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sabato 14 novembre 2009

La preghiera del contadino


O Signore, che benigno stai sopra agli attrezzi, ai raccolti, al bestiame poiché dei Santi imitar non so l'opera né il cilizio frenar le rie brame, fammi santo vangando il mio campo, o curando la stalla, il pollaio, o sterpando l'impervio rovo che all'agnelle, ai giovenchi da inciampo.

O Signore, quando m'alzo al mattino non ho tempo a far lunghe orazioni; alla stalla od al campo vicino vo a riprendere l'usate mansioni ma a Te penso Signor, se il frumento io raccolgo la vita rincalzo, se il bove caduto rialzo, se do il fieno alla mucca, al giumento, penso a Te che nel pan ti cangiasti e ti desti a noi cibo a mangiare e nel vino il Tuo Sangue donasti qual bevanda per noi salutare.

Come il bove condotto al macello mansueto alla Croce n'andasti, qual giumento paziente portasti di mie colpe il gravoso fardello. Del mio stato o Signore non mi lagno; il lavoro qual tuo dono ritengo, che nel pan col sudor guadagnato a nutrire i miei cari pervengo. Gloria al Padre, allo Spirito, a Gesù rendo grazie dell'util giornata, sia, Signor, la mia voce a te grata, , non ho tempo di fare di più.

Giovanni Scuri, Eureka, California 25/7/1972

domenica 18 ottobre 2009

Crisi solidale


Qualche giorno fa il capo mi ha confidato che, nonostante il momento di crisi, le cose non stanno andando poi tanto male per la nostra azienda. Anzi, continuando così, ci sono concrete possibilità che per fine dicembre riusciremo a raggiungere un fatturato superiore a quello dello scorso anno. In un periodo di contrazione generale della domanda, questi dati di previsione economica hanno infuso in noi un rinnovato ottimismo.

Ieri mattino ci siamo alzati un po' più tardi del solito. Alessandra aveva un'ora buca e quindi non c'era bisogno della levataccia di tutti i giorni per accompagnarla a scuola. Il suono della sveglia mi ha quindi colto un po' più condiscendente e disponibile ad uscire dal letto. Mentre mi dirigevo in bagno, ho scorto nella semi oscurità la sagoma di Andrea che stava per uscire di casa. Ho trovato strano che anche lui fosse già in piedi. Immediatamente mi ha rammentato che, assieme ad alcuni suoi coetanei, si sarebbero ritrovati dinnanzi al supermercato per la colletta alimentare in favore della Caritas parrocchiale.

Evidentemente la sfavorevole congiuntura economica sta toccando direttamente anche tante famiglie a noi vicine. Il parroco ha quindi deciso di sensibilizzare i giovani affinché dedichino un po' del loro tempo per una raccolta di generi non deperibili, in modo da rispondere concretamente alle tante richieste di aiuto che sempre più numerose stanno pervenendo all'ufficio caritativo di zona.

Questo sabato le compere per le necessità di casa toccavano a me. La scorsa settimana Maria Luisa aveva fatto una spesa un po' più abbondante del solito e quindi non ci sarebbero state tante cose da prendere. Mentre mi stavo lavando e ripensavo a quanto mi aveva appena ricordato mio figlio Andrea, sopraggiunge mia moglie che mi propone di fare una spesa doppia: io per la famiglia e lei in favore della colletta parrocchiale. Dopo un breve amorevole bisticcio su chi dovesse occuparsi di cosa, per tagliar la testa al toro, abbiamo convenuto di dividere esattamente per due il costo degli acquisti fatti in favore della solidarietà sociale.

Appena entrati nel supermercato - il nostro solito, non quello vicino a casa - la nostra attenzione viene attratta da numerosi prodotti accatastati ed offerti a costo zero. Dopo un attimo di titubanza da parte mia, anch'io sposo l'idea di mia moglie e comincio a depositare nel secondo carrello tutto quanto può fare al caso nostro. Ci sono pacchi grandi e confezioni multiple, che di solito non riscuotono la mia piena simpatia. in questo caso è diverso. Presi dalla frenesia dell'accaparramento riusciamo in breve tempo a riempire il carrello. Allora propongo a mia moglie di continuare lei la spesa di famiglia, mentre io sarei andato velocemente a pagare per poi riporre in auto la merce. Un poco perplessa, con l'aria di chi vede sottrarsi dalle mani un compito gradito, comunque acconsente.

Alle casse non c'è ressa ed in breve effettuo il pagamento. Visto l'esiguo ammontare della cifra totale sono colto da un poco di delusione. Quando ritorno da mia moglie dopo aver depositato la roba in macchina, le propongo di fare un ulteriore "rabbocco" e la spesa di famiglia passa inesorabilmente in secondo piano.

Ritornando verso casa, decidiamo di fare una piccola deviazione e fermarci davanti al supermercato dove ci sono i nostri ragazzi. Dato che prima mi ero un poco stirato i muscoli della schiena sollevando la confezione grande del latte, decido di lasciar fare a loro, aprendo semplicemente gli sportelli dell'auto ed offrendola al loro entusiastico saccheggio. Ovviamente abbiam messo più tempo noi a caricarla che loro a svuotarla.

In serata Alessandra, che pure ha avuto modo di prestare il suo contributo alla raccolta, ci fa sapere che sono stati riempiti più di settanta scatoloni. Ci racconta anche di chi è venuto a fare la spesa e poi ha devoluto in beneficienza l'intero contenuto del carrello.

Non sono cliente abituale del modesto supermercato di periferia sito vicino a casa. Credo però che sia frequentato per lo più da gente anziana. Mi piace pensare che la solidarietà si sia fatta largo più fra le persone di modesta condizione economica che fra quelle per cui il denaro non fa troppo difetto. Tutto sommato noi abbiamo dato un po' del nostro superfluo. Loro invece si sono privati, con reale sacrificio, di quanto viene misurato con attenzione per bastare alle necessità di ogni giorno.

sabato 3 ottobre 2009

In coda all'ufficio postale

Gratuitamente svolgo l'attività di amministratore nel condominio in cui abito. Nonostante abbia più volte rifiutato un compenso in denaro per questo lavoro, una mia vicina si sente in dovere di dimostrare la sua gratitudine portandomi in dono qualche cassetta di frutta in occasione delle festività natalizie e pasquali.

Per pigrizia finisco poi con l'ammassare le cassette vuote in terrazza invece di sbarazzarmene subito. Questa mattina però ero di buona lena e quindi mi sono deciso a fare un po' di pulizia liberandomi da quell'inutile ammasso. Per evitare di dover fare diversi viaggi ho provveduto con cura a smembrare le varie parti suddividendo il legno, la plastica ed il cartone in borsine differenti riducendone drasticamente il volume.

Visto poi che lunedì sarebbero stati prossimi alla scadenza due bollettini di conto corrente per il pagamento delle spese condominiali, mi sono messo in tasca anche quelli. Dopo la sosta ai cassonetti dell'immondizia mi sarei recato all'ufficio postale per effettuarne il pagamento, evitando così di doverci andare nella pausa pranzo di lavoro.

