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domenica 11 settembre 2016

L'onestà non basta

Alcuni anni fa mi sono domandato se potevo rendermi utile nel campo della politica. Eravamo reduci da un periodo a dir poco travagliato in cui tante leve di comando si erano irrimediabilmente usurate ed erano state ingloriosamente messe da parte. Sembrava facile e che bastasse alzare un poco la mano, agitandola anche solo quel tanto che basta come per fare un timido cenno di saluto.

Con una minima dose di coraggio, pareva sufficiente fare un piccolo passo avanti ed uscire dall'ombra. Scuotersi, insomma, dall'anonimato e mettersi operosamente a disposizione per la gestione della cosa pubblica.

Con tutte le ruberie, la corruzione, il malaffare, la cattiva amministrazione a cui tutti avevamo assistito impotenti e sfiduciati, veniva facile pensare che la soluzione stesse lì a portata di mano e fosse sorprendentemente semplice da attuare.

Se tante persone per bene si fossero fatte avanti, le cose sarebbero andate decisamente meglio e sicuramente non peggio di quando ad occuparsene erano stati altri. Quanti spudorati arrivisti dediti esclusivamente al proprio interesse privato attuando un nefasto saccheggio delle risorse pubbliche.

Ma l'onestà non basta. Non è sufficiente essere un buon amministratore di condominio per pensare di riuscire a gestire altrettanto efficacemente una città, una regione, un intero paese.

Intendiamoci bene, l'integrità morale è ancora il prerequisito fondamentale per chi voglia cimentarsi nell'impegno sociale e politico. Ma lo sono altrettanto, se non di più, lo studio e la preparazione per acquisire le necessarie competenze in un ambito in cui questo è fortemente necessario.

Non c'è una torta da spartire e non è una competizione per accaparrarsi la fetta più grossa e ben guarnita. Non è un lavoro facile, ancorché ben retribuito. Non basta indossare un abbigliamento ineccepibile e saper fronteggiare le incursioni giornalistiche con una discreta capacità dialettica. Per far funzionare le cose c'è bisogno d'intelligenza, impegno e abnegazione.

Chi amministra il bene pubblico e non lo fa progredire in meglio percentualmente quanto l'avanzamento del proprio stipendio, non si guadagna il pane che mangia ed è un ladro.

lunedì 1 agosto 2016

Blasfemia

Voi certamente siete persona di mondo ed amate viaggiare. Supponiamo che, nel vostro lungo peregrinare, v'imbattiate in una persona alquanto singolare che possa lasciarsi andare ad una confidenza intima e vi dica di essere perdutamente innamorata di una donna d'impareggiabile bellezza che non vede mai.

Voi, inarrivabili esperti di luoghi e culture, sapete per certo che questa donna non esiste, ma non vi sfiorerebbe, nemmeno per un istante, l'idea di deridere l'amata cara dell'individuo che in quel momento ne va tessendo le lodi.

Voi non siete posseduto da perfida cattiveria e pertanto, fosse anche solo per un poco di buona educazione, mai e poi mai osereste parlar male e denigrare la suddetta. Probabilmente vi asterreste anche solo per non dar dispiacere al vostro interlocutore la cui dabbenaggine non merita di certo una celia che possa ferire la sua ingenua sensibilità.

Ed è per questo motivo che non posso sancire il diritto alla blasfemia. Voi pensate di non arrecare danno ad alcuno e men che meno ad un'entità inesistente, ma in realtà causate volontaria sofferenza a chi è perdutamente innamorato di quell'essere supremo.

Chi vuole esercitare il diritto alla blasfemia, invoca per sé una cosa che diritto non è. Di certo per lui non voglio la morte, ma che desista, si converta e creda.

giovedì 28 luglio 2016

L'amore cresce

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. La lontananza è come il vento che spegne i fuochi di paglia ed alimenta gli incendi.

