Questa mattina mi sono preso qualche ora di permesso dal lavoro e sono salito in montagna per partecipare al funerale di una cara amica. E' una conoscenza di vecchia data che ho incontrato fin dall'adolescenza, quando ella ha iniziato a risiedere stabilmente al paese dei miei nonni avendo sposato un giovane del posto. Ma è stato soltanto in tempi relativamente più recenti che ho avuto modo di scambiare con lei qualcosa in più di un semplice saluto.
Dobbiamo tornare agli anni in cui anche Santina era in chemioterapia. Le due donne, accumunate dalla stessa nefasta malattia, hanno trovato subito naturale accorciare le distanze ed avere un contatto confidenziale ben più rilevante di quello avuto in precedenza. Mentre per mia moglie le cose sono poi precipitate rapidamente, per Fiorenza invece la malattia ha iniziato a regredire e a lasciare spazio a prospettive differenti per l'avvenire.
E così c'è stato modo di intrecciare successivamente un amichevole scambio anche con Maria Luisa, la mia seconda moglie. Tuttavia, quella battaglia che sembrava vinta per sempre, dopo diversi anni di tregua, col tempo è tornata a tendere insidie all'amica fino allo sbocco fatale che ha avuto il suo compimento proprio in questi giorni.
Durante l'omelia della messa di suffragio, mi sono rimaste particolarmente impresse le parole del celebrante che, rivolgendosi alla deceduta, diceva che in questo suo nuovo stato avrebbe sicuramente trovato tutte le risposte alle numerose domande che portava con sé e a cui neppure un sacerdote sa rispondere. Questo pensiero mi ha subito richiamato alla mente un desiderio che anch'io avevo covato in passato una volta entrato nell'aldilà. Subito avrei voluto sapere la verità dei fatti su un paio di cose.
Stamattina però, quasi una folgorazione, ho pensato che di tutte queste domande che albergano nel nostro intimo e che di certo sono state un nostro assillo terreno, in quella nuova dimensione avrebbero potuto risultare del tutto prive di senso. Comunque siano andate le cose, quel fatto o quella circostanza non avrebbero più avuto alcuna importanza perché, se il nostro destino è quello di vivere in pienezza al cospetto dell'Amore, ogni altra questione perde completamente importanza e diventa del tutto irrilevante.
Questo Blog nasce con l'intento di pubblicare il pensiero, anche quello più intimo, di una piccola anima.
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mercoledì 29 luglio 2020
lunedì 20 luglio 2020
Lo sapevo
Lo
sapevo. Capita sovente che leggendo lo scritto di un altro venga voglia
di richiudere il libro e prendere in mano la penna. Un po' dipende
anche dalla circostanza, dal tipo di lettura che si stava attuando in
quel frangente. L'urgenza nasce come necessità incombente, come
subitanea smania di prender parte ad un processo creativo più che a
seguitar di subire il fascino dell'operato altrui. Ci sono pensieri e
riflessioni che si dipanano nella mente come chiare trame che tendono
tuttavia a sbiadire lestamente così come le abbiamo viste affiorare. I
termini con cui abbiamo provato a fissarli con atto cosciente mentre
venivano avanti in maniera spontanea, ma non ben definita, quasi
scompaiono e non poco fatichiamo nel ritrovare il bandolo del vacuo
ragionamento, della riflessione che si perde per sempre se in qualche
modo non la si fissa su qualcosa di ben più accessibile e durevole di
una mutevole connessione sinaptica.
sabato 20 giugno 2020
Corsa ad ostacoli
Dopo lunghe giornate di intenso lavoro espletato in regime di smart-working, quando ormai sarebbe già ora di sedersi a tavola per la cena, esco di casa per fare una passeggiata in modo da sgranchirmi un po' e scrollarmi di dosso tutto quel tempo passato seduto davanti allo schermo di un computer. Siamo alle porte dell'estate ormai e penso sia giusto non badare troppo all'orario quando si sceglie un momento di relax, esattamente come mi capita sovente di fare quando sono dedito alle incombenze legate all'attività lavorativa che probabilmente mi tiene occupato ben più del dovuto. Ma, quando c'è di mezzo la passione per quello che si fa, corrono veloci le lancette dell'orologio ed il tempo sembra non si fermi mai.
