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giovedì 6 ottobre 2022

Un'altra lettera dal fronte

 

S. GIORGIO A CREMANO 4-5-83

Ciao a tutti;
sono steso semi-distrutto sopra una branda dalla quale vi scrivo. Questa mattina ci siamo svegliati alle 4.15 per andare a sparare. Che levataccia! Tanto più che ier sera ho voluto lo stesso andare al cinema proprio per non andare a letto con le galline. Il poligono di tiro sul quale ci siamo recati è sempre lo stesso della prima volta. Ci siamo fatti una scorrazzata in camion da qui fino a Campolungo (30 km a sud di Salerno) per un totale di due ore circa di viaggio.

Alle 8.00 (circa) eravamo sul posto. Io ero di scorta. Cosa significa? Siccome trasportavamo armi e commilitoni, qualcuno doveva avere il fucile carico onde fronteggiare un eventuale attacco da parte di delinquenti. Niente di particolarmente entusiasmante. Solo un gran rottura di sedere per le assi sconnesse delle panchine dell'automezzo e pure un po' di freddo dovuto alla brezza mattutina.

Arrivati ci siamo schierati in file da dieci in attesa di sparare due caricatori da 8 colpi ciascuno. Io ho colpito la sagoma con 12 colpi su 16, rallegrando l'istruttore che fino ad allora aveva avuto alla sua pedana "mezze cartucce" che facevano solo pochi o nessun centro. Sono stato contento del risultato, anche se ci sono stati tipi più in gamba che han fatto 13, 14 e probabilmente anche 16 su 16.

Alle 16 del pomeriggio eravamo di nuovo in caserma. Hanno distribuito la posta, ma per me niente. E' un po' di giorni che aspetto lettere invano. Non mi scrive più nessuno. Da dopo che son tornato ho ricevuto solamente una breve lettera di don Angelo. Cerco di non pensarci troppo perché riesco a comprendere che come quando io stesso non scrivo molto, specie se stanco, così anche gli altri facciano fatica a trovare una mezz'ora o più per mandarmi qualche lettera. Scusate queste righe sintatticamente errate. Non mi sono corretto, ma il contenuto è chiaro lo stesso.

Sabato, come dicevo a Matteo domenica per telefono, sono andato proprio in cima al Vesuvio con degli amici. E' stata una gitarella interessante. Domenica m'è toccato poi fare servizio in cucina. Capita! Domani sono riserva lavastoviglie.  Se qualcuno dei titolari marcherà visita (com'è probabile) entrerò in azione io. Comunque è un servizio che mi costa meno di una guardia, anche se si fatica fisicamente di più. Però la notte si può riposare, infatti alle 20.00 massimo si termina l'incarico.

La vita militare continua serena pur non mancando momenti di sconforto che cerco di superare distraendomi. Continuano giornate di bel tempo e di caldo. La stagione si porta avanti velocemente. Fate nuovamente gli auguri da parte mia a Laura e Angelo per il loro lietissimo evento. Mi sono accorto che questa lettera vi arriverà dopo il loro matrimonio; pazienza. E' successo perchè scrivendo mi sembra di parlarvi e che voi ascoltiate subito. Ora vi saluto tutti augurandomi di poterci rivedere al più presto in occasione della prossima licenza.

Saluti Romano

Una lettera dal fronte

 

S. GIORGIO A CREMANO (NA)
09/04/83

Miei cari, s'apre così un'altra parentesi. Eccomi qui, praticamente a Napoli, alla scuola specializzati delle trasmissioni per un corso di telescriventista. M'hanno informato che il brevetto che potrò ottenere superando le varie prove, sarà riconosciuto dallo Stato e mi tornerà utile nel lavoro. A Salerno, parlandomi di questa caserma, dicevano che si sta bene. Non mentivano! Infatti è abbastanza ideale (C'è chi dice sia la migliore in tutta Italia).

Dovremmo starcene qui sino al 24 giugno, ma se saremo richiesti a causa delle elezioni amministrative in Campania, ce ne andremo solo il 28 o 29. L'ambiente, all'esterno è squallido, così ci dicono; del resto papà tu un po' l'hai conosciuto e Napoli è sempre la stessa. Oppure, se è cambiata, è di certo peggiorata... Però entro le mura di cinta nessuno si lamenta, tranne che per la voglia di rivedere la propria casa, com'è ovvio.

Siamo in tanti (forse 10 - 15.000) e tutto funziona alla perfezione con una disciplina ineccepibile. I primi giorni ci sembrano improntati ad un eccessivo rigore, e lo sono; poi le cose si sistemeranno e dimostreranno, i superiori nei nostri confronti, maggiore indulgenza. Vi sto scrivendo all'ombra delle piante disseminate nel cortile principale su cui si affacciano i nostri alloggi. Ci sono comode panchine con aiuole, un'edicola e delle cabine telefoniche: un piccolo parco. C'è un'estrema attenzione nel rendere l'ambiente il più possibile gradevole per chi vi è ospitato.

Son contento perchè così mi sembrerà di passare una vacanza un po' "sui generis" (= insolita) piuttosto che una sorta di reclusione. Se poi aggiungiamo che a Napoli qualcosa di bello da vedere c'è, allora il quadro è completo. La sala spaccio è veramente fornita di tutto quanto possa servire a distendersi, compresi tavoli da ping pong. C'è una sala cinematografica interna che funziona quotidianamente e per sole £ 300 si possono gustare films di recente produzione.

Riguardo alle vivande non c'è che da rallegrarsi. E' possibile una maggiore scelta e una migliore celerità (meno coda!). Ci sono anche dei locali adibiti al tempo libero con sale di lettura e per varie attività. Probabilmente avrò la possibilità di coltivare il mio hobby per la pittura. Altri possono dedicarsi al modellismo oppure far parte della banda musicale e altre cose che per il momento non conosco ancora.

