Translate

domenica 24 settembre 2006

L'umanità negata

<<Quando l'allievo è pronto il maestro compare>>, dicono gli indiani a proposito di un guru, ma lo stesso è vero di un amore, di un posto, di un avvenimento che solo in certe condizioni diventa importante. Inutile cercare le ragioni, andare a caccia di fatti e spiegazioni. Noi stessi siamo la riprova che c'è una realtà al di là di quella dei sensi, che c'è una verità al di là di quella dei fatti e se ci ostiniamo a non crederci, perdiamo l'altra parte della vita e con quella la gioia, appunto, del mistero.

Era un po' di tempo che non mi facevo un altro giro di giostra di Tiziano Terzani da cui questo brano è tratto.

Ultimamente però ho avuto dei problemi in famiglia e questi paradossalmente mi hanno offerto l'occasione di andare avanti nella lettura e di giungere praticamente al termine. Mi mancano soltanto le ultime sei pagine.

Mia madre è stata ricoverata per grave degrado cognitivo. Quasi sicuramente si tratta di Alzheimer.

Chi si è trovato a fronteggiare situazioni similari sa bene di cosa parlo. Questa patologia è abbastanza diffusa e tutti abbiamo almeno fra i conoscenti, se non fra i parenti, qualcuno che ha dovuto affrontare questi problemi. Pertanto non voglio parlare né della malattia, né del carico di assistenza che tocca a chi ne è colpito.

Vorrei solo abbozzare una semplice riflessione e sottolineare come queste malattie, come le altre del resto, sono ottime occasioni per una crescita umana e spirituale.

Parrebbe ovvio occuparsi dei propri genitori nel momento del bisogno. Eppure può risultare abbastanza facile defilarsi. Le occupazioni di tutti i giorni ed i beni a cui siamo tanto attaccati ci possono impedire di elargire con generosità il nostro tempo. La cura migliore che possiamo offrire loro è la nostra presenza.

Se un genitore perde il senno non commettiamo l'errore di considerarlo ormai null'altro che un corpo malato, un fastidio da toglierci al più presto. C'é sempre un grande carico di umanità la cui negazione implicitamente annulla la nostra.

martedì 19 settembre 2006

Cosa farò da grande

Ogni tanto domando a mia figlia Alessandra cosa ha intenzione di fare da grande, ma non ha ancora un'idea precisa.
Alla sua età invece sapevo benissimo quello che mi sarebbe piaciuto fare e di conseguenza anche gli studi da intraprendere, anche se poi le cose non sono andate come previsto.
Recentemente ho posto la stessa domanda ad un ragazzino e mi ha risposto che ci sono giovanotti che non sanno quello che faranno il giorno dopo e quindi figuriamoci se lui sa cosa farà a trent'anni.
Mi capita però anche di sentire ventenni che hanno ancora la medesima incertezza per il loro futuro. Hanno un lavoro, un compagno nella vita, ma di sposarsi e di fare figli manco per idea. Metter su famiglia dovrebbe essere uno degli obiettivi primari da perseguire.

sabato 26 agosto 2006

Desideri realizzati

Ecco cosa scrivevo quasi quattro anni fa.
(Il testo completo nel post Voglia di tenerezza pubblicato a gennaio 2006).