E' una bella giornata. Per terra ancora le tracce di alcune pozzanghere del temporale di ieri sera. L'aria non è per niente frizzante e prosegue l'insolito tepore più da fine estate che da inizio autunno.

Mi aspetto la solita ressa di ogni sabato mattino. Una volta l'ufficio vicino a casa era aperto anche nel pomeriggio e, vista la minor frequenza, preferivo recarmici in quell'orario per sbrigare le varie incombenze, non solo di amministratore occasionale.

Appena entrato nella sala vengo subito investito da uno sgradevole afflato di aria viziata. Quasi immediatamente ritorno sui miei passi e spalanco una delle porte d'accesso. Mi sembra strano che non sia venuto in mente a nessun altro prima di me. Dopo una rapida occhiata al tabellone luminoso ed al numero del mio biglietto di prenotazione, decido che è meglio attendere seduto anziché in piedi come ho fatto tante altre volte.

Sono da poco passate le undici. In quest'ufficio si viene anche per il ritiro delle inesitate. Lì non serve prelevare il biglietto dal distributore automatico: basta mettersi in coda ed aspettare il proprio turno. Senza soluzione di continuità la fila viene progressivamente alimentata da sempre nuovi avventori.

Per ingannare l'attesa, fra un'occhiata e l'altra al display, mi guardo intorno ed osservo le persone che arrivano. Alcuni si salutano, altri compilano distrattamente i moduli sugli appositi banchetti, altri adocchiano le locandine pubblicitarie per questo o quell'altro investimento. L'ammontare dei tassi d'interesse esposti mi fa pensare che forse sono manifesti datati. Ormai non danno più nulla neanche per i titoli di Stato: possibile che si possa lucrare ancora fino ad un improbabile 5%?

Un signore anziano appena entrato scherza un po' con un conoscente. Poi cambia il numero ad uno sportello e subito vi si precipita, seguito da un'altra signora che reclama con pacatezza il proprio diritto. Il vecchietto, chiarito che il numero in realtà non era preceduto dall'identica lettera di quello in suo possesso, se ne torna mestamente oltre le barriere poste a tutela della privacy. S'è spento il suo sorriso ed è ora l'amico a prendersi un po' gioco di lui.

L'età avanzata può scusare il momentaneo appannamento di questa persona. Però penso che anch'io stavo per commettere il suo identico errore un'altra volta e solo la prontezza di mia figlia mi ha frenato e tolto da ogni imbarazzo.

Nella fila di sedie dietro la mia ci sono due vecchie signore che fanno congetture su chi di loro verrà servita prima, dato che hanno lettere differenti e talvolta sembra che proceda più spedito un gruppo, talvolta l'altro. Ad uno degli sportelli vedo appoggiato goffamente un uomo di grossa corporatura. Con tanta gente in attesa si concede il lusso di qualche chiacchiera con l'impiegato. Credo che tutti stiano mentalmente pensando la stessa cosa: fai presto, non è questo il momento delle relazioni sociali e dei lunghi intrattenimenti.

Quando finisce e si volta per andarsene, mi rendo conto che quell'omone, dal probabile passato sportivo visto anche l'abbigliamento che indossa, è il genitore di un ex compagno di classe di mia figlia. Mi capita spesso d'incrociarlo qui in posta e, se non fosse per il fatto che tutte quelle volte ci sono anch'io, mi verrebbe da malignare che non ha nulla di meglio da fare il sabato.

Appena un posto a sedere si libera, non fa in tempo a raffreddarsi che subito viene tenuto in caldo da qualcun altro. Il portone d'acceso da me spalancato garantisce ora un maggior ricambio d'aria e l'umore generale ne ha un po' guadagnato.

Una signora di colore si avvicina per prendere posto a sedere accanto a me. Prima di accomodarsi fa spazio al figlioletto che la segue e sembra quasi volerlo spingere verso la sedia a me più vicina. Il bambino però si butta sulla prima poltroncina e quindi a lei non resta che questo contatto ravvicinato. Con la scusa del figlio mi da un poco le spalle e così non si sente troppo osservata.

Devo proprio avere uno sguardo indagatore. Mi piace indulgere sul volto di ognuno e provare ad immaginare l'umanità che vi sta dietro. Preso da questi pensieri, vedo presto comparire sul tabellone il numero che precede il mio. Decido di alzarmi in piedi e farmi più vicino al limite che ci separa dagli sportelli.

In un attimo è il mio turno. Mentre consegno i bollettini per il versamento, di fianco una donna dal chiarissimo accento straniero dice che è venuta a portare il numero della carta d'identità perché quanto aveva aperto in precedenza un rapporto di conto aveva lasciato soltanto il numero del permesso di soggiorno.

Ricevo i venti centesimi di resto per il pagamento effettuato in contanti. Mi coglie un attimo di perplessità per l'esiguità della cifra, ma poi, ripensando all'ammontare totale che avevo verificato con la calcolatrice prima di uscire di casa, convengo che non c'è errore e posso liberare in fretta il posto a beneficio di un'altra persona.

Torno fuori a rimirare il sole. Penso anche alle altre stelle, ma accostare l'ufficio postale all'inferno di Dante è sicuramente un tantino eccessivo e sopra le righe, anche se forse l'associazione d'idee nasce spontanea per l'assembramento forzato di tante persone nello stesso luogo.

martedì 8 settembre 2009

La solita vita di sempre


R. Eccoci qui a festeggiare un altro anniversario di matrimonio.

La felicità della vigilia s'è un poco smorzata oggi alla notizia di due decessi fra i nostri conoscenti. Ci conforta il pensiero che, in questo giorno dedicato alla natività di Maria, le sofferenze di queste due persone abbiano avuto termine e che Ella le abbia prese per mano ed accompagnate al cospetto dell'Altissimo. La nostra cara Madre Celeste possa vegliare dall'alto e dispensare conforto a chi è rimasto solo.

La gioia coniugale è fatta di tanti momenti infilati in sequenza uno dietro all'altro. Anche se piccoli ed apparentemente insignificanti, essi, nel loro insieme, costituiscono qualcosa di grande, di cui forse ci possiamo rendere conto soltanto guardando indietro.

Non sono solo le cose straordinarie a darci la sensazione di una maggiore pienezza del vivere, ma lo è anche la solita vita di sempre. Quanto mai vera mi appare la frase (che devo aver già citato una volta e che è in bella mostra sull'uscio di casa dei miei genitori): "Non cercare la felicità nelle cose lontane".

M.L. Mi piace l'immagine della collana: tante perline colorate in successione, e nessuna uguale all'altra. Se le si guarda da vicino non sono prive d'imperfezioni, ma, viste da lontano, appaiono qualcosa di prezioso e danno luce a chi le indossa.

Durante quest'anno non ci sono stati giorni grigi ed indifferenti: ciascuno ha avuto qualcosa di bello, o di amaro, o di stimolante. Sono stati tutti doni di Dio. Come le persone che mi circondano. In quest'anno mi sento cresciuta, più ricca dentro, grazie soprattutto a quelli che mi hanno amato, lasciandomi la libertà di amarli a mia volta, così come sono capace.

