Translate

sabato 13 febbraio 2016

Sentire il profumo di Dio

Ecco il testo dell'omelia domenicale scritta dal nostro parroco e pubblicata oggi in anteprima su Facebook.

«Questa 1^ domenica di quaresima le due immagini sono: L’OLFATTO E LA FEDE.

* L’OLFATTO. L’espressione "avere naso" significa avere una buona capacità di giudizio, essere in gamba nel saper scegliere, saper riconoscere le cose positive per sceglierle e le negative per rifiutarle.
- in questa domenica, Gesù si presenta come colui che ha "un buon naso", è in gamba nel saper cogliere dove sta il bene, sa riconoscerlo, è abile a dire di No alle cose negative, al male e dire di SI al bene, all’amore di Dio suo papà.
- anche noi in questa prima settimana siamo chiamati ad essere adulti, giovani, adolescenti, ragazzi con la saggezza di "un buon naso", riconoscere il bene e compierlo, riconoscere il male e rifiutarlo. Gesù ci aiuta in tutto questo

La lettura di questa riflessione ha suscitato in me questi commenti.

È forse uno dei rari casi in cui l'olfatto conta nel processo spirituale di avvicinamento a Dio. Lo vorremmo vedere, lo ascoltiamo nella lettura della Parola, lo vorremmo toccare come San Tommaso, lo gustiamo tutte le volte che ci accostiamo all'Eucaristia, ma difficilmente abbiamo naso per Dio. Salga la nostra preghiera come incenso. Impariamo a sviluppare l'olfatto e a sentire il soave odore del profumo di Dio. Avere naso per il bene è in certo qual modo fiuto per una divina fragranza.

Il fatto che siamo poco abituati a questo tipo di sensorialità nei confronti di Dio potrebbe essere confermato anche da un impulso al riso che ci può venire affrontando questo argomento. Ma non raccontano i veggenti di un meraviglioso profumo di rose che accompagnava le apparizioni mariane? L'apertura della tomba di San Domenico a Bologna non sprigionò un intenso profumo per diversi giorni come raccontano le cronache del tempo?

La prossima volta che sentiamo un buon odore in luogo deserto ed isolato apriamo bene le nostre nari e lasciamoci avvolgere dal profumo di Dio. Che a ben pensare è da sempre tutto intorno a noi nella creazione che si perpetua ad ogni fiore che germoglia e sboccia.

sabato 9 gennaio 2016

Il mondo che conoscevamo

Nel mondo che conoscevamo ci veniva domandato fin dalla più tenera età che cosa ci sarebbe piaciuto diventare da grandi. Nel corso degli anni mutavamo la scelta del nostro destino con naturale disinvoltura adeguandola ai desideri ed alle aspirazioni del momento lasciandoci di volta in volta influenzare da ciò che l'esperienza e la nostra sensibilità ci portavano ad apprezzare maggiormente.

Effettuavamo la scelta del percorso di studi, tenendo sì conto delle nostre inclinazioni naturali, ma soprattutto considerando la professione che avremmo voluto svolgere un domani. Ci fidanzavamo pensando al matrimonio come sbocco naturale del nostro percorso di coppia e verificavamo ogni giorno la bontà della nostra scelta valutando l'armonia e la conseguente felicità che nasceva nel rapporto di relazione con un'altra persona.

Entrati nel mondo del lavoro, scoprivamo ora la possibilità di dare concretezza ai nostri desideri e facevamo progetti, ormai non più a lunga scadenza, per trovare casa e convolare a nozze. Una volta costituita la nuova famiglia, pensavamo a darle maggiore sostanza auspicando l'arrivo di nuovi giovani componenti. I figli venivano accolti con aura di mistero di cui noi potevamo essere soltanto tramite per una perpetuazione i cui fini ultimi restavano sconosciuti pur potendone comprendere appieno tutti gli aspetti biologici.

