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lunedì 16 maggio 2016

Romanzo dinamico

Questo nuovo post avrebbe dovuto avere un titolo ed un contenuto diversi. L'intestazione doveva essere: "Cosa c'è di bello a diventare vecchi?" e, partendo dalla battuta presa in prestito da un recente film in cui a tale domanda si rispondeva con un lapidario: "Che non si è morti giovani, ad esempio!", mi sarebbe piaciuto dissertare un poco fra me e me su come impiegare positivamente il tempo dell'età ormai avanzata negli anni senza sentire troppo l'angoscia dei giorni inesorabilmente trascorsi ed il venir meno delle energie migliori.

Ma poi questa sera, mentre viaggiavo in auto per tornarmene a casa dopo una giornata di lavoro tutto sommato tranquilla, stavo ripensando al nuovo libro di Luciano Ligabue presentato ieri sera a "Che tempo che fa", la nota trasmissione condotta da Fabio Fazio. "Scusate il disordine", questo il titolo del suo nuovo libro che si compone di 16 racconti e che forse potrebbe per me risultare più interessante del suo precedente "Il rumore dei baci dati a vuoto" che ho visto passare per casa in prestito ai miei figli, ma che non è riuscito ad invogliarmi alla lettura nonostante un nome così accattivante.

In questo onirico alambiccare di pensieri cercavo d'immaginare come poteva essere andata per il poliedrico cantautore che desiderava sospendere un poco la sua attività musicale per impiegare il suo estro artistico in differente maniera. Mi son domandato insomma se fosse partito di getto con questo nuovo progetto letterario e se lo avesse presentato all'editore pronto per la pubblicazione oppure se invece si fosse limitato ad abbozzare qualche idea per svilupparla poi in seguito con il benestare della casa editrice. Non lo saprò mai. Presumo che, comunque siano andate le cose, non dev'essere stato molto complicato trovare un accordo fra le parti perché, indipendentemente dal contenuto e dall'importanza degli argomenti trattati, il nome dello scrittore è talmente noto da portare in dote una base di lettori sufficiente per dare l'avvio alle rotative.

Non ce la potrei mai fare... In primis per qualità ed argomentazioni che, per quanto mi riguarda, non ritengo tali da costituire materiale per un "caso letterario" in grado di portare alla ribalta un emerito sconosciuto. Ma, tralasciando queste velleità ed ambizioni di fama che potrebbero coinvolgere un pubblico un tantino più vasto di qualche rispettabilissimo cibernauta, mi domandavo se sarei stato anch'io capace di proporre un'idea che potesse essere sviluppata in seguito, invece di profondere preventivamente tutte le energie in un'opera da subito compiuta per spedirla poi, speranzosamente, all'attenzione di qualche publisher.

Ed è così che mi è venuto in mente il "Romanzo dinamico" che, partendo dall'idea degli ipertesti e dall'HTML su cui si basa internet fin dagli albori, potesse costituire con un libro tradizionale un percorso narrativo quantomai vario e non necessariamente sequenziale. L'idea, insomma, sarebbe quella di suddividere la narrazione in un certo numero di capitoli in cui al termine di ciascuno si farebbe esplicito invito al lettore di proseguire a sua discrezione col successivo oppure, in alternativa, di saltare ad un altro esplicitamente indicato.

L'abilità dello scrivente dovrebbe essere tale da consentire enne possibili svolgimenti suddivisi per quadri equipollenti in grado di reggersi con coerenza, ma portando suggestivamente a percorrere un diverso itinerario di lettura e quindi a costituire realmente quella sorta di romanzo dinamico che il titolo lascerebbe intuire. Non sono sicuro dell'estrema originalità di questa mia pensata estemporanea. Però nel dubbio la formalizzo esplicitamente vincolandola ad una sorta di copyright avendone parlato pubblicamente su questo blog. Poi magari in futuro mi riserverò di darle reale concretezza impiegando così un po' di quel tempo che, nel procedere dell'età, potrei finir di considerare poco piacevole rimpiangendo continuamente le occasioni perdute.

lunedì 18 aprile 2016

La decima lettera

Roseto 19 giugno 2006 13:43

Maria Luisa amore mio,
come tante cose che hanno una fine, anche queste lettere si stanno esaurendo. Sentirò la nostalgia di questo momento che mi ritagliavo tutto per me e che passavo qui su questo tavolino mettendo i miei pensieri in comunione coi tuoi. Ieri sera sono asceso a Monte Pagano, come già sai, e ti avevo promesso di scrivertene un poco. Mentre terminavo la cena pregustavo il momento in cui avrei indossato calzini e scarpe più adatte e mi sarei messo in cammino.