Desidero più che mai il calore di un abbraccio femminile. Potrò ancora tornare a sorridere? Non il sorriso di un giorno sereno, ma il sorriso che nasce dalla gioia di un amore sicuro. Non è bene che l’uomo resti solo. Eppure mi rendo conto che attualmente è la soluzione migliore. Il tempo che mi resta da dedicare ai figli, dopo aver sbrigato le varie incombenze, è veramente poco. Un amore ti assorbe totalmente e rischierei di tornare un padre negligente come l’anno passato, quando poco dopo la tua morte, per alcuni mesi sono stato un uomo felice con una donna accanto. Il tempo mi deve aiutare a sopportare questo. Vivere serenamente senza quell’opprimente sensazione d’incompletezza per una donna che manca. Se la felicità a cui ogni uomo è giusto che aspiri, io non l’ho già goduta tutta, allora ritornerà e cancellerà il peso di questi giorni. Vivo nella speranza che tutto accada di nuovo. Il desiderio di rinascere a nuova vita è più forte della disperazione di certi momenti. Penso che tanti altri, come me, non possono godere del calore di un abbraccio, di una tenera carezza, del conforto di un bacio. Soffro così tanto perché ne ho conosciuta la bellezza? L’altra sera mentre tornavo mi lasciavo andare a questi pensieri. Fantasticavo sulla possibilità di un incontro inaspettato, una conoscenza imprevista che mi potesse portare a fare una richiesta insolita. Scusi, potrei abbracciarla per un momento? Se potessi esprimere un desiderio che vorrei vedere realizzato subito, chiederei questo. Il calore di un abbraccio. Stretto. Intimo. Senza fretta. Poter sentire il battito di chi stringi fra le braccia. Pensare di esser per lei rifugio sicuro ed al contempo trovare riparo dalle avversità. Oggi sono andato al ristorante da solo poiché i colleghi han preferito la pizzeria. Mentre lo raggiungevo in macchina, ho scorto a fianco della strada una coppia di giovani che scesi dall’auto si abbracciavano e si sorridevano felici. Che tenerezza non sentire la fame e sentirsi sazi di quella presenza.

Maria Luisa è la donna che ha riportato la felicità nel mio cuore ed ha cancellato il peso di quei giorni.

Ci siamo incontrati andando in pellegrinaggio a Lourdes. In quell'occasione pochi sguardi e poche parole da parte di entrambi. Da quell'intensa esperienza spirituale sono tornato con la sensazione che nulla stesse per finire, ma invece per continuare. Salutarci non ha quindi prodotto quella sofferenza che di solito si patisce quando momenti veramente intensi stanno per finire.

Mentre chiamavo il taxi per riportarci a casa ci siamo scambiati distrattamente il numero del telefonino. Con quello e con internet abbiamo proseguito nella reciproca conoscenza fino a scoprire di essere attratti l'un l'altro.

Stiamo camminando insieme dal 4 giugno, giorno ufficiale del nostro fidanzamento sancito dallo scambio del primo bacio.

La vita è piena di segni che ci aprono al mistero e all'Assoluto. Bisogna solo saperli scorgere e prestarvi attenzione. E poi non essere più increduli, ma credenti. Possibilità d'incontro che ci vengono offerte, ma che sta a noi scegliere in piena libertà.

Con piacere ho pubblicato il commento di una persona anonima al mio post Rivelazione. Nel mio percorso di purificazione ho avuto il sostegno di alcune persone che con poche efficaci parole mi hanno dato la fiducia necessaria per andare avanti. Sono grato di poter contribuire in qualche modo a dare speranza a chi si sente schiacciato temporaneamente da un dolore grande.

venerdì 18 agosto 2006

La squadra

In questi giorni di assenza dal lavoro per il periodo di chiusura estiva ho voluto dedicarmi alla manutenzione della casa. Da diversi mesi avevo pianificato la ritinteggiatura dei serramenti ed il momento propizio è arrivato. Ho voluto coinvolgere in questa attività anche i miei ragazzi e debbo dire di aver trovato accoglienza favorevole (Forse han solo fatto buon viso a cattivo gioco :-).

E' stata per me una sorpresa constatare come il loro apporto sia stato valido ed efficace. Sono per mia natura abituato a sbrigare quasi tutte le faccende domestiche da solo e questo mio continuo tenerli nella bambagia non aiuta di certo la loro crescita.

L'entusiasmo maggiore l'ha profuso Alessandra che voleva cancellare la frustrazione patita al Grest dell'Oratorio per non aver potuto dipingere il muralex. Sulla distanza è però emersa la bravura di Andrea che ha svolto un buon lavoro in maniera celere.

Personalmente mi sono stancato parecchio. L'età avanza ed il vigore fisico non è più quello di un tempo, ammesso e non concesso che in passato ne avessi molto. Ho sentito l'indolenzimento per alcuni muscoli che solitamente non muovo. Poi alla fatica ci si abitua e la soddisfazione di portare a compimento quello che ci si era prefissi ha preso il sopravvento.

