... C'è sempre un bimbo che guarda fuori dal finestrino e vede l'acqua del fiume e le case scorrergli accanto e forse dentro di sé pensa come sarà il suo domani. O forse è solo stanco ed ha una grande voglia di arrivare presto alla destinazione che mamma e papà hanno scelto per lui.
... C'è sempre qualcuno che in motocicletta arriva prima di noi e non si capisce se sta partendo oppure è appena arrivato. Il rombo del motore scuote per un attimo la città dal suo torpore ed un refolo di vento agita i nostri capelli mentre lui se ne va lontano coi suoi pensieri ben chiusi nel casco.
... Ci sono variopinte righe orizzontali che contrastano le spinte ascensionali delle linee gotiche sullo sfondo. La vita non è sempre generosa con tutti e spesso gli altri ti fanno largo intorno, ma se tu hai voglia di andare, là fuori c'è un ampio mondo che attende lo sguardo curioso dei tuoi occhi.
... Ci sono motivi di contemplazione anche fuori dalle mura di un convento. Sereno il volto di chi ha fatto un giorno la scelta d'amore per l'Assoluto senza dimenticare che la vita è qui ora e adesso e chi la dona per gli altri non la spreca neppure per sé stesso.
... Ci sono ruote adatte ad essere spinte, ma ci vogliono mani per farlo. Il colore dei capelli non è più lo stesso, ma gli occhi sanno ancora guardare con attenzione quel che c'è da ammirare. Le parole possono ancora raccontare i suoni ed i colori che ci hanno accompagnato lungo tutto il nostro cammino.
Questo Blog nasce con l'intento di pubblicare il pensiero, anche quello più intimo, di una piccola anima.
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domenica 27 ottobre 2013
giovedì 10 ottobre 2013
Strana sensazione
Ecco in arrivo dal nord una bolla di aria gelida e con il vento che agita le piante e le spoglia delle foglie si fa largo nell'animo una strana sensazione, quasi un turbamento. Mi par di respirare un clima da Getsemani, come un presagio di sventura. Mi sto sbagliando, questa non è la solita premonizione che ogni tanto mi assale. Mi distraggo un po' ed il cuore ormai è quieto e sereno.
Domani un altro viaggio ci attende.
Domani un altro viaggio ci attende.
domenica 1 settembre 2013
Realtà e fantasia
Quando siamo tornati dal tour nel nord Europa, i ragazzi ci hanno fatto trovare la casa abbastanza in ordine. Loro però avevano messo le mani avanti con un SMS giustificandosi con il poco tempo rimasto a disposizione prima della partenza e da poter dedicare alle pulizie. Nonostante questo non abbiamo avuto particolari motivi di lamentela. Cosa non da poco, si erano addirittura ricordati di buttare la spazzatura indifferenziata e gli scarti organici. Il vetro e la plastica invece erano rimasti rigurgitanti nei contenitori loro adibiti in terrazza.
L'indomani ho provveduto personalmente a sbarazzarmi delle cose che non erano state gettate dai figli. Mentre mi avvicino all'area ecologica, mi rendo conto che qualcuno sta rovistando nei capienti cassonetti. Si tratta di un giovane di colore munito di un lungo arnese utile ad agganciare oggetti anche fin sul fondo dove le proprie mani non riescono ad arrivare.
Lo lascio proseguire indisturbato il suo lavoro di recupero e cerco di non far trapelare meraviglia alcuna per il suo operato. Mi vien spontaneo pensare che in questi tempi di crisi è forse possibile ricavare qualche spicciolo con oggetti o cose rinvenute fra i rifiuti. Dopo aver gettato le bottiglie di vetro e le lattine nell'apposito contenitore, mi sono spostato per buttare la plastica nell'apposito cassonetto vicino a quello dell'indifferenziato presso cui il giovane stava armeggiando.
E così mi sono accorto che il ragazzo era riuscito a recuperare un piccolo televisore portatile a tubo catodico. Lo aveva collocato a terra e con le mani faceva come il gesto di spolverarlo per bene nonostante non sembrasse averne bisogno. Mentre continuavo imperterrito a buttare i miei contenitori di plastica, gli rivolgo la parola ed accennando all'apparecchio TV dico che i possessori l'hanno gettato, ma forse è ancora funzionante e magari se ne sono liberati perché ormai obsoleto.
Mi sorride e mi chiede se sono un tecnico elettronico in grado eventualmente di ripararlo. In realtà non è così confidente con l'italiano e la frase pronunciata dalle sue labbra è un'altra, ma il senso si capisce che è esattamente quello. Scuoto la testa e, mentre mi allontano, vedo il giovane collocare il piccolo apparecchio in una delle capienti, ed in verità già piene, borse agganciate alla sua bicicletta.
Dopo aver sistemato alcune cose, nel pomeriggio mia moglie ed io scendiamo a Cremona per portare un saluto a nonna Carla che non ci vede da qualche giorno. Durante questa visita ci avanza ancora un po' di tempo e ne approfittiamo per fare due passi fra le vie del centro insolitamente animato di persone nonostante la calura ed il periodo estivo.
Sotto i portici ci sono alcune bancarelle di uno svogliato mercatino delle pulci. Giovani coppiette e attempati signori vagabondano lì attorno gettando di tanto in tanto un'occhiata sui banconi con la medesima flemma di cui siamo investiti anche noi. Più avanti mi sembra d'intravedere un oggetto familiare: un televisore portatile esattamente identico a quello recuperato in mattinata dal ragazzo di colore. Facendomi più vicino mi par di notare una coppia di signori di mezza età particolarmente interessata alla TV.
Avvicinandomi ancora ho modo di sentire che lui dice alla moglie, o compagna che sia, che ve n'era uno uguale in casa dei suoi genitori e gli piacerebbe acquistarlo per metterlo in taverna, vicino alla macchina da cucire della nonna. Sorrido fra me e me e non posso far a meno di pensare che a volte, per nostalgia, finiamo per pagare nuovamente cose di cui un giorno ci siamo sbarazzati con fin troppa facilità.
L'indomani ho provveduto personalmente a sbarazzarmi delle cose che non erano state gettate dai figli. Mentre mi avvicino all'area ecologica, mi rendo conto che qualcuno sta rovistando nei capienti cassonetti. Si tratta di un giovane di colore munito di un lungo arnese utile ad agganciare oggetti anche fin sul fondo dove le proprie mani non riescono ad arrivare.
Lo lascio proseguire indisturbato il suo lavoro di recupero e cerco di non far trapelare meraviglia alcuna per il suo operato. Mi vien spontaneo pensare che in questi tempi di crisi è forse possibile ricavare qualche spicciolo con oggetti o cose rinvenute fra i rifiuti. Dopo aver gettato le bottiglie di vetro e le lattine nell'apposito contenitore, mi sono spostato per buttare la plastica nell'apposito cassonetto vicino a quello dell'indifferenziato presso cui il giovane stava armeggiando.
E così mi sono accorto che il ragazzo era riuscito a recuperare un piccolo televisore portatile a tubo catodico. Lo aveva collocato a terra e con le mani faceva come il gesto di spolverarlo per bene nonostante non sembrasse averne bisogno. Mentre continuavo imperterrito a buttare i miei contenitori di plastica, gli rivolgo la parola ed accennando all'apparecchio TV dico che i possessori l'hanno gettato, ma forse è ancora funzionante e magari se ne sono liberati perché ormai obsoleto.
Mi sorride e mi chiede se sono un tecnico elettronico in grado eventualmente di ripararlo. In realtà non è così confidente con l'italiano e la frase pronunciata dalle sue labbra è un'altra, ma il senso si capisce che è esattamente quello. Scuoto la testa e, mentre mi allontano, vedo il giovane collocare il piccolo apparecchio in una delle capienti, ed in verità già piene, borse agganciate alla sua bicicletta.
Dopo aver sistemato alcune cose, nel pomeriggio mia moglie ed io scendiamo a Cremona per portare un saluto a nonna Carla che non ci vede da qualche giorno. Durante questa visita ci avanza ancora un po' di tempo e ne approfittiamo per fare due passi fra le vie del centro insolitamente animato di persone nonostante la calura ed il periodo estivo.
Sotto i portici ci sono alcune bancarelle di uno svogliato mercatino delle pulci. Giovani coppiette e attempati signori vagabondano lì attorno gettando di tanto in tanto un'occhiata sui banconi con la medesima flemma di cui siamo investiti anche noi. Più avanti mi sembra d'intravedere un oggetto familiare: un televisore portatile esattamente identico a quello recuperato in mattinata dal ragazzo di colore. Facendomi più vicino mi par di notare una coppia di signori di mezza età particolarmente interessata alla TV.
Avvicinandomi ancora ho modo di sentire che lui dice alla moglie, o compagna che sia, che ve n'era uno uguale in casa dei suoi genitori e gli piacerebbe acquistarlo per metterlo in taverna, vicino alla macchina da cucire della nonna. Sorrido fra me e me e non posso far a meno di pensare che a volte, per nostalgia, finiamo per pagare nuovamente cose di cui un giorno ci siamo sbarazzati con fin troppa facilità.
mercoledì 7 agosto 2013
Chi sono io?
Ieri sera ho avuto il piacere di assistere alla proiezione di un bel film in un cinema all'aperto. Non mi capitava ormai da un sacco di anni di prendere posto in una platea sotto le stelle. Una delle primissime esperienze da me fatte risale al periodo della fanciullezza. Mi trovavo in colonia estiva a Cesenatico e la sera ci portavano sul retro dello stabilimento balneare dove avveniva la proiezione della pellicola direttamente sul muro dipinto di bianco.
Poi bisogna fare un grande balzo fino al periodo del servizio militare. Nell'approssimarsi dell'estate mi trovavo ad espletare un corso per telescriventista nella caserma di San Giorgio a Cremano e là dentro, in quella che veniva definita dai comandanti un'isola felice, vi era la possibilità di vedere per poche lire un film all'aperto. Era il tempo delle mele, ma anche di qualcos'altro in divenire.
Negli anni successivi, dopo il primo matrimonio, m'è capitato ancora di assistere a qualche proiezione estiva nel chiostro di Santa Chiara oppure su nel piazzale del castello di Brescia, ma le occasioni sono state decisamente minori di quante in realtà avrei desiderato. E così, dopo diversi anni andati a vuoto, ieri sera si è fatta concreta la possibilità di entrare nell'Arena Giardino di Cremona per la proiezione di "Flight".
Maria Luisa ed io non sapevamo assolutamente a cosa saremmo andati incontro dato che la decisione è stata abbastanza estemporanea subito dopo cena. A volte va male. Altre volte invece tentare la sorte porta i suoi frutti e la storia a cui abbiamo assistito è risultata decisamente interessante, ricca di emozioni forti nella parte iniziale ma non banale e scontata nel prosieguo e nella parte finale.
Non è mio costume fornire troppi particolari rischiando così di guastare la visione a chi non ne ha avuto ancora l'occasione e quindi me ne asterrò volentieri. Credo però di non compromettere nulla se riporto una domanda che il figlio rivolge al protagonista per assolvere un compito scolastico. Chi sei tu? Ecco il quesito a cui D. Washington riesce soltanto a ribattere che è una bella domanda subito prima dei titoli di coda.
Chi sono io? Molto difficile rispondere a bruciapelo ed anche dopo diverse ore di riflessione. Indubbiamente sarebbe più giusto che a questo interrogativo rispondessero per noi gli altri, le persone che ci conoscono, quelli che ci hanno frequentato, almeno per un po'. Cosa ci piacerebbe sentirci dire? Forse è meglio il silenzio sperando in un giudizio clemente.
Nel mio caso ho la sensazione di essere percepito un po' diversamente da come io stesso mi giudico intimamente. Forse Maria Luisa soltanto riesce a cogliere l'essenza di me perché solamente chi è carne della propria carne riesce ad arrivare al nucleo centrale là dove ogni involucro viene dischiuso, ogni diaframma cade o meglio, si lascia dissolvere pienamente perché le difese non hanno più senso di fronte a chi ci ama. E così, sollevato l'ultimo velo, mi piacerebbe che di me si potesse dire un giorno: ecco, era una piccola anima.
