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sabato 4 novembre 2017

Le quattro mura

Ci sono quattro mura, alte, poderose, che circondano la nostra vita. Questi bastioni non sono per noi di ostacolo, ma son lì a proteggerci.

Queste quattro mura sono i genitori, i fratelli, il coniuge ed i figli. Se uno di essi viene meno ci sentiamo indifesi e vulnerabili come se una grande breccia fosse stata aperta nel castello in cui noi ci sentivamo sicuri.

sabato 14 ottobre 2017

To be and to have

Essere o avere? Sembra questo il dilemma su cui dibattersi per una vita intera. Meglio alimentare lo spirito o ingozzare il corpo?

Qualcuno risponde silenzioso con la propria personalissima interpretazione. Altri fanno un gran clamore della scelta intrapresa. E non vale soltanto per i singoli, ma per un insieme più ampio come i popoli e le nazioni.

Chi non ha, può trovare facile consolazione nella propria supposta affermazione interiore. Chi possiede in sovrabbondanza certamente pensa di aver raggiunto una considerevole affermazione di sé.

Ma io cosa penso di me stesso? Ho dichiarato altre volte che non contano i beni materiali e di provare per essi un certo distacco e svestito da un pezzo la brama di avere di più.

La verità, come sempre, sta forse nel mezzo. Probabilmente fra essere o avere è sbagliata la vocale e sarebbe meglio considerare questi apparenti opposti come complementi di un tutt'uno che meglio ci completa.

domenica 1 ottobre 2017

Un segno dal cielo


Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: "Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione".


Settimana l'altra ho ricevuto una telefonata dal parroco il quale mi chiedeva se ero disposto a fare da "chierichetto grande" alla messa di accoglienza della statua della Madonna Pellegrina di Fatima.

Preso alla sprovvista mentre ancora stavamo cenando, ho preferito prendermi del tempo ed ho risposto che mi sarei rifatto vivo l'indomani.

Avevo sentito distrattamente parlare di questo evento che di lì a poco sarebbe capitato nella nostra comunità e non ero per niente coinvolto nelle iniziative che in quei giorni evidentemente si stavano intensificando e a cui, se non fossi stato interpellato direttamente, probabilmente non avrei partecipato.

L'indomani mattina ho inviato al parroco un messaggio in cui davo il mio assenso alla sua proposta e così nel fine settimana ho ricevuto istruzioni per passare in sacrestia a prendere la veste da indossare la domenica pomeriggio e indicazioni riguardo al luogo dove recarmi.

Con Maria Luisa al seguito siamo andati a piedi nella parrocchia più a nord della nostra unità pastorale. Là, noi ministranti, avremmo indossato la veste cerimoniale e ci saremmo poi portati nel vicino campo da rugby per attendere l'arrivo in elicottero della Madonnina.

Bisognava trasportare la portantina su cui la statua sarebbe stata collocata. Senza esternarlo troppo ho gioito internamente per questo compito da condividere assieme ad altri tre volontari. Ma subito mi sono reso conto che le mie spalle non sono affatto avvezze a portare pesi e ben presto ho dovuto stringere i denti sperando di non lasciare il compito ad altri cadendo rovinosamente a terra.

Non ero il solo a patire il peso di quel supporto. Dopo un certo tratto di strada, visto il nostro affanno, siamo stati rimpiazzati da altri volontari più giovani a cui siamo comunque nuovamente subentrati poco prima di arrivare a destinazione.

Attorno al campo sportivo si era già disposta una discreta quantità di gente. Dopo un poco il parroco ha dato nuovamente istruzioni e ci siamo spostati dalla parte opposta per aspettare in quel luogo l'elicottero che sarebbe partito dall'aeroporto di Montichiari e che nel frattempo stava accumulando qualche minuto di ritardo.

In quei momenti di attesa non potevo fare a meno di pensare al passo del Vangelo in cui è detto: "Uomini di Galilea, perché restate a guardare il cielo?". E contemporaneamente maturavo la convinzione che, aver dato assenso positivo alla richiesta del don, mi avrebbe permesso di assistere all'arrivo da una posizione privilegiata.

Poi finalmente qualcuno ha scorto di lontano l'aeromobile e tutti si son messi a fissare quel puntolino scuro che nel cielo si faceva via via più vistoso e rumoroso.

Arrivato sopra di noi ha cominciato a fare due giri in tondo, non so bene se per omaggio oppure per prendere le misure prima dell'atterraggio. Infine si è allontanato un po' in direzione nord e ha cominciato a perdere quota virando nella direzione in cui eravamo schierati noi.

Quando si trovava ormai dentro il perimetro del campo si riusciva a scorgere nettamente la sagoma della Madonnina che era posta dentro l'abitacolo a fianco del pilota in posizione leggermente antistante.

In quel momento ho provato un picco d'emozione che mi ha ricordato il giorno delle nozze quando Maria Luisa sopraggiunse in auto accompagnata dal fratello. Ma la commozione era adesso di altra natura. Mi son sentito misero ed indegno dell'amore di quella Piccola Madre il cui simulacro avrebbe albergato per alcuni giorni fra di noi.

sabato 2 settembre 2017

Seduzione o inganno

Vorrei riprendere in qualche modo il discorso del post precedente estendendo un po' più in profondità la riflessione che ho iniziato a fare l'altra volta.

