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sabato 28 novembre 2020

Tre rivisitazioni

 



Ho recuperato alcuni disegni effettuati diversi mesi fa e li ho rielaborati aggiungendo presenze umane che non c'erano negli elaborati originali.

"Il tunnel" è diventato "Nel tunnel".
"La forma" è diventato "In forma".
"Cosa c'è dietro l'angolo?" è diventato "Girare l'angolo".

Mi piace pensare di aver sovrapposto soltanto degli osservatori. Fanno parte della scena, ma in un certo senso se ne distaccano lasciandola incontaminata. Non viene intaccata, né stravolta l'essenza originale.


sabato 21 novembre 2020

In cinque minuti mi presento

Terminato il Liceo Classico mi sono iscritto al Corso di Laurea in Ingegneria, biennio comune a Brescia con l’intenzione di proseguire poi a Milano con la specializzazione in Elettronica dando così seguito ad una passione giovanile che mi portava a nutrire un grande interesse per la Fisica in generale.

Trascorso il primo anno, sentendo venir meno la passione per questo filone di studi, decisi di anticipare il servizio di Leva in modo da mettere meglio a fuoco l’iter del mio futuro. Durante il periodo di ferma obbligatoria ebbi modo di frequentare alla SCUST di S. Giorgio a Cremano un corso per Telescriventista esercitato poi in seguito a Verona in un reparto di supporto alle Forze Alleate (NATO).

Questa specializzazione, ma molto probabilmente anche l’amicizia stretta con alcuni commilitoni che avevano già avuto esperienze precedenti in campo informatico, hanno cominciato a destare il mio interesse per i microcomputer e la programmazione. Durante gli ultimi mesi del servizio di Leva, acquistato uno ZX Spectrum e diversi libri che mi introducevano in questo mondo, iniziai ad avere familiarità con il software e la programmazione in linguaggio Basic.

Contemporaneamente, per assecondare questa mia nascente passione, mi iscrissi al corso di Laurea in Scienze Matematiche e Fisiche all’Università Cattolica di Brescia, in parte per comodità logistica, ma anche per la corrispondenza di esami con il Corso di Laurea in Informatica che pensavo di frequentare a Milano dopo il biennio comune.

Nel 1985, col desiderio di ravvicinare la data del matrimonio e mettere su famiglia, entravo anticipatamente nel mondo del lavoro avendo ormai consolidato le mie competente in autonomia per oltre due anni tanto da essere in grado di scrivere con assoluta confidenza anche programmi in linguaggio macchina (Assembler Z80).

Fra diverse proposte ricevute destò per me maggiore attenzione una azienda di Ponte S. Marco che aveva un reparto dedito allo sviluppo di un CAD bidimensionale. L’ingegnere che se ne occupava si stava trasferendo a Milano e c’era bisogno di qualcuno che completasse il porting dal sistema UCSD Pascal al Microsoft Pascal per PC IBM compatibili.

Nel giro di pochi mesi il prodotto fu pronto per la distribuzione sul mercato ed iniziò poi a specializzarsi in differenti soluzioni tematiche che orbitavano intorno all’argomento comune della Computer Grafica. Profusi grande passione nella realizzazione di un simulatore cinematico, lavoro che fu poi adattato alla generazione parametrica di esplosi di scatole ed imballi per la realizzazione delle relative fustelle. L’ottimizzazione del percorso laser per il taglio delle tavole di legno dove sarebbero state inserite le lame per la fustellazione dei cartoni e tante altre funzionalità acuivano, se possibile, la mia grande passione per gli algoritmi.

Altri filoni di sviluppo durante quegli anni furono la simulazione tridimensionale nel settore dell’arredamento o le lavorazioni a controllo numerico per comandare frese e torni nella realizzazione di stampi per materie plastiche.