Unica, o una delle poche remore (= cose brutte) è il fatto che cominceremo a far guardie e servizi armati. Ma sono ben poca cosa rispetto a tutti gli aspetti positivi che l'ambiente sembra offrire al milite. Cominceranno anche le licenze. Mi augurerei di poter tornare prima che queste mie parole vi giungano per posta. Se non avvenisse non disperate perché certamente dopo poco dovrei arrivare anch'io. Quindi, tutto è bene quel che... comincia e finisce bene.

Se il morale è alto, invece la salute non si dimostra perfetta. Forse è stata l'aria fredda e umida di Salerno a farmi venire tosse e mal di gola che qui cercherò di togliermi. Ma non è niente di preoccupante, non ho mai avuto febbre. Vi abbraccio e vi bacio tutti di cuore con un pizzico di nostalgia ed un grossissimo desiderio di rivedervi a casa.

Ciao Romano


sabato 17 settembre 2022

Ricominciare

 

Sento spesso parlare di "zona di confort" da cui non amiamo distaccarci. A nessuno piace procurarsi il freddo per il letto e pertanto trovo abbastanza normale che ci piaccia permanere, almeno per quel che possa dipendere da noi, nello stato di gradevole benessere che pro-tempore ci ritroviamo a godere. Tuttavia, restare immobili può esporci a situazioni che mai avremmo pensato di dover affrontare.

E' praticamente ciò che a tanti sarà capitato di vedere in uno dei vecchi film di guerra dove le reclute sono tutte ben allineate di fronte al comandante. In quel momento viene detto che c'è un compito importante da svolgere, ma estremamente pericoloso; quindi serve un volontario che faccia un passo avanti. Tutti, tranne uno sprovveduto, fanno un passo indietro e così colui che non aveva assolutamente intenzione di candidarsi, pur rimanendo fermo, si ritrova ad essere in una posizione più avanzata rispetto a tutti gli altri e quindi scelto per l'impresa.

Similmente, anche se in questo caso il movimento è nel verso opposto, se tutti attorno a te avanzano di un passo mentre tu resti fermo dove sei, inesorabilmente finisci poi con l'apparire come colui che ha fatto un passo all'indietro. Bisogna sempre considerare il movimento relativo rispetto a chi ci sta attorno. Se è possibile, dobbiamo giocare d'anticipo per non ritrovarci poi ad inseguire con affanno le posizioni perse. Chi ha tempo, non aspetti tempo, recita un noto adagio. La vita è una lotta ed ogni volta bisogna essere pronti a partire, a ricominciare, ad affrontare a testa alta e con determinazione le nuove sfide che sempre si presentano sul nostro cammino.



martedì 16 agosto 2022

Social moment

 

 

A passeggio fra le vie del centro di una qualsiasi delle nostre città, non puoi fare a meno di notare che quasi tutti teniamo in mano uno smartphone, sia che si tratti di un ragazzino oppure di una persona adulta.

Abbiamo a disposizione un potente elaboratore personale che ci offre l'opportunità di chattare in tempo reale con un parente lontano che risiede al di là dell'oceano ed al contempo può indurci all'isolamento fino a farci trascurare il partner o l'amico che è seduto a tavola di fronte a noi.

Bisogna avere il coraggio di farne un uso più razionale, magari impostando più spesso la modalità aereo, oppure senza precipitarsi subito a sbirciare l'ultimo messaggio arrivato, come se temessimo di perdere la notizia più importante della nostra vita.

Il mondo sta scorrendo davanti a noi e se non alziamo lo sguardo rischiamo di perderci tutto il bello che nessun social ci potrà offrire.

sabato 16 luglio 2022

Falsa umiltà

 

Vorrei rimanere umile pure io, ma questa mania espressiva che sta dilagando assomiglia tanto a quell'altra per cui si facevano le virgolette grattando l'aria un paio di volte con le mani a coniglietto di playboy.

Questa definizione usando la rivista sexy, fino a prova contraria, è mia perché la sto usando da tempi non sospetti. Ecco un altro termine diventato virale in maniera autoreferenziale.

Che sia colpa dei social? Ma sicuramente che lo è, anche se molti di voi penseranno trattarsi più di merito che di demerito dato che una volta, appena prima della comparsa dei veicoli elettrici da pista di ballo di cui sopra, normalmente era uno soltanto a leggere davanti alla luce fioca di un focolare, per lo più giovinetto, mentre tutt'attorno a lui una corona di sdentati sorrisi porgeva l'orecchio alle novità che arrivavano dal fronte.

Ora le novità ce le abbiamo di fronte e non sono per niente nuove. C'è la guerra mondiale, come allora, solo che questa volta hanno deciso di concentrarla tutta in un posto e mi sa tanto che, con la scusa di limitare il numero dei morti, dovranno terminarla nello stesso modo, appena avranno finito di mettere a punto l'arma che annichilisce l'atomica. Sì, perché un'arma è risolutiva soltanto se è in mano ad una sola delle due parti.

venerdì 24 giugno 2022

L'amante

 

Mi aggiro per casa con gli occhiali da asciugare lavati di fresco per una nuova giornata di lavoro.

Collego il PC alla presa elettrica e lo accendo. Intanto che esegue il suo rollio, ripongo l'ampio asciugamano che ha assorbito il nostro sudore mentre svogliati guardavamo seduti sul divano l'ennesimo movie del network americano.

Le persiane sono socchiuse e la casa è in penombra. Una fitta rete ci separa dalle zanzare, ma non impedisce al brusio degli studenti convenuti a scuola per affrontare la seconda prova d'esame di sovrastare il silenzio di queste stanze.

Nella luce attenuata mi muovo ancora per un po' avanti ed indietro prima dell'approdo finale.