Poi il mondo che conoscevamo all'improvviso è sparito. Non c'interessa più chiedere ai più piccoli cosa vorranno fare da grandi perché ormai è diventato tutto più complicato. Non si studia più per diventare un domani ciò che avevamo desiderato in precedenza di diventare. Le scelte, ma soprattutto i consigli, sono dettati dalla possibilità di trovare più facilmente un lavoro, qualunque esso sia, indipendentemente dalle caratteristiche ed inclinazioni spontanee di chi si approccia ad entrare nel mondo degli adulti.

Fidanzamento è ormai una parola desueta. Prevalentemente si sta insieme, ma senza che questo sia necessariamente finalizzato ad un'unione nel senso tradizionale del termine. Si ha la chiara coscienza che l'amore è eterno finché dura - ammesso e non concesso che di amore realmente si tratti - ed in questo clima d'incertezza generale e, nello specifico, del sentimento provato, la genitorialità viene vissuta piuttosto come incidente di percorso anziché come scelta consapevole del nostro personale contributo alla vita.

venerdì 1 gennaio 2016

Una pazienza infinita

Lo so benissimo che quello che sto per scrivere potrebbe suscitare la disapprovazione dei miei lettori più anziani, ammesso e non concesso che io ne abbia di così attempati. Pur non di meno mi concederò il lusso di una confidenza un poco impertinente in questa pigra giornata di capodanno.

La considerazione nasce spontanea come risultanza di una serie di riflessioni che sono affiorate alla mente avendo a che fare con diverse persone anziane. Quello che prima era solo un insieme disordinato di pensieri, ha trovato ieri un ordinamento naturale durante la partecipazione al rito funebre di un caro amico di famiglia di mia moglie.

In realtà bisognerebbe essere sempre in grado di esercitare una pazienza infinita con ogni persona della generazione precedente. La qual cosa, oltre che essere un atto dovuto, è pure un caloroso invito della sacra scrittura, nonché un altro modo di veder coniugato il quarto comandamento.

E' innegabile che la vita media si sia allungata di molto e questo lo sperimentiamo quotidianamente potendo godere di una maggiore longevità dei nostri cari. Eppure, giorno dopo giorno, siamo costantemente impegnati a tenere alto il morale di chi ormai nell'età è proceduto di molto fino al punto quasi da non ricordare con precisione il computo totale dei propri anni.

Le abilità individuali degli anziani sono quantomai varie e non a tutti è concesso di godere di una vita serena ed attiva come nei decenni precedenti. Però, proprio a motivo di una maggiore longevità, si dovrebbe riuscire a trovare il modo di dare a quest'esistenza ancora una qualche forma di contributo attivo che non sia invece solo passiva rassegnazione in attesa del giorno fatale. Che poi tanto agognato non è perché quasi mai nessuno sembra invocarlo convintamente, se non proprio chi sia gravato da una malattia esacerbante che lo spinga a proferire auspicio di un anticipato congedo.

Se posso esprimere un desiderio, e come primo giorno dell'anno mi si potrebbe anche concedere, vorrei arrivare in là negli anni con immutata consapevolezza riguardo all'inarrestabile declino fisico del proprio corpo e delle proprie capacità. Se la genetica potrà assistermi e farmi dono di un avvenire ancora lungo, vorrei svegliarmi al mattino sempre grato per la luce di un nuovo giorno, dimenticando gli acciacchi ed i dolori dell'età di cui già oggi colgo i primi segni e che andando avanti - suppongo - si faranno ancora più insistenti. Vorrei coricarmi la sera desideroso di un meritato riposo, ma contento delle possibilità che mi sono state offerte nelle ore precedenti.

