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giovedì 28 dicembre 2006

Tempo di bilanci


E' già passato un anno ed è di nuovo tempo di bilanci. Lo fanno le aziende per vedere di far quadrare il magazzino e lo fanno le persone per capire se l'anno che sta per finire è stato più o meno buono di quello precedente e si augurano, son certo, che quello che sta per nascere possa essere migliore.

L'anno precedente non era stato per me dei migliori, ma aprendo il 2006 avevo avuto la netta impressione che qualcosa di nuovo sarebbe arrivato. Una sensazione, quasi una certezza, che ci sarebbe stata una svolta e forse avrei potuto riassaporare le gioie del tempo passato.

E così è stato, anche se ho avuto ancora lunghi giorni d'affanno, quasi tutti legati all'aggravarsi della salute di mamma. Contrariamente a quanto scritto, non è più ritornata in famiglia ed è ora ospite in una casa di riposo dove riescono a prendersi cura di lei meglio di quanto potremmo fare noi con tutta la nostra buona volontà.

Il motivo della mia felicità lo conoscete già. Sapete infatti che al mio fianco c'é Maria Luisa con cui insieme, giorno per giorno, pensiamo e costruiamo il nostro domani. Abbiamo messo un passo dietro l'altro e percorso assieme questo tratto di vita. Un giorno ha fatto l'andatura l'uno, un altro l'altra scambiandoci reciprocamente il ruolo di guida sul sentiero che ci porta in alto, sulla cima, meta del nostro viaggio.

Di strada ce n'é ancora molta da percorrere ed in verità abbiamo appena iniziato. Guardiamo con gli occhi uno dell'altro e tenendoci per mano camminiamo nella stessa direzione, certi di esserci trovati, ma di avere ancora molto da scoprire di noi. Quel che abbiamo visto finora ci da gioia, ma altri sorrisi ci attendono. Purtroppo non mancheranno le lacrime che però non saranno così amare se potremo contare sulla comprensione reciproca. Inevitabilmente ci saranno giornate di scontro e di confronto (spero poche), ma serviranno a cementare ancor di più la nostra unione, se continueranno anch'esse ad essere occasione d'incontro e non piuttosto ad erigere barriere e divisioni.

E quindi è scontato l'augurio di un altro buon anno o quantomeno con la forza di far fronte alle difficoltà che potranno man mano presentarsi ricordando che Chi ci ha fatto camminare insieme non ci lascia più soli.

A proposito, spalanchiamoGli le porte. Lui vuole solo amarci e noi non dobbiamo fare altro che permetterglielo.

Ladri di biciclette


Maria Luisa abita di fronte al liceo classico dove insegna italiano e latino. In quella via a traffico limitato vedo spesso, anche ad ora tarda, biciclette abbandonate. Mi domando se dimenticate o lasciate di proposito. Quello che maggiormente mi stupisce però è di vederle nelle apposite rastrelliere oppure a ridosso di mura e portoni libere, senza che siano assicurate con lucchetti e catene.

E' tanto che volevo scrivere di questo, ma solo ora ne trovo il tempo. Questa cosa delle biciclette lasciate alla mercé di chiunque, in piena fiducia di ritrovarle, senza tema di ladri, mi fa pensare alla città ideale in cui tutti vorremmo abitare. Un paese senza cancellate né ringhiere. Un luogo dove si può lasciare la porta di casa aperta e non si provvede repentinamente a chiuderla dietro di noi per paura che qualcuno venga a rubarci il nostro domani.

venerdì 15 dicembre 2006

Il compleanno di Andrea

Per portare avanti l'attività del blog ho sempre sfruttato il mio tempo libero, la sera oppure nel fine settimana. Oggi mi sono preso alcuni momenti di permesso dal lavoro ed ho chiesto autorizzazione aziendale per utilizzare PC ed internet ad uso privato perché fremevo dalla voglia di scrivere subito alcuni pensieri che purtroppo fatico a stendere nero su bianco in altri momenti della giornata che sarebbero più consoni.

Oggi mio figlio Andrea compie 18 anni e diventa maggiorenne.