Negli occhi un flash d'immagini del film "L'amante" tenta invano di scuotermi dagli sterili screenshots che si susseguiranno uno dopo l'altro sino a tarda sera.

sabato 21 maggio 2022

Non solo arnesi

 


Questi che vedete nelle foto sono arnesi da cucina che ha fatto mio papà, assieme a tanti altri, durante lunghe sere d'inverno oltre trent'anni fa. Uso quello piatto, sottile e squadrato, per il risotto che a me piace rimestare per tutto il tempo della cottura, dal soffritto fino alla mantecatura. Non ha paragoni con quelli che potreste comperare in uno qualsiasi dei negozi di casalinghi o articoli da cucina. Nel rimestare il riso è formidabile per raschiarlo bene dal fondo della padella in acciaio che prediligo rispetto all'antiaderente. Quell'altro è per la polenta e non nasconde un uso più assiduo avendo la punta un po' smussata per l'uso. Trovo che anche questo sia particolarmente adatto e funzionale per la mia rimestatura continua da inizio a fine cottura. Se metti amore nel cibo che prepari, la qualità si sente. E buona parte di questa qualità si trasfonde dal buon lavoro di mio padre, attraverso i suoi attrezzi, fin nelle vivande che poi a tavola fan fiorire consensi e strappano sorrisi.

 

sabato 14 maggio 2022

Papà

 

Ormai sono quasi due mesi che te ne sei andato e mi sembra giusto fissare qualche ricordo così come a suo tempo feci con mamma.

Maria Luisa doveva completare qualche urgente incombenza per la scuola e così ci ha proposto di uscire a pranzo visto che secondo lei nel frigorifero non c'era granché da mangiare avendo rimandato la spesa settimanale. Ero sicuro che non avremmo patito la fame e che aprendo qualche mobiletto si sarebbe trovato di che sfamarci a sufficienza, che poi una gran fame per nostra fortuna non l'abbiamo quasi mai. Però l'idea di fare un salto in pizzeria mi piaceva alquanto e così le ho dato corda.

Verso la fine del pasto, a caffè già degustato, mia moglie e mia figlia mi fanno notare che sulla fronte ho un accenno di foruncolo che richiama quello avuto durante i giorni del lutto per mio padre. In quell'occasione ebbi a motivare quell'escrescenza cutanea in maniera alquanto originale astenendomi dall'incolpare qualche fetta di salume che avevo mangiato la sera prima.

Il giorno seguente il decesso di papà ci siamo recati in RSA per provvedere alle ultime pratiche e gestire il commiato. Il personale dell'agenzia funebre, prima di muovere la salma, chiese a mio fratello e a me se volevamo fargli una breve visita. Ero abbastanza impaziente di rivederlo perché il giorno precedente avevamo mancato l'occasione di dargli un ultimo saluto e credo che il personale medico possa attribuirsi qualche colpa per non aver saputo gestire al meglio la situazione e permetterci di correre al suo capezzale. Maledetto Covid! E' andata così, ma ad altre famiglie è successo anche di peggio nella fase più acuta della pandemia e quindi non voglio lamentarmi più di tanto perché qualche occasione di abbraccio in più per noi c'è stata mentre per tanti altri soltanto un tristissimo pianto a distanza.

Sono entrato mestamente nel locale in cui mio padre era adagiato. Gli son girato intorno e mi son portato nei pressi del suo capo. Vedendolo dal fianco non ho potuto fare a meno di mettere in relazione il suo aspetto con quello di una delle mummie viste al Museo Egizio di Torino. Ti sei consumato come un lumicino. E mentre pensavo fra me queste cose, mi sono chinato come per darti un bacio sulla fronte. Ma poi ho reclinato il capo ed ho soltanto poggiato per un attimo la mia fronte sulla tua quasi a voler far passare, per breve circuito, un ultimo pensiero dalla mia alla tua testa. Ho resistito soltanto qualche istante e poi son dovuto uscire in fretta all'aperto perché ormai avevo gli occhi inumiditi di lacrime e così davo modo a mio fratello e a sua moglie di prendersi la loro parte di intimità con quel che restava di te.

Durante la celebrazione del lutto alla Casa del Commiato ho avuto modo di vedere sulla fronte quel piccolo bollino rosso nato esattamente nel punto di contatto che avevo avuto con papà. E così ho voluto alimentare questa estemporanea fantasia che voleva attribuire lo sfogo cutaneo non ad un temporaneo eccesso di sebo, ma a quella aderenza molto ravvicinata che c'è stata fra la mia e la tua fronte, lo ripeto ancora, quasi a voler travasare fra te e me un ultimo pensiero inespresso di cui in realtà non c'è stato bisogno perché tu avvertivi ben più di me di essere ormai arrivato al capolinea e soltanto non ti era chiaro se dovevi apprestarti a scender dall'autobus oppure sostare ancora qualche istante sul sedile, giusto perché ti pareva che potesse far piacere a me rimandare ancora di qualche momento il termine del tuo lungo viaggio.

Mi rendo conto ora che tu ti eri già congedato da tempo, soprattutto quando raccoglievi le dita nella mano e formando un pugno te lo portavi al petto e dicevi che eravamo nel tuo cuore. Ed io ti rispondevo che anche tu eri nel nostro. E più che un padre ormai fra me e me pensavo di avere un altro figlio vedendoti diventare ogni giorno sempre più fragile.

Prima di alzarci da tavola, ricordando esattamente questa cosa, sentivo irrefrenabile l'impulso alle lacrime e le ho trattenute a stento anche se sicuramente Alessandra e Maria Luisa han visto i miei occhi più lucidi del normale. Quasi a rassicurarle ho detto loro che andava tutto bene e che non avevo alcun rimpianto sapendo di essere stato vicino a papà, non  soltanto nell'ultimo periodo, ma quando più ne aveva bisogno, cioè una volta che anche lui era rimasto vedovo ed io per precedente esperienza ero sicuro che stare uniti poteva alleviare la pena del distacco dalle persone che amiamo.

Sulla tua lapide abbiamo posto la stessa frase che campeggia su quella di mamma.

GRAZIE PER IL DONO DELLA TUA VITA.


sabato 30 aprile 2022

L'oracolo

 

Alla scuola elementare la maestra ci dava talvolta delle ricerche da eseguire a casa. Penso che il suo scopo fosse quello di spronarci e renderci familiari nella consultazione di enciclopedie che tutti avremmo dovuto possedere. Noi invece non avevamo alcuna enciclopedia da cui attingere ulteriori informazioni rispetto ai testi scolastici. "Conoscere" andava per la maggiore in quel periodo ed io osservavo con un certo stupore tutte quelle illustrazioni di cui era corredata, quando qualche mio compagno portava in classe uno di quei volumi.