La necessità di avere a disposizione maggiore memoria RAM rispetto al noto limite dei 640kb della memoria segmentata dell’MS-DOS mi portarono a fare indagini a basso livello per capire come veniva gestito internamente lo Heap globale. Questo mi permise di scrivere una libreria per i miei programmi che traesse grande beneficio dalla presenza di memoria RAM addizionale (Estesa ed Espansa). La libreria fu poi ceduta anche ad un’azienda milanese in cui collaborava l’ingegnere che avevo sostituito e che aveva in precedenza chiesto collaborazione per la generazione automatica degli organigrammi della Regione Lombardia avendo come base di partenza soltanto i dati anagrafici ed il ruolo.

Purtroppo l’esigua dimensione della ditta per cui lavoravo e la crisi dei primi anni novanta portarono alla chiusura dell’azienda di cui ero dipendente. Dopo il matrimonio e contemporaneamente alla nascita del nostro primo figlio, mia moglie col desiderio di vedermi lavorare più vicino a casa, mi aveva iscritto ad un corso serale di analista programmatore tenuto dalla Regione Lombardia. Questo idealmente mi avrebbe permesso di partecipare un giorno ad un Concorso pubblico per un impiego agli Spedali Civili di Brescia presso cui ella lavorava.

Nell’imminenza della chiusura aziendale di cui ero stato informato per tempo dall’allora mio datore di lavoro, maturarono le condizioni per indire il concorso pubblico per 5 posti di analista programmatore presso il CED della struttura ospedaliera.

Con grande soddisfazione della consorte mi classificai primo e ciò mi permise di approfondire anche altre competenze. Prevalentemente nel settore gestionale, ma non solo, dato che per la mia precedente esperienza di dialogo con periferiche esterne (Tavolette grafiche, plotter, stampanti, apparecchiature a CNC) potei sviluppare agevolmente un programma di comunicazione con analizzatori di laboratorio alternativo a quello acquistato dall’azienda esterna.

Trascorsi 5 anni in cui ebbi modo di stare più vicino a mia moglie -- lo capii meglio in seguito quando le fu diagnosticato un carcinoma al IV stadio – sia per risvolti di lavoro che avevano attinenza col suo ufficio e sia per la possibilità di pranzare assieme nella comune mensa aziendale. Non condividendo però pienamente le filosofie di un CED del settore pubblico in cui prevalentemente si tendeva a delegare in esterno lo sviluppo di programmi, trovai l’accordo adatto per tornare a lavorare nel settore privato.

Con Spazio Italia ho sviluppato le mie competenze nel mondo del Controllo Accessi. L’anno successivo alla mia assunzione l’azienda fu acquisita da FAAC Spa che aveva intenzione di allargare il proprio Business in questo settore, per essa nuovo, viste le pressanti sollecitazioni pervenute dalla rete vendita italiana.

Negli anni successivi la casa madre mi ha impiegato anche nello sviluppo di soluzioni legate al mondo del Parking. Attualmente la mia attività è quasi totalmente assorbita dalle esigenze della Business Unit Hub - Parking Technology.


 

venerdì 20 novembre 2020

Debugging

 

Questa volta ho fatto circolare la vignetta su altri portali ben prima di postarla su questo blog.Non sempre ho tempo di stendere un commento, più o meno breve, a complemento dei vari disegni che vado realizzando in forma digitale e che poi mi piace inviare nell'etere.

Ora però la settimana lavorativa è al termine e quindi posso senz'altro ritagliarmi un paio di minuti per completare quanto mi ero ripromesso di fare. Non so se questo sarà il proseguimento di una lunga serie oppure soltanto un fugace guizzo. State a vedere e lo scopriremo insieme.

sabato 14 novembre 2020

Racconti di bugs ed altre storie

 

E così ho voluto cimentarmi ancora una volta con un elaborato in bianco e nero andando a sconfinare nel campo della fumettistica. Questa quartina non ha assolutamente pretese. Anzi, mi fa quasi tenerezza per la semplicità con cui è stata disegnata senza seguire uno storyboard preciso. Sono partito dapprima col tracciare - in maniera un po' grezza e maldestra, lo ammetto - i quattro riquadri giustapponendo subito dopo o in alcuni anche prima, le nuvolette che poi avrei riempito con qualcosa senza sapere in anticipo come.

