Translate

giovedì 8 novembre 2007

Non solo soldi

L'ho rifatto. E' la seconda volta che chiedo un permesso aziendale per scrivere sul blog in orario di lavoro.

Ieri sera sono stato nuovamente a cena con i miei compagni di classe. Questa volta c'era anche don Felice Bontempi rientrato in Italia per un lungo periodo di vacanza e quindi non potevo mancare. Qualche attento lettore si ricorderà di lui per averne parlato in un precedente post (http://piccola-anima.blogspot.com/2007/03/sui-passi-di-pollicino.html) in cui illustravo l'iniziativa che ha portato alcuni dei miei compagni a costituirsi in associazione e fondare una ONLUS. Il progetto, nato in collaborazione con don Felice, sta andando avanti e su http://www.suipassidipollicino.it potete leggere altre informazioni e vedere alcune immagini.

Quasi per caso, (anche se nulla accade per caso, come ho imparato bene in questi ultimi tempi) mi sono trovato a sedere proprio accanto a don Felice. Avrei voluto cedere il posto ad altri amici che lo conoscono meglio, ma lui ha insistito perché restassi dov'ero. Fra un boccone di pizza e l'altro ho quindi avuto la possibilità di ascoltare alcune delle iniziative in cui si è trovato coinvolto in Brasile dove svolge il suo lavoro di missionario da ormai più di trent'anni.

Nelle zone rurali del Brasile i bambini non venivano mandati a scuola. Don Felice era in possesso di un camioncino e quindi ha scelto una delle tante comunità e per un paio d'anni si è preso la briga di portare a studiare un gruppo di ragazzi. Al termine di questo periodo ha comunicato che non avrebbe più continuato in questa attività di scuolabus. In seguito alle proteste dei genitori il sindaco del paese è riuscito a convincere don Felice a prolungare il servizio per un altro anno. Poi l'amministrazione pubblica si è dotata di mezzi propri ed ha continuato questo servizio. Negli anni successivi anche altre comunità, che non volevano essere da meno, hanno chiesto ed ottenuto dalle loro amministrazioni comunali lo stesso servizio.

Un'altra fetta di pizza e poi la narrazione prosegue con un altro racconto. Avendo visto i contadini svolgere il lavoro muniti di semplici zappe, decise di scrivere a diverse persone influenti per ottenere i finanziamenti per acquistare un trattore. Fra queste persone rispose solo Giulio Andreotti che tramite l'ambasciatore disse che potevano andare dove volevano a comperare il trattore e lui avrebbe provveduto a pagarlo. E così è stato. Giulio Andreotti scrisse anche che sarebbe andato a trovare don Felice, ma poi in seguito fu costretto a rinunciare per subentrati impegni di governo. Il trattore avuto in dono e messo a disposizione dei contadini per arare meglio i loro terreni fece nascere il desiderio di acquistarne altri da parte delle amministrazioni comunali. In seguito quasi tutti i paesi vicini ne avevano un paio da dare in uso ai coltivatori a prezzi di favore.

Per essere maggiormente incisivo don Felice si era buttato anche in politica, ma poi con l'uccisione del suo segretario e l'arresto di altri collaboratori è stato costretto a rinunciare. Decise allora di finanziare gli studi di alcuni bambini dicendo che il loro obiettivo sarebbe stato quello di vincere le elezioni nel 2015. Tanti di questi ragazzi sono ormai diventati adulti, si sono laureati e già oggi hanno vinto le elezioni e stanno cambiano le cose dal di dentro.

Mentre la pizza sta per finire rivolge a tanti di noi l'invito di andarlo a trovare. Ci dice di pensare solo al costo del viaggio, ma una volta là saremo suoi ospiti graditissimi, come lo è stato Luciano, il carabiniere, uno dei soci fondatori della ONLUS.

Gli accenno alle mie adozioni a distanza e gli dico che è bello andare a vedere, ma forse si dovrebbe rinunciare e mandare i soldi del viaggio per aiutare ancora di più. Con mia sorpresa dissente e dice che non è tanto importante il denaro, ma conoscere ed operare un interscambio. Mi sento punto sul vivo. Appena arrivato all'incontro avevo consegnato a don Felice una busta con un po' di soldi, come viatico per la sua missione.

Sento che ha ragione. Faccio un'offerta, magari anche generosa, ma il mio cuore è distante. In questo mondo sedicente globale ed interconnesso non conosco proprio nulla di questi miei fratelli brasiliani. Ho la pretesa di dare a loro, quando loro invece potrebbero restituirmi molto di più in cose che non si consumano.

Sopra di noi i politici si dibattono inutilmente in demagogiche questioni relative all'espulsione di cittadini stranieri e così prendono fiato incapaci di far fronte ai veri problemi del nostro paese. Nulla si sa di quanto avviene fuori dai nostri confini. Don Felice mi ha raccontato anche di una quindicina di ospedali che sono stati costruiti in Brasile finanziati dai bresciani. Mi parla di tante altre iniziative che con il governo presieduto da Silvio Berlusconi si son viste mancare dall'oggi al domani i fondi necessari per essere portate avanti. Ora il governo Prodi vorrebbe rivedere questa cosa, ma la destra preme sostenendo che i soldi devono restare in Italia. Un ragionamento molto miope. Ed intanto la gente va per un'altra strada e non fa nulla. Chi da noi ha voglia di far studiare i bambini perché un domani siano la nostra nuova classe dirigente?

martedì 9 ottobre 2007

Ringraziamento finale

Al termine della celebrazione per il nostro matrimonio, Maria Luisa ha pronunciato queste parole di ringraziamento.

"Il Signore è il mio Pastore: non manco di nulla".
Con questa fede in Lui vogliamo esprimere il nostro povero, ma sincero grazie a chi ci ha sostenuto e ci sostiene nel nostro percorso di quotidiana scoperta di una vita che, nella gioia e nel dolore, è sempre un tesoro prezioso. E un grazie è per tutti quelli che hanno partecipato, in vario modo, a questa cerimonia. In particolare vogliamo ricordare:
  • Maria, la nostra Madre celeste, che ci ha fatto incontrare.
  • Andrea ed Alessandra, che sono per noi germe di speranza e grande fiore di autentica bontà.
  • I nostri genitori, presenti e non, che ci hanno dato un esempio silenzioso e credibile di come l’amore di Dio possa ogni giorno tradursi in amore umano e in tenerezza; e, con loro, i nostri fratelli, generosi e cari.
  • I familiari di Santina e Santina, per la loro testimonianza sorprendente di bontà ed altruismo.
  • I nostri testimoni, che ci hanno accompagnato in questa prima fase della nostra storia.
  • Flavia, amica cara e saggia.
  • I lettori e i Sacerdoti che hanno celebrato questo rito e ci hanno preparato al matrimonio, incoraggiandoci. I Parroci e le comunità di S. Agostino e S. Spirito, ed in particolare il gruppo dei cantori di S. Spirito, che ha allietato questa cerimonia, e Don Giuseppe, che ha suonato l’organo.
  • I colleghi miei e di Romano, cui siamo sinceramente affezionati, gli alunni che ho incontrato e incontro nel mio cammino, che ci comunicano ogni giorno l’entusiasmo e la voglia di vivere.
  • Tutti gli amici e le amiche di scuola, di Casalbuttano, del Gruppo Giovanile, e tutti i presenti, conosciuti in tante tappe della vita, che hanno contribuito con un sorriso, una lacrima, un gesto di bontà o una parola alla nostra gioia di oggi.

GRAZIE!

Scene da un matrimonio


Prima che la memoria perda consistenza voglio raccontare, così come mi suggerisce il cuore, alcuni degli eventi che hanno avuto come perno la celebrazione del nostro matrimonio.

Col desiderio di preservare l'intimità ed il raccoglimento, Maria Luisa ed io abbiamo fatto precisa scelta di limitare il numero degli invitati alla cerimonia. La mia generosa sposa però ha voluto convocare in tempi diversi i numerosi amici, conoscenti e parenti per condividere la gioia di questo momento. Ben conscia dell'alto numero di persone coinvolte, ha cominciato ad organizzare pranzi e cene fin da giugno. Ad alcuni di questi incontri conviviali ho partecipato anch'io. Ad altri la mia presenza è stata solamente spirituale.

L'ultimo di questi festeggiamenti, da noi impropriamente battezzato come addio al celibato, si è tenuto la sera del 6 settembre. Inizialmente ho avuto modo di sentirmi un poco in imbarazzo per non essermi vestito di tutto punto come tanti fra gli invitati. Aveva organizzato tutto Maria Luisa e mi ero fatto l'idea di una cosa più informale. Poi questa sensazione di disagio è sparita. In realtà è stato un vero e proprio assaggio del matrimonio e già quella sera abbiamo cominciato a sperimentare la grazia e la gioia dei giorni successivi. Per forza di cose non c'è stato modo di parlare diffusamente con tutti, ma con alcuni si è potuto toccare anche argomenti meno banali e di circostanza. In seguito ci sono giunte numerose attestazioni di gratitudine per la lietissima serata che ha offerto a molti l'occasione di rivedersi dopo tanto tempo.

Il giorno seguente, vigilia della celebrazione sacramentale, si è aperto per me con la confessione. In quest'incontro con Dio volevo presentare soprattutto la mia riconoscenza e gratitudine per quello che avrei vissuto l'indomani. Invece è stato occasione di qualche lacrima riconoscendo le debolezze di sempre.

Nel pomeriggio sono tornato a trovare il mio barbiere di un tempo. Ultimamente ero solito frequentare le parrucchiere del centro commerciale vicino a dove lavoro. Non c'era stato un motivo importante per questo cambiamento. Probabilmente la possibilità di recarmici durante la pausa pranzo ed il desiderio d'incontrare un volto femminile in quei terribili anni di vedovanza l'hanno avuta vinta su una consuetudine ed amicizia che dura fin dall'infanzia. Ma in agosto, quando sono andato al mare a Roseto con la famiglia, con grande sorpresa ho ritrovato nella nostra stessa pensione proprio il mio barbiere di sempre. Gli annunciai il nostro imminente matrimonio e nessuno dei due spese parole riguardo alle mie defezioni degli ultimi tempi. Fra me pensavo che sarei potuto tornare da lui per farmi sistemare i capelli per il lieto evento. E così è stato. Venerdì pomeriggio mi sono presentato sulla porta del suo negozio ed ho chiesto il solito taglio prenotandomi inoltre per il mattino seguente in modo che mi desse l'ultima sistemata.

La notte della vigilia è trascorsa tranquillamente. Maria Luisa ed io ci siamo sentiti solo telefonicamente sciogliendo le ultime tensioni, dovute ai preparativi, in pensieri di speranza ed augurio di reciproca felicità.

Ed è venuta l'alba dell'8 settembre dopo una notte, almeno per me, di buon riposo. Prima delle 8 mi son recato dal mio barbiere per farmi pettinare i capelli. Non era ancora l'ora, ma il negozio era già aperto. Ho insistito per prenderci un cappuccino al bar lì a fianco, ma contrariamente al mio volere l'ha offerto Ferruccio come compensazione per quel caffè che al mare non siamo mai riusciti a prendere insieme.

Tornato a casa ho sollecitato, probabilmente un po' troppo bruscamente, i ragazzi perché si sbrigassero a vestirsi e poi via in macchina alla volta di Cremona. La cerimonia era fissata per le 11. Brescia non è distante, ma lo sposo non deve farsi aspettare ed io mal celavo una certa impazienza. Raccolto per questioni logistiche anche un nipote, siamo giunti a casa di Maria Luisa con un certo anticipo rispetto all'orario convenuto. Com'è consuetudine, avevamo scelto di non vederci prima della cerimonia. Mentre cominciavo ad indossare l'abito, Alessandra che non sottostava a questa restrizione ed aveva visto la sposa, mi è venuta a dire che Maria Luisa stava benissimo ed era bellissima.