Senza ombra di dubbio in amore possono risultare vere entrambe le affermazioni, anche se non contemporaneamente. Nei primi momenti di un percorso affettivo è sicuramente il distacco iniziale ad offrire il maggiore impulso nella crescita del nuovo rapporto sentimentale. Le differenze di situazioni e di luogo costringono i soggetti a grandi momenti di separazione dove prevale l'immaginazione di quel che potrà essere piuttosto che l'attuazione di una vita concretamente condivisa.

Man mano che la relazione comincia a diventare importante, si tende ad accorciare rapidamente la distanza temporale che separa dai successivi incontri e le frequentazioni diventano sempre più intense e durevoli. La reciproca attrazione fa perdere agli innamorati la cognizione del tempo che passa e le ore volano via talmente in fretta da non far sentire più né la fame, né il sonno così da rendere concreta l'affermazione che l'amore da calore, ma fa calare.

Prima o poi la fase dell'innamoramento passa e questo bel fiore lascia il posto al suo frutto maturo che è l'amore. Ma l'amore, una volta arrivato al suo stato di compimento, può crescere ancora o è destinato a restare fermo ed immutabile oppure, peggio ancora, a regredire inesorabilmente?

Come ogni frutto, ma forse più propriamente come la pianta da cui esso deriva, anche l'amore rischia di deperire se non viene alimentato frequentemente con gesti ed azioni concrete che vadano ben al di là delle dichiarazioni e dei proclami che gli amanti si scambiano nelle fasi iniziali della loro storia. Come scritte sull'arena saranno travolte e cancellate dalle onde del mare.

Ma l'amore cresce se è possibile godere della presenza e sussistenza della persona amata. Se questa presenza viene meno, di certo non si annulla, ma resta per così dire "congelato" all'ultimo fotogramma di compartecipazione.

sabato 25 giugno 2016

Abbastanza

Vedo da lontano una luce accesa che trapela dalle finestre di una grande casa tutta bianca. E' notte fonda. In quelle stanze scorgo la sagoma di una persona che ha un grande rumore nella testa e, tutta sola, va avanti e indietro senza prender sonno. Fuori la gente sembra dormire serena e tutte le luci sono spente. Quell'uomo è Barack Obama che sul finire del suo mandato, nella completa incertezza di chi raccoglierà il suo testimone, si domanda se ha fatto abbastanza per l'America e per il destino dell'umanità che da essa fortemente dipende.

Vedo da lontano il debole bagliore che fuoriesce dalla grande vetrata di un palazzo nel centro della città. E' l'alba ormai. In quegli ampi spazi rammodernati s'intravede una sagoma femminile in tailleur che repentinamente prende posto alla scrivania e, con teutonica efficienza, provvede al disbrigo di alcune urgenti pratiche. Quella donna è Angela Merkel, che nel pieno vigore scaturito dalle responsabilità assunte col proprio mandato, si distrae un attimo per un uccellino che è venuto a sbattere il becco sul vetro della sua finestra e si domanda se ha fatto abbastanza per tenere unita questa vecchia Europa da cui pare ora che tutti voglian scappare verso un sogno di libertà.

Vedo da lontano il tremulo chiarore che filtra dall'intreccio di canne della capanna di uno sperduto villaggio. E' quasi sera ormai. Una lunga ombra si muove nella direzione di quel modesto rifugio e precede la persona che la proietta sul duro suolo. Per tutta la giornata ha lavorato sotto il sole cocente con i piedi e le mani immerse nell'acqua per mondare il riso. Quella persona non è nessuno e non ha un nome che si faccia ricordare. Mentre ritorna là dove potrà trovare ristoro e riposo, alza un attimo lo sguardo in direzione della prima stella che accende la notte e dentro di sé si domanda se ha fatto abbastanza per suo figlio e per quell'altro che ancora si porta in grembo.

lunedì 16 maggio 2016

Romanzo dinamico

Questo nuovo post avrebbe dovuto avere un titolo ed un contenuto diversi. L'intestazione doveva essere: "Cosa c'è di bello a diventare vecchi?" e, partendo dalla battuta presa in prestito da un recente film in cui a tale domanda si rispondeva con un lapidario: "Che non si è morti giovani, ad esempio!", mi sarebbe piaciuto dissertare un poco fra me e me su come impiegare positivamente il tempo dell'età ormai avanzata negli anni senza sentire troppo l'angoscia dei giorni inesorabilmente trascorsi ed il venir meno delle energie migliori.