Una di queste sere, invece di proseguire come altre volte verso il grande fiume, colto da non so quale intuizione, ho cambiato direzione ed imboccato una via sconosciuta. Come cremonese d'adozione, mi piace parecchio girare per il centro della città. Però amo anche allungare il passo ben oltre il perimetro urbano per andare di tanto in tanto a vedere il pigro defluire del Po. Quel giorno davanti a me procedeva, ben più motivato e solerte, un giovanotto in abbigliamento sportivo e così, vedendolo imboccare quella strada, ho pensato che seguire un percorso diverso dal solito mi avrebbe permesso di vedere cose nuove ed inaspettate.
Ed infatti così è stato. La strada che prosegue fiancheggiando il canale Morbasco abbandona quasi subito il centro abitato e permette allo sguardo di tuffarsi nel verde degli alberi che costeggiano da una parte il maleodorante corso d'acqua e dall'altra di perdersi nelle distese sterminate dei campi coltivati ad avena, mais, frumento, girasole e ogni altro genere di coltura che va per la maggiore in questo periodo. Mentre proseguo, non manco di inviare qualche fotografia anche a Maria Luisa che è rimasta a casa a disbrigare ancora qualche incombenza scolastica per l'imminente esame di maturità che la vedrà impegnata nei giorni successivi.
Con grande meraviglia la consorte di rimando mi fa sapere che non ha mai avuto occasione di percorrere quel tratto di strada e così mi strappa la promessa di tornarci un'altra volta in sua compagnia. Non trascorrono molti giorni ed il desiderio della moglie è stato subito appagato. Camminando insieme con andare non troppo spedito, le indicavo i luoghi in cui la prima volta mi ero soffermato a prendere alcune inquadrature col cellulare. La giornata decisamente più soleggiata non aveva però tutto il fascino della primigenia scoperta, sebbene il paesaggio fosse egualmente gradevole. La temperatura era ben più elevata al punto da farmi sentenziare che questo non sarebbe un tragitto adatto da percorrere in piena estate con il sole a picco e l'afa che incombe.
In questo luogo ci sono due argini del Po che corrono paralleli in direzione sud. Noi stavamo procedendo lungo quello più distante dal corso dell'acqua, ma ugualmente potevamo vedere in distanza quanto l'altro fosse frequentato, ben più di questo che ad un certo punto lascia l'asfaltato e sembra assumere i connotati di una usuale stradina di campagna. Consultando distrattamente sul cellulare la mappa del posto, ho visto che i due argini si sarebbero prima o poi congiunti, ma di strada bisognava percorrerne ancora tanta e così abbiamo deciso di tagliare corto effettuando in verità un tragitto non tanto ortodosso che mi ha poi portato a ricevere un benevolo rimbrotto da parte di un allevatore di bestiame, avendo attraversato la sua proprietà, nonostante i chiari divieti che, tutto intento a fotografare, non ero riuscito a focalizzare bene. E neppure avevo dato tanto peso ai tentativi di dissuasione della moglie pensandola colta più da desiderio di arretramento che dalla volontà di proseguire nel rientro a casa attraverso un itinerario più lungo.
Questa mattina sono voluto tornarci ancora per fare il giro completo approfittando del fatto che Maria Luisa era impegnata a scuola. Sono andato ad imboccare l'argine maestro che prometteva di dilungarsi, oltre la fattoria raggiunta la volta precedente, in maniera meno confusa ed incerta essendo completamente asfaltato. Ne ho pure approfittato per telefonare a mio figlio e sentire com'era andata la sua settimana lavorativa. Passo dopo passo mi sono ritrovato ad imboccare un tunnel sotto l'autostrada Brescia-Piacenza che in precedenza avevamo scorto soltanto da lontano. Sbucato al di là del sottopasso, dato che la strada sembrava proseguire ancora per un lungo tratto, ho acceso il dispositivo GPS e mi sono chiarito per bene dove stavo andando a finire. Ancora un po' ed avrei raggiunto una confluenza a vi dove finalmente i due argini si incontrano.
Mandata qualche fotografia alla moglie e prese altre diverse inquadrature della magnifica e rigogliosa campagna, cominciavo a scorgere poi in lontananza l'inconfondibile sagoma del Torrazzo che diventa per noi una sorta di Stella Polare nelle passeggiate fuori ordinanza, lontani dalla città. Col trascorrere del tempo, a più riprese ero tornato a pensare a quale immagine realizzare per il blog dopo diverse settimane di pausa in cui il lavoro talvolta aveva preso il sopravvento anche nel week-end. La prima idea, soltanto abbozzata, non riusciva a prendere corpo e forma compiuta e così, come spesso mi capita, è stata abbandonata, o forse soltanto accantonata, in favore di un'altra che stava venendo avanti con maggiore decisione e nitidezza.
