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sabato 24 febbraio 2024

Per le vie del centro

 


Mentre mi muovo svogliatamente per le vie del centro e mi perdo tra le anse del mercato del sabato che anima la città riempita di tanti volti sorridenti e variegati, che non sembrano patire troppo le insidie di questo freddo pungente che muove in alto velocemente le nubi ed altrove addensa copiosi covoni di nebbia, incrocio Nicoletta che mi sfila di fianco senza puntare il suo sguardo verso il mio.

Estraggo una mano dalla confortante tasca e, mentre richiamo con voce decisa il nome della collega di Maria Luisa, le afferro garbatamente il braccio così che possa capire bene chi, nell'affollato via vai, si sia preso la briga d'intercettarla.

Mi accoglie un generoso sorriso, subito seguito dai complimenti per il libro di cui per altro avevo già ricevuto suoi commenti da mia moglie. Ma indubbiamente fa piacere sentirli rinnovati di persona. Aggiunge poi che all'inizio della lettura aveva pianto tanto, e posso comprendere bene le ragioni di questa grande empatia, ma poi... E le parole restano ferme nell'aria senza che lei abbia a completare la sua affermazione con qualcosa di esplicito e conclusivo di cui in effetti non c'era bisogno perché ben delineato dalla sua espressione di gioia intensa. "Salutami tanto Maria Luisa!" in rapido congedo ricco di buone sensazioni, come a volte non le possono trasmettere incontri fortuiti di maggiore durata che spesso ci frastornano con chiacchiere e notizie utili, ma che non riescono ad infondere un senso di amicizia vera.

Dopo la pubblicazione di alcune lettere scritte intorno ai vent'anni e sottratte all'oblio della scatola di latta in cui erano state riposte con cura da Santina oppure fortunosamente rinvenute da Maria Luisa fra le pagine di un libro di mia madre, penso sia giusto tornare ora a stendere una riflessione su qualcosa che mi sta a cuore, saldando un debito contratto alcuni mesi fa, quando ho pubblicato la copertina del libro e non ho voluto aggiungere tante parole di commento. 

E cosi, mentre allungo i passi in direzione radiale e mi allontano dal brulicante centro, mi vien da pensare che potrei distribuire gratuitamente alcune copie del libro a sconosciuti passanti con in cambio l'impegno di farmi avere tramite email un sintetico parere a lettura ultimata o anche abbandonata.

Il fatto che la quasi totalità di quanti si siano ritrovati fra le mani "Piccola anima" ci abbia restituito, in buona parte a me, ma ancor di più a mia moglie che è stata, e lo è tuttora, entusiastica distributrice, un giudizio ed un apprezzamento lusinghieri, non riesce a togliermi il desiderio di sapere cosa possa pensare un lettore che non mi abbia mai incontrato prima.

domenica 18 febbraio 2024

Lettera 7 da S. Giorgio a Cremano

 


Lettera numero 7, San Giorgio a Cremano ore 19:00 10 aprile 1983.

Cara Cicciolotta adorata, 

sono ben lieto di spedirti la prima lettera da questo posto particolarmente ospitale. Su un'area di 18 ettari si ergono numerosi edifici nei quali alloggiano tutti i militari della scuola. L'ambiente è reso particolarmente gradevole da alberi, giardini e panchine che conferiscono all'insieme un tono molto elevato... Tutto è organizzato in modo che funzioni alla perfezione al fine di rendere l'ambiente una vera e propria oasi di pace e pulizia.

Questa mattina (è domenica) non ci hanno concesso di partecipare alla santa messa perché stavamo facendo addestramento. Nel pomeriggio non me la sentivo di uscire ed andare in cerca di una chiesa. Così, dato che non assolvevo il precetto festivo, per non passare troppo barbaramente la domenica mi sono recato a fare una visita alla cappella.

Calava la sera (e sta ancora calando) e qualche uccello qua e là cinguettava. M'è venuto estremamente spontaneo ripensare agli anni trascorsi in seminario. Sono entrato nella chiesetta e respirando quel profumo ben noto di incenso e di cera bruciata mentre andavo recitando i vespri, m'è sembrato di tornare indietro di qualche anno. Mi ha preso un gran magone e l'unica spiegazione di ciò, dato che mi nasceva dentro una gran voglia di essere a casa vicino alle persone più care, a te specialmente, potrebbe essere quella che praticamente ho vissuto l'adolescenza in un ambiente ovattato, in un posto dove si è lontani dai pericoli del mondo, per cui si finisce con lo star bene come un pulcino nel nido.

Come ho detto altre volte non rimpiango di aver percorso quel sentiero che dopo tutto mi ha aiutato a formarmi (lo spererei) un animo cristiano disponibile al bene e non ai compromessi col male. Eppure sento che quegli anni rappresentano anche momenti di solitudine, di non contatto con le altre persone. Ricordi come ero chiuso e timido? Ricapitolando, penso che la sensazione provata, più che nostalgia sia angoscia per un tempo ormai lontano.

Mai come in questi momenti sento forte il desiderio di averti accanto e mai come ora comprendo chi tu rappresenti per me. Più di un'amica; quasi una sorta di madre e sorella per quanto concerne il legame e come un amico intimo o un confessore per il rapporto di dialogo e di reciproca fiducia. È vero che ci sono stati screzi imputabili alla nostra umana frallezza, ma alla fine l'amore e la comprensione reciproca hanno prevalso.

Tu comprendi bene come dicendo queste cose provi una gran pena per non esserti vicino. Sai cosa mi è capitato? Vedendo qualche scena di innamorati alla televisione o al cinema mi pareva di vivere nuovamente i momenti in cui ti ho abbracciato e baciato. Insomma, vedere due che si baciano non rappresenta più qualcosa del tutto normale, ma è fonte emotiva.

Scusa la confusione e l'incapacità di esprimere a parole ciò che sento in questi momenti, ma se anche tu l'hai provato, mi comprenderai benissimo. Con tutti questi discorsi l'unica cosa in cui non vorrei incappare, come a volte ho fatto, è di annoiarti. Se fossi stata presente, me lo avresti detto; ora devo io rendermene conto da solo.

Ti dicevo, appena arrivato, che sarei andato al cinema. Ma si è guastata la macchina e solo oggi pomeriggio son riprese le proiezioni. Ho visto "Visite a domicilio" . Ti confesso che il titolo mi faceva pensare ad un film porno, ma dopo ho avuto la smentita dalle locandine. La sala di proiezione sembra rispettabile e senza luci rosse. Una commedia piacevole che narra l'invaghimento di un chirurgo neo vedovo per una divorziata non disposta a tollerare le scappatelle dell'ex marito. Narra inoltre della situazione ospedaliera e medica americana che si prostituisce alla parcella e non fa i reali interessi del paziente.

Stasera dovrei andare a vedere un vecchio film dei Beatles. Forse l'ho già visto... Non fa niente perché tanto siamo costretti ad attendere alzati fino alle 23:15 il contrappello per i primi giorni; quindi sarà un modo meno noioso di passare le ultime ore di questa favolosa domenica soleggiata che ho gustato entro le mura in un paese da te lontano

Non ti vedo ma nel mio cuore e nella mente tu sei sempre presente e mi consola poter sapere che lo è anche per te.

Ti dedico volentieri una lacrima, Romano.

Lettera 1 da Salerno

 


Salerno 2 marzo '83 ore 19:30 - Lettera numero 1. 

Se ne sta andando questa, per tanti versi, turbinosa giornata. Dopo averti telefonato sono salito sull'automezzo militare e accompagnato da una pungente brezza, sono giunto in caserma. Dopo poco (in molti abbiamo rinunciato alla colazione) adunata in un'aula. Ci parla il capitano e ci divide in quattro compagnie. Ci ragguaglia che le prime tre andranno a Napoli per un corso di telecomunicazioni dopo il car e la quarta a Roma.