Poi bisogna fare un grande balzo fino al periodo del servizio militare. Nell'approssimarsi dell'estate mi trovavo ad espletare un corso per telescriventista nella caserma di San Giorgio a Cremano e là dentro, in quella che veniva definita dai comandanti un'isola felice, vi era la possibilità di vedere per poche lire un film all'aperto. Era il tempo delle mele, ma anche di qualcos'altro in divenire.
Negli anni successivi, dopo il primo matrimonio, m'è capitato ancora di assistere a qualche proiezione estiva nel chiostro di Santa Chiara oppure su nel piazzale del castello di Brescia, ma le occasioni sono state decisamente minori di quante in realtà avrei desiderato. E così, dopo diversi anni andati a vuoto, ieri sera si è fatta concreta la possibilità di entrare nell'Arena Giardino di Cremona per la proiezione di "Flight".
Maria Luisa ed io non sapevamo assolutamente a cosa saremmo andati incontro dato che la decisione è stata abbastanza estemporanea subito dopo cena. A volte va male. Altre volte invece tentare la sorte porta i suoi frutti e la storia a cui abbiamo assistito è risultata decisamente interessante, ricca di emozioni forti nella parte iniziale ma non banale e scontata nel prosieguo e nella parte finale.
Non è mio costume fornire troppi particolari rischiando così di guastare la visione a chi non ne ha avuto ancora l'occasione e quindi me ne asterrò volentieri. Credo però di non compromettere nulla se riporto una domanda che il figlio rivolge al protagonista per assolvere un compito scolastico. Chi sei tu? Ecco il quesito a cui D. Washington riesce soltanto a ribattere che è una bella domanda subito prima dei titoli di coda.
Chi sono io? Molto difficile rispondere a bruciapelo ed anche dopo diverse ore di riflessione. Indubbiamente sarebbe più giusto che a questo interrogativo rispondessero per noi gli altri, le persone che ci conoscono, quelli che ci hanno frequentato, almeno per un po'. Cosa ci piacerebbe sentirci dire? Forse è meglio il silenzio sperando in un giudizio clemente.
Nel mio caso ho la sensazione di essere percepito un po' diversamente da come io stesso mi giudico intimamente. Forse Maria Luisa soltanto riesce a cogliere l'essenza di me perché solamente chi è carne della propria carne riesce ad arrivare al nucleo centrale là dove ogni involucro viene dischiuso, ogni diaframma cade o meglio, si lascia dissolvere pienamente perché le difese non hanno più senso di fronte a chi ci ama. E così, sollevato l'ultimo velo, mi piacerebbe che di me si potesse dire un giorno: ecco, era una piccola anima.
sabato 20 luglio 2013
Scelta
Al di là delle curiosità personali, il punto di partenza della mia riflessione è stato la constatazione di una tendenza data ormai per assodata da tantissimi analisti, e cioè che nelle nostre società aperte europee anche quella di credere in Dio sta diventando sempre di più una "scelta", un'opzione chiaramente soggettiva, che richiede forti motivazioni personali. Non quindi un comportamento dato per scontato, semplicemente ereditato dalla tradizione o addirittura imposto dall'esterno, ma l'oggetto di una decisione individuale consapevole. Il filosofo Charles Taylor (2009) ha definito nel modo migliore questo atteggiamento parlando di "cultura dell'autenticità", ovvero della convinzione tanto diffusa nelle società europee che il conformismo vada rigettato e che ciascuno di noi abbia il diritto/dovere di trovare un suo modo specifico di realizzare la propria umanità. Nel suo L'era secolare, Taylor ha descritto l'origine e le conseguenze di questa avvenuta rivoluzione nelle "condizioni della credenza", per usare la sua espressione. Una rivoluzione che non coincide necessariamente con la "morte di Dio", anche se alcuni pensano che ne sia la logica premessa (Bruce 2002).
MARCO MARZANO
QUEL CHE RESTA DEI CATTOLICI
INCHIESTA SULLA CRISI DELLA CHIESA IN ITALIA
FELTRINELLI
QUEL CHE RESTA DEI CATTOLICI
INCHIESTA SULLA CRISI DELLA CHIESA IN ITALIA
FELTRINELLI
sabato 6 luglio 2013
La luce della fede
Eppure, parlando di questa luce della fede, possiamo sentire l’obiezione di tanti nostri contemporanei. Nell’epoca moderna si è pensato che una tale luce potesse bastare per le società antiche, ma non servisse per i nuovi tempi, per l’uomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro. In questo senso, la fede appariva come una luce illusoria, che impediva all’uomo di coltivare l’audacia del sapere. Il giovane Nietzsche invitava la sorella Elisabeth a rischiare, percorrendo « nuove vie…, nell’incertezza del procedere autonomo ». E aggiungeva: « A questo punto si separano le vie dell’umanità: se vuoi raggiungere la pace dell’anima e la felicità, abbi pur fede, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga ». Il credere si opporrebbe al cercare. A partire da qui, Nietzsche svilupperà la sua critica al cristianesimo per aver sminuito la portata dell’esistenza umana, togliendo alla vita novità e avventura. La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani.
LETTERA ENCICLICA
LUMEN FIDEI
DEL SOMMO PONTEFICE
FRANCESCO
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULLA FEDE
LUMEN FIDEI
DEL SOMMO PONTEFICE
FRANCESCO
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULLA FEDE
domenica 30 giugno 2013
Indecisione
Mi trovo come fermo ad un bivio e non so quale direzione prendere.
Vorrei parlare di "Amore e necessità" e di come tutta la vita sembri dibattersi fra queste due pulsioni naturali. La prima che spinge al rispetto, al dono, al sacrificio di sé e la seconda che taglia corto con le esigenze di sopravvivenza e coniuga alla perfezione la frase "mors tua vita mea". Lo si vede nella natura o meglio nel regno animale: solo le piante sembrano esserne esenti. I vegetali non hanno bisogno di uccidere per sopravvivere. A loro basta trasformare la materia per trarne linfa vitale. Non è così per la fauna e per l'uomo stesso che ha bisogno di alimentarsi con piante o animali di ogni genere e specie.
D'altra parte mi piacerebbe parlare anche di "Elemosina e dignità" e di come spesso nelle nostre oblazioni dimentichiamo o non vediamo per nulla chi ci sta di fronte e tende la mano. Sentiamo dentro di noi l'impulso a staccarci da ciò che possediamo e farne dono a chi ne ha bisogno, ma il nostro diventa un gesto meccanico che non trasmette umanità. E' un'azione che cala dall'alto e non pone l'altro su un piano di uguaglianza. Vorrei raccontare di come una donna, col suo sorriso, con la sua dolcezza nel domandare, nel cercare da me una parola e non solo dei soldi, sia riuscita a farmi salire di un gradino su quella lunga scala che porta l'uomo ad incontrare l'uomo.
Vorrei parlare un po' più diffusamente di una di queste due cose, ma mi scopro ad essere come l'automobilista indeciso e smarrito che si ferma pericolosamente in prossimità del bivio, proprio lì sotto alla segnaletica stradale ed ha bisogno di un po' di calma per afferrare il senso di quelle indicazioni per poter finalmente imboccare la direzione giusta.
Vorrei parlare di "Amore e necessità" e di come tutta la vita sembri dibattersi fra queste due pulsioni naturali. La prima che spinge al rispetto, al dono, al sacrificio di sé e la seconda che taglia corto con le esigenze di sopravvivenza e coniuga alla perfezione la frase "mors tua vita mea". Lo si vede nella natura o meglio nel regno animale: solo le piante sembrano esserne esenti. I vegetali non hanno bisogno di uccidere per sopravvivere. A loro basta trasformare la materia per trarne linfa vitale. Non è così per la fauna e per l'uomo stesso che ha bisogno di alimentarsi con piante o animali di ogni genere e specie.
D'altra parte mi piacerebbe parlare anche di "Elemosina e dignità" e di come spesso nelle nostre oblazioni dimentichiamo o non vediamo per nulla chi ci sta di fronte e tende la mano. Sentiamo dentro di noi l'impulso a staccarci da ciò che possediamo e farne dono a chi ne ha bisogno, ma il nostro diventa un gesto meccanico che non trasmette umanità. E' un'azione che cala dall'alto e non pone l'altro su un piano di uguaglianza. Vorrei raccontare di come una donna, col suo sorriso, con la sua dolcezza nel domandare, nel cercare da me una parola e non solo dei soldi, sia riuscita a farmi salire di un gradino su quella lunga scala che porta l'uomo ad incontrare l'uomo.
Vorrei parlare un po' più diffusamente di una di queste due cose, ma mi scopro ad essere come l'automobilista indeciso e smarrito che si ferma pericolosamente in prossimità del bivio, proprio lì sotto alla segnaletica stradale ed ha bisogno di un po' di calma per afferrare il senso di quelle indicazioni per poter finalmente imboccare la direzione giusta.
sabato 15 giugno 2013
Fallimento
Ultimamente sembra che io sia attratto dai titoli di una sola parola che invitano a concentrare la riflessione sull'essenza delle cose. Forse sarà anche perché il periodo economico è particolarmente sfavorevole e di debacle aziendali se ne susseguono in continuazione in un turbinio inarrestabile, come un fiume in piena che, dopo aver eroso l'argine, mina inesorabilmente la stabilità delle case che si erigono a fianco lungo il suo corso.
Questa settimana sono rimasto molto colpito da una frase pronunciata in un film dato in tv che poi non ho avuto la pazienza di vedere sino in fondo, vuoi perché abbastanza assonnato, vuoi perché la pellicola non mi sembrava avere eccessivo mordente da tenere completamente desta la mia attenzione. Orbene, in una sequenza si vedeva un islamico parlare a dei giovani ed affermare che il Capitalismo aveva fallito e pure anche il Cristianesimo.
Che il modello economico occidentale non goda più di ottima salute, credo che ne siamo tutti abbastanza consapevoli. Ma che non stia più tanto bene neppure un messaggio che avrebbe la pretesa di essere una parola definitiva nella vita dell'uomo, questo mi ha sorpreso non poco.
Dopo il fallimento delle ideologie di sinistra, sembrava inevitabile il trionfo dell'ultimo credo rimasto: l'affermazione dell'individuo, il successo personale, il trionfo di chi si è fatto da sé e si è elevato in alto sopra tutti così da divenire ben presto modello a cui guardare con invidia pensando vanamente che, se ce l'ha fatta lui, forse potremmo farcela anche noi.
Ma non è stato così. Chi ha denaro sta diventando sempre più potente e chi non lo ha sempre più miserabile. Non solo, nella corsa all'accaparramento, all'accumulo fine a sé stesso, si fanno proseliti sempre più numerosi verso il malaffare, perché tanto è così che va il mondo e se non arraffi tu, lo faranno altri al posto tuo e tu sei uno stupido se non ne approfitti.
Quindi, dal mio punto di vista, non è il Cristianesimo ad aver fallito, ma il trionfo di una filosofia di vita profondamente inumana ed ingiusta ad averne adombrato il valore. Certamente si deve credere ed è in base alla mia fede che posso ritenere immutabile e definitiva una parola di speranza arrivata al cuore dell'uomo ormai più di duemila anni fa.
Come un buon padre che sa dare solo cose buone ai propri figli, non convenite anche voi con me che se noi tutti fossimo figli dello stesso Dio, e lo siamo realmente, Lui non ci avrebbe lasciati soli e ci avrebbe indicato la via? Come una madre che non si dimentica di ciò che ha generato ed è uscito dal suo grembo. Ma se anche vi fosse una madre così sconsiderata, Lui non ci dimentica e si prende cura di noi.
Idee nuove per il futuro, per uscire dalla crisi? Son tutte lì in quei quattro libretti. Basta aprirli e lasciarsi ispirare.
