Translate

sabato 23 marzo 2013

Meno di 75 minuti

Con l'avvento della Quaresima, mia moglie ed io avevamo espresso il desiderio di accostarci al Sacramento della confessione per tempo, ben prima della Settimana Santa. Ed invece, nonostante tutte le nostre buone intenzioni, non siamo riusciti a dare concretezza a questo proposito se non oggi pomeriggio soltanto, giusto alla vigilia della domenica delle Palme.

Dopo l'immancabile riposino pomeridiano, fonte di riconciliazione con le energie fisiche disperse durante la settimana lavorativa, abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso il centro cittadino. Lasciata l'auto in un affollato parcheggio ad accesso libero, ci siamo incamminati verso la chiesa di S. Francesco dove numerosi frati sono disponibili ad accogliere i penitenti di ogni età.

Giunti là, vorrei trattenere Maria Luisa presso il confessionale che è collocato in fondo alla navata laterale, proprio lì a fianco del portale d'ingresso. Ma lei, nonostante non ci sia nessuno e si debba presumibilmente aspettare soltanto che esca chi ci ha preceduto, ne scorge un altro che si sta liberando più avanti e m'invita a seguirla. Con passo affrettato lo raggiungiamo e lascio che sia lei ad entrarvi per prima. Mentre mi guardo intorno per trovare un posto dove sostare, mi accorgo che è appena uscito un signore anche dal confessionale che avevamo abbandonato. Ritorno allora sui miei passi e con circospezione entro anch'io a chiedere perdono.

C'è decisamente meno ressa delle altre volte, nonostante ormai la Pasqua non sia più tanto lontana e così, a conti fatti, ci avanza più tempo del previsto. Propongo allora a mia moglie di arrivare fino in piazza Vittoria per visitare una stazione del nuovo metrobus. Nei giorni scorsi c'è stata l'inaugurazione. Saremmo voluti accorrere anche noi per dare un'occhiata a questa nuova grande opera della nostra piccola cittadina, ma dopo aver letto su facebook delle lunghe attese patite da alcuni amici per la gran folla di metroentusiasti, abbiamo deciso di rimandare la visita ad un momento più favorevole.

Mentre ci avviciniamo al centro della città, ci viene incontro una ragazza che ci domanda a bruciapelo qual è stato l'ultimo libro da noi letto. Quasi fosse passato ormai un decennio, non riesco a dirle nulla e la mia espressione smarrita la disarma totalmente e, non riuscendo più a chiederci nulla, ci lascia proseguire per la nostra strada. Mentalmente ripenso al libro di Gramellini che sono riuscito letteralmente a divorare nel ristretto spazio di un fine settimana. Possibile che non sia stato in grado di ricordarmi tempestivamente di quel romanzo? Fai bei sogni. Ecco, ora mi rammento il titolo e cerco subito di fissarmelo bene in testa per poter fornire una pronta risposta, casomai dovessimo essere bloccati nuovamente al nostro ritorno.

In direzione della chiesa di S. Agata noto un moderno ascensore che riporta in superficie alcuni viaggiatori. Noi decidiamo di girare l'angolo e di scendere a piedi giù per le scale che trovano sbocco su via Verdi. Una volta scesi di sotto, ci guardiamo un attimo in giro, ma in realtà non c'è granché da vedere. Non ho voglia di fare come quello che schiaccia il naso sulla vetrina della pasticceria e poi non entra a prendersi neppure una fetta di torta. Ed allora propongo a Maria Luisa di acquistarci un paio di biglietti e fare il nostro primo giro esplorativo in metropolitana.

Mentre armeggio un attimo impacciato di fronte al distributore automatico, mia moglie mi viene provvidenzialmente in soccorso e mi consiglia di selezionare sul touch screen il tipo di biglietto da acquistare senza che io continui ad insistere nel voler infilare le monete in quella che evidentemente non è la fessura adatta. Mi viene in mente lo stesso tipo d'impasse da me patito nella metropolitana di Parigi, quando vi portai i ragazzi nel 2002. Anche allora, dopo alcuni istanti di sconcerto, fui provvidenzialmente assistito da Alessandra che dall'alto dei suoi nove anni dimostrava di sapersi districare meglio di me davanti ad un dispositivo elettronico.

Con il nostro bel biglietto in mano, scendiamo altre due rampe di scale e subito approdiamo al punto d'imbarco. Questa stazione è situata esattamente a metà del tragitto. Noi ci muoveremo in direzione di S. Eufemia, lasciando l'esplorazione dell'altro tratto ad un'altra occasione. Il pannello a messaggio variabile ci avvisa che l'attesa si protrarrà per altri 6 minuti. Mi guardo intorno ed osservo le pareti ancora immacolate. Speriamo che non le insozzino troppo presto. La struttura è ancora nuova e temo che non resterà così a lungo.

Un rapido scambio di battute con Maria Luisa ed il convoglio è subito in arrivo. Salgo, quasi con lo spirito di chi non ha mai preso un mezzo pubblico di questo genere e, mentre mia moglie trova comodamente posto a sedere, nonostante vi sia ancora posto, preferisco restarmene in piedi. Intanto una gradevole voce registrata annuncia le varie fermate che man mano andiamo velocemente raggiungendo. Ben presto il metrò emerge dalle viscere della terra e dopo alcuni tratti in trincea eccoci ora a percorrere gli ultimi chilometri in viadotto sopraelevato.

Giunti alla stazione di fine corsa il piccolo treno di carrozze fa uno scatto di lato e si posiziona sul binario dell'opposto senso di marcia. Chiedo conferma ad un addetto dell'azienda di trasporto ed apprendo così che non siamo costretti a scendere per fare ritorno. Ha cominciato a piovere e non è il caso di sostare un attimo all'aperto. Invito Maria Luisa a portarci in testa al vagone da dove potremo meglio apprezzare la corsa del mezzo. La faccio sedere di lato mentre mi soffermo a guardare alcuni genitori che fanno accomodare i loro bambini proprio in prima fila. Mi viene spontaneo pensare che a loro tocca assecondare la curiosità dei propri piccoli mentre invece mia moglie deve dar retta al bambinone che s'è portata appresso.

E così in meno di 75 minuti ritorniamo al punto di partenza senza aver usufruito appieno del tempo concesso dal nostro biglietto. Questo breve viaggio esplorativo mi sembra quasi una metafora della vita. Talvolta si attraversano velocemente alcuni luoghi e non ci si ferma neppure un attimo per prendere visione con calma del posto, né per incontrare le persone che vi abitano.


sabato 2 marzo 2013

Sede vacante





Sul finire dello scorso anno, ricevuto l'annuncio che il Papa avrebbe aperto un account su Twitter, mi sono deciso anch'io a fare altrettanto. L'idea mi era balenata in testa un bel po' di tempo prima, forse giusto per esplorare anche questo angolo del web, ma poi mi aveva frenato una sorta di diffidenza ed avevo lasciato perdere. Con l'ingresso ufficiale di Sua Santità, scioglievo ogni riserva e facevo, per così dire mia, la scelta del Pontefice, con piena fiducia nelle buone possibilità offerte da questo ennesimo sistema di comunicazione di massa.

Creato un account personale, ho cominciato esordendo nel più classico dei modi, secondo lo stile prevedibile di ogni programmatore della vecchia scuola. "Hello world!" è stato il mio primo Tweet datato 3 dicembre 2012. Il 7 dicembre, vigilia dell'Immacolata e festa di S. Ambrogio, ho voluto ripetere l'esperienza ed ho proferito un altro cinguettio: "In trepidante attesa". Chiaramente indirizzato a colui che era stato l'ispiratore e mi aveva spinto ai primi gorgheggi. Quello stesso giorno, pieno di ardimento, mi sono cimentato anche in un breve saluto all'indirizzo di @Pontifex_it ed ho scritto "Resta con noi perché ormai si fa sera".

Anche se il Papa non aveva ancora iniziato a lanciare messaggi per questa via, tutti eravamo invitati a mandargli un saluto e questa citazione del vangelo, proferita dai pellegrini di Emmaus, sembrava per me il modo migliore per accoglierlo e farlo partecipe del mio desiderio di continuare a godere della sua presenza. Non ho la pretesa, con tutti i messaggi a lui indirizzati fin dai primi giorni, di essere arrivato direttamente agli occhi del Papa, ma chissà se avrebbe potuto sorprendersi di leggere qualcosa che - con il senno di poi - poteva anche riferirsi a quella difficile scelta che di lì a pochi mesi avrebbe annunciato e che sicuramente albergava con grande travaglio nel suo cuore?

