La classe non è acqua. Se c'è del sangue blu, basta punzecchiare un poco per vederlo fuoriuscire.
Questo Blog nasce con l'intento di pubblicare il pensiero, anche quello più intimo, di una piccola anima.
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domenica 6 maggio 2018
sabato 5 maggio 2018
La staccionata
C'è una densa staccionata che ci impedisce di vedere oltre. Noi ci proviamo, ma riusciamo soltanto a sbirciare, osservando attraverso uno stretto pertugio.
sabato 28 aprile 2018
Sbavature di colore
M'era venuta l'idea di giustapporre, in una sorta di mosaico, tutte le immagini che avevo realizzato in precedenza ridimensionandole per bene in modo che avessero tutte la stessa dimensione, come regolari piastrelle di un pavimento. Poi, quando le ho viste tutte piccine, una di fianco all'altra in "Esplora file", ho pensato che era meglio lasciar perdere. Ed è così che sono approdato a questo elaborato che vuol essere una sorta di omaggio alla perfezione classica, senza per questo avere velleità di raggiungerla anch'io in questo disegno.
sabato 21 aprile 2018
domenica 15 aprile 2018
sabato 14 aprile 2018
domenica 25 marzo 2018
domenica 11 marzo 2018
Il disegno
Nel mare del silenzio una voce si alzò;
da una notte senza confini una luce brillò
dove non c'era niente quel giorno.
Avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo;
avevi scritto già la mia vita insieme a Te;
avevi scritto già di me.
E quando la tua mente fece splendere le stelle;
e quando le tue mani modellarono la terra
dove non c'era niente quel giorno.
E quando hai calcolato la profondità del cielo;
e quando hai colorato ogni fiore della terra
dove non c'era niente quel giorno.
E quando hai disegnato le nubi e le montagne;
e quando hai disegnato il cammino di ogni uomo
l'avevi fatto anche per me.
Se ieri non sapevo oggi ha incontrato Te
e la mia libertà è il tuo disegno su di me;
non cercherò più niente perché
Tu mi salverai.
Questo è il canto con cui si è conclusa la celebrazione della messa questa mattina in parrocchia. L'abbiamo cantato insieme così tante volte che è quasi un peccato per me riuscire a cogliere il vero significato della prima strofa solo adesso che l'ho riportato in testa a questo post con una semplice operazione di copia e incolla dopo una veloce ricerca in Google.
Non voglio spendere tante parole perché in verità non ne ho. Ma la canzone "Il disegno" è riuscita ad ispirarmi in un istante una povera riflessione che voglio condividere pubblicamente e che si riallaccia all'affermazione della strofa finale: "la mia libertà è il tuo disegno su di me".
Libertà e predestinazione, due termini che paiono in antitesi e che definiscono situazioni umane e spirituali in apparenza inconciliabili. Se Dio ha concepito un disegno su di me e la mia unica libertà è quella di adeguarmi a ciò che era già stato scritto fin da quando per un imperativo del suo volere tutte le cose hanno avuto inizio, possiamo davvero parlare di libera scelta o, al contrario, dobbiamo pensare ad un destino ineluttabile contro cui non ci possiamo opporre?
Nella lettera agli Efesini San Paolo scrive: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà". Quindi sembrerebbe prendere corpo questa specie di primigenia costrizione che ci porterebbe quasi ad affermare che la vera libertà umana stia invece nell'opporsi a questo disegno precostituito.
Se il progetto è unico e all'uomo è data come sola facoltà la possibilità di assecondarlo oppure di rigettarlo, ebbene in questo caso possiamo ancora parlare di grande amore di Dio nei nostri confronti?
Io credo che la libertà che Dio lascia all'uomo sia totale. Ma nella sua miseria, come potrebbe l'uomo arrivare a Dio se non vi fossero una molteplicità di percorsi e di cammini che hanno tutti potenzialmente la stessa possibilità di farci arrivare a Lui?
Non c'è insomma davanti all'uomo un'unica angusta strada che punti diritto a Dio e da cui l'uomo possa soltanto scegliere di deviare nell'esercizio della propria liberta. Le possibilità che ci sono state offerte sono infinite e, sia chiaro, non tutte portano alla nostra salvezza. Ma qualunque scelta facciamo esercitando il nostro libero arbitrio, possiamo stare certi che mai ci sarà preclusa la possibilità di tornare a Dio.
