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domenica 12 febbraio 2017

Separazioni e distacchi

E' forse perché sento inesorabile il progredire degli anni che ultimamente vado accarezzando l'idea di coltivare un progressivo distacco dalle cose terrene, una separazione dai beni materiali in genere. Non provo desiderio di avere nulla in più rispetto a ciò che posseggo e sta diventando davvero difficile consigliare ad un congiunto cosa prendermi per una ricorrenza particolare. Spesso rispondo, in maniera deludente per chi mi ascolta, che non c'è nessun regalo che possa procurarmi gioia maggiore della semplice presenza di chi mi sta attorno.

Eppure non è sempre stato così. Se volgo lo sguardo all'indietro, mi accorgo di avere avuto tante occasioni di temporanea infelicità per qualcosa che mi mancava oppure per ciò che mi era stato portato via. Il desiderio più grande, allora, sarebbe stato quello di poter riportare indietro le lancette dell'orologio e dare agli eventi un corso differente in modo che non dovessi patire quella privazione. Oppure, al contrario, avrei voluto che la clessidra del tempo avesse un pertugio più ampio così da far fluire l'arena in maniera più celere e giungere presto alla realizzazione dei miei sogni.

Tutto passa. E se ce lo auguriamo per il male commesso, la speranza è che non sia così per il bene che nostro malgrado siamo stati in grado di disseminare lungo il percorso, come nell'incedere un po' distratto e prodigo del seminatore che con ampio e ritmato gesto scaglia il seme anche al di là della zolla squarciata dal vomere, oltre il ciglio del campo, sopra la terra battuta. Un po' meno pane per l'affamato di domani, un chicco inaspettato per l'uccelletto o la formica di oggi.

domenica 5 febbraio 2017

Penna d'oca

A volte non c'è niente di più rilassante che mettersi davanti allo schermo del PC e lasciare che le dita premano disordinatamente sulla tastiera flebilmente guidate dalla mente che va sfornando pensieri.

Sono associazioni d'idee che fanno rimbalzare i polpastrelli sui quei neri quadratini contraddistinti ciascuno da un differente simbolo. Solo un complicato e spontaneo processo mentale riesce a dare ordine e forma alle idee come non riuscirebbe a fare la sorte in egual maniera se dovesse estrarre dieci, cento, mille volte quelle lettere come un'interminabile tombola.

E' il frutto di una cosciente volontà quello che dà sintesi ai processi mentali che sgorgano soavi da reconditi anfratti per delizia di chi scrive, per il piacere di chi legge.

domenica 29 gennaio 2017

Crepuscolo

Il crepuscolo degli dei. L'enciclopedia che leggevo da ragazzo intitolava in questo modo il periodo storico che ebbe come epilogo la fine della seconda guerra mondiale.

Per quanto gloriose e sensazionali erano potute apparire le imprese di quell'enorme massa di persone che aveva dato credito al sogno di un folle visionario, ora inesorabile era giunta la resa dei conti. Chi fino ad allora si era mosso sopra le teste degli altri come un'altezzosa divinità, adesso cadeva ignominiosamente al suolo spodestato dal suo trono.
 

domenica 22 gennaio 2017

Percorsi





Quand'ero ragazzo non avrei sospettato minimamente che un giorno mi sarei occupato di programmazione. Forse anche perché in quegli anni quasi nessuno sapeva cosa volesse dire scrivere software. Tutt'al più sarei diventato ingegnere elettronico. Ma poi, una volta raggiunta l'età per gli studi universitari, la passione per l'hardware è completamente svanita in favore di un'attività che in realtà non le è troppo distante.

Ma durante il periodo della scuola media inferiore erano gli studi di medicina che suscitavano il mio maggiore interesse. Da grande avrei voluto fare il medico perché prendersi cura degli altri era una professione che su di me esercitava un grande fascino e dava soddisfazione al senso di altruismo a cui ero stato educato fin dall'infanzia.

Poi la vita ci para davanti percorsi alternativi che talvolta imbocchiamo con entusiasmo, altre volte con rassegnazione o spirito di adattamento ed obbedienza ad un disegno che noi non abbiamo tracciato nel minimo dettaglio, ma a cui diamo seguito ritenendo che sia una necessità ineluttabile per la nostra piena realizzazione.

Ammetto di essere un tantino ermetico in questi primi capoversi. Chi conosce le tappe della mia vita per averle lette in passato, sempre su questo blog, troverà senz'altro più chiaro cosa intendo.

C'è una domanda che mi sono posto recentemente ed è questa: se avessi imboccato vie diverse da quelle che mi sono ritrovato a percorrere finora, sarei un uomo diverso? Ho accennato al tema di questo post a Maria Luisa ed anche lei mi ha detto che non s'immaginerebbe diversa da quella che è, se avesse seguito strade differenti nelle scelte fondamentali della sua esistenza.