Con circospezione sono uscito dall'albergo ed attraverso le vie interne ho raggiunto la via che porta a Colle Patito. Sono passato sotto la ferrovia. Un nuovo sottopassaggio che hanno prontamente imbrattato con la scritta: "Io e te tre metri sopra il cielo". Andrea quando l'ha letta di ritorno da messa voleva cambiarla in : "Io e te tre metri e quaranta sotto il treno" visto che è quella l'altezza indicata per i veicoli in transito. Non ho potuto fare a meno di ridere per la sua arguzia e l'avrei forse aiutato, se il mio senso civico non me l'avesse impedito.

Arrivato sul limtare del paese, proprio dove comincia questo sentiero di ciotoli cementati, ti ho spedito un SMS che annunciava la mia ascesa e la volontà di chiamarti appena raggiunto un comodo spiazzo. Siamo in giugno e quindi le giornate più lunghe rispetto ad agosto mi hanno consentito di scorgere meglio il paesaggio circostante.

Il colle è abbastanza desolato. Il sentiero non è costeggiato da alberi e quindi chi volesse salirvi in pieno giorno sarebbe costretto ad una martoriante arrampicata con rischio d'insolazione. Ma la sera è per me qualcosa di alquanto piacevole. Mentre sali ed i tuoi pori emettono sudore ed il battito del cuore si fa più intenso, osservi le minuscole biche di montaliana memoria che sono disseminate lungo il cammino e tutte prese dalla loro fervida attività non si curano del viandante che rischia di pestarle.

Ogni tanto incrocio qualche lumaca senza guscio che se ne va a zonzo senza meta o semplicemente vuole arrivare dall'altra parte del sentiero. A tratti mi volto e vedo le case diventare piccine. C'è ancora troppa luce e quindi manca la magia delle luci notturne che conferiscono al paesaggio un look da presepe. Salendo fiancheggio un campo di frumento o forse d'orzo. Poi osservo meglio la spiga e son convinto che si tratti proprio di frumento. Avrei voglia di afferrare la spiga, ma in quel tratto uscire dal sentiero non è così agevole e quindi desisto. Penso al contadino che non avrebbe piacere che io defraudi le sue messi.

La stradina si fa spesso stretta e sommersa dalle numerose erbacce. Avrebbe proprio bisogno di una ripulita. Ogni dieci metri circa ci sono torrette che dovrebbero contenere lampade per illuminare il percorso di notte. Molte sono danneggiate, alcune hanno fili esposti. Gentaglia! Non ha altro di meglio da fare che devastare la cosa pubblica e non credo proprio per creare un clima di eventuale privacy per coppiette. Gli amanti all'acqua di rose non scelgono erte impervie per le loro coccole. Sicuramente lavoro di annoiati ragazzacci che amano veder spegnere quei fari nella notte abbattuti sotto i colpi di qualche loro sciagurata sassaiola.

Arrivo quasi in vetta a Colle Patito. Ne scorgo la croce in metallo attorniata da alcune antenne di media od operatori telefonici. Calpesto le erbacce dintorno ad una colonna e con breve balzo poso i miei glutei su di essa. Ti chiamo e per oltre mezz'ora abbiamo una piacevole conversazione, come sempre, interrotta soltanto da una momentanea caduta di linea. Ci congediamo e riprendo la salita. Scorgo quasi subito un'altra panchina dove potevo stare più comodo. E' vicino ad un'abitazione, ma in questo momento mi pare disabitata. La nostra intimità non ne sarebbe stata compromessa.

Il sentiero termina e si congiunge con una stradina asfaltata che porta, via cimitero, al paese di Monte Pagano. Sta facendo buio e fiancheggio una siepe ben curata. Alcune lucciole mi accompagnano. Avrei voglia di catturarne una. Ci provo. Poi penso che hanno il diritto alla loro libertà e lascio perdere. Piccoli esserini in amore. Chissà se anch'io emano un'aura visibile?

In breve raggiungo il cimitero dislocato sotto il paese. La fantasia corre ed immagino d'imbattermi, fra i cespugli, in un cadavere. In tal caso avrei prontamente chiamato il 112 e fatto il mio dovere di cittadino. Raggiungo l'abitato nella cosidetta zona del "Belvedere". Da lì infatti si gode una magnifica vista su Roseto. Attraverso le strette vie che portano alla piazza centrale dove troverò un bar e potrò ristorarmi con una bevanda.

Le case sono in mattoni tipici del posto. Non rossastri, ma color sabbia, simil tufo. Per terra scorgo dapprima disordinati petali poi altri disposti più regolarmente a forma di croce. Ne trovo ogni dove e non so spiegarmi il motivo. Poi chiedo al barista che si dichiara, mestamente, cristiano poco praticante e dice che c'è stata la processione del Corpus Domini. Ne convengo: è quello sicuramente il motivo.

