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sabato 16 maggio 2026

Il bravo nonno

 


Come si fa a diventare un bravo nonno?

Bella domanda e chissà se c'è una risposta valida per ciascuno. Non credo si possa essere bravi tutti allo stesso modo, in parte perché non si riesce a seguire pedissequamente un canovaccio prestabilito, scritto poi da chi? E in parte perché ciascuno si ritrova a vivere in un contesto che può essere diversissimo da quello degli altri.

Abbandono per un attimo il tema e provo a raccontare per bene il sogno di questa notte, anche se i particolari sono sempre sfuggenti nei nostri paesaggi onirici.

Camminavo all'aperto e a un tratto ero catturato dalla foggia stravagante e molto variopinta di alcune nuvole. Forse l'innesco può essere stato l'aver osservato l'altra sera una nuvola rosa al termine del temporale. Ma indubbiamente è probabile anche il condizionamento dovuta alla mia recente fervida attività pittorica.

Toglievo lo smartphone di tasca e provavo a immortalare quella meraviglia, ma senza riuscirci; quei dromedari in aria correvano via veloci e non ero in grado di metterli a fuoco sullo schermo. Le inquadrature erano troppo ristrette e non allargavo la scena per salvare tutto il panorama. 

Dopo alcuni tentativi a vuoto, con scatti fotografici inconcludenti all'aperto, sono rientrato in casa. Non sembrava la mia e neppure un ambiente riconducibile con precisione all'orbita familiare. In una cameretta, distesa su un letto a una piazza e disordinatamente avvolta nelle coltri, un soggetto femminile stava dormendo.

Mi avvicino un po' e, adagiato ai suoi piedi, per lo più scoperto, individuo un pupetto di pochi mesi. Mi faccio sotto ancora un poco e gli sono praticamente a una spanna dal viso e mi rendo conto che è bellissimo. Sorride e ha una gota imbrattata di latte leggermente cagliato, come il rigurgito che spesso hanno i neonati dopo la poppata, se le madri non sono troppo caute nel maneggiarli. Proprio come un otre di pelle pieno che tende a tracimare se lo si stringe sulla pancia.

Resto incantato a osservare il bimbo e lui sorride di rimando. All'improvviso un guizzo e gli chiedo: "Ma sei tu?", alludendo al figlio che Alessandra porta in grembo. La donna sconosciuta a capo del letto si desta. Non la vedo bene, ma pare proprio essere mia figlia e si allunga per prendere in braccio il neonato.

"E adesso cosa faccio?",  domando ora che son desto da un po', mentre riassetto la casa lasciando a Maria Luisa il trionfo in cucina. Come si fa a essere un bravo nonno? Forse dovrei recuperare il libro che un giorno mi aveva donato Andrea come ricambio per uno che avevo regalato a lui sulla paternità...

Quando sono diventato padre, non mi sono fatto particolari problemi. Avevo pensato che tanti lo erano diventati prima di me e se l'erano cavata egregiamente senza lezioni extra. Quindi, con spigliatezza e buonsenso, potevo riuscire anche io nel compito. Ma lì partivo da zero e andavo, per così dire, all'avventura. Mentre ora, come genitore mi posso guardare alle spalle e, se debbo essere sincero, non tutto è filato liscio sempre e così molte cose le potevo fare meglio, meditando in retrospettiva su ciò che è stato. 

Se fare il nonno è un pochettino diverso dal fare il papà, allora credo di non sbagliare affermando di andare allo sbaraglio anche questa volta. Se invece fare il nonno è essere soltanto un papà più grande, però con la chiara coscienza dei possibili sbagli che si possono fare, anche quando uno non lo vorrebbe, beh allora, in questo caso, l'esperienza e il senno di poi potrebbero giovare ad aggiustare le cose e farle progredire nel verso giusto.

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