Non volevo dedicarci troppo tempo e così ho disegnato due piccoli esserini. Insomma, due insetti che potessero apparire verosimili, ma non necessariamente il ritratto ineccepibile che ne avrebbe fatto un entomologo. Poi ho dato loro maggiore spazialità tratteggiando una landa sconfinata che potesse dare l'idea di una zona completamente desertica in modo che il focus restasse concentrato su di essi e non distraesse troppo l'osservatore.

Ho dipinto il cielo con una marcata tonalità scura e di primo acchito avrei voluto punteggiarlo con qualche astro come se la riflessione dei due protagonisti potesse essersi tenuta di notte, quando più sovente i pensieri esistenziali attanagliano l'animo umano. Poi però ho lasciato perdere ed ho pensato che anche i corpi celesti potessero essere una fonte di distrazione e probabilmente irrilevanti per quanto avrei scritto di lì a poco per dare compimento alla storiella.

Lo sviluppo del dialogo era già tutto vincolato, ed in qualche modo predeterminato, dalla scelta che avevo fatto poco prima riguardo alla forma ed alla tipologia delle nuvolette bianche: tre battute ed un pensiero finale. E quest'ultimo doveva essere una chiosa di quanto era stato detto apertamente a viva voce dai due minuscoli interlocutori.

Sicuramente il carattere tipografico da me scelto e la sua grandezza non sono risultati troppo azzeccati perché è necessario fare un ingrandimento dei vari riquadri per poter leggere il testo senza troppa fatica. Almeno per chi non possiede un'acutezza visiva ben al di sopra della media.

Di certo questo non è un lavoro svolto da un professionista del settore. E' soltanto una specie di esperimento che mi sono concesso liberamente perché ogni tanto mi piace tracciare qualcosa e buttarlo lì nel cyberspazio a beneficio di tutti, ma soprattutto per il mio esclusivo diletto.


sabato 31 ottobre 2020

Ultima occasione

 

Ormai non manca molto alla fine del mese. Ancora qualche ora e si potrà girare la pagina del calendario. Dopo aver visto ieri sera il documentario su Hugo Pratt, m'è venuta voglia di abbozzare qualcosa in bianco e nero lasciando all'autunno l'esclusiva nello sfoderare una gamma di colori più caldi. E così mi lascio andare a qualche suggestione onirica dal vago sapore surrealistico. Non una dilatazione del tempo, ma una perdita di tempo. Insomma un'ultima occasione per immaginare qualcosa di diverso.


domenica 18 ottobre 2020

Strada facendo

 


Una delle cose che ho sofferto di più, durante il periodo di lock-down della scorsa primavera, è stata quella di non poter uscire a fare una passeggiata a fine giornata dopo aver trascorso svariate ore di lavoro fermo davanti ad un computer. Poi, grazie alle restrizioni imposte a tutti, sia pur rispettate con una certa sofferenza, la situazione è decisamente migliorata e pian piano abbiamo riassaporato nuovamente il piacere di uscire all'aperto riacquistando un certo grado di libertà che nelle settimane precedenti ci era stato negato nel tentativo di salvaguardare la salute del maggior numero possibile di persone.

Per indole o per pigrizia, non dedico un tempo abbastanza significativo ad una salutare pratica sportiva. Tuttavia mi piace svolgere una moderata attività fisica che semplicemente consiste in lunghe e piacevoli passeggiate, per lo più in compagnia della consorte, godendo così assieme a lei un po' di svago nelle belle giornate di sole in modo da stemperare nel fine settimana le fatiche dell'attività lavorativa o le incombenze della vita familiare di chi ha genitori anziani da gestire.

