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sabato 8 giugno 2024

La vita e le occasioni mancate


Mentre passeggio in direzione degli argini del Po, mi viene in mente di chiamare al telefono un caro parente lontano che non sento da tempo. La sua voce squillante mi conforta subito riguardo al suo stato di salute e glielo dico. Lui subito mi rimbecca ed attribuisce la "pimpanteria" all'ora prossima al desinare. Non è scontato, penso e ribatto io, ma è buona cosa potersi approcciare a tavola con un certo appetito che talvolta nell'età avanzata viene a mancare non poco e avvolge l'essere umano in una ineluttabile svogliatezza.

Proseguendo nella conversazione, mi racconta un poco per sommi capi le attività della figlia e del genero e accenna pure a qualche progetto per l'estate dove avrebbe desiderio di poter combinare una breve visita all'amato Livemmo, teatro di bellissime passeggiate quando gli anni erano ancora verdi.

In quel mentre sto fiancheggiando un gruppetto di signore e signori ben vestiti assiepati su una panchina e di fronte uno di loro col cellulare in mano che si gira e con un gesto mi fa esplicita richiesta di supporto per uno scatto fotografico così da potersi aggiungere agli amici.

Ho il viva vice inserito e pertanto si dovrebbe capire che sono impegnato in una conversazione telefonica. Non mi va di mettere in attesa il mio interlocutore e quindi indicando il cellulare con un gesto che vuol sottilineare meglio il mio essere impossibilitato, sfilo davanti a loro, in verità fra me e me un poco contristato per aver declinato l'invito a fotografarli.

Pochi passi più in là, mentre proseguo la chiacchierata telefonica, arrivano invece improvvisi i saluti sollecitati dall'altro capo della linea e così, chiusa la comunicazione col parente, mi volgo indietro per vedere se sono ancora in tempo e rendere tardiva disponibilità.

L'assembramento si è da poco sciolto e ora si stanno già muovendo in direzione opposta a me, via dalla panchina attorno a cui si erano disposti per mettersi in posa. Peccato, sarà per un'alta volta. Troveranno sicuramente in altro luogo qualcuno più pronto e disponibile che riuscirà ad immortalare tutti quanti nella medesima inquadratura. 

sabato 1 giugno 2024

Facciamo l'amore

 


Da quando Netflix ha reso impossibile continuare a fruire l'accesso alla piattaforma a famigliari dello stesso nucleo e che condividono il medesimo abbonamento, ma sono dislocati geograficamente distanti, ho abbandonato la visione in streaming e sono tornato a soffermarmi di più sui canali ricevuti via etere.

Non so se davvero ho fatto un passo indietro. Certamente, quando guardo, adesso non posso più mettere in pausa premendo l'apposito tasto del telecomando, se ho bisogno di andare in bagno oppure voglio anticipare il lavaggio dei denti prima di coricarmi. I primi giorni del cambiamento avevo quasi una reazione istintiva che mi induceva ancora a fare un fermo immagine, ma immediatamente realizzavo che le cose non funzionavano più così e, se non volevo perdermi qualche spezzone, avrei dovuto attendere una delle successive interruzioni pubblicitarie. Che poi sulle reti nazionali le pause non sono tanto frequenti come coi canali delle TV commerciali e quindi l'attesa può protrarsi ben più di quanto avreste sperato.

Non tutti i mali vengon per nuocere ed al momento ho preferito non sottoscrivere un abbonamento individuale. La ragione non è tanto quella economica perché circolano varie offerte che avranno di sicuro una durata limitata, ma a regime possono comunque essere sostenute in tutta tranquillità senza dover accendere un mutuo in banca.

Ieri sera, dopo essermi messo in passo con le notizie della giornata sfogliando le pagine del Televideo RAI, cosa per altro ridondante avendo ascoltato in auto, nel tragitto casa-ufficio e ritorno, ben due notiziari, sono incappato nelle sequenze cinematografiche di una pellicola d'altri tempi. Incuriosito ed alla ricerca di qualcosa che continuasse a dare un senso al mio stare sveglio piuttosto che anticipare l'andare a letto e recuperare preziose ore di sonno dopo una settimana lavorativa, impegnativa sì, ma anche densa di tanti risultati positivi raggiunti, ho premuto sul telecomando il tasto per leggere le informazioni del film in onda.

Si trattava di "Facciamo l'amore" con Marilyn Monroe e già questo sarebbe bastato a motivarmi nel continuare la visione, oltre ovviamente al fatto che per me costituiva un'assoluta novità. Il ritmo della narrazione era pacato, ma abbastanza sostenuto e non smaccatamente lento come è naturale trovare in una proiezione d'altri tempi, abbastanza remoti al punto da farmi pensare che probabilmente non ero ancora nato considerando la prematura scomparsa della bella protagonista.

