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sabato, settembre 20, 2014

Parliamo di crisi

In questi giorni non si fa altro che un gran parlare di crisi ed è quindi forte per me la tentazione di entrare maldestramente nel dibattito e dire anch'io la mia. Le opinioni che esprimo sono certamente personalissime e non hanno la pretesa né di costituire novità assoluta, né di dare un contributo risolutivo alla situazione di stagnazione in cui l'Italia sembra impantanata.

Qualche mese fa è stato restituito, sembra in maniera permanente, un piccolo incentivo alla spesa. Probabilmente ci si aspettava che questo contributo di 80 euro venisse totalmente speso e magari la gente tornasse a fare qualche acquisto in più rimettendo in moto l'economia, prima piano piano e poi sempre più in maniera vorticosa ed inarrestabile.

Ebbene? Niente di tutto questo. Non solo non è avvenuto (ancora?) quanto auspicato, ma in questi giorni ci siamo messi il cuore in pace con la bella notizia di un PIL ancora in negativo per quest'anno e con una crescita ridicola per il prossimo.

Io credo che la gente stia imparando la lezione. Negli anni passati eravamo arrivati a livelli di consumo insostenibili. Ingestibili per noi stessi, per le famiglie, per le comunità.

Quando le risorse non sono sufficienti, si evita lo spreco. O almeno si cerca di andare in quella direzione. Nella vita di tutti i giorni, chi è messo in ristrettezze certamente prima o poi guarda con occhio più attento al proprio portafoglio. E là in alto, cosa succede? Non sembra essere cambiato granché. Si continua a spendere e a vivere sopra le righe, come se la crisi non fosse mai arrivata.

La gente comune raziona l'acqua, per bere, per il cibo, per la cura della persona. Ed i nostri amministratori cosa fanno? Lasciano che le tubature marciscano e l'acquedotto come un colabrodo disperda per altre vie ciò di cui abbiamo bisogno quotidianamente per vivere.

E' vero che non fanno altro che chiudere rubinetti, ma evidentemente stanno prendendo di mira il tubo sbagliato e non serve certamente chiuderne uno piccolo quando quello grande è irrimediabilmente ed inutilmente aperto.

Non dobbiamo trovare il modo di tornare a spendere di più, ma semplicemente e per davvero, ritrovare il senno per una spesa consapevole delle nostre potenzialità e dei nostri limiti. Ma ci arriveremo. Oh, sì che ci arriveremo. Ci vorrà ancora un bel po' di tempo, ma poi la lezione la impareranno anche loro. Non hanno altra scelta.

martedì, agosto 12, 2014

Passeggiata verso la Madonnina

Qui in montagna c'è una passeggiata facile facile che porta verso la Madonnina. E' una piacevole camminata, praticamente tutta al piano, che attrae anche le persone di una certa età proprio a motivo del percorso pianeggiante e della meta non troppo distante. Se mi avanza un'oretta e non so proprio dove andare, sicuramente muovo il passo in quella direzione. Il paesaggio è sufficientemente vario da catturare la mia attenzione. Nonostante sia gradevole muovere il passo anche da soli, sicuramente preferisco avere la compagnia di mia moglie.

Negli anni passati, quando venivamo quassù a luglio ed ero ancora occupato con il lavoro, raggiungevo la famiglia soltanto a fine giornata e così nel dopocena era quasi una tappa obbligata una passeggiata fino alla Madonnina. La mia attività mi costringe tutto l'anno ad una vita sedentaria e pertanto non c'è nulla di più rilassante che poter camminare per qualche istante porgendo il braccio a Maria Luisa, mentre la mano accarezza e tiene in caldo lo stomaco come faceva qualche secolo fa il famoso condottiero d'Oltralpe.

La piacevolezza del nostro incedere derivava soprattutto dal potersi confidare reciprocamente le vicende della giornata. Anche se, lo ammetto, solitamente ascoltavo i resoconti della moglie piuttosto che obbedire alle sue sollecitazioni e raccontarle nel dettaglio di cosa mi ero occupato nelle ore precedenti. Nonostante lei trovi la mia attività estremamente complicata, si interessa spesso a ciò che faccio, a quali progetti stia portando avanti in quel preciso momento. Talvolta ho addirittura cercato di spiegarle qualche algoritmo usando naturalmente tutta la fantasia di cui disponevo non potendo certo usare esplicitamente una terminologia troppo attinente la programmazione.