Questa settimana sono rimasto molto colpito da una frase pronunciata in un film dato in tv che poi non ho avuto la pazienza di vedere sino in fondo, vuoi perché abbastanza assonnato, vuoi perché la pellicola non mi sembrava avere eccessivo mordente da tenere completamente desta la mia attenzione. Orbene, in una sequenza si vedeva un islamico parlare a dei giovani ed affermare che il Capitalismo aveva fallito e pure anche il Cristianesimo.
Che il modello economico occidentale non goda più di ottima salute, credo che ne siamo tutti abbastanza consapevoli. Ma che non stia più tanto bene neppure un messaggio che avrebbe la pretesa di essere una parola definitiva nella vita dell'uomo, questo mi ha sorpreso non poco.
Dopo il fallimento delle ideologie di sinistra, sembrava inevitabile il trionfo dell'ultimo credo rimasto: l'affermazione dell'individuo, il successo personale, il trionfo di chi si è fatto da sé e si è elevato in alto sopra tutti così da divenire ben presto modello a cui guardare con invidia pensando vanamente che, se ce l'ha fatta lui, forse potremmo farcela anche noi.
Ma non è stato così. Chi ha denaro sta diventando sempre più potente e chi non lo ha sempre più miserabile. Non solo, nella corsa all'accaparramento, all'accumulo fine a sé stesso, si fanno proseliti sempre più numerosi verso il malaffare, perché tanto è così che va il mondo e se non arraffi tu, lo faranno altri al posto tuo e tu sei uno stupido se non ne approfitti.
Quindi, dal mio punto di vista, non è il Cristianesimo ad aver fallito, ma il trionfo di una filosofia di vita profondamente inumana ed ingiusta ad averne adombrato il valore. Certamente si deve credere ed è in base alla mia fede che posso ritenere immutabile e definitiva una parola di speranza arrivata al cuore dell'uomo ormai più di duemila anni fa.
Come un buon padre che sa dare solo cose buone ai propri figli, non convenite anche voi con me che se noi tutti fossimo figli dello stesso Dio, e lo siamo realmente, Lui non ci avrebbe lasciati soli e ci avrebbe indicato la via? Come una madre che non si dimentica di ciò che ha generato ed è uscito dal suo grembo. Ma se anche vi fosse una madre così sconsiderata, Lui non ci dimentica e si prende cura di noi.
Idee nuove per il futuro, per uscire dalla crisi? Son tutte lì in quei quattro libretti. Basta aprirli e lasciarsi ispirare.
sabato 25 maggio 2013
Immagine
Questo pomeriggio mi trovavo in cattedrale a Brescia per partecipare alla Cresima dei ragazzi della nostra Unità Pastorale. Eravamo entrati nel duomo con un certo anticipo, quando ancora molti banchi erano vuoti. Su ciascuno di essi vi era un fogliettino con l'indicazione della parrocchia assegnataria di quel posto. Dopo un breve zig zag sono riuscito ad individuare il luogo a noi assegnato. A fianco dei banchi vi erano pure delle seggiole con sopra un analogo foglietto, ma con l'indicazione che esse erano riservate ai catechisti.
Pensando che fossero destinate a noi, ho fatto cenno a mia moglie di sederci lì. Intanto la chiesa cominciava a riempirsi e gruppi sempre più folti di ragazzi, genitori e parenti confluivano dentro quella grande casa comune. Contando le seggiole però qualcosa non mi tornava. Erano soltanto quattro e mi sembrava strano che avessero previsto un posto anche per noi proprio lì vicino ai cresimandi.
Dopo qualche altro istante di attesa, ecco giungere anche il gruppo della nostra parrocchia. Li vedo un po' smarriti e confusamente trovano posto nei banchi affiancati dai rispettivi padrini e madrine. Nel gruppo scorgo anche la catechista e gli assisenti più giovani che hanno accompagnato i ragazzi in tutti questi anni. Sono quattro, come le seggiole riservate, di cui noi ne stiamo occupando due. Capisco che c'è un errore. O meglio, che abbiamo commesso uno sbaglio sedendoci lì in quel posto ed allora invito Maria Luisa ad alzarci e a spostarci più a lato dove nel frattempo han preso posto anche i genitori ed altri parenti.
Prima di abbandonare definitivamente le seggiole faccio un cenno agli assistenti ed indico loro dove possono sedersi. Poi noi ci ritiriamo in buon ordine cercando, se possibile, un altro posto dove metterci a sedere. Non è rimasto che l'ultimo banco in fondo. Sul lato dello schienale, invece del semplice inginocchiatoio, vi è anche un ripiano a mo' di panca che va benissimo per non dover assistere in piedi alla cerimonia.
A Maria Luisa pare strano di dover dare le spalle al centro della cattedrale. In effetti lo è un po' anche per me, ma non più di tanto perché lì siamo proprio di fronte all'altare del Santissimo e quando staremo seduti, in realtà volgeremo lo sguardo a Lui ed avremo il privilegio di stare proprio in prima fila.
Inizia la funzione ed i prelati, fuoriuscendo dalla sacrestia, in breve processione passano proprio davanti a noi. Lì in mezzo a loro c'è anche il Vescovo e pertanto possiamo vedere il suo passaggio da vicino e scambiare un sorriso con il sacerdote che ci ha aiutato nel preparare gli incontri in cui noi siamo stati gli accompagnatori dei genitori dei ragazzi.
Durante l'omelia monsignor Vescovo ci parla di Giovanni, l'evangelista, che ha scritto le parole di Gesù riguardo all'amore del Padre. Chi vede Lui vede il Padre perché i due sono una cosa sola. E come in un libro bilingue possiamo capire il messaggio steso in un idioma per noi sconosciuto, così ora noi possiamo conoscere Dio, che non vediamo, per le opere e le parole di suo figlio che è venuto in mezzo a noi e ci ha mostrato il Padre.
Mentre il Vescovo seguita nell'esposizione della sua riflessione, usando immagini semplici per farsi comprendere bene dai più piccoli, senza per questo risultare banale o scontato per gli aduti, per un istante mi sfiora il pensiero d'incontrare Dio e di vederlo faccia a faccia. E la cosa mi pare sorprendente e sconvolgente al tempo stesso, così che tutto il resto ormai non conti più.
Pensando che fossero destinate a noi, ho fatto cenno a mia moglie di sederci lì. Intanto la chiesa cominciava a riempirsi e gruppi sempre più folti di ragazzi, genitori e parenti confluivano dentro quella grande casa comune. Contando le seggiole però qualcosa non mi tornava. Erano soltanto quattro e mi sembrava strano che avessero previsto un posto anche per noi proprio lì vicino ai cresimandi.
Dopo qualche altro istante di attesa, ecco giungere anche il gruppo della nostra parrocchia. Li vedo un po' smarriti e confusamente trovano posto nei banchi affiancati dai rispettivi padrini e madrine. Nel gruppo scorgo anche la catechista e gli assisenti più giovani che hanno accompagnato i ragazzi in tutti questi anni. Sono quattro, come le seggiole riservate, di cui noi ne stiamo occupando due. Capisco che c'è un errore. O meglio, che abbiamo commesso uno sbaglio sedendoci lì in quel posto ed allora invito Maria Luisa ad alzarci e a spostarci più a lato dove nel frattempo han preso posto anche i genitori ed altri parenti.
Prima di abbandonare definitivamente le seggiole faccio un cenno agli assistenti ed indico loro dove possono sedersi. Poi noi ci ritiriamo in buon ordine cercando, se possibile, un altro posto dove metterci a sedere. Non è rimasto che l'ultimo banco in fondo. Sul lato dello schienale, invece del semplice inginocchiatoio, vi è anche un ripiano a mo' di panca che va benissimo per non dover assistere in piedi alla cerimonia.
A Maria Luisa pare strano di dover dare le spalle al centro della cattedrale. In effetti lo è un po' anche per me, ma non più di tanto perché lì siamo proprio di fronte all'altare del Santissimo e quando staremo seduti, in realtà volgeremo lo sguardo a Lui ed avremo il privilegio di stare proprio in prima fila.
Inizia la funzione ed i prelati, fuoriuscendo dalla sacrestia, in breve processione passano proprio davanti a noi. Lì in mezzo a loro c'è anche il Vescovo e pertanto possiamo vedere il suo passaggio da vicino e scambiare un sorriso con il sacerdote che ci ha aiutato nel preparare gli incontri in cui noi siamo stati gli accompagnatori dei genitori dei ragazzi.
Durante l'omelia monsignor Vescovo ci parla di Giovanni, l'evangelista, che ha scritto le parole di Gesù riguardo all'amore del Padre. Chi vede Lui vede il Padre perché i due sono una cosa sola. E come in un libro bilingue possiamo capire il messaggio steso in un idioma per noi sconosciuto, così ora noi possiamo conoscere Dio, che non vediamo, per le opere e le parole di suo figlio che è venuto in mezzo a noi e ci ha mostrato il Padre.
Mentre il Vescovo seguita nell'esposizione della sua riflessione, usando immagini semplici per farsi comprendere bene dai più piccoli, senza per questo risultare banale o scontato per gli aduti, per un istante mi sfiora il pensiero d'incontrare Dio e di vederlo faccia a faccia. E la cosa mi pare sorprendente e sconvolgente al tempo stesso, così che tutto il resto ormai non conti più.
venerdì 17 maggio 2013
Io non sono come James Bond
Il titolo di questo post è una fin troppo facile parafrasi del film che mia moglie ed io abbiamo visto in settimana a Cremona. "Noi non siamo come James Bond" non è di certo una pellicola destinata al vasto pubblico, ma più propriamente può trovare la sua giusta collocazione in una rassegna cinematografica dedicata a spettatori dal gusto particolare che non disdegnano degustazioni di frontiera.
Fin dalle prime sequenze si ha l'impressione di assistere ad una sorta di documentario introduttivo all'azione filmica che dovrà svolgersi successivamente. In realtà ci si trova ben presto immersi nelle vicende personali dei due protagonisti - di cui uno è il regista stesso - che, riprendendo in mano un vecchio progetto, tentano di mettersi in contatto con Sean Connery, l'attore che sicuramente ha interpretato meglio e con più successo il ruolo di James Bond.
Attorno a questo debole filo conduttore, che si dipana come una sorta di auto intervista, emerge ben presto il tema della malattia e della prodigiosa guarigione di cui entrambi i protagonisti han fatto esperienza nella vita reale. Il film vien quasi a colmare un vuoto di senso dell'esistenza di cui improvvisamente si prende coscienza nel momento in cui una leucemia ed un cancro investono prima uno e poi l'altro dei due interpreti.
Come vien detto brevemente in alcune sequenze, in questa rappresentazione, più che tentare di dare delle risposte emerge tutta una serie di domande aperte al libero contributo individuale dello spettatore.
Il tentativo è lodevole, ma in alcuni passaggi - a mio modo di vedere - si procede fin troppo speditamente e i protagonisti perdono l'occasione per arrivare in maniera più profonda ed incisiva al nocciolo della questione. Come rapide pennellate che lasciano i contorni non ben definiti ed i tratti fin troppo sfumati. E così, dal crescendo iniziale denso di aspettative e ricco di filoni narrativi tutti equamente possibili, si arriva nel finale ad una sorta di tono minore che lascia in bocca il sapore dell'incompiuto.
Fin dalle prime sequenze si ha l'impressione di assistere ad una sorta di documentario introduttivo all'azione filmica che dovrà svolgersi successivamente. In realtà ci si trova ben presto immersi nelle vicende personali dei due protagonisti - di cui uno è il regista stesso - che, riprendendo in mano un vecchio progetto, tentano di mettersi in contatto con Sean Connery, l'attore che sicuramente ha interpretato meglio e con più successo il ruolo di James Bond.
Attorno a questo debole filo conduttore, che si dipana come una sorta di auto intervista, emerge ben presto il tema della malattia e della prodigiosa guarigione di cui entrambi i protagonisti han fatto esperienza nella vita reale. Il film vien quasi a colmare un vuoto di senso dell'esistenza di cui improvvisamente si prende coscienza nel momento in cui una leucemia ed un cancro investono prima uno e poi l'altro dei due interpreti.
