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domenica 27 novembre 2016

Il profilo dell'uovo

Quand'ero piccolo mi domandavo come mai a mio nonno piacesse tanto indossare le bretelle invece della più usuale cintura. Ora che anch'io, con il passare degli anni, vado assumendo il profilo dell'uovo, mi rendo conto che le bretelle sono una necessità per evitare di perdere le brache. Chiederò a Babbo Natale di farmene trovare sotto l'albero un  paio variopinto.


sabato 19 novembre 2016

La risposta adeguata

Stamane ho letto questa riflessione di un'amica.

«Se si decidesse di far guerra alla mafia bombardando le città ed i paesi in cui si sa per certo che vi si annida, in Italia saremmo decimati. Probabilmente si colpirebbe anche qualche capo-mafia.
Ecco.
Con ISIS stiamo ragionando così.
O no?»

Forse Matteo 13, 29-30 è una risposta adeguata al riguardo.

"No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".

Ma oggi, chi ha più la pazienza di aspettare il tempo del raccolto? Forse, più che di erba infestante, qui si tratta d'incendio dilagante. E si sa che quando arrivano i pompieri per spegnere le fiamme, spesso va distrutto tutto il locale.

sabato 22 ottobre 2016

Fuochi d'artificio

Ci sono ragionamenti che si aprono e chiudono nello spazio di un breve tempo. Ve ne sono altri che restano aperti e non possono di certo considerarsi compiuti anche dopo numerosi contributi che li rinfrescano a più riprese.

Quest'estate m'è capitato di fare un commento su Facebook per una chiosa di un amico relativamente ad un video interessante su pianeti, stelle e galassie. L'amico concludeva un po' scettico riguardo alle vertiginose dimensioni dello spazio a cui si faceva accenno in questo filmato portando come argomento l'età dell'universo stimata in circa 13 miliardi di anni.

Possibilista e garantista come sono, senza per questo contraddire le conclusioni del commentatore, fra me e me andavo alimentando questa congettura condividendola contemporaneamente in un post sempre sul noto social.

Pensiamo allo spazio come ad un cerchio, se non proprio come ad una sfera. Immaginiamo di trovarci ipoteticamente al centro di questa semplice figura geometrica. Se un fotone impiega poco più di una decina di miliardi di anni per arrivare a noi, come minimo la dimensione dello spazio siderale potrebbe essere il doppio pensando al diametro e non al raggio della circonferenza di cui siamo il fulcro.

Dopo questo mio commento, si è scatenato un interessante ping-pong da parte di un altro amico dell'amico che, a suon di argomentazioni che tiravano in ballo la teoria della relatività, andava di volta in volta puntualizzando e correggendo le mie congetture.

Ad un certo punto, quando pensavo di non essere riuscito a far comprendere fino in fondo il mio punto di vista, ho tagliato corto rispondendo che lui ragionava da fisico, mentre io da libero pensatore. E ci siamo così congedati postando reciprocamente un paio di vedute panoramiche, io dei monti al tramonto che in quel preciso momento stavo osservando e quell'altro di Parigi, città a me tanto cara.

Nei giorni appresso ho copiato ed incollato questo mio scambio con il gruppo WhatsApp dei colleghi di lavoro. Giusto per far circolare qualche pensiero più serio rispetto alle usuali cavolate che ci strappano un sorriso da casa, quando non possiamo condividerle a voce in azienda.

A distanza di un paio di mesi ormai, uno dei colleghi mi fa avere il link di un video che ha trovato interessante e mi dice che in qualche modo riprende le argomentazioni di quest'estate. Ieri sera riesco a ritagliarmi un attimo di tempo per visionarlo. E' su YouTube e quindi vi riporto il link per chi fosse interessato a spendere venti minuti della propria vita con un interlocutore divertente, ma a dir poco approssimativo: https://www.youtube.com/watch?v=Eaj6dYTb_mQ. Pur se il racconto m'era parso alquanto sgangherato, stamane m'è venuta voglia di condividere pubblicamente come l'ho capita io.

L'Universo visibile, più che essere come una enorme sfera di luce, come la palla di un giganteso fuoco d'artificio che ammiriamo estatici nelle sagre di paese, può essere considerato come uno soltanto di quei focherelli che, dopo aver brillato per un po', svanisce come tutti gli altri che hanno concorso a formare quell'enorme sfera luminosa.