Ora l'account Pontifex_it è stato chiuso, causa la sede vacante, e quindi le poche conversazioni con lui restano in un certo qual modo monche perché mancano del suo tweet originario che non riesco a riportare con precisione, ma soltanto citare a senso per inquadrare meglio la mia risposta.

All'invito di raccontare qualche nostro ricordo relativo al periodo natalizio dell'infanzia, ho così scritto: "Abitavamo in campagna e ricordo che mia madre mi portava a visitare i presepi nelle cascine vicine. Che meraviglia di colori!". All'invito a pregare per l'unità dei cristiani, con una certa sfacciataggine ho risposto: "Santità mi permetta un commento. Aggiungerei anche di andarsi reciprocamente incontro e non aspettare soltanto il passo altrui". Per una bella frase sull'amore di Dio che non viene mai meno: "Basterebbe questo a cancellare la disperazione di certi momenti. L'amore davvero basta a salvare una vita".

Appresa la notizia delle sue dimissioni ho scritto soltanto questo: "Grazie per il bene fatto". Avrei voluto scrivere semplicemente "Grazie", come ho fatto altre volte, convinto che questa parola di sole sei lettere sia così densa di significato che ogni altra sfumatura accessoria sia inutilmente ridondante. Avendo però appreso da un servizio televisivo che l'account del Papa in queste poche settimane di vita era stato fatto oggetto d'insulti e di messaggi negativi in percentuale così elevata da superare di gran lunga qualsiasi stato fisiologico, onde evitare di essere frainteso e che potesse essere male interpretato il mio messaggio, ho voluto far seguire esplicitamente anche la motivazione.

Ed ora, come tutti sappiamo, la sede è vacante. Ci vuole, molto, tanto coraggio a riconoscersi inadeguati a portare avanti l'alto compito di guidare la Chiesa, riconoscendo umilmente di non esserne più capace. Non così i nostri governanti che, perduta una poltrona, ne guadagnano subito un'altra altrove, prima ancora che riescano a freddarsi loro le terga. E forse, nonostante non ce ne siamo ancora accorti, la fine del mondo - almeno di quello che conoscevamo prima - è già iniziata e cambiamenti epocali sono già in atto.


sabato 9 febbraio 2013

Le parole degli altri son meglio delle proprie

In Fai bei sogni scrivo che non essere amati è una sofferenza grande, ma non la più grande. La più grande è non essere amati più. Assaggiati e sputati come una caramella cattiva. E' il timore di venire abbandonati che ci impedisce di abbandonarci.

Quando illustro in pubblico questi concetti mi capita di incrociare smorfie perplesse. Allora li attribuisco a Jung.

Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma, come diceva Jung, i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi.

Oggi riesco a pensare a mia madre senza più provare dolore perché ho accettato intimamente una verità indimostrabile: che tutto ciò che accade è sempre giusto e perfetto. Che il dolore è qualcosa che ci capita addosso non per sfortuna, ma per concederci l'opportunità di conoscere la parte irrisolta di noi.
 
(...)

Se da quando nasci a quando muori nella tua vita non è cambiato tutto o almeno qualcosa, significa che la vita non ti è servita a niente.


A SOGNI FATTI in Fai bei sogni di MASSIMO GRAMELLINI - LONGANESI


sabato 2 febbraio 2013

Altri organi





   Certo, accadono cose che un tempo la nostra ragione non avrebbe creduto possibili. Ma forse possediamo altri organi oltre alla ragione, organi che allora non conoscevamo, e che potrebbero farci capire questa realtà sconcertante.
 
Io credo che per ogni evento l'uomo possieda un organo che gli consenta di superarlo.
 
    Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare - se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e diventare fattori di crescita e di comprensione -, allora non siamo una generazione vitale.

Etty Hillesum

Lettere
1942 - 1943

GLI ADELPHI


sabato 19 gennaio 2013

La sconfitta

 Ho combattuto con le parole ed ho perso
 perché la mia lingua era affilata,
ma non abbastanza da penetrare fino al
 punto di divisione del corpo e dell'anima.

Ho lottato tenacemente oltre ogni
 possibilità di resistenza, tenendomi
in piedi anche quando sentivo le forze
 venir meno, quando il vigore finiva.

Ho amato ogni momento come se non
 ve ne fosse un altro, perché è giusto
bere fino in fondo il calice che
 ci vien servito, dolce o amaro che sia.

Ho pregato che venisse un giorno migliore
 dove ognuno potesse sorridere,
ma la cattiveria è stata superiore alla
 grazia e lo sconforto ha regnato sovrano.

Ho desiderato tornare indietro nel tempo
 per cambiare le scelte di un giorno,
ma una sola possibilità è data e quel che
 non si sceglie resta perduto per sempre.

Ho messo pace nell'animo perché ormai
 tutto era compiuto e non sarebbe servito
implorare un diverso destino.
 Più di ogni cosa ora conta accettare.


Dove ti porta il cuore

Ci sono pochissimi libri che io sia mai riuscito a leggere per intero nell'arco di una sola giornata. Certamente fra questi posso annoverare "Va' dove ti porta il cuore", il famosissimo romanzo scritto da Susanna Tamaro nel 1994. Qualche anno più tardi mi è capitato di ascoltare la scrittrice in un'intervista televisiva. Rimasi meravigliato per il giudizio totalmente negativo che lei stessa dava alla protagonista del suo libro, l'aziana signora che fa alla propria nipote una confessione in cui emerge silenziosamente una menzogna che ha travolto la sua famiglia. Per me non era stato così: non avevo dato questa interpretazione. Semplicemente avevo trovato nel libro un invito esplicito, rivolto prima alla nipote e poi anche al lettore stesso, a lasciarsi trasportare là dove il cuore ci suggerisce per non dover stilare, al termine della propria vita, un bilancio ricco di rimpianti.

Nello stendere di seguito un elenco dei miei post precedenti, sono ben conscio che quanto a me può apparire gradevole e significativo in realtà potrebbe non trovare un'eco altrettanto favorevole nel lettore, proprio perché differente è il vissuto di ciascuno di noi.
 

Quello che le donne non vogliono più 

Sabato italiano

L'uomo nuovo

Pane e sorriso

Rivelazione

Desideri realizzati 

L'umanità negata 

Il pettine sdentato

Ladri di biciclette

L'orchidea

Davanti al bar

Fragoline di bosco 

Solitudine 

Uniti per la vita 

Scene da un matrimonio

Non solo soldi

Il fiore più bello

Cinema di periferia 

L'eleganza del riccio

La croce

La bambolina di Anna

L'autostrada dei Rosari

Dormire 

Quanto dura l'amore

Morto che parla

Luce nelle tenebre

L'altro diario

Ciao Piera

La torre di Babele 

Livemmo centro del mondo

Mio nipote

Mio padre

La solita vita di sempre 

Crisi solidale

Straniero in patria

Le scarpe

Sette vite

Dietro quella porta

Chicchina

C'era una volta in Australia 

Troppa montagna può far male 

SMS

Al titolo ci penso dopo

Cara Santina

Uno sguardo a domani 

Passato che ritorna

Buon compleanno Ale 

Bontà d'animo

Matrimoni preziosi 

Summer time

Vita a due

Contro natura

Bozze di vita

La Serva di tutti

Maria, Lui sa 

Mentre il giorno muore

Aspettando l'autobus

Facebook mania

Come dimenticare?

Un ventesimo di millennio

Le ossa dei morti sorreggono la chiesa 

Volere volare

Aperti a qualsiasi ipotesi 

Il piccolo seme

Il coro

Teoria del mondo imperfetto 

La settimana prima degli esami 

La montagna

Pazienza infinita

Verso la meta 

Fare un fioretto 

Il mio nome 

Incorrisposto amore

Pomeriggio di novembre

Passato il giorno

La difficoltà di essere se stessi

 
Concludendo questa sorta di indice, autoreferenziale per antonomasia, debbo convenire che avevi ragione tu, Alessandra. Stamane l'avrei passata davanti al computer e non in singolar tenzone per spazzar via da casa lo sporco e la polvere.


domenica 13 gennaio 2013

Le ultime parole

- "Riconosci questa mano?"
- "Certo! E' quella del mio Ciccio"
- "Se vuoi andare, io ti lascio andare"
- "Dove?"
- "Ovunque andrai, certamente starai meglio che qua"
- "Ah..."

mercoledì 26 dicembre 2012

La difficoltà di essere se stessi

Siamo appena rientrati dal breve viaggio per andare a portare a Giulio il nostro estremo saluto. Era da più di vent'anni ormai che non salivo a Livemmo durante il periodo invernale. Il freddo, la neve, il ghiaccio sembrano disagi troppo grandi per poter colmare le distanze e riassaporare per un breve istante il calore degli affetti estivi. Ma oggi è stato diverso. Mi sono scrollato di dosso la pigrizia e, bucando le nuvole che riempivano come candida ovatta l'incavo delle valli paterne, sono andato lassù a prendermi due affettuosi buffetti.