Come vien detto brevemente in alcune sequenze, in questa rappresentazione, più che tentare di dare delle risposte emerge tutta una serie di domande aperte al libero contributo individuale dello spettatore.
Il tentativo è lodevole, ma in alcuni passaggi - a mio modo di vedere - si procede fin troppo speditamente e i protagonisti perdono l'occasione per arrivare in maniera più profonda ed incisiva al nocciolo della questione. Come rapide pennellate che lasciano i contorni non ben definiti ed i tratti fin troppo sfumati. E così, dal crescendo iniziale denso di aspettative e ricco di filoni narrativi tutti equamente possibili, si arriva nel finale ad una sorta di tono minore che lascia in bocca il sapore dell'incompiuto.
domenica 28 aprile 2013
Tra inferno e paradiso
Chi resta ancorato ai ricordi, si sa, non può andare lontano. D'altra parte i ricordi sono l'ampio bagaglio di chi ha viaggiato tanto. Così, quasi in maniera aforismatica, mi veniva da chiosare un po' di tempo fa ad un amico su Facebook. Talvolta però ci si muove più con la mente che con il piede e, se la fantasia non fa difetto, le meraviglie da scoprire sono certamente più numerose di quelle che potremmo scorgere realmente con i nostri occhi.
Un buon libro è spesso il nostro biglietto di viaggio più caro, non economicamente parlando. Saliamo sul treno di una nuova lettura e non è infrequente scoprirsi dispiaciuti di essere ormai giunti a destinazione. Ora che eravamo entrati in sintonia con i nostri compagni di viaggio, ci tocca a malincuore di scendere da quel vagone che ci aveva tenuti ben al riparo per alcune ore dal mondo agitato che c'è là fuori intorno a noi.
A volte di un romanzo non sappiamo trattenere che una frase soltanto. Forse dell'intero scritto ne conserva il sapore intenso o magari siamo noi soltanto a darle un valore alto perché quel capoverso risuona e fa muovere le corde del nostro animo. E così per un attimo restiamo sospesi in quel limbo che è a metà strada fra l'inferno delle nostre preoccupazioni quotidiane ed il paradiso che custodisce i nostri sogni migliori.
Un buon libro è spesso il nostro biglietto di viaggio più caro, non economicamente parlando. Saliamo sul treno di una nuova lettura e non è infrequente scoprirsi dispiaciuti di essere ormai giunti a destinazione. Ora che eravamo entrati in sintonia con i nostri compagni di viaggio, ci tocca a malincuore di scendere da quel vagone che ci aveva tenuti ben al riparo per alcune ore dal mondo agitato che c'è là fuori intorno a noi.
A volte di un romanzo non sappiamo trattenere che una frase soltanto. Forse dell'intero scritto ne conserva il sapore intenso o magari siamo noi soltanto a darle un valore alto perché quel capoverso risuona e fa muovere le corde del nostro animo. E così per un attimo restiamo sospesi in quel limbo che è a metà strada fra l'inferno delle nostre preoccupazioni quotidiane ed il paradiso che custodisce i nostri sogni migliori.
domenica 7 aprile 2013
Aria nuova
Esco per un attimo sul balcone
e sento dapprima sulle gote
e poi su per le narici
una fresca brezza come d'aria nuova.
Ma non c'è il sole
e tutt'attorno splende il grigio
in questo cambio di stagione
che forse non meritiamo
e che pertanto seguita a non tornare.
Basta pioggia, che è benedetta sì,
ma quando è troppa
mina la salute delle ossa fin al punto
che poi anche lo spirito ne risente.
Ma non s'odono gli uccelli cantare intorno?
Dove saranno mai invece di far da sottofondo
nel lento fluire delle nostre giornate?
Mi dedicherò ancora un po' agli affanni di sempre
e chissà se è giusto che io spenda così
il prezioso tempo che più non torna.
Dimmelo tu qual è il modo più opportuno
di venirti incontro amore
senza temere di aver preso la strada più lunga
come un navigatore configurato male.
Eppure non dovrei esitare ancora
perché è lontana l'ora in cui imparai
come imboccare la diritta via.
Tienimi per mano perché il giorno presto muore
e se ti ho accanto
anche l'aria nuova di cui ho bisogno non manca.
Nella tremula luce di una candela
contemplo il tuo sorriso
e non c'è cena che mi possa dare
identica sazietà, come starti a guardare.
e sento dapprima sulle gote
e poi su per le narici
una fresca brezza come d'aria nuova.
Ma non c'è il sole
e tutt'attorno splende il grigio
in questo cambio di stagione
che forse non meritiamo
e che pertanto seguita a non tornare.
Basta pioggia, che è benedetta sì,
ma quando è troppa
mina la salute delle ossa fin al punto
che poi anche lo spirito ne risente.
Ma non s'odono gli uccelli cantare intorno?
Dove saranno mai invece di far da sottofondo
nel lento fluire delle nostre giornate?
Mi dedicherò ancora un po' agli affanni di sempre
e chissà se è giusto che io spenda così
il prezioso tempo che più non torna.
Dimmelo tu qual è il modo più opportuno
di venirti incontro amore
senza temere di aver preso la strada più lunga
come un navigatore configurato male.
Eppure non dovrei esitare ancora
perché è lontana l'ora in cui imparai
come imboccare la diritta via.
Tienimi per mano perché il giorno presto muore
e se ti ho accanto
anche l'aria nuova di cui ho bisogno non manca.
Nella tremula luce di una candela
contemplo il tuo sorriso
e non c'è cena che mi possa dare
identica sazietà, come starti a guardare.
martedì 26 marzo 2013
L'ateo perfetto
Eravamo degli atei perfetti, di quelli che non si pongono più interrogativi sul loro ateismo. Gli ultimi militanti anticlericali che si scagliavano ancora contro la religione nelle riunioni pubbliche ci parevano patetici ed un po' ridicoli, quali lo sarebbero degli storici che s'impegnassero a confutare la favola di Cappuccetto rosso. Il loro zelo non faceva altro che prolungare inutilmente un dibattito chiuso ormai da lungo tempo dalla ragione.
L'ateo perfetto non era infatti ormai più colui che negava l'esistenza di Dio, ma colui per il quale non si poneva neppur più il problema dell'esistenza di Dio.
L'ateo perfetto non era infatti ormai più colui che negava l'esistenza di Dio, ma colui per il quale non si poneva neppur più il problema dell'esistenza di Dio.
ANDRÉ FROSSARD
Dio esiste
io l'ho incontrato
SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE
TORINO
Dio esiste
io l'ho incontrato
SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE
TORINO
Ecco un altro libro letto tutto d'un fiato nel breve spazio di un pomeriggio passato in ospedale a fianco di Maria Luisa sottoposta ad intervento chirurgico per la ricostruzione del tendine del pollice sinistro.
sabato 23 marzo 2013
Meno di 75 minuti
Con l'avvento della Quaresima, mia moglie ed io avevamo espresso il desiderio di accostarci al Sacramento della confessione per tempo, ben prima della Settimana Santa. Ed invece, nonostante tutte le nostre buone intenzioni, non siamo riusciti a dare concretezza a questo proposito se non oggi pomeriggio soltanto, giusto alla vigilia della domenica delle Palme.
Dopo l'immancabile riposino pomeridiano, fonte di riconciliazione con le energie fisiche disperse durante la settimana lavorativa, abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso il centro cittadino. Lasciata l'auto in un affollato parcheggio ad accesso libero, ci siamo incamminati verso la chiesa di S. Francesco dove numerosi frati sono disponibili ad accogliere i penitenti di ogni età.
Giunti là, vorrei trattenere Maria Luisa presso il confessionale che è collocato in fondo alla navata laterale, proprio lì a fianco del portale d'ingresso. Ma lei, nonostante non ci sia nessuno e si debba presumibilmente aspettare soltanto che esca chi ci ha preceduto, ne scorge un altro che si sta liberando più avanti e m'invita a seguirla. Con passo affrettato lo raggiungiamo e lascio che sia lei ad entrarvi per prima. Mentre mi guardo intorno per trovare un posto dove sostare, mi accorgo che è appena uscito un signore anche dal confessionale che avevamo abbandonato. Ritorno allora sui miei passi e con circospezione entro anch'io a chiedere perdono.
C'è decisamente meno ressa delle altre volte, nonostante ormai la Pasqua non sia più tanto lontana e così, a conti fatti, ci avanza più tempo del previsto. Propongo allora a mia moglie di arrivare fino in piazza Vittoria per visitare una stazione del nuovo metrobus. Nei giorni scorsi c'è stata l'inaugurazione. Saremmo voluti accorrere anche noi per dare un'occhiata a questa nuova grande opera della nostra piccola cittadina, ma dopo aver letto su facebook delle lunghe attese patite da alcuni amici per la gran folla di metroentusiasti, abbiamo deciso di rimandare la visita ad un momento più favorevole.
Mentre ci avviciniamo al centro della città, ci viene incontro una ragazza che ci domanda a bruciapelo qual è stato l'ultimo libro da noi letto. Quasi fosse passato ormai un decennio, non riesco a dirle nulla e la mia espressione smarrita la disarma totalmente e, non riuscendo più a chiederci nulla, ci lascia proseguire per la nostra strada. Mentalmente ripenso al libro di Gramellini che sono riuscito letteralmente a divorare nel ristretto spazio di un fine settimana. Possibile che non sia stato in grado di ricordarmi tempestivamente di quel romanzo? Fai bei sogni. Ecco, ora mi rammento il titolo e cerco subito di fissarmelo bene in testa per poter fornire una pronta risposta, casomai dovessimo essere bloccati nuovamente al nostro ritorno.
In direzione della chiesa di S. Agata noto un moderno ascensore che riporta in superficie alcuni viaggiatori. Noi decidiamo di girare l'angolo e di scendere a piedi giù per le scale che trovano sbocco su via Verdi. Una volta scesi di sotto, ci guardiamo un attimo in giro, ma in realtà non c'è granché da vedere. Non ho voglia di fare come quello che schiaccia il naso sulla vetrina della pasticceria e poi non entra a prendersi neppure una fetta di torta. Ed allora propongo a Maria Luisa di acquistarci un paio di biglietti e fare il nostro primo giro esplorativo in metropolitana.
Mentre armeggio un attimo impacciato di fronte al distributore automatico, mia moglie mi viene provvidenzialmente in soccorso e mi consiglia di selezionare sul touch screen il tipo di biglietto da acquistare senza che io continui ad insistere nel voler infilare le monete in quella che evidentemente non è la fessura adatta. Mi viene in mente lo stesso tipo d'impasse da me patito nella metropolitana di Parigi, quando vi portai i ragazzi nel 2002. Anche allora, dopo alcuni istanti di sconcerto, fui provvidenzialmente assistito da Alessandra che dall'alto dei suoi nove anni dimostrava di sapersi districare meglio di me davanti ad un dispositivo elettronico.
Con il nostro bel biglietto in mano, scendiamo altre due rampe di scale e subito approdiamo al punto d'imbarco. Questa stazione è situata esattamente a metà del tragitto. Noi ci muoveremo in direzione di S. Eufemia, lasciando l'esplorazione dell'altro tratto ad un'altra occasione. Il pannello a messaggio variabile ci avvisa che l'attesa si protrarrà per altri 6 minuti. Mi guardo intorno ed osservo le pareti ancora immacolate. Speriamo che non le insozzino troppo presto. La struttura è ancora nuova e temo che non resterà così a lungo.
Un rapido scambio di battute con Maria Luisa ed il convoglio è subito in arrivo. Salgo, quasi con lo spirito di chi non ha mai preso un mezzo pubblico di questo genere e, mentre mia moglie trova comodamente posto a sedere, nonostante vi sia ancora posto, preferisco restarmene in piedi. Intanto una gradevole voce registrata annuncia le varie fermate che man mano andiamo velocemente raggiungendo. Ben presto il metrò emerge dalle viscere della terra e dopo alcuni tratti in trincea eccoci ora a percorrere gli ultimi chilometri in viadotto sopraelevato.