Io sono stato assegnato alla terza. Quindi, dopo questo primo periodo (forse dopo Pasqua secondo indiscrezioni dei caporali) mi trasferiranno a Napoli per addestramento, forse 10 settimane, e poi finalmente al corpo altrove; ma il capitano non ci ha nascosto che alcuni di noi si fermeranno qui per tutto l'anno (panico e triste malinconia). Ma sopraggiunge qualche voce confortante a dirci che qui non si è trattati male e sembra vero.

Il rancio, secondo alcuni pessimo, è a mio giudizio accettabile, anche se i recipienti, unti e bisunti, sembra non sappiano cosa sia il detersivo. Altro problema contingente è quello dei gabinetti: sembrano trespoli e noi "pappagalli' sopra di loro per tentare di risolvere i vari problemi che restano tali dato che non si vede ombra di carta igienica nel raggio di miglia. Forse coi tovaglioli di carta...

Allo spaccio mi sono procurato un lucchetto per il mio armadio così posso (spero) stare tranquillo. Ma non è che il primo giorno sigh! Alterno momenti di umore instabile a distensione e ottimismo. Non si sta male come nei lager, ma ciò che rende difficoltoso il passar del tempo è la lontananza dagli affetti e numerosi occhi lucidi che mi circondano, di reclute e di qualche giovane graduato, sembrano darmi un segno di assenso. 

Non vado oltre per non creare nodi alla gola qui e lì. A presto. Ti bacio. Tuo 000322 Scuri Romano "89° battaglione fanteria Salerno" 3^ compagnia, 2° plotone 8^ squadra. Caserma Cascino 84100 Salerno. Per urgenze gravi tel. 089 351349 (scusa)

mercoledì 7 febbraio 2024

Lettera alla mamma

 

Cara mamma,

Innanzitutto è doveroso che ti chieda scusa per non averti ancora scritto, ma ti assicuro che non l'ho fatto per cattiveria, piuttosto forse per pigrizia. È vero che a Matteo ho scritto già due volte... però la naia non è finita; c'è un bel po' di tempo, anche se un mese se ne è volato via, e ti prometto che recupererò. Comprendi poi che ci sono momenti in cui si ha una voglia matta di scrivere e purtroppo si è obbligati a far servizio o altre cose, e momenti in cui il tempo ci sarebbe, ma si rinuncia per svogliatezza o per stanchezza.

A casa è capitato mai che io sia andato a letto alle nove di sera? Qui sì! E anche se le luci sono ancora accese e gli altri (alcuni) continuano a parlare fra loro, la maggior parte comincia ad addormentarsi profondamente. Naturalmente le parole che ti mando sono rivolte anche per il papà. Siete i miei genitori cari e quando scrivo a uno s'intende che non dimentico l'altro.

Sono stato contentissimo della visita che il papà mi ha fatto per il giuramento. Diceva che quaggiù non ci sarebbe mai venuto e invece per me ha fatto anche questo: mi vuol proprio bene! M'avete detto che le fotografie son venute bene. Appena tornerò le vorrò vedere molto volentieri.

Ho notato che ti metti a contare i giorni della mia assenza, quasi che fossi tu lontana e non io. Cerco di pensare il meno possibile al fatto di star via per un anno, perché tanto il tempo fluisce uguale ed inoltre non mi vengono magoni. Cerco di perdermi, distrarmi il più possibile stando in compagnia delle persone che ho conosciuto, però qualche volta, fortunatamente non in modo troppo evidente per chi mi è intorno, mi prende la nostalgia e mi vergogno gli occhi lucidi. Ti confesso che a questa commozione hanno contribuito in buona parte le tue lettere così schiette e piene anche di buoni consigli.

Mi dici anche che molti ti chiedono mie notizie, oppure mi salutano; questo mi provoca un immenso piacere: è bello sentire che tante persone si preoccupano mentre quand'ero a casa avevo l'impressione che gli altri non mostrassero particolare interesse. Credo che faccia piacere anche a te. In fondo far il soldato porta qualche vantaggio come quello di riscoprire e riapprezzare tutte quelle circostanze, tutte quelle persone di cui un po' ci dimentichiamo.

Mi fa piacere che Santina vi venga a trovare ogni tanto; l'ho detto anche a lei. Più vi vedete più vi apprezzate reciprocamente. Se diventerete, io me lo auguro di cuore, nuora e suocera, voglio che non sia vero il luogo comune secondo il quale queste due persone non vanno d'accordo. Eppoi diventerai, in un certo senso, anche la mamma di lei...

Come previsto questa parentesi di soggiorno a Salerno sta per chiudersi ed ora, guardandomi indietro, oserei dire che non è stata poi troppo deludente. Se non altro ho visto un po' questi posti e non saprei in quali altre occasioni avrei potuto farlo. Ho notato, purtroppo, che come militare non ho potuto godere completamente le bellezze locali perché non si è del tutto distesi e sereni.

È venuto il momento di chiudere per mancanza di ulteriore spazio. Ti saluto caramente e ti prego, com'è naturale, di rivolgere i miei sentimenti di affetto anche al papà (quando è venuto qui l'ho trascurato un po' e sono stato molto con Santina; spero non ci sia rimasto male e mi abbia compreso) e al caro Matteo.

Ciao, a presto, Romano.


sabato 3 febbraio 2024

La balconata


Una esposizione prolungata può rendere gradevole anche una foto scattata in controluce.

In realtà a me piace la metafora sottesa in questa inquadratura del maestoso Po.

Spesso ci ritroviamo ad osservare la vita, che scorre di fronte a noi lenta e silenziosa come le acque del grande fiume, restando sopra una balconata cinta da una robusta ringhiera che ci protegge e ci trattiene dal cadere in vorticosi flutti. 

venerdì 5 gennaio 2024

Il carillon

 

Nella fotografia si può vedere un carillon a forma di pianoforte verticale e che mostra ormai i segni del tempo. Di fatto rappresenta il primo regalino che ebbi a ricevere da Santina dopo essere diventati morosi o, come meglio piace a me definire, fidanzati.

Debbo confessare che a motivo dei tre cuoricini trafitti stampati su di esso, quest'oggetto, sebbene fosse stato acquistato dalla mia ragazza per manifestare concretamente con un dono tutto il suo affetto e la sua simpatia nei mie confronti, fin da subito mi lasciò un po' perplesso e non lo accolsi con altrettanto senso d'ironia e leggerezza con cui lei me lo aveva regalato.

Girando la manovella del simpatico balocco, si possono ancora udire le note della famosa melodia ripetuta più volte durante il film "Il dottor Zivago". Pertanto, vista la trama del romanzo che ebbi a leggere ancora durante gli anni del Liceo e poi riprodotta nelle sequenze cinematografiche che sono abbastanza note dato che ogni tanto un canale televisivo o l'altro si prende la briga di riproporne la visione, vedere raffigurati tre cuori trafitti dal dardo non dovrebbe apparire troppo fuori luogo. Ma a me, anche solo il velato accenno ad un terzo soggetto incomodo nell'orbita amorosa di una coppia, appariva come una situazione completamente da ricusare e pertanto non sono mai riuscito a nutrire un sentimento di completa simpatia per quest'oggetto.

Poi però l'altra mattina, mentre raccontavo in sogno questi pensieri ad un gruppetto di giovani che avevano fra le mani questo carillon, ho avuto come un sussulto improvviso convenendo che il disegno con i tre cuori trafitti potesse essere in qualche modo una sorta di premonizione nelle vicende amorose che mi riguardano.

domenica 24 dicembre 2023

Che fine ha fatto Gesù Bambino?

Sia chiaro che questa mia non vuole essere una contestazione, ma soltanto un differente modo di vedere le cose.

Non approvo i presepi senza Gesù Bambino fino alla notte di Natale. Gesù è già nato più di duemila anni fa ed è sempre con noi.