Scegliere Dio è un atto veramente libero ed è un autentico scambio d'amore. Così come l'amore fra due coniugi che è figura reale dell'amore divino e che richiede reciprocità per essere veramente tale.
da una notte senza confini una luce brillò
dove non c'era niente quel giorno.
Avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo;
avevi scritto già la mia vita insieme a Te;
avevi scritto già di me.
E quando la tua mente fece splendere le stelle;
e quando le tue mani modellarono la terra
dove non c'era niente quel giorno.
E quando hai calcolato la profondità del cielo;
e quando hai colorato ogni fiore della terra
dove non c'era niente quel giorno.
E quando hai disegnato le nubi e le montagne;
e quando hai disegnato il cammino di ogni uomo
l'avevi fatto anche per me.
Se ieri non sapevo oggi ha incontrato Te
e la mia libertà è il tuo disegno su di me;
non cercherò più niente perché
Tu mi salverai.
Questo è il canto con cui si è conclusa la celebrazione della messa questa mattina in parrocchia. L'abbiamo cantato insieme così tante volte che è quasi un peccato per me riuscire a cogliere il vero significato della prima strofa solo adesso che l'ho riportato in testa a questo post con una semplice operazione di copia e incolla dopo una veloce ricerca in Google.
Non voglio spendere tante parole perché in verità non ne ho. Ma la canzone "Il disegno" è riuscita ad ispirarmi in un istante una povera riflessione che voglio condividere pubblicamente e che si riallaccia all'affermazione della strofa finale: "la mia libertà è il tuo disegno su di me".
Libertà e predestinazione, due termini che paiono in antitesi e che definiscono situazioni umane e spirituali in apparenza inconciliabili. Se Dio ha concepito un disegno su di me e la mia unica libertà è quella di adeguarmi a ciò che era già stato scritto fin da quando per un imperativo del suo volere tutte le cose hanno avuto inizio, possiamo davvero parlare di libera scelta o, al contrario, dobbiamo pensare ad un destino ineluttabile contro cui non ci possiamo opporre?
Nella lettera agli Efesini San Paolo scrive: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà". Quindi sembrerebbe prendere corpo questa specie di primigenia costrizione che ci porterebbe quasi ad affermare che la vera libertà umana stia invece nell'opporsi a questo disegno precostituito.
Se il progetto è unico e all'uomo è data come sola facoltà la possibilità di assecondarlo oppure di rigettarlo, ebbene in questo caso possiamo ancora parlare di grande amore di Dio nei nostri confronti?
Io credo che la libertà che Dio lascia all'uomo sia totale. Ma nella sua miseria, come potrebbe l'uomo arrivare a Dio se non vi fossero una molteplicità di percorsi e di cammini che hanno tutti potenzialmente la stessa possibilità di farci arrivare a Lui?
Non c'è insomma davanti all'uomo un'unica angusta strada che punti diritto a Dio e da cui l'uomo possa soltanto scegliere di deviare nell'esercizio della propria liberta. Le possibilità che ci sono state offerte sono infinite e, sia chiaro, non tutte portano alla nostra salvezza. Ma qualunque scelta facciamo esercitando il nostro libero arbitrio, possiamo stare certi che mai ci sarà preclusa la possibilità di tornare a Dio.
Scegliere Dio è un atto veramente libero ed è un autentico scambio d'amore. Così come l'amore fra due coniugi che è figura reale dell'amore divino e che richiede reciprocità per essere veramente tale.
sabato 3 marzo 2018
Le palline
I giochi sono fatti. Fra non molto svuoteranno l'urna. E così vedremo se son di più le palline bianche oppure quelle nere.
domenica 11 febbraio 2018
E l'ultimo spenga la luce
Mi sono sempre piaciuti gli ammonimenti di Seneca. Il suo invito a non sprecare il tempo e a considerarlo un bene prezioso è stato oggetto di vecchie riflessioni che oggi, in qualche modo, mi piace riprendere.
