Translate

sabato 22 marzo 2025

La lezione da imparare

Dall'incendio alla stazione elettrica secondaria vicino a Londra, che ha mandato in tilt l'aeroporto di Heathrow, c'è una lezione da imparare, che l'incidente sia stato di natura dolosa o meno, anche se un'idea in merito l'avrei.

Chi vuole colpire per destabilizzare sicuramente si è organizzato per tempo e ha raccolto informazioni utili a poter mandare in crisi punti nevralgici con tutto sommato semplici atti di sabotaggio.

Come il fiammifero, che è la cosa più furba del mondo perché lo si frega una volta sola, sta ora a noi trovare spunto da questi fatti e mettere in atto le contromisure necessarie, là dove in maniera poco lungimirante non sia già stato previsto, allestendo sistemi di backup che pongono al riparo da un inevitabile fault e possono, all'occorrenza, garantire una continuità di servizio in situazioni critiche e vitali. 

giovedì 13 marzo 2025

I vecchi e la bellezza


“La giovinezza è felice, perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio.”

Franz Kafka

Ho l'impressione che i vecchi sappiano cogliere meglio la bellezza, un po' per contrasto, ma forse anche perché, col tempo, hanno imparato a vederla non soltanto in un fisico aitante.

sabato 1 marzo 2025

Metà


Oggi pomeriggio si concludeva il ciclo culturale promosso dal comune di Pessina con la visita guidata al Museo Archeologico di Cremona.

Sul finire del tour, uno degli ultimi reperti illustrati ha catturato la mia attenzione. Sebbene i resti della scultura fossero molto danneggiati così da conservare della divinità romana soltanto la metà verticale del busto, la scultura conserva ancora una certa grazia ed un insolito fascino.

Terminata la visita sono tornato spedito a casa. Dopo un'ora abbondante trascorsa in piedi, praticamente fermo sul posto, avevo voglia di distendermi sul divano.

E invece ho inforcato nuovamente i pennelli e ho disegnato un volto femminile a metà, non a foggia di frammento scultoreo, ma come guardasse, semi nascosta dietro una finestra.

Ho condiviso la foto che ho scattato con Bonomo, mio cugino artista. Come risposta mi ha detto che dovrei fare una mostra perché ci sono i presupposti. Gli ho risposto che se un giorno ci dovessi pensare mi sarei avvalso dei suoi preziosi consigli. Intanto seguito a fare legna, come amava dire l'amico Giuseppe quando scrivevamo codice insieme.


domenica 23 febbraio 2025

Inversione di ruoli


Ho mandato a mia figlia la fotografia del dipinto che ho realizzato questa mattina. 

Subito le ha trovato il titolo che corrisponde esattamente a ciò che avevo immaginato. 


sabato 22 febbraio 2025

Frenesia pittorica


Volevo esplicitare un pensiero. Arriva il weekend e non vedo l'ora di dipingere un quadretto. Subisco una certa fascinazione come quando poco più che ventenne facevo grande sfoggio con l'acquarello quasi quotidianamente in quelle estati giovanili. 

C'era dentro di me un impulso a buttare fuori qualcosa che avevo tenuto prigioniero dentro di me. Poi evidentemente, vuotato il sacco, o forse anche in seguito ad aver intrapreso una intensa attività lavorativa, dipingere era diventato complicato quanto fare un compito in classe, se non hai studiato e monta urgente la voglia di bigiare.

Adesso è diverso. Ho come anticipato una ripresa che avrei procrastinato ancora per alcuni anni fino al sopraggiungere della pensione. Quasi casualmente, giusto per. Ed invece, nonostante a volte sia faticoso perché ho trovato più agevole dipingere in piedi con la tela disposta su un piano rialzato costituito da uno scatolone plastificato componibile in cui Maria Luisa ha riposto delle cose, la testa tutta sovreccitata continua a elaborate quanto fatto e quanto vorrei di nuovo fare, ma che solo l'affievolirsi della luce diurna riesce a contenere e farmi pazientare.

Poi succederà che d'improvviso avrò di nuovo l'impulso a tralasciare i colori, chissà. Per ora la frenesia prosegue e do seguito. Non che sia completamente soddisfatto di tutto ciò che produco. Non importa. Mi svago, mi piace farlo e finché dura continuo a giocare.


