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sabato 21 marzo 2015

Finché la trottola gira


«I ragazzi di oggi hanno una prospettiva che non è mai esistita prima: una lunga vita attiva. Quando io ero giovane, la vita era ben più breve e l'invecchiamento era visto solo come decadimento e perdita di possibilità. Oggi invece si può invecchiare migliorando le proprie capacità, coltivando interessi e passioni, continuando a vivere con intensità. L'orizzonte che hanno oggi i giovani è di più lungo periodo: avete una vita lunga, pensatela con ottimismo.» Parola di un uomo che ha 88 anni e una testa lucidissima, una persona piacevole da seguire nei suoi ragionamenti, con un'agenda sempre piena, che non si spaventa ad andare ancora a insegnare a Napoli, anche se questo significa viaggiare avanti e indietro da Milano tutte le settimane durante il semestre del corso.

(...)

«Ai ragazzi, io che ragazzo non lo sono più da tanto tempo visto che ho 88 anni, voglio dire: "Non inchiodatevi al tempo presente e al passato come se fossero le uniche certezze, ma immaginate il tempo futuro. Si è smarrito il concetto di futuro, quindi l'opportunità di poter trovare soluzioni innovative. E' sbagliato pensare che le cose rimarranno così: guardate come sono cambiate in dieci anni e avrete la certezza che fra altri dieci anni il mondo sarà ancora diverso, e non sta scritto da nessuna parte che debba essere in peggio. Anche nelle situazioni più cupe e difficili c'è sempre la potenzialità non per fare miracoli ma per migliorare la situazione, per tenere vive le istanze di cambiamento. Fate cose innovative, cercate di influire sulla realtà che vi circonda, non bloccate, non svalutate e non impedite alla vostra individualità di emergere. Ma, soprattutto, non rinunciate mai alle vostre possibilità anche di fronte agli insuccessi".»

Nella sua vita ha scritto sessanta libri, gli chiedo quale devo leggere per avere una sintesi del suo pensiero positivo. Non ci pensa molto e mi allunga un libretto autobiografico, che ha in copertina una trottola rossa. «Basta che si ricordi l'immagine di copertina, è questo il segreto per invecchiare bene: finché la trottola gira rimane in piedi, quando si ferma è finito il gioco. Per questo non bisogna mai perdere le occasioni, ma continuare a muoversi, a cercare, a leggere, ad avere rapporti sociali. Non state ad aspettare: fate girare la vostra trottola e non fermatevi di fronte alla prima caduta.»

MARIO CALABRESI
Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa
MONDADORI

STORIE DI RAGAZZI CHE NON HANNO AVUTO PAURA DI DIVENTARE GRANDI

sabato 21 febbraio 2015

Fine vita


Ieri sera, poco dopo aver telefonato a papà e non essere riuscito a mettermi in contatto con lui, ricevo un breve messaggio da Alessandra. Mi dice che il nonno non aveva potuto rispondere perché impegnato con lei nella medicazione. Il messaggio viene subito seguito da un altro in cui mia figlia chiede disponibilità per essere accompagnata dopocena a vedere dove si trova la Domus. Sono ancora in auto e sicuramente più tardi non avrò voglia di uscire nuovamente di casa. La chiamo al cellulare e le propongo di andare subito a fare questa ricognizione, visto che domani dovrà iniziare il suo tirocinio presso quell'ente privato.

Trascorsi al massimo una decina di minuti, arrivo con l'auto sotto casa di mio padre ed attendo che Ale scenda dopo lo squillo concordato in precedenza. Nel frattempo do una rapida occhiata su Google Maps, tanto per rinfrescarmi la memoria e vedere se ora sono possibili anche altre vie d'accesso alla Casa di cura "Domus Salutis". No, a quella struttura posta nelle dirette adiacenze degli Spedali Civili di Brescia, si accede ancora per quell'unica strada che conoscevo un tempo.