Vorrei che la mia gioia fosse la vostra.

domenica 23 agosto 2009

Mio padre

Ed ora, caro papà, è maturo il tempo per scrivere qualche parola su di te. Ti confesso, ed in realtà l'ho già fatto, che desideravo parlarti, come in un faccia a faccia, da parecchio tempo, ma poi accantonavo l'idea per una sorta d'imbarazzo perché tu sei molto di più di quello che le mie povere parole possono dire e non volevo farti torto.

Ora che le ferie sono terminate e fra noi e te, fra la mia e la tua famiglia, è stata ripristinata una sorta di distanza, forse la cosa mi viene più facile perché è con un certo distacco che a volte si riescono a soppesare meglio le parole.

Già, la famiglia. Ora la tua, almeno stando all'anagrafe, si compone di te soltanto. Quando c'era mamma, un solo elemento in più, sembrava ben più numerosa. Vedi come la persona amata può riempire a tal punto la nostra esistenza?

Adesso che ti sei riabituato un poco a star solo, riesci a dire che non hai bisogno di nessun'altra donna accanto. Tempo fa ti dissi che la scelta era tua. Se qualcuno di caro avesse voluto condividere con te alcuni momenti di questo tuo tratto di vita, a me stava bene. Anzi, mentre mi sono sentito libero di decidere come condurre la mia vita affettiva, ho provato quasi imbarazzo nell'abbozzare qualche consiglio per te.

Ti sei preso cura di mamma, quando ormai in casa non bastava più a se stessa, con un amore così generoso e paziente da aver coperto, ne sono sicuro, ogni tua piccola manchevolezza passata. Ti ho ammirato, non come un padre che ammira un figlio, ma come un figlio s'inorgoglisce per il genitore trovando in lui ancora mille motivazioni di stima, nonostante la sua età avanzata possa far pensare che tutto è definito e non ci saranno più sorprese.

Lo sai che tra me e te i rapporti non sono sempre stati facili. Ricordo che anni addietro ho causato in te sofferenze che non avresti voluto perché esigevo da te qualcosa che credevo tu non riuscissi a darmi. Poi, quando Santina se n'è andata, i miei occhi si sono aperti ed ho visto che quello che cercavo era sempre stato lì accanto a noi, anche se non riuscivo a vederlo.

Tu non sai che Alessandra, in questo periodo, sta vivendo le stesse difficoltà di relazione. Sono un passo obbligato della sua crescita, lo capisco benissimo. Ma in queste piccole o grandi incomprensioni vedo le nostre di un tempo ormai lontano: mi sembrano proprio le stesse. Mi rendo conto che non c'è nulla di sbagliato o d'insanabile. Forse a volte c'è qualche momento di stanchezza oppure qualche disattenzione in più da parte mia che rendono il dialogo difficoltoso. Siamo qui per andare avanti ed ascoltarci e se qualcosa non è andata per il verso giusto, possiamo fare meglio.

Torniamo a noi, perché sono tante le cose che vorrei dirti e sicuramente me ne dimenticherò qualcuna.

Poco prima di Natale mi hai commosso ed ho faticato a nasconderti le mie lacrime. Avevi giocato al lotto e con quella piccola vincita hai pensato di fare a tutti noi un regalo: una confezione di profumo. Più che il dono in sè, che comunque ho apprezzato tantissimo, mi ha fatto piacere il gesto stesso. Ormai credevo che fossi solo io a dovermi occupare di te, con un gesto, con una gentilezza. invece tu mi hai sorpreso e mi hai fatto capire quanto amore puoi ancora darmi.

E' nell'ordine naturale delle cose vedere invecchiare i propri genitori e poi perderli. Con mamma è già stato così. In verità non ho sofferto molto per la sua morte perché mi sembra di averla ancora accanto. Mi sembra che lei viva ancora dentro di me. Mi sembra di sentire la sua voce e qualche volta ho come l'impressione che la mia bocca pronunci le sue e non le mie parole. Quanto l'abbiamo ammirata, questa tua moglie e nostra madre, per le cose dette, ma soprattutto per quelle fatte con instancabile operosità. Maria Luisa, quando ti sente parlare e raccontare di lei, mi dice spesso che le dispiace di non essere riuscita a conoscerla un po' di più e che sicuramente le sarebbe piaciuta.

Poi ci sono anche i momenti tristi, quando voi genitori non state bene e noi figli temiamo che sia vicino il tempo del congedo. Con la tua dipartita non avrò più nessuno dietro le mie spalle: gli affetti migliori saranno solo di fianco oppure davanti a me e mi sembrerà di essere scoperto e debole da un lato. Per fortuna questi timori svaniscono presto perché le tue energie, nonostante l'età, sono ancora buone e tu ci sorprendi quotidianamente per tutte quelle cose che riesci ancora a fare e che a noi, con oltre trent'anni in meno, costano invece un sacco di fatica.

Mi piace continuare a vederti così, anche se il futuro potrà riservarci qualcosa di diverso che sapremo accettare. Nelle sere d'inverno, davanti ad un piatto di polenta, continuerai a raccontarci della tua gioventù, dei tuoi anni di lavoro in Australia. Le tue memorie saranno la nostra consolazione in questa vita che a ben vedere riesce a darci più di quanto è in grado di toglierci.









mercoledì 19 agosto 2009

Mio nipote

Da diverse settimane accarezzo l'idea di scrivere qualcosa su mio padre. Questa mattina, mentre mi radevo, m'è invece venuta voglia di scrivere qualcosa su mio nipote Davide, il figlio di Piera.

Il mese scorso, nonostante il grosso scossone per la perdita della madre, è riuscito a completare gli studi superando gli esami della scuola superiore ad indirizzo alberghiero a cui era iscritto. Grazie all'appoggio di uno dei suoi professori, già lo scorso anno aveva prestato servizio come cameriere al Gran Hotel di Molveno durante tutto il periodo estivo. Visto il buon esito dell'esperienza precedente, i gestori dell'hotel hanno manifestato il desiderio di ripetere tale rapporto di lavoro anche quest'anno.

Qualche giorno fa, approfittando del nostro periodo di vacanza, siamo andati a trovare Davide. In questo periodo, causa il grande afflusso di turisti nella struttura presso cui opera, non ha molto tempo libero e quindi avremmo potuto vederci solo nel pomeriggio.

Coincidenza vuole che nello stesso paese si trovi in vacanza anche una cara amica di Maria Luisa e, per così dire, abbiamo preso due piccioni con una fava, visitando l'una il mattino e l'altro dopo pranzo.

Non ero mai stato a Molveno. La fotografia del luogo è veramente notevole. In uno spazio relativamente ristretto c'è la possibilità di accontentare sia gli amanti dell'acqua e dei bagni di sole che quelli della montagna e delle salite ardite.

Mentre ci recavamo a pranzo in un locale tipico consigliatoci dall'amica di mia moglie, Alessandra riceve un SMS di avviso da Davide che forse riesce a liberarsi un po' prima, intorno alle 14 e trenta. Mentre pranziamo ci coglie un po' d'ansia di far tardi all'appuntamento a causa della lentezza con cui siamo serviti. Infatti il ristorante, situato in un vecchio maso, non è troppo capiente e l'afflusso continuo di persone ha creato qualche disguido.