Dimenticare primavera


Mio cugino Bonomo, l'artista, gli ha dato il titolo "Dimenticare primavera". Nella mia idea originale c'era il tentativo di riprodurre una delle tante panchine che mi avete visto spesso fotografare in giro. Però ho voluto aggiungere un elemento, che mai si potrà vedere nelle mie pose, per evocare una dimenticanza a cui ciascuno potrà attribuire la motivazione che preferisce.


domenica 9 febbraio 2025

Conversazione


Ho avuto una breve conversazione con mio cugino artista riguardo alla mia difficoltà nel dipingere i volti. Ecco la sua risposta. 

Da giovane guardavo l'iperrealismo come un prodigio e tentai alcuni esperimenti peraltro riusciti. Era l'ammirazione per una tecnica che diventa contenuto; pensavo addirittura che il soggetto fosse secondario, poi negli anni ho sperimentato molto fino a capire i miei limiti e pregi. Oggi oltre alla soddisfazione personale provo quella che dà il consenso di un piccolo gruppo di estimatori...


domenica 26 gennaio 2025

Neo espressionismo


Nel weekend, se non ho altri impegni, mi piace dedicare del tempo alla pittura. Ormai tendo ad utilizzare quasi esclusivamente i colori acrilici che ho provato per la prima volta soltanto due mesi fa. Ho perso il feeling coi colori ad olio. Non ho più la pazienza di quando ero più giovane per attendere l'asciugatura della tela.

Appena termino un quadretto, mando la foto a mio cugino artista che nel tempo ha maturato una discreta fama sul territorio. Per me è soltanto un hobby, ma quando riesco a staccargli un apprezzamento, non nascondo di trarne piacere addizionale come nel momento in cui passo dal pensiero alla sua esecuzione.

Tantissimi anni di stop mi hanno fatto capire che dipingere non è esattamente come andare in bicicletta. L'occhio e la mano perdono le abilità col tempo. Le idee, al contrario, possono fiorire ancora buone, anche a discapito di una tecnica imperfetta che fatica a raggiungere livelli di gradevolezza che in passato sembravano sgorgare in maniera più facile e costante.

Come sintetico commento per una delle ultime pitture ho ricevuto l'etichettatura di "Neo espressionismo". Qualunque cosa significasse, ho accolto il parere in maniera positiva. Poi oggi sono andato a cercare la definizione su Wikipedia. 

L'Espressionismo fu un movimento artistico europeo d'avanguardia che si diffuse nel primo ventennio del Novecento inizialmente in Germania, come reazione al naturalismo e all'impressionismo e influenzato da artisti come van Gogh, Ensor, Munch e Gauguin e dalla corrente del fauvismo. Si sviluppò in diverse correnti, accomunate dall'assenza di regole e canoni, come quella del gruppo Die Brücke (formato da artisti come Kirchner, Nolde, Kokoschka) o quella dal gruppo Der blaue Reiter (formato da Kandinskij, Paul Klee, Franz Marc e altri).


giovedì 16 gennaio 2025

Creatore di contenuti web

Questa definizione può essere calzante per l'attività a cui saltuariamente dedico del tempo, anche se in verità non ho mai voluto classificarla in questo modo. Oggi mi sto applicando quasi in maniera forzata perché ho un tempo di attesa da spendere e non riesco a bighellonare oltre senza fare qualcosa di più creativo.

Sono seduto in una zona relax di un Centro Commerciale poco distante dalla sede del mio ufficio. Ho preso permesso tutto il pomeriggio per portare l'auto ad effettuare il tagliando e mi sto svagando nei pressi, in attesa che me la riconsegnino.

Inizialmente avevo scelto un angolo in una zona che giudicavo idonea. Ho scoperto poi trattarsi di poltrone dotare di dispositivo per un massaggio alla schiena, previo inserimento dell'ammontare dovuto nell'apposita colonnina posta immediatamente a fianco. Sono rimasto lì un po' e poi ho deciso di levarmi di torno dopo che una signora più attempata di me  si era seduta a fianco e, sbarazzandosi di molte monetine, aveva messo in moto l'apparecchiatura. La terza poltrona libera ha apposto un cartello che indica un guasto temporaneo. Forse è il caso che mi alzi, lasciando il posto a chi invece vorrebbe un po' di sollievo ed è disposto a sborsare qualcosa.