La vita, soprattutto in questo periodo, può apparire come una competitiva corsa ad ostacoli. Nel mezzo c'è sovente un bivio, ma la musica non cambia tanto. Ci sono comunque ostacoli da superare. Talvolta gli ostacoli sono regolari ed equiparabili per difficoltà. In altre circostanze sembrano essere di seguito uno più impegnativo dell'altro e quasi impossibili da scavalcare. Però in fondo alla tratta scorgiamo un premio che ci stimola ad andare avanti. Ma non è detto che sia di maggior valore quello che potremmo ottenere con un nostro maggiore impegno: non sempre il risultato finale è direttamente proporzionale allo sforzo e alla fatica profusi nel tentativo di raggiungerlo.
Ma poi ho pensato che la vita è anche altro. Non è solo densa e fitta di ostacoli da superare per andare avanti. E' anche una bella strada sgombra da orpelli ed immersa in un verde rigoglioso e fertile come quella che stavo percorrendo al centro della pianura Padana.
Una di queste sere, invece di proseguire come altre volte verso il grande fiume, colto da non so quale intuizione, ho cambiato direzione ed imboccato una via sconosciuta. Come cremonese d'adozione, mi piace parecchio girare per il centro della città. Però amo anche allungare il passo ben oltre il perimetro urbano per andare di tanto in tanto a vedere il pigro defluire del Po. Quel giorno davanti a me procedeva, ben più motivato e solerte, un giovanotto in abbigliamento sportivo e così, vedendolo imboccare quella strada, ho pensato che seguire un percorso diverso dal solito mi avrebbe permesso di vedere cose nuove ed inaspettate.
Ed infatti così è stato. La strada che prosegue fiancheggiando il canale Morbasco abbandona quasi subito il centro abitato e permette allo sguardo di tuffarsi nel verde degli alberi che costeggiano da una parte il maleodorante corso d'acqua e dall'altra di perdersi nelle distese sterminate dei campi coltivati ad avena, mais, frumento, girasole e ogni altro genere di coltura che va per la maggiore in questo periodo. Mentre proseguo, non manco di inviare qualche fotografia anche a Maria Luisa che è rimasta a casa a disbrigare ancora qualche incombenza scolastica per l'imminente esame di maturità che la vedrà impegnata nei giorni successivi.
Con grande meraviglia la consorte di rimando mi fa sapere che non ha mai avuto occasione di percorrere quel tratto di strada e così mi strappa la promessa di tornarci un'altra volta in sua compagnia. Non trascorrono molti giorni ed il desiderio della moglie è stato subito appagato. Camminando insieme con andare non troppo spedito, le indicavo i luoghi in cui la prima volta mi ero soffermato a prendere alcune inquadrature col cellulare. La giornata decisamente più soleggiata non aveva però tutto il fascino della primigenia scoperta, sebbene il paesaggio fosse egualmente gradevole. La temperatura era ben più elevata al punto da farmi sentenziare che questo non sarebbe un tragitto adatto da percorrere in piena estate con il sole a picco e l'afa che incombe.
In questo luogo ci sono due argini del Po che corrono paralleli in direzione sud. Noi stavamo procedendo lungo quello più distante dal corso dell'acqua, ma ugualmente potevamo vedere in distanza quanto l'altro fosse frequentato, ben più di questo che ad un certo punto lascia l'asfaltato e sembra assumere i connotati di una usuale stradina di campagna. Consultando distrattamente sul cellulare la mappa del posto, ho visto che i due argini si sarebbero prima o poi congiunti, ma di strada bisognava percorrerne ancora tanta e così abbiamo deciso di tagliare corto effettuando in verità un tragitto non tanto ortodosso che mi ha poi portato a ricevere un benevolo rimbrotto da parte di un allevatore di bestiame, avendo attraversato la sua proprietà, nonostante i chiari divieti che, tutto intento a fotografare, non ero riuscito a focalizzare bene. E neppure avevo dato tanto peso ai tentativi di dissuasione della moglie pensandola colta più da desiderio di arretramento che dalla volontà di proseguire nel rientro a casa attraverso un itinerario più lungo.