A metà percorso, mentre mia figlia mi sta facendo un rapido ragguaglio sullo stato di papà e sulle proprie vicissitudini giornaliere, le dico con fare scherzoso di stare attenta al tragitto. Subito ribatte che fin lì dove ci troviamo ora ci sa arrivare senza problemi. Adesso non sono più tanto solito frequentare in auto quelle vie, ma anche se la viabilità nel frattempo è stata un po' modificata, riesco ad effettuare il percorso migliore per andare all'imbocco della strada senza uscita che porterà alla Domus dove mia figlia inizierà domani - cioè oggi - il suo periodo di tirocinio.

Ci sono venuto poche volte da queste parti. Mentre mi avvicino in auto proprio non riesco a ricordare - ma sono in grado di farlo ora - che una delle ultime volte è stato proprio quando stavamo valutando se ricoverare qui mia moglie. Santina aveva poi preferito essere portata a casa e quelle enormi stanze della misericordia non son più state da parte mia oggetto di visita.

Gironzolo un po' goffamente per le viuzze intorno all'edificio così da individuare l'ingresso principale. Intanto Alessandra memorizza i suoi punti di riferimento e prende nota mentalmente dove potrà domani parcheggiare l'auto. Mentre staremmo quasi per andarcene, scorgiamo all'incrocio una serie di cartelli che indicano le varie direzioni da prendere. L'Hospice dove lei dovrà presentarsi è dall'altra parte. Giriamo l'auto in quella direzione ed andiamo a dare un'occhiata anche dall'altro lato creando così qualche difficoltà di manovra ai pochi automobilisti che in quell'ora si stanno muovendo assieme a noi su quella strada.

Quando Alessandra sembra ormai paga del nostro sopralluogo, rientrando verso casa le chiedo come mai le è stato comandato di venire a far pratica proprio alla Domus Salutis. Mi risponde che l'aveva chiesto lei. Intendiamoci, non che potesse proprio scegliere la destinazione, ma l'ambito di lavoro sì. E lei, dopo l'esperienza nel settore psichiatrico, voleva ora confrontarsi con il "Fine vita". Più tardi a tavola, con Maria Luisa, ho voluto rammentare ancora questa sua spontanea scelta e così mia figlia ha ricevuto anche i complimenti di mia moglie, che poi s'è lasciata pure scappare qualche lacrima ricordando una sua amica scomparsa di recente.

Mentre riflettevo fra me e me, prima di iniziare la stesura di questo post, pensavo di prendere spunto dal breve viaggio fatto in auto con Ale per dilungarmi poi su tematiche più importanti come quelle che riguardano il senso della nostra esistenza, gli obiettivi raggiunti o meno, le vite brutalmente troncate per disprezzo dell'altrui valore. Farlo adesso mi sembrerebbe un tantino pretestuoso ed allora rimanderò la riflessione ad un altro momento più favorevole, dove magari accennerò anche alla Bellucci che in TV da Fazio dichiara apertamente aspettative di vita fino a cent'anni, ma dove sfugge forse troppo facilmente che il mezzo secolo a venire può essere totalmente privo delle energie che hanno accompagnato la metà che lo ha preceduto.

sabato 31 gennaio 2015

Intervistami

Come spesso succede, lo spunto per ciò che pubblico su questo blog nasce in maniera del tutto spontanea per chissà quale misterioso processo mentale. Di solito è al mattino presto, poco dopo il risveglio, che percepisco quasi in maniera lampante un'idea, un titolo da utilizzare nelle mie pubbliche conversazioni. Probabilmente il riposo notturno oppure l'aria fresca che lascio entrare nella camera da letto di buonora, sono la condizione ideale per muovere i primi pensieri. Non è così sempre perché spesso le mie prime riflessioni sono immediatamente rapite dalle problematiche di lavoro che richiedono una mente sgombra per essere affrontate e risolte con decisione. Tuttavia non è infrequente che il mio inizio di giornata si apra in maniera del tutto spensierata ed allora può succedere che una prolungata rielaborazione di fatti recenti oppure di visioni televisive della sera precedente, possano in qualche modo accendere la miccia per un nuovo processo mentale che non mi da pace finché non riesco a trasformarlo in uno scritto.