Ieri uscendo di casa gli ho detto che quello era per lui l'ultimo giorno da minorenne. Con mia grande sorpresa mi ha risposto che quello era l'ultimo giorno per fare asinate dimostrando con questa frase una certa maturità che non necessariamente si raggiunge nel momento in cui giuridicamente acquisiamo la facoltà di decidere per noi stessi.
Gli ho anche detto che per me la consapevolezza della maturità è arrivata intorno ai ventun anni. Ma forse le vicende della vita ed il lavoro possono anticipare questo tempo.

Non ho in serbo per lui alcun regalo speciale. Alessandra in questo è stata più brillante ed appena sveglia, mentre lui ancora dormiva, gli ha fatto trovare sulla scrivania il suo regalo e poi se n'é tornata a letto. Quando sono andato a sollevarle la tapparella ed augurarle il buongiorno non ho potuto fare a meno di sussurrarle che è una brava sorella.

Quando un figlio diventa maggiorenne indubbiamente un'altra tappa è raggiunta, ma il cammino è ancora lungo, anzi appena cominciato. Con orgoglio guardo i miei figli quando nella vita di tutti i giorni camminano davanti a me. Noto quanto sono cresciuti e sono contento di essere al loro fianco e grato per i frequenti complimenti ed apprezzamenti nei loro confronti che tante persone mi rivolgono.

Ho già scritto che sento questo impegno come una cosa molto particolare e che suscita in me sempre una profonda commozione in quanto è l'unica raccomandazione che ho ricevuto da Santina prima che morisse: Romano, abbi cura dei bambini.
Mi avesse chiesto cento cose e ne mancassi qualcuna, sarebbe umanamente comprensibile. Non aver cura di loro sarebbe per me il fallimento di una vita. Anche se mi rendo conto che il confine fra l'essere un buon padre ed uno meno buono è veramente sottile. Il difficile è perseverare.

Adesso che Andrea ha raggiunto la maggiore età sento un certo sollievo, come di essere riuscito a traghettare in porto sicuro il primo dei navigli. So che la mia funzione di padre non cessa oggi, ma psicologicamente sento di aver raggiunto un traguardo. Se disgraziatamente dovessi mancare anch'io potrebbe fare da tutore a sua sorella senza che questo compito tocchi ad uno dei parenti.

Questo momento per me d'innegabile commozione non sarebbe così pieno di gioia senza Maria Luisa al mio fianco. Con discrezione si fa vicina ai mie ragazzi e cerca di conquistarsi la loro fiducia. Ma dalle loro reazioni io credo che abbia già trovato posto nel loro cuore.

GRAZIE.

sabato 4 novembre 2006

Voglia di Natale


Quei pochi che hanno la pazienza di leggere i miei pensieri qui sul blog si saranno accorti che ultimamente il numero dei post è sensibilmente calato.

Ci sono diverse ragioni che hanno portato a questo. Ai più scaltri, visto il contenuto delle ultime pubblicazioni, sarà parso abbastanza normale.

Tra qualche giorno mamma ritornerà a casa dopo un lungo periodo di cura. La sua malattia le impedisce di tornare fra noi con lo stesso vigore con cui eravamo abituati a vederla nei mesi passati. Non so se ho fatto pienamente il mio dovere di figlio né se continuerò a farlo con slancio. Come già detto, queste situazioni sono occasioni di bene e quel che constato lungo il cammino è la mia mancanza di generosità in tanti momenti. Debolezza, stanchezza, delusione, illusione, gelosia, mancanza di fede, maldicenza sono i sentimenti che mi hanno accompagnato in queste ultime settimane.

E' però bello poter riconoscere i propri errori ed avere la volontà di cambiare rotta, di rimboccarsi nuovamente le maniche e riprendere con rinnovato slancio cercando di scrollarsi di dosso, almeno per un poco, tanti nostri difetti. Purtroppo l'umana fragilità ci porta a sbagliare in continuazione e dobbiamo accettare di essere fatti così. Lo dico soprattutto a me stesso perché vorrei sentirmi arrivato una volta per tutte. Video bona proboque, sed deteriora sequor, come dicono i latini e come devo aver già scritto da qualche altra parte.

