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sabato 19 settembre 2026

Io dormivo

 


Non scrivo su queste pagine dal 2 di agosto, quando avevo dato relazione circa la mia partecipazione all'estemporanea di pittura che si era tenuta il giorno precedente presso il Comune di Pertica Alta a Livemmo.

Quel che è successo nel pomeriggio merita di essere raccontato, anche se per alcune parti mi dovrò avvalere per forza di cose di quanto mi è stato riportato da altri.

Intorno alle 16, Maria Luisa ed io siamo usciti di casa per scendere verso "Sala Pos", l'area comunale dove usualmente si tengono manifestazioni tipo quella a cui avevo in animo di partecipare. Chiudendo l'uscio di casa uno strano solletico al petto, sulla destra. Giunto sul posto, ho voluto condurre la moglie sul retro dell'edificio, ristrutturato da tempo, che una volta era un vecchio fienile.

A noi piace percorrere di tanto in tanto l'antica via per Navono, una sorta di mulattiera ombreggiata e silenziosa che collega le due frazioni attraverso un percorso collocato più in basso rispetto alla via stradale. Ebbene, in questo periodo di fervida attività con i cantieri del PNRR, l'imbocco usuale dalla piazza, con tanto di targa marmorea indicativa della direzione da prendere, è precluso. Così volevo mostrare alla consorte la possibilità di imboccare più a valle il sentiero scendendo dal piazzale delle auto a fianco del campo sportivo.

Mostrato velocemente dall'alto questo svincolo, dato che ci trovavamo in posizione molto assolata, ho proposto di tornare all'ombra verso l'ingresso della sala comunale. Dopo alcuni passi mi son dovuto appoggiare al muro con le braccia ben distese verso l'alto. Non mi sentivo bene e lo stavo dicendo a Maria Luisa, ma senza finire la frase, sono caduto pesantemente sull'asfalto perdendo conoscenza.

Mi hanno raccontato che subito, attirati dalle richieste di aiuto di Maria Luisa, si sono fatte attorno a me numerose persone e immediatamente qualcuno si è adoperato per effettuare un massaggio cardiaco, mentre altri chiamavano al telefono i soccorsi medici.

Mi hanno tastato il polso, ma non si rilevava il battito. Dopo qualche momento di incertezza perchè la situazione sembrava disperata e senza possibilità di potermi rianimare in quel modo, qualcuno è corso a prelevare il defibrillatore che è appeso all'ingresso dell'edificio comunale, lì a due passi.

Fra le tante persone lì presenti vi era anche chi aveva frequentato un corso di primo soccorso e quindi, seguendo anche le indicazioni fornite dal defibrillatore stesso, è stato possibile utilizzarlo con profitto. È stata sufficiente una sola scarica per farmi ripartire il cuore.

Quando poi è arrivata l'ambulanza salendo dal paese di fondo valle, sono stato preso in carico dal personale medico. Mi hanno stabilizzato e sedato perchè davo in escandescenze, come mi hanno raccontato successivamente con dovizia di particolari tali per cui mi sono un po' vergognato, sebbene per la situazione in cui versassi fosse del tutto comprensibile e normale.

Poi è arrivato sul posto anche l'elicottero e sicuramente l'accaduto, sebbene già noto ai tanti assembrati lì vicino, deve aver coperto a quel punto tutte le persone del piccolo borgo.

Trasferito in volo agli Spedali Civili di Brescia, mi sono stati inseriti di lì a poco due stent. La TAC, richiesta ed effettuata per il trauma cranico subito, è risultata negativa. Evidentemente devo avere la testa ben dura!

Nella generale apprensione della moglie e dei figli immediatamente convenuti presso la struttura ospedaliera, io nella più totale incoscienza di cosa mi fosse successo, iniziavo il percorso di recupero. Durante la terapia intensiva ho accumulato pochissimi ricordi. Una immagine è però abbastanza nitida: accarezzavo la pancia di Alessandra e dicevo: "Io questo bimbo lo devo vedere". E così è stato. Diego è nato l'11 di settembre ed è un amore di bimbo.

In UTIC ho cominciato a memorizzare qualche ricordo in più. In particolare ho presente il passaggio di un ex collega che lì lavora ed era venuto in reparto per assistere alcuni tecnici che si stavano occupando di sistemare i cablaggi di rete. Poi sono stato traslato in cardiologia e il 10 agosto, questa volta sveglio e cosciente, sono stato sottoposto a un altro intervento per l'innesto di un terzo stent. Due giorni dopo venivo trasferito nella struttura ospedaliera di Gardone V.T. per la riabilitazione cardiologica. 

Ogni giorno trascorso, grazie anche ai buoni esercizi di fisioterapia a cui ero sottoposto e ai farmaci assunti, mi sono sentito sempre meglio e così il 28 di agosto sono stato dimesso ed ho potuto trascorrere il residuo periodo di malattia a Livemmo. Lá ho potuto raccogliere direttamente l'affetto di tanti compaesani di cui, per altro, avevo già avuto testimonianza in precedenza dai resoconti di mia moglie quando veniva a trovarmi in ospedale. 

Leggo ora sul web che ogni giorno 164 persone sono colpite da infarto, ma solo il 5% viene salvato. Alcuni medici mi han detto che sono stato miracolato. Certamenre sono grato e ho già detto che, se proprio dovevo avere un infarto, non poteva capitare in un luogo e in un posto migliori. Mi son sentito protetto. Io dormivo.