Con gli allestimenti non stiamo infatti perpetuando una situazione in divenire come facciamo invece con la Liturgia dell'Avvento. Col presepe stiamo inquadrando l'ultimo fotogramma della natività.

Se così non fosse, cosa ci fanno Maria e Giuseppe con lo sguardo perso nel vuoto? A chi rivolgono i loro occhi tutti i pastori accorsi all'invito dell'angelo? Se proprio si vuole omettere qualcuno, i Re Magi sono buoni candidati, ma - date retta a me - in adorazione del piccolino, come impazienti nonni, ci stanno bene pure loro fin dal primo giorno.

Buon Natale.

mercoledì 13 dicembre 2023

Santa Lucia

 

Le mie prime notti di Santa Lucia le ho vissute alla cascina Rocchetta. Dato che siamo emigrati a Brescia agli inizi di ottobre del 1968, ho avuto i miei ultimi doni nella casa di campagna l'anno precedente, quando ancora avevo cinque anni. Con un buono sforzo di memoria, riesco a tornare indietro alla prima Santa Lucia di cui ho ancora qualche ricordo. Di lì a non molti mesi avrei compiuto tre anni, ma in quel di dicembre ne avevo ancora due e per sentirmi più grande, se avessi saputo contare, a chi mi avrebbe chiesto l'età di certo ne avrei addizionato uno.

Orbene, in quella mattina di quel mio primo 13 dicembre ricordo che ero tenuto in braccio da mio padre che si aggirava intorno al tavolo della cucina su cui vi era un trenino di legno. Una locomotiva ed un vagone con sopra un'arancia e qualche caramella di zucchero. Mi appariva tutto abbastanza strano e non ero ancora stato investito da quelle sensazioni di desiderio ed aspettativa che venivano alimentate dai genitori nei giorni che precedevano l'evento e spesso usavano quest'ultimo come velato ricatto per indurre ad un comportamento migliore. L'anno seguente ricordo di avere ricevuto invece in dono un fucilino a tappi corredato anch'esso da un essenziale repertorio di dolciumeria.

La Santa Lucia dei miei quattro anni fu invece più abbondante e generosa. Forse ora mamma e papà potevano permettersi di fare qualche regalo in più. Oppure ora loro figlio era in grado di apprezzare maggiormente la sorpresa di quella magica notte. Sul tavolo della cucina vi erano più giocattoli che in passato. Credo che ci fosse qualcosa pure per mio fratello Matteo che era nato l'anno precedente. Trovai una scatola con svariati pezzi di legno. Prendendo a modello la figura che vi era sul coperchio, si poteva costruire la facciata di una casetta disponendo i pezzi uno sull'altro. Velocemente arrivai al tetto e mio padre non si poté trattenere dall'esprimere tutta la sua meraviglia. E pertanto non smetteva di complimentarsi continuamente con me perchè ero riuscito velocemente in quella che lui reputava di certo una piccola impresa, ma per me era sicuramente stato un gioco da ragazzi.

E così arriviamo ora alla Santa Lucia dei 5 anni, l'ultima in quel luogo. Avevo vissuto i bei momenti dell'attesa. Avevo spinto papà a realizzare una piccola fascinetta di fieno da lasciare fuori dall'uscio per l'asinello su cui cavalcava la prodiga latrice di doni. Ero andato a letto forse prima del solito per accelerare l'arrivo del lieto evento. Nel cuore della notte mi sono svegliato e sono sceso in cucina muovendomi al buio come da sempre amo fare nelle ore notturne. Da basso, sul tavolo, ho trovato quella che per me doveva essere una cosa portentosa. Ho preso fra le mani la grossa e pesante scatola e sono risalito al piano superiore per precipitarmi in camera dei miei genitori e condividere con loro la mia incontenibile gioia. Mia madre allungò la mano ed accese la luce posta sul suo comodino. Io ero in ginocchio sul suo tappetino scendiletto e stringevo fra le mani quella meraviglia. Avevo ricevuto in dono una confezione del Meccano. Faticai non poco a dar retta a mia madre e tornarmene così a letto perché era ancora notte fonda. Le sere seguenti, con l'abile guida di mio padre, ci sarebbe stato tempo di dilettarci nella costruzione di quei modelli che venivano illustrati sommariamente nel manualetto pieghevole a corredo.

sabato 2 dicembre 2023

Passaggio a livello

 

In questa cupa, umida e fredda giornata del primo weekend di dicembre il clima sembrerebbe ideale per proseguire la lettura di "Passo falso" di Marco Varvello, il libro che ho acquistato, con tanto di dedica dell'autore, alla libreria dove il noto giornalista era ospite per la presentazione della sua pubblicazione e dove, la settimana seguente, avrei presenziato pure io per l'esposizione della mia.

Invece temporeggerò ancora un istante per dedicarmi alla stesura di qualche capoverso, nel tentativo di imbrigliare definitivamente il sogno che ho fatto stamane, poco prima di decidermi ad uscire dal letto in orario più prossimo alla pausa pranzo che alla prima colazione.

Come credo capiti a tutti, in una situazione onirica che di punto in bianco passa da un ambiente all'altro, dopo aver viaggiato per un po' in auto seduto sul sedile posteriore, mentre mia moglie era al volante, e dopo aver fatto repentinamente marcia indietro presso un passaggio a livello per evitare che il muso dell'autovettura venisse investito dal convoglio che ormai era prossimo all'attraversamento, come fosse un naturale cambio di scena in una proiezione cinematografica, mi trovavo ora a percorrere solitario a piedi la via del centro storico della nostra città.

In quel mentre, una coppia di persone stava attraversando in direzione perpendicolare rispetto al mio senso di marcia, quasi scendesse dalle pendici del colle Cidneo. E mentre la giovane ragazza mi sfilava accanto dietro la schiena, ha finito con l'urtarmi un poco sulla scapola. Inizialmente ho proseguito, come se quel contatto non ci fosse stato, ma poi, avendo riconosciuto lei ed intuito che quell'altro fosse il suo uomo, non volendo continuare a fare la figura dell'indifferente che prosegue con noncuranza nonostante l'involontario urto, là dove invece altri si sarebbero potuti irritare o, quantomeno, avrebbero lanciato un inequivocabile sguardo reclamando scuse, mi sono fermato e, rivolgendomi a loro, li ho invitati a proseguire il cammino insieme disponendomi nel mezzo fra loro due.

Poco prima avevo percepito dai loro discorsi che ci fosse in atto una sorta di bisticcio di cui avevo compreso pienamente le motivazioni. Volli rassicurare l'uomo dicendo che di quella giovane donna ero soltanto amico e perciò non doveva nutrire sentimenti di gelosia. D'altra parte, la mia non era una frequentazione così assidua da giustificarla. Ci conoscevamo appena e questo principalmente era dovuto al fatto che è un'amica di mia figlia. Se non fosse a motivo di questo, neppure potrei considerarmi un amico. Ma il mio sentimento richiedeva di essere ben inquadrato. Ed in quel momento mi rivolsi ad una quarta persona che ci aveva affiancato e sembrava seguire con attenzione il mio discorso.

Dissi ai due che ero amico della ragazza, ne più ne meno che di quell'allampanato signore che, col suo sguardo rivolto verso l'alto ed il suo sorriso, instillava in me il medesimo sentimento di amicizia provato per lei.