Alcuni anni più tardi i miei genitori acquistarono "Arcobaleno" composto da una decina di volumi monotematici. All'inizio mi era sembrato un bellissimo acquisto, ma in seguito non riuscivo a trovare il modo di effettuare agevolmente le ricerche che ci venivano affidate nei compiti a casa. In realtà un po' più grandicello riuscii a trarre grande profitto dalla lettura di questi libri che mi permettevano di fare approfondimenti su argomenti che non avrei di certo trovato su "Conoscere".

Ma in quel periodo, viste le mie perplessità e forse anche qualche esplicita lamentela, i miei genitori chiamarono un rappresentante e così comprammo "Capire" che voleva essere la naturale evoluzione dell'altra enciclopedia più datata che circolava da un sacco di tempo. Dopo questo secondo acquisto ed in seguito ad uno sguardo più approfondito, a me però era rimasta una sorta di delusione perché non mi sembrava ancora di cogliere nel segno quando dovevo effettuare una ricerca scolastica.

In uno di questi volumi mi era capitato di leggere una antica profezia secondo la quale l'umanità sarebbe stata turbata da continue guerre ancora per alcuni anni all'inizio del XXI secolo, ma poi ci sarebbe stata una lunga e duratura era di pace e concordia fra tutti popoli. Dopo le grandi devastazioni dei due conflitti mondiali i cui racconti avevano angosciato anche noi piccoli, sebbene ormai lontani negli anni da quegli orrori, non mi sembrava vero di poter sperare in un avvenire decisamente più tranquillo.

Ho sempre tenuto presente questa sorta di oracolo ed ogni volta che sul finire del ventesimo secolo si annunciava un conflitto di una certa rilevanza, pensavo che fosse il naturale percorso profetizzato per arrivare poi a quello stato di pace duratura di cui avrebbero goduto le generazioni a venire ormai lontane per sempre dagli incubi e dai disagi patiti dai nostri genitori.

Quando l'11 settembre del 2001 sono state attaccate e distrutte le torri gemelle, vedendo quelle immagini sul piccolo televisore in bianco e nero che era stato acceso nel laboratorio della nostra ditta, ho pensato che Santina, morta nel gennaio di quello stesso anno, si era risparmiata l'orrore di quei tragici eventi. Proprio oggi avrebbe compiuto sessant'anni e quando morì non era arrivata neppure a quaranta, ma di voglia di vivere ne aveva tanta nonostante il futuro avesse potuto riservare a tutti altre sgradite sorprese.

Qualche giorno fa Maria Luisa, dopo avermi chiesto un ragguaglio sulla odierna situazione in Ucraina, mi ha detto che era quasi contenta che a sua mamma ed a mio padre fossero stati risparmiati questi ulteriori motivi di angoscia che si sono aggiunti al paio di anni travagliati a causa del Covid e prima ancora alle brutalità perpetuate dall'ISIS.

Non ci sembrava vero di poter voltare pagina e cominciare a pensare che la pandemia fosse ormai in stato di remissione dopo averla contrastata con efficaci vaccini che abbiamo saputo approntare velocemente mettendo a frutto gli studi iniziati alcuni decenni fa. Ed ecco che a qualcuno è venuto in mente di turbare i nostri sonni per dare contro a quel desiderio di europeizzazione che sta inesorabilmente dilagando e che rappresenta una terribile minaccia per chi non vuole che le cose stiano nel modo in cui amiamo viverle noi.

Non so se l'oracolo di cui ho letto quand'ero bambino resti ancora valido. Però penso che le scaramucce ad inizio del ventunesimo secolo ormai dovrebbero essere già terminate da un pezzo affinché quella benevola profezia possa risultare vera.

sabato 26 marzo 2022

Parlar di tutto e scrivere di niente

 

Sarà perché al lavoro sono coinvolto in nuovi progetti di sviluppo software che talvolta mi tengono impegnato fino ad ora tarda, sarà perché col tempo viene un po' meno la voglia di mettersi davanti allo schermo e fissare per sempre qualche pensiero, sarà perché la vita corre via col suo grande turbinio, sarà perché non si è fatto altro che parlare a lungo di una cosa e poi adesso di un'altra ancora più grave, ma a me, più che di scrivere, sembra sia venuta piuttosto la voglia di cacciare la testa sotto ad un bel mucchio di sabbia per tirarla fuori soltanto a tempo debito, quando tutto sarà passato, ma passato veramente.

Poi però, quasi come per incanto, giusto non più di un'ora dall'aver sentenziato di fronte alla moglie che forse è giunto il momento di lasciare andare questo progetto che mi vuole coinvolto ormai da diversi anni, ecco che ancora inaspettato torna il desiderio di sentir tamburellare le dita sulla tastiera, non per scriver linee di codice, ma per provare ancora una volta ad infilare i pensieri uno dietro l'altro per vedere, come cantava quel tale, l'effetto che fa.

Mi sarebbe piaciuto allietare, capoverso dopo capoverso, qualche lettore paziente che, per caso o per oculata ricerca, si è imbattuto nelle trame dei miei pensieri. In passato m'è pure capitato di ricevere complimenti ed approvazione perfino da qualche collega di lavoro che si era ritrovato a leggere alcuni dei miei pezzi e di essere stato lodato per il periodare fluido e scorrevole. Ogni tanto sono andato io stesso a rileggermi alcuni pensieri che non ricordavo completamente e di essermene meravigliato. Davvero sono stato io a scrivere quelle cose?

Altre volte la stesura è stata decisamente più difficoltosa. Sono tornato a limare il primo periodo a più riprese senza capire bene come sarebbe stato l'incipit del successivo. Il più delle volte, soprattutto agli inizi, avevo così tante cose da dire, soprattutto a me stesso, che non mi son curato troppo della forma e le frasi si accumulavano quasi da sole una dopo l'altra. Pensavo che una successiva rilettura sarebbe stata sufficiente per eliminare qualche svarione grammaticale, qualche imprecisione sintattica facendo largamente tesoro delle brevi lezioni di stile che Maria Luisa ha generosamente dispensato in questi anni a mio beneficio, anche se lei tende a minimizzare dicendo che il suo apporto è stato minimale e che scrivevo già bene di mio.