Il rapporto con l'Assoluto è imprescindibile nella vita di ogni uomo, anche di colui che si professa ateo. Nonostante la sua indagine lo abbia portato ad una conclusione pessimistica riguardo all'esistenza di una entità soprannaturale e quindi segua l'avvicendarsi dei giorni facendosi ispirare solamente dal proprio buon senso, dal buon consiglio di chi graviti intorno o da chi lo abbia preceduto, è naturalmente portato a mantenere aperta la riflessione su questo tipo di argomento.

Allo stesso modo, anche colui che sente di credere fermamente in qualcosa di spirituale che trascende la realtà dei sensi, non può smettere di interrogarsi ripetutamente oppure almeno essere colto di tanto in tanto dal dubbio e pensare che non vi sia null'altro al di fuori di ciò che possiamo vedere, udire e toccare con mano.

E così ci arrabattiamo da mane a sera, dall'alba al tramonto, dall'età della autocoscienza fino alla senescenza, alternandoci in queste due posizioni apparentemente antitetiche, ma in realtà convergenti entrambe nel comune obiettivo di dare una risposta alle domande fondamentali: chi siamo noi? da dove veniamo? a cosa siamo destinati?

E mentre portiamo avanti questo travaglio interiore, c'è chi fa pressione dall'esterno e vuole forzarci ad un cambiamento di vita che non sentiamo nostro e che non vogliamo assolutamente adottare perché non ci rende liberi: di agire, di pensare, di essere felici. Come rigettiamo un amore che non sentiamo sincero, reciproco e che non ci fa stare bene, così sentiamo forte la repulsione per tutto ciò che è coercizione, violenza, sopruso e tendiamo ad allontanarlo con risolutezza e decisione.

lunedì 21 agosto 2017

Pensieri grevi

Non sempre è il momento propizio per scrivere i propri pensieri. Un certo rallentamento metabolico post prandiale può costituire un significativo ostacolo nel tentativo di riportare per bene alcuni ragionamenti che andavamo facendo in un precedente istante in cui eravamo fisicamente impossibilitati a trascriverli. Ma accetterò la sfida facendo appello a tutta la concentrazione di cui posso godere ora.

Nei giorni scorsi avevo già preparato l'immagine che accompagna questo trafiletto. Nel disegno c'è per me un evidente richiamo all'opera di Magritte, senza per questo voler competere alla pari con questo straordinario ed inimitabile pittore. Come un'estemporanea folgorazione, m'era venuta l'idea d'illustrare in questo modo una grave preoccupazione che incombe su di noi in un dato momento o in una determinata circostanza della nostra vita.

Ma sopra la nostra testa non c'è realmente un macigno che la sovrasti e che rischi di schiacciarci al suolo, se non siamo noi stessi a caricarci sul capo tale mastodontico peso. Esiste sempre una via d'uscita che ci permette di metterci in salvo: basta cercarla ed imboccarla con decisione.

Mentre elaboravo questo concetto, la mia riflessione si è spostata anche su altri temi, suggeriti da episodi banali di vita quotidiana. Viaggiando molto in automobile mi capita spesso di assistere a situazioni in cui non emerge il meglio di noi stessi e mi domandavo perché. Se qualcuno s'infila di lato non rispettando completamente una precedenza, inveiamo prontamente. Se siamo incolonnati per qualche ingorgo o rallentamento di sorta, mal tolleriamo chi vuol saltare la fila facendo il furbo andando ad impegnare la corsia d'emergenza.

Se ci troviamo in coda in un ufficio oppure un esercizio commerciale non dotato di apposita gestione con distributore di ticket numerato, stiamo bene attenti a non farci gabbare da qualcuno più accorto di noi che tenti di scalare posizioni con abilità ed immensa faccia tosta. Se ci troviamo per strada ed apriamo un pacchetto di sigarette, perché metterci l'involucro trasparente in tasca in attesa del primo cestino? Meglio lasciarlo cadere con disinvoltura, come se ci fosse scappato distrattamente di mano.

Ho pensato che, dopo anni e anni di cristianesimo in cui eravamo persuasi a porgere l'altra guancia perché Dio si era fatto uomo e ci aveva insegnato a farlo, adesso questo Dio per noi è morto e sepolto e non c'è nessun Risorto dai morti a dare forza al suo Vangelo. Se Dio non si è fatto carne per togliere da noi il cuore di pietra e mettere dentro di noi un cuore di carne, quale futuro resta per questa umanità? Quali possono essere le ragioni per una pacifica convivenza civile?