Se le mie inabilità saranno tali da necessitare delle amorevoli cure di qualcuno, vorrei che un congiunto non abbia a rattristarsi per questo e che il suo "sporcarsi le mani" non sia visto come tale, ma come un atto d'amore. Per tale gesto vorrei poter godere di sufficiente lucidità così da esprimere gratitudine con sincero affetto. E se la nebbia dell'età avrà invece offuscato la capacità d'intendere, chiedo che una dose di pazienza aggiuntiva permetta ancora di riconoscere in me la dignità dell'essere.

Quell'essere che nasce eguale e che la vita distingue un po', ma che poi torna ad essere uguale nell'ultimo giorno.

sabato 26 dicembre 2015

Va dove ti porta la cyclette

Nei giorni scorsi avevo chiesto a Maria Luisa di comperare una gallina da fare bollita e che poi avrei preparato coi pinoli e l'uvetta passa, così come l'avevo assaggiata in antipasto alla cena aziendale settimana scorsa. Al supermercato, dove solitamente si reca per le compere familiari, mia moglie è riuscita a scovare un esemplare dalle carni non troppo flaccide come è smaccatamente usuale trovare fra i polli d'allevamento. Dopo svariate ore di cottura abbiamo ricavato un brodo gustoso e delicato dal vago sapore di una volta, in cui volentieri oggi a pranzo abbiamo annegato dei tortellini di carne. Li ho degustati con solenne piacere in questa festività del protomartire in cui si dovrebbe fare qualche timido tentativo di rimettere ordine al bilancio energetico e all'apporto calorico del proprio corpo.

Ma l'attenzione a tavola e la dieta non bastano perché per me è veramente difficile non cedere alle lusinghe delle varie portate e all'ammiccante invito di succulenti piatti che in queste giornate ci si concede un po' troppo facilmente facendo festa ed indugiando a tavola in compagnia delle persone care. E così nell'ultimo periodo ho voluto mettermi d'impegno e con una certa determinazione sto cercando di fare un po' più di moto per la salute del corpo. A scanso d'equivoci avviso subito che non mi vedrete in giro per il mondo indossando attillate tutine, né zompettare goffamente percorrendo una pista ciclabile di periferia o lungo gli argini del maestoso fiume.

Qualche anno fa regalammo a nonna Carla una cyclette con l'augurio che potesse servirle per effettuare qualche pedalata e tenere in movimento le doloranti gambe. Ora che per lei è diventato problematico perfino montarvi in sella, la bici da camera è migrata nel nostro salotto, dove ogni tanto riesco a rimuoverle la povere dai pedali. Disporla davanti alla TV è stata la chiave di volta che ha permesso di sorreggere tutti i miei buoni propositi di un maggiore impegno in questo senso.

Terminata la cena, comincio mollemente ad inanellare le prime pedalata mentre col telecomando sfoglio fugacemente le pagine del Televideo per mettermi al passo con gli avvenimenti della giornata. La nostra non è una cyclette che consenta di tenere in esercizio anche gli arti superiori e così sopperisco autonomamente con qualche movimento delle braccia e torsione del busto evocando quanto si faceva nelle ore di educazione fisica a scuola. Ogni tanto però butto l'occhio sul display per avere un ragguaglio riguardo alla velocità media tenuta, ai chilometri percorsi oppure alla frequenza del battito cardiaco. Il medico di lavoro mi ha detto che posso spingermi senza timore fino a 120 battiti al minuto. Ma il dato a cui sono più interessato è il numero delle calorie ipoteticamente smaltite. Il target personale si attesta preferibilmente intorno a quota 250, che raggiungo talvolta in tre quarti d'ora abbondanti di pedalata.