Giunti alla stazione di fine corsa il piccolo treno di carrozze fa uno scatto di lato e si posiziona sul binario dell'opposto senso di marcia. Chiedo conferma ad un addetto dell'azienda di trasporto ed apprendo così che non siamo costretti a scendere per fare ritorno. Ha cominciato a piovere e non è il caso di sostare un attimo all'aperto. Invito Maria Luisa a portarci in testa al vagone da dove potremo meglio apprezzare la corsa del mezzo. La faccio sedere di lato mentre mi soffermo a guardare alcuni genitori che fanno accomodare i loro bambini proprio in prima fila. Mi viene spontaneo pensare che a loro tocca assecondare la curiosità dei propri piccoli mentre invece mia moglie deve dar retta al bambinone che s'è portata appresso.
E così in meno di 75 minuti ritorniamo al punto di partenza senza aver usufruito appieno del tempo concesso dal nostro biglietto. Questo breve viaggio esplorativo mi sembra quasi una metafora della vita. Talvolta si attraversano velocemente alcuni luoghi e non ci si ferma neppure un attimo per prendere visione con calma del posto, né per incontrare le persone che vi abitano.
Dopo l'immancabile riposino pomeridiano, fonte di riconciliazione con le energie fisiche disperse durante la settimana lavorativa, abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso il centro cittadino. Lasciata l'auto in un affollato parcheggio ad accesso libero, ci siamo incamminati verso la chiesa di S. Francesco dove numerosi frati sono disponibili ad accogliere i penitenti di ogni età.
Giunti là, vorrei trattenere Maria Luisa presso il confessionale che è collocato in fondo alla navata laterale, proprio lì a fianco del portale d'ingresso. Ma lei, nonostante non ci sia nessuno e si debba presumibilmente aspettare soltanto che esca chi ci ha preceduto, ne scorge un altro che si sta liberando più avanti e m'invita a seguirla. Con passo affrettato lo raggiungiamo e lascio che sia lei ad entrarvi per prima. Mentre mi guardo intorno per trovare un posto dove sostare, mi accorgo che è appena uscito un signore anche dal confessionale che avevamo abbandonato. Ritorno allora sui miei passi e con circospezione entro anch'io a chiedere perdono.
C'è decisamente meno ressa delle altre volte, nonostante ormai la Pasqua non sia più tanto lontana e così, a conti fatti, ci avanza più tempo del previsto. Propongo allora a mia moglie di arrivare fino in piazza Vittoria per visitare una stazione del nuovo metrobus. Nei giorni scorsi c'è stata l'inaugurazione. Saremmo voluti accorrere anche noi per dare un'occhiata a questa nuova grande opera della nostra piccola cittadina, ma dopo aver letto su facebook delle lunghe attese patite da alcuni amici per la gran folla di metroentusiasti, abbiamo deciso di rimandare la visita ad un momento più favorevole.
Mentre ci avviciniamo al centro della città, ci viene incontro una ragazza che ci domanda a bruciapelo qual è stato l'ultimo libro da noi letto. Quasi fosse passato ormai un decennio, non riesco a dirle nulla e la mia espressione smarrita la disarma totalmente e, non riuscendo più a chiederci nulla, ci lascia proseguire per la nostra strada. Mentalmente ripenso al libro di Gramellini che sono riuscito letteralmente a divorare nel ristretto spazio di un fine settimana. Possibile che non sia stato in grado di ricordarmi tempestivamente di quel romanzo? Fai bei sogni. Ecco, ora mi rammento il titolo e cerco subito di fissarmelo bene in testa per poter fornire una pronta risposta, casomai dovessimo essere bloccati nuovamente al nostro ritorno.
In direzione della chiesa di S. Agata noto un moderno ascensore che riporta in superficie alcuni viaggiatori. Noi decidiamo di girare l'angolo e di scendere a piedi giù per le scale che trovano sbocco su via Verdi. Una volta scesi di sotto, ci guardiamo un attimo in giro, ma in realtà non c'è granché da vedere. Non ho voglia di fare come quello che schiaccia il naso sulla vetrina della pasticceria e poi non entra a prendersi neppure una fetta di torta. Ed allora propongo a Maria Luisa di acquistarci un paio di biglietti e fare il nostro primo giro esplorativo in metropolitana.
Mentre armeggio un attimo impacciato di fronte al distributore automatico, mia moglie mi viene provvidenzialmente in soccorso e mi consiglia di selezionare sul touch screen il tipo di biglietto da acquistare senza che io continui ad insistere nel voler infilare le monete in quella che evidentemente non è la fessura adatta. Mi viene in mente lo stesso tipo d'impasse da me patito nella metropolitana di Parigi, quando vi portai i ragazzi nel 2002. Anche allora, dopo alcuni istanti di sconcerto, fui provvidenzialmente assistito da Alessandra che dall'alto dei suoi nove anni dimostrava di sapersi districare meglio di me davanti ad un dispositivo elettronico.
Con il nostro bel biglietto in mano, scendiamo altre due rampe di scale e subito approdiamo al punto d'imbarco. Questa stazione è situata esattamente a metà del tragitto. Noi ci muoveremo in direzione di S. Eufemia, lasciando l'esplorazione dell'altro tratto ad un'altra occasione. Il pannello a messaggio variabile ci avvisa che l'attesa si protrarrà per altri 6 minuti. Mi guardo intorno ed osservo le pareti ancora immacolate. Speriamo che non le insozzino troppo presto. La struttura è ancora nuova e temo che non resterà così a lungo.
Un rapido scambio di battute con Maria Luisa ed il convoglio è subito in arrivo. Salgo, quasi con lo spirito di chi non ha mai preso un mezzo pubblico di questo genere e, mentre mia moglie trova comodamente posto a sedere, nonostante vi sia ancora posto, preferisco restarmene in piedi. Intanto una gradevole voce registrata annuncia le varie fermate che man mano andiamo velocemente raggiungendo. Ben presto il metrò emerge dalle viscere della terra e dopo alcuni tratti in trincea eccoci ora a percorrere gli ultimi chilometri in viadotto sopraelevato.
Giunti alla stazione di fine corsa il piccolo treno di carrozze fa uno scatto di lato e si posiziona sul binario dell'opposto senso di marcia. Chiedo conferma ad un addetto dell'azienda di trasporto ed apprendo così che non siamo costretti a scendere per fare ritorno. Ha cominciato a piovere e non è il caso di sostare un attimo all'aperto. Invito Maria Luisa a portarci in testa al vagone da dove potremo meglio apprezzare la corsa del mezzo. La faccio sedere di lato mentre mi soffermo a guardare alcuni genitori che fanno accomodare i loro bambini proprio in prima fila. Mi viene spontaneo pensare che a loro tocca assecondare la curiosità dei propri piccoli mentre invece mia moglie deve dar retta al bambinone che s'è portata appresso.
E così in meno di 75 minuti ritorniamo al punto di partenza senza aver usufruito appieno del tempo concesso dal nostro biglietto. Questo breve viaggio esplorativo mi sembra quasi una metafora della vita. Talvolta si attraversano velocemente alcuni luoghi e non ci si ferma neppure un attimo per prendere visione con calma del posto, né per incontrare le persone che vi abitano.
sabato 2 marzo 2013
Sede vacante
Sul finire dello scorso anno, ricevuto l'annuncio che il Papa avrebbe aperto un account su Twitter, mi sono deciso anch'io a fare altrettanto. L'idea mi era balenata in testa un bel po' di tempo prima, forse giusto per esplorare anche questo angolo del web, ma poi mi aveva frenato una sorta di diffidenza ed avevo lasciato perdere. Con l'ingresso ufficiale di Sua Santità, scioglievo ogni riserva e facevo, per così dire mia, la scelta del Pontefice, con piena fiducia nelle buone possibilità offerte da questo ennesimo sistema di comunicazione di massa.
Creato un account personale, ho cominciato esordendo nel più classico dei modi, secondo lo stile prevedibile di ogni programmatore della vecchia scuola. "Hello world!" è stato il mio primo Tweet datato 3 dicembre 2012. Il 7 dicembre, vigilia dell'Immacolata e festa di S. Ambrogio, ho voluto ripetere l'esperienza ed ho proferito un altro cinguettio: "In trepidante attesa". Chiaramente indirizzato a colui che era stato l'ispiratore e mi aveva spinto ai primi gorgheggi. Quello stesso giorno, pieno di ardimento, mi sono cimentato anche in un breve saluto all'indirizzo di @Pontifex_it ed ho scritto "Resta con noi perché ormai si fa sera".
Anche se il Papa non aveva ancora iniziato a lanciare messaggi per questa via, tutti eravamo invitati a mandargli un saluto e questa citazione del vangelo, proferita dai pellegrini di Emmaus, sembrava per me il modo migliore per accoglierlo e farlo partecipe del mio desiderio di continuare a godere della sua presenza. Non ho la pretesa, con tutti i messaggi a lui indirizzati fin dai primi giorni, di essere arrivato direttamente agli occhi del Papa, ma chissà se avrebbe potuto sorprendersi di leggere qualcosa che - con il senno di poi - poteva anche riferirsi a quella difficile scelta che di lì a pochi mesi avrebbe annunciato e che sicuramente albergava con grande travaglio nel suo cuore?
Ora l'account Pontifex_it è stato chiuso, causa la sede vacante, e quindi le poche conversazioni con lui restano in un certo qual modo monche perché mancano del suo tweet originario che non riesco a riportare con precisione, ma soltanto citare a senso per inquadrare meglio la mia risposta.
All'invito di raccontare qualche nostro ricordo relativo al periodo natalizio dell'infanzia, ho così scritto: "Abitavamo in campagna e ricordo che mia madre mi portava a visitare i presepi nelle cascine vicine. Che meraviglia di colori!". All'invito a pregare per l'unità dei cristiani, con una certa sfacciataggine ho risposto: "Santità mi permetta un commento. Aggiungerei anche di andarsi reciprocamente incontro e non aspettare soltanto il passo altrui". Per una bella frase sull'amore di Dio che non viene mai meno: "Basterebbe questo a cancellare la disperazione di certi momenti. L'amore davvero basta a salvare una vita".
Appresa la notizia delle sue dimissioni ho scritto soltanto questo: "Grazie per il bene fatto". Avrei voluto scrivere semplicemente "Grazie", come ho fatto altre volte, convinto che questa parola di sole sei lettere sia così densa di significato che ogni altra sfumatura accessoria sia inutilmente ridondante. Avendo però appreso da un servizio televisivo che l'account del Papa in queste poche settimane di vita era stato fatto oggetto d'insulti e di messaggi negativi in percentuale così elevata da superare di gran lunga qualsiasi stato fisiologico, onde evitare di essere frainteso e che potesse essere male interpretato il mio messaggio, ho voluto far seguire esplicitamente anche la motivazione.
Ed ora, come tutti sappiamo, la sede è vacante. Ci vuole, molto, tanto coraggio a riconoscersi inadeguati a portare avanti l'alto compito di guidare la Chiesa, riconoscendo umilmente di non esserne più capace. Non così i nostri governanti che, perduta una poltrona, ne guadagnano subito un'altra altrove, prima ancora che riescano a freddarsi loro le terga. E forse, nonostante non ce ne siamo ancora accorti, la fine del mondo - almeno di quello che conoscevamo prima - è già iniziata e cambiamenti epocali sono già in atto.
sabato 9 febbraio 2013
Le parole degli altri son meglio delle proprie
In Fai bei sogni scrivo che non essere amati è una sofferenza grande, ma non la più grande. La più grande è non essere amati più. Assaggiati e sputati come una caramella cattiva. E' il timore di venire abbandonati che ci impedisce di abbandonarci.
Quando illustro in pubblico questi concetti mi capita di incrociare smorfie perplesse. Allora li attribuisco a Jung.
Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma, come diceva Jung, i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi.
Oggi riesco a pensare a mia madre senza più provare dolore perché ho accettato intimamente una verità indimostrabile: che tutto ciò che accade è sempre giusto e perfetto. Che il dolore è qualcosa che ci capita addosso non per sfortuna, ma per concederci l'opportunità di conoscere la parte irrisolta di noi.
(...)Quando illustro in pubblico questi concetti mi capita di incrociare smorfie perplesse. Allora li attribuisco a Jung.
Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma, come diceva Jung, i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi.
Oggi riesco a pensare a mia madre senza più provare dolore perché ho accettato intimamente una verità indimostrabile: che tutto ciò che accade è sempre giusto e perfetto. Che il dolore è qualcosa che ci capita addosso non per sfortuna, ma per concederci l'opportunità di conoscere la parte irrisolta di noi.
Se da quando nasci a quando muori nella tua vita non è cambiato tutto o almeno qualcosa, significa che la vita non ti è servita a niente.
A SOGNI FATTI in Fai bei sogni di MASSIMO GRAMELLINI - LONGANESI
sabato 2 febbraio 2013
Altri organi
Certo, accadono cose che un tempo la nostra ragione non avrebbe creduto possibili. Ma forse possediamo altri organi oltre alla ragione, organi che allora non conoscevamo, e che potrebbero farci capire questa realtà sconcertante.
Io credo che per ogni evento l'uomo possieda un organo che gli consenta di superarlo.
Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare - se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e diventare fattori di crescita e di comprensione -, allora non siamo una generazione vitale.
Etty Hillesum
Lettere
1942 - 1943
GLI ADELPHI
Lettere
1942 - 1943
GLI ADELPHI
sabato 19 gennaio 2013
La sconfitta
Ho combattuto con le parole ed ho perso
perché la mia lingua era affilata,
ma non abbastanza da penetrare fino al
punto di divisione del corpo e dell'anima.
Ho lottato tenacemente oltre ogni
possibilità di resistenza, tenendomi
in piedi anche quando sentivo le forze
venir meno, quando il vigore finiva.
Ho amato ogni momento come se non
ve ne fosse un altro, perché è giusto
bere fino in fondo il calice che
ci vien servito, dolce o amaro che sia.
Ho pregato che venisse un giorno migliore
dove ognuno potesse sorridere,
ma la cattiveria è stata superiore alla
grazia e lo sconforto ha regnato sovrano.
Ho desiderato tornare indietro nel tempo
per cambiare le scelte di un giorno,
ma una sola possibilità è data e quel che
non si sceglie resta perduto per sempre.
Ho messo pace nell'animo perché ormai
tutto era compiuto e non sarebbe servito
implorare un diverso destino.
Più di ogni cosa ora conta accettare.
perché la mia lingua era affilata,
ma non abbastanza da penetrare fino al
punto di divisione del corpo e dell'anima.
Ho lottato tenacemente oltre ogni
possibilità di resistenza, tenendomi
in piedi anche quando sentivo le forze
venir meno, quando il vigore finiva.
Ho amato ogni momento come se non
ve ne fosse un altro, perché è giusto
bere fino in fondo il calice che
ci vien servito, dolce o amaro che sia.
Ho pregato che venisse un giorno migliore
dove ognuno potesse sorridere,
ma la cattiveria è stata superiore alla
grazia e lo sconforto ha regnato sovrano.
Ho desiderato tornare indietro nel tempo
per cambiare le scelte di un giorno,
ma una sola possibilità è data e quel che
non si sceglie resta perduto per sempre.
Ho messo pace nell'animo perché ormai
tutto era compiuto e non sarebbe servito
implorare un diverso destino.
Più di ogni cosa ora conta accettare.
Dove ti porta il cuore
Ci sono pochissimi libri che io sia mai riuscito a leggere per intero nell'arco di una sola giornata. Certamente fra questi posso annoverare "Va' dove ti porta il cuore", il famosissimo romanzo scritto da Susanna Tamaro nel 1994. Qualche anno più tardi mi è capitato di ascoltare la scrittrice in un'intervista televisiva. Rimasi meravigliato per il giudizio totalmente negativo che lei stessa dava alla protagonista del suo libro, l'aziana signora che fa alla propria nipote una confessione in cui emerge silenziosamente una menzogna che ha travolto la sua famiglia. Per me non era stato così: non avevo dato questa interpretazione. Semplicemente avevo trovato nel libro un invito esplicito, rivolto prima alla nipote e poi anche al lettore stesso, a lasciarsi trasportare là dove il cuore ci suggerisce per non dover stilare, al termine della propria vita, un bilancio ricco di rimpianti.
Nello stendere di seguito un elenco dei miei post precedenti, sono ben conscio che quanto a me può apparire gradevole e significativo in realtà potrebbe non trovare un'eco altrettanto favorevole nel lettore, proprio perché differente è il vissuto di ciascuno di noi.
Nello stendere di seguito un elenco dei miei post precedenti, sono ben conscio che quanto a me può apparire gradevole e significativo in realtà potrebbe non trovare un'eco altrettanto favorevole nel lettore, proprio perché differente è il vissuto di ciascuno di noi.
Quello che le donne non vogliono più
Sabato italiano
L'uomo nuovo
Pane e sorriso
Rivelazione
Desideri realizzati
L'umanità negata
Il pettine sdentato
Ladri di biciclette
L'orchidea
Davanti al bar
Fragoline di bosco
Solitudine
Uniti per la vita
Scene da un matrimonio
Non solo soldi
Il fiore più bello
Cinema di periferia
L'eleganza del riccio
La croce
La bambolina di Anna
L'autostrada dei Rosari
Dormire
Quanto dura l'amore
Morto che parla
Luce nelle tenebre
L'altro diario
Ciao Piera
La torre di Babele
Livemmo centro del mondo
Mio nipote
Mio padre
La solita vita di sempre
Crisi solidale
Straniero in patria
Le scarpe
Sette vite
Dietro quella porta
Chicchina
C'era una volta in Australia
Troppa montagna può far male
SMS
Al titolo ci penso dopo
Cara Santina
Uno sguardo a domani
Passato che ritorna
Buon compleanno Ale
Bontà d'animo
Matrimoni preziosi
Summer time
Vita a due
Contro natura
Bozze di vita
La Serva di tutti
Maria, Lui sa
Mentre il giorno muore
Aspettando l'autobus
Facebook mania
Come dimenticare?
Un ventesimo di millennio
Le ossa dei morti sorreggono la chiesa
Volere volare
Aperti a qualsiasi ipotesi
Il piccolo seme
Il coro
Teoria del mondo imperfetto
La settimana prima degli esami
La montagna
Pazienza infinita
Verso la meta
Fare un fioretto
Il mio nome
Incorrisposto amore
Pomeriggio di novembre
Passato il giorno
La difficoltà di essere se stessi
Concludendo questa sorta di indice, autoreferenziale per antonomasia, debbo convenire che avevi ragione tu, Alessandra. Stamane l'avrei passata davanti al computer e non in singolar tenzone per spazzar via da casa lo sporco e la polvere.
domenica 13 gennaio 2013
Le ultime parole
- "Riconosci questa mano?"
- "Certo! E' quella del mio Ciccio"
- "Se vuoi andare, io ti lascio andare"
- "Dove?"
- "Ovunque andrai, certamente starai meglio che qua"
- "Ah..."
- "Certo! E' quella del mio Ciccio"
- "Se vuoi andare, io ti lascio andare"
- "Dove?"
- "Ovunque andrai, certamente starai meglio che qua"
- "Ah..."
mercoledì 26 dicembre 2012
La difficoltà di essere se stessi
Siamo appena rientrati dal breve viaggio per andare a portare a Giulio il nostro estremo saluto. Era da più di vent'anni ormai che non salivo a Livemmo durante il periodo invernale. Il freddo, la neve, il ghiaccio sembrano disagi troppo grandi per poter colmare le distanze e riassaporare per un breve istante il calore degli affetti estivi. Ma oggi è stato diverso. Mi sono scrollato di dosso la pigrizia e, bucando le nuvole che riempivano come candida ovatta l'incavo delle valli paterne, sono andato lassù a prendermi due affettuosi buffetti.
Il primo l'ho avuto da Giuditta, la moglie del fornaio, a cui mi ero accostato per porgere le condoglianze. Non sapevo cosa altro dirle e così me ne stavo ammutolito di fronte a lei senza pronunciar parola. Quel dolce schiaffetto è stato un invito esplicito a scrollarmi di dosso quel torpore che spesso mi frena e m'impedisce di avere un contatto significativo che va al di là delle circostanze oppure delle formalità del momento. L'altro buffetto l'ho avuto in chiesa, sull'altra guancia, poco prima della celebrazione eucaristica, mentre assorto nei miei pensieri tenevo lo sguardo rivolto verso il basso. E' così non ho fatto in tempo a ricambiare il saluto, né ad essere sicuro che fosse proprio Roberto a sfilare dietro di me dopo quel breve contatto.
Sono giunti in tanti a testimoniare i loro sentimenti di amicizia ed affetto, dai paesi vicini, ma anche da quelli un po' più lontani. E così la via che porta al cimitero era gremita di persone come non l'ho vista mai. Così grande la folla che il piccolo camposanto tutta non la poteva contenere e quindi i più hanno assistito alla tumulazione standosene sulla strada antistante. E poi, visto che papà cominciava ad aver freddo ai piedi, velocemente abbiamo raggiunto l'auto lasciata parcheggiata all'imboccatura del paese e ci siamo messi in marcia per far ritorno a casa.
Lasciata la Valle Sabbia, poco dopo essere entrati in Val Trompia, il cielo si squarcia un po' e vediamo il sole che va a posarsi sull'ampia coltre nebbiosa e la indora addobbando per noi a festa lo spettacolare paesaggio montano. Sotto la neve il pane. E così ne avremo ancora in abbondanza dalle generose spighe che matureranno nei campi l'estate prossima. Non sentiremo più il profumo del pane provenire dal forno di Giulio ormai spento da diversi mesi. Ma ogni volta che torneremo a riassaporare la fragranza di quell'impasto, il suo saluto discreto ed il suo sorriso ci torneranno alla mente.
Il primo l'ho avuto da Giuditta, la moglie del fornaio, a cui mi ero accostato per porgere le condoglianze. Non sapevo cosa altro dirle e così me ne stavo ammutolito di fronte a lei senza pronunciar parola. Quel dolce schiaffetto è stato un invito esplicito a scrollarmi di dosso quel torpore che spesso mi frena e m'impedisce di avere un contatto significativo che va al di là delle circostanze oppure delle formalità del momento. L'altro buffetto l'ho avuto in chiesa, sull'altra guancia, poco prima della celebrazione eucaristica, mentre assorto nei miei pensieri tenevo lo sguardo rivolto verso il basso. E' così non ho fatto in tempo a ricambiare il saluto, né ad essere sicuro che fosse proprio Roberto a sfilare dietro di me dopo quel breve contatto.
Sono giunti in tanti a testimoniare i loro sentimenti di amicizia ed affetto, dai paesi vicini, ma anche da quelli un po' più lontani. E così la via che porta al cimitero era gremita di persone come non l'ho vista mai. Così grande la folla che il piccolo camposanto tutta non la poteva contenere e quindi i più hanno assistito alla tumulazione standosene sulla strada antistante. E poi, visto che papà cominciava ad aver freddo ai piedi, velocemente abbiamo raggiunto l'auto lasciata parcheggiata all'imboccatura del paese e ci siamo messi in marcia per far ritorno a casa.