Ne abbiamo parlato giusto qualche momento fa. E' così che si deve scrivere. Di getto, senza curarsi troppo della forma. Ci sarà un secondo passaggio, una limatura finale atta a rimuovere con cura tutte le sbavature rimaste sul campo. Anche se, a onor del vero, a me sembra che talvolta possa essere ben più efficace la scrittura originale rispetto a quella revisionata. Poi però convengo che le ripetizioni di termini vadano abolite, che la lettura debba essere il più scorrevole possibile, evitando di incespicare in capoversi o frasari poco chiari, rispettando il plurale del verbo quando vi è più di un soggetto. Lo confesso, questa è una mia debolezza, ma col tempo sto imparando e faccio più attenzione a questi particolari che possono apparire di poco conto e per lo più tollerati.

E mentre allontano un attimo i polpastrelli dai tasti per brandire la tazza della fumante tisana che Maria Luisa ha testé posto al mio fianco sulla scrivania, provo a vedere se riesco a lasciarmi andare ad una riflessione non banale, ad un pensiero intimo che meglio calzino e possano motivare lo sforzo di essermi seduto ancora una volta davanti al PC per pubblicare un nuovo post su Piccola anima, il blog che ha raccolto in passato tante mie riflessioni ed a cui invece oggi tendo un po' a distaccarmi, sia per scarso desiderio di lanciare nel web altre sfumature della mia vita privata, ma di più perché forse non ho più tante cose da dire. O, quantomeno, non ho più la velleità di pensare che quel che scrivo possa essere un contributo significativo nella costruzione di un mondo migliore.

S'è rotto l'incanto. Mi sembrava di aver voglia di parlare di tutto ed invece son finito con lo scrivere di niente. Se vi sentite un poco presi in giro dal momento che eravate giunti fin qui ed un po' di aspettativa l'avevate pure accumulata ripensando ai miei tempi migliori, allora meritate le mie scuse. Il tempo è prezioso. E' infinito, ma purtroppo noi ne godiamo soltanto una porzione infinitesimale e dobbiamo valutare per bene le scelte che facciamo, specialmente come lo impieghiamo. Il tempo non va sciupato.

sabato 12 febbraio 2022

Il clown

 

Dietro questa maschera c'è un uomo e tu lo sai
L'uomo d'una strada che è la stessa che tu fai
E mi trucco perché la vita mia
Non mi riconosca e vada via

Dietro questa maschera c'è un uomo e tu lo sai
Con le gioie, le amarezze ed i problemi suoi
E mi trucco perché la vita mia
Non mi riconosca e vada via

Dietro questa maschera, lo sai ci sono io
(Sono io soltanto, io)
Quel che cerco, quel che voglio, lo sa solo Dio
(E lo sa soltanto Dio)

 Tratto da "La favola mia" di Renato Zero

 

sabato 22 gennaio 2022

Sul filo di lana

 

In molte situazioni ci si ritrova a fare la cosa giusta proprio nel momento in cui il tempo sta quasi per scadere.

Le occasioni non sono mancate per provvedere con largo anticipo. Eppure, pensavamo che non avesse molta importanza e che non ci si dovesse affannare più di tanto perché - ci dicevamo in cuor nostro - tanto non c'è bisogno di correre.

Chi ha tempo non aspetti tempo, recita il noto adagio. Chi ben comincia è a metà dell'opera, giusto per rispolverare una variante che mi è particolarmente cara. Tuttavia abbiamo indugiato più del dovuto e così ci stiamo ammassando ora in lunghe file quando invece, se avessimo agito per tempo, avremmo potuto condurre a termine la cosa senza correre il rischio di arrivare proprio sul filo di lana.

martedì 28 dicembre 2021

La chiave del successo

 


Ieri sera ho terminato di leggere "L'amico fedele" di Sigrid Nunez. Ne avevo riportato un brevissimo stralcio nel post del mese scorso. In un capoverso l'autrice dice che ormai siamo un po' tutti scrittori ed è forse questo il motivo, a mio giudizio, che ci impedisce di imbatterci in qualcosa che abbia un certo spessore. I social ci hanno abituato, chi più, chi meno, a stendere brevi pensierini e tuttavia non è raro riuscire ad individuare qualche perla di saggezza che vale il tempo che dedichiamo alla lettura.

Mi sembrava di aver preso un certo slancio e di riuscire parimenti a stendere un capoverso in scioltezza, quando Maria Luisa ha rotto l'incanto. E' venuta a posare uno dei suoi libri di scuola dicendo che per la casa si sta diffondendo un buon profumo. Me lo ha regalato lei l'altro giorno e dopo le abluzioni mattutine mi piace spruzzarmelo in abbondanza. Così, anche solo restando in casa, senza dover seminare scie luminose all'aperto come diceva il Rettore attraversando i corridoi del collegio quando era il giorno in cui la maggior parte di noi si dedicava all'igiene personale.

Vecchia abitudine questa di concentrare i lavaggi nel fine settimana. Pratica che certamene risale al tempo in cui non vi erano grandi comodità e l'acqua calda non abbondava nelle nostre case.  Si doveva mettere a scaldare in grossi pentoloni sopra la stufa e poi le madri ci immergevano nella vaschetta - a noi piccini bastava quella - per un doveroso intervento di pulizia generale che negli altri giorni era soltanto un abbozzo. Ci si contentava di una sciacquatina agli occhi. Le nonne ci raccontavano che prima dovevano però fare un buchetto picchiettando con le dita sul sottile strato di ghiaccio che si era formato nel secchio dell'acqua per poterne versare un po' nel catino.