Ma poi questa sera, mentre viaggiavo in auto per tornarmene a casa dopo una giornata di lavoro tutto sommato tranquilla, stavo ripensando al nuovo libro di Luciano Ligabue presentato ieri sera a "Che tempo che fa", la nota trasmissione condotta da Fabio Fazio. "Scusate il disordine", questo il titolo del suo nuovo libro che si compone di 16 racconti e che forse potrebbe per me risultare più interessante del suo precedente "Il rumore dei baci dati a vuoto" che ho visto passare per casa in prestito ai miei figli, ma che non è riuscito ad invogliarmi alla lettura nonostante un nome così accattivante.

In questo onirico alambiccare di pensieri cercavo d'immaginare come poteva essere andata per il poliedrico cantautore che desiderava sospendere un poco la sua attività musicale per impiegare il suo estro artistico in differente maniera. Mi son domandato insomma se fosse partito di getto con questo nuovo progetto letterario e se lo avesse presentato all'editore pronto per la pubblicazione oppure se invece si fosse limitato ad abbozzare qualche idea per svilupparla poi in seguito con il benestare della casa editrice. Non lo saprò mai. Presumo che, comunque siano andate le cose, non dev'essere stato molto complicato trovare un accordo fra le parti perché, indipendentemente dal contenuto e dall'importanza degli argomenti trattati, il nome dello scrittore è talmente noto da portare in dote una base di lettori sufficiente per dare l'avvio alle rotative.

Non ce la potrei mai fare... In primis per qualità ed argomentazioni che, per quanto mi riguarda, non ritengo tali da costituire materiale per un "caso letterario" in grado di portare alla ribalta un emerito sconosciuto. Ma, tralasciando queste velleità ed ambizioni di fama che potrebbero coinvolgere un pubblico un tantino più vasto di qualche rispettabilissimo cibernauta, mi domandavo se sarei stato anch'io capace di proporre un'idea che potesse essere sviluppata in seguito, invece di profondere preventivamente tutte le energie in un'opera da subito compiuta per spedirla poi, speranzosamente, all'attenzione di qualche publisher.

Ed è così che mi è venuto in mente il "Romanzo dinamico" che, partendo dall'idea degli ipertesti e dall'HTML su cui si basa internet fin dagli albori, potesse costituire con un libro tradizionale un percorso narrativo quantomai vario e non necessariamente sequenziale. L'idea, insomma, sarebbe quella di suddividere la narrazione in un certo numero di capitoli in cui al termine di ciascuno si farebbe esplicito invito al lettore di proseguire a sua discrezione col successivo oppure, in alternativa, di saltare ad un altro esplicitamente indicato.

L'abilità dello scrivente dovrebbe essere tale da consentire enne possibili svolgimenti suddivisi per quadri equipollenti in grado di reggersi con coerenza, ma portando suggestivamente a percorrere un diverso itinerario di lettura e quindi a costituire realmente quella sorta di romanzo dinamico che il titolo lascerebbe intuire. Non sono sicuro dell'estrema originalità di questa mia pensata estemporanea. Però nel dubbio la formalizzo esplicitamente vincolandola ad una sorta di copyright avendone parlato pubblicamente su questo blog. Poi magari in futuro mi riserverò di darle reale concretezza impiegando così un po' di quel tempo che, nel procedere dell'età, potrei finir di considerare poco piacevole rimpiangendo continuamente le occasioni perdute.