Dopo non molto, terminata la vestizione ed ottenuto il bouquet, con al seguito i figli e mio nipote, sono uscito per andare in chiesa ad attendere i parenti che man mano sarebbero arrivati. La scuola antistante era animata da alcuni studenti di Maria Luisa che sicuramente volevano vedere l'uscita della loro prof.

Alla chiesa c'erano poche persone. Sono entrato un attimo per posare alcuni libretti che avremmo poi utilizzato per la celebrazione del rito. In un angolo appartato scorgo una signora. Mi viene naturale salutarla anche se non la conosco. Le sorrido e lei ricambia il saluto. Esco e mi fermo davanti al portone d'ingresso. Dopo poco quella signora mi si avvicina e quasi sussurrando mi dice che la persona che sto per sposare è una bravissima persona e che lei la conosce bene. Le rispondo che ne sono sicuro, non ho dubbi. Eppure penso a questa conoscente come ad un angelo che voglia farmi coraggio, casomai ce ne fosse bisogno.

Poi man mano mi perdo negli sguardi gioiosi, negli abbracci delicati, nei baci affettuosi dei numerosi amici e parenti, miei e della sposa che via via s'infittiscono. Manca ancora qualche minuto alle 11 e la sposa già arriva in auto condotta dal fratello. Quando Maria Luisa mi sfila davanti nella sua utilitaria di recente acquisto, provo un sussulto e freno a stento la commozione che m'induce alle lacrime. Le vado incontro. Le porgo i fiori e la bacio sulle gote.

Entriamo in chiesa. Io accompagnato dalla mamma di Santina che ha risposto con generosità al mio invito; Maria Luisa a fianco del fratello Federico, perché papà Dario assiste dal cielo.

Il rito inizia e prosegue in pieno raccoglimento come nostro desiderio. L'organo accompagna discreto l'introduzione. Alcuni miei parrocchiani, che con nostra sorpresa hanno deciso di partecipare, allietano col canto ed il suono della chitarra i momenti centrali della messa. Davanti a tutta la comunità abbiamo detto il nostro sì che ci ha uniti per la vita.

All'uscita ci attende un bagno di folla gioiosa e festante, ma mai quanto noi due. Ce ne vuole prima di riuscire a congedare tutti ed avviarci con una cerchia ristretta di parenti ed amici per il pranzo di nozze.

Il pomeriggio passa velocemente in serenità, cercando di dedicare un momento d'attenzione ed un saluto ad ognuno.

Terminato il pranzo, lasciamo l'agriturismo e ci dirigiamo, Maria Luisa ed io soli, verso il cimitero per portare alcuni fiori alla tomba di famiglia e recitare una preghiera per il papà defunto. Poi di nuovo in macchina verso il ricovero dove alloggia mia madre. Le avevo promesso che, se ci sarebbe stato spazio, saremmo andati da lei col vestito di nozze. La malattia non le ha consentito di gioire pienamente per la nostra visita, ma noi abbiamo gradito l'applauso spontaneo e festante degli altri ospiti, che seduti a tavola, hanno tramutato la loro sorpresa in un corale evviva.

Per il viaggio di nozze a Parigi abbiamo aspettato ancora qualche giorno in modo da consentire ad Alessandra di ambientarsi un poco con le novità della scuola superiore. I ragazzi sono stati bravi e se la sono cavata egregiamente anche in nostra assenza.

Ed ora eccoci di nuovo qua. Non tutto il miele è finito ed il segreto è serbarne sempre ancora un poco.

domenica 30 settembre 2007

Noi sposi

Tutto è andato bene. Amici e parenti hanno contribuito a rendere meraviglioso il nostro matrimonio. Abbiamo provato una grande gioia nel sentire Dio a noi vicino nell'intimo del cuore, nel sorriso e nell' abbraccio di tutti i presenti.

L'album con le foto ricordo di noi sposi non è ancora pronto, ma di seguito ci mostriamo in un paio di istantanee.


sabato 25 agosto 2007

Uniti per la vita

Ormai ci siamo. Mancano solo due settimane e poi Maria Luisa ed io saremo uniti per la vita.

Con un poco d'affanno ci accingiamo a preparare le ultime cose e tu, mia dolce sposa, ti stai facendo maggiormente carico delle varie incombenze che ancora restano.

Il nostro percorso l'abbiamo fatto ed ora siamo pronti per una nuova partenza. Chissà cosa ci riserverà il domani. Sicuramente tante cose belle, altre meno, ma domandiamo a Dio la Grazia di accogliere sempre ogni cosa nel miglior modo possibile.

Tante persone ci sono vicine ed hanno fatto sentire forte il loro tributo d'affetto, di stima e d'incoraggiamento. A loro va il nostro grazie e l'augurio di tanta felicità per tutti quanti.

C'è un tempo per piangere ed un tempo per ridere, come dice Qoelet. Indubbiamente questo è il tempo della gioia , anche se scherzosamente qualcuno per la circostanza ci ha fatto le condoglianze.

Eppure forse non sono del tutto fuori luogo perché spesso capita che il matrimonio diventa poi la tomba dell'amore. Non sia così per noi.

GRAZIE.

domenica 22 luglio 2007

Solitudine


Sui biglietti di partecipazione per le nostre nozze Maria Luisa ed io abbiamo fatto stampare la seguente frase.

Desideriamo che la gioia del nostro matrimonio possa trasmettersi a tutti voi ed anche a chi non vive nella serenità ed ha problemi.
Per questo saremmo felici di sapere che avete devoluto in beneficenza quanto pensavate di destinarci come regalo.
Se volete, potete farci partecipi della vostra iniziativa.

Ieri pomeriggio ha telefonato mia suocera per un suggerimento circa la destinazione di questa oblazione. Per scelta non ho voluto darle nessuna indicazione precisa appoggiando invece le proposte che via via andava facendo in autonomia.

Proseguendo la piacevole chiacchierata mi parlava di un'anziana conoscente che l'aveva chiamata per avere un poco di latte a negozi ormai chiusi. Non è difficile pensare che quella in realtà fosse una scusa per fare due parole e sottrarsi così a quello stato di solitudine che tanti anziani patiscono in ogni periodo dell'anno, ma soprattutto nei mesi estivi.

Poi nel pomeriggio ho ricevuto la visita di una delle mie vicine che veniva a portarmi la sua quota per le spese condominiali. Era raggiante e felice per aver trovato nella buca delle lettere il cartoncino con l'annuncio delle nostre nozze. Questa stessa vicina, con una punta di orgoglio, mi aveva confidato lo scorso anno che di lì a pochi giorni avrebbe celebrato col marito il suo cinquantesimo anniversario di matrimonio. Oltre alle mie felicitazioni non avevo potuto nascondere un poco di rammarico per un traguardo che a me non sarebbe toccato. Quello probabilmente no, anche se non si può mai dire, ma un nuovo percorso di vita a due, contro ogni aspettativa, stava già germogliando.

La briosa vicina nel continuare il discorso sul matrimonio aggiungeva che l'amore dei figli è grande, ma è ancora dallo sposo che si riceve un complimento gratificante, una parola d'incoraggiamento in un momento di stanchezza. Lei lo dice sempre alle sue amiche anziane ed anche a quelle più giovani: "tenetevi strette il vostro marito".

Per parte mia aggiungevo che comunque, in ogni caso, anche quando le cose sembrano andar male, vale sempre la pena di investire sul proprio coniuge e sforzarsi di ritrovare motivi d'intesa anziché rivolgere lo sguardo altrove.

In questi mesi di vacanza capita spesso di vedere, al mare od in montagna, spose sole con al seguito i figli e magari anche i nonni. Ed i mariti dove sono? Rimasti in città ad occuparsi del lavoro? Bisognerebbe trovare il modo di trascorrere le ferie insieme anziché farne ottima scusa per momenti di reciproca evasione alla ricerca poi di chissà quale emozione che non ha pari con quella che possiamo provare per chi ha condiviso con noi la buona, ma anche la cattiva sorte, la salute, ma anche la malattia. E' un fisico più aitante che distoglie il nostro sguardo e fa nascere in noi un cuore diviso? E' lo sbandamento di mezza età che coglie noi uomini e ci fa pensare o meglio temere di aver perso il lato migliore della vita? E' un qualche desiderio di eterna giovinezza che spinge voi donne a stuzzicarci e sentirvi così ancora desiderabili e desiderate come in gioventù?

Poi un giorno ci sediamo e ci rendiamo conto che ci siamo affannati tanto a cercare quello che avevamo già lì accanto a noi.

domenica 24 giugno 2007

Fragoline di bosco

Non ho niente da dire. La sazietà ed il benessere uccidono l'artista ed il poeta. Chi sente il capo
schiacciato dalla malvagità dell'oppressore si dibatte nel tentativo di scrollarsi di dosso il peso che l'opprime. Non c'è rivoluzione senza tirannia, non c'è rivolta senza ingiustizia. Un mondo in pace sa di noia mortale. Ma non c'è pericolo: l'uomo non è fatto per la vita tranquilla equa e solidale.

Dopopranzo ho portato Maria Luisa in montagna. Volevamo fare un salto a trovare papà. Avevo in serbo per lei la visione di alcuni luoghi che ancora non conosce. Prima di arrivare al paese abbiamo fatto una deviazione verso il piccolo laghetto di Bongi. Chi non è delle nostre parti non può conoscere questa esigua riserva d'acqua per una delle tante centrali giù in fondo alla valle. Ci siamo arrivati con calma, senza fretta, assaporando il piacere del viaggio con la piacevole compagnia di noi stessi.

Abbiamo lasciato l'auto nel solito spazio dove la parcheggiavo anche gli anni passati quando ci venivo con Santina ed i figli piccoli. E' stato bello vedere dall'alto lo specchio d'acqua per ampio scorcio. Una volta la fitta vegetazione ne impediva la visione. Giù in basso, sulle sponde, ci siamo fatti il bagno nei sali d'argento. Chi non ha visto quel film non può capire ed un po' di mistero non guasta.

Mano nella mano ci siamo incamminati lungo la vecchia strada che conduce al fienile di papà. La frondosa volta del bosco era per noi riparo dalla calura pomeridiana ed insieme strizzava l'occhio al nostro incedere estatico ed intimo.

Lo sguardo in basso per mettere i piedi all'asciutto ed evitare di sporcarci le scarpe nei tratti ancora umidi per le recenti piogge. Fra il verde alcuni puntolini rossi calamitano la nostra attenzione. Fragoline di bosco, minuscole, ma dense di gusto per il nostro diletto. Piccoli cuoricini come viatico sul nostro cammino. Il benessere non dev'essere poi tanto diverso da questo.

Attraversando per piccolo tratto il bosco di proprietà raggiungiamo poi la piccola radura dove il fienile solitario è testimone austero delle stagioni che colorano la valle sul cui fondo noi ora ci troviamo. Leviamo lo sguardo in alto e scorgiamo le case periferiche del paese paterno. Tutto questo un giorno sarà nostro, ma lo è già. Non per possederlo. Bensì per amarlo ed averne cura, se non l'avremo ceduto a qualcun altro per poco denaro.