Fra le tante cose belle che la vita ci riserva ci sei tu, Maria Luisa. Oggi è il nostro quinto complemese o mesiversario, che dir si voglia. Davvero sento di aver ricevuto te come un dono grande e prezioso. Qualcuno ci ha guardato dentro e ci ha fatto trovare tutto l'amore di cui avevamo bisogno.

sabato 21 ottobre 2006

Il pettine sdentato

Maria Luisa ha un pettine sdentato che suscita il mio interesse perché porta i segni di un passato glorioso.

L'altra sera la nipotina l'ha notato ed ha detto che era rotto e per questo brutto.

La mia fidanzata le ha risposto che ci sono molto affezionato e che provo un interesse particolare per tutte le cose cha hanno una qualche magagna.

Quando mi ha raccontato questo al telefono sono rimasto molto colpito: ho avuto la sensazione di essere stato letto dentro, nel profondo.

Certo, una volta ammesso che quando si dice <<uomo>> s'intende l'uomo del <<Cottolengo>> e non l'uomo dotato di tutte le sue facoltà (ad Amerigo adesso, suo malgrado, le immagini che venivano in mente erano quelle statuarie, forzute, prometeiche, di certe vecchie tessere di partito), l'atteggiamento più pratico diventava l'atteggiamento religioso, cioè lo stabilire un rapporto tra la propria menomazione e un'universale armonia e completezza (significava questo, riconoscere Dio in un uomo inchiodato a una croce?) Dunque progresso, libertà, giustizia erano soltanto idee dei sani (o di chi potrebbe - in altre condizioni - essere sano) cioè idee di privilegiati, cioè idee non universali?
Già il confine tra gli uomini del <<Cottolengo>> e i sani era incerto: cos'abbiamo noi più di loro? Arti un po' meglio finiti, un po' più di proporzione nell'aspetto, capacità di coordinare un po' meglio le sensazioni in pensieri... poca cosa, rispetto al molto che né noi né loro si riesce a fare e a sapere... poca cosa per la presunzione di costruire noi la nostra storia...


ITALO CALVINO - La giornata d'uno scrutatore - OSCAR MONDADORI

Un affettuoso ricordo per gli ospiti del reparto S. Vincenzo che nell'estate del 1980 condivisero con me alcuni momenti e mi aiutarono a crescere.

domenica 24 settembre 2006

L'umanità negata

<<Quando l'allievo è pronto il maestro compare>>, dicono gli indiani a proposito di un guru, ma lo stesso è vero di un amore, di un posto, di un avvenimento che solo in certe condizioni diventa importante. Inutile cercare le ragioni, andare a caccia di fatti e spiegazioni. Noi stessi siamo la riprova che c'è una realtà al di là di quella dei sensi, che c'è una verità al di là di quella dei fatti e se ci ostiniamo a non crederci, perdiamo l'altra parte della vita e con quella la gioia, appunto, del mistero.

Era un po' di tempo che non mi facevo un altro giro di giostra di Tiziano Terzani da cui questo brano è tratto.

Ultimamente però ho avuto dei problemi in famiglia e questi paradossalmente mi hanno offerto l'occasione di andare avanti nella lettura e di giungere praticamente al termine. Mi mancano soltanto le ultime sei pagine.

Mia madre è stata ricoverata per grave degrado cognitivo. Quasi sicuramente si tratta di Alzheimer.

Chi si è trovato a fronteggiare situazioni similari sa bene di cosa parlo. Questa patologia è abbastanza diffusa e tutti abbiamo almeno fra i conoscenti, se non fra i parenti, qualcuno che ha dovuto affrontare questi problemi. Pertanto non voglio parlare né della malattia, né del carico di assistenza che tocca a chi ne è colpito.

Vorrei solo abbozzare una semplice riflessione e sottolineare come queste malattie, come le altre del resto, sono ottime occasioni per una crescita umana e spirituale.