lunedì 18 aprile 2016

La decima lettera

Roseto 19 giugno 2006 13:43

Maria Luisa amore mio,
come tante cose che hanno una fine, anche queste lettere si stanno esaurendo. Sentirò la nostalgia di questo momento che mi ritagliavo tutto per me e che passavo qui su questo tavolino mettendo i miei pensieri in comunione coi tuoi. Ieri sera sono asceso a Monte Pagano, come già sai, e ti avevo promesso di scrivertene un poco. Mentre terminavo la cena pregustavo il momento in cui avrei indossato calzini e scarpe più adatte e mi sarei messo in cammino.

Con circospezione sono uscito dall'albergo ed attraverso le vie interne ho raggiunto la via che porta a Colle Patito. Sono passato sotto la ferrovia. Un nuovo sottopassaggio che hanno prontamente imbrattato con la scritta: "Io e te tre metri sopra il cielo". Andrea quando l'ha letta di ritorno da messa voleva cambiarla in : "Io e te tre metri e quaranta sotto il treno" visto che è quella l'altezza indicata per i veicoli in transito. Non ho potuto fare a meno di ridere per la sua arguzia e l'avrei forse aiutato, se il mio senso civico non me l'avesse impedito.

Arrivato sul limtare del paese, proprio dove comincia questo sentiero di ciotoli cementati, ti ho spedito un SMS che annunciava la mia ascesa e la volontà di chiamarti appena raggiunto un comodo spiazzo. Siamo in giugno e quindi le giornate più lunghe rispetto ad agosto mi hanno consentito di scorgere meglio il paesaggio circostante.

Il colle è abbastanza desolato. Il sentiero non è costeggiato da alberi e quindi chi volesse salirvi in pieno giorno sarebbe costretto ad una martoriante arrampicata con rischio d'insolazione. Ma la sera è per me qualcosa di alquanto piacevole. Mentre sali ed i tuoi pori emettono sudore ed il battito del cuore si fa più intenso, osservi le minuscole biche di montaliana memoria che sono disseminate lungo il cammino e tutte prese dalla loro fervida attività non si curano del viandante che rischia di pestarle.

Ogni tanto incrocio qualche lumaca senza guscio che se ne va a zonzo senza meta o semplicemente vuole arrivare dall'altra parte del sentiero. A tratti mi volto e vedo le case diventare piccine. C'è ancora troppa luce e quindi manca la magia delle luci notturne che conferiscono al paesaggio un look da presepe. Salendo fiancheggio un campo di frumento o forse d'orzo. Poi osservo meglio la spiga e son convinto che si tratti proprio di frumento. Avrei voglia di afferrare la spiga, ma in quel tratto uscire dal sentiero non è così agevole e quindi desisto. Penso al contadino che non avrebbe piacere che io defraudi le sue messi.

La stradina si fa spesso stretta e sommersa dalle numerose erbacce. Avrebbe proprio bisogno di una ripulita. Ogni dieci metri circa ci sono torrette che dovrebbero contenere lampade per illuminare il percorso di notte. Molte sono danneggiate, alcune hanno fili esposti. Gentaglia! Non ha altro di meglio da fare che devastare la cosa pubblica e non credo proprio per creare un clima di eventuale privacy per coppiette. Gli amanti all'acqua di rose non scelgono erte impervie per le loro coccole. Sicuramente lavoro di annoiati ragazzacci che amano veder spegnere quei fari nella notte abbattuti sotto i colpi di qualche loro sciagurata sassaiola.