E così, nel dolce snodo di questa strada tutta a curve, Maria Luisa mi raccontava la sua giornata passata nella cura amorevole della madre e di mio padre e non smetteva di ringraziarmi per questa possibilità di vacanza che le concedevo. Io invece mi sentivo debitore nei suoi confronti e scherzosamente le dicevo che in realtà stava piuttosto facendo l'assistente geriatrico.

Fiancheggiati alcuni fienili, di cui ora è mia moglie a ricordarsi meglio di me il nome, giungevamo a quella piccola nicchia nella roccia che ospita una statuetta della Madonna. Mio padre mi ha raccontato che molti decenni fa, quando fu tracciata questa nuova strada di collegamento con il fondo valle, venne alla luce questa insenatura e la gente decise, con qualche piccolo intervento in cemento, di trasformarla in una piccola grotta di Lourdes.

Mentre le ultime luci della giornata lentamente si spegnevano al nostro fianco, i nostri occhi si rivolgevano verso la figura della Madre Celeste e nella serenità più completa le nostre labbra anticipavano sommessamente la preghiera della sera.


giovedì, agosto 07, 2014

Il boscaiolo

Durante l'estate mi piace trascorrere qualche giornata in montagna. Amo il sole, le spiagge, il mare, ma è soltanto il verde ed il profilo aguzzo dei rilievi che riescono a riempire di contentezza il cuore e rendere sazio lo sguardo. Sempre che ci sia sereno perché, se piove insistentemente, le giornate sono così tristi e noiose che quasi è preferibile tornarsene al lavoro. E quest'anno le bizze del tempo sono state rimarchevoli a dir poco.

Passeggiando poco fuori dal paese non è difficile imbattersi in alcune persone locali che meticolosamente provvedono alla cura delle loro cose. C'è chi falcia il prato, chi lo rastrella, chi accudisce le galline o altro pollame e chi invece accatasta legna in continuazione come se l'inverno più freddo dovesse ancora arrivare ed i molti ceppi avanzati nella precedente stagione non fossero sufficiente monito per un risparmio delle fatiche.

E così il boscaiolo, colui che sta in vetta alle classifiche per consumo quotidiano di calorie, spacca uno dopo l'altro tronchi d'albero e ne fa prismi regolari che andrà poi ad accatastare contro il muro del suo cascinale oppure a chiudere le aperture del sottotetto. Buon uomo, che tutto l'anno brandisci la scure e sferzi di colpi fatali la corteccia del legno maturo, perché ti dai pena e continui a faticare anche nel tempo delle ferie?

Tutti gli altri mesi mi affanno per l'altrui guadagno e per portare a casa la meritata pagnotta. Sol ora ho tempo di farlo per il mio diletto e non v'è dispiacere alcuno perché fatico per me stesso. E come lui anche tanti di noi.


domenica, luglio 27, 2014

Luglio col bene che ti voglio

Eccomi qua ancora una volta a pasticciare il bianco di queste pagine, più per dovere che per la voglia di scrivere. E voi che leggete con intento insincero al solo scopo di dare referenza alle vostre azioni, ai vostri guadagni illeciti, per una volta soltanto date ascolto alla mia preghiera. Prendetevi una pausa. Non affannatevi ad apporre commenti inutili che miseramente verranno cestinati. Così in cambio potrò lasciarmi andare ancora una volta e far uscire da me qualcosa di veramente intimo, senza timore che la mia casella di posta s'intasi di spam che fa riferimento a questo o quello del mio povero pensiero.

Ma non m'illudo e sto a guardare dalla finestra con speranza rinnovata. Tutta la vita è una lotta e non sempre il caso concede il favore al più ardimentoso. Qualche volta anche il leone deve ritirarsi scornato e leccarsi le ferite perché uno zoccolo di zebra ha avuto la meglio su di lui.

Luglio, ormai te ne vai e con noi non sei stato prodigo e benigno assai. Hai concesso il riposo ancorché il tempo delle ferie fosse ancora lontano e così ora non le agogniamo tanto. Le mille incombenze hai reso leggere con i tuoi orizzonti aperti, le tue serate calde, le tue passeggiate dando il braccio alla consorte.