In tempi recenti, continuando a lavorare prevalentemente in regime di smart-working ed avendo ridotto drasticamente i lunghi spostamenti in automobile per raggiungere la sede di lavoro, al fine di permettere alla mente di distaccarsi e trovare ugualmente tregua dopo la fervida attività di scrittura di programmi prima del rientro in famiglia, ho cominciato ad uscire di casa anche durante la settimana per effettuare una gradevole camminata.

Mi piace percorrere le vie del centro storico di Cremona. Se, come spesso capita, non indugio davanti al PC ben oltre l'orario canonico, la città brulica ancora di tanti individui che si attardano fuori casa prima del rientro per la cena. Non ho tragitti particolari o preferiti. Vado dove mi porta il caso, spinto più spesso dal desiderio di attraversare una via per me nuova, magari defilata e poco frequentata. Spesso però mi allungo verso la periferia seguendo l'ultimo sole che va a coricarsi dietro il maestoso Po. Oppure in direzione opposta fino a raggiungere il territorio di San Sigismondo che è praticamente adiacente all'ospedale la cui struttura è diventata a molti familiare nei momenti più acuti della pandemia per i numerosi collegamenti televisivi.

Mentre cammino ed addiziono passi sul cellulare, mi distacco lentamente da tutti quei ragionamenti che mi hanno tenuto impegnato nelle ore precedenti. Però, se mi sovviene qualche buona idea oppure il proposito di un ulteriore test da applicare agli algoritmi stesi durante la giornata, mi mando una sintetica email di promemoria in modo che l'indomani, scaricando la posta, me la possa ritrovare ed evitare che qualcosa vada perduto. Riesco così a raggiungere pian piano un ottimo e salutare punto di distacco con le incombenze di lavoro perché tutto è stato sistemato per bene e, se qualcosa è sfuggito, ho inviato l'appunto giusto per occuparmene il dì seguente.





Recentemente l'azienda per cui lavoro ha cambiato di qualche chilometro la sede dell' ufficio di zona spostandolo più vicino al centro di Desenzano a cui sono legati tanti ricordi della mia infanzia. In pausa pranzo mi piace tornare lungo le rive del lago di Garda che tanto mi era mancato quando da Padenghe ci siamo spostati nel territorio di Lonato. Un sabato pomeriggio ci ho portato Maria Luisa con la scusa di farle vedere la sistemazione nel nuovo ufficio. Poi abbiamo passeggiato per il centro fino all'imbrunire e nel mentre le raccontavo qualche episodio dell'infanzia legato a luoghi ancora riconoscibili, ma ormai decisamente cambiati e resi ancor più gradevoli da tutte le trasformazioni che si sono susseguite nel tempo e che, nel frattempo, mi ero perso.
 


domenica 20 settembre 2020

Rompere le scatole

 

Mi è sempre piaciuto rompere le scatole. Almeno da quando negli anni '80 sviluppavo programmi CAD in computer grafica per i fustellifici. Da allora so che basta scollare una bandella e come per magia la scatola si può distendere su un ipotetico piano perché è così che nasce: da un singolo foglio di cartone tagliato con delle lame e poi ripiegato per bene fino a formare gli involucri che quotidianamente utilizziamo.

Quindi, quando state per gettare una scatola di cartone dei medicinali, dei biscotti o di qualsiasi altra cosa, non limitatevi a pressarla, che poi non si comprime per bene più di tanto. Sollevate il coperchio. Guardateci dentro. Individuerete facilmente la bandella incollata ad un lato della scatola. Infilateci il dito e distaccatela. Come per incantol'involucro si distenderà e, se le dimensioni saranno più grandi del vostro contenitore della differenziata, potrete sempre stracciarlo, ben più agevolmente che se vi foste limitati a schiacciarlo soltanto. Mi raccomando. Imparate anche voi a rompere le scatole.