Dopo questa affermazione, d'improvviso mi sono destato dal sonno. Sono certo che gli elementi e le situazioni vissute nel mio sogno possano avere avuto un punto di contatto con recenti eventi di cronaca - mi riferisco al disastro ferroviario visto in TV l'altra sera - o situazioni di vita non esattamente sovrapponibili con quanto ho appena raccontato. Però mi piace immaginare che, per la mia affermazione finale ed il mio modo di sentire, ci sia una corrispondenza pressoché totale.

mercoledì 8 novembre 2023

Azioni inutili

 

Ci sono parecchie cose inutili che ci ritroviamo a fare nel corso della giornata. Una di queste è per me quella di stare ad osservare gli aggiornamenti del cellulare. Ogni tanto do una piccola scrollata col dito per mantenere lo schermo attivo. Poi mi soffermo sull'app che in quel momento è in fase di installazione. Valuto il tempo dell'aggiornamento e, quando sparisce, noto con una certa soddisfazione il decremento del contatore. Quando il conteggio scende a 9, non ci sarebbe più bisogno di effettuare alcuno scroll della lista, ma faccio ugualmente il gesto per evitare di andare in stand-by. Tutte le volte, tranne questa in cui ho voluto condividere con voi un mio momento d'inutile follia così da trasformarlo invece in qualcosa d'altro. Ora sospendo un attimo la scrittura e vado a sbirciare fin dove è arrivato. Chissà se avrà finito?

Sì, ha terminato e lo ha fatto più in fretta di altre volte, di quando a me sembra che non termini mai. È così anche per altre cose. Se richiedono del tempo per essere completate, la fine non sembra arrivare mai. La lavatrice in fase di centrifuga. Il compilatore che sta effettuando la rebuild generale dell'enorme applicazione che state sviluppando. Il bus, il tram, il treno, se siete giunti in anticipo alla fermata. Forse è per questo che certe persone amano arrivare in ritardo: è perché non desiderano aspettare! Ma le attese sono in realtà provvidenziali. Andrebbero programmate con cura per darsi la possibilità di un momento di abbandono, di decongestione da tutta quella fervida attività che spesso svolgiamo e che giungerebbe altrettanto bene a compimento anche nel caso in cui ci fossimo dedicati con minor solerzia ed affanno.

Anzi, spesso le cose migliorano perché, fra una fase e l'altra nel processo di realizzazione, siamo stati costretti a distoglierci, per una richiesta più urgente, un imprevisto, un disturbo. Quando riprendiamo il lavoro dal punto in cui lo avevamo abbandonato, ci sovviene un'idea migliore, facciamo una piccola rettifica e così la qualità generale ci guadagna a tal punto da farci riflettere seriamente sul fatto, che a questo punto ci sembra molto importante, che le pause vadano inserite sistematicamente nelle attività da svolgere. Non come l'inevitabile attesa che la vernice si asciughi prima di dare la seconda mano, ma come fa l'artista che si allontana dal quadro e, valutando meglio la visione d'insieme, elabora mentalmente i propri successivi interventi, fino alla pennellata finale che porterà ad avere quel capolavoro che staremo ad ammirare a bocca aperta per i secoli a venire.

domenica 15 ottobre 2023

Team building 2023

 

Terminata la revisione del libro, praticamente pronto per andare in stampa, è maturo il tempo per mettere nero su bianco alcuni ricordi dell'evento "Team Building 2023" che è stato organizzato a Sozopol, in Bulgaria, dall'azienda per cui lavoro.

Dovendo prendere il volo che partiva da Bologna nella mattina presto di lunedì, la mia partenza da Brescia è stata anticipata alla domenica pomeriggio per poter giungere prima nel capoluogo emiliano ed evitare così di viaggiare di notte. Dopo l'usuale pranzo domenicale, mi sono fatto accompagnare da Maria Luisa in stazione dove avrei dovuto prendere un treno regionale per Milano. Non ricordavo il tempo dell'ultimo spostamento su rotaia. Questo trasferimento stava assumendo perciò i contorni di una novità a cui mentalmente un poco mi ero preparato.

Giunto in stazione ben prima della partenza del mio convoglio, me ne sono andato un po' a zonzo in cerca di una sala di aspetto. Non sono riuscito ad individuarla, neppure là dove sapevo che ve n'era collocata una. Quindi, passeggiando lungo la banchina del primo binario, sono arrivato fin di fronte al posto di Pubblica Sicurezza dove mi son potuto sedere stando non troppo esposto al sole. Era una giornata calda ed un poco afosa, come ancora se ne possono godere all'inizio dell'autunno. Intanto osservavo il convoglio che sostava da parecchi minuti fermo sul secondo binario: non sembrava in procinto di partire a breve. Forse era esattamente quello che avrei dovuto prendere per recarmi a Milano.

Mi sono alzato e sono tornato nella zona centrale per imboccare il sottopasso che mi avrebbe permesso di arrivare dall'altra parte. Un cartellone a messaggio variabile riportava esattamente lo stesso numero che compariva anche sul mio biglietto, ma io non ero così tranquillo e confidente di salirvi a bordo, nonostante molti altri passeggeri lo stessero facendo, dimostrando così una sicurezza che io non avevo. Quando ormai mancavano non tanti minuti alla partenza ed ero abbastanza certo che i vagoni davanti a me erano proprio quelli del treno che dovevo prendere, confortato anche dalla risposta di un signore che, dall'interno, ribadiva la destinazione ad altre persone indecise come me, salii senza ulteriore indugio e mi accomodai nel primo posto libero. Al mio fianco si sedette in seguito una giovane mamma che cercava di far dormire in braccio il suo piccolino e questa scena mi lasciò andare ad un tenero pensiero, mentre cercavo di immaginare i motivi di quella sua solitaria trasferta.

Arrivai puntuale in Stazione Centrale a Milano. C'era un certo margine di tempo prima della partenza della coincidenza per Bologna. Nonostante questo, mi recai con una certa sollecitudine sotto uno di quei giganteschi pannelli luminosi che elencano le destinazioni e gli orari delle partenze. Ve ne sono diversi e, dato che ero in una zona laterale, scelsi di sostare in una zona più centrale, perché non avevo idea precisa del numero di binario da cui sarei partito. Nel frattempo il mio sguardo si perdeva qua e là, osservando la consistente folla di persone in attesa come me ed altre che cercavano di dribblare a fatica per andare in un altro punto oppure per uscire in esterno.

Quando comparve l'avviso relativo al Freccia Rossa che dovevo prendere, mi precipitai in direzione del binario indicato. Nonostante ci fosse sufficiente tempo per approcciarsi con calma, come tanti altri, anch'io finii per muovermi con un'andatura fin troppo sollecita. Il posto era preassegnato, che timore avevamo tutti quanti? Raggiunto il vagone il cui numero era indicato sul biglietto della mia prenotazione, vi salii e subito mi guardai intorno per individuare la poltrona a me riservata. Dopo non molto tempo essermi seduto, gli altri tre posti adiacenti furono occupati da una famigliola che portava al seguito un numero considerevole di borse e pacchi, evidente segno di abbondante attività di shopping effettuato nel capoluogo lombardo. Costoro scesero poi al Terminal One di Reggio Emilia, stazione che avevo avuto modo di osservare più volte sfilandola di fianco in autostrada in tanti viaggi. Ma ora avevo occasione di osservare quell'avveniristica costruzione anche dall'interno.

Viaggiando ad una velocità prossima ai 300 km all'ora, raggiunsi Bologna senza potermi dilungare troppo in altri pensieri. I treni dell'alta velocità si fermano in binari collocati molto in basso nel sottosuolo della stazione. Per forza di cose, pensai, dato che probabilmente non ci si poteva più espandere in orizzontale. Con calma, dato che ora non avevo alcun altro appuntamento da rispettare, sono salito di un livello, dove ho visto che potevano accedere i taxi per accompagnare le persone. Ho cercato di memorizzare alcuni punti di riferimento per poter tornare ai binari durante il viaggio al ritorno dalla trasferta in Bulgaria. Presa un'altra rampa di scale mobili, giunsi al livello dei binari che hanno numerazione più bassa. Avevo urgenza di recarmi alla toilette, ma non essendo provvisto di moneta e non trovando una macchinetta per cambiare una banconota, ho portato pazienza finché non sarei giunto in Hotel, che tutto sommato non si trovava distante dalla stazione.