Lasciata la Valle Sabbia, poco dopo essere entrati in Val Trompia, il cielo si squarcia un po' e vediamo il sole che va a posarsi sull'ampia coltre nebbiosa e la indora addobbando per noi a festa lo spettacolare paesaggio montano. Sotto la neve il pane. E così ne avremo ancora in abbondanza dalle generose spighe che matureranno nei campi l'estate prossima. Non sentiremo più il profumo del pane provenire dal forno di Giulio ormai spento da diversi mesi. Ma ogni volta che torneremo a riassaporare la fragranza di quell'impasto, il suo saluto discreto ed il suo sorriso ci torneranno alla mente.
sabato 15 dicembre 2012
Tanti auguri
Tanti auguri a mio figlio Andrea, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla sua fidanzata Maria, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla mamma di Maria, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria Luisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandra, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Matteo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alfredo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Carla, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filiberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maurizio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gabriella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Raffaele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Margherita, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federico, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Licia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sofia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Benedetta, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Agnese, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mario, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fausto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ilda, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giacomo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gianni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emanuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luca, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lorenzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Manuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Pietro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Arianna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ludovica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, , anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Marta, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Flavia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Susanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Carmen, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emilio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Tranquillo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Franco, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Junior, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elena, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filippo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lino, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lucia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Zoe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Renzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Adele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ornella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Enrico, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Battista, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bruna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ermanno, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mauro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gianna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Angelo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Paolo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elsa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuliana, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giorgio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fernando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Armando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sandro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Claudia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosangela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bonomo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Laura, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a chi non è stato nominato, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri alla sua fidanzata Maria, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla mamma di Maria, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria Luisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandra, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Matteo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alfredo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Carla, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filiberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maurizio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gabriella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Raffaele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Margherita, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federico, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Licia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sofia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Benedetta, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Agnese, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mario, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fausto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ilda, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giacomo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gianni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emanuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luca, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lorenzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Manuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Pietro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Arianna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ludovica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, , anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Marta, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Flavia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Susanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Carmen, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emilio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Tranquillo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Franco, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Junior, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elena, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filippo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lino, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lucia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Zoe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Renzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Adele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ornella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Enrico, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Battista, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bruna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ermanno, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mauro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gianna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Angelo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Paolo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elsa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuliana, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giorgio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fernando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Armando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sandro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Claudia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosangela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bonomo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Laura, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a chi non è stato nominato, anche se oggi non è il suo compleanno.
sabato 1 dicembre 2012
Una vecchia lettera da Livemmo
LIVEMMO 5 Agosto 1981 ore 22 circa
Cara Santina,
Saluti
Baci
Un tenero abbraccio
A presto insieme
Tuo Romano
P.S. Anch'io non rileggo, ma non per gli stessi tuoi motivi. Per mancanza di tempo.
Cara Santina,
visto che questo è il secondo giorno che non ci vediamo, sento
proprio il bisogno di parlarti. Per telefono non mi trovo troppo
comodo; ecco allora che mi servo di carta e penna. Eppoi avrai a
tua disposizione le mie parole per un tempo maggiore, se è tua
abitudine rileggere i miei scritti come faccio io con i tuoi. Non
scrivo in stampatello perchè sono sdraiato sul letto e mi viene
più scorrevole il corsivo. Faticherai in alcuni punti a capire l'esatta
grafia, ma per il resto andrà tutto bene. Non ho particolari
comunicazioni da farti. Potrei terminare qui dicendoti
arrivederci a presto... ma preferisco continuare a parlare del più
e del meno, convinto che anche tutta la vita è fatta di cose
apparentemente insignificanti, ma che in realtà, intimamente
connesse formano un qualcosa di organico tutt'altro che
insignificante. AH! Lo sai che si suda anche qui? Sento tuonare.
Forse pioverà durante la notte così il clima si farà più mite.
Ieri mio fratello ha letto un articolo su una rivista. Ne è
rimasto commosso e me lo ha fatto leggere. Forse ho dato a Matteo
qualche delusione dicendo che per me era "roba"
scontata, normale amministrazione. Comunque ho pensato bene
di riportartene uno stralcio. Sono cose che tonificano pur con le
dovute riserve da fare dato la tragica situazione di chi le ha
dette. Eccotele:
<< Ho un tumore e so che prima o poi me ne dovrò andare. Non voglio soffermarmi sul mio male, voglio solo dire che nella vita non bisogna mai lamentarsi per la solitudine, per la mancanza di denaro, per un amore andato a male o per altre fesserie. Dico fesserie, perchè adesso tutto quello per cui ho sofferto e che credevo importante nella vita, in effetti conta poco. Le uniche cose importanti sono la salute, la fede, le persone care. Purtroppo solo adesso me ne rendo conto e ne sono amaramente pentito >>.
E' proprio vero che le cose veramente essenziali sono tanto poche, ma la loro mancanza pregiudica tutta un'esistenza. Pensavo: ho smesso di fumare, mi controllo nel bere. Ben volentieri mi sottopongo ad un pò di privazioni per non essere privato in futuro di qualcosa che mi è assai più caro. Nonostante tante cure la nostra vita resta tuttavia appesa ad un filo cui poco basti a spezzarlo. Meglio essere preparati per quel giorno. Seneca (probabilmente te ne ho già parlato) invitava a riflettere sulla brevità della vita e a preoccuparsi di spendere bene il proprio tempo che tanti spendono e spandono come fosse la cosa meno pregevole di questo mondo. Ti dico queste cose perchè trovo in te la persona adatta ad ascoltarle. Inoltre fa bene anche a me cibarmi ogni poco o ogni tanto di qualche frase, di qualche pensiero o fatto che possono rendermi l'animo più nobile poichè diversamente si degrada con estrema facilità. Se pur ti appaio difficilmente riprovevole in qualche atteggiamento, analizzandomi dal di dentro mi scopro mediocre alquanto. Ma sono contento perchè non credendomi per nulla un arrivato e tendendo piuttosto ad un continuo perfezionamento mi sento impegnato e non mi lascio andare alla noia di vivere.
Ieri mattina mi sono iscritto all'università!!!
Vuoi sapere il mio numero di matricola?
Te lo scrivo subito -> A65168 <-
Francamente non so cosa possa fartene ma a me serve per tirare in lungo il discorso per la voglia disperata di superare le due facciate, sperando che Matteo non chieda di spegnere la luce, dato che si è infilato testè sotto le coperte. Mi sono interrotto un momento per il fatto che si è abbattuto vicinissimo un fulmine forse sul campanile della chiesa che è di fronte alla finestra della nostra camera ad una cinquantina di metri. Per qualche secondo è andata via la luce poi è tornata. Se riaccadesse per un periodo più lungo sarei costretto a proseguire l'opera di scrivano a lume di candela. Romantica la cosa, ma scomodo dato che dovrei alzarmi dal letto. Piove. C'è afa. Ti sto facendo la cronaca degli attimi che sto vivendo. Non dirmi che ti sei già stufata di leggermi anche se la mia calligrafia è proprio inclemente. Vorrei tanto leggere qualcosa di tuo. Ma non ti invito a scrivermi perchè una tua lettera potrebbe giungermi più tardi del previsto, dato il clima di ferie che investe probabilmente anche le Poste.
Ho speso, per la telefonata di ieri sera L. 1900. O mi hanno imbrogliato, e sarebbe possibile, oppure sono stato attaccato veramente tanto. Mi dispiace, sinceramente, un pò per i soldi, ma solo per quelli perchè non ne ho da buttar via e mi vedo costretto a razionarli anche per le cose importanti. Comunque non è per questo che non ti telefono tutte le sere... Ma è solo un progetto. Può darsi che da domani riprenda contatti vocali telefonici sol'anche per dirti ciao, sapere che stai bene e testimoniarci così semplicemente il nostro affetto. Mi duole, ma forse è giunta l'ora di chiudere. Sono le 23,05. Non ho eccessivamente sonno. Domani comunque sarà un altro giorno. Alcuni dicono che ogni giorno vissuto è uno in meno che ci separa dalla morte. Io, ottimisticamente, sostengo che ogni giorno che passa è uno in più di VITA con tutti i risvolti coreografici positivi o meno, felici o poco.
A presto per dirmi tu tante belle cose, 'chè se no va veramente a finire che io esercito esclusivamente la parte dell'oratore e tu quella della paziente, cara, dolce, ma anche affettuosa ascoltatrice. Mentre anche a te piacerebbe tanto invertire le parti ogni tanto, visto che ogni poco non è possibile.
<< Ho un tumore e so che prima o poi me ne dovrò andare. Non voglio soffermarmi sul mio male, voglio solo dire che nella vita non bisogna mai lamentarsi per la solitudine, per la mancanza di denaro, per un amore andato a male o per altre fesserie. Dico fesserie, perchè adesso tutto quello per cui ho sofferto e che credevo importante nella vita, in effetti conta poco. Le uniche cose importanti sono la salute, la fede, le persone care. Purtroppo solo adesso me ne rendo conto e ne sono amaramente pentito >>.
E' proprio vero che le cose veramente essenziali sono tanto poche, ma la loro mancanza pregiudica tutta un'esistenza. Pensavo: ho smesso di fumare, mi controllo nel bere. Ben volentieri mi sottopongo ad un pò di privazioni per non essere privato in futuro di qualcosa che mi è assai più caro. Nonostante tante cure la nostra vita resta tuttavia appesa ad un filo cui poco basti a spezzarlo. Meglio essere preparati per quel giorno. Seneca (probabilmente te ne ho già parlato) invitava a riflettere sulla brevità della vita e a preoccuparsi di spendere bene il proprio tempo che tanti spendono e spandono come fosse la cosa meno pregevole di questo mondo. Ti dico queste cose perchè trovo in te la persona adatta ad ascoltarle. Inoltre fa bene anche a me cibarmi ogni poco o ogni tanto di qualche frase, di qualche pensiero o fatto che possono rendermi l'animo più nobile poichè diversamente si degrada con estrema facilità. Se pur ti appaio difficilmente riprovevole in qualche atteggiamento, analizzandomi dal di dentro mi scopro mediocre alquanto. Ma sono contento perchè non credendomi per nulla un arrivato e tendendo piuttosto ad un continuo perfezionamento mi sento impegnato e non mi lascio andare alla noia di vivere.
Ieri mattina mi sono iscritto all'università!!!
Vuoi sapere il mio numero di matricola?
Te lo scrivo subito -> A65168 <-
Francamente non so cosa possa fartene ma a me serve per tirare in lungo il discorso per la voglia disperata di superare le due facciate, sperando che Matteo non chieda di spegnere la luce, dato che si è infilato testè sotto le coperte. Mi sono interrotto un momento per il fatto che si è abbattuto vicinissimo un fulmine forse sul campanile della chiesa che è di fronte alla finestra della nostra camera ad una cinquantina di metri. Per qualche secondo è andata via la luce poi è tornata. Se riaccadesse per un periodo più lungo sarei costretto a proseguire l'opera di scrivano a lume di candela. Romantica la cosa, ma scomodo dato che dovrei alzarmi dal letto. Piove. C'è afa. Ti sto facendo la cronaca degli attimi che sto vivendo. Non dirmi che ti sei già stufata di leggermi anche se la mia calligrafia è proprio inclemente. Vorrei tanto leggere qualcosa di tuo. Ma non ti invito a scrivermi perchè una tua lettera potrebbe giungermi più tardi del previsto, dato il clima di ferie che investe probabilmente anche le Poste.
Ho speso, per la telefonata di ieri sera L. 1900. O mi hanno imbrogliato, e sarebbe possibile, oppure sono stato attaccato veramente tanto. Mi dispiace, sinceramente, un pò per i soldi, ma solo per quelli perchè non ne ho da buttar via e mi vedo costretto a razionarli anche per le cose importanti. Comunque non è per questo che non ti telefono tutte le sere... Ma è solo un progetto. Può darsi che da domani riprenda contatti vocali telefonici sol'anche per dirti ciao, sapere che stai bene e testimoniarci così semplicemente il nostro affetto. Mi duole, ma forse è giunta l'ora di chiudere. Sono le 23,05. Non ho eccessivamente sonno. Domani comunque sarà un altro giorno. Alcuni dicono che ogni giorno vissuto è uno in meno che ci separa dalla morte. Io, ottimisticamente, sostengo che ogni giorno che passa è uno in più di VITA con tutti i risvolti coreografici positivi o meno, felici o poco.
