare la domenica pomeriggio e indicazioni riguardo al luogo dove recarmi.

Con Maria Luisa al seguito siamo andati a piedi nella parrocchia più a nord della nostra unità pastorale. Là, noi ministranti, avremmo indossato la veste cerimoniale e ci saremmo poi portati nel vicino campo da rugby per attendere l'arrivo in elicottero della Madonnina.

Bisognava trasportare la portantina su cui la statua sarebbe stata collocata. Senza esternarlo troppo ho gioito internamente per questo compito da condividere assieme ad altri tre volontari. Ma subito mi sono reso conto che le mie spalle non sono affatto avvezze a portare pesi e ben presto ho dovuto stringere i denti sperando di non lasciare il compito ad altri cadendo rovinosamente a terra.

Non ero il solo a patire il peso di quel supporto. Dopo un certo tratto di strada, visto il nostro affanno, siamo stati rimpiazzati da altri volontari più giovani a cui siamo comunque nuovamente subentrati poco prima di arrivare a destinazione.

Attorno al campo sportivo si era già disposta una discreta quantità di gente. Dopo un poco il parroco ha dato nuovamente istruzioni e ci siamo spostati dalla parte opposta per aspettare in quel luogo l'elicottero che sarebbe partito dall'aeroporto di Montichiari e che nel frattempo stava accumulando qualche minuto di ritardo.

In quei momenti di attesa non potevo fare a meno di pensare al passo del Vangelo in cui è detto: "Uomini di Galilea, perché restate a guardare il cielo?". E contemporaneamente maturavo la convinzione che, aver dato assenso positivo alla richiesta del don, mi avrebbe permesso di assistere all'arrivo da una posizione privilegiata.

Poi finalmente qualcuno ha scorto di lontano l'aeromobile e tutti si son messi a fissare quel puntolino scuro che nel cielo si faceva via via più vistoso e rumoroso.

Arrivato sopra di noi ha cominciato a fare due giri in tondo, non so bene se per omaggio oppure per prendere le misure prima dell'atterraggio. Infine si è allontanato un po' in direzione nord e ha cominciato a perdere quota virando nella direzione in cui eravamo schierati noi.

Quando si trovava ormai dentro il perimetro del campo si riusciva a scorgere nettamente la sagoma della Madonnina che era posta dentro l'abitacolo a fianco del pilota in posizione leggermente antistante.

In quel momento ho provato un picco d'emozione che mi ha ricordato il giorno delle nozze quando Maria Luisa sopraggiunse in auto accompagnata dal fratello. Ma la commozione era adesso di altra natura. Mi son sentito misero ed indegno dell'amore di quella Piccola Madre il cui simulacro avrebbe albergato per alcuni giorni fra di noi.

sabato 2 settembre 2017

Seduzione o inganno

Vorrei riprendere in qualche modo il discorso del post precedente estendendo un po' più in profondità la riflessione che ho iniziato a fare l'altra volta.

Il rapporto con l'Assoluto è imprescindibile nella vita di ogni uomo, anche di colui che si professa ateo. Nonostante la sua indagine lo abbia portato ad una conclusione pessimistica riguardo all'esistenza di una entità soprannaturale e quindi segua l'avvicendarsi dei giorni facendosi ispirare solamente dal proprio buon senso, dal buon consiglio di chi graviti intorno o da chi lo abbia preceduto, è naturalmente portato a mantenere aperta la riflessione su questo tipo di argomento.

Allo stesso modo, anche colui che sente di credere fermamente in qualcosa di spirituale che trascende la realtà dei sensi, non può smettere di interrogarsi ripetutamente oppure almeno essere colto di tanto in tanto dal dubbio e pensare che non vi sia null'altro al di fuori di ciò che possiamo vedere, udire e toccare con mano.