Lo sappiamo tutti che dal momento della nostra nascita l'unica cosa veramente certa è che dobbiamo morire. Però, finché siamo giovani, questo pensiero ci lascia abbastanza indifferenti, quasi non ci riguardi.
E poi la vita passa come un lampo.
Se siamo stati bravi, se abbiamo sfruttato bene tutte le carte che potevamo giocare, mentre avanziamo nell'età continuiamo a godere di una diffusa serenità per aver speso al meglio i talenti che ci erano stati affidati.
Così come si impara a vivere ogni giorno, anche morire è una cosa a cui dobbiamo arrivare preparati. E visto che non è facile, meglio farci un pensiero ogni tanto.
Se avessi di nuovo vent'anni, ma con la testa di adesso, saprei bene come comportarmi...
Se nascessi un'altra volta, imboccherei una strada diversa da quella percorsa a suo tempo...
A parte il fatto che non è mai troppo tardi per dare una sterzata decisiva se la direzione in cui ci stiamo muovendo non ci piace, forse ci siamo dimenticati le ragioni fondanti di alcune nostre scelte e pertanto ora non dovremmo essere troppo dispiaciuti di dove ci ritroviamo.
Non abbiamo fatto soldi abbastanza?
Non siamo diventati famosi?
Non abbiamo conquistato luoghi di potere?
Non abbiamo costruito qualcosa per cui meritarci un monumento alla memoria?
Se è questo ciò che volevamo, dobbiamo domandarci se abbiamo fatto abbastanza per raggiungere l'obiettivo oppure se siamo rimasti immobili in attesa che qualcuno ce lo calasse dall'altro, magari soltanto per la nostra bella faccia, come un ricco premio vinto alla lotteria senza neppure aver acquistato il biglietto.
Il sogno americano non è possibile solo oltre oceano, anche se ammetto che là possa essere un tantino più facile realizzarlo. Ma noi amiamo anche altro. Il buon cibo, rapporti autentici con le persone, essere generosi. Tutte cose che non sono necessariamente una scorciatoia nei nostri avanzamenti di carriera, ma indubbiamente contribuiscono ad elevare la qualità della nostra vita.
E così, quando ci viene voglia di fare i contabili e proviamo a tirare le somme della nostra esistenza, dobbiamo considere tutte le variabili in gioco.
Se era importante amare, e noi l'abbiamo fatto, la morte non dovrebbe farci paura. Non ci dovrebbe dispiacere farci da parte perché quello per cui eravamo veramente destinati noi l'abbiamo raggiunto.
Lo sappiamo tutti che dal momento della nostra nascita l'unica cosa veramente certa è che dobbiamo morire. Però, finché siamo giovani, questo pensiero ci lascia abbastanza indifferenti, quasi non ci riguardi.
E poi la vita passa come un lampo.
Se siamo stati bravi, se abbiamo sfruttato bene tutte le carte che potevamo giocare, mentre avanziamo nell'età continuiamo a godere di una diffusa serenità per aver speso al meglio i talenti che ci erano stati affidati.
Così come si impara a vivere ogni giorno, anche morire è una cosa a cui dobbiamo arrivare preparati. E visto che non è facile, meglio farci un pensiero ogni tanto.
Se avessi di nuovo vent'anni, ma con la testa di adesso, saprei bene come comportarmi...
Se nascessi un'altra volta, imboccherei una strada diversa da quella percorsa a suo tempo...
A parte il fatto che non è mai troppo tardi per dare una sterzata decisiva se la direzione in cui ci stiamo muovendo non ci piace, forse ci siamo dimenticati le ragioni fondanti di alcune nostre scelte e pertanto ora non dovremmo essere troppo dispiaciuti di dove ci ritroviamo.
Non abbiamo fatto soldi abbastanza?
Non siamo diventati famosi?
Non abbiamo conquistato luoghi di potere?
Non abbiamo costruito qualcosa per cui meritarci un monumento alla memoria?
Se è questo ciò che volevamo, dobbiamo domandarci se abbiamo fatto abbastanza per raggiungere l'obiettivo oppure se siamo rimasti immobili in attesa che qualcuno ce lo calasse dall'altro, magari soltanto per la nostra bella faccia, come un ricco premio vinto alla lotteria senza neppure aver acquistato il biglietto.