Mi siedo un attimo sui tavolini di plastica all'aperto, sorseggiando l'acqua tonica e mentre rumorosi mocciosi giocano a fianco con i loro moderni cellulari, io col mio antidiluviano ti mando un breve SMS che testimonia il tragitto fin lì fatto. Ritorno nel bar per posare il bicchiere, pagato avevo già all'inizio e quindi saluto il solitario barista. Riprendo felice la via del ritorno attraverso quelle deserte calli che tanto mi ricordano il paese natio di mio padre, su in montagna.

Prima di raggiungere nuovamente il Belvedere sento scendere dalle scale di una casa una persona. La scorgo: una signora che mi vede e gentilmente saluta. Contraccambio e proseguo alambiccandomi in qualche pensiero. Avrei potuto scambiare quattro parole, ma la natura timida del mio animo ha fatto scivolar via quella tenue possibilità.

Lasciato il cimitero sono nuovamente lungo la stradina buia. Ogni tanto alzo lo sguardo in cielo e scorgo alcune stelle. Odo alcuni rumori ed un frusciare nel campo di fianco. Sembra un grosso animale, forse un cane, ma non odo nessun latrato. Un fremito mi percorre le viscere e mi stupisco di essere colto da brividi quasi infantili. Penso ad improbabili cinghiali e fiducioso seguito nella recita del rosario che avevo iniziato lasciando il paese.

Arrivato a Colle Patito non mi è difficile imboccare il sentiero, anche se l'illuminazione è scarsa. Penso di aver fatto bene a non insistere che i ragazzi mi seguissero. Loro saranno comodamente sul lungomare in compagnia di Francesca, Eleonora e rispettive madri. Oggi a pranzo scopro che hanno parlato della mia escursione e la madre di Francesca, Angela, mi prega di salire ancora. Vuole venire anche lei.

I nostri figli, vista la fatica che li attende non paion colti d'entusiasmo. Neppure io in verità. E' stato un momento magico per me, in cui mi sei stata dolce compagna, anche in voce, ma soprattutto in pensieri e non muoio dalla voglia di "contaminarlo" con presenze estranee. Vedremo. Sono stato possibilista, così tanto per non essere scortese ed indelicato.

Stamane non è stata una gran bella mattinata. Il sole non si è quasi mai visto. Poi a pranzo qualcosa di meglio senza un vero e proprio sereno. Ora il cielo è tornato a velarsi. Il bagnino dice che comunque non dovrebbe piovere, ma forse la sua è un'affermazione interessata. Ricevo i tuoi SMS con l'entusiasmo per la pasta al forno della mamma ed altri dettagli tecnici sugli esami che si stanno tenendo a scuola.

Nonostante le numerose cacofonie e ripetizioni di termini, presenti in questa lettera, si dovrebbe capire dal periodare che chi ti scrive è un uomo felice ed immensamente grato per quanto la vita gli sta riservando. Tu in questo hai ampio merito. Ti stringo forte al cuore e mi congedo amore mio.
Tuo per sempre, Romano.

lunedì 11 aprile 2016

La quarta lettera

Roseto 13 giugno 2006

Amatissima Maria Luisa,

anche se sento un po' di sopore, torpore o rallentamento metabolico che dir si voglia, sicuramente legato al desinare ed al goccetto di rosso che l'ha accomapagnato, non ho voglia di coricarmi. Mi sono sistemato in terrazza da cui scorgo per ampio tratto il mare a perdita d'occhio. E' di un azzurro carico leggermente sconfinante nel verde smeraldo. Le onde vanno pigramente a morire sull'arena. I lidi sono disertati e pochissime imbarcazioni si possono scorgere all'orizzonte.

Sono sistemato su un tavolino ed odo provenire dal corridoio lamenti di bimbi recalcitranti che le madri vorrebbero coricare per il riposino di entrambi. Uno stato di benessere diffuso ci pervade e di cui più e più volte sono tornato a sottolineare in questi giorni. Ho messo il cellulare in ricarica come non ricordo il tempo per la frequenza. Solitamente passavano mesi fra un attacco e l'altro alla presa di corrente. Come possono repentinamente cambiare le abitudini.