A presto per dirmi tu tante belle cose, 'chè se no va veramente a finire che io esercito esclusivamente la parte dell'oratore e tu quella della paziente, cara, dolce, ma anche affettuosa ascoltatrice. Mentre anche a te piacerebbe tanto invertire le parti ogni tanto, visto che ogni poco non è possibile.
Baci
Un tenero abbraccio
A presto insieme
Tuo Romano
P.S. Anch'io non rileggo, ma non per gli stessi tuoi motivi. Per mancanza di tempo.
domenica 25 novembre 2012
Passato il giorno
E' passato il giorno, ma non mi sembra giusto procedere oltre senza intrattenermi un poco con te in breve conversazione.
Lo sai che Maria Luisa mi dice spesso che le dispiace di non averti potuto conoscere più a fondo, quando ancora eri nel pieno delle tue forze? "Chissà se le sarei piaciuta?" mi domanda ogni volta che le racconto qualcosa di te oppure che ti prendo a modello per questa o quella cosa. Eh sì, ne sono convinto. Vi sareste volute bene come vien facile alle persone buone fatte della vostra stessa pasta.
Ed a proposito di pasta, oggi che eravamo a tavola tutti assieme per festeggiare la Cresima di Raffaele, di fronte ad un ottimo piatto di tagliatelle, nonna Maria ci ha ricordato di quando impastavi le tue e gliene portavi un po' affinché lei le potesse cucinare per i suoi e tuoi nipoti, Andrea ed Alessandra. Di cose ne avevi tante da fare, ma riuscivi sempre a trovare un po' di tempo per qualche buon piatto che dispensavi con generosità.
Come quando facevi gli gnocchi là su in montagna a Livemmo e poi, una volta cotti ed uniti al tuo impareggiabile ragù, mi spedivi giù per il paese a portarne un piatto fumante per la tua amica Lisa. Con generosità dispensavi, con gratitudine accettavi quanto gli altri donavano a te e mi dicevi: "A star si secca, ad andar si lecca". Proverbio che non ho mai udito altrove, se non sulle tue labbra.
Ma di certo tu non andavi incontro agli altri per un tornaconto immediato. Ti bastava portar loro un sorriso e ricevere in cambio il loro. "En piàt de bùna cera" era quanto ti bastava come gesto di ospitalità, se passavi a salutare qualcuno dei tuoi fratelli e lo sorprendevi ancora a tavola.
Non hai mai pensato che la vita fosse facile. Presto ti alzavi la mattina e tardi andavi a letto la sera. E non senza aver sistemato tutto quello che avevi in animo di fare. Ma come facevi mamma? Quante energie avevi, sia fisiche che mentali. Sapevi piangere nel dolore, ma non per questo ti scoraggiavi e guardavi sempre con fiducia al tuo domani. Il tuo scopo era tutto qua: fare il tuo dovere per il bene di tutti e per te prendevi quel tanto che ti bastava e solo dopo aver servito gli altri.
L'abbiamo scritto sulla tua lapide, ma è bene rammentarcelo ancora. Grazie per il dono della tua vita.
Lo sai che Maria Luisa mi dice spesso che le dispiace di non averti potuto conoscere più a fondo, quando ancora eri nel pieno delle tue forze? "Chissà se le sarei piaciuta?" mi domanda ogni volta che le racconto qualcosa di te oppure che ti prendo a modello per questa o quella cosa. Eh sì, ne sono convinto. Vi sareste volute bene come vien facile alle persone buone fatte della vostra stessa pasta.
Ed a proposito di pasta, oggi che eravamo a tavola tutti assieme per festeggiare la Cresima di Raffaele, di fronte ad un ottimo piatto di tagliatelle, nonna Maria ci ha ricordato di quando impastavi le tue e gliene portavi un po' affinché lei le potesse cucinare per i suoi e tuoi nipoti, Andrea ed Alessandra. Di cose ne avevi tante da fare, ma riuscivi sempre a trovare un po' di tempo per qualche buon piatto che dispensavi con generosità.
Come quando facevi gli gnocchi là su in montagna a Livemmo e poi, una volta cotti ed uniti al tuo impareggiabile ragù, mi spedivi giù per il paese a portarne un piatto fumante per la tua amica Lisa. Con generosità dispensavi, con gratitudine accettavi quanto gli altri donavano a te e mi dicevi: "A star si secca, ad andar si lecca". Proverbio che non ho mai udito altrove, se non sulle tue labbra.
Ma di certo tu non andavi incontro agli altri per un tornaconto immediato. Ti bastava portar loro un sorriso e ricevere in cambio il loro. "En piàt de bùna cera" era quanto ti bastava come gesto di ospitalità, se passavi a salutare qualcuno dei tuoi fratelli e lo sorprendevi ancora a tavola.
Non hai mai pensato che la vita fosse facile. Presto ti alzavi la mattina e tardi andavi a letto la sera. E non senza aver sistemato tutto quello che avevi in animo di fare. Ma come facevi mamma? Quante energie avevi, sia fisiche che mentali. Sapevi piangere nel dolore, ma non per questo ti scoraggiavi e guardavi sempre con fiducia al tuo domani. Il tuo scopo era tutto qua: fare il tuo dovere per il bene di tutti e per te prendevi quel tanto che ti bastava e solo dopo aver servito gli altri.
L'abbiamo scritto sulla tua lapide, ma è bene rammentarcelo ancora. Grazie per il dono della tua vita.
sabato 17 novembre 2012
Pomeriggio di novembre
Sono appena rientrato a casa dopo una breve uscita per andare dal mio barbiere a farmi sistemare i capelli. Di solito li lascio crescere anche di più, senza farmi troppo infastidire dai ricciolini che si formano sopra le orecchie. Questa volta però ho voluto anticipare un po' i tempi perché domani dovrò partecipare ad una messa con mio nipote che mi ha scelto come padrino per la cresima. Celebrerà i sacramenti settimana prossima, ma questa domenica c'è un incontro preliminare con seguito conviviale in oratorio.
In realtà nel pomeriggio me ne sarei andato ben più volentieri a fare due passi con Maria Luisa approfittando del tiepido sole di oggi. La mia capigliatura avrebbe anche potuto aspettare settimana prossima per un intervento di sfoltita. Ma ahimè la pigrizia ha prevalso e così sono uscito di casa rinunciando a quel poco di attività fisica che il mio corpo ormai cinquantenne reclama insistentemente ed io puntualmente disattendo. E non credo possa valere come esercizio fisico il cambio della lampadina del fanale anteriore dell'auto di mia moglie oppure le poche faccende domestiche di cui mi sono occupato stamane.
E' vero che a novembre le giornate sono già abbastanza corte, ma se l'ardore fosse stato sufficiente avremmo potuto fare una passeggiata al mio ritorno. Ed invece quando sono uscito dalla bottega del mio barbiere il cielo si era ormai già tutto ingrigito. Addirittura sembrava montare un po' di nebbia, ma l'inequivocabile odore di legna bruciata mi ha fatto pensare che in realtà si trattasse di fumo piuttosto che di condensa. E mentre torno lentamente a recuperare l'auto parcheggiata qualche via più in là, la mente mi fa tornare bambino quando abitavamo da queste parti e per venire a tagliarmi i capelli bastava muovere quattro passi fuori casa.
Percorrevo queste strade anche per recarmi alla scuola elementare. Il grande palazzo con le arcate a vela proprio sulla sommità del tetto è ancora lì che domina la via in cui ho lascito l'auto di Maria Luisa. Una recente ristrutturazione lo ha riportato al suo antico splendore come tante villette lì intorno che sono state riammodernate e così la città, pur restando sempre uguale a se stessa, in realtà vive una seconda giovinezza.
Quanti anni ormai sono passati da quelle rapide corse all'uscita di scuola per tornare in fretta a casa dove la mamma ci attendeva con la pappa pronta. Qualche volta però si sostava un attimo in più davanti alla vetrina di un negozio dove veniva esposta in questo periodo, fra le altre cose, anche la farina di castagne che a me in verità non è mai piaciuta granché. Le castagne vere, specialmente le caldarroste, quelle invece sì che riscuotevano il mio favore. Come pure le biglie colorate che sul finire dell'anno scolastico comparivano in mostra nello stesso negozio e che ora sfilo passandovi accanto velocemente in automobile e di esso mi resta soltanto uno sbiadito ricordo.
Il semaforo è ancora verde in fondo alla via. Con un colpetto deciso all'acceleratore riesco a passare anch'io prima che diventi giallo. Gli pneumatici da neve della C3 di Maria Luisa sembrano letteralmente incollati all'asfalto. Chissà se avremo tanta neve quest'anno ed io mi dovrò pentire di non averne ancora acquistato un paio per la mia auto. Già mi par di sentire le risate dei colleghi, casomai dovessi restar bloccato da qualche parte a causa del ghiaccio oppure, peggio ancora, se sarò andato a sbattere contro qualcosa.
Se avessi un camino, questo sarebbe il momento adatto per accendere il fuoco e trarne compagnia e consolazione. Ed invece eccomi qui alla scrivania di Alessandra e, approfittando della sua momentanea assenza, non ho altro di meglio da fare che mettermi ancora una volta davanti allo schermo di un PC e ricordare. Scrivi Romano, racconta qualcosa. Parlaci ancora di te e così un giorno, quando la tua memoria sarà un po' sfilacciata qualcuno potrà sottrarti un poco all'oblio rileggendoti queste parole.
venerdì 2 novembre 2012
La prova
Per aiutarvi propongo alcune riflessioni conclusive sul tema della prova.
1. La prova c'è e c'è per tutti, anche per i migliori. (...)
2. Dio è misterioso. Egli sa benissimo se l'uomo vale o non vale, lo sa prima di provarlo, eppure lo prova. (...)
3. L'atteggiamento a cui tendere nella prova è la sottomissione, l'accogliere e non il domandare. (...)
4. Nella prova corriamo anche il rischio della riflessione. L'uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere l'atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo sopravviene il momento della riflessione che è la prova più terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, autentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concreta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro, con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso l'accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto questo dà adito allo sviluppo drammatico del Libro.
2. Dio è misterioso. Egli sa benissimo se l'uomo vale o non vale, lo sa prima di provarlo, eppure lo prova. (...)
3. L'atteggiamento a cui tendere nella prova è la sottomissione, l'accogliere e non il domandare. (...)
4. Nella prova corriamo anche il rischio della riflessione. L'uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere l'atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo sopravviene il momento della riflessione che è la prova più terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, autentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concreta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro, con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso l'accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto questo dà adito allo sviluppo drammatico del Libro.
Talora noi sperimentiamo qualcosa di simile: di fronte ad una decisione difficile, a un gesto grave, li accogliamo presi dall'entusiasmo e dal coraggio che ci viene dato nei momenti duri della vita. Dopo un poco di riflessione, però, si fa strada un tumulto di pensieri e sperimentiamo la difficoltà di accettare ciò a cui abbiamo detto di sì. Questa è la prova vera e propria.
Il primo "sì" detto da Giobbe è proprio di chi istintivamente reagisce al meglio; la fatica è di perdurare per una vita in questo "sì" sotto l'incalzare dei sentimenti e della battaglia mentale.
La prima accettazione, dunque, che spesso è una grande grazia di Dio, non è ancora rivelativa completamente della gratuità della persona. Occorre che sia passata per il vaglio lungo della quotidianità.
La prova di Giobbe non è tanto l'essere privato di ogni bene e l'essere piagato, ma il dover resistere per giorni e giorni alle parole degli amici, alla cascata di ragionamenti che cercano di fargli perdere il senso di ciò che egli è veramente. Da questo punto la prova comincia a snodarsi dentro l'intelletto dell'uomo e la vera e diuturna tentazione nella quale anche noi entriamo e rischiamo di soccombere è quella di perderci nel terribile travaglio della mente, del cuore, della fantasia.
Carlo Maria
MARTINI
LA FORZA DELLA DEBOLEZZA
La risposta della fede nel tempo della prova
PIEMME
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