Arrivo quasi in vetta a Colle Patito. Ne scorgo la croce in metallo attorniata da alcune antenne di media od operatori telefonici. Calpesto le erbacce dintorno ad una colonna e con breve balzo poso i miei glutei su di essa. Ti chiamo e per oltre mezz'ora abbiamo una piacevole conversazione, come sempre, interrotta soltanto da una momentanea caduta di linea. Ci congediamo e riprendo la salita. Scorgo quasi subito un'altra panchina dove potevo stare più comodo. E' vicino ad un'abitazione, ma in questo momento mi pare disabitata. La nostra intimità non ne sarebbe stata compromessa.

Il sentiero termina e si congiunge con una stradina asfaltata che porta, via cimitero, al paese di Monte Pagano. Sta facendo buio e fiancheggio una siepe ben curata. Alcune lucciole mi accompagnano. Avrei voglia di catturarne una. Ci provo. Poi penso che hanno il diritto alla loro libertà e lascio perdere. Piccoli esserini in amore. Chissà se anch'io emano un'aura visibile?

In breve raggiungo il cimitero dislocato sotto il paese. La fantasia corre ed immagino d'imbattermi, fra i cespugli, in un cadavere. In tal caso avrei prontamente chiamato il 112 e fatto il mio dovere di cittadino. Raggiungo l'abitato nella cosidetta zona del "Belvedere". Da lì infatti si gode una magnifica vista su Roseto. Attraverso le strette vie che portano alla piazza centrale dove troverò un bar e potrò ristorarmi con una bevanda.

Le case sono in mattoni tipici del posto. Non rossastri, ma color sabbia, simil tufo. Per terra scorgo dapprima disordinati petali poi altri disposti più regolarmente a forma di croce. Ne trovo ogni dove e non so spiegarmi il motivo. Poi chiedo al barista che si dichiara, mestamente, cristiano poco praticante e dice che c'è stata la processione del Corpus Domini. Ne convengo: è quello sicuramente il motivo.

Mi siedo un attimo sui tavolini di plastica all'aperto, sorseggiando l'acqua tonica e mentre rumorosi mocciosi giocano a fianco con i loro moderni cellulari, io col mio antidiluviano ti mando un breve SMS che testimonia il tragitto fin lì fatto. Ritorno nel bar per posare il bicchiere, pagato avevo già all'inizio e quindi saluto il solitario barista. Riprendo felice la via del ritorno attraverso quelle deserte calli che tanto mi ricordano il paese natio di mio padre, su in montagna.

Prima di raggiungere nuovamente il Belvedere sento scendere dalle scale di una casa una persona. La scorgo: una signora che mi vede e gentilmente saluta. Contraccambio e proseguo alambiccandomi in qualche pensiero. Avrei potuto scambiare quattro parole, ma la natura timida del mio animo ha fatto scivolar via quella tenue possibilità.

Lasciato il cimitero sono nuovamente lungo la stradina buia. Ogni tanto alzo lo sguardo in cielo e scorgo alcune stelle. Odo alcuni rumori ed un frusciare nel campo di fianco. Sembra un grosso animale, forse un cane, ma non odo nessun latrato. Un fremito mi percorre le viscere e mi stupisco di essere colto da brividi quasi infantili. Penso ad improbabili cinghiali e fiducioso seguito nella recita del rosario che avevo iniziato lasciando il paese.

Arrivato a Colle Patito non mi è difficile imboccare il sentiero, anche se l'illuminazione è scarsa. Penso di aver fatto bene a non insistere che i ragazzi mi seguissero. Loro saranno comodamente sul lungomare in compagnia di Francesca, Eleonora e rispettive madri. Oggi a pranzo scopro che hanno parlato della mia escursione e la madre di Francesca, Angela, mi prega di salire ancora. Vuole venire anche lei.

I nostri figli, vista la fatica che li attende non paion colti d'entusiasmo. Neppure io in verità. E' stato un momento magico per me, in cui mi sei stata dolce compagna, anche in voce, ma soprattutto in pensieri e non muoio dalla voglia di "contaminarlo" con presenze estranee. Vedremo. Sono stato possibilista, così tanto per non essere scortese ed indelicato.