Approdato in esterno, ho cercato un po' distrattamente una lapide posta a ricordo della strage avvenuta nel 1980. Non la trovai, ma non mi andava di chiedere informazioni al riguardo e quindi, dopo un rapido consulto al navigatore satellitare, mi sono mosso a piedi in direzione dell'albergo che l'azienda mi aveva aiutato a prenotare. Due isolati e vi sarei stato davanti. Alla reception aspettai il mio turno per effettuare il check-in e prenotai pure un taxi che mi portasse in aeroporto il mattino seguente. L'impiegato propose qualche minuto prima dell'orario da me indicato. Questa volta non ero stato troppo sollecito perché avrei dovuto effettuare online il check-in del volo, ma fu provvidenziale in quanto scoprii in seguito che su quella tratta non si poteva fare e quindi sarebbe stata buona cosa giungere in aeroporto con un maggiore anticipo rispetto a quello che avevamo pensato in un primo momento.

Dopo aver preso possesso della stanza, visto che non era ancora sera, sono uscito in direzione del centro cittadino per uno spuntino e per bere qualcosa. Avevo più che altro sete dato che il pranzo domenicale è solitamente abbondante e quindi la fame non era molta. Ma in treno avevo sudato un po' e quindi ora avevo una certa sete. Andando a passeggio, mi sono fatto guidare dal mio istinto e senso dell'orientamento, anche se in precedenza un'occhiata alla mappa della città l'avevo data. Mi stavo muovendo sotto uno dei numerosi portici, come quelli che avevo visto in altre precedenti visite, ma mai in quella zona. Dalla direzione opposta provenivano tantissime persone. Immaginai che si stessero allontanando dal centro e quindi verosimilmente mi stavo muovendo nel verso giusto. E infatti dopo qualche minuto mi sono ritrovato nei pressi di Piazza Grande. La fontana del Nettuno è ora circondata da una fitta cancellata. Sono però riuscito ad infilarci una mano e a scattare qualche fotografia ravvicinata. Dopo aver sostato un attimo in zona antistante la Cattedrale di San Petronio, ho mosso i miei passi verso le due note torri bolognesi.

La città era sempre affollata, ma si capiva che ormai la gente era in procinto di rincasare e, visto l'orario, tanti locali erano prossimi alla chiusura. Non mi ero accomodato da nessuna parte per un aperitivo. Dovevo affrettarmi altrimenti non avrei soddisfatto la necessità di uno spuntino che stavo continuando a rimandare da un bel pezzo. Imboccata nuovamente la via su cui si trova la facciata della chiesa di San Pietro, pigramente mi apprestavo a rientrare in hotel tenendo al contempo d'occhio i locali che si affacciano sul quel lungo viale. Sotto i portici ne ho individuato uno che faceva al caso mio e, pertanto, mi sono seduto ad un tavolino libero come, in verità, lo erano ormai tutti a quell'ora. All'ingresso c'era il personale di servizio che si perdeva in chiacchiere. Ho cercato di attirare la loro attenzione con un cenno, ma dato che non mi sembra che avessero inteso correttamente il mio gesto, mi sono alzato e sono entrato nel locale per domandare esplicitamente se facevano servizio ai tavoli. Avuta risposta affermativa, sono tornato a sedere dove una cameriera mi ha poi raggiunto per raccogliere la mia ordinazione. La spremuta mi venne rifiutata in quanto la macchina era già stata pulita. Optai allora per uno spritz chiedendo qualcosa in accompagnamento per evitare di bere a stomaco vuoto. Di lato, sulla strada e non sotto al porticato dove mi trovavo io, quattro turisti dall'accento anglosassone si sedettero al tavolino ordinando birra, ma anche a loro, con mia sorpresa, fu servita la stessa serie di tigelle che avevano allietato il mio aperitivo.

Lasciato il bar, ho proseguito la mia camminata per rientrare in stanza in orario non troppo tardivo. Domattina mi sarei dovuto alzare presto e quindi speravo di riuscire ad addormentarmi velocemente, come invece non avvenne. Nessun caffè era lì a giustificare la mia difficoltà a prendere sonno. Neppure la visione su cellulare di una serie Netflix da completare era riuscita a conciliare e favorire una buona dormita, almeno non prima di quando sarebbe piaciuto a me. Ma l'esigenza di andare in bagno mi ha fatto svegliare esattamente poco prima dell'orario impostato prima di andare a letto. Disattivai la sveglia ed ho iniziato a prepararmi. Avevo a disposizione una colazione al sacco che mi era stata consegnata la sera prima, dato che sarei dovuto partire presto ben prima dell'usuale orario di apertura della sala da pranzo. Ho mangiato qualcosa, pensando che durante la giornata, tutta impegnata nei due voli per arrivare a Sofia e poi per il lungo trasferimento in pulmino per raggiungere Sozopol, non ci sarebbe stato tanto spazio per un desinare regolare. Sceso da basso, ho effettuato il check-out e mi sono messo in attesa a fianco dell'ingresso.

Il taxi non si fece aspettare troppo. Uscii e, dopo aver salutato l'autista, ho accomodato il mio essenziale bagaglio nel vano posteriore della sua auto. Gli chiesi di accompagnarmi in aeroporto e durante il tragitto scambiai con lui alcune parole riguardo alla mia destinazione, al mio soggiorno nell'hotel, alla passeggiata della sera precedente ed ottenni un ragguaglio per il caso in cui avessi dovuto prendere nuovamente un taxi al mio ritorno, giusto per avere conferma del fatto che effettivamente riescono a giungere vicinissimi ai binari dell'alta velocità. Dopo pochi minuti sono stato lasciato davanti all'ingresso dei voli in partenza. Una volta entrato mi sono diretto verso la zona A del check-in, ma non trovandovi nessuno dei colleghi di Bologna, ho mandato un messaggio su WhatsApp per avvisarli del mio arrivo sul posto. Subito uno di loro mi ha risposto che anche loro erano già in coda al check-in, per cui ho capito di non trovarmi nel punto giusto. Chieste informazioni all'info point ed ottenute precise indicazioni riguardo a dove recarmi, ho raggiunto tutti gli altri colleghi che erano già in coda.

Dove si trovavano loro non c'era molto da attendere e così ci siamo potuti recare velocemente al punto d'imbarco. L'attraversata dei punti di controllo è stata per me occasione di un momento d'ilarità essendomi dovuto cavare la cintura dei pantaloni e temendo perciò di restare in mutande. Il metal detector, nonostante mi fossi liberato di ogni parte metallica, fece scattare l'allarme e così mi sono dovuto sottoporre ad un blando controllo con perquisizione sommaria del bagaglio che avevo al seguito. Avevo portato con me una bottiglietta di acqua che era compresa nella colazione al sacco che avevo ricevuto in albergo. Avevo pensato che sicuramente me l'avrebbero confiscata ed infatti così è avvenuto. Chissà poi perché l'acqua e non altre cose che in aereo potrebbero essere ben più pericolose di una bevanda. Parlandone coi colleghi la spiegazione più accreditata a cui siamo giunti fu quella che avendo generi di conforto al seguito non avremmo comperato quelli che erano in vendita prima del gate oppure anche a bordo dell'aereo, là dove non veniva offerto gratuitamente dalla compagnia, come infatti mi capitò poi al ritorno.

A questo punto sarebbe giusto menzionare almeno un po' riguardo la mia paura di volare che da oltre 23 anni mi ha impedito di salire su un aereo. Non che non ne avessi avuta anche in occasione di questo viaggio, ma in un certo senso ero stato messo con le spalle al muro. Avevo di fronte a me la scelta di aderire a questa iniziativa aziendale oppure avrei dovuto rinunciarvi. Ho spinto via le mie paure e mi sono aggregato al gruppo dei colleghi dando assenso positivo fin dall'inizio. Però ammetto di aver riversato buona parte delle mie fobie sulla consorte impartendo precise disposizioni su cosa fare con il libro che aveva già preso il corso della pubblicazione e che non avrei potuto seguire nelle ultime fasi, se un incidente d'aereo avesse dovuto prematuramente stroncare la mia esistenza. Con gli accordi presi in precedenza con l'editore mi mettevo l'animo in pace, ma al contempo instillavo in Maria Luisa un profondo senso d'inquietudine che lei mai avrebbe provato nell'imminenza di un volo, proprio perché poteva vantare una serie innumerevole di viaggi all'estero effettuati in gioventù, prima che ci conoscessimo.