Parrebbe ovvio occuparsi dei propri genitori nel momento del bisogno. Eppure può risultare abbastanza facile defilarsi. Le occupazioni di tutti i giorni ed i beni a cui siamo tanto attaccati ci possono impedire di elargire con generosità il nostro tempo. La cura migliore che possiamo offrire loro è la nostra presenza.

Se un genitore perde il senno non commettiamo l'errore di considerarlo ormai null'altro che un corpo malato, un fastidio da toglierci al più presto. C'é sempre un grande carico di umanità la cui negazione implicitamente annulla la nostra.

martedì 19 settembre 2006

Cosa farò da grande

Ogni tanto domando a mia figlia Alessandra cosa ha intenzione di fare da grande, ma non ha ancora un'idea precisa.
Alla sua età invece sapevo benissimo quello che mi sarebbe piaciuto fare e di conseguenza anche gli studi da intraprendere, anche se poi le cose non sono andate come previsto.
Recentemente ho posto la stessa domanda ad un ragazzino e mi ha risposto che ci sono giovanotti che non sanno quello che faranno il giorno dopo e quindi figuriamoci se lui sa cosa farà a trent'anni.
Mi capita però anche di sentire ventenni che hanno ancora la medesima incertezza per il loro futuro. Hanno un lavoro, un compagno nella vita, ma di sposarsi e di fare figli manco per idea. Metter su famiglia dovrebbe essere uno degli obiettivi primari da perseguire.

sabato 26 agosto 2006

Desideri realizzati

Ecco cosa scrivevo quasi quattro anni fa.
(Il testo completo nel post Voglia di tenerezza pubblicato a gennaio 2006).

Desidero più che mai il calore di un abbraccio femminile. Potrò ancora tornare a sorridere? Non il sorriso di un giorno sereno, ma il sorriso che nasce dalla gioia di un amore sicuro. Non è bene che l’uomo resti solo. Eppure mi rendo conto che attualmente è la soluzione migliore. Il tempo che mi resta da dedicare ai figli, dopo aver sbrigato le varie incombenze, è veramente poco. Un amore ti assorbe totalmente e rischierei di tornare un padre negligente come l’anno passato, quando poco dopo la tua morte, per alcuni mesi sono stato un uomo felice con una donna accanto. Il tempo mi deve aiutare a sopportare questo. Vivere serenamente senza quell’opprimente sensazione d’incompletezza per una donna che manca. Se la felicità a cui ogni uomo è giusto che aspiri, io non l’ho già goduta tutta, allora ritornerà e cancellerà il peso di questi giorni. Vivo nella speranza che tutto accada di nuovo. Il desiderio di rinascere a nuova vita è più forte della disperazione di certi momenti. Penso che tanti altri, come me, non possono godere del calore di un abbraccio, di una tenera carezza, del conforto di un bacio. Soffro così tanto perché ne ho conosciuta la bellezza? L’altra sera mentre tornavo mi lasciavo andare a questi pensieri. Fantasticavo sulla possibilità di un incontro inaspettato, una conoscenza imprevista che mi potesse portare a fare una richiesta insolita. Scusi, potrei abbracciarla per un momento? Se potessi esprimere un desiderio che vorrei vedere realizzato subito, chiederei questo. Il calore di un abbraccio. Stretto. Intimo. Senza fretta. Poter sentire il battito di chi stringi fra le braccia. Pensare di esser per lei rifugio sicuro ed al contempo trovare riparo dalle avversità. Oggi sono andato al ristorante da solo poiché i colleghi han preferito la pizzeria. Mentre lo raggiungevo in macchina, ho scorto a fianco della strada una coppia di giovani che scesi dall’auto si abbracciavano e si sorridevano felici. Che tenerezza non sentire la fame e sentirsi sazi di quella presenza.

Maria Luisa è la donna che ha riportato la felicità nel mio cuore ed ha cancellato il peso di quei giorni.

Ci siamo incontrati andando in pellegrinaggio a Lourdes. In quell'occasione pochi sguardi e poche parole da parte di entrambi. Da quell'intensa esperienza spirituale sono tornato con la sensazione che nulla stesse per finire, ma invece per continuare. Salutarci non ha quindi prodotto quella sofferenza che di solito si patisce quando momenti veramente intensi stanno per finire.