Porgere l'altra guancia non è né stupido, né codardo. E non sono richiesti la nostra sottomissione ed il nostro silenzio. E' lecito rispondere: "Cosa ho fatto di male? Se non ho fatto nulla di male, perché mi percuoti?".

martedì 8 agosto 2017

La deriva

C'è del buon legno verde che va alla deriva in un mare di sangue. Quante risorse sprecate, quanto buon materiale da costruzione che va alla malora.

lunedì 7 agosto 2017

Astratto

Ottenuto per astrazione, e quindi privo di corrispondenza con la realtà oggettiva e con i dati dell'esperienza sensibile.
Di persona, che ha la mente rivolta altrove, profondamente assorta in qualche pensiero.
Che manca di determinazione, che non ha contatto diretto con la realtà o col mondo sensibile.
Che non riguarda l'esperienza.
Che non deriva dall'esperienza sensibile ma dal puro ragionamento.
Procedimento del pensiero per il quale si isola un elemento da tutti gli altri ai quali era connesso e lo si considera quale particolare oggetto di ricerca.
L' usiamo anche in significato di stravagante e fuor dell' uso comune.

domenica 30 luglio 2017

Svolazzi di lapis

Niente di importante da sottolineare. Soltanto qualche svolazzo di lapis che tracciano lidi e nuvole.

sabato 29 luglio 2017

A mano libera

Questa settimana ho eseguito Paint dalla macchina virtuale Windows 10 Creators Update. Dovevo catturare uno screenshot di una applicazione per allegarlo come documentazione nell'invio di una email destinata ai colleghi oppure ad un cliente.

La scritta "Open Paint 3D" posta a destra nella barra degli strumenti del noto programma di disegno ha destato immediatamente la mia curiosità e ci ho cliccato sopra senza indugio. Rapidamente ho passato in rassegna le funzionalità della nuova applicazione ed ho pensato che avrei potuto avere un'evoluzione nello strumento che abitualmente utilizzo per vivacizzare i post del blog con un'immagine.

Ieri sera ho attivato Windows 10 upgrader, il tool che consente di scaricare dai server Microsoft la nuova distribuzione senza aspettare che venga proposta, credo fra non molto, come aggiornamento automatico di Windows Update.

Quando sono andato a letto, ben prima della mezzanotte, la percentuale di avanzamento si attestava intorno al 42%. Ho disabilitato lo spegnimento del disco nelle opzioni avanzate del risparmio energetico ed ho lasciato che il PC di casa effettuasse pazientemente il pigro download dato che non dispongo di una più veloce connessione in fibra ottica. Per quel che serve a me, i pochi megabit bastano ed avanzano. Non sono poi così lontani gli anni in cui mi connettevo ad internet in dial-up via modem.

Poco prima dell'alba, per esigenze fisiologiche mi sono alzato per andare in bagno e ne ho approfittato per dare un'occhiata allo stato dell'aggiornamento. L'installazione era stata completata, ma ora il sistema doveva applicare tutta una serie di fix e patches di sicurezza rilasciati posteriormente alla build di marzo 2017.

Tutto è andato liscio, senza intoppi di sorta, ben diversamente da quanto mi era capitato in azienda con la macchina virtuale. Un driver dell'ambiente di virtualizzazione presentava dei problemi ed avevo voluto effettuarne l'aggiornamento. Non l'avessi mai fatto! Il sistema divenne instabile con una serie ininterrotta di reboot a cui non riuscivo a porre rimedio, né con avvii in modalità provvisoria, né con opzioni di recupero offerte subito dopo il boot. Non mi restava altro da fare che ripristinare la precedente versione di Windows 10 e ripetere l'aggiornamento da capo tralasciando l'avviso di errore, che per altro era visibile soltanto nelle opzioni avanzate dei dispositivi hardware.

Stamattina ho giocato un poco con Paint 3D. Divertente, ma non fa per me. Non ho gettato la spugna definitivamente. Può darsi che in futuro torni ad utilizzarlo, magari soltanto per inglobare negli elaborati fatti col vecchio Paint 2D qualche particolare che con tale rozzo strumento non riuscirei mai a manipolare adeguatamente come vorrei.

Prima o poi darò ragione alla commessa del colorificio. Non aspetterò la pensione ed acquisterò tele, pennelli e colori ad olio per cimentarmi concretamente in un'attività in cui l'odore della trementina non potrà mai uscire dallo schermo di un PC. Anche se, a onor del vero, la celerità e la rapidità di diffusione e condivisione non hanno eguali con quanto si può realizzare in digitale.

domenica 23 luglio 2017

Una storia bella da raccontare

Mi son seduto qua perché ho una storia bella da raccontare. Non è bella perché piace a me, ma è gradevole di per sé. E' breve, sì lo so, ma una cosa bella troppe parole non ha. Si spiega facilmente, rallegra la mente e lascia quel non so che... che piace pure a te!

martedì 18 luglio 2017

Il podio

L'importante non è vincere, ma partecipare. Questo viene ripetuto quasi ossessivamente a chi prende parte ad una qualsiasi manifestazione sportiva, ma senza riuscire poi ad ottenere un piazzamento lusinghiero. In realtà tutto dipende molto dall'approccio iniziale con cui prendiamo parte alla competizione. Se ci avviciniamo con spirito dilettantistico, giusto per stare in compagnia e fare numero, il risultato finale non conta veramente tanto. Il discorso è nettamente diverso nel caso in cui abbiamo effettuato preventivamente una preparazione ed un serio allenamento così da ritenere di poterci cimentare alla pari con tutti gli altri partecipanti alla gara.