Di certo mi ero perso l'inizio, ma il sunto della trama appena letto riusciva ugualmente a mettermi su una buona carreggiata, come invece non capitava da ragazzo quando a proiezione già cominciata entravo in una sala cinematografica d'oratorio, ma era solo la proiezione successiva a consentirti di ricomporre poi i pezzi della storia che per disguido temporale era risultata necessariamente frammentata. 

Anche se il titolo del film potrebbe far pensare oggi a qualcosa di più piccante e lascivo, in realtà si tratta di una gradevole commedia, oserei dire coi canoni odierni quasi per famiglie, in cui alla fine trionfa l'amore a cui, però, non si indulge troppo e dopo l'immancabile bacio finale a suggello di una reciproca intesa, quasi si resta sorpresi dall'improvvisa interruzione di sequenza per dar spazio ai titoli di coda.

E pensare che quando ho iniziato a scrivere questo capitoletto il focus a cui puntavo era ben altro. Traendo vagamente ispirazione dal titolo del film avrei voluto tentare di raccontare proprio dell'intimità sessuale astraendola, se possibile, da vicende personali ed addirittura con l'ambizione di andare al di là di una forse inevitabile visione maschile del piacere per tentare di far emergere l'essenza, pur descrivendo sensazioni non troppo velatamente erotiche. 

Va colto l'attimo fuggente e ora, con tutta questa lunga perifrasi narrativa che ho anteposto, non è più il momento adatto e si è inevitabilmente rotto l'incanto per stendere qualcosa che possa far pensare ad una ispirazione originale che valga la pena di esplorare. Ripongo in un cassetto il progetto pronto a rispolverarlo a tempo debito, quando si presenterà l'occasione opportuna. Nell'attesa a voi non resta che continuare a pazientare e provare ad immaginare cosa avreste potuto scrivere voi stessi riguardo questo argomento. 


domenica 26 maggio 2024

Gesto da campione

 


Allora, sta circolando sui social la sequenza filmata da cui la foto è stata tratta. Si vede a destra un adulto che passa la borraccia al ciclista e subito dopo il ciclista la passa al ragazzo. Non so voi, ma io starei bene attento a bere una cosa che non mi arriva dalla squadra. Che farne allora? Gettarla o passarla di mano? Beh, nel secondo caso non mi sembra si possa parlare di impresa da campione. Però magari sì, visto che ormai nessuno ti offre più niente per niente.


Questo era per una riflessione più generale riguardo a commenti che si sprecano ponendo il focus solo sull'ultimo fotogramma: se vedi tutta la sequenza, l' "impresa" appare ben diversa.


domenica 19 maggio 2024

La bambina

 






C'è una passeggiata serale che amo fare nel verde dei campi intorno a Cremona. Meta ideale del mio incedere è uno sperduto piccolo casolare che ha davanti una statua in cotto della Madre Santa che pare una bambina per quanto è tenera e graziosina. Resto lì nel verde delle messi che nel mese di maggio tendon a biondeggiare e col mio silenzio muto quasi mi scopro a pregare.

sabato 20 aprile 2024

La nebbia dell'età

 

Mentre mi aggiro per casa ancora in mutande, in attesa di trovare il momento propizio per un bel bagno caldo in questo sabato frizzantino in cui venti freddi provenienti dall'Artico sono riusciti a spingere lontano l'insolito calore estivo in questo inizio di primavera, Maria Luisa è intenta nella correzione di alcuni elaborati dei suoi studenti e non manca di farmi sapere quanto sia bello il componimento del ragazzo di cui sta ora leggendo sul foglio di protocollo.

Mi avvicino e lei, senza distogliere troppo lo sguardo dallo scritto, quasi meccanicamente, mi allunga la fotocopia della traccia che è stata data agli studenti e m'invita a leggerla. Sono interessato, ben più di altre volte in cui mi fa partecipe di quel che passa per le sue mani nell'adempimento di un dovere professionale che spesso la tiene occupata in orari in cui altri si stanno rilassando dopo una giornata lavorativa impegnativa e dove magari non si sono neppure astenuti dall'esprimere qualche commento in direzione del corpo docente che sulla carta avrebbe invidiabilmente meno ore lavorative e più ferie.

Leggo il testo della seconda proposta e, nell'estratto da un'opera di Carlo Levi, mi sorprendo di trovare riflessioni esattamente sovrapponibili a quelle che mi è capitato di fare e che in parte ho riversato anche nei miei scritti. Dico a mia moglie che per un giovane dovrebbe essere abbastanza difficile riuscire a comprendere a fondo ogni sfumatura presente nei pochi capoversi su cui elaborare una riflessione argomentativa. 