Il primo l'ho avuto da Giuditta, la moglie del fornaio, a cui mi ero accostato per porgere le condoglianze. Non sapevo cosa altro dirle e così me ne stavo ammutolito di fronte a lei senza pronunciar parola. Quel dolce schiaffetto è stato un invito esplicito a scrollarmi di dosso quel torpore che spesso mi frena e m'impedisce di avere un contatto significativo che va al di là delle circostanze oppure delle formalità del momento. L'altro buffetto l'ho avuto in chiesa, sull'altra guancia, poco prima della celebrazione eucaristica, mentre assorto nei miei pensieri tenevo lo sguardo rivolto verso il basso. E' così non ho fatto in tempo a ricambiare il saluto, né ad essere sicuro che fosse proprio Roberto a sfilare dietro di me dopo quel breve contatto.

Sono giunti in tanti a testimoniare i loro sentimenti di amicizia ed affetto, dai paesi vicini, ma anche da quelli un po' più lontani. E così la via che porta al cimitero era gremita di persone come non l'ho vista mai. Così grande la folla che il piccolo camposanto tutta non la poteva contenere e quindi i più hanno assistito alla tumulazione standosene sulla strada antistante. E poi, visto che papà cominciava ad aver freddo ai piedi, velocemente abbiamo raggiunto l'auto lasciata parcheggiata all'imboccatura del paese e ci siamo messi in marcia per far ritorno a casa.

Lasciata la Valle Sabbia, poco dopo essere entrati in Val Trompia, il cielo si squarcia un po' e vediamo il sole che va a posarsi sull'ampia coltre nebbiosa e la indora addobbando per noi a festa lo spettacolare paesaggio montano. Sotto la neve il pane. E così ne avremo ancora in abbondanza dalle generose spighe che matureranno nei campi l'estate prossima. Non sentiremo più il profumo del pane provenire dal forno di Giulio ormai spento da diversi mesi. Ma ogni volta che torneremo a riassaporare la fragranza di quell'impasto, il suo saluto discreto ed il suo sorriso ci torneranno alla mente.


sabato 15 dicembre 2012

Tanti auguri

Tanti auguri a mio figlio Andrea, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla sua fidanzata Maria, perché oggi è il suo compleanno.
Tanti auguri alla mamma di Maria, perché oggi è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maria Luisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandra, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Matteo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alfredo, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Carla, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filiberto, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maurizio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gabriella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Raffaele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Margherita, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Federico, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Licia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sofia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Benedetta, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Agnese, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mario, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fausto, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ilda, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giacomo, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Gianni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emanuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Luca, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Lorenzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Manuela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Pietro, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Arianna, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ludovica, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, , anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Marta, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Flavia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Susanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Carmen, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Emilio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Clara, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Tranquillo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Franco, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Junior, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Antonio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elena, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Filippo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Riccardo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Anna, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Federica, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Cristina, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Lino, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Alessandro, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Lucia, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giovanni, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Zoe, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Renzo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Adele, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Ornella, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sara, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Enrico, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Battista, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bruna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Ermanno, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Mauro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Giuseppe, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gianna, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Angelo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fabio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Paolo, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri ad Alberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Elsa, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Davide, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giuliana, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Giorgio, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Fernando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Daniela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Armando, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Roberto, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Sandro, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Claudia, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a Maria, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Rosangela, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Gigi, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Bonomo, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Laura, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri a Stefano, anche se oggi non è il suo compleanno.
Tanti auguri ad Annalisa, anche se oggi non è il suo compleanno.

Tanti auguri a chi non è stato nominato, anche se oggi non è il suo compleanno.



sabato 1 dicembre 2012

Una vecchia lettera da Livemmo

LIVEMMO 5 Agosto 1981 ore 22 circa

Cara Santina,

visto che questo è il secondo giorno che non ci vediamo, sento proprio il bisogno di parlarti. Per telefono non mi trovo troppo comodo; ecco allora che mi servo di carta e penna. Eppoi avrai a tua disposizione le mie parole per un tempo maggiore, se è tua abitudine rileggere i miei scritti come faccio io con i tuoi. Non scrivo in stampatello perchè sono sdraiato sul letto e mi viene più scorrevole il corsivo. Faticherai in alcuni punti a capire l'esatta grafia, ma per il resto andrà tutto bene. Non ho particolari comunicazioni da farti. Potrei terminare qui dicendoti arrivederci a presto... ma preferisco continuare a parlare del più e del meno, convinto che anche tutta la vita è fatta di cose apparentemente insignificanti, ma che in realtà, intimamente connesse formano un qualcosa di organico tutt'altro che insignificante. AH! Lo sai che si suda anche qui? Sento tuonare. Forse pioverà durante la notte così il clima si farà più mite. Ieri mio fratello ha letto un articolo su una rivista. Ne è rimasto commosso e me lo ha fatto leggere. Forse ho dato a Matteo qualche delusione dicendo che per me era "roba" scontata, normale amministrazione. Comunque ho pensato bene di riportartene uno stralcio. Sono cose che tonificano pur con le dovute riserve da fare dato la tragica situazione di chi le ha dette. Eccotele:
<< Ho un tumore e so che prima o poi me ne dovrò andare. Non voglio soffermarmi sul mio male, voglio solo dire che nella vita non bisogna mai lamentarsi per la solitudine, per la mancanza di denaro, per un amore andato a male o per altre fesserie. Dico fesserie, perchè adesso tutto quello per cui ho sofferto e che credevo importante nella vita, in effetti conta poco. Le uniche cose importanti sono la salute, la fede, le persone care. Purtroppo solo adesso me ne rendo conto e ne sono amaramente pentito >>.
E' proprio vero che le cose veramente essenziali sono tanto poche, ma la loro mancanza pregiudica tutta un'esistenza. Pensavo: ho smesso di fumare, mi controllo nel bere. Ben volentieri mi sottopongo ad un pò di privazioni per non essere privato in futuro di qualcosa che mi è assai più caro. Nonostante tante cure la nostra vita resta tuttavia appesa ad un filo cui poco basti a spezzarlo. Meglio essere preparati per quel giorno. Seneca (probabilmente te ne ho già parlato) invitava a riflettere sulla brevità della vita e a preoccuparsi di spendere bene il proprio tempo che tanti spendono e spandono come fosse la cosa meno pregevole di questo mondo. Ti dico queste cose perchè trovo in te la persona adatta ad ascoltarle. Inoltre fa bene anche a me cibarmi ogni poco o ogni tanto di qualche frase, di qualche pensiero o fatto che possono rendermi l'animo più nobile poichè diversamente si degrada con estrema facilità. Se pur ti appaio difficilmente riprovevole in qualche atteggiamento, analizzandomi dal di dentro mi scopro mediocre alquanto. Ma sono contento perchè non credendomi per nulla un arrivato e tendendo piuttosto ad un continuo perfezionamento mi sento impegnato e non mi lascio andare alla noia di vivere.
Ieri mattina mi sono iscritto all'università!!!
Vuoi sapere il mio numero di matricola?
Te lo scrivo subito -> A65168 <-
Francamente non so cosa possa fartene ma a me serve per tirare in lungo il discorso per la voglia disperata di superare le due facciate, sperando che Matteo non chieda di spegnere la luce, dato che si è infilato testè sotto le coperte. Mi sono interrotto un momento per il fatto che si è abbattuto vicinissimo un fulmine forse sul campanile della chiesa che è di fronte alla finestra della nostra camera ad una cinquantina di metri. Per qualche secondo è andata via la luce poi è tornata. Se riaccadesse per un periodo più lungo sarei costretto a proseguire l'opera di scrivano a lume di candela. Romantica la cosa, ma scomodo dato che dovrei alzarmi dal letto. Piove. C'è afa. Ti sto facendo la cronaca degli attimi che sto vivendo. Non dirmi che ti sei già stufata di leggermi anche se la mia calligrafia è proprio inclemente. Vorrei tanto leggere qualcosa di tuo. Ma non ti invito a scrivermi perchè una tua lettera potrebbe giungermi più tardi del previsto, dato il clima di ferie che investe probabilmente anche le Poste.
Ho speso, per la telefonata di ieri sera L. 1900. O mi hanno imbrogliato, e sarebbe possibile, oppure sono stato attaccato veramente tanto. Mi dispiace, sinceramente, un pò per i soldi, ma solo per quelli perchè non ne ho da buttar via e mi vedo costretto a razionarli anche per le cose importanti. Comunque non è per questo che non ti telefono tutte le sere... Ma è solo un progetto. Può darsi che da domani riprenda contatti vocali telefonici sol'anche per dirti ciao, sapere che stai bene e testimoniarci così semplicemente il nostro affetto. Mi duole, ma forse è giunta l'ora di chiudere. Sono le 23,05. Non ho eccessivamente sonno. Domani comunque sarà un altro giorno. Alcuni dicono che ogni giorno vissuto è uno in meno che ci separa dalla morte. Io, ottimisticamente, sostengo che ogni giorno che passa è uno in più di VITA con tutti i risvolti coreografici positivi o meno, felici o poco.
A presto per dirmi tu tante belle cose, 'chè se no va veramente a finire che io esercito esclusivamente la parte dell'oratore e tu quella della paziente, cara, dolce, ma anche affettuosa ascoltatrice. Mentre anche a te piacerebbe tanto invertire le parti ogni tanto, visto che ogni poco non è possibile.
Saluti
Baci
Un tenero abbraccio
A presto insieme
Tuo Romano