Ci furono due voli all'andata per effettuare uno scalo intermedio a Belgrado. Per il ritorno uno diretto da Sofia a Bologna. Tutto molto tranquillo con turbolenze impercettibili, niente a che vedere con quanto da me patito nel volo da Malaga a Linate al ritorno dal viaggio di nozze in Andalusia con Santina nel lontano 1987. Dopo quella prima problematica esperienza, avevo volato altre due volte nel 2000: la seconda da Montichiari a Fiumicino per ragioni di lavoro. Mi ero fatto coraggio perché di lì a poco avrei dovuto volare nuovamente verso Londra con Santina per effettuare una delle nostre ultime vacanze insieme al termine del suo primo ciclo di chemioterapia. Avevamo sempre rimandato ad un periodo più in là negli anni l'occasione di un viaggio lontano da casa proprio perché avevamo dei figli piccoli e non ci sembrava giusto andare incontro a rischi per la loro salute, nel caso in cui si fossero ammalati in terra straniera. In quella terza occasione volli in qualche modo recuperare le rinunce fatte e così lasciammo Andrea ed Alessandra a dormire dai nonni che ben volentieri assecondarono il nostro desiderio conoscendo la grave situazione della figlia.

Giunti a Sofia e raggiunta l'uscita dell'aeroporto, ci accolse un signore con in mano un cartoncino con sopra scritto il nome della nostra ditta. Felici di aver individuato l'autista per il trasferimento fino a Sozopol, ci stavamo apprestando a salire sul pulmino quando tanti si misero a sorridere perché sul fianco del mezzo vi era l'indicazione di una ditta italiana e, per giunta, ubicata esattamente nel paese in cui vi era stato in precedenza il mio ufficio: Lonato del Garda. Mi sentii di nuovo a casa, ma lo ero doppiamente per il fatto che il territorio intorno a Sofia, a causa dei suoi rilievi, mi ricordava la mia Brescia da cui ero partito il giorno prima. Consultando Google maps, avevo capito che ci attendevano numerose ore di viaggio lungo una diritta arteria autostradale per giungere fino a Burgas e poi piegare verso Sozopol effettuando l'ultimo tratto in zona costiera. Non potevamo procedere a velocità troppo spedita. La distanza da colmare era tanta e quindi non saremmo giunti a destinazione che in tarda serata.

I colleghi che da Ruse, città situata nella zona nord della Bulgaria, si erano messi in viaggio in mattinata in pullman, erano già giunti in albergo e in varie riprese postavano foto del luogo dedicandosi alle prime attività di relax per ingannare l'attesa del momento in cui anche noi saremmo arrivati sul posto. Ma alcuni contrattempi facevano prolungare il congiungimento ben oltre l'orario ipotizzato per il completamento del trasferimento. Ci fu bisogno di una seconda sosta proprio prima di Burgas perché il nostro pulmino era andato in riserva ed aveva bisogno di nuovo carburante. L'autista si era fermato presso una pompa non abilitata e così, dopo aver ricevuto istruzioni dal personale presente in cassa alla stazione di servizio ed aver fatto manovra per spostarsi verso gli erogatori adibiti alle automobili, fu preceduto da un camioncino di operai che lo costrinsero ad una prolungata attesa. Ripreso finalmente il viaggio, qualche chilometro prima dell'arrivo, percorrendo una solitaria strada accidentata che ogni tanto ci faceva fare grandi sobbalzi sul sedile, improvvisamente ci siamo dovuti fermare. Nel frattempo fummo pure affiancati da una pattuglia della polizia che voleva capire cosa ci facessimo fermi a bordo strada. Vollero controllare che non ci fossero a bordo dei migranti. Uno dei poliziotti, dopo aver conferito brevemente con l'autista ed aver capito che il motivo della sosta era dovuta al dispositivo di bordo che era andato in blocco per il numero di ore di viaggio, fece cenno di liberare la strada e di proseguire perché ormai mancavano pochissimi chilometri al raggiungimento della nostra destinazione.

Arrivati nei pressi dell'hotel, il responsabile della filiale bulgara si parava dinnanzi a noi illuminato dai fari del nostro pulmino. Era in perfetto abbigliamento estivo e faceva intuire cosa ci avrebbe atteso di li a poco. Effettuato velocemente il check-in e depositato rapidamente il bagaglio in stanza, siamo scesi in sala da pranzo dove anche i colleghi erano rimasti in attesa per la cena. Con nostra piacevole sorpresa non avevano voluto cenare e gentilmente ci avevano aspettato per condividere insieme il primo pasto. Noi italiani eravamo poco meno di venti. Loro oltre una trentina. Ci siamo liberamente distribuiti fra i vari tavoli per fraternizzare in allegria. Provenendo dall'Italia, il nostro viaggio era stato decisamente più impegnativo del loro. Terminata la cena eravamo cotti e desiderosi di metterci a letto a riposare. Prima di dormire sono riuscito però a mandare un saluto a casa accompagnandolo con alcune foto del posto per dare l'idea del bel luogo in cui ci trovavamo.

Mi sono svegliato presto per andare in bagno. Avendo visto che era già chiaro, ho tirato le tende e dato un'occhiata verso la spiaggia. C'era vento e le onde agitavano il mare. Il sole, ormai sorto, colorava di rosa alcune nuvole che si muovevano velocemente sopra la zona. Ho pensato che poteva essere una buona idea quella di mettermi in abbigliamento estivo e scendere da basso per scattare alcune fotografie, mentre tutti gli altri stavano ancora dormendo. Una sensazione magica, nonostante le poche ore di riposo e che il buon senso mi avrebbe suggerito di proseguire a letto ancora per un po'.

Sulla spiaggia qualche turista si muoveva avanti e indietro. Chi correva e chi proseguiva più lentamente, esattamente come anch'io stavo facendo. Non avevo mai visto il Mar Nero, ma cominciavo a capire le ragioni del suo nome dovute ai colori molto scuri delle sue acque, almeno se le si osserva, come stavo facendo io, in direzione orientale. Sull'arena vi era un secchiello che mi richiamò alla mente un'analoga situazione vista a Roseto degli Abruzzi dopo una giornata di burrasca che aveva trascinato sulla spiaggia diversi oggetti di plastica, di legno e varie conchiglie. Anche qui la stessa cosa. Postai alcune di quelle foto sul gruppo webex aperto dai colleghi ed in seguito ebbi modo di raccogliere da loro svariati complimenti per le buone inquadrature.

A tavola però uno dei colleghi stranieri mi domandò come mai avessi pubblicato quelle fotografie. In inglese cercai di farmi capire per bene, tentai insomma di esplicitare le ragioni che mi avevano spinto a effettuare quegli scatti. Per me c'era qualcosa di poetico. Un ramo ritorto che era stato spinto dai marosi sulla spiaggia, non appariva più come un pezzo di legno. Dall'angolatura in cui lo avevo ritratto pareva un punto di domanda, una interrogazione fatta al mio spirito in quella giornata così mistica che stava assumendo una valenza spirituale che andava ben al di là di un incontro di lavoro per conoscere più in profondità i colleghi di una filiale estera. Avendo però scorto nel commensale una certa perplessità, volli domandare esplicitamente cosa a lui richiamasse la mia fotografia. Mi rispose che gli dava soltanto l'idea di spazzatura. Con le mie fotografie ebbi l'impressione di aver offeso lui e magari anche altri. Mi giustificai dicendo che non ero lì per fare un reportage sulla Bulgaria che la potesse mettere in cattiva luce, ma per incontrare e fare amicizia con dei colleghi e, pertanto, se avevo offeso qualcuno, che si facesse interprete dei miei sentimenti nei confronti degli altri e porgesse le mie scuse a quanti si erano sentiti offesi dalla mia pubblicazione. Ottenni un cenno di assenso.