E così ci arrabattiamo da mane a sera, dall'alba al tramonto, dall'età della autocoscienza fino alla senescenza, alternandoci in queste due posizioni apparentemente antitetiche, ma in realtà convergenti entrambe nel comune obiettivo di dare una risposta alle domande fondamentali: chi siamo noi? da dove veniamo? a cosa siamo destinati?

E mentre portiamo avanti questo travaglio interiore, c'è chi fa pressione dall'esterno e vuole forzarci ad un cambiamento di vita che non sentiamo nostro e che non vogliamo assolutamente adottare perché non ci rende liberi: di agire, di pensare, di essere felici. Come rigettiamo un amore che non sentiamo sincero, reciproco e che non ci fa stare bene, così sentiamo forte la repulsione per tutto ciò che è coercizione, violenza, sopruso e tendiamo ad allontanarlo con risolutezza e decisione.

lunedì 21 agosto 2017

Pensieri grevi

Non sempre è il momento propizio per scrivere i propri pensieri. Un certo rallentamento metabolico post prandiale può costituire un significativo ostacolo nel tentativo di riportare per bene alcuni ragionamenti che andavamo facendo in un precedente istante in cui eravamo fisicamente impossibilitati a trascriverli. Ma accetterò la sfida facendo appello a tutta la concentrazione di cui posso godere ora.

Nei giorni scorsi avevo già preparato l'immagine che accompagna questo trafiletto. Nel disegno c'è per me un evidente richiamo all'opera di Magritte, senza per questo voler competere alla pari con questo straordinario ed inimitabile pittore. Come un'estemporanea folgorazione, m'era venuta l'idea d'illustrare in questo modo una grave preoccupazione che incombe su di noi in un dato momento o in una determinata circostanza della nostra vita.

Ma sopra la nostra testa non c'è realmente un macigno che la sovrasti e che rischi di schiacciarci al suolo, se non siamo noi stessi a caricarci sul capo tale mastodontico peso. Esiste sempre una via d'uscita che ci permette di metterci in salvo: basta cercarla ed imboccarla con decisione.

Mentre elaboravo questo concetto, la mia riflessione si è spostata anche su altri temi, suggeriti da episodi banali di vita quotidiana. Viaggiando molto in automobile mi capita spesso di assistere a situazioni in cui non emerge il meglio di noi stessi e mi domandavo perché. Se qualcuno s'infila di lato non rispettando completamente una precedenza, inveiamo prontamente. Se siamo incolonnati per qualche ingorgo o rallentamento di sorta, mal tolleriamo chi vuol saltare la fila facendo il furbo andando ad impegnare la corsia d'emergenza.

Se ci troviamo in coda in un ufficio oppure un esercizio commerciale non dotato di apposita gestione con distributore di ticket numerato, stiamo bene attenti a non farci gabbare da qualcuno più accorto di noi che tenti di scalare posizioni con abilità ed immensa faccia tosta. Se ci troviamo per strada ed apriamo un pacchetto di sigarette, perché metterci l'involucro trasparente in tasca in attesa del primo cestino? Meglio lasciarlo cadere con disinvoltura, come se ci fosse scappato distrattamente di mano.

Ho pensato che, dopo anni e anni di cristianesimo in cui eravamo persuasi a porgere l'altra guancia perché Dio si era fatto uomo e ci aveva insegnato a farlo, adesso questo Dio per noi è morto e sepolto e non c'è nessun Risorto dai morti a dare forza al suo Vangelo. Se Dio non si è fatto carne per togliere da noi il cuore di pietra e mettere dentro di noi un cuore di carne, quale futuro resta per questa umanità? Quali possono essere le ragioni per una pacifica convivenza civile?