Qualche altro passo nel verde prato, un giro intorno all'edificio, quasi per controllare che tutto sia in ordine anche se ormai nessuno se ne cura più di tanto. Un bacio sotto le fresche frasche. Il rammarico di non aver portato al seguito una coperta da picnic, un saluto ai signori del fienile appresso ed è già ora di rientrare per passare da papà.

Poi per strada altre fragoline di bosco ammiccano e noi ci chiniamo a raccoglierle.

martedì 12 giugno 2007

Patente di Guida


Oggi Andrea ha superato l'esame per il rilascio della patente di guida. I miei migliori auguri perché ne faccia buon uso.

sabato 5 maggio 2007

Caleidoscopio

Qualche giorno fa Alessandra ha compiuto gli anni e Maria Luisa le ha regalato un caleidoscopio. A chi non piace guardarvi dentro ed ammirare le simmetriche composizioni colorate che magicamente compaiono ruotando lentamente il tubo in direzione della luce? In genere non ci si sofferma più di tanto, ma sempre con stupore e meraviglia si gira fra le mani questo cilindro che non contiene altro che specchi e frammenti colorati.

Sono appena tornato da una visita alla mamma. Ieri papà mi aveva detto che l'altra notte si era strappata la PEG e lunedì prossimo la porteranno all'ospedale. Confesso di aver fatto qualche pensiero triste sulla sua sorte perché so che da quel tubicino mamma si alimenta e nonostante questo negli ultimi mesi è continuamente calata di peso. La sua è una malattia degenerativa e le prospettive non sono delle migliori, ma da quando è al ricovero l'abbiamo vista abbastanza stabile. Ultimamente le portavamo anche un poco di gelato della nostra rinomata Cremeria Italia ed ha cominciato a mangiarlo con una certa golosità. Morbido, cremoso, fresco. Dev'essere stato un sollievo per la sua gola secca ed impastata. La cosa non è passata inosservata alle infermiere ed un giorno durante una visita siamo arrivati proprio mentre terminavano di somministraglielo. Personalmente sono molto contento di queste attenzioni spontanee nei confronti di mamma. E' il loro lavoro, sicuramente. Ma la differenza che passa tra le cose fatte per dovere e quelle per amore è grande. La dottoressa oggi mi ha detto che sta riprendendo a mangiare anche altre cose e questo ci rende contenti.

Quando nei mesi scorsi diedi il consenso per l'applicazione del sondino gastrico (PEG) ricevetti alcune critiche dai parenti perché secondo loro questo avrebbe contribuito a tenere in vita mamma in uno stato vegetativo prolungandole inutilmente la sofferenza. La durata dei nostri giorni non la conosciamo. Sono contento della scelta che abbiamo fatto. Quando stamane papà ha detto che secondo lui mamma è bene assistita, gli ho risposto che mai una volta ho dubitato di questo.

Mi rendo conto che la distanza da casa c'impedisce di vederla tutti i giorni e ci richiede qualche sforzo maggiore per visitarla con una certa frequenza. Mi rendo anche conto del disagio per i parenti anziani e non tutti in grado di viaggiare in automobile autonomamente, ma la comodità dev'essere per mamma e non nostra di andarla a trovare. Eppoi viaggiando con papà abbiamo occasione di passare del tempo con lui che ora si ritrova più solo.

Attraverso un tubicino abbiamo preso forma nel grembo di nostra madre. Attraverso un tubicino ci alimentiamo ancora oppure ci dissetiamo nella calura dell'estate. Attraverso un tubicino di specchi e colori vediamo che la vita è bella e merita di essere vissuta.

sabato 14 aprile 2007

Davanti al bar


Dopo diverso tempo che non lo facevo, questa mattina sono tornato a prendermi un cappuccino con brioches al bar della pasticceria che in passato è già stata per me fonte di pubbliche riflessioni.

Mentre parcheggio l'automobile sul piazzale antistante, scorgo nei pressi dell'ingresso una giovane coppia che si scambia un appassionato lungo bacio. Lui la stringe fra le braccia e nella concitazione del momento arriva anche a sollevarla un poco da terra. Poi, mentre abbandono la vettura, incrocio lo sguardo di entrambi. Forse si sentono osservati, ma non sembrano scomporsi più di tanto perché evidentemente troppo presi dal loro sentimento. I loro occhi sembrano tradire una notte altrettanto appassionata. Continuando a sorridere entro nel locale ed ordino un cappuccino normale. Questa mattina ho bisogno anch'io di un po' di caffeina per tenermi desto. Eh sì! Aprile dolce dormire...

Mentre attendo che la gentile barista mi serva, non posso fare a meno di rimandare il pensiero indietro nel tempo. Esattamente un anno fa ieri, ricevevo da Maria Luisa il suo primo sorriso. Quella mattina eravamo entrambi in partenza per Lourdes e da quel giorno, come ben sa chi ha avuto la pazienza di leggermi su queste pagine, la nostra vita è cambiata. Oggi anch'io posso sostenere senz'invidia lo sguardo felice di due giovani innamorati.

Sì, perché anch'io ora sono di nuovo un uomo felice e sento di non aver bisogno nient'altro se non di poter continuare ad amare, come credo di aver imparato in questi ultimi anni.

Lo so che la vita ha i suoi cicli e, se abbiamo la fortuna di continuare a calpestare questo suolo, altra sofferenza, come un amaro calice, ci attende da bere. Ma se ci siamo dissetati a quella fonte, non avremo più sete. Come chi si accosta con fede all'acqua di Lourdes pregando di essere risanato nella mente e nel corpo e poi scopre, piangendo, che quell'acqua ha davvero il potere di guarire ogni malattia e ridarci la salute dell'anima.

venerdì 2 marzo 2007

Sui passi di Pollicino

Una di queste sere sono stato a cena con i miei compagni di classe. Alcuni di essi hanno dato vita ad un'associazione le cui finalità sono da me ampiamente condivise. Riporto di seguito il contenuto di un volantino di presentazione allegato al calendario realizzato con lo scopo di farne conoscere gl'intenti.

L'associazione "Sui passi di Pollicino - ONLUS" nasce su iniziativa di un gruppo di amici che, stanchi di guardare sempre e solo al passato vissuto insieme, hanno voluto iniziare a volgere lo sguardo anche al futuro dando un senso nuovo al proprio ritrovarsi.
L'Associazione persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale, esercitando la propria attività prevalentemente come sostegno morale ed economico in favore di persone e bambini disagiati che vivono in stato di emarginazione, soprattutto e non esclusivamente, in Paesi Esteri in via di sviluppo. In particolare si prefigge l'organizzazione, la gestione e la promozione di progetti di sviluppo e assistenza, in Italia e all'estero, destinati al miglioramento delle condizioni di vita delle persone disagiate, in particolare bambini.

Uno dei nostri soci fondatori ha ricevuto questa lettera da un amico, don Felice Bontempi, che opera in Brasile: "... in nessuno dei paesi della nostra regione (Valle del Jequitinhonha) c'è un metro quadrato di spazio libero per i bambini e i ragazzi al di fuori dei cortili delle scuole che chiudono, inesorabilmente, il venerdì sera per riaprire il lunedì mattino; come a dire che tutto il tempo libero di un minorenne deve consumarsi o in casa o nella "rua"... mi è nata l'idea di costruire un parco aperto per i bambini al Centro Santa Lucia in quel di Itaobim... Se l'ambiente educativo di un bambino si riduce alla strada non possiamo certo pretendere di raccogliere buoni frutti e mentre si moltiplicano le iniziative per aiutare gli "sviati" non si fa quasi nulla per impedire che lo diventino... Il progetto prevede un ampio spazio destinato ai bambini accompagnati, o non, dai loro genitori, ma sempre con la presenza di educatori formati "ad hoc"... Voglio far notare che abbiamo già il terreno e le pietre per la costruzione. Potremmo anche dare un nome al progetto: "Salviamo il piccolo Mosé prima che le acque lo inghiottano".

Questo è il primo progetto che la nostra associazione si accinge a sostenere e mantenere per almeno cinque anni. Ci impegnamo anche a tenere debitamente informati e documentati i sostenitori circa lo stato di avanzamento del progetto in modo da offrire sempre la massima trasparenza e visibilità.

Per informazioni:
Borghetti Luciano cell. 333 3011089
Mazzotti Maurizio cell. 335 6833575
Zanelli Piero cell. 338 4507012

Per le eventuali donazioni:
Conto corrente n°al: CC8500219286
ABI: 03075 - CAB: 02200 - CIN: P
Intestato a "SUI PASSI DI POLLICINO - ONLUS"
Presso Banca Generali, Filiale di Trieste (TS)

sabato 3 febbraio 2007

L'intervista


Marta è un'amica di Maria Luisa ed ora è anche amica mia. Recentemente ha rilasciato un'intervista ad una radio locale della sua città. Ho letto il testo dell'intervista e l'ho molto apprezzato. Volentieri lo ospito riportandolo di seguito.


Domanda: Di che cosa deve essere capace una famiglia che è chiamata ad accogliere la nascita di un figlio disabile?

Risposta: Passato il primo e umano disorientamento che fa dire “Perché proprio a me”, i genitori devono cercare di non sentirsi colpevolizzati per quanto è successo al loro bambino e quindi non considerarsi genitori di serie B. Al contrario dovrebbero pensare, anche se questo procedimento mentale implica e richiede un retroterra di fede: ”il Signore si particolarmente fidato di me perché mi ha affidato questa creatura del tutto speciale”. Da qui parte e si sviluppa l’accettazione, che non è un procedimento semplice perché non ci si accetta una volta sola, per sempre, ma tutti i giorni, vivendo e affrontando con sereno coraggio le non poche difficoltà che comporta il vivere con un figlio disabile.

Domanda: Anche la scuola deve essere un ambiente di accoglienza?

Risposta: La scuola ha aperto ufficialmente le porte ai disabili nell’ormai lontano 1971. Una rivoluzione più che copernicana perché ha dato la possibilità ai bambini diversi di non stare più nascosti, ma di uscire, di socializzare con i propri coetanei, di imparare. In una parola sola di normalizzarsi.
Questa normalizzazione deve costantemente progredire, migliorare...
C’è però anche il rovescio della medaglia. L’inserimento dell’alunno disabile non deve essere assolutamente strumentalizzato. Non deve esserci per creare nuovi posti di lavoro. L’insegnante di sostegno non si può improvvisare. Deve essere una persona veramente valida e capace. Altrimenti la scuola si riduce ad un parcheggio. Certo servono anche i parcheggi, ma non sono più scuola.


Domanda: Lavoro. La nostra è una società che offre giusti spazi in questo ambito?

Risposta: Purtroppo no. Si dovrà faticare ancora molto per ottenere un giusto ed equo inserimento. Attualmente la situazione è decisamente critica. Riesce preferibilmente ad avere un posto di lavoro chi è lievemente disabile o chi diviene disabile in un secondo tempo e con molta fatica riesce a mantenere il posto di quando non era ancora svantaggiato. Scoperta e maggiormente penalizzata resta la fascia, per altro molto numerosa, di quelle persone nate o cresciute con una disabilità importante. Perché la loro situazione lavorativa possa mutare in modo significativo è necessario un cambiamento radicale di mentalità. Si deve smettere di pensare che il disabile è meglio che stia a casa sua con la pensione. Si deve capire la validità assoluta del lavoro misto, costituito dall’insieme di persone normodotate e diversamente abili. E’ un arricchimento prezioso per entrambi. Per il soggetto disabile che smette di sentirsi solo ed esclusivamente oggetto di assistenza e può con soddisfazione, servirsi, mettere in campo, le capacità residue. Per la persona normale sarebbe un’ottima occasione, invece, per perdere in arrivismo e guadagnare in umanità. Se emergesse e si facesse strada questa logica di pensiero verrebbe conseguente una rivoluzione nei trasporti per maggior circolazione e traffico di persone sedute e di seguito a questa finirebbero anche di esistere le barriere architettoniche.