Terminato l'ottimo pranzo, siamo tornati a recuperare l'auto per andare all'hotel che si trova un po' fuori del paese. La collocazione mi sembra strategica per ammirare contemporaneamente il lago e le cime dolomitiche del gruppo del Brenta.

Quasi con sincronismo perfetto, nonostante il nostro temuto ritardo, arriviamo nel piazzale dell'albergo proprio mentre Davide ci comunica via telefono che è in stanza a cambiarsi.

Di lì a poco ne esce: maglietta a vivaci colori, pantaloncini e ciabatte infradito, come un perfetto vacanziero. Probabilmente vorrebbe allontanarsi subito dalla struttura per staccare veramente dal lavoro, ma io insisto per dare con lui un'occhiata intorno all'hotel e fare qualche foto di rito.

Poi con l'auto torniamo nuovamente in centro al paese per accedere all'ampia spiaggia che dà sul lago. Fa caldo, molto caldo. Mio padre, che ben volentieri si è unito a noi in questa escursione-visita, si rifugia sotto una pianta. Dopo poco Maria Luisa ed io lo seguiamo. Alessandra e Davide restano invece ancora un poco al sole raccontandosi i fatti loro. Mi sembra il momento adatto per una bevanda rinfrescante. Raccolgo le richieste e assieme a mia moglie mi dirigo verso il bar lì vicino.

Davide inizia a sorseggiare la sua bibita, ma subito dopo sente irrefrenabile l'impulso di tuffarsi in acqua. Ripone gli occhiali ed il cappello; si toglie la maglietta e poi con passo lesto si avvicina allo specchio d'acqua. Io non ho avuto il coraggio d'immergervi neanche i piedi, ma non credo che la temperatura sia troppo gradevole. Infatti Davide, dopo essersi bagnato fino alla cinta, ne esce quasi subito, dato che il sole è sparito coperto da una nuvola. Ma solo per un istante e subito riappare coi suoi cocenti raggi. Mio nipote ritorna allora in acqua con maggior decisione. Si tuffa e con ampie, vigorose bracciate si porta un po' al largo. Mi coglie un attimo d'apprensione per lui. E se un colpo di freddo lo bloccasse e lo facesse andare giù in queste profonde e gelide acque?

La paura dura un attimo. Lui è un buon nuotatore e con diverso stile raggiunge la riva e si stende al sole per asciugarsi. Questa volta mi avvicino di più anch'io e riesco a fargli qualche domanda e a farmi raccontare qualcosa del suo lavoro.

Davide è maggiorenne da pochi mesi, ma ha già la struttura dell'uomo fatto. E' vero che negli ultimi mesi non ci siamo visti poi tanto, ma mi sembra cambiato un sacco, o forse questa accelerazione gliel'ha data la vita, mettendolo bruscamente di fronte alle sue responsabilità.

Il tempo passa veloce e presto dobbiamo ritornare al Grand Hotel. Alle 17 deve riprendere servizio e vedo in lui il ragazzo, ormai uomo, che vuole fare bene il suo dovere, con precisione e puntualità.

Prima di salutarci sale in camera a cambiarsi. Scende quasi subito con la cravatta ancora da annodare. Lo spazio ancora per una foto veloce accanto a mia figlia Alessandra e subito si congeda da noi.

Bravo Davide! Mamma Piera dall'alto vede ed è fiera di te. Continua così. Anche tuo zio è orgoglioso di te.



lunedì 3 agosto 2009

Livemmo centro del mondo

In questi giorni ci troviamo a Livemmo di Pertica Alta, il paese d'origine di mio padre.

Dopo aver passato una settimana a Siusi, dove le bellezze del paesaggio hanno riempito di colori i nostri occhi, ma anche le lunghe camminate hanno stancato i nostri piedi, era necessario trascorrere alcuni momenti in tutta tranquillità ospiti nella casa di nonno Luigi.

L'occasione per vedere in modo diverso questo piccolo paese della Valle Sabbia mi è stata fornita dalla mamma di Maria Luisa, che siamo riusciti, dopo mille operazioni di convincimento, a trascinare con noi in questo soggiorno.

Carla ha una passione particolare per le piante dalle bacche arancioni così frequenti da queste parti e ben apprezzate dagli uccelli. Nonostante mio padre in passato sia stato un cacciatore, non ne conosco il nome. Però una delle fotografie allegate toglierà ogni dubbio riguardo a ciò di cui sto parlando.

Orbene, per esaudire la richiesta di Carla e fare alcuni scatti ad una di queste piante che si erge maestosa (ben più grande di quelle solitamente viste), proprio qui dietro casa nostra nel giardino di un vicino, sono uscito a mezza mattina con la mia digitale da battaglia.

La mia non è una passione vera e propria per la fotografia, anche se mi piace scattare fin dalla tenera età, quando con entusiasmo mi mettevo dietro all'obiettivo dell'Agfa di papà.

Appena fuori casa, però, sono stato colto dalla stessa frenesia che ci prende quando esco con i miei ex-colleghi di lavoro, tutti amici appassionati della fotografia. Ho cominciato a scattare convulsamente per catturare quanto vedevo intorno e tutto mi sembrava avere una luce nuova: tanti scorci ben noti che, come d'incanto, assumevano un fascino nuovo, quasi li vedessi per la prima volta solo ora.

Il paese è veramente piccolo ed in pochi minuti lo si attraversa da cima a fondo. Nonostante questo, sono numerosi i punti di attrazione, gli angoli pittoreschi, i contrasti fra i vecchi ed austeri edifici rurali ed i variopinti caseggiati ristrutturati. Soffermandomi però in vicoli od angoli che destavano la mia curiosità, non mi rendevo conto del rapido scorrere del tempo. Preso da scrupolo sono ritornato un attimo verso casa per avvisare mia moglie del fatto che mi ero immerso in questo reportage estemporaneo su Livemmo e sui suoi gradevoli scorci panoramici.

Questo paesino non ha vocazioni turistiche e quindi non è attrezzato per accogliere un grande afflusso di persone. La riprova l'abbiamo avuta in questa prima domenica di agosto, data in cui scrivo, dove il rally automobilistico che ha attraversato alcune vie d'accesso limitrofe ha attirato numerosi appassionati e sportivi creando non pochi problemi alla viabilità nelle anguste e tortuose strade di montagna.

L'idea di scrivere queste cose mi è venuta ieri sera mentre ascoltavamo in piazza alcuni brani musicali proposti dalla banda di Salò. Dopo un inizio incerto, in cui mi era parso di cogliere alcune imprecisioni nell'esecuzione, l'armonia d'insieme e le gradevoli melodie del repertorio adatto ad un pubblico di villeggianti non troppo esigenti, hanno saputo suscitare emozioni e gradimento corale.

Considerare Livemmo come il centro del mondo è sicuramente eccessivo e sopra le righe. Però ogni luogo in cui si possa stare, anche solo per qualche giorno, bene come a casa propria, per così dire, diventa il centro del nostro universo di affetti e del nostro vivere.

























venerdì 10 luglio 2009

La torre di Babele


Ancora qualche giorno e poi arriveranno anche per noi le tanto agognate ferie.