Azzardo allora un paragone. Per un adulto ormai in età avanzata potrebbe essere come mirare un panorama dall'alto e distinguere zone avvolte ancora nella bruma mattutina ed altre più ventilate che stanno già godendo di un rilucente sole. Per un giovane collocato più in basso intravedo invece la difficoltà nel dover esprimere un commento sullo stato di quel luogo trovandosi immerso nella nebbia dell'età che impedisce di distinguere bene in lontananza e dipanare agevolmente ansie e tormenti che ogni epoca porta inevitabilmente in sé.


lunedì 15 aprile 2024

Come se non

 C'è una parte del mondo che vive "come se non" e la restante "come se invece sì". E ad entrambe va bene seguitare così. Perché l'uomo non riesce ad imparare che si può vivere senza ammazzare? 

domenica 14 aprile 2024

Non cercare la gioia nelle cose lontane

 

È la frase che campeggiava sul lato interno della porta d'ingresso a casa dei miei genitori, illustrata con una graziosa barca a vela immersa in un mare tropicale ed a fianco un termometro che consultavamo sovente, specialmente ad ogni cambio di stagione. L'ho sovrapposta oggi ad una foto scattata ieri mentre passeggiavo con Maria Luisa lungo la ciclabile che fiancheggia il fiume Mella.

Forse potevo mettere qualcosa di diverso, magari più attinente all'operosità del laborioso insetto che si è lasciato immortalare in posa ravvicinata dal mio cellulare, proseguendo indisturbato il suo passaggio di fiore in fiore. Ma ho preferito lasciar libere le mie imperscrutabili associazioni d'idee di agire e le ho corredate con questo breve commento.

sabato 13 aprile 2024

Tempus fugit

 

In camera da letto ho ben tre orologi: due su ciascun comodino ed uno sul cassettone. Mentre spalanco le finestre per cambiare l'aria alla stanza, butto distrattamente l'occhio all'unica sveglia radio controllata presente sul comodino di mia moglie e, chissà perché, deduco che sia mal sincronizzata. Le altre due stanno segnando un'ora in meno, con ovviamente pochi minuti di differenza perché quella in cui solitamente imposto l'allarme per la sveglia, di proposito la tengo sempre un po' più avanti.

Ma è davvero possibile che il segnale orario, che arriva in onde lunghe da chissà dove, non sia davvero riuscito a tenerla in passo? Ho la soluzione: se illumino per un attimo lo schermo del mio smartphone, avrò l'immediato responso a cui credere. Qui non è questione di maggioranza, ma di precisione.

Con mia grande sorpresa, il cellulare mostra lo stesso orario dell'orologio che usa Maria Luisa. Aver dormito un'ora in più di quel che inizialmente pensassi, non ha contribuito a rendermi più reattivo e permettermi di mettere a fuoco subito il vero stato delle cose. Ancora incredulo mi aggiro per casa ed allineo altri segna tempo che sono sopravvissuti così a lungo senza il passaggio all'ora legale.

martedì 19 marzo 2024

La telefonata


 Tengo quasi sempre il cellulare in modalità aereo. Mentre lavoro è un atto dovuto; in altri momenti non so, forse per risparmiare la carica della batteria. E così mi capita di lasciarlo anche quando viaggio in automobile. E se non resta disattivo, generalmente è in modalità silenziosa.

Spesso non avverto la vibrazione e mi accorgo solo più tardi delle chiamate. Ieri sera però, mentre uscivo dall'ufficio, prima di salire in auto ho pure attivato il Bluetooth. Così se qualcuno chiama, posso rispondere subito, ho pensato fra me.

Certe cose le senti nel sangue prima che accadano. Mancavano ancora alcuni chilometri a Cremona e chiama Andrea, la telefonata più gradita che avrei potuto ricevere in quel momento.

Buona ombra


Già che ero sveglio presto ho approfittato per fare gli auguri ad un amico. Non perché lui sia padre, anche se in verità lo è di molti figli che ha in cura come pastore d'anime, ma perché in questa giornata dedicata a San Giuseppe è il suo genetliaco, per sfoderare un termine desueto.

E così scopro, ma farei meglio a scrivere "riscopro", la bellezza della genitorialità anche senza esse procreativi, senza essere padri nel senso proprio del termine avendo fatto da tramite con quel cinquanta percento di cromosomi affinché in una culla così mirabile come il grembo di una madre si sviluppasse da due gocce infinitamente piccole un nuovo essere infinitamente grande.