Ieri sera, facendo zapping a rotazione fra i vari canali che solitamente scorro, non riuscivo a trovare nulla di sufficientemente carino da rendermi piacevole il continuare a restare in sella. Mi sono allora spinto a cercare anche fra le stazioni che di solito snobbo e così mi sono imbattuto ne "Il favoloso mondo di Amélie", che ho rivisto quasi con lo stesso immutato piacere della prima volta. Quando era uscito il film, avevo letto la recensione che parlava del grande gradimento di pubblico avuto in Francia; pertanto una sera sono andato a vederlo coi ragazzi alla multisala. Lo trovavo spassoso e divertente soprattutto per le numerose immagini che davano corpo ai pensieri ed alle fantasie della protagonista che aveva assunto come missione propria quella di dedicare il suo tempo a "rimettere a posto le cose" che non vanno nelle vite di chi le sta vicino. Alla fine anche Amélie riuscirà ad essere felice avendo aiutato i suoi cari e trovando lei stessa l'amore.

E mentre finisco di scrivere queste parole, quasi mi sorprendo nel constatare ancora una volta come a me sia successa praticamente la stessa cosa. Giorno dopo giorno cercavo di prendermi cura dei ragazzi, viziandoli con divertimenti e svaghi in quantità decisamente superiore alla media di quello che avevamo dispensato loro negli anni precedenti, quando ancora potevano godere dell'affetto di una madre. E pian piano la vita andava ricucendo quella trama di occasioni e possibilità che hanno avuto poi compimento con l'incontro di Maria Luisa.

giovedì 26 novembre 2015

Inutilmente vecchi

Per certo nell'ultimo periodo ho tenuto bassa l'asticella della riflessione interiore occupandomi piuttosto di cose decisamente irrilevanti. Tornando ora dalla celebrazione funebre per le esequie di Claudia, è forse il momento propizio per lasciarmi andare a qualche considerazione un po' più intima, come sarebbe più consono allo spirito di questo blog rispetto piuttosto alla narrazione di una disavventura patita con un operatore telefonico.

Domenica pomeriggio Claudia viaggiava in auto con le cugine in direzione di Salò. Pare che l'autista che stava procedendo nell'opposto senso di marcia sia rimasto abbagliato dal sole, che in questo periodo è piuttosto basso all'orizzonte, ed abbia invaso l'altra corsia causando un devastante incidente. Nello scontro frontale ha perso la vita la moglie dell'autista stesso ed il giorno successivo anche Claudia che è stata compagna di classe di Alessandra.

Abbiamo trascorso qualche momento di apprensione nella vana speranza che le cose non volgessero al peggio, pur nella drammatica situazione constatata fin dai primi momenti e poi in ospedale dove era stata portata con l'eliambulanza. Una delle cugine, pure lei compagna di classe di mia figlia, è uscita da questo incidente praticamente illesa. Sono pertanto riuscito oggi a stringerle la mano e darle un bacio mentre ancora restava nei banchi della chiesa per il saluto dell'immensa folla convenuta per il funerale. Seduto al suo fianco c'era il fidanzato visibilmente commosso a cui avrei voluto chiedere quale pensiero custodiva nel cuore per la buona sorte toccata alla morosa.

La terza del gruppo si trova ancora in ospedale. Non ho potuto quindi ricambiare quel saluto che mi aveva affabilmente indirizzato con lo sguardo dalla sua auto mentre ci siamo incrociati allo stop sabato scorso, lei in macchina ed io a piedi. Chi avrebbe detto che il giorno seguente quel sorriso sarebbe stato bagnato dalle lacrime ? Chi avrebbe detto che quell'utilitaria, che cautamente attendeva di svoltare verso casa, sarebbe rovinosamente andata in fiamme ?

In questi momenti non ci sono parole. Nessuna frase sembra adatta per dare consolazione a chi perde all'improvviso una giovane vita. Ma forse non ce n'era neppure bisogno perché la famiglia di Claudia è straordinariamente forte. Come lo è pure quella di Silvia e Chiara il cui padre è quotidiano dispensatore di sorrisi e parole gentili, nonostante la sclerosi multipla da un po' di anni abbia deciso di creargli qualche complicazione.