Domanda: Amici?

Risposta: Senza amici non potrei e non saprei vivere. Sono una parte essenziale di me.
Più delle mie braccia, più delle mie gambe. Senza di loro mi sentirei nuda. Senza contare che un’esistenza senza amici sarebbe molto più difficile da affrontare. Rischierei, con estrema facilità, di chiudermi in me stessa, vedendo soltanto il mio microcosmo, cosa questa veramente terribile: la patologia più seria e grave che possa colpire una persona disabile.

Domanda: Sì, abbattere le barriere archittettoniche è un procedimento essenziale, ma le barriere mentali non sono certo meno difficili da superare?

Risposta: Mi limito solo a sottolineare, visto la vastità dell’argomento, quanto sia sbagliata una società che ci voglia forzatamente tutti sani e belli.
La malattia, la diversità non è contemplata nei suoi canoni. Ma una società che non sa accogliere nel suo grembo la malattia, la diversità, è una società terribilmente sofferente.

Domanda: Davvero si può amare la vita stando in sedia a rotelle?

Risposta: Non vorrei scandalizzare, ma io che vivo da più di quaranta anni, da quando sono nata, con una tetraparesi spastico distonica per asfissia neonatale, una malattia da cui non si può guarire, perché il tessuto cerebrale è l’unico che non si rifà e pur non essendo questa una malattia a carattere progressivo è facilissimo peggiorare e perdere le capacità faticosamente acquisite
Perciò, non mi faccio illusioni. So che mi aspetta una strada in salita.
Un giorno, forse, la paralisi mi rinchiuderà completamente nella suo guscio. Ma adesso sono felice e sarò felice anche in futuro perché la felicità non è direttamente proporzionale alle capacità motorie.
E’un atteggiamento interiore.
Anzi, dico di più, mi sento una persona privilegiata perché sto in carrozzina.
E’ una condizione particolarmente favorevole per avvicinare e comprendere gli altri.
Perché andare verso gli altri è un movimento che si può compiere anche nella più completa e assoluta immobilità.

domenica 28 gennaio 2007

L'orchidea


Nell'autunno del 2005 mi sono iscritto ad un corso di ballo. Avevo ricevuto il volantino direttamente nella buca delle lettere e dato che si teneva nei locali dell'oratorio della mia parrocchia vi aderii con entusiasmo. Immaginavo la possibilità di qualche incontro e, se non altro, di passare qualche ora in allegria.

Al primo incontro, superato l'iniziale imbarazzo, quasi con naturalezza formai coppia con una signora che non avevo mai avuto occasione d'incontrare prima. Ballai tutto il tempo molto concentrato limitandomi a scusarmi per i miei errori. Al termine della lezione, mentre stavo per andarmene, la dama mi chiese il nome non prima avermi detto il suo. Emotivo come sono, interpretai quel semplice gesto un'attenzione particolare nei miei confronti. Confesso che rincasando, e poi la notte stessa, lavorai molto di fantasia e cominciai a costruire su quel breve incontro un grande castello di possibilità.

Dopo la seconda serata di ballo cercai di attardarmi un poco in modo da accompagnare la mia dama fino alla sua automobile. Riuscii a convincerla a prendere insieme qualcosa da bere ad un pub lì vicino. Ne approfittammo per conoscerci un po' di più di quanto il corso ci consentisse e le cose che mi diceva me la facevano piacere sempre di più. Quando si è in lieta compagnia non si guarda il tempo che passa. Ad un certo punto però si rese conto che il tempo era volato e m'invitava a lasciare il locale.

Nei pressi della sua automobile le dissi che, se le andava, avremmo potuto rivederci ancora al di fuori del corso di ballo. Mi rispose un "vedremo" la cui musica però era tutt'altro che possibilista.

Nei giorni seguenti meditai di telefonarle a casa. Dalle informazioni scambiate sapevo come rintracciare sulla guida il numero di telefono dei genitori presso cui abitava. Il primo tentativo andò male. Ci fu uno strano tichettio e fui costretto a chiudere la linea. Pensai per un attimo se quello poteva essere un segnale che m'invitava a desistere. Insistetti e riuscii a parlare brevemente con lei perché era in procinto di uscire per compere.

Non soddisfatto per quel breve contatto, decisi allora di scriverle una lettera in cui esplicitavo le mie intenzioni e la invitavo, mi resi conto più tardi, un po' troppo insistentemente a darmi una risposta in merito. Invece che spedire la lettera per posta andai dal fiorista e gliela feci recapitare con un vaso di orchidee. Volevo che le arrivasse presto e nutrivo il dubbio che per posta ordinaria potesse andare persa.

Il giorno trascorse nell'ansia di una sua telefonata di ringraziamento per il fiore ricevuto. Verso sera, temendo che non le fosse stato recapitato, chiamai la fiorista che un poco perplessa mi confermò dell'avvenuta consegna.

Mi presentai al terzo incontro di ballo con una certa trepidazione. Della mia dama neanche l'ombra. Rimasi parecchio tempo a bordo pista finché qualcun'altra mi diede modo di fare qualche giro di danza.

Mi domandavo se la sua assenza era dovuta al mio comportamento e ne ero quasi certo. L'indomani rientrando dal lavoro ero deciso a chiamarla al telefono per sentirne dalla sua viva voce i motivi. Speravo in un malanno oppure un impegno improvviso, ma ci credevo veramente poco.

Arrivato a casa trovai nella cassetta della posta la lettera che riporto integralmente di seguito.


Gentile Romano,

mi dispiace tanto che il mio modo di essere, sincero e aperto,
sia stato da te frainteso.
Ti chiedo scusa se ho alimentato in qualche modo e involontariamente
pensieri e progetti lontani dai miei.
Il corso di ballo liscio, da me intrapreso, aveva come unico scopo quello di
imparare i passi corretti, che mi avrebbero resa meno insicura e
impacciata in occasione di balli aziendali.
Non nascondo il mio timore iniziale nel procedere all'iscrizione di
questo corso, alimentato dalla non conoscenza del cavaliere con il quale
avrei dovuto muovere i miei passi di danza e dalla possibilità di
incontrare un cavaliere troppo ardito.
L'incognita era diventata per me una sfida al mio pensare
sempre e unicamente positivo.
Il giorno 18 ottobre, data di inizio corso, il mio timore svaniva
ma ad oggi la paura di alimentare in te vana speranza, e farti soffrire,
prende il sopravvento.
Comprenderai dunque la mia decisione di abbandonare il corso di ballo
per evitare di comportarmi in modo a me innaturale, soppesando ogni
mia parola e mio agire.
Ti ringrazio del bellissimo fiore ricevuto, che ho a mia volta donato a
Maria Santissima insieme ad una preghiera personale per te e per
la tua famiglia.
Con l'augurio che tu possa trovare quanto vai cercando, ti saluto cordialmente

Nicoletta

Brescia, 03-11-2005


E' parecchio tempo che medito di telefonare a Nicoletta e ringraziarla per aver offerto il fiore ed una sua preghiera alla Madonna. Penso che non lo farò, anche se è grande il desiderio di farle sapere che la Madonna di Lourdes mi ha portato ad incontrare Maria Luisa, la donna che sta per diventare mia moglie.

sabato 13 gennaio 2007

Sposalizio


Questa settimana abbiamo partecipato al primo incontro del corso per fidanzati che si preparano a celebrare il matrimonio nella Chiesa cattolica.

Il sussidio fornito a corredo reca sulla pagina di copertina l'illustrazione dello sposalizio della Vergine realizzato nel 1504 dal pittore Raffaello Sanzio.

Il tema del quadro è ripreso da una leggenda medievale secondo la quale, tra i molti pretendenti della Vergine Maria, Giuseppe venne scelto grazie ad un segno divino che fece improvvisamente fiorire il suo bastone.
Sullo sfondo un tempietto di forma circolare a sedici lati, a cui si accede da una scalinata. Il punto focale dove convergono tutte le linee prospettiche è il portale dell'edificio che si apre sull'infinito.

Nella vita di coppia ci si incontra e ci si sceglie. Succede spesso di pensare che questo non sia dovuto al caso. Si prova insomma la netta sensazione che Qualcuno ci abbia guidati dall'alto.

Poco tempo dopo esserci conosciuti, Maria Luisa mi mostrò un foglietto che teneva con sé nella borsa. Su questo pezzetto di carta ormai sgualcito c'é scritta la seguente poesia.


Luisa,

la pace
scivola in cuore a chi parla con te;
e la tua voce, dolcissima,
lenisce il dolore.

Non so se hai già
detto
parole d'amore;
ma
una cosa
ti dico,
sicuro.

Beato quell'uomo
che
la pace
e il dolore lenito
berrà dai tuoi occhi,
con trasporto infinito.

Giuseppe Stagnitto

sabato 6 gennaio 2007

La strada


Oggi "piccola anima" compie un anno.

Tempus fugit come dicevano i latini ed è vero! Quando partii per il servizio di ferma obbligatoria ricordo di essermi coricato la prima sera pensando che un anno sarebbe stato lungo da passare, ma allo stesso tempo breve e presto mi sarei ritrovato congedante. Così è stato e qualcosa di buono è venuto anche in quel periodo, contro ogni mia aspettativa.

Quando mi sono buttato in quest'avventura non avevo desideri particolari se non quello di comunicare la mia fede e speranza in cieli nuovi e terra nuova. Ho intrapreso questa strada attraverso il semplice racconto delle mie giornate passate e di quelle presenti.

Se qualcuno ha tratto dalle mie parole motivo di conforto per tornare a sorridere, sono contento. L'augurio è che possa donare a sua volta il sorriso agli altri.

La strada è ancora lunga, ma insieme il viaggio è più piacevole.

giovedì 28 dicembre 2006

Tempo di bilanci


E' già passato un anno ed è di nuovo tempo di bilanci. Lo fanno le aziende per vedere di far quadrare il magazzino e lo fanno le persone per capire se l'anno che sta per finire è stato più o meno buono di quello precedente e si augurano, son certo, che quello che sta per nascere possa essere migliore.

L'anno precedente non era stato per me dei migliori, ma aprendo il 2006 avevo avuto la netta impressione che qualcosa di nuovo sarebbe arrivato. Una sensazione, quasi una certezza, che ci sarebbe stata una svolta e forse avrei potuto riassaporare le gioie del tempo passato.

E così è stato, anche se ho avuto ancora lunghi giorni d'affanno, quasi tutti legati all'aggravarsi della salute di mamma. Contrariamente a quanto scritto, non è più ritornata in famiglia ed è ora ospite in una casa di riposo dove riescono a prendersi cura di lei meglio di quanto potremmo fare noi con tutta la nostra buona volontà.

Il motivo della mia felicità lo conoscete già. Sapete infatti che al mio fianco c'é Maria Luisa con cui insieme, giorno per giorno, pensiamo e costruiamo il nostro domani. Abbiamo messo un passo dietro l'altro e percorso assieme questo tratto di vita. Un giorno ha fatto l'andatura l'uno, un altro l'altra scambiandoci reciprocamente il ruolo di guida sul sentiero che ci porta in alto, sulla cima, meta del nostro viaggio.