Mentre chiamavo il taxi per riportarci a casa ci siamo scambiati distrattamente il numero del telefonino. Con quello e con internet abbiamo proseguito nella reciproca conoscenza fino a scoprire di essere attratti l'un l'altro.

Stiamo camminando insieme dal 4 giugno, giorno ufficiale del nostro fidanzamento sancito dallo scambio del primo bacio.

La vita è piena di segni che ci aprono al mistero e all'Assoluto. Bisogna solo saperli scorgere e prestarvi attenzione. E poi non essere più increduli, ma credenti. Possibilità d'incontro che ci vengono offerte, ma che sta a noi scegliere in piena libertà.

Con piacere ho pubblicato il commento di una persona anonima al mio post Rivelazione. Nel mio percorso di purificazione ho avuto il sostegno di alcune persone che con poche efficaci parole mi hanno dato la fiducia necessaria per andare avanti. Sono grato di poter contribuire in qualche modo a dare speranza a chi si sente schiacciato temporaneamente da un dolore grande.

venerdì 18 agosto 2006

La squadra

In questi giorni di assenza dal lavoro per il periodo di chiusura estiva ho voluto dedicarmi alla manutenzione della casa. Da diversi mesi avevo pianificato la ritinteggiatura dei serramenti ed il momento propizio è arrivato. Ho voluto coinvolgere in questa attività anche i miei ragazzi e debbo dire di aver trovato accoglienza favorevole (Forse han solo fatto buon viso a cattivo gioco :-).

E' stata per me una sorpresa constatare come il loro apporto sia stato valido ed efficace. Sono per mia natura abituato a sbrigare quasi tutte le faccende domestiche da solo e questo mio continuo tenerli nella bambagia non aiuta di certo la loro crescita.

L'entusiasmo maggiore l'ha profuso Alessandra che voleva cancellare la frustrazione patita al Grest dell'Oratorio per non aver potuto dipingere il muralex. Sulla distanza è però emersa la bravura di Andrea che ha svolto un buon lavoro in maniera celere.

Personalmente mi sono stancato parecchio. L'età avanza ed il vigore fisico non è più quello di un tempo, ammesso e non concesso che in passato ne avessi molto. Ho sentito l'indolenzimento per alcuni muscoli che solitamente non muovo. Poi alla fatica ci si abitua e la soddisfazione di portare a compimento quello che ci si era prefissi ha preso il sopravvento.

Come per i viaggi, in cui si scopre che non è tanto la meta da raggiungere che da piacere, ma è proprio il viaggio in se, così lavorare in squadra, soprattutto coi propri figli è fonte di enorme soddisfazione.

Possiamo essere fieri di quello che abbiamo fatto, ma ancor di più di aver faticato insieme per una causa comune o, per meglio dire, per la nostra casa.

mercoledì 26 luglio 2006

Conto su di te

Un uomo muore lasciando in eredità ai suoi tre figli diciassette elefanti. Nel testamento ha scritto che la metà deve andare al figlio maggiore, un terzo al secondo e un nono al terzo. I figli non sanno come fare la divisione, pensano di dover tagliare in due un elefante e finiscono per litigare. <<Nostro padre era un pazzo, non avrebbe dovuto lasciarci con un tale dilemma>>, dicono. In quel momento passa dal loro villaggio, sul dorso del suo elefante e diretto alla capitale, un ministro del re. Sente del loro problema e dice: <<Non preoccupatevi. Prendete il mio elefante, aggiungetelo ai vostri diciassette e fate la divisione>>.
I tre non capiscono come il ministro possa essere così generoso, ma fanno come ha detto. Gli elefanti ora sono diciotto: il primo figlio ne prende la metà, cioè nove; il secondo ne prende un terzo, cioè sei; il terzo ne prende un nono, cioè due. La somma fa diciassette. I tre fratelli sono felici e ringraziano il ministro. Quello riprende l'elefante che resta, il suo, il diciottesimo, e si rimette in cammino verso la capitale.