Le osservazioni del nostro universo visibile ed i riscontri alle teorie che stiamo avendo con l'ausilio di enormi telescopi mandati in orbita, paiono confermare l'idea che ciò che vediamo, ma anche un po' più in là di questo perché la luce ha una velocità limitata e nel contempo ci stiamo espandendo, è sostanzialmente piatto ed ha una leggera curvatura.

Ed è proprio questa leggera curvatura a farci fare un grande balzo nelle stime fino ad esprimere in trilioni di anni luce la dimensione della scatola che potrebbe contenere tutto ciò che è palpabile ed ha una sostanza.

Finito o infinito? Universi paralleli... Cose da brividi!

Per parte mia guarderò le stelle con spirito diverso la prossima estate, anche quelle che non vedo. E pure i fuochi d'artificio.


sabato 15 ottobre 2016

La bella stagione

Ci si rende conto che è finita la bella stagione quando è ora di mettere via l'attrezzatura da giardino. Una tavola fatta di listelli di legno ed una panca entrambi con gambe pieghevoli acquistati anni fa al supermercato e che durante i mesi estivi spostiamo sul balcone per poterci sedere di tanto in tanto all'aria aperta.

l'intensa burrasca di ieri ha posto definitivamente fine ai miei indugi. Lo stravento ha lasciato una patina verdastra assieme a vistose pozzanghere d'acqua sul terrazzo di casa e così per ripulire per bene mi son deciso a traslocare il tutto in altra sede, là dove, insomma, questi pratici arredi trascorrono indisturbati i mesi invernali.

Non è ancora inverno, ma il repentino precipitare delle temperature in quest'ultima settimana ci ha fatto passare rapidamente dalle maniche corte ai maglioni senza transitare troppo per i gilet che solitamente indosso al primo accenno di frescura autunnale.

E con i primi freddi accompagnati da giornate sempre più corte viene pure la voglia di restarsene a letto fino a mattina tarda quando non si deve lavorare o non si hanno altre incombenze urgenti da portare avanti. Ed è così che stamane sono rimasto sotto le coltri ben oltre l'orario che avrei sperato per recuperare qualche ora di sonno perduto dei giorni scorsi.

Al risveglio, non certo mattiniero, avevo ancora in testa uno degli ultimi passaggi onirici e così ho deciso di raccontarlo agli amici sui social network sottacendo un po' il momento preciso dell'avvenimento. Anzi, dando a credere che fosse avvenuto quando anche altri erano alle prese coi propri e non quando ormai restavo in compagnia di chi s'era appena coricato per un turno di lavoro notturno. Così esordivo in un post disseminato un po' qua e là.

Vi racconto il sogno di questa notte.
In questa visione notturna parlavo della montagna, uno dei miei paragoni spirituali preferiti. Una conquista da fare in solitudine o meglio ancora in gruppo numeroso di persone. E poi, chissà perché, dicevo a quelli che stavano lì attorno a me, tutti intenti ad ammirare una cima erta e maestosa, che andare a messa era un po' come salire la montagna. All'inizio, liturgia della parola, si parla molto e si scambiano pensieri, ma poi l'ascesa si fa intima e silenziosa man mano che il mistero si compie ed il sacrificio porta il suo frutto. Finché si giunge ad ammirare tutto dall'alto come su ali d'aquila. La discesa riporta nel mondo, ma noi ci sentiamo ancora lassù: accalorati e trasformati e la gioia sul nostro volto contagia chi ci vede.

domenica 11 settembre 2016

L'onestà non basta

Alcuni anni fa mi sono domandato se potevo rendermi utile nel campo della politica. Eravamo reduci da un periodo a dir poco travagliato in cui tante leve di comando si erano irrimediabilmente usurate ed erano state ingloriosamente messe da parte. Sembrava facile e che bastasse alzare un poco la mano, agitandola anche solo quel tanto che basta come per fare un timido cenno di saluto.

Con una minima dose di coraggio, pareva sufficiente fare un piccolo passo avanti ed uscire dall'ombra. Scuotersi, insomma, dall'anonimato e mettersi operosamente a disposizione per la gestione della cosa pubblica.

Con tutte le ruberie, la corruzione, il malaffare, la cattiva amministrazione a cui tutti avevamo assistito impotenti e sfiduciati, veniva facile pensare che la soluzione stesse lì a portata di mano e fosse sorprendentemente semplice da attuare.

Se tante persone per bene si fossero fatte avanti, le cose sarebbero andate decisamente meglio e sicuramente non peggio di quando ad occuparsene erano stati altri. Quanti spudorati arrivisti dediti esclusivamente al proprio interesse privato attuando un nefasto saccheggio delle risorse pubbliche.