In questi giorni sto concludendo la localizzazione in diverse lingue di un programma per la gestione dei parcheggi. Quest'applicativo è frutto di un progetto nato alcuni anni fa e commercializzato oltre che in Italia anche in diverse altre parti del mondo. In queste ultime settimane è uscita la seconda versione che introduce diverse importanti innovazioni che non erano presenti nella prima edizione e che vengono così a soddisfare le richieste di clienti sempre più esigenti.

Quest'applicazione è sviluppata ovviamente in italiano, ma subito dopo, quando raggiunge lo stato di maturità ed è pronta per la distribuzione sul mercato, viene tradotta, non solo nelle lingue più comuni come l'inglese, il francese, lo spagnolo ed il tedesco, ma anche in tante altre come l'olandese, il polacco, il rumeno, il russo e perfino il cinese.

La traduzione dei testi, almeno per le lingue principali, è effettuata da un'azienda specializzata in questo tipo di servizio. Per gli altri paesi il lavoro di conversione nella lingua locale viene svolto in collaborazione con i vari distributori esteri.

Quando la traduzione è terminata, si procede all'assemblaggio dei testi per ottenere il programma finale. La cosa non può essere svolta in maniera completamente automatica e richiede qualche aggiustamento manuale per sistemare a dovere le varie schermate.

Grazie a questa attività finale di controllo riesco di tanto in tanto ad imparare qualche nuovo vocabolo nelle lingue di maggior diffusione. Non è però infrequente che mi imbatta in termini dal suono familiare anche nelle lingue meno comuni, addirittura anche in cirillico. Credo che in questo mi sia d'aiuto qualche reminiscenza di greco e latino del liceo.

In mezzo a tutta questa sorprendente diversità sembra comunque di scorgere una radice comune per tanti di questi linguaggi. Non voglio affermare che tutti gli idiomi abbiano avuto la genesi da un unico capostipite, come invece andava dicendo il padre della protagonista del film "Il mio grasso, grosso, matrimonio greco" che per ogni termine riusciva a trovare una derivazione dalla lingua ellenica.

Con la globalizzazione, col tempo, tante culture locali rischiano di sparire dalla faccia della terra. Non credo però che si arriverà mai ad avere un unico linguaggio uguale per tutti. Dove ha fallito l'Esperanto forse un domani riuscirà l'Inglese affiancandosi come seconda lingua.

Speriamo però che ci si intenda veramente. Per chi chiede "pane", la risposta non sia "bombe". Per chi invoca "libertà" la replica non sia "oppressione" e "sfruttamento".

Per dirla con una parafrasi tolta dal film "A beautiful mind", a proposito di "dinamiche dominati", perché la cosa funzioni anche in campo economico, bisogna imparare a perseguire ciò che è vantaggioso per l'individuo e contemporaneamente lo è anche per la collettività".

domenica 21 giugno 2009

Ciao Piera


Mentre alzavano la tua bara in alto per infilarla nell'ultimo loculo, tuo fratello Maurizio rompeva così il mesto silenzio salutandoti per l'ultima volta a voce alta, con le braccia alzate, trascinando noi tutti in un lungo, sentito, fragoroso applauso. Ciao, Piera.

Pochi giorni prima mi trovavo al lavoro quando l'impiegata mi passa una telefonata di Manuela, cara amica di sempre. La meraviglia si muta ben presto in preoccupazione. Non la sento mai quando sono in ufficio. Forse c'è qualcosa di urgente che desidera farmi sapere.

Mi chiede se non so ancora niente. Evidentemente no. Poi s'interrompe singhiozzando, con la stessa intensa commozione di quando anni fa fui io a chiamarla per comunicarle il decesso di Santina. In lacrime, a fatica, mi dice che hanno trovato Piera morta nel letto, ma non sa altro perché non è stata in grado di contattare nessuno dei parenti stretti.

La ringrazio per questa premura nel farmi sapere l'accaduto e ci congediamo. Non riesco a capacitarmi. Riaccendo il telefono cellulare e mi porto verso l'esterno dove c'è più campo. Ricevo immediatamente la notifica di un paio di chiamate da parte dei miei cognati. Chiamo subito Alfredo, il fratello di Piera, il quale mi conferma ciò che non avrei voluto sentire.

Sono molto agitato e scosso. Non posso continuare il lavoro. Ho bisogno di tornare subito a Brescia. Scendo in laboratorio ed avviso Andrea che prontamente mi segue. Neanche lui può continuare a fare le normali cose di lavoro di ogni lunedì.

Durante il viaggio di rientro trovo il modo di avvisare mio padre e mio fratello.

Senza correre arriviamo nei pressi della casa di Piera. Sul marciapiede antistante un paio di vigili e davanti all'ingresso del condominio un gruppo composto di amici. Salgo in silenzio. La porta di casa è spalancata. Trovo la mamma Maria in una stanza assistita dal medico di famiglia di Piera. Lo stato di prostrazione è totale.

Il dolore, mai sanato completamente, per la morte di Santina si aggiunge ora inaspettatamente a quello per la morte dell'altra figlia.

Ancora incredulo mi dirigo in camera dove trovo Piera distesa nel letto, coperta totalmente per pietoso rispetto. Non posso trattenermi e mi avvicino a lei scoprendole un poco il capo. E' disposta su un fianco, come se ancora dormisse. La stessa posizione di mia madre.

Quasi a trovar ragione, chiediamo lumi al medico il quale non sa dirci altro che potrebbero essere insorti problemi di cuore oppure un ictus. Quale amico di mia cognata l'aveva vista il venerdì precedente, ma nulla lasciava presagire questa fine improvvisa. L'autopsia ha chiarito poi che è stato un problema di cuore a stroncarle la vita.

Ed ora c'è la fatica di ogni giorno per andare avanti, soprattutto per il figlio e per i genitori.

Se è doloroso perdere una moglie, e questo lo conosco per averlo provato nella mia carne, nel profondo della mia anima, quanto sia devastante perdere due figlie nel giro di pochi anni, come è toccato ai miei suoceri, questo davvero non riesco a comprenderlo fino in fondo.

Questa morte improvvisa di Piera però mi ha sorpreso, ma non mi ha colto completamente impreparato. Quando l'avevo vista poco prima di Natale a casa dei suoi genitori, notandola un poco sciupata ed affaticata, avevo pensato che forse anche lei, come sua sorella, si sarebbe potuta ammalare e a questi nonni sarebbe toccato patire un'altra grave perdita.

Se può consolare, Piera ha spiccato il volo in un momento in cui si può essere fieri di lei in modo completo. Il bene da lei compiuto, anche quello più nascosto e silenzioso, com'è naturale, sta ora emergendo e le arreca onore.

Averla tumulata così in alto induce noi ad alzare lo sguardo verso il cielo. Il pensiero si fa preghiera e, sia pur nelle lacrime, alimenta la speranza di riabbracciare un giorno tutti quelli che ci hanno amato e che noi abbiamo provato a ricambiare con identico sentimento.

Mi sembra ora opportuno riportare in chiusura quello che mi scriveva Kuki Gallmann alcuni anni fa.