Questi mutamenti sono per me ben accetti. Mi rendo conto che il nostro rapporto costringe anche te a numerosi giochi d'equilibrio per incastrare le numerose incombenze del vivere quotidiano con tempi e modi da ritagliare sulle esigenze di entrambi. Un po' come una gravidanza. Quello che ti cresce dentro costringe a far spazio, a mutar d'abito, d'alimentazione. Cambia l'abitudine al sonno e tante altre cose che non sto qui noiosamente ad elencare. Una nuova vita è esigente. Se la si accoglie, chiede a te tante energie, te le succhia dal di dentro e tu ben volentieri accetti questo impoverimento per far posto ad un altro io. Un altro tu che prende posto su questo suolo, con le sue aspirazioni, desideri e progetti per il domani.

Altra immagine a cui mi piace paragonare l'amore di un uomo e di una donna è una piantina. Debole, bisognosa di cure ed amorevoli attenzioni. Se la si accudisce cresce presto robusta e rigogliosa. Fa bei frutti dai fiori di lì a poco sbocciati. Ma se la si trascura, se ci si distrae, come i pochi vasi del mio appartamento, dopo un po' ingiallisce, le foglie seccano ed i rami presto si spogliano. Il lavoro e la cura come giardiniere dev'essere piacevole, quasi spontaneo. Richiede dedizione costante ed occhio allenato per cogliere in tempo i segni di appassimento. Non bisogna lasciar mancare l'essenziale acqua, né darne troppa altrimenti, come ben sai, marcisce.

Ma l'amore, seppur paragonabile ad un fiore, non è una pianta. E' qualcosa che ha la possibilità di rinascere anche quando inevitabilmente avvizzito o soffocato da preoccupazioni esterne. Mi rendo conto che il discorso potrebbe apparirti alquanto ermentico. Cosa avrà voluto dire Romano in questi passaggi? Tieni bene in mente che sto lasciando libera la penna di scorrere dove vuole maldestramente guidata da una sonnecchiante volontà. Non dare un peso ed un valore assoluto alle mie affermazioni. Accettale così come sono.

Come pensieri sciolti che ti giungono di lontano, ma dolcemente sussurrati da dietro la nuca come se io fossi lì accanto a te. Con la mano che ti solleva mestamente le tue lisce ciocche e con le labbra che dolcemente ti baciano il collo proprio lì dove si congiunge alla spalla. Ti ho stretto fra le braccia troppo poco per sentire la sazietà di quei teneri gesti. Mille carezze ci attendono ancora. Il tuo fisico tonico e possente suscita nel mio il desiderio di un approdo sicuro e foriero di dolci sensazioni.

Credo di lasciarmi andare un po' troppo ad immagini languide, ma siamo anche questo. C'è comunione d'animo, ma sento anche quell'attrazione fisica di cui avevo bisogno per sentirmi davvero investito da un amore totalizzante. Non hai bisogno di ribattere molto. Mi par di vedere i tuoi occhi brillare della medesima luce. Mi dicesti al telefonino che, pur fra mille incombenze, torni presto a rifugiarti nel pensiero di me per trovarne ristoro. Quanta bellezza in tutto questo.

E' naturale sentirsi così e la meraviglia è che questo non ha limite d'età. Il nostro cuore batte come giovinetto per avendo già spinto avanti molto sangue in tanti giorni felici ed in altri meno lieti. Ma poi, quando ti è concessa la grazia di poter vivere un amore pieno, tutto si trasforma. La sofferenza patita svanisce, le pene che ancora verranno non faranno più paura perché una nuova benedizione ci accompagna. Abbiamo poi l'età per vedere le cose come davvero sono, per non crearci false illusioni e per continuare a camminare coi  piedi per terra 'che non sarebbe giusto, né salutare proseguire con la testa nelle nuvole come immancabilmente in tanti di questi momenti possiamo scoprirci ad incedere.

Ritorno a dire, ancora una volta, costruiamo prima un "noi" forte, lavoriamo per una piena e vera sintonia su cui poggiare l'armonia degli anni futuri che verranno, quanti Dio vorrà concedercene, senza pretesa, non senza l'intelligenza necessaria che non ci porti a sprecarli. A non lasciarci vivere, più che a vivere il nostro tempo. Sicuramente verranno anche questi momenti di "stanca" in ci si lascerà un poco andare e tutti i bei proponimenti iniziali sembreranno ormai decaduti. Uno di noi due, almeno, se ne ricordi e sia stimolo all'altro per riprendere quel cammino interrotto.

Si deve tendere alla meta. Come quando in montagna si punta alla vetta. Ma l'impresa non deve essere troppo ambiziosa e fuori dalla portata. Una volta scelto l'obiettivo da raggiungere perseguiamolo alacremente e di comune accordo. Qualche volta sarà uno a fare l'andatura e l'altro a seguire, in un continuo scambio di ruoli alla testa della marcia. L'importante però è avere questa passione comune per l'ascesa. Senza questa si finisce per maledire la fatica e si rimpiange il tranquillo bassopiano.