Porgere l'altra guancia non è né stupido, né codardo. E non sono richiesti la nostra sottomissione ed il nostro silenzio. E' lecito rispondere: "Cosa ho fatto di male? Se non ho fatto nulla di male, perché mi percuoti?".

martedì 8 agosto 2017

La deriva

C'è del buon legno verde che va alla deriva in un mare di sangue. Quante risorse sprecate, quanto buon materiale da costruzione che va alla malora.

lunedì 7 agosto 2017

Astratto

Ottenuto per astrazione, e quindi privo di corrispondenza con la realtà oggettiva e con i dati dell'esperienza sensibile.
Di persona, che ha la mente rivolta altrove, profondamente assorta in qualche pensiero.
Che manca di determinazione, che non ha contatto diretto con la realtà o col mondo sensibile.
Che non riguarda l'esperienza.
Che non deriva dall'esperienza sensibile ma dal puro ragionamento.
Procedimento del pensiero per il quale si isola un elemento da tutti gli altri ai quali era connesso e lo si considera quale particolare oggetto di ricerca.
L' usiamo anche in significato di stravagante e fuor dell' uso comune.

domenica 30 luglio 2017

Svolazzi di lapis

Niente di importante da sottolineare. Soltanto qualche svolazzo di lapis che tracciano lidi e nuvole.

sabato 29 luglio 2017

A mano libera

Questa settimana ho eseguito Paint dalla macchina virtuale Windows 10 Creators Update. Dovevo catturare uno screenshot di una applicazione per allegarlo come documentazione nell'invio di una email destinata ai colleghi oppure ad un cliente.

La scritta "Open Paint 3D" posta a destra nella barra degli strumenti del noto programma di disegno ha destato immediatamente la mia curiosità e ci ho cliccato sopra senza indugio. Rapidamente ho passato in rassegna le funzionalità della nuova applicazione ed ho pensato che avrei potuto avere un'evoluzione nello strumento che abitualmente utilizzo per vivacizzare i post del blog con un'immagine.

Ieri sera ho attivato Windows 10 upgrader, il tool che consente di scaricare dai server Microsoft la nuova distribuzione senza aspettare che venga proposta, credo fra non molto, come aggiornamento automatico di Windows Update.

Quando sono andato a letto, ben prima della mezzanotte, la percentuale di avanzamento si attestava intorno al 42%. Ho disabilitato lo spegnimento del disco nelle opzioni avanzate del risparmio energetico ed ho lasciato che il PC di casa effettuasse pazientemente il pigro download dato che non dispongo di una più veloce connessione in fibra ottica. Per quel che serve a me, i pochi megabit bastano ed avanzano. Non sono poi così lontani gli anni in cui mi connettevo ad internet in dial-up via modem.

Poco prima dell'alba, per esigenze fisiologiche mi sono alzato per andare in bagno e ne ho approfittato per dare un'occhiata allo stato dell'aggiornamento. L'installazione era stata completata, ma ora il sistema doveva applicare tutta una serie di fix e patches di sicurezza rilasciati posteriormente alla build di marzo 2017.

Tutto è andato liscio, senza intoppi di sorta, ben diversamente da quanto mi era capitato in azienda con la macchina virtuale. Un driver dell'ambiente di virtualizzazione presentava dei problemi ed avevo voluto effettuarne l'aggiornamento. Non l'avessi mai fatto! Il sistema divenne instabile con una serie ininterrotta di reboot a cui non riuscivo a porre rimedio, né con avvii in modalità provvisoria, né con opzioni di recupero offerte subito dopo il boot. Non mi restava altro da fare che ripristinare la precedente versione di Windows 10 e ripetere l'aggiornamento da capo tralasciando l'avviso di errore, che per altro era visibile soltanto nelle opzioni avanzate dei dispositivi hardware.

Stamattina ho giocato un poco con Paint 3D. Divertente, ma non fa per me. Non ho gettato la spugna definitivamente. Può darsi che in futuro torni ad utilizzarlo, magari soltanto per inglobare negli elaborati fatti col vecchio Paint 2D qualche particolare che con tale rozzo strumento non riuscirei mai a manipolare adeguatamente come vorrei.