La vita stessa è una lotta continua in cui cerchiamo assiduamente la nostra affermazione. Tanti ambiscono di arrivare sul gradino più alto del podio, ma i posti sono limitati e non c'è spazio, né medaglie per tutti. Per qualcuno vincere è l'obiettivo prioritario da perseguire ad ogni costo, anche giocando sporco. In tal caso il fine davvero giustifica i mezzi e si è disposti a farsi largo senza scrupoli pur di emergere sopra gli altri. Le scorciatoie sono fin troppo ammiccanti. Mors tua, vita mea. Ma l'agire disonesto prima o poi viene a galla e le medaglie guadagnate fraudolentemente verranno ignominiosamente strappate dal petto.

Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

sabato 24 giugno 2017

Virgola

Questo pomeriggio, mentre concludevo con Maria Luisa una breve passeggiata, mi rammaricavo con lei per non essere riuscito a scrivere nulla sul blog da oltre un mese. Mia moglie cercava di consolarmi dicendo che sicuramente in luglio sarei stato più creativo. Ma subito d'impulso l'ho frenata e le ho detto che così facendo avrei saltato un mese, senza neppure scrivere una virgola.

Ed è bastata questa frase per stimolare la fantasia. Già vedevo la sagoma di un grosso segno d'interpuzione emergere da un prato, come un mastodontico reperto archeologico. Però poi, quando poco fa ho iniziato a tracciare le linee dell'immagine d'esordio che accompagna questo post, ho preferito fare della virgola una sorta di monumento rallegrando la scena e disegnando nei pressi anche una giovinetta che corre felice facendo svolazzare un'altra virgola a mo' di aquilone.

Insignificante virgola, fondamentale in verità per rendere meglio il senso di un capoverso, separando le parole quel tanto che basti per farne comprendere il vero significato. Necessaria per riprendere respiro, là dove il pensiero si dilunga un poco oltre, più del dovuto, mentre un punto fermo sembra ancora lontano nelle intenzioni di chi scrive.

Un simpatico segnetto che, per facile associazione d'idee, richiama alla mente il passo della Sacra Scrittura in cui si dice che neppure uno iota andrà perso. Quella virgoletta al contrario che compare sotto certe lettere dell'alfabeto greco e che rischia di sbiadirsi col tempo, spazzata via dalle dita di un lettore insicuro che le scorre sotto la riga che sta leggendo in quel momento.

Grazie piccolo ciuffetto ribelle, ciocca mossa dal vento sulla fronte di un giovinetto in questa lunga notte africana dove non sarà una virgola a ridonare il respiro, ma una goccia venuta dal nord in compagnia di numerose sorelle.

sabato 20 maggio 2017

Il regalo di compleanno

Questa settimana volevo fare gli auguri di buon compleanno a mia cognata accompagnandoli con un disegnino realizzatto appositamente per l'occasione. Ma non ho avuto il tempo e così le ho mandato alcune foto prese in riva al lago approfittando della bella giornata che è stata martedì scorso.

L'idea di cosa disegnare per il suo genetliaco l'avevo già avuta qualche giorno prima. Soltanto mi è mancata la voglia di stare alzato fino a tardi per concretizzarla. Ed è così che in qualche modo ho rimediato ora mettendomi davanti allo schermo del fido PC di casa, fra una pausa e l'altra delle usuali faccende domestiche che ci tengono occupati nel fine settimana.

Più tardi le incollerò anche questa immagine così che possa sapere che era - e tutto sommato lo è ancora - destinata a lei. Una donna con l'animo che sa rallegrarsi per un'imbarcazione che dondola silenziosa in fondo ad un molo aspettando impaziente, come un cucciolo fedele, che la si porti vagabonda al largo.

Come un regalo tardivo, questo post è dedicato a te, skipper intrepido che solchi i mari senza temerarietà né imprudenza.

lunedì 8 maggio 2017

Selfie estremi

Ieri sera, terminato di vedere l'ormai noioso "Che fuori tempo che fa", prima di spegnere il televisore ho voluto sfogliare in avanti alcuni canali e sono andato ad inciampare sul programma di Mediaset "Le iene". Forse inizialmente è stato più il baffo sottile alla Sandro Paternostro di Fabio Rovazzi a catturare la mia curiosità che la trasmissone stessa. Dopo alcune battute mi sono reso conto che il servizio che stava andando in onda riguardava i selfie estremi ed ho così continuato a seguire i tentativi di chi si stava accingendo a salire in cima ad uno dei grattacieli di Dubai per fare proibitive riprese.

Le inquadrature registrate veramente al limite della copertura del tetto sono riuscite a suscitare in me un senso di vertigine tale da insinuarmi per un istante il pensiero di buttarmi nel vuoto per quell'inconscio desiderio di volare che si prova esattamente come viene detto da Jovanotti nella sua canzone "Mi fido di te".