Non è mai sto così bello pensare soltanto a se stessi, quasi un peccato da commettere di nascosto. Ho visto passare volti stranieri che cercavano un po' di quiete in terra forestiera ed amica. Ho visto forme sinuose incrociare e calpestare al contrario le nostre orme. Ho visto promesse di future professioni camminare allegre e sorridenti. Altre ancora ormai stanche ritrovare il sorriso dopo una vita d'impegno mietendo successi, ma il più delle volte amare sconfitte.

Ora queste pigre onde smussano ancora un po' questi ciottoli, senza fretta, senza affanno. Una mano raccoglierà quella pietra bianca e la stringerà nel suo palmo per trattenerla un po'. Un'altra ancora scaglierà quell'altra nel tentativo di farla rimbalzare sul pelo dell'acqua. Un gabbiano spaventato s'alza in volo e vira maestoso e sovrano fra i navigli per poi perdersi lontano.

Metallico il lago nelle serate punteggiate di luci. Vorrei approdare fin alle sponde dell'opposta riva, ma i nostri piedi affondano e soltanto stesi a pancia all'aria possiamo ritrovare quella piacevole sensazione che ci pervadeva nelle nostre prime settimane di vita. Sgambettiamo felici, agitiamo le braccia con maggiore libertà perché qui i confini sono meno angusti e possiamo muoverci con maggiore agio che all'interno della nicchia materna.

Ma non c'è il battito di chi ci ha porto la vita, di chi ha convogliato per noi nutrimento e che, con fiduciosa attesa, guardava in avanti al giorno della nostra nascita.

Chi attese per noi l'arrivo, chi desiderò la nostra uscita oltre a quei due che accesero la scintilla vitale? Se non sei tu, o Dio, chi mai avrà premura per ogni nostro afflato, per ogni nostro pensiero che solitario a te ritorna e grato gioisce per queste tue premure preparate con sapiente equilibrio fin dalle ere più remote?


domenica, giugno 22, 2014

Il modo di essere

Uno sciame di dubbi come cavallette affamate pareva essere calato su di lui. Le cavallette lo mordevano ovunque. Giovanni si agitava per tentare di difendersi da quei morsi. "Senti, Ester, dobbiamo pensarci bene. Se il bambino sta così male..." Si agitava e cercava di dirottare anche su di me lo sciame di cavallette. Ma non sarebbe riuscito ad incrinare la felicità che provavo all'idea che un bambino ci stesse aspettando. "Potrebbe rovinarci la vita" era arrivato a dirmi.

"E alla sua? Alla sua, di vita, non pensi? Noi siamo adulti, lui ha solo pochi mesi, ha infinitamente più diritto di noi ad avere almeno una possibilità" gli avevo risposto quasi gridando, perché la mia voce arrivasse a fendere il rumore assordante dello sciame che lo circondava.

"Ma credi davvero che saremo capaci di sostenere una prova così..." Giovanni non trovava le parole. "...Così dura?"

"Giovanni, se avessimo avuto un figlio nostro... sì, un figlio naturale, come lo chiamano... mica avremmo potuto sceglierlo. E ora dovremmo dire 'questo sì, questo no, questo potrebbe andare, quest'altro invece è difettoso'? Come se stessimo decidendo di comprare al supermercato... che so... un frullatore? I figli non si scelgono. I figli si accolgono. Si accolgono e basta."

Con quelle parole avevo bruscamente messo a tacere lo sciame dei suoi dubbi. Anche se a volte temo che qualcuna di quelle cavallette gli sia rimasta annidata dentro e continui a ronzargli nell'anima. Oggi però la commozione che mi è parso di cogliere nello sguardo di Giovanni mi fa ben sperare.

Omodisplasia ossea. Rifletto su quella denominazione tecnica, fredda e terribile. "E' la malattia di Simone" mi dico "ma Simone non è la sua malattia. Simone è altro, molto altro."

Sì. Se c'è una cosa che Ugo il Pesce e Roberto lo Scoglio mi hanno insegnato, è che non esiste la patologia. Esiste il modo di essere di ciascuno.