Questa mattina sono voluto tornarci ancora per fare il giro completo approfittando del fatto che Maria Luisa era impegnata a scuola. Sono andato ad imboccare l'argine maestro che prometteva di dilungarsi, oltre la fattoria raggiunta la volta precedente, in maniera meno confusa ed incerta essendo completamente asfaltato. Ne ho pure approfittato per telefonare a mio figlio e sentire com'era andata la sua settimana lavorativa. Passo dopo passo mi sono ritrovato ad imboccare un tunnel sotto l'autostrada Brescia-Piacenza che in precedenza avevamo scorto soltanto da lontano. Sbucato al di là del sottopasso, dato che la strada sembrava proseguire ancora per un lungo tratto, ho acceso il dispositivo GPS e mi sono chiarito per bene dove stavo andando a finire. Ancora un po' ed avrei raggiunto una confluenza a vi dove finalmente i due argini si incontrano.
Mandata qualche fotografia alla moglie e prese altre diverse inquadrature della magnifica e rigogliosa campagna, cominciavo a scorgere poi in lontananza l'inconfondibile sagoma del Torrazzo che diventa per noi una sorta di Stella Polare nelle passeggiate fuori ordinanza, lontani dalla città. Col trascorrere del tempo, a più riprese ero tornato a pensare a quale immagine realizzare per il blog dopo diverse settimane di pausa in cui il lavoro talvolta aveva preso il sopravvento anche nel week-end. La prima idea, soltanto abbozzata, non riusciva a prendere corpo e forma compiuta e così, come spesso mi capita, è stata abbandonata, o forse soltanto accantonata, in favore di un'altra che stava venendo avanti con maggiore decisione e nitidezza.
La vita, soprattutto in questo periodo, può apparire come una competitiva corsa ad ostacoli. Nel mezzo c'è sovente un bivio, ma la musica non cambia tanto. Ci sono comunque ostacoli da superare. Talvolta gli ostacoli sono regolari ed equiparabili per difficoltà. In altre circostanze sembrano essere di seguito uno più impegnativo dell'altro e quasi impossibili da scavalcare. Però in fondo alla tratta scorgiamo un premio che ci stimola ad andare avanti. Ma non è detto che sia di maggior valore quello che potremmo ottenere con un nostro maggiore impegno: non sempre il risultato finale è direttamente proporzionale allo sforzo e alla fatica profusi nel tentativo di raggiungerlo.
Ma poi ho pensato che la vita è anche altro. Non è solo densa e fitta di ostacoli da superare per andare avanti. E' anche una bella strada sgombra da orpelli ed immersa in un verde rigoglioso e fertile come quella che stavo percorrendo al centro della pianura Padana.
sabato 16 maggio 2020
Curve del contagio
Subito una doverosa premessa. Non rappresento una fonte autorevole con alle spalle una preparazione tale da potermi permettere di illustrare con rigoroso valore scientifico ciò che affermo di seguito. Questa riflessione è soltanto una mia libera interpretazione scaturita dall'osservazione di alcuni grafici che potete facilmente reperire anche voi sul web.
Le curve del contagio da me raffigurate con colori non scelti a caso, ricordano l'andamento di un suono composto da varie fasi: attack, decay, sustain e release (ADSR). Soltanto che qui la musica è ben diversa e non si tratta di rappresentare l'andamento di una tonalità musicale, bensì il numero dei contagiati da COVID-19 durante il fluire dei giorni.
Dopo una rapida ascesa favorita da mancanza di distanziamento sociale, segue poi una presa di coscienza generale che l'unico modo di contrastare efficacemente un agente patogeno nuovo è quello di mantenere un isolamento individuale.
Tanto più rigorosa ed attenta sarà questa modalità di reazione difensiva all'attacco virale, tanto più ravvicinata nel tempo sarà la caduta che porterà all'azzeramento, o quasi, dei casi di contagio.
Le curve migliori sono quelle che nella discesa mantengono un andamento pressoché lineare. Credo che sia praticamente impossibile avere una maggiore rapidità di decadimento perché siamo esseri sociali e nessuno di noi vuole e può permettersi di vivere completamente come un eremita.
Se fate una ricerca in internet ed andate ad osservare i grafici che illustrano i casi giornalieri relativi ai vari Stati, non è difficile intravvedere per ciascuno di essi lo stesso andamento raffigurato nel mio disegno. Ovviamente per alcuni ci si troverà ancora in fase di rapida ascesa e per altri invece sarà ben visibile la traiettoria verso il basso. E questo nonostante vi sia la presenza di alcuni valori giornalieri in eccesso o in difetto rispetto alla tendenza generale.