Prima o poi darò ragione alla commessa del colorificio. Non aspetterò la pensione ed acquisterò tele, pennelli e colori ad olio per cimentarmi concretamente in un'attività in cui l'odore della trementina non potrà mai uscire dallo schermo di un PC. Anche se, a onor del vero, la celerità e la rapidità di diffusione e condivisione non hanno eguali con quanto si può realizzare in digitale.

domenica 23 luglio 2017

Una storia bella da raccontare

Mi son seduto qua perché ho una storia bella da raccontare. Non è bella perché piace a me, ma è gradevole di per sé. E' breve, sì lo so, ma una cosa bella troppe parole non ha. Si spiega facilmente, rallegra la mente e lascia quel non so che... che piace pure a te!

martedì 18 luglio 2017

Il podio

L'importante non è vincere, ma partecipare. Questo viene ripetuto quasi ossessivamente a chi prende parte ad una qualsiasi manifestazione sportiva, ma senza riuscire poi ad ottenere un piazzamento lusinghiero. In realtà tutto dipende molto dall'approccio iniziale con cui prendiamo parte alla competizione. Se ci avviciniamo con spirito dilettantistico, giusto per stare in compagnia e fare numero, il risultato finale non conta veramente tanto. Il discorso è nettamente diverso nel caso in cui abbiamo effettuato preventivamente una preparazione ed un serio allenamento così da ritenere di poterci cimentare alla pari con tutti gli altri partecipanti alla gara.

La vita stessa è una lotta continua in cui cerchiamo assiduamente la nostra affermazione. Tanti ambiscono di arrivare sul gradino più alto del podio, ma i posti sono limitati e non c'è spazio, né medaglie per tutti. Per qualcuno vincere è l'obiettivo prioritario da perseguire ad ogni costo, anche giocando sporco. In tal caso il fine davvero giustifica i mezzi e si è disposti a farsi largo senza scrupoli pur di emergere sopra gli altri. Le scorciatoie sono fin troppo ammiccanti. Mors tua, vita mea. Ma l'agire disonesto prima o poi viene a galla e le medaglie guadagnate fraudolentemente verranno ignominiosamente strappate dal petto.

Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

sabato 24 giugno 2017

Virgola

Questo pomeriggio, mentre concludevo con Maria Luisa una breve passeggiata, mi rammaricavo con lei per non essere riuscito a scrivere nulla sul blog da oltre un mese. Mia moglie cercava di consolarmi dicendo che sicuramente in luglio sarei stato più creativo. Ma subito d'impulso l'ho frenata e le ho detto che così facendo avrei saltato un mese, senza neppure scrivere una virgola.

Ed è bastata questa frase per stimolare la fantasia. Già vedevo la sagoma di un grosso segno d'interpuzione emergere da un prato, come un mastodontico reperto archeologico. Però poi, quando poco fa ho iniziato a tracciare le linee dell'immagine d'esordio che accompagna questo post, ho preferito fare della virgola una sorta di monumento rallegrando la scena e disegnando nei pressi anche una giovinetta che corre felice facendo svolazzare un'altra virgola a mo' di aquilone.

Insignificante virgola, fondamentale in verità per rendere meglio il senso di un capoverso, separando le parole quel tanto che basti per farne comprendere il vero significato. Necessaria per riprendere respiro, là dove il pensiero si dilunga un poco oltre, più del dovuto, mentre un punto fermo sembra ancora lontano nelle intenzioni di chi scrive.

Un simpatico segnetto che, per facile associazione d'idee, richiama alla mente il passo della Sacra Scrittura in cui si dice che neppure uno iota andrà perso. Quella virgoletta al contrario che compare sotto certe lettere dell'alfabeto greco e che rischia di sbiadirsi col tempo, spazzata via dalle dita di un lettore insicuro che le scorre sotto la riga che sta leggendo in quel momento.

Grazie piccolo ciuffetto ribelle, ciocca mossa dal vento sulla fronte di un giovinetto in questa lunga notte africana dove non sarà una virgola a ridonare il respiro, ma una goccia venuta dal nord in compagnia di numerose sorelle.