Sì, perché se fossimo state delle persone completamente differenti e distanti in maniera rilevante dai tratti di personalità attuale, probabilmente non avremmo effettuato la scelta del medesimo tragitto. Almeno per me risulta vero il fatto che per imboccare altre direzioni avrei dovuto essere una persona differente.

Non voglio sostenere che sarei approdato sempre alla medesima destinazione. Questo no. Se mi fossi lasciato vivere, se non avessi soppesato con attenzione i pro ed i contro che ogni scelta comporta ed avessi dato credito a qualche dettaglio irrilevante, molto probabilmente ora non mi troverei nell'identico punto, né la penserei allo stesso modo. Ma è proprio perché in qualche modo sono stato fedele alle mie inclinazioni naturali che ora sento di non essere tanto lontano da quel punto di convergenza a cui avrebbero puntato anche altri itinerari.

E qui potrebbe entrare in ballo un discorso più ampio e profondo sul tema della libertà e della predestinazione. Ma non voglio spingermi oltre in campi in cui rischio di muovermi da dilettante. Gli anni passano e si finisce per pensarla un poco diversamente rispetto a quando lasciavamo maggior margine alle inquietudini della gioventù oppure a quel senso d'insoddisfazione che può cogliere ciascuno di noi pensando che il mondo poteva cambiare e non è stato così perché noi ci siamo sottratti e non abbiamo fatto fino in fondo la nostra parte.

Non c'è niente di sbagliato fuori di noi che possiamo contribuire ad aggiustare e ricondurre nel giusto alveo di percorrenza. La più grande impresa che possiamo condurre in porto è preservare noi stessi dal degrado morale e dal disimpegno civile. Ma anche senza essere schierati in prima linea. Ed in questo finisco col dare ragione a mia moglie. Cosa c'è di più rivoluzionario che fare le piccole cose di ogni giorno con impegno straordinario ed al meglio delle nostre possibilità?

martedì 27 dicembre 2016

Piero

Non so da dove cominciare, Piero, perché mi rendo conto che i ricordi che mi hai lasciato sono veramente tanti. Ed allora farò così, partirò dal fondo, da dove tutto è finito, ma da dove in realtà c'è un inizio.

Stavo festeggiando con i miei quando Andrea mi prende quasi in disparte e mi dice senza mezzi termini che tu sei morto. Una sberla secca che va diritta al cuore e non smette di farmi pensare a te per tutto il resto della festa. Quando mio padre e mio fratello se ne vanno, resto ancora un poco coi ragazzi che vogliono condividere qualche pensiero che non han avuto modo di recapitarci il giorno di Natale.

Poi Maria Luisa ed io abbiam provato a venirti incontro per cercare di dare un saluto a chi era lì attorno a te. Ho rifatto quella strada come tanti altri giorni, mentre le ultime luci della giornata si spegnevano alle nostre spalle. Sono arrivato da te ripercorrendo in parte la stessa via che ci porta in ditta per evitare il probabile traffico di Desenzano.

Non sapevo se l'obitorio sarebbe stato ancora aperto, ma venire a darti un saluto meritava il rischio di un viaggio a vuoto. Ma vuoto non è stato. Ci siamo fatti largo fra la folla di ragazzi che stazionavano davanti alla porta chiusa della stanza dove ormai riposi per qualche ora ancora. Ho cercato di entrare con discrezione e non mi è stato difficile riconoscere Emilia, la tua compagna, e poi Paolo il fratello più giovane, quello famoso per le sue passioni musicali.

Sei rimasto a noi celato perché ormai avevano già sigillato la bara. Ma non avevo bisogno di vederti ancora per un'ultima volta perché i ricordi sono davvero tanti e non sarà proprio possibile cancellare alcun fotogramma che resta lì ad infondere tenerezza per gli anni a venire oppure i mesi o anche i giorni soltanto perchè solo Lui conosce bene quanto ancora dura il nostro cammino.

Tornato fuori, ho cercato i tuoi ragazzi. Andrea era andato via, ma Elisa era ancora lì fra le braccia di una commossa amica. Ho visto tua figlia soltanto una volta in azienda e così ho dovuto chiedere quale delle due fosse. Poi ci siamo fatti avanti e le ho detto quel che pensavo e cioè che, passato il momento di grande dolore, debbono essere fieri di aver avuto un padre così tenero e buono.

Le ho detto che mi sembrava di conoscere lei e suo fratello come dei nipoti perché tu condividevi con noi così tanti momenti di vita familiare che non potevamo non sentirli così vicini. Mi sono quasi commosso dopo che Elisa si è gettata al collo di Maria Luisa per scambiare un abbraccio come immagino tua figlia abbia fatto tante volte con te per sentirsi protetta ed amata.