----- Original Message -----
From: "KUKI GALLMANN"
To: "Scuri Romano"
Sent: Monday, July 14, 2003 4:18 PM
Subject: Re: To share


Caro Romano,

ho appena ricevuto tutti gli accumulati emails; in Laikipia non ho modo di guardare gli emails regolarmente.

La vita e' un gioco che dobbiamo giocare nel modo migliore. Perdere chi si ama, drammi di vario tipo, gioie e trionfi, amarezze e delusioni sono parte del gioco e spetta a noi reagire positivamente e andare avanti fino alla fine, allegramente ma non superficialmente, fino a quando verra' anche il nostro momento, che e' inevitabile, e' solo questione di giorni settimane mesi o anni, che, al cospetto dell'infinito a cui apparteniamo non sono nulla.

La perdita di qualcuno che amiamo e' una scossa profonda, ma non possiamo far nulla per cambiare il passato; possiamo solo cambiare il modo in cui viviamo il presente, e cio' facendo il futuro, che d'altronde veramente non esiste, perche' quando lo raggiungiamo il futuro diviene presente; percio' cio' che conta e' il presente. E' l'unica vera realta'.

Il tempo ti portera' altri incontri e forse altre separazioni come a tutti noi; vediti come uno dei molti che hanno temporaneamente perduto la presenza fisica di coloro che amavano - ma non la presenza spirituale - niente si crea e niente si distrugge -; se leggi gli annunci funebri in qualsiasi quotidiano, pensa che ognuno di quelli che vanno avanti lascia madri, padri, mogli figli sorelle o amici. E' successo a te; e' successo a me; e' successo a tanti e sara' sempre cosi' perche i nostri corpi non sono che involucri perituri e la farfalla che conteniamo prima o poi, volera' via al momento giusto - anche se a quelli che restano il momento non sembra giusto, in realta' lo e' perche' il destino si e' compiuto in quel momento ed e' inevitabile -.

Qui in Africa quando qualcuno muore dicono "saa yake alipiga" la sua ora e' battuta. E accettano cio' che non si puo' cambiare.

Accettare, e andare avanti a testa alta, coi bei ricordi e l'amore che non muore, dedicandosi completamente o in parte a una causa che va al di la' del nostro interesse personale e' la chiave per guarire. Per me Emanuele e Paolo sono in ogni tramonto, in ogni elefante, in ogni folata di vento e un giorno anch'io saro' cosi' e tu pure cosi' come ora tua moglie.

Coraggio.


Kuki

giovedì 21 maggio 2009

L'altro diario


Non sto scrivendo su queste pagine da più di un mese. Nonostante la crisi economica, in questo periodo sono stato molto impegnato con il lavoro. Questo mi ha tolto la voglia di mettermi davanti ad un monitor nel mio tempo libero per raccontare ancora qualcosa di me. La vita del programmatore sa essere ricca di soddisfazioni, ma talvolta rischia di svuotarti la mente quanto, se non più, di altre professioni di concetto. Recentemente ho anche pensato di stendere qualche riflessione riguardo a quello che faccio per vivere, ma non sarà l'argomento di questa sera. Magari troverò il modo di farlo un'altra volta.

Adesso facciamo un passo indietro nel tempo di qualche mese. Era circa metà gennaio. Maria Luisa, dopo aver ricevuto l'invito, mi propone di partecipare ad una festa di compleanno. La moglie di suo cugino compie cinquant'anni e lui desidera che ci uniamo anche noi al festeggiamento della consorte. Ho conosciuto questa donna poco dopo il nostro fidanzamento. Le sue prime parole furono: "Ti aspettavamo da più di vent'anni", pronunciate con un entusiasmo ed un'affabilità tali da rendermela immediatamente simpatica.

Anticipo subito che questa festa di compleanno si è rivelata poi una serata veramente speciale, per non dire magica e di cui abbiamo serbato un continuo ricordo nei giorni successivi. Dato l'alto numero di amici e parenti invitati era stata affittata per l'occasione un sala da ballo, in altre parole, una discoteca. Tutto è iniziato in maniera molto soft scambiando saluti con quelli che man mano arrivavano. Un proiettore intanto mostrava in sequenza le fotografie di tutta una vita tolte dall'album di famiglia della festeggiata.

Poi è iniziata la musica, quella vera, coinvolgente, ma senza frastuono. Le melodie più care di un tempo ormai passato che sanno ancora sciogliere gli arti più impacciati. Ci siamo buttati nella mischia anche noi senza timore di apparire goffi o scoordinati perché tanto eravamo fra parenti ed amici e non avevamo timore alcuno di giudizio.

Più tardi, quando ormai tutti si erano scatenati a dovere, Giovanna ha preso in mano il microfono ed ha chiamato attorno a sé, sul piccolo rialzo del palco, riunendoli in vari gruppi, tutti i convenuti: i parenti del marito, i propri fratelli, i figli, i colleghi di lavoro, i volontari di questa o quell'altra attività, gli scapoli ed altri ancora fino a dare l'onore della presenza ad ognuno.

Prima del taglio della grossa torta, Giovanna si è messa comoda a sedere ed ha letto alcune righe tratte da un diario.

Quella lettura non è scivolata via nella mia indifferenza. Poco prima del compleanno di Alessandra ci trovavamo in libreria per acquistarle un canzoniere. Ultimamente si è presa la passione per la chitarra e mia moglie ha pensato che fosse una buona idea regalargliene uno. Non contenta di fare l'acquisto per mia figlia soltanto, ha pensato bene di regalare un libro anche a me. E' stato allora che mi è venuto in mente il libro citato da Giovanna. Non ne ricordavo però il titolo e quindi abbiamo telefonato ai cugini per farcelo dire.

Con nostra sorpresa in quel momento si stavano godendo una vacanza a Ginevra. A me sembrò di essere in contatto con il mondo intero e che la risposta a quanto stavamo cercando arrivava con facilità da molto lontano.

Così ci siamo portati a casa il Diario di Etty Hillesum, edito dall'Adelphi. Non era per me così famoso come l'altro diario, quello di Anna Frank, ma dal piccolo assaggio che ne avevo avuto mi sembrava che meritasse certamente una lettura. Dopo aver sostato intonso per un po' sul mio comodino ora in questi giorni ne sto ultimando la lettura. Mi rendo conto di essermi dilungato un po' troppo nel racconto e non c'è ora molto spazio per qualche citazione che magari inserirò più avanti.

Termino solo dicendo che mi ha colpito molto la chiara coscienza di questa persona sul fatto che era ormai in atto lo sterminio del popolo ebreo a cui lei apparteneva e che, nonostante questo, conservava una grandissima fiducia nella vita e non perdeva occasione per sottolinearne la bellezza ed il senso.

Le sue parole in qualche modo la rendono ancora viva, le sue riflessioni le sopravvivono e la sottraggono dall'oblio.

sabato 18 aprile 2009

Banchieri usurai


Avrei voluto descrivere tutto il mio disappunto nel ricevere ieri l'estratto conto della banca, ma non so se ci riesco.

Allegato al resoconto mensile dei movimenti delle entrate e delle uscite c'era anche la comunicazione in regime di "trasparenza bancaria" con cui mi si informa che sono variate alcune delle condizioni che regolano il rapporto di conto corrente bancario.