Altri tempi in cui certamente non si badava troppo al decoro e non era neppure troppo disdicevole svuotare il pitale direttamente dalla finestra del piano superiore per riversarlo in strada avendo però prima controllato velocemente che nessuno stesse per sopraggiungere. Altre volte si faceva la spola fin giù alla latrina cercando di non versare per le scale il traboccante vaso che i genitori ci facevano svuotare anche se a riempirlo erano stati loro.

Non avevo di certo intenzione, nel momento in cui mi sono approcciato a questo componimento, di descrivere cose che ormai si perdono nella memoria e che sono legate a funzioni corporali. E' successo e l'ho lasciato scorre così, libero di uscire da qualche anfratto della mia testa per andare lontano dopo aver ravvivato un attimo con qualche inusitata figura le anse di questi capoversi.

In realtà, mentre ancora mi stavo radendo, mi era venuta voglia di accennare a quando durante la scuola media mi era capitato di stendere un racconto ambientato in un tetro castello scozzese. Non vi era nulla di premeditato. Man mano che aggiungevo una riga, subito sapevo cosa scrivere nella successiva anche se ancora non avrei saputo dire cosa sarebbe apparso in quella più avanti. Questa cosa era stata tollerata dalla professoressa di lettere che mi permetteva di proseguire in questa sorta di delirio letterario. Alcuni compagni erano evidentemente rimasti positivamente impressionati da queste storie tanto che uno di loro decise di farne menzione alla professoressa di matematica la quale si soffermò per un lungo attimo a leggere senza preoccuparsi troppo della propria lezione.

Alla fine della sua lettura solitaria, con mia grande sorpresa l'insegnante di matematica mi chiese se leggessi Topolino. Annuii con decisione dicendo che lo avevo comperato tutte le settimane per alcuni anni. Alla professoressa era parso che il mio racconto fosse stato copiato da quel fumetto. Come assiduo lettore non riuscivo a ricordare il benché minimo episodio che potesse fare in qualche modo il paio a quanto da me raccontato. Ci rimasi un po' male. La mia delusione mi portò ad interrompere quella pratica e lasciai perdere. Avevo iniziato per piacere. Rileggevo quanto scritto ad alcuni compagni di classe e pure loro trovavano divertenti gli sbocchi fantasiosi in cui li avevo portati. Non c'era alcun intendo d'inganno.

Non avevo sicuramente la vocazione dello scrittore. Altrimenti avrei di certo proseguito su quella strada nonostante l'esplicita accusa di plagio che mi fece però pensare che il racconto alla prof fosse piaciuto e non le sembrava vero di non essere più lei al centro dell'attenzione. Come quando ci raccontava che da studentessa tiravano matto uno dei suoi insegnanti appendendo delle chiavi ad un filo fatto di capelli biondi steso fra un banco e l'altro che dalla cattedra non si riusciva a vedere.

Mi piace scrivere qualcosa ogni tanto, ma raramente mi sono cimentato in un post totalmente di fantasia. Anche quando l'ho volutamente fatto, ho cercato di dare un senso, di far emergere un significato che andasse ben al di là delle immagini suscitate dalle mie parole. Magari è parso interessante soltanto a me. E va bene così perché sono ben convinto che il primo lettore di me stesso sono proprio io. Verrà il giorno in cui, quasi un monito manzoniano, non avrò più molto da dire e forse neppure da ricordare e questi scritti resteranno lì a tentar di far nascere qualche buon ricordo, a strapparmi uno sdentato sorriso per poter confessare a me stesso che ho vissuto. Anche se a me per lo più è sembrato di averci girato intorno e di non essere mai riuscito ad essere veramente incisivo.

 

venerdì 24 dicembre 2021

Al bivio

 

Avevo pensato che il post precedente potesse risultare l'ultimo da me pubblicato su questo blog dopo quasi sedici anni, per così dire, di onorato servizio. Nell'ultimo periodo mi è sembrato di essermi distaccato molto dal proclama fatto all'inizio e che campeggia in chiara evidenza a fianco del nome che volli attribuire a questo spazio.

Pubblicare il pensiero di una piccola anima, anche quello più intimo, è certamente ambizioso oltre che fortemente rischioso. Si lasciano lì nel web, alla mercé di chiunque, le proprie riflessioni e purtroppo non ci sono soltanto occasionali lettori che talvolta si soffermano e con curiosa attenzione riescono ad arrivare fino in fondo all'ultimo capoverso (Qualche volta però è capitato ed alcuni commenti che ho approvato per la pubblicazione son lì a darne testimonianza).

In questi giorni mi son sentito come di fronte ad un bivio, dove si decide di rallentare per un attimo il cammino onde mettere meglio a fuoco quale direzione prendere. Non proprio come quegli automobilisti in cui talvolta ci imbattiamo che presi da panico si fermano esattamente nel mezzo non sapendo se proseguire a destra oppure a sinistra del proprio senso di marcia.

Ho già riportato in un altro post che mi sono preso l'impegno di essere presente su queste pagine con almeno un contributo mensile. Se non riuscissi a tener fede a questo proposito, ne sono abbastanza certo, vorrebbe dire che sono arrivato al termine di questa per me bella esperienza. Ma non è stato così. Ancora una volta m'è venuta la voglia di tamburellare le dita su una tastiera per provare a mettere in fila alcune mie riflessioni.

E' molto probabile che anche tanti articoli precedenti siano qualcosa di intimo e personale senza che possano prestare troppo il fianco ad attacchi malevoli, né rappresentare una vulnerabilità esposta alla minaccia di qualche malintenzionato. In ogni caso, ancora una volta, accetto il rischio, così come ho fatto tempo addietro con le prime pubblicazioni fra cui si annoverano anche componimenti che risalgono ad anni precedenti la fondazione di questo blog.

L'immagine del bivio mi sembra una metafora adatta per le tante scelte che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. Forse, chissà, non è soltanto questione di un semplice dualismo, ma di fronte a noi si staglia un ampio ventaglio di possibilità che rende ardua la decisione da prendere. Poi per un po' si prosegue spediti e senza cambi di direzione, come quando si viaggia in autostrada.