P.S. Anch'io non rileggo, ma non per gli stessi tuoi motivi. Per mancanza di tempo.

domenica 25 novembre 2012

Passato il giorno

E' passato il giorno, ma non mi sembra giusto procedere oltre senza intrattenermi un poco con te in breve conversazione.

Lo sai che Maria Luisa mi dice spesso che le dispiace di non averti potuto conoscere più a fondo, quando ancora eri nel pieno delle tue forze? "Chissà se le sarei piaciuta?" mi domanda ogni volta che le racconto qualcosa di te oppure che ti prendo a modello per questa o quella cosa. Eh sì, ne sono convinto. Vi sareste volute bene come vien facile alle persone buone fatte della vostra stessa pasta.

Ed a proposito di pasta, oggi che eravamo a tavola tutti assieme per festeggiare la Cresima di Raffaele, di fronte ad un ottimo piatto di tagliatelle, nonna Maria ci ha ricordato di quando impastavi le tue e gliene portavi un po' affinché lei le potesse cucinare per i suoi e tuoi nipoti, Andrea ed Alessandra. Di cose ne avevi tante da fare, ma riuscivi sempre a trovare un po' di tempo per qualche buon piatto che dispensavi con generosità.

Come quando facevi gli gnocchi là su in montagna a Livemmo e poi, una volta cotti ed uniti al tuo impareggiabile ragù, mi spedivi giù per il paese a portarne un piatto fumante per la tua amica Lisa. Con generosità dispensavi, con gratitudine accettavi quanto gli altri donavano a te e mi dicevi: "A star si secca, ad andar si lecca". Proverbio che non ho mai udito altrove, se non sulle tue labbra.

Ma di certo tu non andavi incontro agli altri per un tornaconto immediato. Ti bastava portar loro un sorriso e ricevere in cambio il loro. "En piàt de bùna cera" era quanto ti bastava come gesto di ospitalità, se passavi a salutare qualcuno dei tuoi fratelli e lo sorprendevi ancora a tavola.

Non hai mai pensato che la vita fosse facile. Presto ti alzavi la mattina e tardi andavi a letto la sera. E non senza aver sistemato tutto quello che avevi in animo di fare. Ma come facevi mamma? Quante energie avevi, sia fisiche che mentali. Sapevi piangere nel dolore, ma non per questo ti scoraggiavi e guardavi sempre con fiducia al tuo domani. Il tuo scopo era tutto qua: fare il tuo dovere per il bene di tutti e per te prendevi quel tanto che ti bastava e solo dopo aver servito gli altri.

L'abbiamo scritto sulla tua lapide, ma è bene rammentarcelo ancora. Grazie per il dono della tua vita.


sabato 17 novembre 2012

Pomeriggio di novembre




Sono appena rientrato a casa dopo una breve uscita per andare dal mio barbiere a farmi sistemare i capelli. Di solito li lascio crescere anche di più, senza farmi troppo infastidire dai ricciolini che si formano sopra le orecchie. Questa volta però ho voluto anticipare un po' i tempi perché domani dovrò partecipare ad una messa con mio nipote che mi ha scelto come padrino per la cresima. Celebrerà i sacramenti settimana prossima, ma questa domenica c'è un incontro preliminare con seguito conviviale in oratorio.

In realtà nel pomeriggio me ne sarei andato ben più volentieri a fare due passi con Maria Luisa approfittando del tiepido sole di oggi. La mia capigliatura avrebbe anche potuto aspettare settimana prossima per un intervento di sfoltita. Ma ahimè la pigrizia ha prevalso e così sono uscito di casa rinunciando a quel poco di attività fisica che il mio corpo ormai cinquantenne reclama insistentemente ed io puntualmente disattendo. E non credo possa valere come esercizio fisico il cambio della lampadina del fanale anteriore dell'auto di mia moglie oppure le poche faccende domestiche di cui mi sono occupato stamane.

E' vero che a novembre le giornate sono già abbastanza corte, ma se l'ardore fosse stato sufficiente avremmo potuto fare una passeggiata al mio ritorno. Ed invece quando sono uscito dalla bottega del mio barbiere il cielo si era ormai già tutto ingrigito. Addirittura sembrava montare un po' di nebbia, ma l'inequivocabile odore di legna bruciata mi ha fatto pensare che in realtà si trattasse di fumo piuttosto che di condensa. E mentre torno lentamente a recuperare l'auto parcheggiata qualche via più in là, la mente mi fa tornare bambino quando abitavamo da queste parti e per venire a tagliarmi i capelli bastava muovere quattro passi fuori casa.

Percorrevo queste strade anche per recarmi alla scuola elementare. Il grande palazzo con le arcate a vela proprio sulla sommità del tetto è ancora lì che domina la via in cui ho lascito l'auto di Maria Luisa. Una recente ristrutturazione lo ha riportato al suo antico splendore come tante villette lì intorno che sono state riammodernate e così la città, pur restando sempre uguale a se stessa, in realtà vive una seconda giovinezza.

Quanti anni ormai sono passati da quelle rapide corse all'uscita di scuola per tornare in fretta a casa dove la mamma ci attendeva con la pappa pronta. Qualche volta però si sostava un attimo in più davanti alla vetrina di un negozio dove veniva esposta in questo periodo, fra le altre cose, anche la farina di castagne che a me in verità non è mai piaciuta granché. Le castagne vere, specialmente le caldarroste, quelle invece sì che riscuotevano il mio favore. Come pure le biglie colorate che sul finire dell'anno scolastico comparivano in mostra nello stesso negozio e che ora sfilo passandovi accanto velocemente in automobile e di esso mi resta soltanto uno sbiadito ricordo.

Il semaforo è ancora verde in fondo alla via. Con un colpetto deciso all'acceleratore riesco a passare anch'io prima che diventi giallo. Gli pneumatici da neve della C3 di Maria Luisa sembrano letteralmente incollati all'asfalto. Chissà se avremo tanta neve quest'anno ed io mi dovrò pentire di non averne ancora acquistato un paio per la mia auto. Già mi par di sentire le risate dei colleghi, casomai dovessi restar bloccato da qualche parte a causa del ghiaccio oppure, peggio ancora, se sarò andato a sbattere contro qualcosa.

Se avessi un camino, questo sarebbe il momento adatto per accendere il fuoco e trarne compagnia e consolazione. Ed invece eccomi qui alla scrivania di Alessandra e, approfittando della sua momentanea assenza, non ho altro di meglio da fare che mettermi ancora una volta davanti allo schermo di un PC e ricordare. Scrivi Romano, racconta qualcosa. Parlaci ancora di te e così un giorno, quando la tua memoria sarà un po' sfilacciata qualcuno potrà sottrarti un poco all'oblio rileggendoti queste parole.

venerdì 2 novembre 2012

La prova



Per aiutarvi propongo alcune riflessioni conclusive sul tema della prova.

1. La prova c'è e c'è per tutti, anche per i migliori. (...)
2. Dio è misterioso. Egli sa benissimo se l'uomo vale o non vale, lo sa prima di provarlo, eppure lo prova. (...)
3. L'atteggiamento a cui tendere nella prova è la sottomissione, l'accogliere e non il domandare. (...)
4. Nella prova corriamo anche il rischio della riflessione. L'uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere l'atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo sopravviene il momento della riflessione che è la prova più terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, autentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concreta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro, con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso l'accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto questo dà adito allo sviluppo drammatico del Libro.