Ciao Piero. Saranno duri i prossimi pranzi di lavoro senza averti lì attorno a noi a condividere tanta parte della tua vita. Diciotto anni da colleghi lasciano un certo segno, ma nel tuo caso la traccia è ben più rimarchevole perché abbiamo condiviso spesso il pane alla stessa tavola del Monastero dove l'amico Dario ha sempre cercato di trattarti più che un amico, come un fratello.

Per contrasto, mi torna alla mente l'immagine di te che in quei primi giorni di novembre del 1998 venivi a fare un colloquio in Spazio Italia. La tua sagoma cominciava a diventarci familiare, la tua vita iniziava ad impastarsi con la nostra.

Ti sedesti obbediente alla scrivania dell'ufficio commerciale e giorno dopo giorno, dalle telefonate che sentivo proprio perché lavoravo nella stanza accanto, capivo che il tuo contributo sarebbe stato prezioso come lo è stato quando hai assunto tu le redini e la responsabilità delle vendite per l'Italia.

Ti abbiamo visto triste e silenzioso quando le vicende personali non sono andate come avresti voluto. Ti abbiamo rivisto contento ed entusiasta per l'amore che era tornato a rifiorire nella tua vita. Abbiamo cercato d'incoraggiarti quando sei stato costretto a cambiare ruolo. Ti dissi che col tempo ti saresti preso le tue belle soddifazioni anche in un campo in cui sentivi con fatica di dover ricominciare da capo.

Avrei un sacco di altre cose da dire, ma le ultime e le prime possono bastare a chiudere come in un abbraccio anche tutte le altre che stanno nel mezzo e che custodiremo come un tesoro geloso perché averti conosciuto ha reso le nostre giornate più belle e quelle nuove di là da venire rischiano di non essere altrettanto allegre e spensierate.

Fai buon viaggio, omone. Cammina sicuro, come quando ti vedevo innanzi a me per prenderci insieme quel pasto che tutto sommato non abbiamo mai rubato, ma che tu soprattutto ti sei guadagnato alla grande, con il tuo impegno, la tua puntualità, la tua dedizione.

sabato 24 dicembre 2016

Non c'era bisogno di questo post

Non c'era bisogno di questo post, ma di scriverlo ne avevo necessità io. Così, per ritagliarmi un momento tutto per me alla vigilia di un altro Natale, sempre uguale, come tanti altri. Una natività che ritorna nel nascondimento, sfumata nei contorni, dentro una domenica che ci vorrebbe un po' straordinari, dove la voglia di cambiare è tanta, ma la nostra non basta, se non è quella di tutti.

Ed invece i giorni volano via drammaticamente sempre uguali, senza che l'uomo sia ormai stanco e lo prenda la voglia di deporre le armi, di togliersi il berretto, di slacciarsi la divisa, di allentare i lacci dei polverosi scarponi. Perennemente in lotta, ieri, oggi e domani.

Non c'è distacco, non c'è allontanamento, ma soprattutto non c'è allentamento.

Chiudo gli occhi. Abbasso il capo e lo distendo reclinato poggiandolo sulla piega del gomito, mentre le mani sono ben salde sulla tavola. Un pisolino ancora prima di banchettare. Ma che festa sarà questa con tanti che han più urgenza di una lacrima che di un tozzo di pane?

Vorrei andare via, lontano. Poi un giorno tornare e sorprendermi che tutto è cambiato, che l'uomo è rinato per il domani a cui era destinato.

sabato 17 dicembre 2016

Sarà un caso...

Sarà un caso, ma dall'ultima decade di novembre, da quando cioè ho pubblicato un post che conteneva la parola ISIS, le statistiche del mio blog hanno iniziato a riportare un andamento in notevole crescita con una frequenza di visite ben al di là della media dell'ultimo periodo.

Francamente non credo di avere oltreoceano un pubblico di lettori così numeroso ed affezionato, eccezion fatta magari per qualche parente californiano, da giustificare l'abnorme incremento dell'ultimo periodo.

E' poi il grafico settimanale ad insospettirmi alquanto dato che riporta una frequenza di accessi praticamente costante dove le creste ogni tanto s'innalzano un poco a motivo di occasionali lettori reali e non virtuali come io sospetto.

Immagino infatti che dietro quel regolare pettine ci sia un'azione del tutto automatizzata per raccogliere elementi riguardo ad un'attività da tenere sotto controllo. E penso pure che, avendo citato nuovamente la parola "sensibile" nel paragrafo d'esordio, qualche algoritmo dell'NSA (altra sigla che forse avrei fatto meglio a non riportare) vada immediatamente in fibrillazione.

Lo so che scrivere le proprie riflessioni in un contenitore pubblico espone a questo tipo di rischio e francamente la cosa non mi scompone più di tanto. Mi domando però quanto di vero riesca a dedurre un sia pur sofisticato programma da ciò che scrivo e capire bene fino in fondo se questo possa rappresentare un problema o meno per la sicurezza nazionale di un paese.