Stamane non è stata una gran bella mattinata. Il sole non si è quasi mai visto. Poi a pranzo qualcosa di meglio senza un vero e proprio sereno. Ora il cielo è tornato a velarsi. Il bagnino dice che comunque non dovrebbe piovere, ma forse la sua è un'affermazione interessata. Ricevo i tuoi SMS con l'entusiasmo per la pasta al forno della mamma ed altri dettagli tecnici sugli esami che si stanno tenendo a scuola.

Nonostante le numerose cacofonie e ripetizioni di termini, presenti in questa lettera, si dovrebbe capire dal periodare che chi ti scrive è un uomo felice ed immensamente grato per quanto la vita gli sta riservando. Tu in questo hai ampio merito. Ti stringo forte al cuore e mi congedo amore mio.
Tuo per sempre, Romano.

lunedì 11 aprile 2016

La quarta lettera

Roseto 13 giugno 2006

Amatissima Maria Luisa,

anche se sento un po' di sopore, torpore o rallentamento metabolico che dir si voglia, sicuramente legato al desinare ed al goccetto di rosso che l'ha accomapagnato, non ho voglia di coricarmi. Mi sono sistemato in terrazza da cui scorgo per ampio tratto il mare a perdita d'occhio. E' di un azzurro carico leggermente sconfinante nel verde smeraldo. Le onde vanno pigramente a morire sull'arena. I lidi sono disertati e pochissime imbarcazioni si possono scorgere all'orizzonte.

Sono sistemato su un tavolino ed odo provenire dal corridoio lamenti di bimbi recalcitranti che le madri vorrebbero coricare per il riposino di entrambi. Uno stato di benessere diffuso ci pervade e di cui più e più volte sono tornato a sottolineare in questi giorni. Ho messo il cellulare in ricarica come non ricordo il tempo per la frequenza. Solitamente passavano mesi fra un attacco e l'altro alla presa di corrente. Come possono repentinamente cambiare le abitudini.

Questi mutamenti sono per me ben accetti. Mi rendo conto che il nostro rapporto costringe anche te a numerosi giochi d'equilibrio per incastrare le numerose incombenze del vivere quotidiano con tempi e modi da ritagliare sulle esigenze di entrambi. Un po' come una gravidanza. Quello che ti cresce dentro costringe a far spazio, a mutar d'abito, d'alimentazione. Cambia l'abitudine al sonno e tante altre cose che non sto qui noiosamente ad elencare. Una nuova vita è esigente. Se la si accoglie, chiede a te tante energie, te le succhia dal di dentro e tu ben volentieri accetti questo impoverimento per far posto ad un altro io. Un altro tu che prende posto su questo suolo, con le sue aspirazioni, desideri e progetti per il domani.

Altra immagine a cui mi piace paragonare l'amore di un uomo e di una donna è una piantina. Debole, bisognosa di cure ed amorevoli attenzioni. Se la si accudisce cresce presto robusta e rigogliosa. Fa bei frutti dai fiori di lì a poco sbocciati. Ma se la si trascura, se ci si distrae, come i pochi vasi del mio appartamento, dopo un po' ingiallisce, le foglie seccano ed i rami presto si spogliano. Il lavoro e la cura come giardiniere dev'essere piacevole, quasi spontaneo. Richiede dedizione costante ed occhio allenato per cogliere in tempo i segni di appassimento. Non bisogna lasciar mancare l'essenziale acqua, né darne troppa altrimenti, come ben sai, marcisce.

Ma l'amore, seppur paragonabile ad un fiore, non è una pianta. E' qualcosa che ha la possibilità di rinascere anche quando inevitabilmente avvizzito o soffocato da preoccupazioni esterne. Mi rendo conto che il discorso potrebbe apparirti alquanto ermentico. Cosa avrà voluto dire Romano in questi passaggi? Tieni bene in mente che sto lasciando libera la penna di scorrere dove vuole maldestramente guidata da una sonnecchiante volontà. Non dare un peso ed un valore assoluto alle mie affermazioni. Accettale così come sono.