Come per i viaggi, in cui si scopre che non è tanto la meta da raggiungere che da piacere, ma è proprio il viaggio in se, così lavorare in squadra, soprattutto coi propri figli è fonte di enorme soddisfazione.

Possiamo essere fieri di quello che abbiamo fatto, ma ancor di più di aver faticato insieme per una causa comune o, per meglio dire, per la nostra casa.

mercoledì 26 luglio 2006

Conto su di te

Un uomo muore lasciando in eredità ai suoi tre figli diciassette elefanti. Nel testamento ha scritto che la metà deve andare al figlio maggiore, un terzo al secondo e un nono al terzo. I figli non sanno come fare la divisione, pensano di dover tagliare in due un elefante e finiscono per litigare. <<Nostro padre era un pazzo, non avrebbe dovuto lasciarci con un tale dilemma>>, dicono. In quel momento passa dal loro villaggio, sul dorso del suo elefante e diretto alla capitale, un ministro del re. Sente del loro problema e dice: <<Non preoccupatevi. Prendete il mio elefante, aggiungetelo ai vostri diciassette e fate la divisione>>.
I tre non capiscono come il ministro possa essere così generoso, ma fanno come ha detto. Gli elefanti ora sono diciotto: il primo figlio ne prende la metà, cioè nove; il secondo ne prende un terzo, cioè sei; il terzo ne prende un nono, cioè due. La somma fa diciassette. I tre fratelli sono felici e ringraziano il ministro. Quello riprende l'elefante che resta, il suo, il diciottesimo, e si rimette in cammino verso la capitale.


Tiziano Terzani - UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA - Longanesi

Spesso possiamo dare un contributo decisivo alla soluzione dei problemi altrui senza che questo ci costi alcunché.

sabato 15 luglio 2006

Rivelazione

Ci sarà un momento più adatto per stendere una riflessione più approfondita su quanto sto vivendo in questo momento. Eppure sento il bisogno di rendere pubblico il nuovo amore che ho avuto la fortuna d'incontrare e che mi sta nuovamente rendendo l'uomo felice come ero un tempo. Bisognerebbe sempre serbare un poco di pudore e prudenza nel divulgare fatti privati, ma le cose belle non possono essere tenute nascoste e vanno gridate dai tetti.

Questo vuole essere anche un messaggio di speranza per chi si trovi vessato oltre misura per le prove che la vita di ogni giorno ci sottopone. A costoro dico: coraggio tenete duro, stringete i denti ed andate avanti. Il dolore è inevitabile compagno di ognuno, ma cerchiamo di volgerlo al bene ed uscirne migliori di quando abbiamo cominciato a conoscerlo.

domenica 9 luglio 2006

A buon intenditor

A buon intenditor...
...poche parole.

Credo che sia ormai giunto il tempo in cui gli americani si debbano rendere conto di una cosa. L'interesse del popolo americano è lasciare che gli altri popoli facciano il proprio interesse. Tanto prima lo capiranno, tanto meglio sarà per tutti.

venerdì 30 giugno 2006

Il profeta

E una donna domandò: Parlaci del Dolore.
Ed egli disse:
Il dolore è la rottura dell'involucro che racchiude la vostra comprensione.
Come il nocciolo del frutto deve rompersi, affinché il suo cuore possa stare al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
Se voi in cuore sapeste continuamente meravigliarvi dei miracoli quotidiani della vostra vita, il dolore non vi sembrerebbe meno ammirevole della gioia;
E accettereste le stagioni del cuore, come avete sempre accettato il passar delle stagioni sui campi;
E vegliereste con serenità negli inverni del vostro dolore.

Gran parte del vostro dolore viene scelto da voi stessi.
E' l'amara pozione con la quale il medico dentro di voi guarisce il vostro io malato.
Perciò abbiate fede in lui e bevete il suo rimedio in silenzio e tranquillità:
Poiché la sua mano, sebbene dura e pesante, è guidata dalla tenera mano dell'Invisibile,
E la coppa che porge, malgrado scotti le labbra, è stata modellata con la creta che il Vasaio ha inumidito con le Sue sante lacrime.