Trovo altre poltrone su un pianerottolo sopraelevato, intermedio fra il piano terreno e quello superiore. Ci sono molte sedie vuote e pertanto non dovrei essere costretto a sloggiare presto. Appena accomodato una sensazione strana. Tutto balla come quando si avverte una scossa di terremoto. Anche il tavolino di fronte a me ha oscillato vistosamente. Che sia il caso di controllare l'evento sul sito INGV? No. Continuano ripetutamente ad ogni passaggio di persone alle mie spalle. È il loro peso che fa traballare tutta la struttura e allora posso continuare a scrivere imperterrito.

Nel frattempo mi è arrivato via SMS un messaggio contenente un link ad un breve filmato che mi documenta la presa in carico in officina della mia auto. È disposta su un ponte e l'addetto alla ripresa, dopo aver inquadrato per bene la targa, effettua una intera panoramica di tutto il pianale inferiore. Era successo anche al primo tagliando e la cosa mi aveva stupito non poco. Giro il link ai familiari per condividere il diletto.

Forse potrei incamminarmi. Nel messaggio dicevano che stavano completando i controlli. Probabilmente è prossima alla riconsegna e quindi posso tornare a casa in anticipo. Questa sera Maria Luisa è relatrice nel secondo ciclo di conferenze sul territorio cremonese organizzato da un assessore cumunale che ha avuto come studente anni addietro e l''ha invitata a cimentarsi assieme ad altri colleghi in questa dissertazione storica. Dovremo arrivare sul posto per tempo in quel di Pessina. Non partecipa nessuno a questo genere di iniziative, avevo pensato io. Invece la volta scorsa aveva aderito un pubblico di tutto rispetto. Sono curioso di prestare ascolto alla sua relazione con tanto di presentazione fotografica a cui sporadicamente ho dato il mio contributo nelle scorse settimane.

Ciak, si gira. Posto il trafiletto e me ne vado. 


sabato 11 gennaio 2025

L'amore dentro

 

Volano i giorni, i mesi, gli anni e il tempo si porta via il fiore dei nostri ricordi e degli amori più intensi che ci hanno fatto soffrire, illuso, dato vana speranza o rallegrato nelle stagioni più verdi e floride.

Sono tutti dentro di noi, ci tengono compagnia nelle veglie notturne, ci riempiono di nostalgia nei momenti di solitudine, ci rendono grati per averli avuti.

Quelli brevi e intensi, quelli duraturi e saldi che ci mandano avanti e fanno di noi adesso le persone che volevamo essere e che anche gli altri in qualche modo han contribuito a realizzare in parte, sebbene fuggiti presto lontano per lasciare il posto a quelli più meritevoli o semplicemente più coraggiosi.


mercoledì 1 gennaio 2025

Inseguimento

 


Colazione in hotel, assonnati come può esserlo un primo dell'anno.

Pantaloni rossi avvolti in forme sinuose e snelle ancora si aggirano in cerca della portata perfetta. Ma è la classe 40 di Busto Arsizio che la fa da padrona in questa ampia sala e la riempie con un vociare frenetico e persistente.

Qualcuno, sia pur elegantemente vestito, si aggira fra i tavoli col cappello in testa. Fa strano, ma l'età inoltrata concede e tollera queste fogge stravaganti.

Dove andrà questa umanità così viva ed attiva? Fatico a seguirla. Raggiungerla, un desiderio che lascia il tempo che trova.

domenica 15 dicembre 2024

Confessione

 


Ogni tanto, quando siamo seduti uno di fianco all'altra, Maria Luisa fa con me un gesto che mi riempie di grande tenerezza. Allunga la sua mano sopra la mia e mi fa una delicata carezza, talvolta senza motivo apparente, spesso in segno di approvazione o attestazione di conferma in seguito a quel che poteva aver detto l'oratore del momento.

È capitato anche questa mattina e così non ho potuto fare a meno di pensare che forse un po' sto riuscendo a dimostrare di saper amare una donna.

Chi ha letto il libro, dovrebbe ricordare che durante la malattia di Santina desideravo che le fosse risparmiata la vita per poterle dimostrare di essere un marito migliore per altrettanti anni, tredici, quanti era durato fino ad allora il nostro matrimonio.

Durante la vedovanza chiesi a Dio, se io la felicità non l'avevo già goduta tutta, di poter incontrare un'altra donna e così dimostrare che, amando questa seconda moglie, sarei davvero stato in grado di fare lo stesso anche con la prima.

E ora che Maria Luisa e io ci apprestiamo a congedare quest'anno in cui gli anniversari del nostro matrimonio sono ormai diciassette, mi domando se l'obiettivo è stato raggiunto, senza per questo ritenere di dover tirare i remi in barca e crogiolarmi sugli allori.