Talora noi sperimentiamo qualcosa di simile: di fronte ad una decisione difficile, a un gesto grave, li accogliamo presi dall'entusiasmo e dal coraggio che ci viene dato nei momenti duri della vita. Dopo un poco di riflessione, però, si fa strada un tumulto di pensieri e sperimentiamo la difficoltà di accettare ciò a cui abbiamo detto di sì. Questa è la prova vera e propria.

Il primo "sì" detto da Giobbe è proprio di chi istintivamente reagisce al meglio; la fatica è di perdurare per una vita in questo "sì" sotto l'incalzare dei sentimenti e della battaglia mentale.

La prima accettazione, dunque, che spesso è una grande grazia di Dio, non è ancora rivelativa completamente della gratuità della persona. Occorre che sia passata per il vaglio lungo della quotidianità.

La prova di Giobbe non è tanto l'essere privato di ogni bene e l'essere piagato, ma il dover resistere per giorni e giorni alle parole degli amici, alla cascata di ragionamenti che cercano di fargli perdere il senso di ciò che egli è veramente. Da questo punto la prova comincia a snodarsi dentro l'intelletto dell'uomo e la vera e diuturna tentazione nella quale anche noi entriamo e rischiamo di soccombere è quella di perderci nel terribile travaglio della mente, del cuore, della fantasia.

Carlo Maria
MARTINI

LA FORZA DELLA DEBOLEZZA
La risposta della fede nel tempo della prova
PIEMME


sabato 27 ottobre 2012

Lustri matrimoniali

Ho già speso un sacco di parole nel post di ricordo per il nostro 5° anniversario di matrimonio e quindi è giusto ora, come compensazione, pubblicarne uno molto più stringato e lasciare spazio a qualche immagine correlata.

Domani qui da noi in Parrocchia si festeggiano i "Lustri matrimoniali" e questa è la nostra prima volta. Data l'età sarebbero state ben più appropriate le nozze d'argento. Con la grazia di Dio, forse un giorno festeggeremo anche quelle. Ma non c'è fretta, ci arriveremo con calma.





lunedì 22 ottobre 2012

Il campanile

T.T. Lei è cresciuto in Italia, ha studiato in America ed ora si appresta a guidare la FIAT. Sulla scena internazionale le pare un peso l'essere italiano?

AGNELLI Il problema non è nell'essere italiani, anzi. E' nel non avere alle spalle un sistema credibile. Come italiani, tutti ci trovano simpatici, tutti ci vogliono bene, ma quando si tratta di fare quello che abbiamo promesso di fare deludiamo tutti, sia sul piano personale sia su quello politico. Gli indiani incantatori di serpenti? I veri incantatori siamo noi!

T.T. Magnifici incantatori. Viaggiando in Asia, mi capita spesso d'incontrare degli straordinari italiani, uomini d'affari, piccoli imprenditori, originari di qualche paesino di provincia, che da soli, senza nessun apparato di sostegno, senza farsi vedere nelle ambasciate, vanno a giro a inventar cose e traffici nuovi. Gente che salta senza paracadute, bravi, ma cani sciolti. L'Italia è una delle grandi potenze industriali del mondo, produciamo quanto o forse più dell'Inghilterra, eppure internazionalmente siamo più defilati, siamo meno presenti di tutti gli altri europei.

AGNELLI Certo, siamo anche una nazione molto giovane... Non abbiamo un senso di unità, le scuole non c'insegnano ad essere fieri di essere italiani. Quando ero negli Stati Uniti e giocavo a calcio per la mia scuola, prima di ogni partita ci facevano mettere la mano sul cuore, si ascoltava l'inno nazionale, si stava sull'attenti all'alzabandiera e tutti, con una mezza lacrimuccia negli occhi, eravamo fieri di essere americani. Io ho fatto le elementari al San Giuseppe di Torino, ma la semplice idea di mettersi la mano sul cuore e di ascoltare l'inno di Mameli prima di un qualsiasi incontro sportivo era inconcepibile.

T.T. Forse siamo più pronti di altri a essere i veri cittadini del mondo!

AGNELLI Forse sì. Perché le identità nazionali vanno progressivamente sfumandosi, anche se la gente riscopre sempre di più il proprio attaccamento territoriale. Il toscano sarà sempre più toscano e sempre meno italiano.

T.T. Torniamo tutti al campanile?

AGNELLI Sì, campanilisti, e davvero a livello micro. Probabilmente nel futuro ci saranno grandi agglomerati di Stati con macroregole di comportamento uguali per tutti, ma con un'enorme autonomia campanilistica nella loro applicazione: una sorta di federalismo di fatto, con leggi dettate al limite più da Bruxelles che dalle Nazioni Unite. Le regole stabiliranno i metodi, ma la gestione pratica avverrà là dove le cose succedono.

Nuova Delhi, gennaio 1996. Tiziano Terzani intervista Giovanni Alberto Agnelli.
Tiziano Terzani - In Asia - TEA


sabato 29 settembre 2012

Incorrisposto amore


Viaggiando sarà capitato anche a voi d'imbattervi in qualche esternazione amorosa scritta a caratteri cubitali sopra il pilone di un viadotto ferroviario, sul muretto che costeggia la strada che state percorrendo, dipinta su un telo e appesa al cavalcavia sotto cui state transitando. "Patatina perdonami", "Musino ritorniamo insieme", "Senza di te non so stare". Ecco alcuni dei tanti slogan che innamorati disperati, e probabilmente insonni, vanno apponendo nel vano tentativo di recuperare un rapporto che risulta ormai compromesso in maniera definitiva e sortirà solamente l'effetto d'imbrattare ed imbruttire ulteriormente edifici o costruzioni spesso già fatiscenti.

E pensarci prima? A mio modo di vedere il cammino a due è un percorso di scoperta continua e di reciproco dono di sé. Il "Ti amo" sbandierato con eccessiva disinvoltura può apparire falso se poi non porta chi lo pronuncia a compiere gesti quotidiani di affetto, tenerezza, condivisione, servizio, rinuncia, pazienza, perdono. E non ho la pretesa di aver elencato proprio tutte le azioni che possono contribuire ad arricchire un rapporto d'amore fra due persone.

Sto dicendo queste cose così come la mia sensibilità mi permette di esprimerle. Non ho la pretesa di dar lezioni a nessuno, sia perché in questo campo, ne sono convinto, nessuno mai può dire di aver imparato a sufficienza, sia perché con i miei studi non ho avuto modo di confrontarmi con chi ha steso su questo argomento ampie riflessioni che possano avere un carattere di validità più generale.

Sono convinto che il percorso di una vita insieme condotto da due persone possa inizialmente ricevere impulso da uno soltanto dei due. Non sempre ci si innamora contemporaneamente. Talvolta capita che sia uno solo ad essere interessato all'altro e da spingerlo a dichiararsi apertamente. Qualche volta succede che il germe di una vita nuova stava già nascendo in entrambi ed aveva bisogno del gesto coraggioso di uno dei due per manifestarsi e venire alla luce.

Ma come appena detto, altre volte capita che non ci sia una iniziale corrispondenza in chi è oggetto di una proposta d'amore, sconvolgente così come lo è la vita in tanti suoi momenti. In quest'altro caso ci si può approcciare in maniera possibilistica oppure rifiutando con decisione. Per parte mia, se vi è un minimo di presupposto, bisognerebbe sempre dischiudere il cuore a qualcosa di buono per noi, anche se in quel momento ci parrebbe piuttosto di dover rifiutare con risolutezza perché ciò è troppo lontano dai nostri pensieri oppure perché semplicemente non sta avvenendo secondo le nostre aspettative o consuetudini.

Quello che non dovrebbe succedere però è che al rifiuto segua uno stare insieme ad ogni costo, per il solo desiderio morboso di chi lo vuole. Quando si ama veramente si è disposti ad accettare di buon grado il ritiro dell'altro, se preferisce smettere di camminare con noi oppure non ha nemmeno voglia di cominciare a farlo. Ovviamente non così al primo colpo perché, se c'è del sentimento, il primo no potrebbe non bastare. Figuriamoci poi dopo molti anni di vita condotta insieme. In quel caso è doveroso lottare e qualche volta è giusto che l'amore di uno soltanto riesca dapprima a salvare e poi a recuperare un rapporto così importante come quello che ha portato alla nascita di nuove vite.