KAHLIL GIBRAN - IL PROFETA - Feltrinelli

venerdì 2 giugno 2006

Ciò che non muore

Riporto un altro brano di Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

Poi, con la stessa intonazione, la stessa pronuncia, lo stesso ritmo usato da millenni, recitavamo alcuni dei mantra più belli e più famosi delle Upanishad. Uno che mi piaceva tanto cantare a squarciagola, attirandomi con le mie stecche gli sguardi severi delle <<sagrestane>> e i sorrisi divertiti del mio compagno di banco, Sundarajan, era il mantra della Brihadaranyaka Upanishad:

Asato ma sadgamaya, dall'irreale conducimi al Reale
Tamaso ma jyotirgamaya, dall'oscurità conducimi alla Luce
Mrityorma amritam gamaya, dalla morte conducimi all'Immortalità.

E pronunciando quella parola <<immortalità>>, fatta di una a privativa e di mrityo, la morte, sentivo la bellezza del sanscrito, che - mi rendevo conto - ci ha dato così la parola <<a-more>>: ciò che non muore.

-

<<DIO E' AMORE; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui>> (1 Gv 4, 16).
Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: <<Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto>>.

Dall'introduzione all'enciclica DEUS CARITAS EST di Benedetto XVI.

L'amore umano che non muore è figura dell'amore di Dio. Impariamo dall'amore umano che vediamo a scorgere Dio che non vediamo.

Colui che scaccia la tenebra

Guru è una bella parola, purtroppo avvilita dall'uso che se ne è fatto a sproposito in Occidente, dove ormai si parla dei guru della moda, della salute o del sesso. Gu in sanscrito significa <<tenebra>>, ru vuol dire <<cacciare, disperdere>>. Per cui il guru è colui che scaccia la tenebra, colui che porta la luce nel buio dell'ignoranza. L'arancione del suo vestito ricorda appunto il colore della fiamma che risplende nell'oscurità, la forza del fuoco che consuma la materia.

Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

sabato 27 maggio 2006

Perché sei mio fratello

Quando mi sento vessato e provato da circostanze sfavorevoli ho un pensiero ricorrente. Mi domando come mai gli altri non si ricordano di me e non si fanno avanti con un sorriso, un gesto d'amicizia, ad alleviare la mia pena. Queste aspettative sono abbastanza comprensibili, ma non tengono conto di una cosa fondamentale: siamo tutti sulla stessa barca. Quello che desidero dagli altri verosimilmente anch'essi se lo aspettano da me. E ancora, quell'atteggiamento di "sufficienza" o "malmostosità" che innegabilmente sembra trapelare dal mio sguardo scoraggia i più a farsi avanti. In fin dei conti si raccoglie ciò che in passato si è seminato.

Il nostro volto ed i nostri occhi sono lo specchio di tutte le nostre vicende passate. Nella storia di ognuno ci possono essere traumi pregressi che ci rendono difficoltoso sorridere spontaneamente a chi incontriamo e così non facciamo che peggiorare la situazione perché induciamo l'altro a mantenere le distanze nel timore di qualche reazione aggressiva.

Il forte deve avere cura del debole senza aspettarsi nulla in cambio. Purtroppo il do ut des è troppo radicato nella natura umana per non tenerne conto, per non dare ascolto a quella voce che costantemente ci dice: <<ma chi te lo fa fare>>.

Sempre più spesso educhiamo i nostri figli a non farsi "pestare i piedi", a farsi rispettare, a reagire con decisione alle piccole prepotenze del vivere quotidiano. L'arroganza e la maleducazione sono il biglietto da visita che più facilmente esponiamo.

La vera forza non sta nella grandezza della reazione al torto subito. Non è alzando il tono della voce che le nostre argomentazioni acquistano quella ragione così evidentemente negata dai fatti.

Il mondo è dei furbi solo per poco. Chi più sgomita meno trova spazio e se lo trova generalmente lo usa male e lo spreca.