Queste immagini alpestri sono forse un contrasto eccessivo per questi luoghi. In realtà anche qui il paesaggio è vario. Non distante si staglia il massiccio del Gran Sasso. Bella questa varietà orografica. La bellezza, quella vera, sta proprio nella diversità e varietà di possibilità, per la vita, per le persone, per le cose.

Eccomi anche oggi giunto in fondo. Poi rileggendo mi accorgerò di aver sciorinato un bel polpettone. Ci può stare anche questo. E' parte del mio carattere. Non sono tutta perfezione, anche se cerco di profondere un costante impegno al miglioramento. Un abbraccio stretto, stretto ed un interminabile bacio senza fiato. Tuo Romano.

giovedì 31 marzo 2016

La prima lettera

A pochi giorni dalla data d'inizio del nostro fidanzamento, nel giugno del 2006 partivo coi ragazzi alla volta del mare per una vacanza prenotata da tempo, ben prima di conoscere Maria Luisa. Quello stacco di due settimane al principio del nostro cammino è stato per me l'occasione propizia per scriverle alcune lettere in modo che potessimo sentirci reciprocamente più vicini. Questa sera ho riletto dopo tanto tempo la prima di queste missive e così, con l'autorizzazione di mia moglie, ho deciso di trascriverla e rendere pubblico il suo contenuto.

