Nel weekend, se non ho altri impegni, mi piace dedicare del tempo alla pittura. Ormai tendo ad utilizzare quasi esclusivamente i colori acrilici che ho provato per la prima volta soltanto due mesi fa. Ho perso il feeling coi colori ad olio. Non ho più la pazienza di quando ero più giovane per attendere l'asciugatura della tela.
Appena termino un quadretto, mando la foto a mio cugino artista che nel tempo ha maturato una discreta fama sul territorio. Per me è soltanto un hobby, ma quando riesco a staccargli un apprezzamento, non nascondo di trarne piacere addizionale come nel momento in cui passo dal pensiero alla sua esecuzione.
Tantissimi anni di stop mi hanno fatto capire che dipingere non è esattamente come andare in bicicletta. L'occhio e la mano perdono le abilità col tempo. Le idee, al contrario, possono fiorire ancora buone, anche a discapito di una tecnica imperfetta che fatica a raggiungere livelli di gradevolezza che in passato sembravano sgorgare in maniera più facile e costante.
Come sintetico commento per una delle ultime pitture ho ricevuto l'etichettatura di "Neo espressionismo". Qualunque cosa significasse, ho accolto il parere in maniera positiva. Poi oggi sono andato a cercare la definizione su Wikipedia.
L'Espressionismo fu un movimento artistico europeo d'avanguardia che si diffuse nel primo ventennio del Novecento inizialmente in Germania, come reazione al naturalismo e all'impressionismo e influenzato da artisti come van Gogh, Ensor, Munch e Gauguin e dalla corrente del fauvismo. Si sviluppò in diverse correnti, accomunate dall'assenza di regole e canoni, come quella del gruppo Die Brücke (formato da artisti come Kirchner, Nolde, Kokoschka) o quella dal gruppo Der blaue Reiter (formato da Kandinskij, Paul Klee, Franz Marc e altri).