Fortunatamente possiamo dire che in questo momento l'Italia ha una situazione che può essere rappresentata con una curva di caduta praticamente piatta. L'importante è che con le nostre azioni non ci portiamo poi in area viola dove l'andamento non è più lineare e dove c'è una inversione di tendenza rispetto a quella desiderata da tutti.
Le curve del contagio da me raffigurate con colori non scelti a caso, ricordano l'andamento di un suono composto da varie fasi: attack, decay, sustain e release (ADSR). Soltanto che qui la musica è ben diversa e non si tratta di rappresentare l'andamento di una tonalità musicale, bensì il numero dei contagiati da COVID-19 durante il fluire dei giorni.
Dopo una rapida ascesa favorita da mancanza di distanziamento sociale, segue poi una presa di coscienza generale che l'unico modo di contrastare efficacemente un agente patogeno nuovo è quello di mantenere un isolamento individuale.
Tanto più rigorosa ed attenta sarà questa modalità di reazione difensiva all'attacco virale, tanto più ravvicinata nel tempo sarà la caduta che porterà all'azzeramento, o quasi, dei casi di contagio.
Le curve migliori sono quelle che nella discesa mantengono un andamento pressoché lineare. Credo che sia praticamente impossibile avere una maggiore rapidità di decadimento perché siamo esseri sociali e nessuno di noi vuole e può permettersi di vivere completamente come un eremita.
Se fate una ricerca in internet ed andate ad osservare i grafici che illustrano i casi giornalieri relativi ai vari Stati, non è difficile intravvedere per ciascuno di essi lo stesso andamento raffigurato nel mio disegno. Ovviamente per alcuni ci si troverà ancora in fase di rapida ascesa e per altri invece sarà ben visibile la traiettoria verso il basso. E questo nonostante vi sia la presenza di alcuni valori giornalieri in eccesso o in difetto rispetto alla tendenza generale.
Fortunatamente possiamo dire che in questo momento l'Italia ha una situazione che può essere rappresentata con una curva di caduta praticamente piatta. L'importante è che con le nostre azioni non ci portiamo poi in area viola dove l'andamento non è più lineare e dove c'è una inversione di tendenza rispetto a quella desiderata da tutti.
mercoledì 6 maggio 2020
Amor
Quattro lettere ed una manciata di parole. Essenzialità della forma e del colore. Possibili svariate combinazioni, ma alla fine una scelta vale l'altra secondo il gusto di chi guarda.
sabato 25 aprile 2020
Volo d'angelo
Ci siamo quasi. L'ora sta per scoccare ed è forse tutto pronto per un ritorno alla vita normale. L'augurio è che non ci si ritrovi a fare un salto nel vuoto, ma a spiccare il volo dell'angelo verso un orizzonte radioso e luminoso.
sabato 4 aprile 2020
Unboxing
E dopo essere stati costretti a lungo a rimanere rinchiusi come sardine in scatola, ora la speranza è quella che tutto finisca presto e possiamo tornare a godere delle nostre libertà, soprattutto quella di muoverci all'aperto.
domenica 29 marzo 2020
Gita fuori porta 2020 da dimenticare
Forse è ancora troppo presto per stracciare la cartolina, per sentenziare che la gita fuori porta 2020 sia completamente da dimenticare.
sabato 28 marzo 2020
Gita fuori porta 2020
Non ho proprio idea di come potrà essera la gita fuori porta della Pasquetta di quest'anno. Non riesco neppure ad immaginare che possa esserci o meno la possibilità di recuperare un poco delle nostre libertà e muovere alcuni passi fuori di casa come si faceva prima del Covid19. Ed allora mi lascio andare ad una suggestione pittorica dove domina, come in questi giorni, l'assenza della presenza umana nei luoghi all'aperto.
sabato 14 marzo 2020
Proprio così
Come vetri che vanno in frantumi, come momenti che si disgregano e perdono continuità. Vorrei cancellarli e gettarli lontano, ma non posso. Resisti e ci rivedremo. Non ti angustiare. Lascia che sia proprio così.
Le relazioni pericolose
Sono uscito soltanto per gettare l'immondizia e per ritirare il contenitore della differenziata che avevo esposto ieri sera. Un cielo plumbeo mi sovrasta mentre muovo pochi passi fuori casa. Sento lontano il cinguettio di qualche uccello e penso a come troverà strano che il chiassoso umano sia sparito dalla circolazione. Le relazioni sono pericolose. Meglio restare a casa, se proprio non vi sono ragioni alte ed importanti per continuare a circolare.
domenica 8 marzo 2020
Boxing
Prima Sardine come movimento ed ora sardine private del movimento. Manteniamo le distanze, ma non sopprimiamo le speranze.
sabato 29 febbraio 2020
Chi ha detto virus?