Roseto degli Abruzzi, 10.6.2006 17:20

Maria Luisa amore mio,
eccomi qui. Volentieri inizio questo diario di bordo per raccontarti, senza pretese, questo piacevole viaggio. Spero che la calligrafia non sia troppo inclemente in modo da consentirti una lettura scorrevole. Magari per strada cambierò stile più volte, dimostrando così in qualche modo quella poliedricità che sento di avere ;-)) Chi si loda s'imbroda ? Sicuramente! Mi trovo in spiaggia sotto l'ombrellone. Per oggi niente sole. In verità non avrei voglia di prenderne troppo in tutta la vacanza: invecchia la pelle e la mia mi pare già fin troppo raggrinzita. Civetteria di mezza età. E' inutile che meni il can per l'aia e quindi ricomincio dall'inizio. Ieri sera, dopo che ci siamo sentiti al telefono, approfittando del computer acceso dai ragazzi, ti ho voluto mandare la mail con l'elenco delle nostre videocassette. L'ha stilato Andrea ancora tempo fa e poi nei giorni scorsi l'ha aggiornato con gli ultimi titoli. Mi sembrava bello aggiungervi alcune immagini. Alcune di Lourdes, con Sauro e altre sparse di anni passati. Chiude quella che ho scannerizzato dalla fototessera della mia ultima carta d'identità. Quasi un formato poster... Fatto questo, ho raccolto la spazzatura, monnezza come si dice nella capitale, e in pantaloncini e maglietta sono uscito per gettarla. La tenuta semi-vacanziera ancora non si addiceva al fresco clima della sera. Rientrato ti ho dato la buonanotte con l'SMS che sai e poi sono effettivamente crollato. Purtroppo, o per fortuna, l'implacabile sveglia alle 4:50 ha fatto il suo dovere e quindi son dovuto uscire dal letto. Dopo gl'immancabili riti mattutini al bagno, rasatura esclusa, ho destato i ragazzi che non si son dimostrati tanto solleciti ad uscire dal letto. Chiuse le valigie e salutati i pesciolini rossi (per due settimane dovranno digiunare! Ma spero che l'abbondanza di cibo dei giorni scorsi possa essere loro d'aiuto fino al nostro ritorno. Non m'andava di affidarli a nessuno, come invece avevo fatto altre volte. Son rimasti soli anche per Lourdes, ma la durata era inferiore...) siamo usciti di casa. Mi sono accorto di avere ancora attaccato la linguetta con l'indirizzo ed il logo Brevivet e quindi dietro front per lasciarlo a casa: a Roseto non serve sicuramente. Appena caricata la 206, stranamente le valigie e gli altri colli non così abbondanti da oscurarmi la visuale di guida. Visto il garage libero ne ho approfittato per infilarci la Passat. Ho perso l'abitudine e dato che è più ingombrante ho dovuto correggere la manovra più volte. Man mano che la lettera avanza mi rendo conto che la grafia peggiora. Porta pazienza. Spero vivamente che tu possa districarti comunque. Dovresti essere allenata alle varietà dei tuoi studenti, ma come si dice non c'è mai limite al peggio. Passa nel frattempo un vu cumprà che mi propone, pensa, un Rolex e non mi degno neppure di alzare lo sguardo. Ritorniamo al viaggio. Salutato Dio con qualche breve preghiera della tradizione popolare ci dirigiamo verso l'autostrada: sono le 5:50. Andrea sentenzia che il traffico è scorrevole (a dir poco) e sarebbe ideale anche le altre mattine per andare al lavoro. (Penso fra me che con queste mie avrai materiale in abbondanza per un'analisi grafologica...) Il sole sta per fare capolino dai monti. E' comunque già chiaro da un pezzo. Via in direzione di Verona dove poi imboccheremo la Brennero Modena, la Milano Roma ed infine l'Ancona Bari. Mentre i ragazzi sonnecchiano mi lascio cullare da qualche dolce pensiero di me e di te. Di come la vita abbia ormai preso una piega diversa e sembri tutta in discesa, senza per questo sottovalutare le immancabili difficoltà che potranno presentarsi sul nostro cammino. Ma la vita è così e va affrontata, come già ti dicevo, un passo dopo l'altro, guardando bene però dove si va. Ci tenevo ad attraversare Bologna prima delle 8 per evitare il grosso del traffico. Verso le 7:30 siamo nei pressi di Borgo Panigale. Neanche il tempo di gioire un poco che le immancabili segnalazioni stradali annunciano code fino a San Lazzaro. Subiamo qualche rallentamento ed in alcuni momenti un vero e proprio fermo, ma poi si riparte. Andrea già da un po' aveva detto di aver fame. L'ho pregato di pazientare almeno fin dopo Bologna e così al secondo Autogrill ci siamo fermati per la ben nota "sosta idraulica". Data l'ora era preso d'assaltro ed Alessandra ha dovuto subire una coda alla toilette maggiore della mia. Andrea non ne aveva bisogno. Con sorpresa ho notato disperate signore farsi largo nel nostro bagno. Colte da disperazione? Dopo una non breve coda alla cassa, abbiamo cominciato a "nuotare" per farci servire i cappuccini. In quella calca è stato bello vedere che comunque tutti riuscivamo a mantenere la pazienza, ma quello che più conta a non rovesciarci addosso la colazione l'un l'altro. Saliti in macchina con in corpo una certa dose di caffeina come coadiuvante per una guida vigile ed attenta attraversavamo man mano i vari paesi della riviera adriatica. I ragazzi ormai ben desti, ma soprattutto Alessandra, cominciavano a diventare un po' troppo chiassosi e onde evitare pericolose distrazioni per la guida ho voluto infilare prontamente nel lettore CD dell'auto le Quattro stagioni di Vivaldi che hanno subito infuso rilassatezze e placato ogni velleità d'insubordinazione. Sto realizzando che con questo fluire di getto di parole, pensieri e riflessioni, non sempre lucide, rischio di costringerti ad un improbo esercizio di lettura, senza sapere ancora come te la cavi con le mie "volute" d'inchiostro (piccola licenza poetica (?)). Come già detto al telefonino, abbiamo subito qualche altro rallentamento in vista dell'arrivo, ma poi la tanto agognata indicazione di Roseto ci ha fatto capire che non avremmo tardato per il pranzo. Al casello ho voluto di proposito imboccare quello automatizzato. Ci ho dovuto litigare un po'. Prima vi ho infilato 20 € che mi ha sollecitamente restituito perché inaccettabili secondo lui: che schizzinoso! Allora ho sfilato la carta di credito ed ho provato con quella. Dopo un paio d'infruttuosi tentativi ho trovato finalmente la sequenza e la bocchetta giusta ed abbiamo disbrigato l'uscita prima che qualcuno dietro di noi si spazientisse. Comincio ad avere le dita indolenzite. Ho scritto di getto e sono quasi in zona Cesarini. Ho tentato di prender sonno subito nel pomeriggio, ma probabilmente per la troppa stanchezza non ci sono riuscito. Eppoi sono rientrati in stanza i ragazzi che tutti eccitati volevano scendere in spiaggia e quindi ho dovuto assisterli con il necessaire... Poi devo essere comunque caduto nell'oblio ed avrei anche tirato dritto, ma non volevo arrivare all'ora di cena e quindi sono sceso in spiaggia da dove ti sto parlando. Andrea ed Alessandra, ormai stufi, sono saliti nuovamente in stanza. La giornata è ancora piacevole, ma l'aria fresca porta ancora la memoria delle fredde giornate scorse, come mi ha detto il bagnino Giacomo, influenzato. Piccola pausa prima dei saluti finali. Che poi non si capisce se sono arrivato fin qui per non lasciare spazi bianchi oppure non sono andato avanti per penuria degli stessi.
Perdona la prolissità. Un abbraccio stretto. Baci, tuo Romano

lunedì 28 marzo 2016

Tutto scorre

Tutto scorre. Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. Panta rei.

Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.

Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.

Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.

Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.
Tic tac.

Minuti talvolta uguali, così lunghi che paion ore. Minuti troppo corti che valgon meno di secondi.

Una goccia cade dalla gronda. Allungo la mano. Inumidisco le dita e lavo via lo sporco che m'è rimasto addosso levando l'ombrello dall'auto.

Un caffé macchiato. Verso lentamente lo zucchero di canna. Resta per un po' in sospensione sulla cima della schiuma bianca. Intanto la barista lucida per bene la macchina dell'espresso. Senza macchia e senza paura.

Sapor di torrefazione in bocca. Un brivido lungo la schiena. Un'eco lontana di cannoni all'assalto. Scricchiolii d'ossa. Colpi di sciabola sguainata a fendere l'aria. Un battito di zoccoli sul selciato.

Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.

Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.

Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.

Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.
Clop clop.

Un altro minuto è passato.


sabato 26 marzo 2016

Una singola nota

Anche se in un certo periodo della mia vita ho preso parte a più riprese come componente di un gruppo corale, in realtà non ho mai avuto una particolare attitudine per il canto e la musica in generale. C'è bisogno di andare indietro nel tempo di alcuni decenni per risalire al momento in cui ho appreso che il volume di un suono può essere sostanzialmente suddiviso in quattro parti: attack, decay, sustain e release così come raffigurato nell'immagine che accompagna il post.

Ieri sera, assieme alla consorte, ho partecipato alla celebrazione del venerdì santo in parrocchia dove i giovani e gli adolescenti avevano preparato per noi una singolare via crucis costituita da vari spunti di meditazione lungo il percorso virtuale delle varie stazioni. Ed appunto in uno di questi momenti si diceva che se non ci fosse la nota, neppure ci sarebbe la sinfonia, se non ci fosse la goccia non ci sarebbe l'oceano.

Son frasi che, magari in altra forma, abbiamo già sentito tutti almeno una volta. Ci vien difficile lasciarci paragonare ad un minuscolo agglomerato di molecole d'acqua, ma se ci pensiamo bene, cosa sono cent'anni della nostra vita rapportati agli oltre quindici miliardi di anni di età dell'universo? Cosa siamo noi se non insignificante pulviscolo disperso in un angolo dello spazio sterminato fra una galassia e l'altra?

Questa consapevolezza dovrebbe ridimensionare non poco i nostri sogni di gloria che possono apparire ben poca cosa da un altro punto di osservazione.

La nostra vita, tutto sommato, non fa altro che assumere l'andamento del grafico mostrato nell'immagine d'esordio. Abbiamo un'ascesa, rapida, progressiva, ma poi è tutto un lungo decadimento. Quando finalmente abbiamo imparato a vivere, sembra che il tempo non ci basti mai e che ne resti davvero troppo poco per realizzare ciò che la nostra fervida immaginazione ci fa sognare ad occhi aperti.

sabato 5 marzo 2016

Il debito da pagare

Devo fissare nero su bianco alcuni avvenimenti recenti prima che il ricordo sbiadisca presto come la neve di marzo che è scesa ad imbiancare le cime qua attorno. Un paio di settimane fa, vista la bella giornata, sono uscito con Maria Luisa per una passeggiata lungo la pista ciclabile che fiancheggia il fiume Mella. Avevamo fatto il proposito già da diverso tempo, ma vuoi per le condizioni meteo, vuoi per le circostanze che non si erano mai presentate favorevoli, avevamo sempre dovuto rimandare.

Camminare nelle ore pomeridiane è una delle cose che mi piacciono di più in assoluto. Farlo in compagnia di chi si ama aggiunge un surplus di gradevolezza a cui nient'altro potrebbe dare maggiore compiutezza. Eppoi come sottovalutare i benefici di un minimo di attività motoria dopo il lauto pasto domenicale?

Mi guardo attorno. Butto l'occhio sui bronchi ancora spogli delle varie piante che un po' selvaggiamente costellano quella pista frequentata assiduamente da avventori di ogni tipo. C'è chi scorrazza in bicicletta, chi di corsa attillato di tutto punto e chi, come noi, porta svogliatamente a spasso le gambe. Lo scorso anno mi ero meravigliato di vedere dei fichi e poi anche dei fiori di papavero in una stagione che, se ben ricordo, non era tanto più avanti nel calendario di adesso.