Nostalghia

 


Il titolo di questo scritto trae origine dal film di Tarkovskij che ebbi a vedere nel lontano 1983 a Salerno o a Napoli, non ricordo bene, durante il servizio militare. Un amico commilitone, che si era laureato a Brera, aveva tanto insistito con me affinché lo accompagnassi al cinema per vedere insieme questa pellicola uscita di recente. Anche se non ero per nulla interessato a questo genere di proiezione, cedetti infine all'invito e lo accontentai.

Il tipo di nostalgia a cui vorrei fare accenno ora non credo sia troppo legata alla trama di questa pellicola. Fonda le sue radici in un melanconico sentimento dell'anima che al fugace ricordo di qualche momento di vita famigliare, soprattutto con mio padre, vorrebbe ora, come per magia, rivivere qualcuno dei tanti momenti di vita trascorsa insieme nell'ultimo periodo.

E rivivendoli, non vorrei che mi fosse data la possibilità di cambiare qualcosa o di proferire una parola diversa. Vorrei soltanto la grazia di poter ripetere quegli istanti esattamente come sono avvenuti, ma certamente, questo sì, con la chiara consapevolezza di averli già attraversati. E come si resta sorpresi di ritrovare in un piatto, o una vivanda, un sapore che credevamo perduto per sempre, così resterei sospeso per un istante a godere tutto il bello di quel momento, quasi a volerlo congelare in un fermo immagine, solo si potesse premere il tasto "pause" o riavvolgere più e più volte il nastro fino a renderlo irrimediabilmente logoro.


domenica 8 dicembre 2024

I puntini

 


Ho letto su Facebook questo post di un amico molto arguto che appone spesso interessanti riflessioni. 

La vita, in fondo, è prima di tutto unire i puntini. Il problema è che non è così semplice come su La Settimana Enigmistica, perché non tutti i puntini sono ugualmente evidenti e nessuno di essi è numerato.

E così gli ho scritto questo commento. 

E se invece la vita fosse "Annerire gli spazi dove ci sono i puntini"? Così da rivelare la figura solo alla fine della colorazione? Mi sa che entrambe le metafore si adattano bene per illustrare la situazione, solo che la prima spreca meno inchiostro.

Che poi è forse il motivo per cui, ad un certo punto, ho smesso di cogliere l'invito a colorare completamente le aree e a limitarmi a contornarle soltanto. Ero già indirizzato verso i giochi eco-sostenibili? Chi può dirlo.

Poi ad un certo punto mi sono stancato di qualsiasi gioco. Forse perché scrivere codice software rappresenta per me il miglior passatempo e quando "giochi" per 8 ore di fila poi hai bisogno di smettere.

venerdì 22 novembre 2024

Domanda o risposta

 

Questa frase merita un minimo di spiegazione. L'ho sognata un attimo fa. Non ricordo già più il contesto in cui l'ho sentita pronunciare, ma era la citazione di una persona il cui nome non sono riuscito a ritenere e che in ultima analisi non ha importanza ricordare perché frutto della mia fantasia onirica. Probabilmente si riallaccia a quanto letto ieri nel post fatto da una giovane vedova che riportava la frase del marito.

Alessandro una volta ha scritto: 

"La vita è roccia dura;

roccia da scalare con calma 

per arrivare in cima,

trovare il nulla!!

O decine di altre rocce

da scalare."

Alessandro è arrivato in cima ed ha trovato il nulla... 

Io ringrazio con tutto il cuore tutti quelli che con affetto ed amicizia hanno accompagnato mio marito nel suo ultimo viaggio verso il nulla. Lui lo avrebbe apprezzato.

Vi ringrazio per essermi stati vicini in questi giorni difficili, vi ringrazio per la vostra presenza, il vostro aiuto, le vostre parole, i vostri pensieri. Grazie.


sabato 26 ottobre 2024

Un micio vicino al focolare

 


Trascorso il periodo estivo caratterizzato da un insolito fervore creativo in cui ero riuscito a prodigarmi più volte nella stesura di numerosi capitoletti, ora nel periodo autunnale sentivo venir meno qualsiasi spunto di riflessione. È probabile che questo sia dovuto alla ripresa del lavoro con annessa intensa attività di scrittura, non solo righe di codice, ma anche documentazione tecnica di vario genere.

