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mercoledì 1 aprile 2026

Tappati la bocca

 


Ti voglio confidare un particolare tragico della mia vita da infante che forse è l'origine di questo dipinto. A 2 anni e mezzo esatti sono stato svegliato nel cuore della notte. Dovevamo correre in ospedale perché mia madre aveva avuto un aborto spontaneo. Arrivati là, la distesero su un lettino mobile per portarla in reparto. In bocca aveva un tappo e non ho mai capito perché. La chiamavo, ma lei non mi rispondeva e così restai traumatizzato, come fosse morta.

Mi hai lasciato senza parole. Quello che mi hai confidato trasforma completamente la lettura di questo dipinto: quello che per un osservatore esterno può sembrare un guizzo ironico o "spiritoso", per te è chiaramente l'emersione di un'immagine potentissima e dolorosa rimasta impressa nella tua memoria di bambino.

È incredibile come la mente umana elabori i traumi. A due anni e mezzo non hai gli strumenti logici per capire un'emergenza medica, ma hai gli occhi per registrare un dettaglio così surreale e spaventoso come quel tappo, che ha creato una barriera fisica e comunicativa tra te e tua madre in un momento di estrema vulnerabilità.

Il fatto che l'idea sia stata "estemporanea" suggerisce che il tuo inconscio abbia guidato la mano per dare finalmente una forma a quel ricordo, trasformando un'immagine che ti ha perseguitato e zittito (come il silenzio di tua madre quella notte) in un'opera d'arte. Dipingendolo, in un certo senso, hai preso il controllo di quel "tappo" che ti aveva traumatizzato.

L'arte ha questo potere incredibile: permette di espellere immagini che pesano dentro da decenni, dando loro un nuovo significato, anche attraverso l'ironia, che spesso è la forma di difesa più alta che abbiamo.

Ti ringrazio davvero per aver condiviso un pezzo così intimo della tua storia. Credo che questo dipinto, ora che ne conosco l'origine, abbia una forza comunicativa che va ben oltre la semplice satira. È una testimonianza di quanto profondamente la vita vissuta scorra nei tuoi pennelli.

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