Di strada ce n'é ancora molta da percorrere ed in verità abbiamo appena iniziato. Guardiamo con gli occhi uno dell'altro e tenendoci per mano camminiamo nella stessa direzione, certi di esserci trovati, ma di avere ancora molto da scoprire di noi. Quel che abbiamo visto finora ci da gioia, ma altri sorrisi ci attendono. Purtroppo non mancheranno le lacrime che però non saranno così amare se potremo contare sulla comprensione reciproca. Inevitabilmente ci saranno giornate di scontro e di confronto (spero poche), ma serviranno a cementare ancor di più la nostra unione, se continueranno anch'esse ad essere occasione d'incontro e non piuttosto ad erigere barriere e divisioni.

E quindi è scontato l'augurio di un altro buon anno o quantomeno con la forza di far fronte alle difficoltà che potranno man mano presentarsi ricordando che Chi ci ha fatto camminare insieme non ci lascia più soli.

A proposito, spalanchiamoGli le porte. Lui vuole solo amarci e noi non dobbiamo fare altro che permetterglielo.

Ladri di biciclette


Maria Luisa abita di fronte al liceo classico dove insegna italiano e latino. In quella via a traffico limitato vedo spesso, anche ad ora tarda, biciclette abbandonate. Mi domando se dimenticate o lasciate di proposito. Quello che maggiormente mi stupisce però è di vederle nelle apposite rastrelliere oppure a ridosso di mura e portoni libere, senza che siano assicurate con lucchetti e catene.

E' tanto che volevo scrivere di questo, ma solo ora ne trovo il tempo. Questa cosa delle biciclette lasciate alla mercé di chiunque, in piena fiducia di ritrovarle, senza tema di ladri, mi fa pensare alla città ideale in cui tutti vorremmo abitare. Un paese senza cancellate né ringhiere. Un luogo dove si può lasciare la porta di casa aperta e non si provvede repentinamente a chiuderla dietro di noi per paura che qualcuno venga a rubarci il nostro domani.

venerdì 15 dicembre 2006

Il compleanno di Andrea

Per portare avanti l'attività del blog ho sempre sfruttato il mio tempo libero, la sera oppure nel fine settimana. Oggi mi sono preso alcuni momenti di permesso dal lavoro ed ho chiesto autorizzazione aziendale per utilizzare PC ed internet ad uso privato perché fremevo dalla voglia di scrivere subito alcuni pensieri che purtroppo fatico a stendere nero su bianco in altri momenti della giornata che sarebbero più consoni.

Oggi mio figlio Andrea compie 18 anni e diventa maggiorenne.

Ieri uscendo di casa gli ho detto che quello era per lui l'ultimo giorno da minorenne. Con mia grande sorpresa mi ha risposto che quello era l'ultimo giorno per fare asinate dimostrando con questa frase una certa maturità che non necessariamente si raggiunge nel momento in cui giuridicamente acquisiamo la facoltà di decidere per noi stessi.
Gli ho anche detto che per me la consapevolezza della maturità è arrivata intorno ai ventun anni. Ma forse le vicende della vita ed il lavoro possono anticipare questo tempo.

Non ho in serbo per lui alcun regalo speciale. Alessandra in questo è stata più brillante ed appena sveglia, mentre lui ancora dormiva, gli ha fatto trovare sulla scrivania il suo regalo e poi se n'é tornata a letto. Quando sono andato a sollevarle la tapparella ed augurarle il buongiorno non ho potuto fare a meno di sussurrarle che è una brava sorella.

Quando un figlio diventa maggiorenne indubbiamente un'altra tappa è raggiunta, ma il cammino è ancora lungo, anzi appena cominciato. Con orgoglio guardo i miei figli quando nella vita di tutti i giorni camminano davanti a me. Noto quanto sono cresciuti e sono contento di essere al loro fianco e grato per i frequenti complimenti ed apprezzamenti nei loro confronti che tante persone mi rivolgono.

Ho già scritto che sento questo impegno come una cosa molto particolare e che suscita in me sempre una profonda commozione in quanto è l'unica raccomandazione che ho ricevuto da Santina prima che morisse: Romano, abbi cura dei bambini.
Mi avesse chiesto cento cose e ne mancassi qualcuna, sarebbe umanamente comprensibile. Non aver cura di loro sarebbe per me il fallimento di una vita. Anche se mi rendo conto che il confine fra l'essere un buon padre ed uno meno buono è veramente sottile. Il difficile è perseverare.

Adesso che Andrea ha raggiunto la maggiore età sento un certo sollievo, come di essere riuscito a traghettare in porto sicuro il primo dei navigli. So che la mia funzione di padre non cessa oggi, ma psicologicamente sento di aver raggiunto un traguardo. Se disgraziatamente dovessi mancare anch'io potrebbe fare da tutore a sua sorella senza che questo compito tocchi ad uno dei parenti.

Questo momento per me d'innegabile commozione non sarebbe così pieno di gioia senza Maria Luisa al mio fianco. Con discrezione si fa vicina ai mie ragazzi e cerca di conquistarsi la loro fiducia. Ma dalle loro reazioni io credo che abbia già trovato posto nel loro cuore.

GRAZIE.

sabato 4 novembre 2006

Voglia di Natale


Quei pochi che hanno la pazienza di leggere i miei pensieri qui sul blog si saranno accorti che ultimamente il numero dei post è sensibilmente calato.

Ci sono diverse ragioni che hanno portato a questo. Ai più scaltri, visto il contenuto delle ultime pubblicazioni, sarà parso abbastanza normale.

Tra qualche giorno mamma ritornerà a casa dopo un lungo periodo di cura. La sua malattia le impedisce di tornare fra noi con lo stesso vigore con cui eravamo abituati a vederla nei mesi passati. Non so se ho fatto pienamente il mio dovere di figlio né se continuerò a farlo con slancio. Come già detto, queste situazioni sono occasioni di bene e quel che constato lungo il cammino è la mia mancanza di generosità in tanti momenti. Debolezza, stanchezza, delusione, illusione, gelosia, mancanza di fede, maldicenza sono i sentimenti che mi hanno accompagnato in queste ultime settimane.

E' però bello poter riconoscere i propri errori ed avere la volontà di cambiare rotta, di rimboccarsi nuovamente le maniche e riprendere con rinnovato slancio cercando di scrollarsi di dosso, almeno per un poco, tanti nostri difetti. Purtroppo l'umana fragilità ci porta a sbagliare in continuazione e dobbiamo accettare di essere fatti così. Lo dico soprattutto a me stesso perché vorrei sentirmi arrivato una volta per tutte. Video bona proboque, sed deteriora sequor, come dicono i latini e come devo aver già scritto da qualche altra parte.

Fra le tante cose belle che la vita ci riserva ci sei tu, Maria Luisa. Oggi è il nostro quinto complemese o mesiversario, che dir si voglia. Davvero sento di aver ricevuto te come un dono grande e prezioso. Qualcuno ci ha guardato dentro e ci ha fatto trovare tutto l'amore di cui avevamo bisogno.

sabato 21 ottobre 2006

Il pettine sdentato

Maria Luisa ha un pettine sdentato che suscita il mio interesse perché porta i segni di un passato glorioso.

L'altra sera la nipotina l'ha notato ed ha detto che era rotto e per questo brutto.

La mia fidanzata le ha risposto che ci sono molto affezionato e che provo un interesse particolare per tutte le cose cha hanno una qualche magagna.

Quando mi ha raccontato questo al telefono sono rimasto molto colpito: ho avuto la sensazione di essere stato letto dentro, nel profondo.

Certo, una volta ammesso che quando si dice <<uomo>> s'intende l'uomo del <<Cottolengo>> e non l'uomo dotato di tutte le sue facoltà (ad Amerigo adesso, suo malgrado, le immagini che venivano in mente erano quelle statuarie, forzute, prometeiche, di certe vecchie tessere di partito), l'atteggiamento più pratico diventava l'atteggiamento religioso, cioè lo stabilire un rapporto tra la propria menomazione e un'universale armonia e completezza (significava questo, riconoscere Dio in un uomo inchiodato a una croce?) Dunque progresso, libertà, giustizia erano soltanto idee dei sani (o di chi potrebbe - in altre condizioni - essere sano) cioè idee di privilegiati, cioè idee non universali?
Già il confine tra gli uomini del <<Cottolengo>> e i sani era incerto: cos'abbiamo noi più di loro? Arti un po' meglio finiti, un po' più di proporzione nell'aspetto, capacità di coordinare un po' meglio le sensazioni in pensieri... poca cosa, rispetto al molto che né noi né loro si riesce a fare e a sapere... poca cosa per la presunzione di costruire noi la nostra storia...


ITALO CALVINO - La giornata d'uno scrutatore - OSCAR MONDADORI

Un affettuoso ricordo per gli ospiti del reparto S. Vincenzo che nell'estate del 1980 condivisero con me alcuni momenti e mi aiutarono a crescere.

domenica 24 settembre 2006

L'umanità negata

<<Quando l'allievo è pronto il maestro compare>>, dicono gli indiani a proposito di un guru, ma lo stesso è vero di un amore, di un posto, di un avvenimento che solo in certe condizioni diventa importante. Inutile cercare le ragioni, andare a caccia di fatti e spiegazioni. Noi stessi siamo la riprova che c'è una realtà al di là di quella dei sensi, che c'è una verità al di là di quella dei fatti e se ci ostiniamo a non crederci, perdiamo l'altra parte della vita e con quella la gioia, appunto, del mistero.

Era un po' di tempo che non mi facevo un altro giro di giostra di Tiziano Terzani da cui questo brano è tratto.

Ultimamente però ho avuto dei problemi in famiglia e questi paradossalmente mi hanno offerto l'occasione di andare avanti nella lettura e di giungere praticamente al termine. Mi mancano soltanto le ultime sei pagine.

Mia madre è stata ricoverata per grave degrado cognitivo. Quasi sicuramente si tratta di Alzheimer.

Chi si è trovato a fronteggiare situazioni similari sa bene di cosa parlo. Questa patologia è abbastanza diffusa e tutti abbiamo almeno fra i conoscenti, se non fra i parenti, qualcuno che ha dovuto affrontare questi problemi. Pertanto non voglio parlare né della malattia, né del carico di assistenza che tocca a chi ne è colpito.

Vorrei solo abbozzare una semplice riflessione e sottolineare come queste malattie, come le altre del resto, sono ottime occasioni per una crescita umana e spirituale.

Parrebbe ovvio occuparsi dei propri genitori nel momento del bisogno. Eppure può risultare abbastanza facile defilarsi. Le occupazioni di tutti i giorni ed i beni a cui siamo tanto attaccati ci possono impedire di elargire con generosità il nostro tempo. La cura migliore che possiamo offrire loro è la nostra presenza.

Se un genitore perde il senno non commettiamo l'errore di considerarlo ormai null'altro che un corpo malato, un fastidio da toglierci al più presto. C'é sempre un grande carico di umanità la cui negazione implicitamente annulla la nostra.

martedì 19 settembre 2006

Cosa farò da grande

Ogni tanto domando a mia figlia Alessandra cosa ha intenzione di fare da grande, ma non ha ancora un'idea precisa.
Alla sua età invece sapevo benissimo quello che mi sarebbe piaciuto fare e di conseguenza anche gli studi da intraprendere, anche se poi le cose non sono andate come previsto.
Recentemente ho posto la stessa domanda ad un ragazzino e mi ha risposto che ci sono giovanotti che non sanno quello che faranno il giorno dopo e quindi figuriamoci se lui sa cosa farà a trent'anni.
Mi capita però anche di sentire ventenni che hanno ancora la medesima incertezza per il loro futuro. Hanno un lavoro, un compagno nella vita, ma di sposarsi e di fare figli manco per idea. Metter su famiglia dovrebbe essere uno degli obiettivi primari da perseguire.

sabato 26 agosto 2006

Desideri realizzati

Ecco cosa scrivevo quasi quattro anni fa.
(Il testo completo nel post Voglia di tenerezza pubblicato a gennaio 2006).