Non che non ci avessi più pensato. Ogni tanto mi soffermavo un attimo a riflettere di cosa mi sarei potuto occupare, ma nulla sembrava affiorare con la connotazione di un argomento importante su cui potesse valere la pena spendere due parole. E neppure mi sembrava così irresistibile lo spunto ricevuto leggendo su Facebook il commento di un conoscente.

In pratica questo amico analizzava lo stato della sua esistenza e rivolgeva un sentito ringraziamento ai pochi che aveva avuto veramente vicini nel fluire delle ultime decadi, tralasciando i contatti con altre persone che riteneva non avessero inciso in maniera altrettanto significativa, ma che ora costituiscono soltanto uno sbiadito ricordo di relazioni legate all'infanzia in cui per lo più si coltiva una idea di amicizia che, alla prova dei fatti, risulta poi abbastanza sfilacciata e frammentaria. 

E partendo da questo spunto, con il titolo di "Non necessariamente", avrei voluto argomentare come la trama di conoscenze che abbiamo tessuto in gioventù potrebbe costiture qualcosa di florido e saldo soltanto nella nostra mente, mentre in realtà la scarsa frequentazione successiva dà modo di sciogliere quei legami che parevano indissolubili e sicuri. 

Anche se ho fatto un accenno ora, non credo di volere andare a fondo su questo argomento. E neppure mi voglio cimentare adesso in un prolungato ricordo per la improvvisa morte di Alessandro, come feci invece a suo tempo con Piero, altro ex collega prematuramente scomparso. La notizia data ieri l'altro nel gruppo WhatsApp della vecchia azienda ha lasciato un po' tutti noi sbigottiti ed increduli. Come non far scappare una lacrima leggendo inoltre che da appena un mese era nato suo figlio? E posso pure comprendere il grande strazio e carico di sofferenza della moglie che improvvisamente sveste i panni di una madre felice per indossare quelli gravosi e mesti di una giovane vedova, con un piccolino da crescere da sola e inoltre ricoprire in qualche modo il ruolo di un padre che ora manca. 

E così, con questi sentimenti caratterizzati da diffusa tristezza ben coadiuvata da un clima esterno notevolmente uggioso, sono uscito stamattina per espletare alcune incombenze. Terminata l'ultima, mentre mi apprestavo a rincasare, vedo venirmi incontro una conoscente che potrei definire "diversamente giovane", senza che la definizione risulti inappropriata, pur se lei ha raggiunto ormai i novantuno anni, come di li a poco liberamente mi confiderà. 

Sebbene lo spirito sia esattamente come l'ho definito, il suo fisico qualche acciacco lo lascia trapelare dato che procede in maniera claudicante e, tutta curva da un lato com'è, sembra reggere a fatica l'ombrello e la sporta che tiene nell'altra mano. 

Non sono mai stato un boy scout, ma con identico spirito, dopo averla salutata, anche se sto procedendo in direzione opposta, le offro il mio aiuto per accompagnarla fino a casa portando per lei la borsa della spesa. Dapprima rifiuta con decisione negando il bisogno, ma visto il rinnovo del mio invito, alla fine accetta e mi alluga volentieri il suo carico che in realtà si rivela oltremodo leggero in quanto conteneva soltanto un capo di abbigliamento che era andata a ritirare in tintoria.

Le offro braccetto e, mentre muovo i primi passi, capisco che devo ulteriormente calare l'andatura perché il suo incedere è decisamente lento. Il che non mi dispiace perché in questo modo la nostra conversazione sarà un po' più prolungata. Mi dice che ha l'auto in riparazione e così è dovuta uscire a piedi. Mi fa piacere sentire questo e immagino allora che possa godere ancora di una buona autonomia, nonostante per le faccende del vivere quotidiano debba avvalersi dell'aiuto di qualcuno.

Strada facendo mi racconta che è lei ad occuparsi di scrivere email all'amministratore del condominio perché è l'unica in grado di farlo. Da mesi hanno problemi con la luce nelle cantine e le toccherà inviare una nuova missiva mettendo in chiaro che se qualcuno nel frattempo si farà male, sarà ben evidente a chi attribuire la colpa avendo le prove di ripetute sollecitazioni per un intervento di riparazione che difetta da un lungo periodo.

Pian pianino, distratto da altre piacevoli confidenze che pacatamente scambiamo l'un l'altra, eccoci giunti davanti alla porta di casa. Declino l'invito a bere un caffè offerto come compensazione per il tempo che teme di avermi sottratto, ma che in realtà mi ha donato in abbondanza permettendomi di trascorrere qualche momento in compagnia. 