Ed è così che stamattina ho abbozzato l'idea di stigmatizzare il comportamento di questi pseudo professionisti del selfie estremo con la vignetta che introduce questo post. Gli squali erano stati da me pensati come un doppio pericolo latente per chi si trovi ad esibirsi su quei vertiginosi cornicioni. Ma mia moglie mi ha suggerito involontariamente una seconda chiave di scrittura dove le pinne dei temibili squali starebbero invece a simboleggiare gli spregiudicati procacciatori di questo genere di filmati per fini di promozione commerciale.

Le siringhe con foggia di aguzzi palazzi che si stagliano sullo sfondo starebbero a simboleggiare questo vizio malato che porta a compiere imprese sempre più estreme dove l'assuefazione ormai non muove più l'adrenalina di un tempo, ma il pericolo è sempre in agguato e soprattutto l'invito rivolto ai più giovani di non emulare queste imprese finisce invece per essere più uno stimolo che un deterrente.

sabato 6 maggio 2017

La passeggiata



Invito a trovare il tempo per parlare l’uno all’altro con semplicità, senza trasformare ogni punto di vista in un puntiglio, ogni divergenza in un litigio: un tempo per parlare, scambiare delle idee, riconoscere gli errori e chiedersi scusa, rallegrarsi del bene compiuto, un tempo per parlare passeggiando tranquillamente la domenica pomeriggio, senza fretta.

Carlo Maria Martini
La famiglia alla prova
VITA E PENSIERO

sabato 15 aprile 2017

Non praevalebunt

Ci sono forze del male che premono da ogni direzione per cancellare ciò che di bello abbiamo costruito con dura fatica.

Non prevarranno.


venerdì 14 aprile 2017

La porta stretta

Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

lunedì 10 aprile 2017

Chiuso in un barattolo

Sono stato chiuso in un barattolo,
per tanto, troppo tempo.

Il mondo è nelle mani di chi lo colora.

domenica 2 aprile 2017

Porgi l'orecchio e ascolta

Fermati un attimo,
 prendi lo sgabello.

Siedi qui, davanti a me.
 Porgi l'orecchio e ascolta.

Non aver fretta di capire,
 non trarre conclusioni affrettate.

Lascia perdere ogni distrazione,
 ogni rumore che proviene da fuori.

Sii docile e concedimi un poco
 della tua pazienza.

Sforzati di non pensare a null'altro
 che a ciò che sto per dire.

Semplicemente questo importa,
 non v'è altra ragione.

Che tu mi stia a sentire
 e solo allora potrai giudicare.

sabato 25 marzo 2017

Specchio delle mie brame

Non sono un tipo che cambia spesso l'immagine del proprio avatar. Lo faccio solo di tanto in tanto per adeguarla meglio all'età che avanza e che non può restare sempre ferma ed immutabile. Non sono, insomma, come quelli che modificano sovente il proprio profilo per farlo corrispondere allo stato d'animo del momento.

Qualche giorno fa sono rimasto colpito dall'immagine del profilo WhatsApp di mia nipote. L'ho ingradita ed ho visto, come in un gioco di specchi, il lungo corridoio di un palazzo, o di un museo, dove la ragazza era stata fotografata appoggiata allo stipite di un portale lasciando intravedere in distanza tanti altri passaggi così da sembrare un effetto di rimbalzi di luce piuttosto che un'inquadratura verso uno spazio più profondo.

Quella posa mi ha richiamato alla mente la foto che ho scattato sul finire dello scorso anno nella toilette del museo Centrale Montemartini di Roma. L'ho subito recuperata e l'ho inviata alla nipote per augurarle una buona domenica confidandole al contempo quale sarebbe stato il titolo del mio prossimo post su questo blog.

Non passo molti istanti davanti ad una lastra di vetro ricoperta sul retro da uno strato di argento o di alluminio. Indugio quel tanto che basti per darmi una pettinatina prima di uscire di casa oppure quando alzo lo sguardo dal lavabo mentre mi lavo i denti. Né più né meno del tempo medio che potrebbe impiegare ciascuno di voi; signore escluse, che han sempre qualcosa in più da osservare o da rimettere a posto con un po' di trucco o di belletto.

Qualche capillare rotto sotto la superficie della pelle oppure qualche macchia di pigmentazione più scura se ne stanno lì a documentare le primavere ormai sempre più numerose. Non m'importa nascondere una nuova ruga e neppure mi curo troppo del diradamento dei capelli sempre più brizzolati come è indicato sul mio ultimo documento d'identità.

Ho cominciato ad accettare i primi segni d'invecchiamento del corpo ben prima del compimento del trentesimo anno d'età. Avevo letto infatti da qualche parte che dopo i 25 anni si smette di crescere e si comincia inesorabilmente un lento, ma progressivamente sempre più veloce, declino.

Come siamo, e come saremo, sono stati fissati per sempre quel giorno in cui l'amore di nostro padre e di nostra madre ci hanno chiamato alla vita trasfondendo in noi metà delle loro qualità. Senza possibilità di scelta, ma nella più completa casualità, abbiamo ereditato il meglio o il peggio di loro sperando che la parte avversa sia stata ben controbilanciata dalla corrispondente metà messa a disposizione dall'altro partner.