Il sogno americano non è possibile solo oltre oceano, anche se ammetto che là possa essere un tantino più facile realizzarlo. Ma noi amiamo anche altro. Il buon cibo, rapporti autentici con le persone, essere generosi. Tutte cose che non sono necessariamente una scorciatoia nei nostri avanzamenti di carriera, ma indubbiamente contribuiscono ad elevare la qualità della nostra vita.
E così, quando ci viene voglia di fare i contabili e proviamo a tirare le somme della nostra esistenza, dobbiamo considere tutte le variabili in gioco.
Se era importante amare, e noi l'abbiamo fatto, la morte non dovrebbe farci paura. Non ci dovrebbe dispiacere farci da parte perché quello per cui eravamo veramente destinati noi l'abbiamo raggiunto.
domenica 28 gennaio 2018
Più giusto
E' più giusto fare quello che si deve oppure quello che si vuole? Dipende. Ci sono momenti in cui è necessario dedicarsi a ciò che in quell'istante reclama la nostra operosità e altri invece in cui si può tranquillamente lasciare che le cose restino come sono e fare un po' quel che ci pare.
Provo a lasciarmi andare un poco, senza farmi frenare da dubbi o ripensamenti. E nel farlo lascio perdere per un attimo il disegno introduttivo che mi piace sempre apporre, ma che poi finisce col togliermi la voglia di scrivere.
Ho rivisto due cose che mi han fatto tornare indietro negli anni. Ieri ha catturato la mia attenzione il vecchio porta ombrelli in rame di papà in cui mamma, probabilmente da sempre, ficcava dentro gli stracci utilizzati per spolverare casa. Sono rimasto un attimo a fissarlo, quasi lo vedessi in quel momento per la prima volta. Lo studiavo dall'alto e cercavo di richiamare alla mente qualche ricordo dell'infanzia in cui quelle scanalature e quelle sagomature a sbalzo mi si paravano davanti all'altezza degli occhi. Quasi non riuscivo a credere che vi possa essere stata un'età in cui, così piccino, mi potessi relazionare da pari a pari con quella specie di vaso che da sempre ha alloggiato in casa dei miei genitori. Dopo aver continuato a fissarlo per alcuni istanti non ho resistito alla tentazione e vi ho immerso la mano. Sì, uno straccio di lana era ancora lì dentro e con rassicurante continuità mi aveva ricollegato al mio passato.
Oggi invece stavo guardando fuori dalla finestra della cucina di mio padre ed una macchia sul marmo ha catturato di nuovo la mia attenzione e mi ha riportato ancora una volta indietro nel tempo. Quella macchia mi è sembrata insolitamente bassa, ben più di quel che avrei immaginato dato che non ricordavo di essere stato così piccino quando era stata spiaccicata lì sopra un po' di pasta gommosa che si poteva soffiare ad arte con una cannuccia per farne grandi bolle colorate. In verità io e mio fratello non siamo mai riusciti a forgiare niente di durevole ed un poco di pasta era finita sullo stipite da cui non siamo mai più riusciti a levarla via. Quell'impasto appiccicoso col tempo si è praticamente vetrificato ed oggi è ancora lì come un'anomalia fra le venature della pietra calcarea. Forse basterebbe un semplice pezzo di carta abrasiva per ridare all'infisso il suo originario splendore. Poi penso che se mio padre ha tollerato che vi restasse per così tanto tempo, allora posso pazientare anch'io e lasciare che questa specie di fossile resti lì dove si trova e possa continuare a solleticare i miei ricordi per molti anni ancora.
Provo a lasciarmi andare un poco, senza farmi frenare da dubbi o ripensamenti. E nel farlo lascio perdere per un attimo il disegno introduttivo che mi piace sempre apporre, ma che poi finisce col togliermi la voglia di scrivere.