Quando invece le cose stanno ancora in embrione, l'azione di conservazione dev'essere più limitata ed in ogni caso sempre nel rispetto dell'altro. Certamente si dovrebbero contenere impulsi di spettacolarizzazione che difficilmente sortiscono l'esito sperato. Se apriamo veramente la porta del nostro cuore, un'altra persona è già lì ad attenderci e porgerci a piene mani quella felicità a cui noi aspiravamo. Il buon Dio non è stato così avaro: di persone adatte a noi, e noi per loro, ce ne sono un sacco, anche se poi, fra tutte quelle, ne sceglieremo una soltanto.


sabato 22 settembre 2012

Stereotipo

Lo spunto per questa breve riflessione è nato da un vivace scambio di battute avvenuto qualche giorno fa su Facebook con un'amica. Il tutto traeva origine dalla condivisione di un'immagine in cui vi era una scena domestica con madre sconsolata, con tanto di capelli in piedi, e figli seduti sul pavimento intenti a giocare, mentre la casa versava nel più completo disordine. Al ritorno del marito la risposta della moglie per giustificare tutto quel guazzabuglio era stata lapidaria. Non si era curata di fare le solite cose "irrilevanti" di tutti i giorni e quindi in cucina regnava il caos e la cena non era pronta.

Osservando con cura la scena, mi era parso di poter sottolineare che l'unica cosa fondamentale sarebbe stata soltanto quella di richiudere il frigorifero lasciato completamente spalancato. Per il resto, a mio giudizio, poteva anche essere "normale disordine" procurato dai figli in assetto da gioco e che poteva essere annullato in breve tempo.

L'intento dell'immagine doveva probabilmente essere quello di richiamare l'attenzione su tutto il lavoro sommerso che le casalinghe conducono e che non viene mai riconosciuto a sufficienza e quindi era stato mostrato esplicitamente cosa potrebbe trovare l'indolente maritino di ritorno dal lavoro, se la moglie avesse smesso per una volta di occuparsi delle solite cose.

Senza voler negare che possano ancora sussistere numerosi casi di schiavitù domestica, mi premerebbe ora evidenziare che oggi come oggi la situazione famigliare è profondamente cambiata e certi stereotipi non hanno più una gran ragion d'essere. Restando sul personale, durante il mio recente passato di vedovanza non ho disdegnato di rimboccarmi le maniche e fare in casa quanto farebbe una buona madre, sia pure con un provvidenziale aiuto da parte dei suoceri nel tenere i figli finché a tarda sera non ero rientrato dal lavoro. Quindi, senza richiedere un part-time, ho cercato di gestire al meglio l'economia domestica, occupandomi direttamente di tutte le faccende: cucinare, lavare, stirare e tenere pulita la casa. Ovviamente tutto questo senza il conforto di una persona affettuosa che poi la sera a letto desse ancora maggior senso a tutto il mio faticare.

E non è da meno neppure mio padre che dalla morte di mamma, ma in verità ancor prima, si occupa pure lui di badare in autonomia a se stesso e a tutto quello che ne consegue. Credo che avendo visto me stirare abbia pensato, se c'è riuscito mio figlio, posso tentare anch'io. In tutta onestà, non sono mai riuscito a stirarmi una camicia così bene come invece riesce a fare lui con le sue. Se penso che quando c'era mamma, impareggiabile donna tuttofare d'altri tempi, lui non era neppure capace di rifarsi il letto... Tra poco nonno Luigi compirà 85 anni ed ogni tanto si lamenta per un po' di mal di schiena. Ma se mettiamo in conto tutto il pesante lavoro fatto da giovane ed ora anche questo, come potrebbe essere diversamente?

Non credo però che possiamo essere bravi solo noi. Secondo me, se solo riuscissimo a varcare la soglia di casa di tante famiglie italiane, non ci stupiremmo di ritrovare l'identica scenetta ovvero marito con l'aspirapolvere in mano o quant'altro per condividere reciprocamente la fatica del vivere quotidiano.


domenica 9 settembre 2012

Primo lustro (ovvero la lunga camminata)

E così ci siamo arrivati. Cinque anni non devono essere un periodo del tutto irrilevante se anche in campo medico assumono questo intervallo di tempo come valore minimo per considerare raggiunto uno stato di guarigione dopo una grave malattia. Il paragone non mi pare del tutto fuori luogo visto che sovente si usa riferirsi all'amore come a un malanno, ma certamente non è questo il nostro caso perché altrimenti non starei qui a parlarne con quello spirito gioioso che vorrei trasparisse ben evidente.

Per oggi nessun ragionamento troppo cervellotico. Molto semplicemente mi piacerebbe stendere una breve relazione riguardo alla nostra giornata di ieri in cui, appunto, abbiamo festeggiato il nostro primo lustro di matrimonio. Mi sarebbe piaciuto dare l'avvio al post con una bella foto scattata ieri mentre eravamo in giro, ma questo non è stato possibile per il motivo che avrò modo di raccontarvi con ordine in seguito.

Ci sono tre bellissime città italiane che Maria Luisa ed io non abbiamo ancora avuto modo di visitare insieme. Oltre che nostro privato, sono certamente considerate patrimonio dell'umanità e, quindi, è da tempo che abbiamo messo in cantiere una visita a Firenze, Roma e Venezia. Per il nostro anniversario avevamo praticamente già deciso di recarci a Venezia e di non fare come tutte le altre volte, andando e tornando in giornata, ma soggiornare almeno una notte per rendere il piacere della visita ancora più prolungato ed intenso. Poi, pensando che quest'anno ci siamo concesse già molte vacanze ed avendo inoltre appreso dalla TV che nel periodo in cui avremmo voluto esserci, Venezia era già fin troppo frequentata a causa della 69^ mostra internazionale d'arte cinematografica, abbiamo deciso di differire la nostra visita ad un'altra data.

Alessandra, durante uno dei suoi ultimi acquisti in un centro commerciale, aveva ricevuto in omaggio due biglietti d'ingresso per Parco Sigurtà e ce ne aveva fatto gentile dono. Dato che mia moglie non aveva ancora avuto occasione di vedere questo vastissimo giardino ubicato a Valeggio sul Mincio, le ho proposto il seguente programma alternativo per commemorare la nostra ricorrenza. La mattina del sabato avremmo effettuato una breve visita a Sirmione con sosta pranzo e poi nel primo pomeriggio ci saremmo spostati nel basso Garda per un po' di relax nel verde. Maria Luisa non è di gusti difficili e mi ha assecondato subito con grande entusiasmo.

Nessuna partenza di buon'ora, com'è nelle nostre solite abitudini. Quando abbiamo salutato i ragazzi uscendo di casa, eran già passate le ore dieci da un pezzo. Abbiamo percorso per un buon tratto la stessa strada che faccio abitualmente assieme ad Andrea per andare al lavoro, ma poi, passata la galleria di Lonato, abbiam proseguito diritto fino allo svincolo per Sirmione, uscendo dalla tangenziale proprio là dove c'è l'imboccatura sterrata che porta alla cascina della mia infanzia, esattamente dirimpetto alla fattoria America. Chi vive da quelle parti sicuramente ritrova nelle mie parole dei riferimenti precisi.

Mentre stiamo attraversando Colombare e mi appresto a svoltare per addentrarci nella penisola gardesana, vengo raggiunto telefonicamente dal collega Loris che abita da quelle parti e con cui non ero riuscito a mettermi in contatto telefonico la sera precedente per ottenere da lui un consiglio riguardo ad un buon locale in cui pranzare. Con mia sorpresa l'amico non sembra così pronto a suggerirmi nessuna indicazione particolare, pur essendo familiare con quei luoghi e notoriamente un buongustaio. Riesce però a dirmi che ha sentito parlare molto bene da altri di un ristorante vicino alle vecchie terme. Non lo voglio tenere troppo al telefono e lo ringrazio velocemente per la dritta che mi ha fornito e che può consentirci una buona sistemazione.

Mentre riprendo la strada dopo la breve sosta a bordo carreggiata, per poter telefonare in tutta sicurezza, mi rendo conto che un sacco di automobili mi sono sfilate a fianco. La giornata è bella e, come prevedibile, un gran numero di turisti è venuto a fare un giro sulle terre di Catullo. Non che pensassi qualcosa di diverso. Soltanto credevo che il movimento maggiore l'avrei potuto incontrare nel pomeriggio, confidando che tanta gente a quell'ora dovrebbe essere ancora impegnata con le spese del sabato mattina oppure alle prese con le proprie faccende domestiche. Però non tenevo conto dei vacanzieri settembrini provenienti da altre regioni d'Italia o, a giudicare dalle targhe prima e dalla parlata poi, da altri stati dell'Europa.

Dopo aver raggiunto l'ampio parcheggio a pagamento, con rammarico ho dovuto constatare che un addetto stava tirando una catena di sbarramento ed apponeva il cartello che annuncia il tutto esaurito per le autovetture. Beh, se fossimo venuti in pullman, poteva andarci meglio. Non ci resta allora che invertire il senso di marcia e provare più indietro in altri parcheggi più piccoli incontrati lungo il percorso. Dopo due tentativi andati a vuoto, in uno dei quali abbiamo anche faticato a riguadagnare l'uscita per lo stretto spazio di manovra e la continua affluenza anche se ormai tutte le piazzole erano occupate, riusciamo finalmente a trovare posto in una zona di parcheggio libero. Ma siamo ben lontani dal centro di Sirmione e ci attende una lunga camminata per raggiungerlo.