Poi il resto lo facciamo noi, con la nostra cura per la salute, con la nostra attenzione per quel che mangiamo, con il nostro riguardo per una moderata e continua attività fisica. Cose tutte da seguire con naturalezza, senza farsi prendere da manie o mode del momento che a lungo andare possono causare più danni che benefici.

E questo vale per l'involucro che è il nostro corpo. Ma per la mente, per il nostro spirito, cosa facciamo? Mens sana in corpore sano, dicevano i latini. Ma la cura, l'attenzione, il riguardo per l'esteriorità possono da soli bastare per garantirci uno stato interiore elevato così da poter parlare di benessere generale della nostra persona?

sabato 4 marzo 2017

Meglio girarci intorno

Che tempaccio! Sarebbe l'ideale per fare il giro di qualche centro commerciale, ma non ne ho voglia e pertanto me ne starò in casa a rilassarmi un poco e a farmi avvolgere, quasi coccolare, da qualche piacevole ricordo.

Un paio di sabato fa era invece una giornata decisamente più gradevole. Sono uscito con Maria Luisa per fare due passi lungo la pista ciclabile che fiancheggia il fiume Mella. Nei pressi del parco Polivalente ho avuto modo di osservare una recente opera che ha tutta l'aria di una piccola centrale per il recupero di energia rinnovabile dalle acque del fiume.

In quel tratto è stato costruito uno sbarramento artificiale che ha imbrigliato alle sue spalle un modesto bacino di acqua che idealmente dovrebbe alimentare qualche piccola turbina per la generazione di energia elettrica. Almeno credo che sia questa l'intenzione, ma non ho in proposito informazioni più dettagliate, né ho voluto fare approfondimenti con una fin troppo facile ricerca via internet.

Ebbene, sul fianco di questa specie di diga, è stato costruito un corridoio digradante, largo un metro o poco più, costituito da varie vasche disposte ad un livello progressivamente digradante per scendere di circa due metri dal pelo dell'acqua soprastante fino al letto del fiume più avanti.

Mi è sembrato un deliberato riguardo per consentire la risalita, o la discesa, della fauna ittica di questo fiume che insolitamente nell'ultimo periodo è tornata ad essere presente. Pertanto è facile imbattersi nel fine settimana in occasionali pescatori che si trastullano pazientemente lungo le sue sponde.

Il che vorrebbe dire che le acque sono meno inquinate di un tempo quando c'era uno sciagurato sversamento da parte di vari opifici e industrie dedite alla lavorazione dei metalli su in valle. Ed è forse per questo passato ecologicamente poco attento e selvaggio che un amico - da cui ho avuto conferma del ritorno di pescatori sulle rive del Mella - non si fiderebbe proprio per niente a cibarsi di questi pesci.

Che qualcosa stia cambiano in meglio dovrebbe essere testimoniato pure dalla presenza di qualche grosso volatile che notoriamente non si potrebbe scorgere lungo il corso del fiume se davvero non ci fossero i pesci di cui si ciba. Proseguendo di questo passo forse un giorno potremo vedere qualcuno che si avventurerà di nuovo a farci il bagno, così come mi raccontava mia mamma che facevano, quando lei era ragazzina.

venerdì 3 marzo 2017

Fuga dall'isola che non c'è



Ai lettori più attenti non sarà sfuggito che da un po' di tempo a questa parte vado anteponendo ai post un disegno invece di una fotografia. La cosa sta diventando sistematica e m'impegna decisamente un tantino di più che fare mentalmente una cernita delle pose scattate in passato per trovare quella adatta all'argomento di cui ho in animo di scrivere in quel momento.

Ho avuto un certa passione per il disegno fin dall'infanzia. E' ancora nitido il ricordo della suora che alla scuola materna esprimeva tutto il suo entusiastico apprezzamento per i miei mulini a vento. Tracciavo la sagoma di una normale casetta e dal retro facevo emergere le pale incrociate ad ics dandovi un aspetto gradevole sì, ma alquanto distante dalle costruzioni reali che ho visto personalmente qualche anno fa durante il tour dei Paesi Bassi.

Anche alla scuola elementare ho avuto modo di farmi apprezzare per i vari elaborati grafici. In quinta elementare il maestro era arrivato a promettermi un voto in più in scienze affinché andassi alla lavagna a ricopiare durante tutto l'anno le schede del suo libretto. I compagni riportavano solertemente sui propri quadermi ciò che andavo tracciando col gessetto e a me non sembrava vero di potermi rendere utile e nella completa ingenuità non badavo per niente all'insegnante che nel frattempo leggeva il giornale.

Negli anni successivi ho imparato a dipingere un poco più seriamente, senza per altro ritener mai di aver la vocazione per fare l'artista. E questo nonostante avessi ricevuto qualche incoraggiante complimento da un mio cugino più grande che invece in quella direzione era instradato.