Ed è così che ho immaginato di concedermi ad un'intervista in cui fossi io stesso a porre le domande e a dare le risposte utilizzando come espediente il dialogo con un interlocutore sicuramente sopra le righe e soprattutto ben oltre le mie capacità dialettiche. Con la possibilità più ampia che può derivare soltanto da un gioco di fantasia, ho immaginato di lasciarmi intervistare niente meno che da Hannah Arendt di cui la sera prima avevo visto in TV il film a carattere biografico. Leggendo il suo libro, La banalità del male, avevo sperato di trovare alcune risposte riguardo al male assoluto, così com'è stato definito quello che ha funestato il secolo scorso e che ha trascinato un'intera nazione in una follia collettiva ben organizzata atta all'annientamento di un numero così elevato di esseri umani.

La mia ricerca e sete di risposte sono ancora vive. Non riesco a capire come la perversione, il pensiero diabolico di pochi, possano essere diventati il dictat di molti, se non di tutti. Ho sollevato apertamente queste domande anche in occasione di qualche incontro fra amici dove magari proprio la lettura del libro della Arendt era stato l'input per entrare in argomento.

Se è sconsolante convenire che dietro il perseguimento di obiettivi così drammatici e deplorevoli non vi siano motivazioni consistenti, se insomma le ragioni che hanno portato i più a non ribellarsi, ma ad obbedire ciecamente alla follia di pochi - per non dire di uno solo - sono banali, forse è ancora più tragico intuire che la memoria di quei fatti non basta ad evitare che essi non possano ripetersi mai più.

Perché ogni volta che deleghiamo ad altri la nostra autonoma capacità di pensiero, trasferiamo il nostro pezzetto di male che ci portiamo dentro e lo mettiamo nelle mani di chi sa dargli una forma più grande. E così anche il nostro piccolo male ha la capacità di agglutinarsi e come un cancro diventare un male assoluto che abbiamo già visto e che non avremmo voluto rivedere mai più.

martedì 27 gennaio 2015

Cuore di pietra

Bisogna avere un cuore di pietra. Solo così non ci coglie l'orrore per lo sterminio, per i campi, per il filo spinato. Solo così riusciamo a rimandare indietro le lacrime per l'ingiustizia patita dal giusto. Solo così possiamo ancora coltivare il seme del male.

venerdì 9 gennaio 2015

Pregare coi bambini

Angiolino mio carino,
vieni sopra il mio cuscino;
fa' ch'io dorma in compagnia
di Gesù e di Maria.

Angelo Santo stammi  vicino,
dammi la mano perché son piccino;
se tu mi guidi con il tuo sorriso,
andremo insieme in Paradiso.

lunedì 5 gennaio 2015

Destino

C'è nella notte come una tregua dal male. L'uomo traghetta la sua infelicità tra un giorno doloroso e un altro che lo sarà. Là, in fondo, prima della ragione, il destino solo questa intercessione concede, e gli uomini accendono fuochi come a imitare le stelle e ringraziarle.

Il destino è ben altra cosa dal caso. Il caso, la tyche, è qualcosa d'imponderabile, inaspettato. I greci, così sicuri che esistesse un'armonia nel mondo, dettata dai numeri, e un primato della ragione e del pensiero, dietro il caso ci persero la testa e il fegato, per venirne a capo. E fu sempre sconfitta. Il destino, la móira, non è casuale.

È lì, intrufolato nel nostro dna, ha tutte le sue premesse nel carattere (dáimon); se si compie è perché, sconosciuto o no, aveva già una ragione di compiersi.