Anche se probabilmente è stato un caso isolato, questo episodio mi ha fatto riflettere non poco riguardo al fatto che una cosa non è necessariamente univoca e che possa prestare il fianco ad una duplice interpretazione. Probabilmente sono entrate in gioco anche altre ragioni personali del collega, come pure io stesso posso essere stato molto condizionato dall'aspetto esteriore del suo volto e che magari non vi era realmente perplessità nei miei confronti. Semplicemente poteva riflettere situazioni personali di cui non ero a conoscenza, dato che poi non ho visto cambiare espressione per tutto il periodo del meeting. Però, la circostanza mi ha spinto ad essere un pochettino più cauto del dovuto e a valutare con maggiore attenzione la condivisione dei mie scatti fotografici proprio per evitare di urtare il sentimento altrui.

Potrei dilungarmi ora stendendo tanti altri particolari che riguardano l'evento a cui, sul finire di settembre, ho avuto la fortuna di vivere in compagnia di tante persone. Potrei proseguire con la narrazione del viaggio di ritorno iniziato all'alba di giovedì e concluso con il mio arrivo a Brescia soltanto nella tarda serata quando tutti gli altri erano già tornati in famiglia da molte ore. Preferisco chiudere qui. Non so se sono riuscito a trasmettere per bene tutto l'entusiasmo profuso e altre sensazioni forti di quella trasferta di lavoro. Sicuramente sono ancora qui davanti ai miei occhi i sorrisi e le attestazioni di affetto di tante persone che fino a ieri consideravo semplicemente colleghi, ma ora posso dire a ragion veduta che sono amici.

venerdì 6 ottobre 2023

Il libro

 


Nell'immagine c'è la rappresentazione grafica della copertina del libro che verrà stampato nei prossimi giorni.

Come tanti in questo periodo, sono un po' raffreddato. Pertanto, non potendo godere di completa lucidità, mi astengo dal dilungarmi in ulteriori commenti che forse avrò modo di apporre più avanti. 

A chi avrà occasione di averlo fra le mani, auguro fin da ora: "Buona lettura!". 



venerdì 22 settembre 2023

L'anniversario

 Ho fatto gli auguri a mio fratello per il suo anniversario di matrimonio e nel ringraziarmi mi ha restituito una bellissima riflessione.

Si stupisce di quanti anni siano già passati e pensa che si dovrebbe inventare un rallentatore del tempo. Ora che lui è in pensione e che gli sono state restituite le 8 ore del lavoro, magari il tempo gli si allungherà. Conclude il suo messaggio dicendo che è forse solo una illusione mentale  e che ci si deve accontentare.

Che la vita corra via veloce, l'ho già scritto tante volte, anche di recente. Il mio stupore grande è dovuto al fatto che non avevo mai pensato che il pensionamento fosse una restituzione del tempo visto come una ineluttabile e necessaria sottrazione causata dal lavoro.

Se penso a mio padre, debbo convenire che ha potuto beneficiare di un'abbondante restituzione di tempo che ha saputo impiegare al meglio continuando ad essere operoso. Per mamma è stato diverso. Il pensionamento, anche se per una donna che si è sempre occupata di faccende domestiche il confine fra lavoro e riposo non risulta mai ben definito, ha coinciso con il maniferstarsi della sua malattia al punto da desiderare che il filo fosse reciso anticipatamente.

Guardando a noi due, a Matteo e a me intendo, auguro ad entrambi l'impiego migliore del tempo a disposizione.

giovedì 7 settembre 2023

Pensieri, parole e ricordi di una piccola anima

 Carissimo dom Pedro,

non so se tu sei in grado di ricordare quanto ti scrissi poco tempo dopo la morte di Santina. Ti accennai al fatto che avevo iniziato a scrivere un libro e che avevo pensato di devolvere in beneficenza per la tua missione il ricavato che ne avrei tratto. 

Tu mi scrivesti in risposta alcune cose che non rammento bene ora - dovrei recuperare la mail -, ma di sicuro ricordo che tu mi suggeristi di concentrarmi non tanto sul libro che magari quello sarebbe arrivato da sé. 

Dopo l'impulso iniziale, la passione per lo scrivere, che di certo per me rappresentò uno sfogo ed un modo per metabolizzare meglio la perdita di Santina, per così dire si affievolì fino a fermarsi del tutto.

Poi però nel gennaio del 2006 aprii un blog in cui riversai buona parte di quegli scritti e con regolare cadenza ne aggiunsi tanti altri e lo sto facendo ancora oggi. 

Alcuni mesi fa ho pensato di raccogliere quel materiale pubblicato online e riunire il tutto in un volume per dare seguito ad un progetto di auto-pubblicazione. Ho cercato una tipografia online e chiesto un preventivo a cui però non fece seguito alcuna risposta. 

Dall'inizio dell'anno mi sta arrivando a casa gratuitanente il settimanale "La voce del popolo" ed una sera, mentre lo stavo leggendo, Maria Luisa mi fa notare in ultima pagina l'inserzione di un editore che invitava a non aver paura e ad inviargli manoscritti. 

E così ho fatto. Il libro è piaciuto e settimana prossima andrò a firmare il contratto. È venuto da sé, proprio come dicesti tu. Spero che piaccia anche ai lettori così da poterti devolvere un buon gruzzoletto. 

Un abbraccio. 

Romano Scuri

giovedì 10 agosto 2023

Cetrioli

 


Ho già raccontato in passato, o forse no, che quando sono ospite in albergo mi piace fare una colazione abbondante andando ad assaggiare quasi tutto quello che c'è a disposizione passando dal salato al dolce.

Se c'è della verdura e della frutta la unisco volentieri a qualche fetta di salume, becon ben arrostito ed uova strapazzate. Dove ci troviamo ora non mancano i cetrioli.

Ormai non posso fare a meno di ricordare un episodio legato a mio padre. Nell'ultimo periodo in ospizio era talmente convinto che al posto delle zucchine gli cucinassero dei cetrioli che un giorno ne nascose una rotellina in un tovagliolo di carta per potercela mostrare durante una nostra visita e raccogliere così il nostro parere.

Ricordo bene la sua faccia stupita e poco convinta nel momento in cui arrivai a sentenziare che era proprio una invitante zucchina con attorno residui di gustoso pomodoro.


mercoledì 9 agosto 2023

Retaggi culturali

 


In hotel c'è una giovane donna con ragazzino che siede sola in sala da pranzo ad un tavolo vicino al nostro. I loro tratti somatici attribuiscono una chiara origine mediorientale. L'ho sentita parlare col personale di servizio in perfetto italiano e quindi penso possa risiedere in Italia da parecchio tempo.

Mentre facevo colazione non ho potuto fare a meno di fissarla negli occhi e lei per un attimo ha sostenuto il mio sguardo finché non sono stato io per primo a cedere tornando ad inquadrare il moncone di brioche che reggevo in mano.

Fantasticavo riguardo a quali potessero essere i suoi pensieri, sugli altri, su di me che la stavo scrutando con fare interrogativo. Immaginavo che potesse arrivare a chiedermi esplicitamente perché la guardassi in quel modo.

Le avrei risposto che nutrivo un certo stupore perché di solito sono abituato a vedere donne come lei, delle sue origini intendo, in tutt'altra foggia e generalmente accompagnate, per non dire guardate a vista. 

Capisco bene che certe domande non si possono porre così spudoratamente, ma credo sarebbe bello che nessuna barriera culturale fosse frapposta fra un essere umano ed un altro.