In quel piccolo seme le potenzialità c'erano già tutte e dobbiamo essere grati alla vita se siamo stati capaci di farlo crescere rigoglioso e forte come splendida creatura per fare un giorno altrettanto o perlomeno offrire un po' di buona ombra che tenga al riparo e dia sollievo nelle calure sempre più intense delle nostre fragili esistenze.

sabato 24 febbraio 2024

Per le vie del centro

 


Mentre mi muovo svogliatamente per le vie del centro e mi perdo tra le anse del mercato del sabato che anima la città riempita di tanti volti sorridenti e variegati, che non sembrano patire troppo le insidie di questo freddo pungente che muove in alto velocemente le nubi ed altrove addensa copiosi covoni di nebbia, incrocio Nicoletta che mi sfila di fianco senza puntare il suo sguardo verso il mio.

Estraggo una mano dalla confortante tasca e, mentre richiamo con voce decisa il nome della collega di Maria Luisa, le afferro garbatamente il braccio così che possa capire bene chi, nell'affollato via vai, si sia preso la briga d'intercettarla.

Mi accoglie un generoso sorriso, subito seguito dai complimenti per il libro di cui per altro avevo già ricevuto suoi commenti da mia moglie. Ma indubbiamente fa piacere sentirli rinnovati di persona. Aggiunge poi che all'inizio della lettura aveva pianto tanto, e posso comprendere bene le ragioni di questa grande empatia, ma poi... E le parole restano ferme nell'aria senza che lei abbia a completare la sua affermazione con qualcosa di esplicito e conclusivo di cui in effetti non c'era bisogno perché ben delineato dalla sua espressione di gioia intensa. "Salutami tanto Maria Luisa!" in rapido congedo ricco di buone sensazioni, come a volte non le possono trasmettere incontri fortuiti di maggiore durata che spesso ci frastornano con chiacchiere e notizie utili, ma che non riescono ad infondere un senso di amicizia vera.

Dopo la pubblicazione di alcune lettere scritte intorno ai vent'anni e sottratte all'oblio della scatola di latta in cui erano state riposte con cura da Santina oppure fortunosamente rinvenute da Maria Luisa fra le pagine di un libro di mia madre, penso sia giusto tornare ora a stendere una riflessione su qualcosa che mi sta a cuore, saldando un debito contratto alcuni mesi fa, quando ho pubblicato la copertina del libro e non ho voluto aggiungere tante parole di commento. 

E cosi, mentre allungo i passi in direzione radiale e mi allontano dal brulicante centro, mi vien da pensare che potrei distribuire gratuitamente alcune copie del libro a sconosciuti passanti con in cambio l'impegno di farmi avere tramite email un sintetico parere a lettura ultimata o anche abbandonata.

Il fatto che la quasi totalità di quanti si siano ritrovati fra le mani "Piccola anima" ci abbia restituito, in buona parte a me, ma ancor di più a mia moglie che è stata, e lo è tuttora, entusiastica distributrice, un giudizio ed un apprezzamento lusinghieri, non riesce a togliermi il desiderio di sapere cosa possa pensare un lettore che non mi abbia mai incontrato prima.

domenica 18 febbraio 2024

Lettera 7 da S. Giorgio a Cremano

 


Lettera numero 7, San Giorgio a Cremano ore 19:00 10 aprile 1983.

Cara Cicciolotta adorata, 

sono ben lieto di spedirti la prima lettera da questo posto particolarmente ospitale. Su un'area di 18 ettari si ergono numerosi edifici nei quali alloggiano tutti i militari della scuola. L'ambiente è reso particolarmente gradevole da alberi, giardini e panchine che conferiscono all'insieme un tono molto elevato... Tutto è organizzato in modo che funzioni alla perfezione al fine di rendere l'ambiente una vera e propria oasi di pace e pulizia.

Questa mattina (è domenica) non ci hanno concesso di partecipare alla santa messa perché stavamo facendo addestramento. Nel pomeriggio non me la sentivo di uscire ed andare in cerca di una chiesa. Così, dato che non assolvevo il precetto festivo, per non passare troppo barbaramente la domenica mi sono recato a fare una visita alla cappella.

Calava la sera (e sta ancora calando) e qualche uccello qua e là cinguettava. M'è venuto estremamente spontaneo ripensare agli anni trascorsi in seminario. Sono entrato nella chiesetta e respirando quel profumo ben noto di incenso e di cera bruciata mentre andavo recitando i vespri, m'è sembrato di tornare indietro di qualche anno. Mi ha preso un gran magone e l'unica spiegazione di ciò, dato che mi nasceva dentro una gran voglia di essere a casa vicino alle persone più care, a te specialmente, potrebbe essere quella che praticamente ho vissuto l'adolescenza in un ambiente ovattato, in un posto dove si è lontani dai pericoli del mondo, per cui si finisce con lo star bene come un pulcino nel nido.