Tiziano Terzani - UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA - Longanesi

Spesso possiamo dare un contributo decisivo alla soluzione dei problemi altrui senza che questo ci costi alcunché.

sabato 15 luglio 2006

Rivelazione

Ci sarà un momento più adatto per stendere una riflessione più approfondita su quanto sto vivendo in questo momento. Eppure sento il bisogno di rendere pubblico il nuovo amore che ho avuto la fortuna d'incontrare e che mi sta nuovamente rendendo l'uomo felice come ero un tempo. Bisognerebbe sempre serbare un poco di pudore e prudenza nel divulgare fatti privati, ma le cose belle non possono essere tenute nascoste e vanno gridate dai tetti.

Questo vuole essere anche un messaggio di speranza per chi si trovi vessato oltre misura per le prove che la vita di ogni giorno ci sottopone. A costoro dico: coraggio tenete duro, stringete i denti ed andate avanti. Il dolore è inevitabile compagno di ognuno, ma cerchiamo di volgerlo al bene ed uscirne migliori di quando abbiamo cominciato a conoscerlo.

domenica 9 luglio 2006

A buon intenditor

A buon intenditor...
...poche parole.

Credo che sia ormai giunto il tempo in cui gli americani si debbano rendere conto di una cosa. L'interesse del popolo americano è lasciare che gli altri popoli facciano il proprio interesse. Tanto prima lo capiranno, tanto meglio sarà per tutti.

venerdì 30 giugno 2006

Il profeta

E una donna domandò: Parlaci del Dolore.
Ed egli disse:
Il dolore è la rottura dell'involucro che racchiude la vostra comprensione.
Come il nocciolo del frutto deve rompersi, affinché il suo cuore possa stare al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
Se voi in cuore sapeste continuamente meravigliarvi dei miracoli quotidiani della vostra vita, il dolore non vi sembrerebbe meno ammirevole della gioia;
E accettereste le stagioni del cuore, come avete sempre accettato il passar delle stagioni sui campi;
E vegliereste con serenità negli inverni del vostro dolore.

Gran parte del vostro dolore viene scelto da voi stessi.
E' l'amara pozione con la quale il medico dentro di voi guarisce il vostro io malato.
Perciò abbiate fede in lui e bevete il suo rimedio in silenzio e tranquillità:
Poiché la sua mano, sebbene dura e pesante, è guidata dalla tenera mano dell'Invisibile,
E la coppa che porge, malgrado scotti le labbra, è stata modellata con la creta che il Vasaio ha inumidito con le Sue sante lacrime.

KAHLIL GIBRAN - IL PROFETA - Feltrinelli

venerdì 2 giugno 2006

Ciò che non muore

Riporto un altro brano di Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

Poi, con la stessa intonazione, la stessa pronuncia, lo stesso ritmo usato da millenni, recitavamo alcuni dei mantra più belli e più famosi delle Upanishad. Uno che mi piaceva tanto cantare a squarciagola, attirandomi con le mie stecche gli sguardi severi delle <<sagrestane>> e i sorrisi divertiti del mio compagno di banco, Sundarajan, era il mantra della Brihadaranyaka Upanishad:

Asato ma sadgamaya, dall'irreale conducimi al Reale
Tamaso ma jyotirgamaya, dall'oscurità conducimi alla Luce
Mrityorma amritam gamaya, dalla morte conducimi all'Immortalità.

E pronunciando quella parola <<immortalità>>, fatta di una a privativa e di mrityo, la morte, sentivo la bellezza del sanscrito, che - mi rendevo conto - ci ha dato così la parola <<a-more>>: ciò che non muore.

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<<DIO E' AMORE; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui>> (1 Gv 4, 16).
Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: <<Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto>>.

Dall'introduzione all'enciclica DEUS CARITAS EST di Benedetto XVI.

L'amore umano che non muore è figura dell'amore di Dio. Impariamo dall'amore umano che vediamo a scorgere Dio che non vediamo.