Il destino è un fiume sotterraneo che scorre parallelo alla vita: ogni tanto emerge e allora ci sommerge e ci chiediamo «ma perché proprio a me?»: oh, sì, solo a te, perché quel fiume è il tuo, e c'era anche quando non lo vedevi.

- Cioè una combinazione ai dadi è un caso e, mettiamo, un incidente in moto è destino?
- Sì, anánche per i greci, cioè necessità, perché prima o poi si compie.
- Forse è per questo che ho così paura della notte, perché nasconde in sé tutti i destini. E il mio destino.

ROBERTO VECCHIONI
IL MERCANTE DI LUCE
EINAUDI


domenica 28 dicembre 2014

L'unità di bocca

«Qual è l'unità di Bocca?» domandò a Tomàs, mentre lo aiutava a togliersi la cuffia.
«L'unità di Bocca? Una bocca!» rispose lui, stupito.
«E l'unità di Occhi?»
«Un occhio.»
Il Medico delle Acque disapprovò.
«Una bocca funziona da sola, ma un occhio da solo manca di profondità.»
«L'unità di Occhi è due occhi, allora.»
«E l'unità di Uomo?»
«Un uomo. Come la bocca, funziona da solo.»
«No. Da solo non crea nulla. L'unità di Uomo è la coppia», strillò Morena, scuotendosi dal torpore. «Sei stato proprio tu a suggerirmelo, Tomàs, mentre nuotavamo nella vasca.»
Noah sorrise compiaciuto.
«Chi si sposa solo con se stesso prima o poi divorzia.»
L'amore umano, aggiunse, non è la semplice somma di due Io. E' una creatura autonoma, il cui nome è Noi. Se la coppia costruisce progetti, non conoscerà le rughe del tempo perché il maschio e la femmina non saranno più due, ma una cosa unica.
«Ma come possiamo comprimere il desiderio di nuove emozioni?» domandò Tomàs, mentre uscivano dall'acqua e indossavano nuovi accappatoi ancora più leggeri.
«Il desiderio non si comprime. Si supera, in nome del progetto», rispose il Medico delle Acque.
«E' vero», aggiunse Morena con voce sognante. «L'amore dura finché si continua a sognare insieme. Anche in modo diverso, ma comune.»
Tomàs si accorse che l'odore di lei gli era rimasto addosso. Il suo progetto, al momento, era di non lasciarlo svanire troppo in fretta.

MASSIMO GRAMELLINI
L'ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE
TEA


Il piacere delle piccole cose

Ho dovuto cedere ad Alessandra l'angolo comodo del divano dove mi piace rannicchiarmi e lasciarmi coccolare dai miei pensieri. Non importa, va ugualmente bene anche la sua scrivania lasciata libera. Il piacere di vivere più sovente deriva da uno stato mentale che da un luogo oppure da una posizione.

E' bello sentirsi riconciliati con Dio e con il mondo intero, nonostante i nostri limiti e le nostre asperità di carattere. Forse l'occasione può essere propizia per stilare una sorta di bilancio al termine di un altro faticoso anno. Se la difficoltà non è propriamente la nostra, ugualmente abbiamo patito ed ancora proviamo pena per la quotidiana fatica di altri che per un attimo incrociano la nostra esistenza.

Negli ultimi giorni sono rimasto un po' più silenzioso del mio solito. Non m'è venuta voglia di fuggire, di scappare lontano. Ho provato ad esserci, a stare con chi ne aveva bisogno. Non sono sicuro di essere riuscito a portare gioia dove c'era tristezza, allegria dove trovava spazio il pianto perché anch'io avevo bisogno di consolazione.

Ma se ho avuto il coraggio di lasciarmi andare ad un abbraccio più lungo del solito, ad una carezza più tenera di quanto la mia indole riesce solitamente a dare, allora quella stretta l'ho ricevuta anch'io perché è soltanto donando che si ha e davvero null'altro si ha se non ciò che si dona.