Buona domenica, mi dice lei mentre apre la borsa per afferrare le chiavi, aggiungendo che ormai manca poco. Ciao Lisa, dico io di rimando, mentre già sono lontano da lei di qualche passo. La tua voce cristallina e gentile allieterà ancora a lungo la mia mente per il resto della giornata. 

giovedì 12 settembre 2024

Etologia

Questa mattina stavo scorrendo un po' svogliatamente, per lo più meccanicamente, le pagine di Facebook. Ad un certo punto la mia attenzione è stata calamitata su un filmato ornitologico in cui era inquadrato un nido di uccelli sul cui bordo facevano corona i due genitori mentre all'interno si agitavano quattro piccini. Il maschio portava nel becco un mazzo, se così si può dire, di vermicelli che provvedeva ad infilare, con l'aiuto della più esile femmina, nelle bocche spalancate degli uccellini stando bene attenti entrambi che ciascuno ricevesse la sua parte.

Terminata la distribuzione, i grandi restavano li a fissare, oserei dire con un certo compiacimento, la prole appena nutrita. Pochi secondi dopo, molto probabilmente a causa di qualcosa che era entrato da una parte, qualcos'altro stava per fuoriuscire dall'altra. Uno dopo l'altro i nudi pennuti alzavano il posteriore e da esso fuoriusciva una specie di palloncino biancastro dalla chiara consistenza di un marshmallow che prontamente il padre afferrava col becco e trangugiava voracemente.

Rimasto un attimo sbigottito, ed in verità anche un tantino schifato, ho immaginato che questa cosa non fosse altro che una mirabile trovata di madre natura. Se dapprima avevo considerato come un amorevole sacrificio il tornare al nido col becco pieno di succulenti vermetti e doversene privare per alimentare la prole, con le candide fatte dei loro piccolini scoprivo una sorta di golosa compensazione che fungeva da gradita leva per il proseguimento delle cure parentali.

Non sono un etologo e quindi non ho la certezza che le cose stiano davvero come le ho immaginate, ma a me piace pensare che tutto questo faccia parte di un disegno precostituito che il solo caso non basta a giustificare.

venerdì 9 agosto 2024

Voltare pagina


Ormai ci siamo. Sta per arrivare un'altra volta la resa dei conti e presto mi toccherà voltare pagina, come tante altre volte è successo, con grande dispiacere per le cose belle che finiscono. Ma senza un termine non ci sarebbe la possibilità di nuovi inizi e quindi è bene che si possa concludere un ciclo per dare corso ad uno nuovo.

Che poi, pensandoci bene, raramente mi è capitato di desiderare una conclusione anticipata di un periodo di ferie. A dirla tutta non dovrebbe mai succedere, ma talvolta, nostro malgrado, siamo coinvolti in situazioni non pienamente rilassanti difficilmente recuperabili per quel che attiene la nostra volontà. In tali circostanze realizziamo con chiara evidenza di non poter fare altro che pazientare nell'attesa di eventi o situazioni migliori, anche se dentro resta l'amaro per qualcosa che abbiamo patito, che ha recato sofferenza, mentre le premesse iniziali potevano essere di tutt'altro auspicio.

Sono appena uscito dall'acqua. Il mare oggi sembra particolarmente pulito, morbido sulla pelle. Una gradevole carezza per il corpo che lascio piacevolmente cullare a galla da un quasi impercettibile moto ondoso che solo a riva si fa più spumeggiante e rumoroso con l'interminabile risacca il cui ritmico suono ha fatto da sottofondo assieme al vociare della gente e qualche sparuto trillio di cellulare mentre ci abbandonavamo alla scrittura o alla lettura sotto l'ombrellone.

Con questo capitoletto raggiungo quest'anno una specie di record personale. Ho sciorinato parole, imbrigliato pensieri, quasi con cadenza giornaliera in questo soggiorno ligure, raccogliendo così a distanza l'invito di qualche lettore che m'invitava a continuare a scrivere. Chissà, un domani, un altro libro potrà nascere da sé e forse più il periodare che dipingere potrà costituire la mia principale attività sopraggiunto il momento del ritiro dalla vita attiva lavorativa.