Insomna, che ci fosse sempre la possibilità di comunicare in modo schietto, sincero e delicato, senza arrivare mai ad urtare la sensibilità altrui, né essere inopportuni od addirittura irrispettosi nei confronti del proprio coniuge.

martedì 8 agosto 2023

Riflessioni sotto l'ombrellone

 


Ci sono dei termini che mi fanno sobbalzare perché rimandano di colpo ad una situazione imbarazzante, scomoda o semplicemente spiacevole.

Uno di questi è per me "Sinergia". Lo sentii pronunciare decenni fa ad una cena di lavoro dove un cliente invitava a fare "squadra" in ottica di un interesse comune. Ed intanto un suo tecnico, che si era attardato nel raggiungerci a tavola, stava maldestramente tentando di copiare i sorgenti dell'applicazione che c'era sul mio portatile. Ma lo stava facendo in maniera così maldestra e completamente sprovveduta da avere al seguito soltanto floppy disk ancora da formattare.

Oltretutto ignaro del fatto che avevo messo in atto da sempre accorgimenti per poter dimostrare che il mio PC era stato riacceso durante la mia assenza. Il ragazzo, una volta smascherato, disse che non si aspettava di dover copiare così tanti files e quindi non aveva potuto completare l'opera d'illecita captazione in tempi brevi. 

Anche perché, avendo nutrito qualche sospetto, indussi il suo titolare a telefonargli e così il giovane fu costretto ad interrompersi e ad  affrettarsi nel raggiungerci al ristorante.

Quindi, quando sento parlare di sinergia, rabbrividisco e subito associo il termine ad una imminente fregatura.

Un altro costrutto che mi scompone è la frase "da quando sono bambino" che fiorisce in bocca a tanti per certificare un atteggiamento o un'abitudine inveterata che l'interlocutore manifesta fin dall'infanzia. E secondo me un po' bambino ancora lo è se non sa sostituire, quando ci vuole, un tempo verbale presente con l'imperfetto.

Lo scolaretto ottuagenario

 


Leggere "Il segreto del Bosco Vecchio", a quasi dodici anni di distanza da quando lo fece mio padre, mi fa provare una sensazione strana ed inedita.

Tantissimi anni fa, a mio papà che partiva per le cure termali a Salsomaggiore, diedi come viatico "La fattoria degli animali" ritenendo che non si sarebbe stancato troppo presto essendo il numero di pagine abbastanza contenuto.

Quando ero piccolo mia madre gli dava da leggere qualche articolo di rotocalco o di giornale e lui accompagnava la lettura a voce alta scorrendo il dito sulla pagina, ma procedendo con una totale insicurezza, come avesse imparato a leggere da pochissimo tempo ed ancora faticasse grandemente a riconoscere per bene ogni singola parola.

Se noi, a motivo di questa sua incertezza, lo rimbrottavamo, con un bonario sorriso si giustificava dicendo che la maestra vedendo che aveva imparato a leggere bene prima degli altri compagni, gli aveva affidato il compito di mantenere accesa la stufa e così, mancando l'esercizio, aveva poi disimparato. A far di conto invece è sempre stato abile e su questo non c'era nulla da eccepire.

Mentre si susseguono via via le vicende del libro di Buzzati, non posso evitare di soffermarmi a pensare cosa stesse meditando mio padre durante la lettura di questi capoversi. Nei boschi un po' della tua vita l'hai passata, papà, e quei fantasiosi racconti non ti devono poi essere sembrati così inverosimili.

Nei tuoi anni di vedovanza hai recuperato alla grande il gap accumulato in gioventù e noi, che contribuivamo a stimolare il tuo interesse regalandoti sempre qualcosa di nuovo sperando ricadesse nei tuoi interessi e passioni, non potevamo che essere fieri di questo solerte scolaretto ultra ottantenne che sistematicamente, dopo il riposino, si metteva al tavolo del salotto per dedicarsi metodicamente all'ora di lettura pomeridiana.

E quando un libro ti andava particolarmente a genio, come le storie della Falegnameria Belfaggio, non ti esimevi dal farci partecipi elargendo a nostro beneficio un riassunto così meticoloso e denso di particolari che, tenendo ben desta la nostra attenzione, non potevano evitare di richiamare alla mente gli ormai desueti valori della tradizione orale.

Tracce

 


Mentre son qui steso sul lettino e la brezza di mare rimanda il profumo delle mie ascelle a solleticare le narici che tutto il giorno hanno respirato le goccioline di umidità sospinte dalle onde infrante nella risacca, inforco il cellulare e provo a vedere se riesco a vergare di nero con due righe sensate questo foglio virtuale dell'app degli appunti del mio telefonino.

Vorrei azzardare un collegamento logico fra le riflessioni nate a margine della visione del documentario sull'Homo naledi, un ominide estinto la cui datazione ci spinge a fare un grande balzo all'indietro sino a toccare quasi 300.000 anni fa. Pur appartenendo ad una razza totalmente differente dalla nostra, sembra che abbia lasciato tracce di analogo rapporto con la morte paragonabile a quello che si potrà vedere in tempi più recenti con l'Homo sapiens i cui rinvenimenti risalgono ad 80.000 anni fa. Segni di graffiti, sepolture di corpi che mettono in stretta relazione un antichissimo rito funebre con quanto di analogo siamo soliti fare anche noi ai giorni nostri per gestire il lutto quando perdiamo una persona cara, partecipando cioè coralmente a quell'azione sociale di suffragio che usualmente chiamiamo funerale.

Pie illusioni, per scomodare una definizione di foscoliana memoria, di cui condiamo la nostra esistenza per seguitare a vivere oppure un innato senso del divino e del soprannaturale ben cablato nel nostro DNA fin dal principio, fin da quando cioè ancora non eravamo ben formati come genere umano, né era ben definito con certezza il ceppo che avrebbe prevalso su tutti gli altri e lentamente si sarebbe elevato fino a dominare?

È una domanda aperta che per forza di cose non può avere una conclusione certa ed univoca se la Rivelazione e la fede non vengono in nostro soccorso per aprire uno spiraglio di luce là dove sembra tutto offuscato e buio. Quella Trasfigurazione che la liturgia odierna ci pone davanti come riflessione e che di fatto rappresenta un'anticipazione di un paradiso di cui dobbiamo imparare a godere ancora su questa terra e di cui l'amore, specialmente quello sponsale, sancito o meno da un atto pubblico di convalida, ne è mirabile prefigurazione.

domenica 16 luglio 2023

Help

 


Mentre aspettiamo il bus per rientrare in hotel, mi va di raccontare quanto successo poco fa ridiscendendo in seggiovia a Castelrotto.
 
Con le folatine di vento che sentivo in quota, stavo pensando a come avrei fatto a recuperare qualcosa che mi fosse eventualmente caduto nei prati sottostanti. In quel mentre scorgo una giovane signora che, più a valle, si muove sotto di noi nell'erba alta. Ad un certo punto interrompe il proprio zizzagare incerto e, alzando lo sguardo verso l'alto, grida verso di noi "Help" portando le braccia alla testa.
 
Intuisco e le rispondo "Hat?" con fare interrogativo. Annuisce e poi riprende a cercare sconsolata avendo dato noi ad intendere di non averlo visto. Poi però mi sporgo di lato e continuo a scrutare meglio fino ad individuare così una sagoma grigiastra proprio sotto di noi. Dato che potrebbe essere quella la cosa che cerca, richiamo l'attenzione della ragazza gridando ripetutamente "Here!" ed indicando col braccio un punto proprio sotto di noi.
 
Lesta si avvicina e chinandosi afferra il cappello che da sola non riusciva a trovare. Si allontana un poco e, sventolando felicemente ciò che aveva recuperato, rassicura il compagno che più a valle la stava aspettando in auto al bordo della strada. Contenta lei e contento io di esserle stato d'aiuto, nonostante un mancato cenno di ringraziamento che la concitazione del momento le avrà sicuramente soffocato in gola.