Desidero più che mai il calore di un abbraccio femminile. Potrò ancora tornare a sorridere? Non il sorriso di un giorno sereno, ma il sorriso che nasce dalla gioia di un amore sicuro. Non è bene che l’uomo resti solo. Eppure mi rendo conto che attualmente è la soluzione migliore. Il tempo che mi resta da dedicare ai figli, dopo aver sbrigato le varie incombenze, è veramente poco. Un amore ti assorbe totalmente e rischierei di tornare un padre negligente come l’anno passato, quando poco dopo la tua morte, per alcuni mesi sono stato un uomo felice con una donna accanto. Il tempo mi deve aiutare a sopportare questo. Vivere serenamente senza quell’opprimente sensazione d’incompletezza per una donna che manca. Se la felicità a cui ogni uomo è giusto che aspiri, io non l’ho già goduta tutta, allora ritornerà e cancellerà il peso di questi giorni. Vivo nella speranza che tutto accada di nuovo. Il desiderio di rinascere a nuova vita è più forte della disperazione di certi momenti. Penso che tanti altri, come me, non possono godere del calore di un abbraccio, di una tenera carezza, del conforto di un bacio. Soffro così tanto perché ne ho conosciuta la bellezza? L’altra sera mentre tornavo mi lasciavo andare a questi pensieri. Fantasticavo sulla possibilità di un incontro inaspettato, una conoscenza imprevista che mi potesse portare a fare una richiesta insolita. Scusi, potrei abbracciarla per un momento? Se potessi esprimere un desiderio che vorrei vedere realizzato subito, chiederei questo. Il calore di un abbraccio. Stretto. Intimo. Senza fretta. Poter sentire il battito di chi stringi fra le braccia. Pensare di esser per lei rifugio sicuro ed al contempo trovare riparo dalle avversità. Oggi sono andato al ristorante da solo poiché i colleghi han preferito la pizzeria. Mentre lo raggiungevo in macchina, ho scorto a fianco della strada una coppia di giovani che scesi dall’auto si abbracciavano e si sorridevano felici. Che tenerezza non sentire la fame e sentirsi sazi di quella presenza.

Maria Luisa è la donna che ha riportato la felicità nel mio cuore ed ha cancellato il peso di quei giorni.

Ci siamo incontrati andando in pellegrinaggio a Lourdes. In quell'occasione pochi sguardi e poche parole da parte di entrambi. Da quell'intensa esperienza spirituale sono tornato con la sensazione che nulla stesse per finire, ma invece per continuare. Salutarci non ha quindi prodotto quella sofferenza che di solito si patisce quando momenti veramente intensi stanno per finire.

Mentre chiamavo il taxi per riportarci a casa ci siamo scambiati distrattamente il numero del telefonino. Con quello e con internet abbiamo proseguito nella reciproca conoscenza fino a scoprire di essere attratti l'un l'altro.

Stiamo camminando insieme dal 4 giugno, giorno ufficiale del nostro fidanzamento sancito dallo scambio del primo bacio.

La vita è piena di segni che ci aprono al mistero e all'Assoluto. Bisogna solo saperli scorgere e prestarvi attenzione. E poi non essere più increduli, ma credenti. Possibilità d'incontro che ci vengono offerte, ma che sta a noi scegliere in piena libertà.

Con piacere ho pubblicato il commento di una persona anonima al mio post Rivelazione. Nel mio percorso di purificazione ho avuto il sostegno di alcune persone che con poche efficaci parole mi hanno dato la fiducia necessaria per andare avanti. Sono grato di poter contribuire in qualche modo a dare speranza a chi si sente schiacciato temporaneamente da un dolore grande.

venerdì 18 agosto 2006

La squadra

In questi giorni di assenza dal lavoro per il periodo di chiusura estiva ho voluto dedicarmi alla manutenzione della casa. Da diversi mesi avevo pianificato la ritinteggiatura dei serramenti ed il momento propizio è arrivato. Ho voluto coinvolgere in questa attività anche i miei ragazzi e debbo dire di aver trovato accoglienza favorevole (Forse han solo fatto buon viso a cattivo gioco :-).

E' stata per me una sorpresa constatare come il loro apporto sia stato valido ed efficace. Sono per mia natura abituato a sbrigare quasi tutte le faccende domestiche da solo e questo mio continuo tenerli nella bambagia non aiuta di certo la loro crescita.

L'entusiasmo maggiore l'ha profuso Alessandra che voleva cancellare la frustrazione patita al Grest dell'Oratorio per non aver potuto dipingere il muralex. Sulla distanza è però emersa la bravura di Andrea che ha svolto un buon lavoro in maniera celere.

Personalmente mi sono stancato parecchio. L'età avanza ed il vigore fisico non è più quello di un tempo, ammesso e non concesso che in passato ne avessi molto. Ho sentito l'indolenzimento per alcuni muscoli che solitamente non muovo. Poi alla fatica ci si abitua e la soddisfazione di portare a compimento quello che ci si era prefissi ha preso il sopravvento.

Come per i viaggi, in cui si scopre che non è tanto la meta da raggiungere che da piacere, ma è proprio il viaggio in se, così lavorare in squadra, soprattutto coi propri figli è fonte di enorme soddisfazione.

Possiamo essere fieri di quello che abbiamo fatto, ma ancor di più di aver faticato insieme per una causa comune o, per meglio dire, per la nostra casa.

mercoledì 26 luglio 2006

Conto su di te

Un uomo muore lasciando in eredità ai suoi tre figli diciassette elefanti. Nel testamento ha scritto che la metà deve andare al figlio maggiore, un terzo al secondo e un nono al terzo. I figli non sanno come fare la divisione, pensano di dover tagliare in due un elefante e finiscono per litigare. <<Nostro padre era un pazzo, non avrebbe dovuto lasciarci con un tale dilemma>>, dicono. In quel momento passa dal loro villaggio, sul dorso del suo elefante e diretto alla capitale, un ministro del re. Sente del loro problema e dice: <<Non preoccupatevi. Prendete il mio elefante, aggiungetelo ai vostri diciassette e fate la divisione>>.
I tre non capiscono come il ministro possa essere così generoso, ma fanno come ha detto. Gli elefanti ora sono diciotto: il primo figlio ne prende la metà, cioè nove; il secondo ne prende un terzo, cioè sei; il terzo ne prende un nono, cioè due. La somma fa diciassette. I tre fratelli sono felici e ringraziano il ministro. Quello riprende l'elefante che resta, il suo, il diciottesimo, e si rimette in cammino verso la capitale.


Tiziano Terzani - UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA - Longanesi

Spesso possiamo dare un contributo decisivo alla soluzione dei problemi altrui senza che questo ci costi alcunché.

sabato 15 luglio 2006

Rivelazione

Ci sarà un momento più adatto per stendere una riflessione più approfondita su quanto sto vivendo in questo momento. Eppure sento il bisogno di rendere pubblico il nuovo amore che ho avuto la fortuna d'incontrare e che mi sta nuovamente rendendo l'uomo felice come ero un tempo. Bisognerebbe sempre serbare un poco di pudore e prudenza nel divulgare fatti privati, ma le cose belle non possono essere tenute nascoste e vanno gridate dai tetti.

Questo vuole essere anche un messaggio di speranza per chi si trovi vessato oltre misura per le prove che la vita di ogni giorno ci sottopone. A costoro dico: coraggio tenete duro, stringete i denti ed andate avanti. Il dolore è inevitabile compagno di ognuno, ma cerchiamo di volgerlo al bene ed uscirne migliori di quando abbiamo cominciato a conoscerlo.

domenica 9 luglio 2006

A buon intenditor

A buon intenditor...
...poche parole.

Credo che sia ormai giunto il tempo in cui gli americani si debbano rendere conto di una cosa. L'interesse del popolo americano è lasciare che gli altri popoli facciano il proprio interesse. Tanto prima lo capiranno, tanto meglio sarà per tutti.

venerdì 30 giugno 2006

Il profeta

E una donna domandò: Parlaci del Dolore.
Ed egli disse:
Il dolore è la rottura dell'involucro che racchiude la vostra comprensione.
Come il nocciolo del frutto deve rompersi, affinché il suo cuore possa stare al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
Se voi in cuore sapeste continuamente meravigliarvi dei miracoli quotidiani della vostra vita, il dolore non vi sembrerebbe meno ammirevole della gioia;
E accettereste le stagioni del cuore, come avete sempre accettato il passar delle stagioni sui campi;
E vegliereste con serenità negli inverni del vostro dolore.

Gran parte del vostro dolore viene scelto da voi stessi.
E' l'amara pozione con la quale il medico dentro di voi guarisce il vostro io malato.
Perciò abbiate fede in lui e bevete il suo rimedio in silenzio e tranquillità:
Poiché la sua mano, sebbene dura e pesante, è guidata dalla tenera mano dell'Invisibile,
E la coppa che porge, malgrado scotti le labbra, è stata modellata con la creta che il Vasaio ha inumidito con le Sue sante lacrime.

KAHLIL GIBRAN - IL PROFETA - Feltrinelli

venerdì 2 giugno 2006

Ciò che non muore

Riporto un altro brano di Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

Poi, con la stessa intonazione, la stessa pronuncia, lo stesso ritmo usato da millenni, recitavamo alcuni dei mantra più belli e più famosi delle Upanishad. Uno che mi piaceva tanto cantare a squarciagola, attirandomi con le mie stecche gli sguardi severi delle <<sagrestane>> e i sorrisi divertiti del mio compagno di banco, Sundarajan, era il mantra della Brihadaranyaka Upanishad:

Asato ma sadgamaya, dall'irreale conducimi al Reale
Tamaso ma jyotirgamaya, dall'oscurità conducimi alla Luce
Mrityorma amritam gamaya, dalla morte conducimi all'Immortalità.

E pronunciando quella parola <<immortalità>>, fatta di una a privativa e di mrityo, la morte, sentivo la bellezza del sanscrito, che - mi rendevo conto - ci ha dato così la parola <<a-more>>: ciò che non muore.

-

<<DIO E' AMORE; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui>> (1 Gv 4, 16).
Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: <<Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto>>.

Dall'introduzione all'enciclica DEUS CARITAS EST di Benedetto XVI.

L'amore umano che non muore è figura dell'amore di Dio. Impariamo dall'amore umano che vediamo a scorgere Dio che non vediamo.

Colui che scaccia la tenebra

Guru è una bella parola, purtroppo avvilita dall'uso che se ne è fatto a sproposito in Occidente, dove ormai si parla dei guru della moda, della salute o del sesso. Gu in sanscrito significa <<tenebra>>, ru vuol dire <<cacciare, disperdere>>. Per cui il guru è colui che scaccia la tenebra, colui che porta la luce nel buio dell'ignoranza. L'arancione del suo vestito ricorda appunto il colore della fiamma che risplende nell'oscurità, la forza del fuoco che consuma la materia.

Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

sabato 27 maggio 2006

Perché sei mio fratello

Quando mi sento vessato e provato da circostanze sfavorevoli ho un pensiero ricorrente. Mi domando come mai gli altri non si ricordano di me e non si fanno avanti con un sorriso, un gesto d'amicizia, ad alleviare la mia pena. Queste aspettative sono abbastanza comprensibili, ma non tengono conto di una cosa fondamentale: siamo tutti sulla stessa barca. Quello che desidero dagli altri verosimilmente anch'essi se lo aspettano da me. E ancora, quell'atteggiamento di "sufficienza" o "malmostosità" che innegabilmente sembra trapelare dal mio sguardo scoraggia i più a farsi avanti. In fin dei conti si raccoglie ciò che in passato si è seminato.