Se la prematura dipartita di Claudia fosse servita anche solo a strapparci una riflessione in più sul destino comune che ci attende nella casa del Padre, allora per lei missione compiuta. Così lo zio don Antonio nell'omelia della messa che ha presieduto assieme a tanti confratelli. Nel finale ho poi apprezzato il tributo di un amico che ci invitava a sostenere Maria Teresa, la mamma di Claudia, affinché non smettesse di dispensare il suo sorriso. Quel sorriso che anch'io ho ricevuto nei miei duri anni di vedovanza, in verità assieme a quello di Rosangela, madre delle due cugine.

Un fugace saluto scambiato attraversando la corsia di un supermercato o lungo la strada. Un sorriso che ha avuto il potere di tenere viva la speranza e di dare un momento di sollievo all'anima in quei momenti di triste solitudine. E così ora mi auguro di avere la capacità di restituire nei giorni a venire almeno uno di quei sorrisi che a suo tempo ho ricevuto. Giusto per non tralasciare di compiere semplici gesti d'amore e diventare inutilmente vecchi.

sabato 7 novembre 2015

Pronto Telecom?

Quello che sto per raccontare ora è la fine di un sodalizio durato oltre 28 anni fra me e la Telecom. Intendiamoci, la mia vicenda non sarà di certo emblematica per definire la qualità del rapporto che l'operatore telefonico riserva ai suoi clienti più affezionati, ma sicuramente è per me occasione per descrivere come le cose sono andate ed esercitare in un certo qual modo un grado di rivalsa effettuando una pubblica denuncia.

Verso la fine di luglio, giusto poco prima di partire per le ferie d'agosto, ricevo la telefonata da un operatore che mi avvisa riguardo al mancato pagamento dell'ultima fattura bimestrale di Telecom che era in scadenza il 10 luglio 2015. Subito m'innervosisco perché non tollero molto che mi si dia del cattivo pagatore quando questo non corrisponde alla realtà dei fatti ed è per me un vanto, oltre che aspetto caratteriale, onorare sempre con un certo anticipo l'adempimento di qualsiasi pagamento senza mai aspettare rigorosamente l'ultimo giorno utile.

Ho pertanto prontamente risposto che il versamento della quota era stato effettuato con bollettino di conto corrente postale di cui potevo fornire immediatamente estremi. L'operatore, informato riguardo alla modalità di pagamento, mi ha subito rimbeccato dicendo che l'informazione del pagamento tramite ufficio postare a loro non sarebbe risultata prima di 40 giorni. Potete quindi immaginare come mi sia ulteriormente irritato per una chiamata di sollecito là dove non erano - per ammissione stessa dell'interlocutore - neancora trascorsi i termini per la reale verifica dell'incasso.

Pur non di meno ho recuperato la copia del versamento ed ho comunicato a voce gli estremi stampigliati sulla ricevuta che era stata da me regolarmente pagata il 7 luglio 2015. La telefonata si concluse con il mio auspicio di non incappare successivamente in ripetuti inconvenienti di tal fatta, visto che con la fattura successiva Telecom Italia ed ora TIM avrebbe proceduto con una cadenza mensile e non più bimestrale.

Lo so che qualcuno si domanderà come mai non abbia effettuato da tempo la domiciliazione bancaria che avrebbe probabilmente evitato questo disguido. E' una scelta mia e se viene fornita la facoltà di effettuare un pagamento attraverso un qualsiasi mezzo alternativo, credo che sia mia diritto esercitarlo ed ho continuato a farlo anche col passaggio alla rateizzazione mensile perché per me non è un problema, bensì un piacere, recarmi in pausa pranzo all'ufficio postale del paese in cui lavoro.

Proseguo con la narrazione della traversia. Grosso modo il 17 settembre ho ricevuto la lettera da un fantomatico operatore di Bari che intimava il pagamento della fattura di luglio allegando nuovo bollettino postale oppure documentare il pagamento inviando un FAX al numero indicato entro e non oltre 15 giorni dalla data della presente. Che a conti fatti, guardando il giorno di redazione della missiva, avrebbe corrisposto a due giorni più in là rispetto al ricevimento della missiva stessa. Ho pertanto effettuato alcune fotografie al bollettino postale comprovante il pagamento e grazie alla gentile collaborazione della ditta per cui lavoro sono riuscito ad inviare tutto sommato appena in tempo la documentazione richiesta.