Gli interessi creditori dal prossimo mese verranno ulteriormente ridotti ad un ridicolo 0,005% (Mi sono domandato quanti zeri dopo la virgola hanno ancora a disposizione per effettuare ulteriori ribassi prima di dover cambiare il sistema gestionale in uso).

Di seguito fanno poi sapere che l'interesse debitore in assenza di fido verrà anch'esso adeguato e dall'attuale 13,00% scenderà al 12,96%. Tutto questo come logica conseguenza per la diminuzione del tasso di sconto operato dalla banca centrale europea.

Ditemi voi se non è usura mantenere una così alta sproporzione fra gli interessi attivi e quelli passivi.

Non tutti i mali vengon per nuocere e la crisi di questi giorni probabilmente riporterà un maggior equilibrio nell'economia mondiale e un maggior senso etico negli affari. Forse anche solo perché pare che questo sia l'unico modo per fare in modo che le cose funzionino più a lungo.

O forse no. Forse non succederà nulla di tutto questo. Chi ha bruciato i soldi degli altri con investimenti truffa continuerà a barcamenarsi e passato il momento più duro tornerà a fare danni. Saranno altri a dover patire, come del resto hanno sempre fatto. Il mondo è dei furbi e si sa, è così che vanno le cose.

Sogno una vita diversa. Immagino un'esistenza in cui non sia negata l'intraprendenza individuale e la creatività di quanti vogliono mettere a frutto le proprie capacità. Vorrei che l'umanità tutta trovasse la via per raggiungere un vero benessere collettivo stabile e duraturo.

Ma forse questo è un sogno sbagliato. Forse non siamo destinati a vivere tutti con equità. Un'esistenza in cui ognuno si prodiga per far stare un po' meglio l'altro ed un po' meno bene se stesso, alla lunga potrebbe risultare noiosa. Come diversivo si potrebbe tornare così a sopraffare l'altro.

Forse il mondo è già perfetto così com'è fatto adesso, con le sue imperfezioni, con le sue grandi contraddizioni, con le sue ingiustizie, con le sue possibilità, con le sue aperture al tutto ed al niente.

sabato 4 aprile 2009

Luce nelle tenebre


Mercoledì sera ero a cena con alcuni amici, gli stessi ex-colleghi di lavoro con cui ho trascorso lo splendido fine settimana a Padova e dintorni quest'autunno passato.

Ancora una volta abbiamo messo le gambe sotto al tavolo de "L'aquila rossa" a Padernello. Questo locale evoca in me ricordi di antiche taverne romane. Non che io abbia una precisa idea di come esse fossero, ma l'ambiente rustico che qui ritrovo rimanda il pensiero indietro nei secoli quando nelle case non c'era il lusso dei nostri giorni.

La cucina è di buon livello. Mangiamo in abbondanza quasi tutto quello che c'è, gustando il sapore genuino dei piatti tipici di queste terre. Com'è normale, non manca sulla tavola un buon bicchiere di vino rosso che rallegra lo spirito e scioglie la lingua.

E' il giovane Lorenzo, come lui ama definirsi, a tener banco con i suoi racconti di lavoro e della comune passione per la fotografia. Credo che lui provi un piacere particolare nel sedere a tavola da protagonista ed intrattenere brillantemente gli amici con aneddoti vari che fanno aprire la bocca più al riso che al cibo.

Al termine della cena ci soffermiamo ancora alcuni istanti lungo la via del paese che porta al Castello. L'altro collega Roberto, che abita a pochi chilometri in quel di Quinzano e che conosce bene le geometrie di questi luoghi, mi fa notare le particolari aperture in stile casa-bottega che sono insolite dalle nostre parti.

Il cielo lascia andare qualche gocciolina di pioggia. Apro il bagagliaio dell'auto e sfilo dal fondo un ombrellone da spiaggia che Santina aveva ricevuto in regalo cambiando l'olio presso un distributore di carburante. Non è mai stato aperto e l'occasione mi pare un tantino strana per farlo ora dopo così tanti anni. Ho anche un ombrello normale, ma così facendo speravo di dar riparo anche agli altri quattro amici. Resto un po' deluso nel vedere che la superficie di copertura non è poi così generosa come mi aspettavo. Poco male, non piove troppo forte.

Passeggiamo fino in fondo alla via, dove scorgiamo nel buio la sagoma dell'austero castello. Il disordinato cantiere, visto in precedenza, lascia ora il posto ad una regolare cinzione. Penso che qualche volta sarebbe bello tornare a vederlo col sole e non sempre di notte alla fioca luce di un lampione che rischiara un poco le tenebre.

Il muggito di qualche vacca che proviene da una delle stalle adiacenti sembra volerci spronare ad andare a letto. Quando ci salutiamo è passata da pochi minuti la mezzanotte. Non ritorno verso Brescia, ma scendo verso Cremona dove mi aspetta Maria Luisa.

Cerco di viaggiare lentamente nel buio della notte, ma l'auto sembra aver fretta di arrivare. Mentre sto giungendo nei pressi di uno dei tanti paesini di campagna che mi separano dalla città, m'imbatto in un grosso leprotto che proviene lesto da destra. Ha la precedenza e con una brusca frenata lo lascio passare. Per associazione d'idee mi viene in mente il titolo di un bel film visto in gioventù: "Corsa della lepre attraverso i campi".

In un attimo sono a destinazione. Non è troppo tardi e vedo ancora gente che si muove per le vie del centro. Cercando di non far troppo rumore salgo in casa. Mi piace muovermi al buio, ma Maria Luisa ha lasciato accesa la luce del mio comodino e così non devo sfoderare le mie doti di micio. Lei ha il sonno leggero e sentendomi arrivare si sveglia. Trovo ad accogliermi il suo assonnato sorriso che copro subito con un bacio.

Ora il letto accoglie anche me. Solo lo spazio di una breve preghiera. C'è tempo domani per raccontarci le nostre emozioni della giornata. Buonanotte, amore mio.

domenica 29 marzo 2009

Brasato con polenta


Sono ancora un po' assonnato in questa domenica pomeriggio di fine marzo. Non ho voglia di grandi discorsi impegnativi, che magari verranno ugualmente da sé. Lascio quindi scorrere liberamente le dita sulla tastiera del PC, mentre qualche pensiero prende lentamente forma nella mia mente.

Quelli delle previsioni meteo ci avevano preannunciato un fine settimana piovoso, come poi è stato. Per il pranzo domenicale avevo deciso di preparare un brasato con polenta. Lo faccio secondo una ricetta tutta mia in deroga all'ortodossia culinaria. Si dovrebbe lasciare la carne in infusione per parecchie ore. Non l'ho mai fatto. Al massimo, per accorciare i tempi, sono arrivato a fare iniezioni di vino con una siringa, dopo averlo letto su una rivista che riportava l'intervista di un cuoco milanese d'avanguardia.

La cucina è creatività e, quando si ha confidenza, si finisce per trasgredire fin troppo facilmente quelle che sono le regole consolidate sperando comunque che il risultato sia altrettanto buono.