Impariamo a farci posto l'un l'altro, a voler stare un po' meno bene noi affinché lo siano un po' di più gli altri. Riempiamo con generosità quella mano che ci viene tesa implorando le briciole del nostro superfluo. Non abbiamo timore che il nostro gesto vada sprecato. Se rinunciamo a dare perdiamo buone occasioni per mantenere il nostro cuore aperto e disponibile. Amministriamo con saggezza i beni che ci sono stati affidati e che per ingiusta sorte sono toccati a noi con maggiore abbondanza.

sabato 20 maggio 2006

Aggrappato alla seggiola

Eknath Easwaran, un mistico indiano morto nel 1999, che per quarant'anni ha insegnato prima letteratura inglese poi meditazione all'Università di Berkeley, raccontava come sua nonna, che era stata la sua guida spirituale, gli aveva dato una semplice, ma importante lezione. Quando, ancora bambino, era rimasto colpito dalla morte di un familiare, lei lo aveva fatto sedere su una grande sedia di legno e gli aveva detto di reggersi a quella con tutte le sue forze. Lui s'era aggrappato ai braccioli, ma lei era riuscita lo stesso a strapparlo via. Nel resistere lui aveva sentito male. La nonna gli aveva poi chiesto di sedersi di nuovo, ma questa volta senza fare alcuna resistenza. Lei lo aveva allora tolto dalla sedia gentilmente, prendendolo in braccio. <<Così avviene con la morte. Sta a te scegliere come vuoi andartene. Ricordatelo. >>

Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

Avrei tante cose da scrivere come commento a queste parole, ma sento che farei un torto alla vostra intelligenza e quindi dico solo che imparare a morire in fondo non è che imparare a vivere.

sabato 13 maggio 2006

Pane e sorriso

Alessandra, la figlia della mia fornaia, è una quasi trentenne molto solare ed affabile.

Questa mattina le ho detto quello che da qualche giorno vado pensando.

"Sembra proprio che invece del pane veniamo a comperare il suo sorriso".

Mi ha ringraziato per il complimento subito rincalzato da un altro proveniente dai clienti successivi.

"Non solo è sorridente, ma anche molto carina".

Non c'erano altri nel negozio, ma la cosa avrebbe senz'altro stupito perché dopo di me c'era un signore cieco a braccetto di sua moglie. E' stato lui a parlare. Lo conosco bene in quanto ha lavorato come centralinista presso gli Spedali Civili di Brescia ed ora si gode la pensione.

Quello che gli occhi non vedono, lo vede il cuore. Sicuramente avrà capito dai modi gentili di Alessandra che oltre ad essere una persona bella dentro lo è anche di fuori (ma in questo potrebbe averlo aiutato la moglie).

Il fidanzato di Alessandra è un uomo fortunato e sicuramente una brava persona. Le donne felici non possono avere accanto persone noiose e banali!

Inadeguatezza

Questa settimana ho gustato lo sceneggiato sulla vita di Giovanni Paolo II che hanno dato in TV diviso in due serate. Mi ha entusiasmato e commosso come il precedente che aveva tracciato gli anni del giovane Karol fino all'elezione a pontefice. Ho avvertito solo una nota di tristezza verso la fine, cosa che non avevo provato lo scorso anno quando il papa è morto giudicando la sua una vita piena e senza motivo di rimpianti.

Che dire di fronte a questi giganti della fede? Nulla. Possiamo solo ammirare il loro sconfinato amore e la perseveranza con cui hanno saputo dispensarlo. Mi è particolarmente piaciuto che ci siano state numerose scene con Madre Teresa di Calcutta di cui recentemente ho letto una biografia e che è per me constante ispirazione e modello di vita.

In contrapposizione a queste persone, veri santi viventi, non posso fare a meno di pensare quanto cammino mi resti ancora da fare. La vocazione alla santità è per tutti, ma seppur vero che per alcuni è un cammino spedito e gioioso, per altri è indubbiamente irto di difficoltà ed ostacoli.

Vedo il bene e lo approvo, ma continuo a seguire il male (Video bona proboque, sed deteriora sequor). Siamo continuamente toccati dalla Grazia che con amorevole pazienza ci sostiene e tende la mano, ma noi continuiamo ad inciampare e cadere e con passo malfermo deviamo dalla retta via.

E' questa la miseria umana che sento gravarmi maggiormente. L'incapacità di perseverare e correre con slancio verso la meta invece che barcollare e continuare a fermarmi.

La diluizione

Eppure sono felice. Sì, sento tornare la felicità che tanto mi è mancata in questi anni.