Ho rivisto due cose che mi han fatto tornare indietro negli anni. Ieri ha catturato la mia attenzione il vecchio porta ombrelli in rame di papà in cui mamma, probabilmente da sempre, ficcava dentro gli stracci utilizzati per spolverare casa. Sono rimasto un attimo a fissarlo, quasi lo vedessi in quel momento per la prima volta. Lo studiavo dall'alto e cercavo di richiamare alla mente qualche ricordo dell'infanzia in cui quelle scanalature e quelle sagomature a sbalzo mi si paravano davanti all'altezza degli occhi. Quasi non riuscivo a credere che vi possa essere stata un'età in cui, così piccino, mi potessi relazionare da pari a pari con quella specie di vaso che da sempre ha alloggiato in casa dei miei genitori. Dopo aver continuato a fissarlo per alcuni istanti non ho resistito alla tentazione e vi ho immerso la mano. Sì, uno straccio di lana era ancora lì dentro e con rassicurante continuità mi aveva ricollegato al mio passato.
Oggi invece stavo guardando fuori dalla finestra della cucina di mio padre ed una macchia sul marmo ha catturato di nuovo la mia attenzione e mi ha riportato ancora una volta indietro nel tempo. Quella macchia mi è sembrata insolitamente bassa, ben più di quel che avrei immaginato dato che non ricordavo di essere stato così piccino quando era stata spiaccicata lì sopra un po' di pasta gommosa che si poteva soffiare ad arte con una cannuccia per farne grandi bolle colorate. In verità io e mio fratello non siamo mai riusciti a forgiare niente di durevole ed un poco di pasta era finita sullo stipite da cui non siamo mai più riusciti a levarla via. Quell'impasto appiccicoso col tempo si è praticamente vetrificato ed oggi è ancora lì come un'anomalia fra le venature della pietra calcarea. Forse basterebbe un semplice pezzo di carta abrasiva per ridare all'infisso il suo originario splendore. Poi penso che se mio padre ha tollerato che vi restasse per così tanto tempo, allora posso pazientare anch'io e lasciare che questa specie di fossile resti lì dove si trova e possa continuare a solleticare i miei ricordi per molti anni ancora.
domenica 21 gennaio 2018
Lunga la strada
Mi sembra di essere tornato indietro agli anni del liceo quando sostavo diversi minuti davanti al foglio bianco per raccogliere le idee prima di partire con decisione nello svolgimento del componimento per la prova di italiano.
Altre volte le parole mi uscivano di getto e la mano faticava a star dietro ai pensieri che s'erano formati in testa con la rapidità di un lampo.
Non racconto una bella storia da molto, parecchio tempo. Poi ci sono momenti in cui senti inarrestabile il desiderio di tracciare qualcosa. La forma è lì dentro di te come un abbozzo, ma già compiuta e chiede solo di uscire ed essere riversata su qualcosa che le dia persistenza come un file di Paint ed arricchita con sfumature di colore secondo l'estro e l'inclinazione del momento.
Non sempre il risultato finale coincide esattamente con l'abbozzo originario. Man mano che il nostro elaborato prende corpo aggiungiamo questo o quel particolare che prima non avevamo nemmeno immaginato. Lo facciamo per puro piacere del tratto che la nostra mano va tracciando, ma anche come conseguente stimolo scaturito da una associazione di pensiero che spontaneamente viene forgiato dal nostro intelletto come un processo autonomo di cui non abbiamo piena coscienza, né padronanza.
E' l'inconscio che emerge una volta lasciato libero di affiorare e percorre vie inesplorate mai pago di quanto aveva raggiunto prima con sorprendente risultato.
Altre volte le parole mi uscivano di getto e la mano faticava a star dietro ai pensieri che s'erano formati in testa con la rapidità di un lampo.
Non racconto una bella storia da molto, parecchio tempo. Poi ci sono momenti in cui senti inarrestabile il desiderio di tracciare qualcosa. La forma è lì dentro di te come un abbozzo, ma già compiuta e chiede solo di uscire ed essere riversata su qualcosa che le dia persistenza come un file di Paint ed arricchita con sfumature di colore secondo l'estro e l'inclinazione del momento.
Non sempre il risultato finale coincide esattamente con l'abbozzo originario. Man mano che il nostro elaborato prende corpo aggiungiamo questo o quel particolare che prima non avevamo nemmeno immaginato. Lo facciamo per puro piacere del tratto che la nostra mano va tracciando, ma anche come conseguente stimolo scaturito da una associazione di pensiero che spontaneamente viene forgiato dal nostro intelletto come un processo autonomo di cui non abbiamo piena coscienza, né padronanza.