Negli anni fra la fine della maturità e l'inizio del servizio di leva ho attraversato il periodo più fecondo ed attivo. Gli studi di storia dell'arte dell'ultimo anno di liceo alimentavano e sostenevano il mio interesse nei confronti dei vari periodi e stili pittorici. Ma erano le tendenze dell'ultimo secolo a stimolare maggiormente la mia fantasia. La pittura metafisica, il surrealismo, il futurismo, l'astrattismo calamitavano la mia attenzione ed esercitavano su di me un fascino particolare, anche se, quando poi mi esprimevo concretamente su un foglio oppure mi cimentavo coi colori ad olio sopra una tela, prediligevo espressioni di tipo figurativo.

Ricordo inoltre che, poco prima di partire per il servizio militare, mi ero prodigato in Parrocchia per raffigurare su grandi cartelloni i vari temi delle domeniche di Quaresima. Li avevo preparati in anticipo perché la mia partenza era fissata per il primo di marzo e non avrei potuto realizzarli settimana per settimana immediatamente prima del giorno festivo.

Poi è arrivato presto il lavoro e con esso è praticamente svanita la passione per la pittura. Ho cercato di sforzarmi un poco durante il periodo estivo, ma da quel punto di vista mi sentivo come svuotato. Non avevo voglia di dipingere e non sentivo per niente l'ispirazione a farlo. Attribuivo questo nuovo corso alla mia attività lavorativa che solleticava la mia fantasia in una diversa modalità altrettanto accattivante.

Ho sempre pensato che più in là negli anni, magari durante il periodo del pensionamento, sarei potuto tornare a rispolverare quella passione giovanile. Recentemente ho iniziato quasi timidamente ad abbozzare qualche schizzo qua e là da anteporre ai miei trafiletti ed ora ci sto prendendo gusto, a tal punto da dare quasi prevalenza all'immagine più che al testo.

Sento la mano decisamente meno precisa di un tempo. Oltretutto non giova per niente lo strumento che testardamente utilizzo. Come per lo scrivere mi servo del rudimentale Notepad, per il disegno ricorro a Paint che mette a dura prova la mia pazienza, ma al contempo mi stimola perché è talmente essenziale da farmi provare una sorta di sottile piacere quando riesco a dirigere il mouse là dove volevo e come volevo.

Non mi faccio illusioni. Sto vivendo questa cosa come una sorta di allenamento. Un diversivo per scrollarmi di dosso la ruggine dopo decenni d'inoperosità. Viaggio con la fantasia e mi sembra d'indossare i panni di un improbabile Peter Pan in fuga dall'isola che non c'è.

Il recipiente

Ho la netta sensazione di avere in testa un sacco di cose superflue
di cui mi devo sbarazzare al più presto.
Libererò il capo dal gravame di questi inutili orpelli.
C'è bisogno di silenzio attorno a me per capire ciò che è importante.

Emergerà dal rumore di fondo quel che conta veramente
e per cui vale la pena di sbattersi da mane a sera.
Ho ancora tanto da dare e non è mai colma la misura per ricevere,
sol che lo si voglia almeno un poco.

Siamo fragili e la nostra forza sta nel riconoscerlo
al di là di ogni ragionevole reticenza.

Siediti qui accanto a me ed ascoltiamo insieme.
Non c'è necessità di grande frastuono.
L'essenziale è suggerito da un sussurro leggero.
Stringi la mia mano nella tua ed avvicinala al tuo petto
così che possa percepire il tuo palpito.

Ora dimmi cosa pensi.
Anzi no, resta muta.
Quello che hai da dire l'ha già intuito il mio cuore.

domenica 12 febbraio 2017

Separazioni e distacchi

E' forse perché sento inesorabile il progredire degli anni che ultimamente vado accarezzando l'idea di coltivare un progressivo distacco dalle cose terrene, una separazione dai beni materiali in genere. Non provo desiderio di avere nulla in più rispetto a ciò che posseggo e sta diventando davvero difficile consigliare ad un congiunto cosa prendermi per una ricorrenza particolare. Spesso rispondo, in maniera deludente per chi mi ascolta, che non c'è nessun regalo che possa procurarmi gioia maggiore della semplice presenza di chi mi sta attorno.

Eppure non è sempre stato così. Se volgo lo sguardo all'indietro, mi accorgo di avere avuto tante occasioni di temporanea infelicità per qualcosa che mi mancava oppure per ciò che mi era stato portato via. Il desiderio più grande, allora, sarebbe stato quello di poter riportare indietro le lancette dell'orologio e dare agli eventi un corso differente in modo che non dovessi patire quella privazione. Oppure, al contrario, avrei voluto che la clessidra del tempo avesse un pertugio più ampio così da far fluire l'arena in maniera più celere e giungere presto alla realizzazione dei miei sogni.

Tutto passa. E se ce lo auguriamo per il male commesso, la speranza è che non sia così per il bene che nostro malgrado siamo stati in grado di disseminare lungo il percorso, come nell'incedere un po' distratto e prodigo del seminatore che con ampio e ritmato gesto scaglia il seme anche al di là della zolla squarciata dal vomere, oltre il ciglio del campo, sopra la terra battuta. Un po' meno pane per l'affamato di domani, un chicco inaspettato per l'uccelletto o la formica di oggi.

domenica 5 febbraio 2017

Penna d'oca

A volte non c'è niente di più rilassante che mettersi davanti allo schermo del PC e lasciare che le dita premano disordinatamente sulla tastiera flebilmente guidate dalla mente che va sfornando pensieri.