Come ho detto altre volte non rimpiango di aver percorso quel sentiero che dopo tutto mi ha aiutato a formarmi (lo spererei) un animo cristiano disponibile al bene e non ai compromessi col male. Eppure sento che quegli anni rappresentano anche momenti di solitudine, di non contatto con le altre persone. Ricordi come ero chiuso e timido? Ricapitolando, penso che la sensazione provata, più che nostalgia sia angoscia per un tempo ormai lontano.

Mai come in questi momenti sento forte il desiderio di averti accanto e mai come ora comprendo chi tu rappresenti per me. Più di un'amica; quasi una sorta di madre e sorella per quanto concerne il legame e come un amico intimo o un confessore per il rapporto di dialogo e di reciproca fiducia. È vero che ci sono stati screzi imputabili alla nostra umana frallezza, ma alla fine l'amore e la comprensione reciproca hanno prevalso.

Tu comprendi bene come dicendo queste cose provi una gran pena per non esserti vicino. Sai cosa mi è capitato? Vedendo qualche scena di innamorati alla televisione o al cinema mi pareva di vivere nuovamente i momenti in cui ti ho abbracciato e baciato. Insomma, vedere due che si baciano non rappresenta più qualcosa del tutto normale, ma è fonte emotiva.

Scusa la confusione e l'incapacità di esprimere a parole ciò che sento in questi momenti, ma se anche tu l'hai provato, mi comprenderai benissimo. Con tutti questi discorsi l'unica cosa in cui non vorrei incappare, come a volte ho fatto, è di annoiarti. Se fossi stata presente, me lo avresti detto; ora devo io rendermene conto da solo.

Ti dicevo, appena arrivato, che sarei andato al cinema. Ma si è guastata la macchina e solo oggi pomeriggio son riprese le proiezioni. Ho visto "Visite a domicilio" . Ti confesso che il titolo mi faceva pensare ad un film porno, ma dopo ho avuto la smentita dalle locandine. La sala di proiezione sembra rispettabile e senza luci rosse. Una commedia piacevole che narra l'invaghimento di un chirurgo neo vedovo per una divorziata non disposta a tollerare le scappatelle dell'ex marito. Narra inoltre della situazione ospedaliera e medica americana che si prostituisce alla parcella e non fa i reali interessi del paziente.

Stasera dovrei andare a vedere un vecchio film dei Beatles. Forse l'ho già visto... Non fa niente perché tanto siamo costretti ad attendere alzati fino alle 23:15 il contrappello per i primi giorni; quindi sarà un modo meno noioso di passare le ultime ore di questa favolosa domenica soleggiata che ho gustato entro le mura in un paese da te lontano

Non ti vedo ma nel mio cuore e nella mente tu sei sempre presente e mi consola poter sapere che lo è anche per te.

Ti dedico volentieri una lacrima, Romano.

Lettera 1 da Salerno

 


Salerno 2 marzo '83 ore 19:30 - Lettera numero 1. 

Se ne sta andando questa, per tanti versi, turbinosa giornata. Dopo averti telefonato sono salito sull'automezzo militare e accompagnato da una pungente brezza, sono giunto in caserma. Dopo poco (in molti abbiamo rinunciato alla colazione) adunata in un'aula. Ci parla il capitano e ci divide in quattro compagnie. Ci ragguaglia che le prime tre andranno a Napoli per un corso di telecomunicazioni dopo il car e la quarta a Roma.

Io sono stato assegnato alla terza. Quindi, dopo questo primo periodo (forse dopo Pasqua secondo indiscrezioni dei caporali) mi trasferiranno a Napoli per addestramento, forse 10 settimane, e poi finalmente al corpo altrove; ma il capitano non ci ha nascosto che alcuni di noi si fermeranno qui per tutto l'anno (panico e triste malinconia). Ma sopraggiunge qualche voce confortante a dirci che qui non si è trattati male e sembra vero.

Il rancio, secondo alcuni pessimo, è a mio giudizio accettabile, anche se i recipienti, unti e bisunti, sembra non sappiano cosa sia il detersivo. Altro problema contingente è quello dei gabinetti: sembrano trespoli e noi "pappagalli' sopra di loro per tentare di risolvere i vari problemi che restano tali dato che non si vede ombra di carta igienica nel raggio di miglia. Forse coi tovaglioli di carta...

Allo spaccio mi sono procurato un lucchetto per il mio armadio così posso (spero) stare tranquillo. Ma non è che il primo giorno sigh! Alterno momenti di umore instabile a distensione e ottimismo. Non si sta male come nei lager, ma ciò che rende difficoltoso il passar del tempo è la lontananza dagli affetti e numerosi occhi lucidi che mi circondano, di reclute e di qualche giovane graduato, sembrano darmi un segno di assenso. 