Ho sempre amato scrivere, chiaramente quando avevo in animo di farlo, senza per questo sentire questa attività come la vocazione della mia vita. Talvolta mi esprimo in maniera legnosa, leziosa, densa di fin troppi dettagli e particolari. Me ne rendo conto quando torno a rileggere quei capoversi dopo momenti di congruo distacco. La lettura non è più così automatica. Le parole non escono più dalla testa, quasi rimandate a memoria. Leggendo, le riassaporo quasi fossero concetti nuovi, una riga dopo l'altra e così individuo errori che neppure un'attenta revisione prima della pubblicazione era stata in grado di scovare.

Ma non importa. Ormai non mi scompongo più. Certamente  più corretto è quanto scrivo, più fluida è la comunicazione del mio pensiero che tiene alta la concentrazione del lettore non distratto da imperfezioni varie. Quel che più conta è per me riuscire a stendere qualcosa che non mi faccia mai provar vergogna per averla proferita. Anche se scrivo soprattutto per me stesso, mi piace pensare che ciò costituisca qualcosa di gradevole e utile anche per altri.

Troppe parole sprecate innondano la nostra vita. Stiamo diventando fin troppo abituati al trash e al volgare che con difficoltà pensiamo vi sia ancora spazio per la poesia, per un pensiero profondo che possa travalicare i confini della catena con una immagine del 'Buongiorno' da cui tutti ormai siamo costantemente bombardati. 


giovedì 8 agosto 2024

Il gusto del tatto


Casi simili si erano già manifestati anche in passato. Deplorevoli nascite di bambini sordo-ciechi se n'erano già viste ed udite, ma quel che principió nell'area intorno ai Campi Flegrei assunse subito i connotati di una vera pandemia. I nuovi nati erano tutti sprovvisti di occhi e orecchie e pertanto irrimediabilmente incapaci di vedere e udire: nessun intervento chirurgico poteva porvi rimedio.

Siccome tutti in quel luogo nascevano affetti dalla medesima malformazione congenita, si pensò dapprima che questo fosse favorito da un incremento dell'attività radioattiva del luogo. Poi, quando altri casi cominciarono a manifestarsi anche in altre regioni dell'Italia, si prese ad abbandonare la teoria del fattore ambientale in favore di quello epidemiologico. Anche perchè dapprima in maniera sporadica, ma poi sempre più diffusa, la cosa stava inspiegabilmente capitando, a macchia di leopardo, un po' in tutto il mondo.

Incredibile, ma vero, non riusciva a venire al mondo nessuna nuova creatura umana se non affetta da tale grave malformazione. Tanti gridarono al complotto. Numerosi furono quelli che attribuirono alle vaccinazioni per il Covid l'origine di questa piaga. Ma l'accusa non stava in piedi dal momento che ne erano colpite anche famiglie che si erano sempre tenute lontane da quel genere di vaccini.

Qualche essere, in verità in numero e frequenza più elevata del normale, fu soppresso ben prima di giungere al limite di gestazione per poter intraprendere questa scelta. I più, facendo buon viso a cattivo gioco, accoglievano i nuovi nati con tutto l'amore possibile e, del resto, cosa si poteva fare di diverso?

Questi figli, a parte il fatto che non vedevano, né udivano e di conseguenza non parlavano, crescevano del tutto normali. Anzi, sembrava che, come una sorta di compensazione, godessero tutti di ottima salute e raramente si ammalavano, come invece era stato normale per le altre generazioni. I nuovi nati erano connotati dall'avere un fiuto ed una sensibilità tattile particolarmente sviluppati.

Le nuove tecnologie erano in grado, man mano che essi crescevano, di garantire loro una certa autonomia ed indipendenza. Potevano circolare senza restare vittime di pericoli banali che un normodotato avrebbe potuto invece individuare facilmente e con un certo anticipo.

Ma ormai era chiaro per tutti che quello sarebbe stato il destino dell'intera umanità, visto che da decenni non si vedeva, né si sentiva parlare di un infante venuto al mondo con occhi e orecchie.

Quelli che erano stati per lungo tempo i grandi peccati capitali dell'umanità in modo quasi naturale cominciarono a dileguarsi. Si capiva bene che in un mondo popolato soltanto da esseri menomati e per ovvie ragioni in numero inferiore rispetto ai decenni precedenti dove la popolazione mondiale non aveva fatto altro che aumentare, adesso le cose erano decisamente mutate e si era imposto un ordinamento differente che non era difficile da mantenere perché era la ragione fondante di un vivere più fluido lontano da inutili orpelli.