Estraggo il cellulare e comincio a scattare qualche foto lì attorno. Catturo anche il volto della consorte, ma il sole ancora basso all'orizzonte le fa strabuzzare gli occhi e non riesce a posare con quel viso ben disteso che spesso riesco ad immortalare in tante pose più spontanee. Mi viene in mente un gruppo di zona che frequento su Facebook ed allora decido di uscire dalla pista sterrata per fare qualche foto al fiume che scorre tranquillo lì di fianco e dove alcuni gabbiani in amore svolazzano e nuotano in cerca d'intesa.

Mi avvicino con attenzione facendomi largo fra gli sterpi e la rada boscaglia. Subito mi accorgo dell'insolito chiarore di queste acque che non stanno risentendo per nulla dell'attività industriale settimanale su nella valle. Non credo che ciò sia dovuto ad una maggiore sensibilità ecologica, ma piuttosto ad acqua di disgelo delle nevi che finalmente dopo un lungo inverno siccitoso hanno imbiancato i rilievi maggiori del nostro arco prealpino.

Arrivati al paese di Collebeato sostiamo seduti su una panchina comunale volgendo le spalle al sole che gradevolmente ce le tiene riscaldate. Questa passeggiata avrebbe anche l'obiettivo di far visita ad un amico che soggiorna presso la RSA locale. Provo a chiamarlo per sentire se è in grado di accoglierci e l'inequivocabile messaggio di cellulare spento o non raggiungibile mi fa ben sperare perché forse sta ancora terminando il riposino post prandiale.

Maria Luisa intanto ne approfitta per sentire al telefono la madre che si è levata dal letto un po' prima dell' amico che abbiamo in animo di visitare. Nella breve conversazione fra madre e figlia, dove ognuna relaziona l'altra riguardo alle ultime vicende e dove soprattutto la moglie cerca di descrivere le precedenti cose belle viste lungo il percorso, riesco a scattare un'altra fotografia e a chattare un po' con alcuni amici che hanno visto sul social network le foto che ho recentemente postato.

Chiamo nuovamente. Ora lo sento squillare. Attendo con pazienza perché magari la persona è in bagno oppure in difficoltà a raggiungere il telefono. Mi risponde una voce di donna, l'infermiera, che si giustifica subito dicendo che è stato il proprietario a chiederle di rispondere perché lui è ancora impegnato in una medicazione. Le dico allora di riferire che siamo nei paraggi e che, se lo desidera, Maria Luisa e Romano possono passare dentro a dargli un saluto. L'assenso è immediato.

In meno di cinque minuti varchiamo la soglia della casa di riposo che non avevo mai visitato in precedenza, ma di cui sapevo benissimo l'ubicazione per esserci passato davanti tante volte. In portineria c'è una suora che alla richiesta del nominativo della persona da visitare ci fornisce precise indicazioni indirizzandoci al piano superiore. Salita la breve rampa di scale e svoltato l'angolo all'inizio di un lungo corridoio, scorgiamo poco lontano la sagoma del nostro amato don Angelo che conversa in piedi con un'altra ospite della struttura in sedia a rotelle.

Ci invita ad entrare nella sua stanza proprio lì accanto. L'ambiente è luminoso e ben arredato, meglio di altre strutture che avevamo visitato di recente per circostanze su cui adesso preferisco sorvolare. Ci fa accomodare e così iniziamo a chiacchierare affabilmente. Il parroco della mia gioventù m'informa che di lì a poco dovrà arrivare in visita un confratello. Intanto comunque c'è modo di fargli qualche complimento per uno stato di salute che pare buono e a cui crede perché non siamo i primi a dirglielo. Chiedo se per caso è dovuto alla cucina, ma subito puntualizza che dove si trovava prima era anche meglio. Ipotizzo allora che ciò sia dovuto ad un desinare più essenziale. Indica verso la finestra e dice che lì c'è un barattolo di ciccioli e son forse quelli a conferirgli un bell'aspetto. Annuisco. Può essere che un po' di frittura di maiale sortisca miracolose proprietà terapeutiche.

Dopo un altro po' di affabile conversazione in ricordo della sorella Teresa e di Claudia recentemente scomparsa, giunge in visita il preannunciato confratello al seguito di un giovane ragazzo. Mi alzo di scatto dalla seggiola pronunciando la nota frase "Ubi maior minor cessat" con l'intenzione di congedarci per lasciar spazio ai nuovi ospiti. Però non ce ne andiamo prima di aver scambiato qualche parola tutti assieme e solo dopo aver ribadito ancora una volta il bell'aspetto di don Angelo.

E così, dopo questa breve, ma intensa visita, riprendiamo il nostro cammino verso casa. Nelle future passeggiate torneremo ancora a far visita all'amico don Angelo, non come un debito da pagare, ma come un piacevole intermezzo dopo aver effettuato il giro di boa a metà del nostro percorso.