Non vado oltre per non creare nodi alla gola qui e lì. A presto. Ti bacio. Tuo 000322 Scuri Romano "89° battaglione fanteria Salerno" 3^ compagnia, 2° plotone 8^ squadra. Caserma Cascino 84100 Salerno. Per urgenze gravi tel. 089 351349 (scusa)

mercoledì 7 febbraio 2024

Lettera alla mamma

 

Cara mamma,

Innanzitutto è doveroso che ti chieda scusa per non averti ancora scritto, ma ti assicuro che non l'ho fatto per cattiveria, piuttosto forse per pigrizia. È vero che a Matteo ho scritto già due volte... però la naia non è finita; c'è un bel po' di tempo, anche se un mese se ne è volato via, e ti prometto che recupererò. Comprendi poi che ci sono momenti in cui si ha una voglia matta di scrivere e purtroppo si è obbligati a far servizio o altre cose, e momenti in cui il tempo ci sarebbe, ma si rinuncia per svogliatezza o per stanchezza.

A casa è capitato mai che io sia andato a letto alle nove di sera? Qui sì! E anche se le luci sono ancora accese e gli altri (alcuni) continuano a parlare fra loro, la maggior parte comincia ad addormentarsi profondamente. Naturalmente le parole che ti mando sono rivolte anche per il papà. Siete i miei genitori cari e quando scrivo a uno s'intende che non dimentico l'altro.

Sono stato contentissimo della visita che il papà mi ha fatto per il giuramento. Diceva che quaggiù non ci sarebbe mai venuto e invece per me ha fatto anche questo: mi vuol proprio bene! M'avete detto che le fotografie son venute bene. Appena tornerò le vorrò vedere molto volentieri.

Ho notato che ti metti a contare i giorni della mia assenza, quasi che fossi tu lontana e non io. Cerco di pensare il meno possibile al fatto di star via per un anno, perché tanto il tempo fluisce uguale ed inoltre non mi vengono magoni. Cerco di perdermi, distrarmi il più possibile stando in compagnia delle persone che ho conosciuto, però qualche volta, fortunatamente non in modo troppo evidente per chi mi è intorno, mi prende la nostalgia e mi vergogno gli occhi lucidi. Ti confesso che a questa commozione hanno contribuito in buona parte le tue lettere così schiette e piene anche di buoni consigli.

Mi dici anche che molti ti chiedono mie notizie, oppure mi salutano; questo mi provoca un immenso piacere: è bello sentire che tante persone si preoccupano mentre quand'ero a casa avevo l'impressione che gli altri non mostrassero particolare interesse. Credo che faccia piacere anche a te. In fondo far il soldato porta qualche vantaggio come quello di riscoprire e riapprezzare tutte quelle circostanze, tutte quelle persone di cui un po' ci dimentichiamo.

Mi fa piacere che Santina vi venga a trovare ogni tanto; l'ho detto anche a lei. Più vi vedete più vi apprezzate reciprocamente. Se diventerete, io me lo auguro di cuore, nuora e suocera, voglio che non sia vero il luogo comune secondo il quale queste due persone non vanno d'accordo. Eppoi diventerai, in un certo senso, anche la mamma di lei...

Come previsto questa parentesi di soggiorno a Salerno sta per chiudersi ed ora, guardandomi indietro, oserei dire che non è stata poi troppo deludente. Se non altro ho visto un po' questi posti e non saprei in quali altre occasioni avrei potuto farlo. Ho notato, purtroppo, che come militare non ho potuto godere completamente le bellezze locali perché non si è del tutto distesi e sereni.

È venuto il momento di chiudere per mancanza di ulteriore spazio. Ti saluto caramente e ti prego, com'è naturale, di rivolgere i miei sentimenti di affetto anche al papà (quando è venuto qui l'ho trascurato un po' e sono stato molto con Santina; spero non ci sia rimasto male e mi abbia compreso) e al caro Matteo.

Ciao, a presto, Romano.


sabato 3 febbraio 2024

La balconata


Una esposizione prolungata può rendere gradevole anche una foto scattata in controluce.

In realtà a me piace la metafora sottesa in questa inquadratura del maestoso Po.

Spesso ci ritroviamo ad osservare la vita, che scorre di fronte a noi lenta e silenziosa come le acque del grande fiume, restando sopra una balconata cinta da una robusta ringhiera che ci protegge e ci trattiene dal cadere in vorticosi flutti. 

venerdì 5 gennaio 2024

Il carillon

 

Nella fotografia si può vedere un carillon a forma di pianoforte verticale e che mostra ormai i segni del tempo. Di fatto rappresenta il primo regalino che ebbi a ricevere da Santina dopo essere diventati morosi o, come meglio piace a me definire, fidanzati.

Debbo confessare che a motivo dei tre cuoricini trafitti stampati su di esso, quest'oggetto, sebbene fosse stato acquistato dalla mia ragazza per manifestare concretamente con un dono tutto il suo affetto e la sua simpatia nei mie confronti, fin da subito mi lasciò un po' perplesso e non lo accolsi con altrettanto senso d'ironia e leggerezza con cui lei me lo aveva regalato.