E' l'inconscio che emerge una volta lasciato libero di affiorare e percorre vie inesplorate mai pago di quanto aveva raggiunto prima con sorprendente risultato.
sabato 20 gennaio 2018
Inafferrabile
Nell'approssimarsi della sera, quando pensieri malinconici affiorano sull'orlo di una giornata ormai compiuta ed arie di festa calano dall'alto come un mantello protettore, mi avvicino alla finestra e scosto per un attimo la tenda che m'impedisce di guardare lontano.
Dove sei intima essenza? Chi ti può afferrare?
Dove sei intima essenza? Chi ti può afferrare?
sabato 6 gennaio 2018
Pensieri sciolti
Lasciami stare, non farmi parlare. Finirei col dire cose di cui mi potrei pentire poi.
Vorrei proferir parole che sgorgano dal di dentro come sintesi di un pensiero intimo, ma mi frena assai la tema dell'uso improprio che di essi verrà fatto.
Cercherò di tergiversare ancora un poco nella vana speranza che l'analizzatore automatico si scocci e rivolga altrove la sua indagine confuso dal periodare ermetico e contorto.
Peccato doversi prendere gioco dell'artificiale intelletto per fuorviare chi altra intenzione non ha se non quella di piazzarti un prodotto consumato già prima di essere giunto a compimento.
Quanta inutile opera che potrebbe esser meglio incanalata lontan dal profittevole guadagno che inutilmente ingrassa il cumulo di chi non riesce a goderne fino in fondo mentre tanti si dimenano dall'alba al tramonto tentando di affermare sé stessi nell'angustia di ogni giorno che passa.
Che sia l'astro in fase calante come l'estro che manca da diverse settimane ormai? Chi può dire quale sia il culmine della parabola per sancire la progressiva discesa dopo l'altrettanto momento di ascesa?
Mentre i giorni si sovrappongono identici come lo furon dopo sei e lo saranno ancora fra altrettanti quando il totale raggiungerà ventitré.
Vorrei proferir parole che sgorgano dal di dentro come sintesi di un pensiero intimo, ma mi frena assai la tema dell'uso improprio che di essi verrà fatto.
Cercherò di tergiversare ancora un poco nella vana speranza che l'analizzatore automatico si scocci e rivolga altrove la sua indagine confuso dal periodare ermetico e contorto.
Peccato doversi prendere gioco dell'artificiale intelletto per fuorviare chi altra intenzione non ha se non quella di piazzarti un prodotto consumato già prima di essere giunto a compimento.
Quanta inutile opera che potrebbe esser meglio incanalata lontan dal profittevole guadagno che inutilmente ingrassa il cumulo di chi non riesce a goderne fino in fondo mentre tanti si dimenano dall'alba al tramonto tentando di affermare sé stessi nell'angustia di ogni giorno che passa.
Che sia l'astro in fase calante come l'estro che manca da diverse settimane ormai? Chi può dire quale sia il culmine della parabola per sancire la progressiva discesa dopo l'altrettanto momento di ascesa?
Mentre i giorni si sovrappongono identici come lo furon dopo sei e lo saranno ancora fra altrettanti quando il totale raggiungerà ventitré.
sabato 23 dicembre 2017
Le due metà s'incontrano alla meta
Così vorrei titolare le povera riflessione che in un breve momento di attesa mi è concesso di fare.
Ho una fortissima nostalgia di quei Natali che non si vedeva l'ora che arrivassero e poi, una volta passati, ti lasciavano una specie di vuoto per tutta la gioiosa pienezza che era stata con te in quei giorni di festa.
Adesso il Natale mi sembra quasi un intralcio nel vorticoso nulla che ogni giorno riempiamo d'inutile affanno. E non vediamo l'ora che arrivi presto l'Epifania per ristabilire il solito tran-tran.
Ma quest'anno lo voglio perdere quest'autobus che va al capolinea. Voglio scendere in centro anch'io là dove tutti si tengono per mano, girano la testa l'un verso l'altro, si sorridono ed hanno pure voglia di darsi un bacio ed un abbraccio stretto.