Come pensieri sciolti che ti giungono di lontano, ma dolcemente sussurrati da dietro la nuca come se io fossi lì accanto a te. Con la mano che ti solleva mestamente le tue lisce ciocche e con le labbra che dolcemente ti baciano il collo proprio lì dove si congiunge alla spalla. Ti ho stretto fra le braccia troppo poco per sentire la sazietà di quei teneri gesti. Mille carezze ci attendono ancora. Il tuo fisico tonico e possente suscita nel mio il desiderio di un approdo sicuro e foriero di dolci sensazioni.

Credo di lasciarmi andare un po' troppo ad immagini languide, ma siamo anche questo. C'è comunione d'animo, ma sento anche quell'attrazione fisica di cui avevo bisogno per sentirmi davvero investito da un amore totalizzante. Non hai bisogno di ribattere molto. Mi par di vedere i tuoi occhi brillare della medesima luce. Mi dicesti al telefonino che, pur fra mille incombenze, torni presto a rifugiarti nel pensiero di me per trovarne ristoro. Quanta bellezza in tutto questo.

E' naturale sentirsi così e la meraviglia è che questo non ha limite d'età. Il nostro cuore batte come giovinetto per avendo già spinto avanti molto sangue in tanti giorni felici ed in altri meno lieti. Ma poi, quando ti è concessa la grazia di poter vivere un amore pieno, tutto si trasforma. La sofferenza patita svanisce, le pene che ancora verranno non faranno più paura perché una nuova benedizione ci accompagna. Abbiamo poi l'età per vedere le cose come davvero sono, per non crearci false illusioni e per continuare a camminare coi  piedi per terra 'che non sarebbe giusto, né salutare proseguire con la testa nelle nuvole come immancabilmente in tanti di questi momenti possiamo scoprirci ad incedere.

Ritorno a dire, ancora una volta, costruiamo prima un "noi" forte, lavoriamo per una piena e vera sintonia su cui poggiare l'armonia degli anni futuri che verranno, quanti Dio vorrà concedercene, senza pretesa, non senza l'intelligenza necessaria che non ci porti a sprecarli. A non lasciarci vivere, più che a vivere il nostro tempo. Sicuramente verranno anche questi momenti di "stanca" in ci si lascerà un poco andare e tutti i bei proponimenti iniziali sembreranno ormai decaduti. Uno di noi due, almeno, se ne ricordi e sia stimolo all'altro per riprendere quel cammino interrotto.

Si deve tendere alla meta. Come quando in montagna si punta alla vetta. Ma l'impresa non deve essere troppo ambiziosa e fuori dalla portata. Una volta scelto l'obiettivo da raggiungere perseguiamolo alacremente e di comune accordo. Qualche volta sarà uno a fare l'andatura e l'altro a seguire, in un continuo scambio di ruoli alla testa della marcia. L'importante però è avere questa passione comune per l'ascesa. Senza questa si finisce per maledire la fatica e si rimpiange il tranquillo bassopiano.

Queste immagini alpestri sono forse un contrasto eccessivo per questi luoghi. In realtà anche qui il paesaggio è vario. Non distante si staglia il massiccio del Gran Sasso. Bella questa varietà orografica. La bellezza, quella vera, sta proprio nella diversità e varietà di possibilità, per la vita, per le persone, per le cose.

Eccomi anche oggi giunto in fondo. Poi rileggendo mi accorgerò di aver sciorinato un bel polpettone. Ci può stare anche questo. E' parte del mio carattere. Non sono tutta perfezione, anche se cerco di profondere un costante impegno al miglioramento. Un abbraccio stretto, stretto ed un interminabile bacio senza fiato. Tuo Romano.