Il nostro volto ed i nostri occhi sono lo specchio di tutte le nostre vicende passate. Nella storia di ognuno ci possono essere traumi pregressi che ci rendono difficoltoso sorridere spontaneamente a chi incontriamo e così non facciamo che peggiorare la situazione perché induciamo l'altro a mantenere le distanze nel timore di qualche reazione aggressiva.

Il forte deve avere cura del debole senza aspettarsi nulla in cambio. Purtroppo il do ut des è troppo radicato nella natura umana per non tenerne conto, per non dare ascolto a quella voce che costantemente ci dice: <<ma chi te lo fa fare>>.

Sempre più spesso educhiamo i nostri figli a non farsi "pestare i piedi", a farsi rispettare, a reagire con decisione alle piccole prepotenze del vivere quotidiano. L'arroganza e la maleducazione sono il biglietto da visita che più facilmente esponiamo.

La vera forza non sta nella grandezza della reazione al torto subito. Non è alzando il tono della voce che le nostre argomentazioni acquistano quella ragione così evidentemente negata dai fatti.

Il mondo è dei furbi solo per poco. Chi più sgomita meno trova spazio e se lo trova generalmente lo usa male e lo spreca.

Impariamo a farci posto l'un l'altro, a voler stare un po' meno bene noi affinché lo siano un po' di più gli altri. Riempiamo con generosità quella mano che ci viene tesa implorando le briciole del nostro superfluo. Non abbiamo timore che il nostro gesto vada sprecato. Se rinunciamo a dare perdiamo buone occasioni per mantenere il nostro cuore aperto e disponibile. Amministriamo con saggezza i beni che ci sono stati affidati e che per ingiusta sorte sono toccati a noi con maggiore abbondanza.

sabato 20 maggio 2006

Aggrappato alla seggiola

Eknath Easwaran, un mistico indiano morto nel 1999, che per quarant'anni ha insegnato prima letteratura inglese poi meditazione all'Università di Berkeley, raccontava come sua nonna, che era stata la sua guida spirituale, gli aveva dato una semplice, ma importante lezione. Quando, ancora bambino, era rimasto colpito dalla morte di un familiare, lei lo aveva fatto sedere su una grande sedia di legno e gli aveva detto di reggersi a quella con tutte le sue forze. Lui s'era aggrappato ai braccioli, ma lei era riuscita lo stesso a strapparlo via. Nel resistere lui aveva sentito male. La nonna gli aveva poi chiesto di sedersi di nuovo, ma questa volta senza fare alcuna resistenza. Lei lo aveva allora tolto dalla sedia gentilmente, prendendolo in braccio. <<Così avviene con la morte. Sta a te scegliere come vuoi andartene. Ricordatelo. >>

Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra - Longanesi.

Avrei tante cose da scrivere come commento a queste parole, ma sento che farei un torto alla vostra intelligenza e quindi dico solo che imparare a morire in fondo non è che imparare a vivere.

sabato 13 maggio 2006

Pane e sorriso

Alessandra, la figlia della mia fornaia, è una quasi trentenne molto solare ed affabile.

Questa mattina le ho detto quello che da qualche giorno vado pensando.

"Sembra proprio che invece del pane veniamo a comperare il suo sorriso".

Mi ha ringraziato per il complimento subito rincalzato da un altro proveniente dai clienti successivi.

"Non solo è sorridente, ma anche molto carina".

Non c'erano altri nel negozio, ma la cosa avrebbe senz'altro stupito perché dopo di me c'era un signore cieco a braccetto di sua moglie. E' stato lui a parlare. Lo conosco bene in quanto ha lavorato come centralinista presso gli Spedali Civili di Brescia ed ora si gode la pensione.

Quello che gli occhi non vedono, lo vede il cuore. Sicuramente avrà capito dai modi gentili di Alessandra che oltre ad essere una persona bella dentro lo è anche di fuori (ma in questo potrebbe averlo aiutato la moglie).

Il fidanzato di Alessandra è un uomo fortunato e sicuramente una brava persona. Le donne felici non possono avere accanto persone noiose e banali!

Inadeguatezza

Questa settimana ho gustato lo sceneggiato sulla vita di Giovanni Paolo II che hanno dato in TV diviso in due serate. Mi ha entusiasmato e commosso come il precedente che aveva tracciato gli anni del giovane Karol fino all'elezione a pontefice. Ho avvertito solo una nota di tristezza verso la fine, cosa che non avevo provato lo scorso anno quando il papa è morto giudicando la sua una vita piena e senza motivo di rimpianti.

Che dire di fronte a questi giganti della fede? Nulla. Possiamo solo ammirare il loro sconfinato amore e la perseveranza con cui hanno saputo dispensarlo. Mi è particolarmente piaciuto che ci siano state numerose scene con Madre Teresa di Calcutta di cui recentemente ho letto una biografia e che è per me constante ispirazione e modello di vita.

In contrapposizione a queste persone, veri santi viventi, non posso fare a meno di pensare quanto cammino mi resti ancora da fare. La vocazione alla santità è per tutti, ma seppur vero che per alcuni è un cammino spedito e gioioso, per altri è indubbiamente irto di difficoltà ed ostacoli.

Vedo il bene e lo approvo, ma continuo a seguire il male (Video bona proboque, sed deteriora sequor). Siamo continuamente toccati dalla Grazia che con amorevole pazienza ci sostiene e tende la mano, ma noi continuiamo ad inciampare e cadere e con passo malfermo deviamo dalla retta via.

E' questa la miseria umana che sento gravarmi maggiormente. L'incapacità di perseverare e correre con slancio verso la meta invece che barcollare e continuare a fermarmi.

La diluizione

Eppure sono felice. Sì, sento tornare la felicità che tanto mi è mancata in questi anni.

In passato per me essere felice derivava soprattutto dall'amore che davo e scambievolmente ricevevo da Santina.

Ora è diverso. Credo di avere bisogno di un sacco di cose che mi mancano e che non sono in vendita. Eppure sento ugualmente crescere dentro una felicità nuova che non provavo da tempo.

E' la gioia di continuare ad amare e vedere la tua vita come una cosa buona. E' la serenità di avvertire che il tempo ci rende capaci di affrontare le difficoltà e superarle.

Programmo i computer per lavoro e con passione. Mi piace constatare che con l'impegno e la perseveranza si può raddrizzare una vita che sembrava irrimediabilmente storta.

Si può essere felici anche in catene e privati di ogni libertà. La felicità deriva dal riuscire a vivere al meglio qualsiasi situazione ci si ritrovi ad affrontare, dalla certezza di non essersi persi.

Il distacco dalle cose e dalle persone, viste come egoistico possesso, ci toglie la paura di perderle. L'angoscia e la depressione non ci assalgono più se non cerchiamo la gioia nelle cose lontane e che mai arriveremo a vedere.

Imparare a far tesoro di quello che abbiamo ricevuto con abbondanza. Diluire la pienezza e l'intensità di tanti momenti passati per trarne quotidiano beneficio.

sabato 6 maggio 2006

La legge antica e la nuova

Avete udito che fu detto: "Occhio per occhio, dente per dente". Ma io vi dico di non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra. Se uno vuol litigare con te, per toglierti la tunica, cedigli anche il mantello. E se uno ti forza a fare un miglio, va' con lui per due. Da' a chi ti chiede, e non voltare le spalle a colui che desidera da te un prestito.

Matteo cap. 5, 38-42.


Con questa citazione tratta dal Nuovo Testamento ho voluto ricordare, come è stato fatto a me di recente in una trasmissione televisiva, quale dovrebbe essere l'atteggiamento del cristiano in rapporto alle altre religioni ed in special modo quelle fondamentaliste che sembrano negare un rapporto di reciprocità e finiscono con alimentare sentimenti di rabbia e falso orgoglio.

Biglietto da visita

Ho già scritto di aver apprezzato moltissimo il libro di Tiziano Terzani La fine è il mio inizio. Quello che non vi ho detto è che continuo ad acquistarlo per farne dono a chi mi capita. Questa mattina ho acquistato la sesta copia ed ha già una destinazione.

Alessandra ha dato di questa cosa una definizione che mi è piaciuta. Distribuire questo libro è per me come porgere il mio biglietto da visita. Una presentazione sui generis non c'è che dire...

E' il libro che avrei voluto scrivere , ammesso e non concesso di averne le capacità. Cosa allora di più bello che continuare a parlarne e quando possibile farne generoso omaggio?

sabato 22 aprile 2006

L'uomo nuovo

Siamo appena tornati da Lourdes. Non ebbi modo di andarci quando mia moglie era malata ed ora senza motivi particolari, se non quello di dedicare un congruo momento al rinnomvamento dello spirito, abbiamo affrontato questo pellegrinaggio in pullman.
Andrea non era molto propenso a venire, ma credo di averlo quasi convinto quando alcune settimane fa gli dissi che questa era forse una delle ultime imposizioni. L'anno prossimo sarà maggiorenne e sarà libero di compiere scelte diverse.
Credo che anche per Alessandra questo viaggio sia stato un'esperienza particolare. Per alcuni giorni ci siamo sentiti una famiglia unica pur in mezzo a tantissime persone sconosciute.
Lo devo ammettere, mi sento ancora un tantino sfasato. Mi sembra quasi di patire una diversità di fuso orario che in realtà non c'è stata.
Affrontare una destinazione come Lourdes, a mio modo di vedere, richiede un minimo di predisposizione. Non è una vacanza qualsiasi. Ho raccolto la testimonianza di chi forse si è approcciato in maniera scettica, magari solo per accompagnare il coniuge ed alla fine ha concluso che la cosa lo ha fatto pensare. E' già molto.
Durante una colazione mi è capitato di ascoltare una signora, non del nostro gruppo, che diceva di essere venuta a Lourdes per adempiere un voto, ma che non era minimamente intenzionata a confessarsi. Forse l'ultima volta che lo aveva fatto era stata diversi anni fa quando si era sposata ed ammetteva candidamente che probabilmente aveva raccontato balle anche quella volta. Avrei avuto voglia d'intervenire e dirle di non sprecare quella occasione. Diceva di avere le figlie sulla riviera adriatica ed il marito a Creta e secondo me rischiava di trovarsi lei più fuori posto rispetto ai congiunti.
Ma voglio sperare che alla fine le cose non siano andate come temevo e si sia aperta ad una prospettiva diversa rispetto al mero disbrigo di una formalità legata ad un voto fatto.
Indubbiamente abbiamo pregato tanto, più di quello che siamo soliti fare. In questo siamo stati aiutati splendidamente dall'accompagnatore, ma soprattutto dalla guida spirituale che ci ha seguito per tutto il viaggio: un monsignore abbastanza in là negli anni con lo spirito di un giovinetto e di vasta cultura.
Se anche non siete uomini di fede non fuggite l'occasione di cercare qualcosa che va al di là di quello che solo i nostri occhi possono vedere. Ci sono diversi motivi per dare ascolto al nostro cuore.
Ora il rischio è quello di voler restare a tutti i costi sul Tabor in contemplazione estatica. Non possiamo e non dobbiamo. Torniamo alle cose di tutti i giorni con animo nuovo. L'amore che noi mettiamo in quello che facciamo si vedrà.

sabato 8 aprile 2006

Far parte dell'Organizzazione

A distanza di poco tempo ritorno a parlare del libro di Tiziano Terzani.
Lunedì scorso ne ho terminato la lettura e confermo pienamente il giudizio positivo che avevo anticipato nel mio precedente post.
Ci sono alcuni passaggi che vorrei sottolineare riportandoli di seguito. Pertanto chi fosse intenzionato a leggere queste memorie o lo sta facendo e non vuole vedersi rovinato il gusto della lettura originale non proceda oltre.