Dopo aver fatto soffriggere in un po' di olio e burro abbondante cipolla, aglio, prezzemolo, sedano bianco e carote finemente tritati, ho messo nella capiente pentola due pezzi di carne a rosolare. Un pezzo più grande di cappello di prete ed una parte più piccola di manzo meno pregiato. Quando cominciava a prendere colore ho aggiunto un bicchiere e mezzo di buon barbera ed una piccola scatola di polpa di pomodoro. Ho regolato il tutto, come si usa dire sui ricettari, con un po' di dado granulare, un pizzico di cannella, noce moscata sale pepe e peperoncino ed abbondante acqua fino a sommergere completamente la carne. Così a naso, "senza guardare", come faceva la mamma di Daria Bignardi di cui abbiamo letto nel suo recente libro.

Per aumentare un poco la consistenza ho aggiunto tre piccole patate. Rimestavo di tanto in tanto con un cucchiaio di legno in modo che la carne prendesse bene la cottura da ogni lato. L'ho lasciata cuocere così a fuoco lento per oltre due ore e mezza nella serata di sabato, che solitamente passo guardando in tv la trasmissione "Che tempo che fa".

Questa mattina ho tolto la carne e con il frullatore ad immersione ho tritato le verdure in modo da rendere il tutto omogeneo, senza troppo zelo perché qualche pezzettino allo stato naturale a me non dispiace. Dopo averla affettata per il verso giusto, ho immerso nuovamente la carne in pentola affondandola accuratamente nel suo denso brodo di cottura.

Al termine della messa son tornato lesto verso casa ed ho preparato l'immancabile polenta d'accompagnamento. Mancava Andrea che era impegnato in ritiro con gli adolescenti della parrocchia. Nonno Luigi ha preso il suo posto a tavola e ci ha intrattenuto allegramente con i suoi discorsi. Non sono mancati i complimenti di rito che riporto soltanto per dovere di cronaca, casomai qualcuno avesse nutrito qualche dubbio circa il buon esito del mio impegno in cucina.

Il barbera stappato la sera prima ha allietato il nostro pasto. Ne ho versato un goccio anche ad Alessandra e le ho racconto di quando, poco più che diciottenne, mi trovavo al Gottolengo di Torino per un'esperienza di servizio ai malati. Al reparto San Vincenzo avevo conosciuto l'affabile Gaetano che, nonostante la sua diversa abilità, si dimostrava uomo di mondo. Il giorno che me ne andai tolse dal suo armadietto una bottiglia di barbera e la stappò in mio onore come segno di gratitudine e di amicizia.

Ho bevuto altri barbera nella mia vita, ma quel gusto un po' frizzantino non lo avevo mai più riassaporato finché ieri sera non ho stappato quella bottiglia prelevata poche ore prima dallo scaffale del nostro supermercato.

sabato 7 marzo 2009

Otto marzo


Oggi è stata una gradevole giornata pre-primaverile. Ho vinto la pigrizia che di solito mi prende nel fine settimana ed ho proposto a Maria Luisa di uscircene per una passeggiata nel tiepido sole del primo pomeriggio.

Ci siamo incamminati verso la zona collinare denominata Campiani. Mano nella mano abbiamo attraversato il quartiere e siamo passati davanti alla chiesa parrocchiale di Urago Mella. Le campane a morto ci preannunciavano un funerale. Ci siamo dati braccetto per un maggior contegno esteriore mentre camminavamo sul sagrato della chiesa. La cerimonia era ormai conclusa ed il breve corteo stava già muovendosi in direzione del cimitero, mentre poche persone anziane si attardavano ancora sul piazzale.

Indico alla moglie l'edificio più piccolo della pieve antica che sorge proprio a fianco della nuova chiesa. Il suono delle campane proviene dal campanile del vecchio edificio e la cosa desta in me un certo stupore perché pensavo fossero ormai in disuso.

Il nostro cammino prosegue, in verità non troppo spedito. Attraversiamo le vie del vecchio borgo su cui si affacciano tanti cascinali ristrutturati, presumibile dimora di benestanti, a giudicare dalle autovetture parcheggiate nei silenziosi cortili.

Lasciato l'asfalto, ascendiamo ora lungo una ciottolosa strada. Vien voglia di togliersi il maglione ed arrotolare le maniche della camicia. Maria Luisa sfoggia una candida maglietta con lo stemma del collegio Ghislieri di Pavia dove ha studiato. Mi viene in mente che, durante il cenone di fine anno, dall'amica Flavia avevamo fatto il proponimento di fare un salto a Pavia durante la prossima festa del primo maggio. Mando un SMS a Flavia per rammentarle la proposta.

Volgendoci indietro, attraverso i rami ancora spogli, riusciamo ormai a scorgere in distanza quasi tutta la città. Nel clima gradevole di questo pomeriggio ogni tanto ci facciamo raggiungere da qualche camminatore più lesto di noi, nonostante l'aspetto tradisca un'età più avanzata. Non abbiamo fretta. Ci lasciamo piacevolmente sorprendere da qualche farfallina che svolazza qua e là e dal frusciare delle lucertole lungo il sentiero. E' lo stesso che in gioventù avevo percorso con Santina ed altri pochi amici fino a Santa Maria del Giogo, sopra il lago d'Iseo. Il sentiero delle tre valli bresciane facilmente riconoscibile per le due strisce di colori sovrapposti: il bianco e l'azzurro, come quelli della squadra di calcio della nostra città.

Chiacchierando amabilmente, con qualche tenera effusione quando non incrociamo altri passeggiatori, arriviamo in cima e la vista dall'alto apre il nostro cuore alla gioia. Giunti nel punto in cui i vari sentieri s'incrociano decidiamo di fermarci. Lì nei pressi c'è uno spiazzo con un roccolo per cacciatori. Le gabbie son tutte vuote. Maria Luisa getta il maglione per terra e si stende al sole, con il viso protetto dall'ombra di un piccolo cespuglio.

Non sono vestito così sportivamente da potermi permettere la stessa mossa. Recupero un masso, non troppo grande da poter essere spostato con una sola mano. Nell'altra tengo il maglione che non ho voluto allacciare in vita per non stiracchiare le maniche. Mi accorgo che quella candida pietra di origine calcarea mi lascia i polpastrelli imbiancati ed allora vi poso sopra un fazzoletto. Poi mi siedo dando sollievo alle gambe e mi godo la vista in lontananza del monte Guglielmo scintillante per le recenti nevicate.

Ci vien voglia di condividere la gioia di quel momento con qualche amico ed allora apriamo il cellulare e chiamiamo Emanuela e Gianni. Anche loro stanno passeggiando nel parco vicino a casa, spinti fuori da questo bel sole di marzo.

Qualche attimo ancora ed è già ora di scendere. Il ciottolato rende la discesa un tantino scomoda. La suola non troppo spessa delle mie scarpe non ammortizza bene le asperità del percorso. Ma la piccola pena non dura a lungo ed in breve ritorniamo a pestare l'asfalto.

Facciamo una piccola sosta in un bar del quartiere, dove ci ristoriamo con un buon thé caldo.

Domani sarà l'8 marzo. Festa delle donne e di tutti gli uomini che le amano.