In passato per me essere felice derivava soprattutto dall'amore che davo e scambievolmente ricevevo da Santina.

Ora è diverso. Credo di avere bisogno di un sacco di cose che mi mancano e che non sono in vendita. Eppure sento ugualmente crescere dentro una felicità nuova che non provavo da tempo.

E' la gioia di continuare ad amare e vedere la tua vita come una cosa buona. E' la serenità di avvertire che il tempo ci rende capaci di affrontare le difficoltà e superarle.

Programmo i computer per lavoro e con passione. Mi piace constatare che con l'impegno e la perseveranza si può raddrizzare una vita che sembrava irrimediabilmente storta.

Si può essere felici anche in catene e privati di ogni libertà. La felicità deriva dal riuscire a vivere al meglio qualsiasi situazione ci si ritrovi ad affrontare, dalla certezza di non essersi persi.

Il distacco dalle cose e dalle persone, viste come egoistico possesso, ci toglie la paura di perderle. L'angoscia e la depressione non ci assalgono più se non cerchiamo la gioia nelle cose lontane e che mai arriveremo a vedere.

Imparare a far tesoro di quello che abbiamo ricevuto con abbondanza. Diluire la pienezza e l'intensità di tanti momenti passati per trarne quotidiano beneficio.

sabato 6 maggio 2006

La legge antica e la nuova

Avete udito che fu detto: "Occhio per occhio, dente per dente". Ma io vi dico di non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra. Se uno vuol litigare con te, per toglierti la tunica, cedigli anche il mantello. E se uno ti forza a fare un miglio, va' con lui per due. Da' a chi ti chiede, e non voltare le spalle a colui che desidera da te un prestito.

Matteo cap. 5, 38-42.


Con questa citazione tratta dal Nuovo Testamento ho voluto ricordare, come è stato fatto a me di recente in una trasmissione televisiva, quale dovrebbe essere l'atteggiamento del cristiano in rapporto alle altre religioni ed in special modo quelle fondamentaliste che sembrano negare un rapporto di reciprocità e finiscono con alimentare sentimenti di rabbia e falso orgoglio.

Biglietto da visita

Ho già scritto di aver apprezzato moltissimo il libro di Tiziano Terzani La fine è il mio inizio. Quello che non vi ho detto è che continuo ad acquistarlo per farne dono a chi mi capita. Questa mattina ho acquistato la sesta copia ed ha già una destinazione.

Alessandra ha dato di questa cosa una definizione che mi è piaciuta. Distribuire questo libro è per me come porgere il mio biglietto da visita. Una presentazione sui generis non c'è che dire...

E' il libro che avrei voluto scrivere , ammesso e non concesso di averne le capacità. Cosa allora di più bello che continuare a parlarne e quando possibile farne generoso omaggio?

