Il diritto di essere felici è una riflessione che sto conducendo da diversi giorni, anche se non ho avuto modo di soffermarmici troppo. Forse, passando ora all'azione mettendo nero su bianco alcuni pensieri, non sortirà l'effetto di realizzare qualcosa di ben ponderato e argomentato. Però il momento è abbastanza opportuno, seduto in poltrona in attesa di andare a messa, e così proverò a cimentarmi.
L'ottenimento della felicità sembra talvolta una chimera irraggiungibile. Proviamo tutti a perseguire questo stato, ma spesso abbiamo la sensazione si tratti di qualcosa di veramente effimero, di momentaneo e transitorio che macula in maniera assai sporadica la nostra vita e pertanto finiamo col credere che la nostra esistenza non sia altro che dolore e sofferenze e che la ricerca della felicità sia vana.
Sicuramente un carattere ottimista favorisce un approccio più positivo alle vicende del vivere quotidiano, qualora il nostro cammino sia attraversato da accadimenti avversi. Indubbiamente mantenere fisso lo sguardo al cielo e continuare a pensare che il sole è sempre lì dietro le nuvole e tornerà a splendere ancora dopo lunghi giorni di pioggia, favorisce uno stato dell'anima meno cupo.
Non possiamo però sottovalutare l'infelicità che non è una conseguenza diretta di momenti meno casuali che non dipendono da noi o dalle circostanze naturali che possono abbattersi senza preavviso, perché tutto il cosmo è in perenne instabile evoluzione e nel suo progredire miete vittime innocenti. Purtroppo l'infelicità di alcuni è diretta conseguenza di azioni malevole oppure di omissioni compiute da altri.
E così non è difficile riuscire a stendere un lungo elenco di profonde scontentezze la cui origine non è causata da nefasti fatti naturali, ma dall'opera altrui che direttamente o indirettamente defrauda e impoverisce le possibilità di benessere di un altro essere umano. Dato che in questo caso ci sarebbe rimedio, sol che si agisca diversamente, ritengo che causare l'infelicità altrui possa essere considerato come un grave delitto.
Tutti abbiamo diritto a godere la fetta di felicità che abbiamo ricevuto in dote dalla nascita e nessuno dovrebbe portarcela via. Chi lo fa si assume una responsabilita per il male che causa e che non dovrebbe essere commesso. Spesso il male che facciamo non lo vediamo e così crediamo che i sorrisi che non si accendono non ci riguardino. Ma un giorno ci verrà chiesto il conto anche di quelli.