Nuotiamo in acque pericolose, fra micidiali mine pronte a colpire subdolamente. Tieniti a debita distanza, non ti avvicinare, se vuoi salva la pelle. Chi ha detto virus?
domenica 9 febbraio 2020
Non ti muovere
Tutto si consuma, tutto si dissolve. O forse sarebbe meglio dire che tutto si trasforma perché nulla si distrugge. Ma quel che c'era prima, poi non ci sarà più. Quantomeno non allo stesso modo. Come fuoco brucia e poi non resta che del fumo ed un mucchietto di cenere. Scorgi le scale che portano fuor di scena. Tu non ti muovere. Il momento non è giunto ancora. Lo spettacolo continua.
domenica 26 gennaio 2020
Per puro diletto
Non v'è mai una ragione sola che spinge a ritagliare un po' del proprio tempo sottraendolo alla distensione ed al riposo per dedicarlo invece a qualcosa che ci piaccia fare. E così sovente si finisce col restarsene lì qualche minuto ad imbrattare di colore un foglio, non per tornaconto o qualche utilità pratica, ma soltanto per puro diletto.
domenica 19 gennaio 2020
domenica 12 gennaio 2020
sabato 11 gennaio 2020
Uccellino, ritorna!
Qualche sera fa ho scoperto che un uccellino viene a dormire in un anfratto della nostra casa. Si va ad appollaiare sopra al ferro che regge un tendone e se ne sta lì al riparo dalle temperature basse di queste notti.
La prima sera in cui mi ero accorto della sua presenza, avendo visto a terra le sue numerose fatte, l'avevo subito fatto sloggiare. Non se ne voleva andare, non senza avergli dato gentilmente un colpetto con la scopa.
Ma poi è ritornato anche altre volte ed Alessandra ha avuto la bella pensata di mettere a terra un cartone per meglio ripulire le tracce del suo passaggio.
Questa sera, ormai all'imbrunire, sono andato a controllare se era già in posizione. Lo era. Ho pensato di sbricioalre sulla mensola un biscotto immaginando che lo avrebbe mangiato il dì seguente quando sarebbe tornata la luce del giorno.
Nell'andarmene non ho però spento la luce di quella specie di ripostiglio. Tanto sarei ritornato da lì a poco. Mentre esco dalla cucina faccio in tempo a vedere che sta volando via in direzione opposta alla mia.
Evidentemente accettava la mia presenza ravvicinata, ma non la luce. Credo che sia andato a trascorrere la notte sul ramo dell'abete qui vicino.
Uccellino, ritorna!
La prima sera in cui mi ero accorto della sua presenza, avendo visto a terra le sue numerose fatte, l'avevo subito fatto sloggiare. Non se ne voleva andare, non senza avergli dato gentilmente un colpetto con la scopa.
Ma poi è ritornato anche altre volte ed Alessandra ha avuto la bella pensata di mettere a terra un cartone per meglio ripulire le tracce del suo passaggio.
Questa sera, ormai all'imbrunire, sono andato a controllare se era già in posizione. Lo era. Ho pensato di sbricioalre sulla mensola un biscotto immaginando che lo avrebbe mangiato il dì seguente quando sarebbe tornata la luce del giorno.
Nell'andarmene non ho però spento la luce di quella specie di ripostiglio. Tanto sarei ritornato da lì a poco. Mentre esco dalla cucina faccio in tempo a vedere che sta volando via in direzione opposta alla mia.
Evidentemente accettava la mia presenza ravvicinata, ma non la luce. Credo che sia andato a trascorrere la notte sul ramo dell'abete qui vicino.
Uccellino, ritorna!
Gli alieni
Presto la terra sarà invasa dagli alieni. Esseri deformi non venuti dallo spazio, ma frutto di trasformazioni autoctone.Stiamo ancora indagando. Sarete aggiornati al più presto.
lunedì 6 gennaio 2020
Carnevale
Splende ancora un poco la stella mentre i Magi s'allontanano nella luce che al Divino li ha condotti. Maschere in festa già sopravanzano ed un altro ciclo rimpiazza quello precedente.
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