sabato 22 aprile 2006

L'uomo nuovo

Siamo appena tornati da Lourdes. Non ebbi modo di andarci quando mia moglie era malata ed ora senza motivi particolari, se non quello di dedicare un congruo momento al rinnomvamento dello spirito, abbiamo affrontato questo pellegrinaggio in pullman.
Andrea non era molto propenso a venire, ma credo di averlo quasi convinto quando alcune settimane fa gli dissi che questa era forse una delle ultime imposizioni. L'anno prossimo sarà maggiorenne e sarà libero di compiere scelte diverse.
Credo che anche per Alessandra questo viaggio sia stato un'esperienza particolare. Per alcuni giorni ci siamo sentiti una famiglia unica pur in mezzo a tantissime persone sconosciute.
Lo devo ammettere, mi sento ancora un tantino sfasato. Mi sembra quasi di patire una diversità di fuso orario che in realtà non c'è stata.
Affrontare una destinazione come Lourdes, a mio modo di vedere, richiede un minimo di predisposizione. Non è una vacanza qualsiasi. Ho raccolto la testimonianza di chi forse si è approcciato in maniera scettica, magari solo per accompagnare il coniuge ed alla fine ha concluso che la cosa lo ha fatto pensare. E' già molto.
Durante una colazione mi è capitato di ascoltare una signora, non del nostro gruppo, che diceva di essere venuta a Lourdes per adempiere un voto, ma che non era minimamente intenzionata a confessarsi. Forse l'ultima volta che lo aveva fatto era stata diversi anni fa quando si era sposata ed ammetteva candidamente che probabilmente aveva raccontato balle anche quella volta. Avrei avuto voglia d'intervenire e dirle di non sprecare quella occasione. Diceva di avere le figlie sulla riviera adriatica ed il marito a Creta e secondo me rischiava di trovarsi lei più fuori posto rispetto ai congiunti.
Ma voglio sperare che alla fine le cose non siano andate come temevo e si sia aperta ad una prospettiva diversa rispetto al mero disbrigo di una formalità legata ad un voto fatto.
Indubbiamente abbiamo pregato tanto, più di quello che siamo soliti fare. In questo siamo stati aiutati splendidamente dall'accompagnatore, ma soprattutto dalla guida spirituale che ci ha seguito per tutto il viaggio: un monsignore abbastanza in là negli anni con lo spirito di un giovinetto e di vasta cultura.
Se anche non siete uomini di fede non fuggite l'occasione di cercare qualcosa che va al di là di quello che solo i nostri occhi possono vedere. Ci sono diversi motivi per dare ascolto al nostro cuore.
Ora il rischio è quello di voler restare a tutti i costi sul Tabor in contemplazione estatica. Non possiamo e non dobbiamo. Torniamo alle cose di tutti i giorni con animo nuovo. L'amore che noi mettiamo in quello che facciamo si vedrà.

sabato 8 aprile 2006

Far parte dell'Organizzazione

A distanza di poco tempo ritorno a parlare del libro di Tiziano Terzani.
Lunedì scorso ne ho terminato la lettura e confermo pienamente il giudizio positivo che avevo anticipato nel mio precedente post.
Ci sono alcuni passaggi che vorrei sottolineare riportandoli di seguito. Pertanto chi fosse intenzionato a leggere queste memorie o lo sta facendo e non vuole vedersi rovinato il gusto della lettura originale non proceda oltre.

Riporto fedelmente da pagina 423 a pagina 424.

FOLCO: Ma secondo te c'è uno stato dell'anima, della mente, dell'essere a cui uno può arrivare...

TIZIANO: Fumato?!

F: No! C'è una meta oltre... oltre a dove sei ora? C'è un altro passo, c'è qualcos'altro che uno può ancora fare con se stesso?

T: Io credo che non c'è.

E se lo desiderassi negherei tutto quello su cui ho lavorato. Perché sarebbe un desiderio. Devo essere proprio onesto, per me è già tanto quello che ho trovato. Chi mi avrebbe mai detto che con una diagnosi di cancro senza tante speranze me la sarei risa fino alla frutta? E ora, non mi basta? Ma che voglio di più? Che voglio di più, che mi facciano il monumento in piazza?!

F: No, quello giusto no. Se ci fosse, sarebbe qualcosa di interiore.

Non lo so però. Se uno accetta la morte, hai ragione, cosa può volere di più? Cosa può esserci di più interiore dell'accettare la propria morte?

T: E ancora più completo è l'integrare il male con il bene, la morte con la vita. Perché se lo hai capito non soltanto con la testa, se davvero riesci a integrarli, allora hai sentito col cuore, con l'intuizione, la quintessenza dell'universo. Lo senti se hai capito che in fondo non c'è differenza, che gli asura sono come i deva, i demoni sono come gli dei, che apparentemente si combattono, ma che alla fine sono la stessa cosa.

F: Ci devono essere diversi livelli di comprensione di questa cosa, no?

T: Ne sono sicuro. E il tuo lama tibetano ne aveva certamente raggiunto uno più alto. Ma io, per me, non ho potuto prenderne uno più alto. E ti assicuro che ora non mi manca.

F: Non ti manca, no?

T: No, no. Sto bene, sono arrivato.

F: Cioè il mondo non ti chiama più? Eppure di tanto in tanto ti incazzi ancora, quando non rimetto la tua radio al suo posto preciso, quando il gattino miagola. Quello che cos'è?