Sono associazioni d'idee che fanno rimbalzare i polpastrelli sui quei neri quadratini contraddistinti ciascuno da un differente simbolo. Solo un complicato e spontaneo processo mentale riesce a dare ordine e forma alle idee come non riuscirebbe a fare la sorte in egual maniera se dovesse estrarre dieci, cento, mille volte quelle lettere come un'interminabile tombola.

E' il frutto di una cosciente volontà quello che dà sintesi ai processi mentali che sgorgano soavi da reconditi anfratti per delizia di chi scrive, per il piacere di chi legge.

domenica 29 gennaio 2017

Crepuscolo

Il crepuscolo degli dei. L'enciclopedia che leggevo da ragazzo intitolava in questo modo il periodo storico che ebbe come epilogo la fine della seconda guerra mondiale.

Per quanto gloriose e sensazionali erano potute apparire le imprese di quell'enorme massa di persone che aveva dato credito al sogno di un folle visionario, ora inesorabile era giunta la resa dei conti. Chi fino ad allora si era mosso sopra le teste degli altri come un'altezzosa divinità, adesso cadeva ignominiosamente al suolo spodestato dal suo trono.
 

domenica 22 gennaio 2017

Percorsi





Quand'ero ragazzo non avrei sospettato minimamente che un giorno mi sarei occupato di programmazione. Forse anche perché in quegli anni quasi nessuno sapeva cosa volesse dire scrivere software. Tutt'al più sarei diventato ingegnere elettronico. Ma poi, una volta raggiunta l'età per gli studi universitari, la passione per l'hardware è completamente svanita in favore di un'attività che in realtà non le è troppo distante.

Ma durante il periodo della scuola media inferiore erano gli studi di medicina che suscitavano il mio maggiore interesse. Da grande avrei voluto fare il medico perché prendersi cura degli altri era una professione che su di me esercitava un grande fascino e dava soddisfazione al senso di altruismo a cui ero stato educato fin dall'infanzia.

Poi la vita ci para davanti percorsi alternativi che talvolta imbocchiamo con entusiasmo, altre volte con rassegnazione o spirito di adattamento ed obbedienza ad un disegno che noi non abbiamo tracciato nel minimo dettaglio, ma a cui diamo seguito ritenendo che sia una necessità ineluttabile per la nostra piena realizzazione.

Ammetto di essere un tantino ermetico in questi primi capoversi. Chi conosce le tappe della mia vita per averle lette in passato, sempre su questo blog, troverà senz'altro più chiaro cosa intendo.

C'è una domanda che mi sono posto recentemente ed è questa: se avessi imboccato vie diverse da quelle che mi sono ritrovato a percorrere finora, sarei un uomo diverso? Ho accennato al tema di questo post a Maria Luisa ed anche lei mi ha detto che non s'immaginerebbe diversa da quella che è, se avesse seguito strade differenti nelle scelte fondamentali della sua esistenza.

Sì, perché se fossimo state delle persone completamente differenti e distanti in maniera rilevante dai tratti di personalità attuale, probabilmente non avremmo effettuato la scelta del medesimo tragitto. Almeno per me risulta vero il fatto che per imboccare altre direzioni avrei dovuto essere una persona differente.

Non voglio sostenere che sarei approdato sempre alla medesima destinazione. Questo no. Se mi fossi lasciato vivere, se non avessi soppesato con attenzione i pro ed i contro che ogni scelta comporta ed avessi dato credito a qualche dettaglio irrilevante, molto probabilmente ora non mi troverei nell'identico punto, né la penserei allo stesso modo. Ma è proprio perché in qualche modo sono stato fedele alle mie inclinazioni naturali che ora sento di non essere tanto lontano da quel punto di convergenza a cui avrebbero puntato anche altri itinerari.

E qui potrebbe entrare in ballo un discorso più ampio e profondo sul tema della libertà e della predestinazione. Ma non voglio spingermi oltre in campi in cui rischio di muovermi da dilettante. Gli anni passano e si finisce per pensarla un poco diversamente rispetto a quando lasciavamo maggior margine alle inquietudini della gioventù oppure a quel senso d'insoddisfazione che può cogliere ciascuno di noi pensando che il mondo poteva cambiare e non è stato così perché noi ci siamo sottratti e non abbiamo fatto fino in fondo la nostra parte.

Non c'è niente di sbagliato fuori di noi che possiamo contribuire ad aggiustare e ricondurre nel giusto alveo di percorrenza. La più grande impresa che possiamo condurre in porto è preservare noi stessi dal degrado morale e dal disimpegno civile. Ma anche senza essere schierati in prima linea. Ed in questo finisco col dare ragione a mia moglie. Cosa c'è di più rivoluzionario che fare le piccole cose di ogni giorno con impegno straordinario ed al meglio delle nostre possibilità?