La vita, con la sua ricchezza di situazioni, ci mette continuamente di fronte a delle scelte. Proprio ieri passeggiavo per strada in pausa pranzo, in un momento in cui non sarebbe stato tanto il tempo di andarsene in giro a scattare fotografie da pubblicare compulsivamente sui social. Eppure, sfidando il congelamento delle dita, a più riprese estraevo il cellulare dalla tasca per immortalare questo o quell'addobbo. Assieme a me pochi altri turisti, famiglie con bambini, che sfruttavano il primo giorno di vacanza di scuola con impavida incuranza della temperatura esterna decisamente bassa.

Nei vari andirivieni ad un certo punto mi son quasi trovato in competizione con una signora che stava fotografando i miei stessi soggetti. O forse, al contrario, mi son ritrovato io ad effettuare le sue stesse inquadrature. E così per un attimo ci siamo incrociati ed i miei occhi hanno puntato diritti i suoi ed entrambi per qualche frazione di secondo abbiamo sostenuto il reciproco sguardo.

Mentre mi allontanavo, lasciando cadere all'indietro altre distratte occhiate, non potevo fare a meno di pensare a quello sguardo che per un istante aveva puntato il mio. Anche lei sola, fuori a prendere freddo? Cosa potrebbe impedirmi di proferire un commento, magari prendendo spunto proprio dalla comune attività di ripresa fotografica? Ma non sono in cerca di avventure, anche se il sangue ribolle ogni volta in cui si presenta un sia pur timido accenno di occasione.

Si può essere invitati a cogliere la succosa mela, ad accarezzare l'idea di addentarla a pieni morsi perché ci pare cosa buona e, lo sappiamo, si vive una volta sola ed ogni lasciata è persa. Ma si può anche restare ben saldi di fronte all'occasione che fa l'uomo ladro soltanto se allunga la mano invece di trattenerla ben ferma.

Ci sono promesse che abbiamo fatto un giorno alla donna o all'uomo della nostra vita che reclamano il loro diritto di essere mantenute ed è nostro dovere farlo senza infrangere quella solida promessa di felicità per un attimo di fugace piacere.

domenica 14 novembre 2021

Diario privato

 

 

Le donne del centro venivano incoraggiate ad annotare le attività quotidiane. O, come diceva la mia amica psicologa, a tenere un diario. I diari erano destinati a rimanere privati. Alcune donne erano preoccupate all'idea che qualcuno potesse leggere quello che avevano scritto e lei doveva rassicurarle sul fatto che questo non sarebbe successo. Potevano scrivere qualsiasi cosa volessero, in assoluta libertà, sapendo che nessuno l'avrebbe letta. Nemmeno lei l'avrebbe letta.

A quelle per cui l'inglese era una seconda lingua suggerì di scrivere nella loro lingua madre.
Alcune donne erano abbastanza accorte da nascondere i diari quando non li usavano. Altre li portavano sempre con sé. Certe, invece, insistevano nel distruggere immediatamente, o poco dopo, qualunque cosa avessero scritto. Andava bene lo stesso, le rassicurava lei.

SIGRID NUNEZ
L'AMICO FEDELE
GARZANTI


domenica 24 ottobre 2021

Fragile

 


Si dice FRAGILE ciò che si rompe facilmente, specialmente quando viene urtato. In senso figurato, e riferito a persona, fragile indica chi oppone poca resistenza al dolore fisico, e dunque è delicato o gracile, ma anche chi fatica a far fronte alla sofferenza morale, e quindi è emotivamente debole oppure chi non sa resistere alle tentazioni. Riferito a una teoria o a un’argomentazione, invece, fragile significa inconsistente, che non regge, e la stessa idea di inconsistenza e precarietà la esprime quando è riferito a sentimenti, sensazioni eccetera.

domenica 3 ottobre 2021

Giustizia

 


Se muore una persona cara prima del tempo, parliamo solitamente di grande ingiustizia. È ingiusto che un bambino piccolo perda la madre, il padre oppure entrambi i genitori. Parimenti è ingiusto veder rapito via per sempre un figlio nel fiore dell'età. Ed ancora diciamo che è ingiusto che un terremoto, o altra catastrofe naturale, abbia causato tutte quelle morti. È ingiusto che un virus abbia arrecato tanta sofferenza portando via prematuramente così tante persone. Ma cosa ne sappiamo noi della vera giustizia? Cosa è giusto e cosa non lo è? Quale è il corretto punto di osservazione per riuscire a formulare un verdetto inoppugnabile?

Il dolore che proviamo per la perdita di una persona cara, può aiutarci a discernere meglio se siamo davvero, oppure no, vittime di una grande ingiustizia? Sentiamo dolore anche quando posiamo la mano su un oggetto arroventato, ma in questo caso non possiamo parlare di dolore ingiusto perché esso è una naturale difesa per farci ritirare di scatto l'arto in modo che non ci venga causato un danno maggiore. 

Certamente vi è del dolore ingiusto quando esso è causato dalle azioni di una mente malvagia e distorta che persegue deliberatamente il male credendo di fare invece del bene, per sé o per altri. Ma come riuscire a classificare correttamente una certa azione come malvagia? Può essere sufficiente il criterio di una condivisione ampia che va ben oltre l'opinione del singolo individuo? È il numero di coloro che abbracciano un determinato stile di vita un criterio sufficiente per stabilire che un operato è giusto piuttosto che ingiusto e malvagio? 

In tal caso parrebbe che il criterio di giustizia possa essere legato ad un fattore culturale, insomma relativo, e che non vi possa essere invece un criterio assoluto che valga quindi per tutti.

Assistendo ad una competizione sportiva, una corsa ad esempio, riteniamo che il premio sia stato assegnato con giustizia se tutti erano nelle medesime condizioni di partenza e soltanto l'impegno, l'allenamento, il sacrificio, la costanza hanno permesso al vincitore di primeggiare sugli altri e non l'inganno e la frode.

Così come in un ecosistema, dove la biodiversità è grande e varia, possiamo ritenere che ci sia giustizia se a tutti sono date le medesime possibilità di sopravvivenza, altrettanto in ambito globale possiamo affermare che c'è vera giustizia quando le cose sono in equilibrio e non vi è una parte che prevale a discapito di un'altra. 