T: Vecchie debolezze di Tiziano Terzani che pensa ancora che sia possibile un aggiustamento che renda migliori le cose di fuori. Ma se per un attimo sei obiettivo, ti rendi conto che non è possibile. Non è possibile, Folco. Guarda questi ultimi cento anni. Allora ti dici che devi usare la scoperta di non essere il corpo, di non essere la tua identità, i tuoi libri, ma di essere parte di un'altra cosa che è indifferente a tutto questo, e che forse, un giorno, questo potrà aiutare l'uomo a trovare una via.

FOLCO: Io mi domando se l'illuminazione non sia proprio l'arrivare a guardare il mondo così com'è e vederlo come perfetto.

T: Ah certo, certo, bravo. Sono assolutamente d'accordo.

F: Cioè, vedere che non c'è niente da cambiare. Che l'abbruttimento, le torture in Iraq e l'acqua che viene troppo calda dalla doccia, tutto è esattamente come deve essere.

T: Mi colpisce questa definizione. Forse è giusta, forse hai ragione. Anzi, mi colpisce questo tuo pensiero perché forse è così. Perché anche nella mia aspirazione a un uomo migliore, più spirituale, c'è desiderio. E c'è una cosa ancora più terribile, c'è divenire. Invece hai ragione tu, sì. Capire che è perfetto. E che non diviene.
E'.
Un pensiero su cui riflettere.

sabato 1 aprile 2006

La fine è il suo inizio

In questi giorni sto leggendo l'ultimo libro di Tiziano Terzani. Non conoscevo quest'uomo nonostante sia stato una persona di un certo rilievo nel panorama mondiale. L'invito alla lettura mi è venuto da una trasmissione televisiva in cui era ospite il figlio Folco che ha curato la stesura di quest'opera. Indubbiamente è un libro dal peso rilevante e non solo nel senso letterale del termine, data la qualità della carta con cui è stato realizzato. Non vorrei darne un giudizio affrettato e quindi sarebbe meglio attendere di ultimarne la lettura. Sicuramente, per quanto mi riguarda, piacevole e non banale, ricco di riflessioni e contenuti che si possono o meno condividere, ma che rappresentano la sincera testimonianza di una vita fortunata.

TIZIANO TERZANI - LA FINE E' IL MIO INIZIO - "Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita" - LONGANESI.

"Intanto tu sei venuto a tenermi per mano e questo ci dà l'occasione di parlare del viaggio di quel ragazzino, nato in un letto di via Pisana, un quartiere popolare di Firenze, che si ritrova nelle grandi storie del suo tempo - la guerra in Vietnam, la Cina, la caduta dell'impero sovietico - poi va sull'Himalaya, e adesso è qui, in una sua piccola Himalaya, ad aspettare questa ora secondo me piacevole.
Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c'é un senso.
"

Si può restare sconcertati dalla serenità con cui si affronta il dolore per una malattia terminale e la morte. Dal mio punto di vista però la cosa è comprensibilissima. Chi ha speso bene il proprio tempo non ha più paura. Sente di non avere legami con le cose possedute, le persone amate, e non teme di perdersi qualcosa delle cose che verranno, dei volti che nasceranno perché, in un certo senso, ha tutto presente.

Il mio pensiero va con facilità agli ultimi giorni di mia moglie perché anche in lei ho visto una sorprendente docilità nell'affrontare la morte. Intendiamoci bene, non è che lei, data la giovane età, non desiderasse più vivere. Al contrario, nonostante a me non sia sembrato, credo che ella abbia lottato con tutte le sue forze contro il cancro. Ma ormai era una guerra persa in partenza e nel momento in cui se n'é resa conto, ha accettato che la sua vita stesse per finire.

Mi rendo conto che potrei dire tante altre cose riguardo ai suoi ultimi giorni, ma mentre posso scrivere di un altro con lucidità e distacco, non riesco a fare altrettanto con chi è stato carne della mia carne e osso del mio osso. Sono sensazioni che difficilmente riesco a descrivere pienamente e su cui è giusto sorvolare perché in un modo o nell'altro tantissimi le conoscono ed io non posso avere la presunzione di gestire un dolore più grande di quello degli altri.

Se amate almeno un poco la lettura, comprate il libro di Tiziano Terzani. Come ha detto lui, i libri sono compagni di viaggio discreti. Stanno zitti quando devono e vi parlano quando lo volete.