Pensavo di aver risolto definitivamente la questione. Invece, uno dei primi giorni di ottobre, mentre sono al lavoro ricevo da mia figlia un messaggio che m'informa riguardo al non funzionamento di internet a casa già da diverse ore. Il che le sta impedendo di effettuare ricerce per la redazione della sua tesi di laurea. Approfittando della pausa pranzo, chiamo il 187 e dopo la solita attesa di rito in cui non manca lo sberleffo della fatturazione diventata mensile per maggiore chiarezza e semplicità, riesco finalmente a spiegare la situazione all'operatrice e ad ottenere la segnalazione di cliente critico nonché il ripristino della linea dopo poche ore, come prontamente comunicatomi sempre via messaggio da mia figlia.

Ricevo qualche giorno più avanti un'ennesima lettera dalla stessa agenzia di Bari, con medesimo bollettino allegato, ma senza ulteriore indicazione di FAX a cui inviare eventuale documentazione di pagamento e con la postilla di non considerare l'avviso se in realtà il pagamento è già stato effettuato. Ovviamente che il pagamento è già stato effettuato, ma presso di voi evidentemente c'è qualcosa che non sta girando per il verso giusto. Alzo nuovamente la cornetta e chiamo il 187 cercando di mantenermi decisamente più calmo rispetto alla volta precedente. Racconto nuovamente tutta la trafila e comunico ancora a voce gli estremi del pagamento effettuato a luglio.

E nel frattempo arrivano i primi giorni di novembre. Non solo ho pagato l'ultima bolletta bimestrale di luglio. Ho pure versato la quota per quella di agosto, settembre, ottobre ed il 3 novembre pure quella in scadenza per la prima decade del mese corrente. Il giorno 5 novembre mi arriva messaggio dalla figlia che internet di casa nuovamente non va. Le rispondo soltanto che ora hanno rotto tutti.

In pausa pranzo ho velocemente stipulato contratto con un nuovo operatore e l'attesa non mi sta per nulla pesando perché nel frattempo ho scovato sul sito Telecom i passi da fare per sporgere reclamo. Ne bastava una, ma ho percorso ben due strade. FAX al numero 800 000 187 e lettera raccomandata alla casella postale 211 al 14100 di Asti. Tutto sommato, più il nuovo operatore ritarda ad attivarmi la linea, più a lungo dureranno i giorni di ingiusta sospensione del servizio e del risarcimento a cui avrò diritto.

Sia chiaro, non ci mangerò neppure una pizza coi famigliari a motivo dell'esiguo indennizzo giornaliero indicato nella carta dei servizi. Ma non sono mai stato venale. Non è il denaro quello a cui miro. Tant'è che alle numerose chiamate dei vari call center che ripetutamente mi presentavano offerte per cambiare operatore telefonico, ho spesso risposto che mi piaceva spendere di più e che non ero intenzionato a cambiare contratto e che li avrei richiamati personalmente in caso di ripensamento. E così è stato.

sabato 24 ottobre 2015

Outing

 Avevo circa trent'anni quando arrivava il venerdì e guardavo con una certa tristezza al fine settimana perche poneva uno stop allo sviluppo del sofware e non vedevo l'ora del lunedì per rimettermi davanti al PC e continuare quel che stavo facendo oppure iniziare una cosa nuova.

Adesso no. Arriva il venerdì e corro a casa contento. Felice di godere la famiglia, la casa ed il tempo libero. E quando arriva il lunedì vado al lavoro con lo stesso entusiasmo di una volta perché ho ancora una grande passione per la scrittura del software.