Ma l'onestà non basta. Non è sufficiente essere un buon amministratore di condominio per pensare di riuscire a gestire altrettanto efficacemente una città, una regione, un intero paese.

Intendiamoci bene, l'integrità morale è ancora il prerequisito fondamentale per chi voglia cimentarsi nell'impegno sociale e politico. Ma lo sono altrettanto, se non di più, lo studio e la preparazione per acquisire le necessarie competenze in un ambito in cui questo è fortemente necessario.

Non c'è una torta da spartire e non è una competizione per accaparrarsi la fetta più grossa e ben guarnita. Non è un lavoro facile, ancorché ben retribuito. Non basta indossare un abbigliamento ineccepibile e saper fronteggiare le incursioni giornalistiche con una discreta capacità dialettica. Per far funzionare le cose c'è bisogno d'intelligenza, impegno e abnegazione.

Chi amministra il bene pubblico e non lo fa progredire in meglio percentualmente quanto l'avanzamento del proprio stipendio, non si guadagna il pane che mangia ed è un ladro.

lunedì 1 agosto 2016

Blasfemia

Voi certamente siete persona di mondo ed amate viaggiare. Supponiamo che, nel vostro lungo peregrinare, v'imbattiate in una persona alquanto singolare che possa lasciarsi andare ad una confidenza intima e vi dica di essere perdutamente innamorata di una donna d'impareggiabile bellezza che non vede mai.

Voi, inarrivabili esperti di luoghi e culture, sapete per certo che questa donna non esiste, ma non vi sfiorerebbe, nemmeno per un istante, l'idea di deridere l'amata cara dell'individuo che in quel momento ne va tessendo le lodi.

Voi non siete posseduto da perfida cattiveria e pertanto, fosse anche solo per un poco di buona educazione, mai e poi mai osereste parlar male e denigrare la suddetta. Probabilmente vi asterreste anche solo per non dar dispiacere al vostro interlocutore la cui dabbenaggine non merita di certo una celia che possa ferire la sua ingenua sensibilità.

Ed è per questo motivo che non posso sancire il diritto alla blasfemia. Voi pensate di non arrecare danno ad alcuno e men che meno ad un'entità inesistente, ma in realtà causate volontaria sofferenza a chi è perdutamente innamorato di quell'essere supremo.

Chi vuole esercitare il diritto alla blasfemia, invoca per sé una cosa che diritto non è. Di certo per lui non voglio la morte, ma che desista, si converta e creda.

giovedì 28 luglio 2016

L'amore cresce

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. La lontananza è come il vento che spegne i fuochi di paglia ed alimenta gli incendi.

Senza ombra di dubbio in amore possono risultare vere entrambe le affermazioni, anche se non contemporaneamente. Nei primi momenti di un percorso affettivo è sicuramente il distacco iniziale ad offrire il maggiore impulso nella crescita del nuovo rapporto sentimentale. Le differenze di situazioni e di luogo costringono i soggetti a grandi momenti di separazione dove prevale l'immaginazione di quel che potrà essere piuttosto che l'attuazione di una vita concretamente condivisa.

Man mano che la relazione comincia a diventare importante, si tende ad accorciare rapidamente la distanza temporale che separa dai successivi incontri e le frequentazioni diventano sempre più intense e durevoli. La reciproca attrazione fa perdere agli innamorati la cognizione del tempo che passa e le ore volano via talmente in fretta da non far sentire più né la fame, né il sonno così da rendere concreta l'affermazione che l'amore da calore, ma fa calare.

Prima o poi la fase dell'innamoramento passa e questo bel fiore lascia il posto al suo frutto maturo che è l'amore. Ma l'amore, una volta arrivato al suo stato di compimento, può crescere ancora o è destinato a restare fermo ed immutabile oppure, peggio ancora, a regredire inesorabilmente?

Come ogni frutto, ma forse più propriamente come la pianta da cui esso deriva, anche l'amore rischia di deperire se non viene alimentato frequentemente con gesti ed azioni concrete che vadano ben al di là delle dichiarazioni e dei proclami che gli amanti si scambiano nelle fasi iniziali della loro storia. Come scritte sull'arena saranno travolte e cancellate dalle onde del mare.

Ma l'amore cresce se è possibile godere della presenza e sussistenza della persona amata. Se questa presenza viene meno, di certo non si annulla, ma resta per così dire "congelato" all'ultimo fotogramma di compartecipazione.