Non siamo proprio dei polentoni e, visto che manca ancora un bel po' di tempo all'ora di pranzo, ci avviamo senza indugio ripercorrendo a piedi lo stesso tratto di strada che poco prima avevamo fatto comodamente seduti in auto. L'occasione mi sembra buona per sfoderare la mia compatta e scattarci le prime foto commemorative. Pigio il pulsante d'accensione e mi predispongo ad effettuare la prima inquadratura. L'obiettivo non si apre. Cosa succede, s'è guastata proprio oggi? La apro per controllare meglio e mi rendo subito conto che nella concitazione della partenza non avevo inserito la batteria e neppure la schedina flash. Pazienza! Dico a Maria Luisa che le belle immagini di quel giorno resteranno solo nella nostra memoria.

In una mezz'oretta o poco più arriviamo al ponte levatoio del castello. Mentre ci apprestiamo ad attraversarlo racconto a mia moglie che in quel luogo ebbi modo di sfogliare il mio primo giornalino di Topolino. Alcune signore amiche erano venute a trovare i miei genitori alla cascina Rocchetta e papà le aveva condotte in visita a Sirmione. In regalo avevo ricevuto quel mio primo giornalino di fumetti e così, mentre le signore facevano una visita all'interno delle mura, io e mio padre sostavamo proprio sotto l'arco d'ingresso, lì dove a lato ci sono quelle due panchine in pietra e da una fessura nel muro c'è pure modo di sbirciare l'acqua del fossato che cinge il castello.

Districandoci fra la folla e le poche automobili che hanno l'autorizzazione di accedere alla parte più interna della penisola, arriviamo al punto in cui la strada si biforca. Decido di prendere quella a sinistra ed evidentemente oggi è il mio giorno fortunato, perché dopo un po', in fondo alla via, riusciamo a leggere con chiarezza l'insegna del ristorante suggerito dal collega. L'aspetto è buono e con circospezione accediamo al locale. Il personale di servizio ci propone un tavolo fra quelli lì in sala oppure, se lo desideriamo, possiamo uscire all'esterno più avanti verso la riva del lago dove c'è un loro collega pronto ad accoglierci e sistemarci. Senza troppa esitazione, decidiamo di pranzare all'aperto. Anche il tavolo scelto risulta uno dei migliori, sia per l'ottima vista e sia per l'ombra che promette di durare a lungo nel pomeriggio.

Mando subito un sms di ringraziamento al collega per avermi permesso di non sfigurare con Maria Luisa e cominciamo a degustare le portate da noi ordinate e che indubbiamente confermano di essere state preparate con cura. L'extra che pagheremo per esserci seduti a pochi metri dall'acqua vale pienamente lo spettacolo esteriore ed interiore che stiamo godendo. Mia moglie ed io ci sorridiamo compiaciuti e ci stringiamo la mano in segno d'affetto e d'intesa.

Riusciamo ad alzarci da tavola che ormai son passate le due da un bel pezzo. Propongo una passeggiata fin verso le cosiddette grotte di Catullo per poi discendere verso la spiaggia e rientrare percorrendo l'ampio marciapiede a ridosso del lago e che guarda verso la sponda veronese. Non possiamo fare a meno di sentire qualche folata sulfurea che proprio in quel luogo fuoriesce dalle viscere della terra e viene incanalata e condotta altrove per cure termali che arrecano beneficio all'apparato respiratorio. Non ci sfugge neppure che questo lungo periodo di caldo e siccità ha fatto calare il livello del lago di circa un metro. Mentre passeggiamo all'ombra procedendo verso il castello, non posso fare a meno di raccontare a Maria Luisa di tutte le altre volte in cui ci sono venuto. La prima volta con Santina, ma poi con altre donne e non mi pare ancora vero che oggi Maria Luisa sia qui al mio fianco a riempire quel vuoto che quelle persone non han voluto colmare.

Nell'ultimo tratto c'imbattiamo in una serie di quadrettini in vetro malamente appesi al muricciolo di cinta che costeggia la nostra camminata. Uno è pure caduto e s'è rotto. Su ognuno di essi è riportato un sms e noi stiamo ripercorrendo all'indietro la storia che quei brevi scritti narrano e che, divenuti una forma d'arte, sono stati appesi per la visione del pubblico con tanto di locandina di presentazione. Mano nella mano continuiamo a procedere spediti, ma non troppo, in direzione della nostra auto. La visita al parco ci attende e dentro di me comincio a coltivare qualche timore di arrivare troppo tardi visto che ora, a stomaco pieno, mi sembra di metterci più tempo di quanto impiegato il mattino. Noto con piacere che le calzature da me indossate sono comode e non mi stanno per niente affaticando il piede pur con l'elevato numero di chilometri macinati. Solo un po' di preoccupazione per il ginocchio di Maria Luisa. Non vorrei che tornasse a farle male come lo scorso anno quando fummo costretti ad una corsa in ospedale.

L'ultimo tratto, prima di arrivare definitivamente all'auto, è molto assolato. Il caldo però non è così terribile e trovo che questo ritocco quasi fuori stagione alla nostra abbronzatura possa giovare al nostro aspetto che comunque diventerà più scialbo durante i lunghi mesi invernali. In auto c'è una bottiglietta d'acqua non del tutto vuota. Poi ci fermeremo a comperarne altra, ma adesso è questa che tampona momentaneamente la nostra sete.

Mi sto rendendo conto che questa volta mi sono lasciato prendere la mano e sto fissando nero su bianco fin troppi particolari. Ecco cosa vuol dire non aver portato al seguito la macchina fotografica funzionante. In verità Maria Luisa mi aveva proposto di comperarne una usa-e-getta, ma a me non andava di tornare a fare scatti con la tradizionale pellicola. Per frenare la sua insistenza e convincerla, arrivo addirittura a dirle che così almeno non dovrà continuamente pazientare in attesa che io abbia terminato questo o quello scatto. Ovviamente lei mi risponde che non è mai stato un peso. Questa santa donna, se non l'avessi sposata cinque anni fa, dovrei sicuramente farlo ora.

E così, tra una chiacchiera e l'altra, non senza qualche correzione di rotta per indicazioni viarie non troppo precise e puntuali, arriviamo in quel di Valeggio. I posti vicini per parcheggiare sono anche qui tutti occupati. Poco importa: oggi siamo allenati a camminare e vorrà dire che lasceremo l'auto più in là come ormai è abitudine fare. Il bello è che viene pure consigliato dai salutisti. Trovo una piazzola libera nella via a senso unico che porta verso la Rocca. Ricordo con piacere che avevo lasciato l'auto lì anche una precedente volta. Allora però ero riuscito a parcheggiarla meglio. Non riesco proprio a prendere bene le misure con quest'altra auto. Credevo di essere a ridosso del muretto ed invece, una volta sceso, constato che son fin troppo in fuori. Non ho voglia di rimediare e, confidando nella clemenza dei vigili urbani, ci dirigiamo verso l'ingresso di parco Sigurtà.

Dopo una piccola deviazione all'annesso bar per acquistare un paio di bottigliette di acqua minerale, di cui una è stata completamente prosciugata da me in pochi istanti, procediamo con lento incedere nel verde di quei prati. Maria Luisa esterna le sue sensazioni positive e la meraviglia da lei provata non è pari alla mia per il solo fatto che quella gradevole visione non rappresenta più una novità. Il parco è praticamente identico a come lo avevo visto negli anni addietro e comunque sempre bello. La calura estiva che ha portato all'essicazione di tante piante, in questo luogo non ha fatto sentire i suoi effetti nefasti perché il personale si è occupato con cura dell'irrigazione.

Non c'è l'affollamento delle altre volte e così riusciamo a godercelo in tutta tranquillità. Dico a Maria Luisa di togliersi i sandali e lei senza indugio segue il mio consiglio, che comunque aveva già in animo di fare e che aspettava soltanto un piccolo input per essere messo in pratica. Vorrei fare come lei, ma poi per la pigrizia di dovermi rimettere i calzini, lascio perdere e mi sento pago del sollievo che prova mia moglie a camminare a piede libero su quel bel tappeto erboso. Non riusciamo a vedere proprio tutto perché ormai siamo quasi prossimi all'orario di chiusura fissato per le 19. Vorremmo ristorarci un poco al bar prima di lasciare il parco. In alternativa propongo di pazientare ancora un po' e di scendere a Borghetto che merita senz'altro una visita e che non dista molto da dove abbiamo lasciato l'auto.