Colui che scaccia la tenebra

Guru è una bella parola, purtroppo avvilita dall'uso che se ne è fatto a sproposito in Occidente, dove ormai si parla dei guru della moda, della salute o del sesso. Gu in sanscrito significa <<tenebra>>, ru vuol dire <<cacciare, disperdere>>. Per cui il guru è colui che scaccia la tenebra, colui che porta la luce nel buio dell'ignoranza. L'arancione del suo vestito ricorda appunto il colore della fiamma che risplende nell'oscurità, la forza del fuoco che consuma la materia.

Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

sabato 27 maggio 2006

Perché sei mio fratello

Quando mi sento vessato e provato da circostanze sfavorevoli ho un pensiero ricorrente. Mi domando come mai gli altri non si ricordano di me e non si fanno avanti con un sorriso, un gesto d'amicizia, ad alleviare la mia pena. Queste aspettative sono abbastanza comprensibili, ma non tengono conto di una cosa fondamentale: siamo tutti sulla stessa barca. Quello che desidero dagli altri verosimilmente anch'essi se lo aspettano da me. E ancora, quell'atteggiamento di "sufficienza" o "malmostosità" che innegabilmente sembra trapelare dal mio sguardo scoraggia i più a farsi avanti. In fin dei conti si raccoglie ciò che in passato si è seminato.

Il nostro volto ed i nostri occhi sono lo specchio di tutte le nostre vicende passate. Nella storia di ognuno ci possono essere traumi pregressi che ci rendono difficoltoso sorridere spontaneamente a chi incontriamo e così non facciamo che peggiorare la situazione perché induciamo l'altro a mantenere le distanze nel timore di qualche reazione aggressiva.

Il forte deve avere cura del debole senza aspettarsi nulla in cambio. Purtroppo il do ut des è troppo radicato nella natura umana per non tenerne conto, per non dare ascolto a quella voce che costantemente ci dice: <<ma chi te lo fa fare>>.

Sempre più spesso educhiamo i nostri figli a non farsi "pestare i piedi", a farsi rispettare, a reagire con decisione alle piccole prepotenze del vivere quotidiano. L'arroganza e la maleducazione sono il biglietto da visita che più facilmente esponiamo.

La vera forza non sta nella grandezza della reazione al torto subito. Non è alzando il tono della voce che le nostre argomentazioni acquistano quella ragione così evidentemente negata dai fatti.

Il mondo è dei furbi solo per poco. Chi più sgomita meno trova spazio e se lo trova generalmente lo usa male e lo spreca.

Impariamo a farci posto l'un l'altro, a voler stare un po' meno bene noi affinché lo siano un po' di più gli altri. Riempiamo con generosità quella mano che ci viene tesa implorando le briciole del nostro superfluo. Non abbiamo timore che il nostro gesto vada sprecato. Se rinunciamo a dare perdiamo buone occasioni per mantenere il nostro cuore aperto e disponibile. Amministriamo con saggezza i beni che ci sono stati affidati e che per ingiusta sorte sono toccati a noi con maggiore abbondanza.

sabato 20 maggio 2006

Aggrappato alla seggiola

Eknath Easwaran, un mistico indiano morto nel 1999, che per quarant'anni ha insegnato prima letteratura inglese poi meditazione all'Università di Berkeley, raccontava come sua nonna, che era stata la sua guida spirituale, gli aveva dato una semplice, ma importante lezione. Quando, ancora bambino, era rimasto colpito dalla morte di un familiare, lei lo aveva fatto sedere su una grande sedia di legno e gli aveva detto di reggersi a quella con tutte le sue forze. Lui s'era aggrappato ai braccioli, ma lei era riuscita lo stesso a strapparlo via. Nel resistere lui aveva sentito male. La nonna gli aveva poi chiesto di sedersi di nuovo, ma questa volta senza fare alcuna resistenza. Lei lo aveva allora tolto dalla sedia gentilmente, prendendolo in braccio. <<Così avviene con la morte. Sta a te scegliere come vuoi andartene. Ricordatelo. >>

Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

Avrei tante cose da scrivere come commento a queste parole, ma sento che farei un torto alla vostra intelligenza e quindi dico solo che imparare a morire in fondo non è che imparare a vivere.

sabato 13 maggio 2006

Pane e sorriso

Alessandra, la figlia della mia fornaia, è una quasi trentenne molto solare ed affabile.