Girando la manovella del simpatico balocco, si possono ancora udire le note della famosa melodia ripetuta più volte durante il film "Il dottor Zivago". Pertanto, vista la trama del romanzo che ebbi a leggere ancora durante gli anni del Liceo e poi riprodotta nelle sequenze cinematografiche che sono abbastanza note dato che ogni tanto un canale televisivo o l'altro si prende la briga di riproporne la visione, vedere raffigurati tre cuori trafitti dal dardo non dovrebbe apparire troppo fuori luogo. Ma a me, anche solo il velato accenno ad un terzo soggetto incomodo nell'orbita amorosa di una coppia, appariva come una situazione completamente da ricusare e pertanto non sono mai riuscito a nutrire un sentimento di completa simpatia per quest'oggetto.

Poi però l'altra mattina, mentre raccontavo in sogno questi pensieri ad un gruppetto di giovani che avevano fra le mani questo carillon, ho avuto come un sussulto improvviso convenendo che il disegno con i tre cuori trafitti potesse essere in qualche modo una sorta di premonizione nelle vicende amorose che mi riguardano.

domenica 24 dicembre 2023

Che fine ha fatto Gesù Bambino?

Sia chiaro che questa mia non vuole essere una contestazione, ma soltanto un differente modo di vedere le cose.

Non approvo i presepi senza Gesù Bambino fino alla notte di Natale. Gesù è già nato più di duemila anni fa ed è sempre con noi.

Con gli allestimenti non stiamo infatti perpetuando una situazione in divenire come facciamo invece con la Liturgia dell'Avvento. Col presepe stiamo inquadrando l'ultimo fotogramma della natività.

Se così non fosse, cosa ci fanno Maria e Giuseppe con lo sguardo perso nel vuoto? A chi rivolgono i loro occhi tutti i pastori accorsi all'invito dell'angelo? Se proprio si vuole omettere qualcuno, i Re Magi sono buoni candidati, ma - date retta a me - in adorazione del piccolino, come impazienti nonni, ci stanno bene pure loro fin dal primo giorno.

Buon Natale.

mercoledì 13 dicembre 2023

Santa Lucia

 

Le mie prime notti di Santa Lucia le ho vissute alla cascina Rocchetta. Dato che siamo emigrati a Brescia agli inizi di ottobre del 1968, ho avuto i miei ultimi doni nella casa di campagna l'anno precedente, quando ancora avevo cinque anni. Con un buono sforzo di memoria, riesco a tornare indietro alla prima Santa Lucia di cui ho ancora qualche ricordo. Di lì a non molti mesi avrei compiuto tre anni, ma in quel di dicembre ne avevo ancora due e per sentirmi più grande, se avessi saputo contare, a chi mi avrebbe chiesto l'età di certo ne avrei addizionato uno.

Orbene, in quella mattina di quel mio primo 13 dicembre ricordo che ero tenuto in braccio da mio padre che si aggirava intorno al tavolo della cucina su cui vi era un trenino di legno. Una locomotiva ed un vagone con sopra un'arancia e qualche caramella di zucchero. Mi appariva tutto abbastanza strano e non ero ancora stato investito da quelle sensazioni di desiderio ed aspettativa che venivano alimentate dai genitori nei giorni che precedevano l'evento e spesso usavano quest'ultimo come velato ricatto per indurre ad un comportamento migliore. L'anno seguente ricordo di avere ricevuto invece in dono un fucilino a tappi corredato anch'esso da un essenziale repertorio di dolciumeria.

La Santa Lucia dei miei quattro anni fu invece più abbondante e generosa. Forse ora mamma e papà potevano permettersi di fare qualche regalo in più. Oppure ora loro figlio era in grado di apprezzare maggiormente la sorpresa di quella magica notte. Sul tavolo della cucina vi erano più giocattoli che in passato. Credo che ci fosse qualcosa pure per mio fratello Matteo che era nato l'anno precedente. Trovai una scatola con svariati pezzi di legno. Prendendo a modello la figura che vi era sul coperchio, si poteva costruire la facciata di una casetta disponendo i pezzi uno sull'altro. Velocemente arrivai al tetto e mio padre non si poté trattenere dall'esprimere tutta la sua meraviglia. E pertanto non smetteva di complimentarsi continuamente con me perchè ero riuscito velocemente in quella che lui reputava di certo una piccola impresa, ma per me era sicuramente stato un gioco da ragazzi.