Avremmo voluto scendere a piedi, ma dato che un cartello stradale indicava una distanza di circa un chilometro e mezzo, concordiamo che per oggi di strada a piedi ne abbiamo già fatta fin troppa e quindi lo raggiungeremo in macchina. Un paio di tornanti e siamo subito giù ad occupare un altro parcheggio, questa volta a pagamento. La nostra fermata sarà di breve durata. Giusto un'occhiata in giro ed un aperitivo e poi si torna a casa. Per non essere presi in contropiede, decidiamo però d'infilare nel parcometro una moneta da mezzo euro in più per prolungare di mezz'ora la sosta prevista.

Percorriamo mollemente il breve tratto di strada che ci porta nel cuore di questo piccolo borgo, per lo più costituito da vecchi mulini che sfruttano l'acqua del Mincio per far girare le ruote. Alcune ormai arrugginite giaccioni immobili, ma altre seguitano a roteare vorticosamente e mi domando cosa mai potranno muovere all'interno di quelle piccole casette che mi paiono tutte riammodernate in foggia di piccoli ristoranti o gelaterie. Il luogo è sicuramente caratteristico ed è molto suggestiva anche la vista del diroccato ponte che fa da sfondo al piccolo abitato. Mentre ci attardiamo a guardare i vari scorci, veniamo a più riprese raggiunti da coppie di neo sposi che son qui giunti per le immancabili foto ricordo. Alla fine della serata arriveremo a contare ben quattro coppie.

Vedendo gli altri sposini non possiamo fare a meno di pensare a come ci sentivamo noi cinque anni fa e, complice anche il luogo, di quanta acqua sia passata sotto ai ponti. Di farina ne abbiamo macinata tanta, ma non è nulla se pensiamo a quella che ancora ci attende. L'età per noi non è più così tenera, ma in amore quella anagrafica non conta. Ci muoviamo con slancio in avanti dove ci attende il prossimo lustro con ancora un po' di quel miele che all'inizio del cammino ci auguravamo di conservare come tesoro prezioso.

domenica 2 settembre 2012

Lettera aperta a M5S e PD

Cari M5S e PD,

mi pare che stiate entrambi cadendo vittime di un raffinato gioco condotto abilmente da chi ha intenzioni serie per screditare entrambi di fronte agli occhi dell'elettorato che presumibilmente voterebbe per uno di voi alle prossime elezioni. Non cadete nel tranello e trovate il modo di attirare l'attenzione su di voi con serie proposte per il dopo Monti senza demonizzare l'avversario. C'è del buono nel M5S di Beppe Grillo, ma anche in quello del PD di Renzi. Il "vecchio" che ha dominato la scena negli ultimi anni non lo vuole più nessuno, ma ci sono forti strumenti di condizionamento e la prossima legislatura potrebbe non essere la boccata d'aria nuova e fresca che tanti italiani di buona volontà auspicherebbero.

lunedì 20 agosto 2012

Il mio nome

Questo scritto trae, per così dire, origine onirica. Stamane, poco prima del risveglio, a onor del vero non proprio mattiniero, stavo sognando questa cosa. Assieme a Maria Luisa mi trovavo in quella che aveva tutta l'aria di un'aula scolastica e nei banchi davanti a noi c'erano alcune persone conosciute ed altre no. Nonostante nella vita reale tocchi a mia moglie il compito di tener lezione, in quel momento ero io a parlare. Il mio discorso partiva dal nome delle persone e con breve argomentazione richiamavo l'attenzione dei presenti sulla comunanza caratteriale di chi si ritrovi nella vita ad essere chiamato allo stesso modo di altri. Proseguendo nel discorso invitavo poi il gruppo di auditori ad esprimersi per alzata di mano indicando quelli fra di loro a cui non piaceva il proprio nome di battesimo. Con mio stupore le mani alzate erano parecchio numerose.

Quando al risveglio ho accennato a mia moglie il proposito di raccontare queste cose sul mio blog, mi ha ricordato che la corrispondenza dei nomi all'essenza delle cose è stato uno degli argomenti della tesina per la maturità di mia figlia Alessandra. Non mi sono ancora preso la briga di leggerla e dovrò colmare al più presto questa lacuna. Magari profittando del fatto che Maria Luisa di certo ne ha una copia nella cartella dei documenti del PC portatile su cui sto scrivendo in questo momento oppure in una delle flash memory che si porta sempre al seguito e che contengono spesso elaborati o prove varie dei suoi studenti.

Il mio nome mi è sempre piaciuto. Fra le tante domande che da piccolo ponevo ai miei genitori c'era anche quella legata alla decisione  su come chiamarmi. Mio padre mi ha ripetuto in più occasioni che in viaggio di nozze si erano recati a Roma e quindi, a motivo di quello, se fosse nato un figlio maschio lo avrebbero chiamato Romano. Non escludo che nell'attribuzione del mio nome possano essere entrate in gioco anche motivazioni inconsce legate ad un ben preciso periodo storico in cui il mio genitore è vissuto. La motivazione esplicita da lui fornita mi basta e tutto sommato la ritengo la ragione principale e fondante della scelta.

Del cognome invece non sono stato altrettanto entusiasta, ma non ne potevo certo fare una colpa a mio padre o a mia madre per la scelta dato che lo ricevevo in dote obbligata. Non che Scuri sia un cognome in sé e per sé brutto, ma a me personalmente da bambino non suonava particolarmente congegnale. Poi col tempo vi ho fatto l'abitudine e trovo che l'accoppiata col nome ne favorisca una certa unicità che in qualche modo illustra uno degli aspetti della mia personalità. Ogni uomo è per definizione unico, ma sapere che al mondo non esiste un altro Romano Scuri sarebbe per me segno di ulteriore distinzione. In realtà non sono sicuro fino in fondo che non esistano altre persone mie omonime. Anni fa, durante uno scambio epistolare tramite mail, un tale mi chiedeva se avevo frequentato l'università a Torino perché gli sembrava di ricordare una persona con il mio identico nome e cognome. Non nego di aver appreso la notizia con un certo dispiacere proprio in ragione di quella singolarità di cui ho appena fatto menzione.

Tornando a riferire riguardo al gradimento del proprio appellativo, rammento che mio fratello Matteo non trovava, almeno in gioventù, altrettanto piacevole il suo bellissimo nome fino a lamentarsi esplicitamente con mia madre per la scelta fatta. Non gli piaceva a tal punto che talvolta aveva utilizzato il suo secondo nome Daniele invece del primo. Anche a Santina non piaceva troppo il nome che le era toccato in sorte per ricordare la prematura morte del nonno Santo deceduto, come lei, prematuramente. Credo però che a Santina dispiacesse maggiormente di non avere sul calendario un giorno preciso dell'anno in cui festeggiare il proprio onomastico e la festività di Ognissanti placava solo in parte il suo senso d'insoddisfazione che perpetuamente si rinnovava puntuale ogni anno.

Oltretutto la cosa era aggravata dal fatto che per me invece vi erano ben due ricorrenze: la prima il 28 di febbraio con San Romano abate e la seconda il 9 di agosto con San Romano martire, anche se ho visto sul calendario di Frate indovino e del Messaggero di sant'Antonio di quest'anno che viene riportato S. Teresa Benedetta della Croce invece del mio. Pazienza, di giorni in un anno ve ne sono soltanto 365 o, al massimo, 366 come per questo, ma di santi per nostra fortuna molti di più e quindi è giusto un certo turn-over per dare un po' di risalto ad ognuno. Nonostante abbia la possibilità di festeggiare l'onomastico per ben due volte, quello a cui tengo, tra virgolette, di più è quello che cade in agosto, forse perché il primo rischia di fare il paio con il compleanno e quindi ragionevolmente passa in second'ordine.

Ed ora, cari genitori, la riflessione finale. Non mi rivolgo tanto a chi lo è già, ma a chi trepida per una nuova nascita in arrivo. So bene di non essere neanche tanto originale perché ciò che sto per dire è stato ribadito ampiamente anche da altri. Tuttavia mi unisco anch'io al coro unanime di tutti quelli che invitano ad effettuare una scelta oculata del nome da dare ai propri figli. Non fatevi incantare troppo dal personaggio televisivo del momento e neppure da appellativi che richiedano di fare ogni volta lo spelling per essere pronunciati correttamente. Non trascurate poi di verificarne l'assonanza o la conformanza con il cognome; esistono in proposito buone regole da seguire e non starò qui a ripeterle dato che per questo potete sfruttare con profitto una ricerca on-line tramite Google.