Questa mattina le ho detto quello che da qualche giorno vado pensando.

"Sembra proprio che invece del pane veniamo a comperare il suo sorriso".

Mi ha ringraziato per il complimento subito rincalzato da un altro proveniente dai clienti successivi.

"Non solo è sorridente, ma anche molto carina".

Non c'erano altri nel negozio, ma la cosa avrebbe senz'altro stupito perché dopo di me c'era un signore cieco a braccetto di sua moglie. E' stato lui a parlare. Lo conosco bene in quanto ha lavorato come centralinista presso gli Spedali Civili di Brescia ed ora si gode la pensione.

Quello che gli occhi non vedono, lo vede il cuore. Sicuramente avrà capito dai modi gentili di Alessandra che oltre ad essere una persona bella dentro lo è anche di fuori (ma in questo potrebbe averlo aiutato la moglie).

Il fidanzato di Alessandra è un uomo fortunato e sicuramente una brava persona. Le donne felici non possono avere accanto persone noiose e banali!

Inadeguatezza

Questa settimana ho gustato lo sceneggiato sulla vita di Giovanni Paolo II che hanno dato in TV diviso in due serate. Mi ha entusiasmato e commosso come il precedente che aveva tracciato gli anni del giovane Karol fino all'elezione a pontefice. Ho avvertito solo una nota di tristezza verso la fine, cosa che non avevo provato lo scorso anno quando il papa è morto giudicando la sua una vita piena e senza motivo di rimpianti.

Che dire di fronte a questi giganti della fede? Nulla. Possiamo solo ammirare il loro sconfinato amore e la perseveranza con cui hanno saputo dispensarlo. Mi è particolarmente piaciuto che ci siano state numerose scene con Madre Teresa di Calcutta di cui recentemente ho letto una biografia e che è per me constante ispirazione e modello di vita.

In contrapposizione a queste persone, veri santi viventi, non posso fare a meno di pensare quanto cammino mi resti ancora da fare. La vocazione alla santità è per tutti, ma seppur vero che per alcuni è un cammino spedito e gioioso, per altri è indubbiamente irto di difficoltà ed ostacoli.

Vedo il bene e lo approvo, ma continuo a seguire il male (Video bona proboque, sed deteriora sequor). Siamo continuamente toccati dalla Grazia che con amorevole pazienza ci sostiene e tende la mano, ma noi continuiamo ad inciampare e cadere e con passo malfermo deviamo dalla retta via.

E' questa la miseria umana che sento gravarmi maggiormente. L'incapacità di perseverare e correre con slancio verso la meta invece che barcollare e continuare a fermarmi.

La diluizione

Eppure sono felice. Sì, sento tornare la felicità che tanto mi è mancata in questi anni.

In passato per me essere felice derivava soprattutto dall'amore che davo e scambievolmente ricevevo da Santina.

Ora è diverso. Credo di avere bisogno di un sacco di cose che mi mancano e che non sono in vendita. Eppure sento ugualmente crescere dentro una felicità nuova che non provavo da tempo.

E' la gioia di continuare ad amare e vedere la tua vita come una cosa buona. E' la serenità di avvertire che il tempo ci rende capaci di affrontare le difficoltà e superarle.

Programmo i computer per lavoro e con passione. Mi piace constatare che con l'impegno e la perseveranza si può raddrizzare una vita che sembrava irrimediabilmente storta.

Si può essere felici anche in catene e privati di ogni libertà. La felicità deriva dal riuscire a vivere al meglio qualsiasi situazione ci si ritrovi ad affrontare, dalla certezza di non essersi persi.

Il distacco dalle cose e dalle persone, viste come egoistico possesso, ci toglie la paura di perderle. L'angoscia e la depressione non ci assalgono più se non cerchiamo la gioia nelle cose lontane e che mai arriveremo a vedere.

Imparare a far tesoro di quello che abbiamo ricevuto con abbondanza. Diluire la pienezza e l'intensità di tanti momenti passati per trarne quotidiano beneficio.