Riporto fedelmente da pagina 423 a pagina 424.

FOLCO: Ma secondo te c'è uno stato dell'anima, della mente, dell'essere a cui uno può arrivare...

TIZIANO: Fumato?!

F: No! C'è una meta oltre... oltre a dove sei ora? C'è un altro passo, c'è qualcos'altro che uno può ancora fare con se stesso?

T: Io credo che non c'è.

E se lo desiderassi negherei tutto quello su cui ho lavorato. Perché sarebbe un desiderio. Devo essere proprio onesto, per me è già tanto quello che ho trovato. Chi mi avrebbe mai detto che con una diagnosi di cancro senza tante speranze me la sarei risa fino alla frutta? E ora, non mi basta? Ma che voglio di più? Che voglio di più, che mi facciano il monumento in piazza?!

F: No, quello giusto no. Se ci fosse, sarebbe qualcosa di interiore.

Non lo so però. Se uno accetta la morte, hai ragione, cosa può volere di più? Cosa può esserci di più interiore dell'accettare la propria morte?

T: E ancora più completo è l'integrare il male con il bene, la morte con la vita. Perché se lo hai capito non soltanto con la testa, se davvero riesci a integrarli, allora hai sentito col cuore, con l'intuizione, la quintessenza dell'universo. Lo senti se hai capito che in fondo non c'è differenza, che gli asura sono come i deva, i demoni sono come gli dei, che apparentemente si combattono, ma che alla fine sono la stessa cosa.

F: Ci devono essere diversi livelli di comprensione di questa cosa, no?

T: Ne sono sicuro. E il tuo lama tibetano ne aveva certamente raggiunto uno più alto. Ma io, per me, non ho potuto prenderne uno più alto. E ti assicuro che ora non mi manca.

F: Non ti manca, no?

T: No, no. Sto bene, sono arrivato.

F: Cioè il mondo non ti chiama più? Eppure di tanto in tanto ti incazzi ancora, quando non rimetto la tua radio al suo posto preciso, quando il gattino miagola. Quello che cos'è?

T: Vecchie debolezze di Tiziano Terzani che pensa ancora che sia possibile un aggiustamento che renda migliori le cose di fuori. Ma se per un attimo sei obiettivo, ti rendi conto che non è possibile. Non è possibile, Folco. Guarda questi ultimi cento anni. Allora ti dici che devi usare la scoperta di non essere il corpo, di non essere la tua identità, i tuoi libri, ma di essere parte di un'altra cosa che è indifferente a tutto questo, e che forse, un giorno, questo potrà aiutare l'uomo a trovare una via.

FOLCO: Io mi domando se l'illuminazione non sia proprio l'arrivare a guardare il mondo così com'è e vederlo come perfetto.

T: Ah certo, certo, bravo. Sono assolutamente d'accordo.

F: Cioè, vedere che non c'è niente da cambiare. Che l'abbruttimento, le torture in Iraq e l'acqua che viene troppo calda dalla doccia, tutto è esattamente come deve essere.

T: Mi colpisce questa definizione. Forse è giusta, forse hai ragione. Anzi, mi colpisce questo tuo pensiero perché forse è così. Perché anche nella mia aspirazione a un uomo migliore, più spirituale, c'è desiderio. E c'è una cosa ancora più terribile, c'è divenire. Invece hai ragione tu, sì. Capire che è perfetto. E che non diviene.
E'.
Un pensiero su cui riflettere.

sabato 1 aprile 2006

La fine è il suo inizio

In questi giorni sto leggendo l'ultimo libro di Tiziano Terzani. Non conoscevo quest'uomo nonostante sia stato una persona di un certo rilievo nel panorama mondiale. L'invito alla lettura mi è venuto da una trasmissione televisiva in cui era ospite il figlio Folco che ha curato la stesura di quest'opera. Indubbiamente è un libro dal peso rilevante e non solo nel senso letterale del termine, data la qualità della carta con cui è stato realizzato. Non vorrei darne un giudizio affrettato e quindi sarebbe meglio attendere di ultimarne la lettura. Sicuramente, per quanto mi riguarda, piacevole e non banale, ricco di riflessioni e contenuti che si possono o meno condividere, ma che rappresentano la sincera testimonianza di una vita fortunata.

TIZIANO TERZANI - LA FINE E' IL MIO INIZIO - "Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita" - LONGANESI.

"Intanto tu sei venuto a tenermi per mano e questo ci dà l'occasione di parlare del viaggio di quel ragazzino, nato in un letto di via Pisana, un quartiere popolare di Firenze, che si ritrova nelle grandi storie del suo tempo - la guerra in Vietnam, la Cina, la caduta dell'impero sovietico - poi va sull'Himalaya, e adesso è qui, in una sua piccola Himalaya, ad aspettare questa ora secondo me piacevole.
Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c'é un senso.
"

Si può restare sconcertati dalla serenità con cui si affronta il dolore per una malattia terminale e la morte. Dal mio punto di vista però la cosa è comprensibilissima. Chi ha speso bene il proprio tempo non ha più paura. Sente di non avere legami con le cose possedute, le persone amate, e non teme di perdersi qualcosa delle cose che verranno, dei volti che nasceranno perché, in un certo senso, ha tutto presente.

Il mio pensiero va con facilità agli ultimi giorni di mia moglie perché anche in lei ho visto una sorprendente docilità nell'affrontare la morte. Intendiamoci bene, non è che lei, data la giovane età, non desiderasse più vivere. Al contrario, nonostante a me non sia sembrato, credo che ella abbia lottato con tutte le sue forze contro il cancro. Ma ormai era una guerra persa in partenza e nel momento in cui se n'é resa conto, ha accettato che la sua vita stesse per finire.

Mi rendo conto che potrei dire tante altre cose riguardo ai suoi ultimi giorni, ma mentre posso scrivere di un altro con lucidità e distacco, non riesco a fare altrettanto con chi è stato carne della mia carne e osso del mio osso. Sono sensazioni che difficilmente riesco a descrivere pienamente e su cui è giusto sorvolare perché in un modo o nell'altro tantissimi le conoscono ed io non posso avere la presunzione di gestire un dolore più grande di quello degli altri.

Se amate almeno un poco la lettura, comprate il libro di Tiziano Terzani. Come ha detto lui, i libri sono compagni di viaggio discreti. Stanno zitti quando devono e vi parlano quando lo volete.

sabato 25 marzo 2006

Sistemare il mondo

(...) L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Non è un mezzo per cambiare il mondo in modo ideologico e non sta al servizio di strategie mondane, ma è attualizzazione qui ed ora dell'amore di cui l'uomo ha sempre bisogno. (...) In verità, l'umanizzazione del mondo non può essere promossa rinunciando, per il momento, a comportarsi in modo umano. Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità, indipendentemente da strategie e programmi di partito. (...) E' Dio che governa il mondo, non noi. Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché Egli ce ne dà la forza. (...) La preghiera come mezzo per attingere sempre di nuovo forza da Cristo, diventa qui un'urgenza del tutto concreta. (...) La beata Teresa di Calcutta è un esempio molto evidente del fatto che il tempo dedicato a Dio nella preghiera non solo non nuoce all'efficacia e all'operosità dell'amore verso il prossimo, ma ne è in realtà l'inesauribile sorgente. (...) Vivere l'amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo (...).

Tratto dall'enciclica "DEUS CARITAS EST" di Benedetto XVI.

sabato 11 marzo 2006

Averne il diritto

La visita settimanale all'ipermercato è sovente spunto di riflessioni ed interrogativi.

Come già detto mi ci reco il sabato mattino proprio all'orario d'apertura. Quello che non sapete è che da un po' di volte in qua, approfittando dell'ora, parcheggio l'auto nel sotterraneo e la pongo vicino ai carrelli. Ma nel fare ciò la sistemo di proposito a cavallo di due piazzole in modo che poi mi resti spazio per caricare agevolmente le cose in macchina. Lo sapevo di non fare una cosa politicamente corretta e mi aspettavo di trovare da un momento all'altro sul parabrezza uno di quei noti biglietti che dice più o meno: Se parcheggi così, non ti lamentare di essere cornuto (per la verità ne girano anche altri più volgari).
Questa mattina ho avuto il mio. Stavo quasi per ripartire e vedo sul lato passeggero, sotto il tergicristallo, un foglietto. Scendo e lo tolgo. C'era scritto: Questa è la seconda volta che parcheggi in questo modo. Impara a parcheggiare. Grazie.
D'istinto mi verrebbe di scrivere una replica e lasciarla da qualche parte. Poi penso che magari la vedrebbero tutti tranne l'interessato. Avrò modo la prossima settimana di mettere una scritta sulla mia auto che dice: A quest'ora il posto non ti manca. Porta pazienza, grazie.

Il punto però è un altro. Ho il diritto di occupare due piazzole anche se in quell'orario di posto ne avanza parecchio? Probabilmente no perché anche ad altri farebbe piacere mettere l'auto a fianco della mia. E se avessi scelto un posto più defilato la cosa avrebbe infastidito meno oppure mi sono scontrato con la suscettibilità di chi vuole tutte le cose al posto giusto e quindi anche ogni auto in ogni piazzola?

Ieri in ufficio ho avuto quello che definirei un attacco di ordinaria follia. Se usate la posta elettronica capiterà spesso anche a voi di ricevere mail indesiderate: spam. Qualche tempo fa avevo ricevuto un messaggio pubblicitario da una ditta che realizza prodotti che possono fare al caso nostro. Non interessato alla newsletter peraltro non richiesta, ho eseguito la procedura per farmi rimuovere dall'elenco.
Complice lo stress dovuto al carico di lavoro, ma soprattutto alle numerose ore di sonno perso nell'ultimo periodo, all'ennesima mail ho replicato rimandando indietro un numero notevole di copie della mail stessa sia al mittente ma anche a vari altri indirizzi recuperati nella pagina dei contatti dell'azienda in questione.

Non è passato neanche un quarto d'ora che un collega mi chiama al telefono dicendomi che una persona di quella ditta vuole parlare proprio con me. Lascio detto di rispondere che non ho tempo.

Mi rendo conto della mascalzonata e codardia per non aver neanche voluto interloquire facendomi negare al telefono.

Avevo il diritto di reagire a quel modo rispedendo la missiva al mittente decuplicata per rappresaglia?

Mi rendo conto quanto sia facile perdere le staffe se le circostanze non sono favorevoli e ci si trova continuamente vessati per altri motivi.

A chi ti pesta i calli è giusto rispondere: per favore puoi scendere dal mio piede oppure è lecito scrollarselo di dosso con uno spintone? E questo cosa c'entra? Forse c'entra.

Sono sempre stato un sostenitore del porgere l'altra guancia, ma ultimamente non mi vedo per niente disponibile in questo senso.

L'aiuto non mi può venire dall'esterno. Sono io che devo guardarmi dentro e recuperare equilibrio e tolleranza. Rodersi il fegato e sbottare d'ira può essere uno sfogo comprensibile, ma si può fare di meglio.

Non so se ho il diritto di essere come sono. Certamente ho il dovere di essere migliore.