Equilibrio ed armonia sono grandi indizi di una giustizia più ampia e assoluta, non particolare, né relativa.

domenica 26 settembre 2021

Complicato


In opposizione a quanto enunciato nel titolo, su Wikipedia, a proposito di KISS possiamo leggere che è un acronimo usato in progettazione, che sta per Keep It Simple, Stupid, ossia "rimani sul semplice, stupido". In riferimento al codice sorgente di un programma significa non occuparsi delle ottimizzazioni fin dall'inizio, ma cercare invece di mantenere uno stile di programmazione semplice e lineare, demandando le ottimizzazioni al compilatore o a successive fasi dello sviluppo.

Altre varianti dello stesso acronimo includono: Keep It Sweet and Simple, Keep It Short and Simple e Keep It Simply Smart.

Richiama in parte il principio filosofico del Rasoio di Occam: A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire.

mercoledì 8 settembre 2021

Felicità

 

La vita è fatta di prove, questo è sicuro, ma se siamo costantemente tristi e infelici seguendo una via, dobbiamo seriamente chiederci se siamo sulla buona strada o no, o se forse non ci stiamo imponendo dei fardelli che Dio non ci chiede.
Jacques Philippe

Anche senza averlo letto da qualche parte, questo dovremmo sentircelo dentro e lasciarci ispirare per un cambiamento. Almeno per quel che attiene a conseguenze legate alle nostre scelte. Poi ci sono infelicità che non dipendono da noi, come ad esempio la perdita di una persona cara su cui abbiamo meno potere. Però in questo caso il tempo può essere di valido aiuto. Altre volte l'infelicità coincide col rimpianto per non aver scelto oppure non aver rifiutato a tempo debito. In quel caso la felicità è difficile da recuperare perché essa è figlia dell'attesa, vive nel presente e gongola di un buon passato.

domenica 29 agosto 2021

Lettera ad un bambino non ancora nato

 

Questo scritto parte da lontano. Inizialmente l'avrei voluto stendere con carta e penna per lasciarlo poi fra le carte che si sarebbero dovute trovare una volta effettuato il passaggio fatale. Il titolo sembra fare un po' il verso ad un noto libro della Fallaci. Il mio intendimento è diverso e vorrebbe, per così dire, sortire l'effetto di aprire un canale comunicativo fra un ipotetico nipote ed un nonno che ormai non c'è più.

Intendiamoci bene, per quel che attiene alle mie attuali conoscenze, non dovrei avere i giorni contati, almeno non in misura così scarsa da temere di non vedere un domani il frutto del grembo dei miei figli. Ma non siamo noi a tirare il filo della nostra esistenza e così, ciò che non si desidera, potrebbe accadere. Sono grandi le schiere dei nati che non hanno avuto il piacere di conoscere tutti i propri nonni.

Eppoi il dono della genitorialità non è riservato a tutti. Non ho la presunzione di ritenere che dare alla luce un nuovo essere sia una cosa scontata e certa in maniera assoluta. Ci sono mille fattori che possono influire sulla possibilità di diventare o meno madre e di conseguenza padre. Beati quelli a cui non è precluso questo grande dono, ma beati anche quelli che hanno reso altrettanto feconda la propria vita pur non avendo messo fisicamente al mondo nessuno.

Se poi le cose andranno come spero, questa lettera avrà poco senso di essere stata scritta perché dovrebbe risultare del tutto superflua avendo la possibilità di comunicare col destinatario. Ma in cuor mio vorrei che ce ne fosse più di uno, senza volermi ora allargare un po' troppo in quelle che possono apparire le mie aspettative di discendenza.

Non ho preferenze. Anche se mi esprimo al maschile, non faccio distinzione di genere, né di preferenza ad esso legata. E' forse retorico dire che se nel mondo avesse prevalso di più l'essere femminile, ora potremmo godere di una situazione migliore su tutti i fronti. Ma chissà, potremmo pure lamentarci di cose che ora neppure sappiamo. Talvolta al peggio non c'è limite, detto tutto questo giusto per non escludere alcuna possibilità perché il fattore umano riserva innegabilmente sorprese in ogni direzione.

Sto menando un po' troppo il cane per l'aia e mi sembra che a fatica arrivo al sodo della questione, al punto cioè in cui si da compimento a ciò che si è voluto sinteticamente esprimere nel titolo. Anche questo palesa un aspetto, una forma caratteriale e quindi può andare ugualmente bene, se l'intendimento è quello di farsi conoscere lasciando in eredità uno scritto che può sopravvivere al disfacimento del nostro corpo. Così che un giorno quel piccolo lo possa tenere fra le proprie mani e scoprire che c'è stato un nonno che ha voluto bene al punto da pensare ad un ponte ideale per instaurare e rafforzare una comunicazione che diversamente poteva essere fatta soltanto dai genitori.

Mi rendo conto che nel paragrafo precedente c'è già tutta l'essenza di quel che si vorrebbe dire a un proprio nipote. "Ti voglio bene" mi pare che sia l'unica cosa da dire, anche a chi ancora non c'è. Poi i nonni, si sa, coniugano questa cosa in molteplici altri gesti che son per lo più bollati dai figli come vizi. Sì, è così e a mio modo di vedere è anche giusto. Come genitore qualche "vizio" ai miei figli penso di averlo dato, ma forse ho imposto loro più obblighi e fardelli, cosa che - son sicuro - non hanno patito dai loro nonni.

E allora, se è questa una ruota che gira, non è forse prossimo il mio turno di combinare qualche "guaio" viziando oltre misura un frugoletto che a suo modo cresce e si fa strada nella vita? Ci saranno poi mamma e papà a compensare le azioni scriteriate dell'anziano genitore che in qualche modo sta attentando alla salute fisica dell'ignaro nipote. No, non sto parlando seriamente. Vorrei solo affermare tra il serio ed il faceto che ci sono ruoli e giochi delle parti differenti ed a ciascuno toccano i propri.