La metà del solco è tracciata ed attende che anch'io completi l'opera e porti il vomere fino al punto stabilito. Poi si potrà gettare il seme e se buono sarà, raccoglieremo con gioia.
Ho una fortissima nostalgia di quei Natali che non si vedeva l'ora che arrivassero e poi, una volta passati, ti lasciavano una specie di vuoto per tutta la gioiosa pienezza che era stata con te in quei giorni di festa.
Adesso il Natale mi sembra quasi un intralcio nel vorticoso nulla che ogni giorno riempiamo d'inutile affanno. E non vediamo l'ora che arrivi presto l'Epifania per ristabilire il solito tran-tran.
Ma quest'anno lo voglio perdere quest'autobus che va al capolinea. Voglio scendere in centro anch'io là dove tutti si tengono per mano, girano la testa l'un verso l'altro, si sorridono ed hanno pure voglia di darsi un bacio ed un abbraccio stretto.
La metà del solco è tracciata ed attende che anch'io completi l'opera e porti il vomere fino al punto stabilito. Poi si potrà gettare il seme e se buono sarà, raccoglieremo con gioia.
sabato 25 novembre 2017
Le radici
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Cade la goccia dalla gronda rotta sul fondo di latta di un vecchio bidone capovolto.
Quando il pelo dell'acqua di quel ristagno è gonfio al punto giusto, l'invisibile argine costituito dalla tensione superficiale si rompe ed un filo continuo riversa a terra la piccola pozza in una più grande.
Il figlio del fattore se ne sta accovacciato sull'angolo di casa e con la mano spinge dentro e fuori dalla pozzanghera un pezzo di mattone immaginando che sia un mezzo anfibio che entra ed esce da un fiume in piena.
Ancora assonnato è sceso dalle scale di legno dopo il sonnellino pomeridiano e prima ancora di tornare completamente in sé, l'amorevole madre gli ha chiesto cosa voleva per merenda. Pane, burro e zucchero nella mano e fra un boccone e l'altro è uscito fuori a guardare il temporale ormai scappato lontano.
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Tik, tik, tik, tik, tik, tic, toc.
Cade la goccia dalla gronda rotta sul fondo di latta di un vecchio bidone capovolto.
Quando il pelo dell'acqua di quel ristagno è gonfio al punto giusto, l'invisibile argine costituito dalla tensione superficiale si rompe ed un filo continuo riversa a terra la piccola pozza in una più grande.
Il figlio del fattore se ne sta accovacciato sull'angolo di casa e con la mano spinge dentro e fuori dalla pozzanghera un pezzo di mattone immaginando che sia un mezzo anfibio che entra ed esce da un fiume in piena.
Ancora assonnato è sceso dalle scale di legno dopo il sonnellino pomeridiano e prima ancora di tornare completamente in sé, l'amorevole madre gli ha chiesto cosa voleva per merenda. Pane, burro e zucchero nella mano e fra un boccone e l'altro è uscito fuori a guardare il temporale ormai scappato lontano.
sabato 4 novembre 2017
Le quattro mura
Ci sono quattro mura, alte, poderose, che circondano la nostra vita. Questi bastioni non sono per noi di ostacolo, ma son lì a proteggerci.
Queste quattro mura sono i genitori, i fratelli, il coniuge ed i figli. Se uno di essi viene meno ci sentiamo indifesi e vulnerabili come se una grande breccia fosse stata aperta nel castello in cui noi ci sentivamo sicuri.
Queste quattro mura sono i genitori, i fratelli, il coniuge ed i figli. Se uno di essi viene meno ci sentiamo indifesi e vulnerabili come se una grande breccia fosse stata aperta nel castello in cui noi ci sentivamo sicuri.
sabato 14 ottobre 2017
To be and to have
Essere o avere? Sembra questo il dilemma su cui dibattersi per una vita intera. Meglio alimentare lo spirito o ingozzare il corpo?
Qualcuno risponde silenzioso con la propria personalissima interpretazione. Altri fanno un gran clamore della scelta intrapresa. E non vale soltanto per i singoli, ma per un insieme più ampio come i popoli e le nazioni.