E così arriviamo ora alla Santa Lucia dei 5 anni, l'ultima in quel luogo. Avevo vissuto i bei momenti dell'attesa. Avevo spinto papà a realizzare una piccola fascinetta di fieno da lasciare fuori dall'uscio per l'asinello su cui cavalcava la prodiga latrice di doni. Ero andato a letto forse prima del solito per accelerare l'arrivo del lieto evento. Nel cuore della notte mi sono svegliato e sono sceso in cucina muovendomi al buio come da sempre amo fare nelle ore notturne. Da basso, sul tavolo, ho trovato quella che per me doveva essere una cosa portentosa. Ho preso fra le mani la grossa e pesante scatola e sono risalito al piano superiore per precipitarmi in camera dei miei genitori e condividere con loro la mia incontenibile gioia. Mia madre allungò la mano ed accese la luce posta sul suo comodino. Io ero in ginocchio sul suo tappetino scendiletto e stringevo fra le mani quella meraviglia. Avevo ricevuto in dono una confezione del Meccano. Faticai non poco a dar retta a mia madre e tornarmene così a letto perché era ancora notte fonda. Le sere seguenti, con l'abile guida di mio padre, ci sarebbe stato tempo di dilettarci nella costruzione di quei modelli che venivano illustrati sommariamente nel manualetto pieghevole a corredo.

sabato 2 dicembre 2023

Passaggio a livello

 

In questa cupa, umida e fredda giornata del primo weekend di dicembre il clima sembrerebbe ideale per proseguire la lettura di "Passo falso" di Marco Varvello, il libro che ho acquistato, con tanto di dedica dell'autore, alla libreria dove il noto giornalista era ospite per la presentazione della sua pubblicazione e dove, la settimana seguente, avrei presenziato pure io per l'esposizione della mia.

Invece temporeggerò ancora un istante per dedicarmi alla stesura di qualche capoverso, nel tentativo di imbrigliare definitivamente il sogno che ho fatto stamane, poco prima di decidermi ad uscire dal letto in orario più prossimo alla pausa pranzo che alla prima colazione.

Come credo capiti a tutti, in una situazione onirica che di punto in bianco passa da un ambiente all'altro, dopo aver viaggiato per un po' in auto seduto sul sedile posteriore, mentre mia moglie era al volante, e dopo aver fatto repentinamente marcia indietro presso un passaggio a livello per evitare che il muso dell'autovettura venisse investito dal convoglio che ormai era prossimo all'attraversamento, come fosse un naturale cambio di scena in una proiezione cinematografica, mi trovavo ora a percorrere solitario a piedi la via del centro storico della nostra città.

In quel mentre, una coppia di persone stava attraversando in direzione perpendicolare rispetto al mio senso di marcia, quasi scendesse dalle pendici del colle Cidneo. E mentre la giovane ragazza mi sfilava accanto dietro la schiena, ha finito con l'urtarmi un poco sulla scapola. Inizialmente ho proseguito, come se quel contatto non ci fosse stato, ma poi, avendo riconosciuto lei ed intuito che quell'altro fosse il suo uomo, non volendo continuare a fare la figura dell'indifferente che prosegue con noncuranza nonostante l'involontario urto, là dove invece altri si sarebbero potuti irritare o, quantomeno, avrebbero lanciato un inequivocabile sguardo reclamando scuse, mi sono fermato e, rivolgendomi a loro, li ho invitati a proseguire il cammino insieme disponendomi nel mezzo fra loro due.

Poco prima avevo percepito dai loro discorsi che ci fosse in atto una sorta di bisticcio di cui avevo compreso pienamente le motivazioni. Volli rassicurare l'uomo dicendo che di quella giovane donna ero soltanto amico e perciò non doveva nutrire sentimenti di gelosia. D'altra parte, la mia non era una frequentazione così assidua da giustificarla. Ci conoscevamo appena e questo principalmente era dovuto al fatto che è un'amica di mia figlia. Se non fosse a motivo di questo, neppure potrei considerarmi un amico. Ma il mio sentimento richiedeva di essere ben inquadrato. Ed in quel momento mi rivolsi ad una quarta persona che ci aveva affiancato e sembrava seguire con attenzione il mio discorso.

Dissi ai due che ero amico della ragazza, ne più ne meno che di quell'allampanato signore che, col suo sguardo rivolto verso l'alto ed il suo sorriso, instillava in me il medesimo sentimento di amicizia provato per lei.

Dopo questa affermazione, d'improvviso mi sono destato dal sonno. Sono certo che gli elementi e le situazioni vissute nel mio sogno possano avere avuto un punto di contatto con recenti eventi di cronaca - mi riferisco al disastro ferroviario visto in TV l'altra sera - o situazioni di vita non esattamente sovrapponibili con quanto ho appena raccontato. Però mi piace immaginare che, per la mia affermazione finale ed il mio modo di sentire, ci sia una corrispondenza pressoché totale.