VAURO SENESI
STORIA DI UNA PROFESSORESSA
PIEMME


sabato, giugno 14, 2014

Perché gli oratori si svuotano

Senza avere la pretesa di effettuare un'analisi sociologica precisa e puntuale, che ben volentieri lascio agli esperti del settore, molto semplicemente vorrei dare eco ad alcuni articoli comparsi di recente sulla stampa locale ed in particolare su La voce del popolo riportando di seguito qualche commento da me fatto a seguito di quella lettura. Chi scrive è un vicario cooperatore, un curato per dirla con parole più semplici, che si occupa di un oratorio nelle cui vicinanze sorge un noto centro commerciale bresciano.

Le riflessioni del prelato son tutte volte a cercare le ragioni di un fenomeno che si sta facendo strada, ma oserei dire che è ormai ben radicato nei nostri adolescenti. La tendenza cioè a preferire come luogo di aggregazione queste omnipresenti strutture di vendita piùttosto che gli spazi che gravitano attorno alle parrocchie. D'impulso, senza neppure aver terminato per questione di tempo la lettura dell'intero articolo, ho così voluto commentare.

Un bel malloppo. Faccio fatica a leggerlo tutto ora, ma ci riprovo in un altro momento. Per ora un commento soltanto. Non è che i nostri ragazzi soffrono di solitudine? Se è così, dove si va a cercare compagnia? Non certo in un luogo vuoto. E' nel mare, reale o virtuale, che ci si va ad annegare, sperando che qualcuno ci prenda all'amo e ci faccia sentire un po' meno soli, un po' più importanti. 

Ma l'Oratorio non dovrebbe essere il luogo privilegiato per esperienze di questo genere? Dovrebbe. Forse, dopo tanto giocare, dopo tanto divertimento i nostri ragazzi sono ancora soli. Ed il messaggio che abbiamo sempre un Amico fedele, che ci vuol bene sempre, magari non passa a sufficienza oppure non così chiaro.

Dopo qualche giorno, potendo disporre di una maggiore tranquillità, sono tornato sull'argomento e mi sono preso la briga di andare a ripescare nuovamente quegli articoli ed ho apposto un altro commento.

Questa volta l'ho letto tutto e vedo che in chiusura ci siamo trovati in sintonia. Per il discorso della solitudine invece non c'è sovrapposizione. Può darsi che sia un pensiero tutto mio. Solo un altro flash, magari un tantino stereotipato.

Siamo nell'era dell'apparire più che dell'essere ed il centro commerciale è un grande mercato dove i nostri occhi possono comperare in abbondanza. Lo si vede anche nei rapporti di coppia che gli adolescenti, ma non solo loro, costruiscono. Al bravo tipo, alla brava tipa preferiscono anteporre il bel tipo, la bella tipa.

Il bello ed il buono possono convivere: ci mancherebbe! Spesso però si preferisce la vuota bellezza. E come biasimare i nostri ragazzi, ma prima ancora di loro, i genitori, cresciuti con la TV commerciale che di messaggi importanti, di un certo spessore cioè, ne lascia filtrare un gran pochi.


domenica, giugno 08, 2014

Twitter vs Facebook

Se devo dirla tutta, Twitter non riesce ad entusiasmarmi fino in fondo. Per me è meno di un SMS: 140 caratteri sono veramente pochi per esprimere un concetto, un pensiero compiuto. E se mi vien voglia di allegare un'immagine, di parole ce ne stanno ancora meno. Ecco perché preferisco utilizzare questo strumento saltuariamente, quando ad una foto riesco a legare il verso di una poesia, di una canzone oppure un aforisma.

Facebook lo sento più mio. Mi da modo di esprimermi più liberamente senza sentirmi irrigimentato entro un angusto spazio. Volentieri faccio l'upload di un sacco di fotografie per condividerle con tutti quanti. Però difficilmente mi lascio andare a qualche pensiero veramente intimo. E' qui su questo blog che trovo maggiore soddisfazione. Se ho qualcosa da raccondare e che giudico ne valga la pena, allora scrivo, per me e per gli altri.

Peccato però che tutto ciò che racconti, tutto ciò che dici, venga passato al setaccio per invadere te e chi ti circonda di questa o quella cosa da comperare. E' maturo il tempo per ritirarmi in buon ordine? Non so, forse resisterò ancora un po'.