Chi non ha, può trovare facile consolazione nella propria supposta affermazione interiore. Chi possiede in sovrabbondanza certamente pensa di aver raggiunto una considerevole affermazione di sé.
Ma io cosa penso di me stesso? Ho dichiarato altre volte che non contano i beni materiali e di provare per essi un certo distacco e svestito da un pezzo la brama di avere di più.
La verità, come sempre, sta forse nel mezzo. Probabilmente fra essere o avere è sbagliata la vocale e sarebbe meglio considerare questi apparenti opposti come complementi di un tutt'uno che meglio ci completa.
domenica 1 ottobre 2017
Un segno dal cielo
Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: "Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione".
Settimana l'altra ho ricevuto una telefonata dal parroco il quale mi chiedeva se ero disposto a fare da "chierichetto grande" alla messa di accoglienza della statua della Madonna Pellegrina di Fatima.
Preso alla sprovvista mentre ancora stavamo cenando, ho preferito prendermi del tempo ed ho risposto che mi sarei rifatto vivo l'indomani.
Avevo sentito distrattamente parlare di questo evento che di lì a poco sarebbe capitato nella nostra comunità e non ero per niente coinvolto nelle iniziative che in quei giorni evidentemente si stavano intensificando e a cui, se non fossi stato interpellato direttamente, probabilmente non avrei partecipato.
L'indomani mattina ho inviato al parroco un messaggio in cui davo il mio assenso alla sua proposta e così nel fine settimana ho ricevuto istruzioni per passare in sacrestia a prendere la veste da indossare la domenica pomeriggio e indicazioni riguardo al luogo dove recarmi.
Con Maria Luisa al seguito siamo andati a piedi nella parrocchia più a nord della nostra unità pastorale. Là, noi ministranti, avremmo indossato la veste cerimoniale e ci saremmo poi portati nel vicino campo da rugby per attendere l'arrivo in elicottero della Madonnina.
Bisognava trasportare la portantina su cui la statua sarebbe stata collocata. Senza esternarlo troppo ho gioito internamente per questo compito da condividere assieme ad altri tre volontari. Ma subito mi sono reso conto che le mie spalle non sono affatto avvezze a portare pesi e ben presto ho dovuto stringere i denti sperando di non lasciare il compito ad altri cadendo rovinosamente a terra.
Non ero il solo a patire il peso di quel supporto. Dopo un certo tratto di strada, visto il nostro affanno, siamo stati rimpiazzati da altri volontari più giovani a cui siamo comunque nuovamente subentrati poco prima di arrivare a destinazione.
Attorno al campo sportivo si era già disposta una discreta quantità di gente. Dopo un poco il parroco ha dato nuovamente istruzioni e ci siamo spostati dalla parte opposta per aspettare in quel luogo l'elicottero che sarebbe partito dall'aeroporto di Montichiari e che nel frattempo stava accumulando qualche minuto di ritardo.
In quei momenti di attesa non potevo fare a meno di pensare al passo del Vangelo in cui è detto: "Uomini di Galilea, perché restate a guardare il cielo?". E contemporaneamente maturavo la convinzione che, aver dato assenso positivo alla richiesta del don, mi avrebbe permesso di assistere all'arrivo da una posizione privilegiata.
Poi finalmente qualcuno ha scorto di lontano l'aeromobile e tutti si son messi a fissare quel puntolino scuro che nel cielo si faceva via via più vistoso e rumoroso.
Arrivato sopra di noi ha cominciato a fare due giri in tondo, non so bene se per omaggio oppure per prendere le misure prima dell'atterraggio. Infine si è allontanato un po' in direzione nord e ha cominciato a perdere quota virando nella direzione in cui eravamo schierati noi.
Quando si trovava ormai dentro il perimetro del campo si riusciva a scorgere nettamente la sagoma della Madonnina che era posta dentro l'abitacolo a fianco del pilota in posizione leggermente antistante.
In quel momento ho provato un picco d'emozione che mi ha ricordato il giorno delle nozze quando Maria Luisa sopraggiunse in auto accompagnata dal fratello. Ma la commozione era adesso di altra natura. Mi son sentito misero ed indegno dell'amore di quella Piccola Madre il cui simulacro avrebbe albergato per alcuni giorni fra di noi.
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