Impossibilitati nel distinguere appieno le diversità e varietà della specie umana, tanti conflitti vennero meno. Le guerre ormai erano cessate da tempo perché non si vedeva più il motivo di alimentarle, né si sentiva la necessità di intraprenderne di nuove. La fiorente industria bellica, che aveva ampiamente prosperato fino alla metà del XXI secolo, di necessità fu convertita nella produzione di ausilii per la sicurezza della persona. Sicurezza in senso fisico per prevenire potenziali pericoli ambientali e non per fronteggiare insidie perpetrate da altri esseri umani perché non se ne vedeva proprio la ragione, né si sentiva il bisogno di intraprendere l'illecito in siffatto genere di condizione.

Gli avi non avrebbero potuto immaginare quel tipo di umanità sorta come una maledizione, ma evolutasi poi come una benedizione. La cultura del passato, basata soprattutto sulle immagini e sui suoni, venne spazzata via da diffusi allestimenti per esperienze sensoriali di tipo tattile. Per i nuovi nati le carezze e gli abbracci erano i soli modi di educare alla vita. Non vi erano colori, né rumori nei loro sogni e, non conoscendo la differenza, non agognavano il luminoso passato dei loro padri. 


mercoledì 7 agosto 2024

Baia del silenzio


Ed anche per oggi due bracciate a rana e a dorso le ho inanellate. Ieri sera abbiamo fatto una passeggiata fino a Sestri e così ci siamo resi contro che Cavi Borgo è tutto un altro tipo di vacanza al mare. Inizialmente tutto quel brulichio di gente e soprattutto il lungomare da non contendere alla ferrovia mi son sembrati quanto di più desiderabile. Poi, dopo una breve sosta contemplativa proprio nel centro della Baia del Silenzio e a seguire breve seduta su una panchina circolare che interrompe una trafficata via pedonale, mentre lentamente rientravamo verso la nostra temporanea residenza, sono arrivato alla convinzione che la nostra vacanza riservi un quid che si differenzia da un soggiorno che, senza nulla togliere al bellissimo e frequentato litorale adiacente, in realtà contituisce un modo di vivere un tantino usuale e stereotipato, visto tante altre volte e che forse, sempre immersi in un frenetico tran-tran, non consente un vero distacco dal turbinio di vita che quotidianamente trascorriamo a casa.

Nonostante non lo sia, la vera baia del silenzio mi sembra di trovarla più qui che al centro di quella perla della villeggiatura ligure in cui è effettivamente incastonata. Ma non voglio passare per la volpe che disdegna l'uva solo perché fuori portata. Probabilmente in questo mio giudizio entra in ballo anche l'età meno giovanile ed un mancato desiderio di esibirmi in passerelle ed andirivieni che non hanno soluzione di continuità con quelle vissute il resto dell'anno in tanti centri cittadini.

Che poi non sarei proprio il tipo perennemente immerso nella tranquillità e nel placido fluire della vita, sempre padrone del mio tempo, e connotato da una congrua aura meditativa. Sono insomma perennemente dibattuto fra due posizioni antitetiche, quella più calma e placida di mio padre e quella più frenetica ed energica di mia madre e, anche se in modalità totalmente differenti, è a lei che somiglia molto la mia attività lavorativa.

Rientrando dal lavoro mi capitava spesso di anticipare la telefonata quotidiana a papà, rimasto ormai vedovo. Mi succedeva di raccontargli che avevo fatto più tardi del solito per essermi fermato ancora un po' in ufficio, per risolvere un problema oppure portare uno sviluppo software ad uno stadio di compiutezza maggiore, se proprio non era davvero possibile concluderlo entro sera. E dopo avermi ascoltato, mio padre sentenziava in maniera incontrovertibile che per il lavoro era buono anche il giorno dopo.

Mentre mia madre spesso faceva tardi e le sue giustificazioni riguardo al fatto che c'era da fare, si smontavano di fronte a quanto ribatteva poi suo marito: "Se non le lasci lì, ce ne sono sempre di cose da fare". E per una madre di famiglia e donna di casa, questo è terribilmente sempre vero.

Ma il lavoro per mamma era anche una grande ragione di vita, il senso vero dell'esistenza per lei che lo affrontava con grande dedizione e vero spirito di servizio. Per cui, chi scegliere? Nessuno dei due! O meglio, il buono che c'è in entrambi perché "due is meglio che uan", come recitava una vecchia pubblicità di gelati.